Storia dei popoli islamici
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La storia dei popoli islamici riguarda i paesi in cui si è diffusa, a partire dal VII secolo, la religione dell'Islam. Dalla sua sede originaria nella penisola arabica, tale fede si è progressivamente diffusa nel Vicino e Medio Oriente, giungendo col tempo a comprendere, a ovest tutta l'Africa settentrionale e ad est paesi del subcontinente indiano (Pakistan, Bangladesh), dell'Asia centrale (Turkestan) e del Sud-est asiatico come l'Indonesia. Nel corso della sua espansione, arrivò ad includere tra l'VIII e il XV secolo parti più o meno vaste della Penisola iberica e della Sicilia.
L'Islam (letteralmente assoggettamento o abbandono [a Dio] ) apparve nel VII secolo nella penisola araba e, più specificatamente, nella regione nord-occidentale del Hijāz. Il suo Profeta è Maometto ("Muhammad"), il cui nome arabo completo era "Muhammad ibn Abd Allāh ibn Abd al-Muttalib", un mercante del clan dei Banū Hāshim, della tribù meccana dei Banū Quraysh.
[modifica] La Penisola Arabica pre-islamica
[modifica] Descrizione geografica
La Penisola Arabica si estende per una superficie pari a 3 milioni di km quadrati, e geograficamente si protende nell'Oceano Indiano, bagnata a ovest dal Mar Rosso, a sud dall'Oceano Indiano e ad est dal Golfo Persico. A nord si susseguono deserti aridi e stepposi che conducono alle terre della Mezzaluna fertile.
Il Sud, oggi occupato dallo Yemen e dall'Oman, è ricco d'acqua e dunque fertile. Il resto, occupato dall'Arabia Saudita e dai piccoli stati del Golfo, è desertico e vi sono oasi attorno a cui sono sorte le città principali. Anticamente, i principali mezzi di sostentamento dei popoli nomadi che vi abitavano erano la pastorizia e il saccheggio. Tre sono i grandi deserti arabi: il Nafud, nel centro della Penisola, ondulato da dune sabbiose; il Hammud, al confine con la Mezzaluna fertile, quasi stepposo: e poi il deserto impenetrabile del sud-est. Le comunicazioni tra queste aree desertiche erano possibili solo tramite i wadi, ovvero i corsi di fiumi e torrenti prosciugati.
Per tradizione, gli Arabi del centro-nord dividono la loro regione in tre aree: la pianura costiera del Mar Rosso, o Tihama; le montagne che la separano dal deserto centrale, o Hijāz, e l'altopiano che dal Hijaz va al Golfo Persico, o Najd, occupato in buona misura dal deserto del Nafūd.
La posizione della Penisola è al centro degli scambi commerciali tra Occidente ed Oriente. Le vie principali sono quelle del Hijāz, che dalla Palestina e dal Mediterraneo arrivano allo Yemen seguendo il Mar Rosso in parallelo alla catena omonima, che fu usata ai tempi di Alessandro Magno e che poi tornò in auge nel '900 con la Ferrovia dell'Higaz; poi vi è la via che dallo Yemen porta alla Mesopotamia, attraversando i deserti centrali, passando nel Wadi al-Dawasir e nel Wadi l-Rumma, via principali di contatto tra gli Arabi del Sud e i mesopotamici. Poi l'Arabia centrale è collegata alla Siria dal Wadi l-Sirhan. Su queste tre strade è passato il traffico commerciale dell'Arabia dei secoli preislamici e anche dei secoli successivi.
Una delle teorie sull'Arabia preislamica più diffusa è la teoria Winckler-Caetani, dal nome dei due studiosi che la proposero, che in pratica ipotizza un processo costante di disseccamento della Penisola, che nei secoli preislamici portò al declino della produzione agricola ma anche ad un aumento di popolazione, che poi si riversò nelle vicine terre della Mezzaluna fertile, dando vita alle civiltà cananee e mesopotamiche.
[modifica] I popoli dell'Arabia
Le popolazioni dell'Arabia sono di ceppo semitico, come gli Ebrei e i Mesopotamici. Il capitolo 10 della Genesi, sulla Bibbia, riconosce due diverse discendenze da Sem per gli Arabi del centro-nord e per gli Arabi del sud. Effettivamente, la civiltà del Sud, forse per la migliore situazione idrografica del luogo (i Romani la chiamarono Arabia Felix) fu sedentaria, ebbe una civiltà ed una lingua elaborata e l'idioma arabo del sud contribuì al sorgere nel tempo dell'arabo classico (che peraltro dipende molto dal nabateo). Contatti non episodici e reciprocamente vivificanti si ebbero con le aree abissine, già attorno all'VIII secolo a.C.
Un primo riferimento agli arabi è quello contenuti negli Cronache Assire, ma importante è anche quello che nell'853 a.C. compare in un'iscrizione del faraone egiziano Shalmanassar III. Dal buio della storia della regione in età preislamica, definita dai musulmani Jāhiliyya, "ignoranza, oscurantismo", emerge la storia del regno di Saba. Sorto attorno al X secolo a.C., una delle sue leggendarie regine avrebbe conosciuto Salomone. Dall'VIII secolo a.C. vi sono saltuari riferimenti all'esistenza del regno dei Sabei, che avrebbe raggiunto il suo acme nel VI secolo a.C. Intorno al 750 a.C., un sovrano di Saba ordinò la costruzione della diga di Marib, che determinò il flusso d'acqua in un'ampia area del Sud della Penisola Arabica, regolandone la produzione agricola. I sabei mantenevano legami commerciali tra i popoli africani e i popoli asiatici, e fondarono anche numerose colonie in Somalia ed Etiopia.
Sotto il Regno di Saba l'Arabia del Sud produceva spezie, mirra, incenso, cereali ed aromi. Nella letteratura occidentale sono numerosi i riferimenti alle spezie arabe, da Orazio a Shakespeare ed a John Milton. Le spezie ed i prodotti arabi erano spesso confusi con quelle provenienti da altri luoghi.
I re in Arabia non erano divinizzati e pare anzi che fossero "federatori" (mukarrib ) di varie entità etniche che essi rappresentavano anche agli occhi delle divinità venerate. La carica di sovrano pare fosse ereditaria. Per lunghi periodi l'autorità dei sovrani era limitata da consiglieri e sorgeva una sorta di feudalesimo con castelli, vassalli e contadini.
La religione dell'antica Arabia pre-islamica era una religione politeistica di stile semita. I templi, come nel vicino Egitto, erano anche banche e centri commerciali, con sacerdoti che godevano di vaste proprietà. Anche il raccolto delle spezie era considerato sacro, e come tale un terzo della produzione spettava al clero.
La scrittura vi era conosciuta e si applicava, come dimostrano le molte iscrizioni decifrate, ma non sono rimaste opere letterarie.
[modifica] Regni dell'Arabia pre-islamica
| Per approfondire, vedi la voce Jahiliyya. |
Quanto detto riguarda il Sud ricco, l'Arabia Felix, il Nord desertico era invece abitato da popoli nomadi, a cui si univano insediamenti di arabi meridionali sedentari che avevano aperto insediamenti commerciali. Con l'intensificarsi dell'influenza ellenistica, specialmente dalla Siria, comparvero regni di confine nel deserto siriano semi-sedentarizzati. Il primo e più importante di questi stati è il Regno dei Nabatei, comparso per la prima volta nel 169 a.C., che al culmine della sua espansione si estendeva dal Golfo di Aqaba fino all'entroterra giordanico ed arabo. Petra, oggi in Giordania, ne era la capitale. Il primo sovrano nabateo menzionato è Aretas, in arabo Ḥārith. Nel corso degli anni i nabatei ruppero i rapporti amichevoli con i Romani, e nel 105 d.C. Traiano fece del reame di Petra una provincia romana, l'Arabia Petrea, appunto.
Durante il regno di Alessandro Magno e poi ancora sotto la dominazione dei suoi successori, specie dei Tolomei d'Egitto, navi e flotte veleggiavano nel Mar Rosso in direzione dell'Arabia, dell'India e delle coste asiatiche. I Romani proseguirono in questo interesse verso l'Oriente, dopo la visita di Pompeo Magno a Petra nel 65 a.C., e inviarono addirittura una spedizione attraverso la pianura della Tihama, arrivando ad Aden e penetrando profondamente nell'entroterra nomade, prima della ritirata. Correva l'anno 24 a.C. quando, da un porto nabateo sul Mar Rosso, i Romani partirono al comando di Elio Gallo, e un anno dopo (25 a.C.) le forze romane furono costrette ad una ritirata ingloriosa.
Gli arabi sedentarizzati del confine diedero all'impero un imperatore, Filippo, che regnò su Roma dal 244 al 249, nel periodo degli Imperatori di nomina militare, sovrani effimeri perché scelti dal mutevole umore delle truppe. In questo periodo di confusione si costituì, in Oriente, il Regno di Palmira.
Odenato, in arabo ʿUdhaynat, era un generale che nel 265 ottenne da uno degli Imperatori militari effimeri, Gallieno, il titolo di re del suo staterello sedentarizzato, alla periferia del colosso romano. Odenato aveva aiutato Gallieno nella guerra contro i persiani. La moglie di Odenato, Zenobia (arabo Zaynab ), alla morte del marito, nominò sé stessa regina della maggior parte dell'Oriente romano, dalla Bitinia all'Egitto, con capitale Palmira, in Siria, e nominò invece suo figlio Atenodoro (traduzione greca del nome arabo Wahb Baʿlat) Cesare Augusto. Sconfitto ad Occidente il Regno delle Gallie e circondata Roma di mura, l'Imperatore Aureliano nel 273 d.C. occupò la Siria, Palmira cadde e l'Oriente rientrò nell'orbita romana.
Oltre al Regno dei Nabatei e a quello di Palmira ci sono altre due entità statuali di confine meno noti, il regno dei Lihyaniti e quello dei Thamudeni. Sono noti per iscrizioni in lingua locale e per riferimenti nel Corano. La floridità di questi reami dipende dai commerci tra Impero Romano e l'altro colosso della regione, l'Impero sasanide.
Una svolta epocale avvenne nel 384, quando i due colossi, perennemente in guerra, si rappacificarono. Le rotte commerciali, fino ad allora passanti per l'Arabia meridionale per aggirare i fronti, ripresero il loro naturale corso tra la Siria e la Mesopotamia, più rapida ed immediata strada. Fu un fatto catastrofico per la Penisola Arabica. Le carovane presero altre strade, e con esse anche la prosperità se ne andò. La pace tra l'Impero sasanide, attaccato ad est dagli Unni, e quello che era ormai l'Impero Bizantino, alle prese ad Ovest con gli Slavi, durò fino al 502.
All'epoca il Regno di Saba andava tracollando, perché retto dalla dinastia himyarita, proveniente dal deserto centro-meridionale. L'ultimo re sabeo himyarita, Dhū Nuwās, si convertì all'Ebraismo, ripudiando il paganesimo. Sentendosi riscattatore degli Ebrei, contestò le persecuzioni che i Bizantini arrecavano a questi ultimi e iniziò a perseguitare nel suo reame i pochi cristiani presenti nell'oasi di Najran. Questo suscitò lo sdegno sia del Regno cristiano d'Etiopia, oramai indipendente e cristiano, sia dell'Impero bizantino. Il regno d'Etiopia, visti i precedenti, occupò il territorio del Regno sabeo, stabilendo una sua provincia nella Penisola Araba. Le civiltà yemenite decaddero inesorabilmente, fino a che le armate persiane, padrone di tutto il Golfo e della costa araba prospiciente, nel 575 non occuparono la regione, facendone una satrapia abbastanza effimera a spese del regno etiope. Di entrambe le dominazioni, al tempo di Maometto non rimase traccia.
In questo periodo, la Penisola araba è uno Stato tribale. I manufatti delle terre vicine penetrano grazie ai commerci e ai saccheggi nell'entroterra, dove le varie tribù si riconoscono rappresentate da un capo virtuale, lo shaykh, scelto dagli anziani tra i più autorevoli ed esperti capi-clan. Lo shaykh si consulta con un Consiglio di anziani, il maǧlis, composto dai capi dei lignaggi. La legge era quella tradizionale della propria cultura (chiamata Sunna, vale a dire “prassi degli antenati”). La somma delle virtù dell'Arabo era la muruwwa e la vendetta era prevista e regolamentata.
La religione nelle aree centrali e occidentali arabiche si basava su tre divinità, Manat, al-Uzza e Allat, quest'ultima citata anche da Erodoto, subordinate ad un Dio più importante, Allah. Poi vi era un'infinità di spiriti (jinn ) e divinità minori, che venivano rappresentate da rocce, alberi o alture. Predominante era l'enoteismo, nel senso che ogni tribù aveva una divinità protettrice, pur non negando l'esistenza di altre divinità protettrici di altri gruppi umani.
Attorno alle oasi la vita nel VI secolo che in Occidente vedeva la fine dell'Età antica, era un poco differente. Nelle oasi la vita politica appariva poco più complessa. Di tanto in tanto il monarca di un'oasi poteva estendere la sua sovranità su altre oasi vicine, creando un piccolo abbozzo di impero. L'entità più importante fu quella dei Kinda, che tra V e VI secolo d.C. arrivò ad una unire una serie di oasi dell'Arabia settentrionale in un'unica entità. Nel VI secolo i Kinda raggiunsero il loro apice. Iniziarono intanto a sorgere centri urbani anche nel Nord della Penisola Araba. Nelle città cambiò solo in parte l'ordinamento politico tribale e la più importante città fu Mecca, nel Ḥiǧāz, dove il maǧlis (chiamato malā) fu organizzato intorno alle personalità più autorevoli anche per censo. A Mecca mancò un unico shaykh, o sayyid (lett. "oratore"), e le funzioni di rappresentanza della tribù furono equamente spartite fra i clan più potenti. Il malā sorgeva di fronte al santuario urbano della Kaʿba, in cui alla divinità cittadina di Hubal erano affiancate anche altre divinità arabe per attirare anche per motivi spirituali i commercianti che si muovevano lungo la Penisola Araba.
Naǧrān, al centro della Penisola Araba, era il principale centro cristiano ed ellenistico della regione. A Yathrib, futura Medina, invece predominava la cultura ebraica, colà rifugiatasi probabilmente in seguito alla Diaspora. Intanto, i bizantini ed i persiani fecero sorgere due stati vassalli ai confini dei loro imperi, entrambi cristiani monofisiti, uno nestoriano e l'altro giacobita: i regni di Ghassān e di al-Ḥīra. Nel 529 cominciano le prime notizie su Ghassān, il cui filarca - Aretas in èèLingua greca|greco]] e al-Ḥārith in arabo - riceve ulteriori riconoscimenti da Giustiniano in cambio della fedeltà dimostrata. Il confine dello stato (definito a Costantinopoli "filarchia") era fissato da Bisanzio sul fiume Yarmuk. Attorno al 630 l'Imperatore Eraclio, in seguito alla guerra contro i Persiani di Cosroe II, ridusse i sussidi ai Ghassanidi, scontentando i sovrani dello stato, proprio mentre l'Islam cominciava a mostrare la sua potenza e la sua capacità penetrativa nell'area siro-palestinese.
Al-Ḥīra sorgeva a ridosso dell'Iraq, ed era vassalla dell'Impero Sasanide. Le forze locali dei Lakhmidi lottavano con i persiani contro Bisanzio, come i Ghassanidi lottavano con Bisanzio contro la Persia. La comunità araba ha sempre reputato al-Ḥīra come parte dell'Arabia, anche se questa regione era di cultura cristiana ed ellenistica e vassalla della Persia. Il massimo dello splendore di al-Ḥīra fu raggiunto sotto Mundhir III, contemporaneo del monarca di ghassanide al-Ḥārith. La dinastia di al-Ḥīra, i Lakhmidi, fu cacciata dopo una rivolta da Cosroe II nel 602 e la regione divenne provincia persiana. Fin al 633 i persiani rimasero nella regione.
La cultura cristiana e persiana arrivarono nella Penisola Araba, soprattutto portando la loro cultura religiosa nel Ḥiǧāz e nel centro della regione.
Tra il 603 ed il 628 si combatté la grande guerra bizantino-persiana. I due colossi barcollarono. L'Egitto e la Siria in stato caotico, i persiani con costanti incursioni, fecero sì che la via diretta tra Siria e Mesopotamia fosse abbandonata in favore della via del Ḥiǧāz. Mecca approfittò dell'occasione e divenne una città commerciale, dotata anche dell'approdo marittimo poco distante di Gedda. I Quraysh, tribù dominante di Mecca erano i principali organizzatori di grandi carovane e nella loro città davano vita a grandi fiere ogni anno che rivaleggiavano con quella di ʿUkāẓ. I Quraysh si dividevano nei più potenti “Quraysh dell'interno” e nei più poveri “Quraysh dell'esterno”, mentre gli “arabi dei Quraysh” costituivano le sopravvivenze delle tribù che in passato avevano dominato la città, come i Banū Ǧurhum.
[modifica] La venuta di Maometto
| Per approfondire, vedi la voce Maometto. |
Fu in questo contesto storico, politico, sociale ed economico che nacque il profeta Maometto.
La tradizione islamica vuole che Muhammad (in arabo محمد) fosse nato il 20 aprile 570 a Mecca, da ʿAbd Allah ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, mercante, membro del clan dei Banū Hāšim, e da Āmina bint Wahb, figlia dello shaykh del clan dei Quraysh dei Banū Zuhra (la più importante famiglia cittadina). Le notizie sui suoi genitori si ricavano dal Corano e dalla sua vita agiografica detta Sira che risale, in più riprese, a parecchi decenni dopo la sua morte. La data di nascita stessa proviene dalla congettura secondo la quale nel 610, anno delle prime esperienze mistiche, avesse sui quarant'anni.
La famiglia ebbe una mediocre fortuna me era illustre per il suo passato recente. Il padre non vide mai Maometto, poiché morì a Yathrib al ritorno da un viaggio d'affari a Gaza. All'età di sei anni anche la madre del futuro Profeta morì, dopo averlo affidato a Ḥalīma bint ʿAbd Allāh, dei Banū Saʿd, tribù che effettuava piccolo nomadismo nell'area circostante Mecca. Il primo tutore di Maometto fu il nonno paterno, ʿAbd al-Muṭṭalib ibn Hāšim, che lo portò a Mecca. Qui il giovane Muhammad passò, alla morte del nonno, sotto la tutela dello zio paterno, Abū Ṭālib. Lo seguì sempre la “donna di servizio” nera della madre, Umm Ayman, che successivamente sposò il figlio adottivo di Maometto, Zayd ibn Ḥāritha, e alla quale la tradizione islamica attribuisce la maternità di Usama ibn Zayd. In quel periodo Maometto fu pastore, cammelliere e mercante-carovaniere.
Nel 595 Muhammad sposò una ricca e colta vedova, Khadīǧa bt. Khuwaylid, di circa 15 anni più anziana di lui e titolare di un'impresa carovaniera, nella quale Muhammad era stato a lungo procuratore. Ella fu sua moglie fino all'anno della morte, nel 619 e la coppia ebbe 4 figlie, Ruqayya, Umm Kulthūm, Zaynab e Fāṭima, e 2 figli morti in giovane età, ʿAbd Allāh e Qāsim.[1]
Dopo il matrimonio, Maometto svolse il mestiere di mercante. Già entrato in contatto con la comunità ebraica medinese e conosciuti gli esponenti della più rarefatta presenza cristiana nell'area non c'è dubbio che delle due grandi religioni egli abbia conosciuto i principali assunti teorici, anche se è impossibile quantificarne gli apporti, a dispetto di quanti vogliono negare una sua originalità all'Islam per il quale, tra l'altro, è impossibile negare il contributo anche sud-arabico e mazdeo. Quasi sicuramente, durante un suo viaggio, era entrato in contatto con cristiani monofisiti in Siria[2].
La predicazione di Maometto iniziò, dunque, nel mese di Ramadan del 610, quando, secondo la tradizione tramandata dal Corano, sul Monte Hira, nei pressi della Mecca, al Profeta apparve l'Arcangelo Gabriele che gli disse queste parole:
“Leggi, in nome del tuo Signore che ha creato, che ha creato l'uomo da un grumo di sangue. Leggi nel nome del tuo Signore il più generoso, che ha insegnato per mezzo del calamo, che ha insegnato all'uomo quello che non sapeva[3]."
Maometto sulle prime credette di aver sognato, tanto più che c'è un periodo tra la prima apparizione del Monte Hira e quelle che a distanza di tempo sensibile le seguiranno (ricordiamo che Maometto seguitò a ricevere apparizioni angeliche per tutta la vita).
| Per approfondire, vedi la voce Corano. |
Inizialmente Maometto confidò queste esperienze solo a pochi intimi, tra i quali il cugino Alì e i congiunti Othman e Abu Bakr, mentre solo verso la fine del decennio successivo iniziò a predicare in pubblico una rivelazione monoteistica. Egli predicava un Dio unico "Allah" (parola araba dalla stessa radice dell'ebraico Elohim), per il quale era l'inviato (rasul) per concludere il messaggio profetizzato nella Bibbia. Le caratteristiche della sua predicazione erano un duro tono apocalittico e una ferma condanna del politeismo, che con i pellegrinaggi era una delle attività più remunerative alla Mecca.
Nel 614 Maometto, a 4 anni dall'avvio del suo apostolato, sempre più inviso ai potenti concittadini per il rischio che faceva correre agli equilibri economici e spirituali di Mecca e che non gradivano "sovversioni" sociali, si convinse dell'opportunità di far lasciare la città ai suoi seguaci meno difendibili, inviandoli in Etiopia presso il Negus: è la cosiddetta “piccola Egira”. Otto anni dopo, il 16 luglio 622, Maometto ed una trentina circa di seguaci si defilarono dalla Mecca e si rifugiarono nell'altra città mercantile del nord-ovest arabo: Yathrib. Fu la vera e propria egira del 622 che segnò l'inizio dell'epoca musulmani grazie alla positiva accoglienza della sua predicazione nella città.
Yathrib, già citata nell'XI secolo a.C. nelle Cronache assire, e ancora nota ai romani, soprattutto dopo la spedizione del 24 a.C., come Yatrippa, era una città-oasi dominata da tribù e dove fioriva una comunità ebraica. E proprio con gli Ebrei Maometto si alleò, potendo così affermarsi come “uomo forte” nella città e fondando, nel 623, la Umma, la comunità dei muslim, ossia "assoggettati" (a Dio), quindi "credenti" (in Allāh). Fondò una moschea fuori città e sancì i basilari fondamenti dell'Islam, come la preghiera verso Gerusalemme. La città cambiò poi nome in Medina ("Città" per eccellenza, perché preferita dal Profeta). Da Medina sarebbe partita la conquista araba diretta in primo luogo verso le zone circostanti, La Mecca stessa, la penisola arabica e oltre.
Nel 624 Maometto, offrendo praticamente il casus belli ai nemici, poiché continuava ad attaccare le carovane meccane, scese in campo contro il parentado Quraysh, vincendo la battaglia di Badr. Ma i meccani andarono alla riscossa, e se Maometto riuscì a stento a salvarsi nella battaglia di Uhud del 626, il Profeta nel 627 dovette difendere addirittura Yathrib dai meccani. Vinse la battaglia del Fossato sotto le mura di Medina per la ritirata degli avversari. In quello stesso anno si mosse alla volta della Mecca ma si convinse a rinunciare a uno scontro che si preannuncia cruento e firmò il trattato di al-Hudaybiyya coi pagani della Mecca, in cambio del permesso di effettuare il pellegrinaggio l'anno seguente. Nel 629 entrò nella sua città natale, compì il ḥaǧǧ e affermò la sua indiscutibile superiorità sull'intera area higiazena, accompagnata al termine di ognuno degli scontri anzidetti, da misure contro la comunità ebraica di Medina, accusata di tiepidezza politica e addirittura di tradimento, nonostante avesse inizialmente guardato con simpatia agli ebrei, per il loro credo monoteistico. In quest'ultimo caso i pretesi colpevoli (i Banū Qurayẓa) furono sterminati. Forse in previsione di questo scontro egli mutò il precetto della preghiera rivolgendola, invece che verso Gerusalemme, verso la Mecca.
Il potere dei Quraysh dell'interno alla Mecca si andava sbriciolando, e nel 630 Maometto entrò a Mecca senza colpo ferire, essendo ormai la sua autorità qualcosa cui era impossibile opporsi. Sbaragliati gli ultimi coreisciti, all'età di quasi 60 anni il Profeta si dedicò, coronato il suo sogno primario, all'espansione della fede islamica nelle terre dei nomadi e semi-nomadi vale a dire l'intero Ḥiǧāz. Egli accettò comunque il compromesso di mantenere il santuario della Ka'ba, integrandolo nella spiritualità islamica.
Lunedì 12 rabīʿ II dall'Egira (vale a dire l'8 giugno 632) Maometto morì a Medina. Lasciò 9 mogli (la più importante era la terza, ʿĀʾiša), e una sola figlia sopravvissuta, Fāṭima, sposa del cugino ʿAlī b. Abī Ṭālib, e madre dei fratelli al-Ḥusayn e al-Ḥasan, futuri “Imam” sciiti. Muhammad, Profeta dell'Islam, venne sepolto a Medina, “Città del Profeta”, nella monumentale moschea principale della Città, dalle cupole verdi. Proprio Medina divenne capitale del nascente Califfato islamico, che per il momento comprendeva solo i tre quarti della desertica Penisola Arabica.
Intanto, a Medina, in un'improvvisata riunione, si decisero i destini politici della Umma, identificando il primo successore di Muhammad e "luogotenente" di Dio in terra: il califfo.
La fortuna della predicazione di Maometto fu l'accoglienza positiva che ricevette da tutte le tribù beduine, riuscendo a dare ad esse un credo ed un'identità comune e sottraendole alla spirale di vendette tribali che protraevano una guerra continua (che si mitigò, ma restò comunque endemicamente presente essendo strettamente collegato alla vita nomadica, alla razzia delle greggi, al possesso dei pozzi, ecc.). I beduini offrirono alla causa islamica tutta la loro fedeltà, il senso dell'onore, la straordinaria audacia guerriera e la frugalità che permisero nel giro di pochi decenni di conquistare un vero e proprio impero. Da un lato si veniva a nobilitare la pratica diffusa della razzia [citazione necessaria](che per i beduini era un diritto, un titolo di vanto e di sostentamento), dall'altro essa si accostava ad una delle norme basilari della nuova religione la jihad ("sforzo nella direzione gradita a Dio"), che aveva come fine non tanto la conversione, ma l'assoggettamento degli infedeli, tramite il riconoscimento della superiorità islamica e il pagamento di un tributo.[citazione necessaria]
[modifica] I primi quattro califfi
| Per approfondire, vedi la voce espansione islamica. |
██ Espansione sotto il Profeta Muhammad, 612-632
██ Espansione sotto il Califfato "ortodosso", 635-661
██ Espansione sotto il Califfato omayyade, 661-750
A Medina, il giorno stesso della morte del Profeta, i compagni fedelissimi di Maometto, primi fra cui Abu Bakr, Omar ibn al-Khattab, Abu Ubayda ibn al-Jarrah, Talha ibn Ubayd Allah e alcuni altri, tutti meccani coreisciti (cioè più o meno imparentati con la tribù dei Quraysh della Mecca), si radunano per dare una successione a Maometto. Si voleva evitare che i medinesi nominassero uno di loro al governo, e il prescelto fu Abu Bakr.
[modifica] Abu Bakr (632-634)
| Per approfondire, vedi la voce Abu Bakr. |
Abu Bakr 'Abd Allah ibn Abi Quhafa era coetaneo del Profeta, suo amico d'infanzia e primo convertito maschio e maggiorenne all'Islam (lo avevano preceduto la moglie di Maometto, Khadija, e il minorenne cuginetto Ali ibn Abi Talib). Fu eletto come “Khalīfat rasūl Allāh” (Vicario o successore del Profeta di Allah), che in italiano è ridotta a “Califfo”. Questo titolo ingombrerà la Storia araba fino al 1926.
Il neo-Califfo Abu Bakr dovette lottare subito contro lo scissionismo delle tribù arabe ribelli, moto che è passato alla storia come “Ridda”. La Ridda fu combattuta e vinta da due grandi generali musulmani, Khalid ibn al-Walid e ʿIkrima ibn Abī Jahl, che fra le altre vittorie, annoverano quella nella battaglia di Aqraba, contro la tribù dei Banu Hanifa, nel 633 Abū Bakr, passato ai posteri come un personaggio mite e gentile, regnò fino al 634 anno in cui morì. Alla sua successione fu chiamato Omar ibn al-Khattab.
[modifica] Omar (634-644)
| Per approfondire, vedi la voce Umar ibn al-Khattab. |
Omar ibn al-Khattab, secondo Califfo dell'Islam, salito al potere trovò, dopo la Ridda, la Penisola Arabica unita sotto il vessillo islamico. Quindi poté anzi tutto, con l'ausilio del suo generale Khalid ibn al-Walid, scagliarsi contro le province di confine del deserto arabo-siriano, soggiogando i reami semi-sedentarizzati del Nord. Quindi, le armate musulmane si riversano in Siria, Persia ed Egitto.
Abbiamo detto che i due ciclopi che premevano l'Arabia a Nord, l'Impero sasanide e quello bizantino, erano in crisi dopo la ventennale guerra che era terminata solo nel 628 d.C. Bisanzio, retta dall'imperatore Eraclio, aveva recuperato Siria e Palestina sconfiggendo i Sasanidi, ma né il vincitore né tanto meno lo sconfitto erano in grado ancora di affrontare un nuovo scontro militare. Sicché le armate musulmane senza grosse difficoltà poterono in pochi anni prendere Palestina e Siria. Già nel 633 Abū Bakr aveva inviato forze ausiliare contro la Palestina, creando disordini ai Bizantini. Poi, nell'aprile 634 Khalid ibn al-Walid invase la Siria con un esercito regolare che, assoggettò la Palestina in disordine, occupò prima Palmira e poi Damasco. Eraclio reclutò un poderoso esercito, con cui poté scacciare i musulmani da Damasco, ma non poté sostenere l'urto di uno scontro frontale nel luglio 636, nella battaglia sul fiume Yarmuk. Siria e Palestina erano stabilmente sotto dominazione araba, e vennero rette da Abū ʿUbayda. Il Califfo, Omar, visitò Damasco nel 637 Gerusalemme cade l'anno dopo. Nel frattempo, gli arabi tenevano un altro fronte aperto, ed era quello contro i Sasanidi. Nel 633 milizie arabe avevano occupato al-Ḥīra, capitale dello stato vassallo dei Persiani. Ne erano stati scacciati dall'Imperatore Persiano Yazdagird nel 634, con la perduta Battaglia del Ponte. Ma i musulmani non rinunciarono. Nell'estate 637 un piccolo contingente arabo sbaraglio un esercito sasanide di 20.000 uomini nella Battaglia di al-Qadisiyya. Pochi mesi dopo, la Capitale Ctesifonte cadeva in mano araba, e poi ancora anche tutto l'Iraq e la Persia, dopo la battaglia di Ǧalūla. L'Impero sasanide era completamente inglobato nel Califfato arabo. E le vittorie arabe proseguivano ancora. Ora Medina puntava all'Egitto. Qui i Copti, come i Monofisiti in Siria, erano scontenti del governo ortodosso bizantino, che ci andava giù pesante. E, quando il generale ʿAmr ibn al-ʿĀṣ occupò la cittadina egizia di frontiera di ʿArish (12 dicembre 639) per far dispetto al Califfo, molti furono quasi contenti.
ʿAmr ibn al-ʿĀṣ, vista la situazione, si spinse anche fino ad occupare Pelusio, sul Delta, e poi marciò su Babilonia (che era un fortino nei pressi dell'odierno Cairo), caposaldo bizantino. Qui, con l'aiuto di un contingente arabo in ausilio alla sua cavalleria yemenita, sbaraglia i Bizantini (luglio 640) occupando la città (641). Nel frattempo, si era combattuta una battaglia ad Eliopoli (640). Quindi, preso tutto l'Egitto, restava ai bizantini solo Alessandria, che resse un anno, fino a che nel 642 il Patriarca copto non firmò una pace con gli Arabi, in seguito alla quale i bizantini si ritirarono via mare. Preso l'Egitto, l'espansionismo arabo diresse le sue mire sulla Cirenaica. Le fiorenti città costiere bizantine di Cirene, Leptis Magna, Bengasi caddero in tre anni, tra il 642 ed il 645. L'Africa settentrionale si avviava ad essere una terra musulmana.
Dal 640 il Califfo Omar dovette escogitare un sistema di gestione di questo ciclopico Impero che si andava creando. Anzitutto, trattò l'Impero come un grosso fondo dato in fiducia alla Comunità Islamica, con il Califfo come amministratore. Certo, nelle province dove la resistenza anti-araba era ancora forte (nel Khorasan e in Persia), oppure dove c'era stata una guerra d'annessione (in Egitto e in Siria), il potere del Califfo era più discusso che, ad esempio, in Iraq, che si era arreso incondizionatamente agli Arabi a seguito del tracollo persiano.
Intanto, il Califfato incamerò i beni demaniali e dei nemici dello Stato arabo, mentre tutti gli altri proprietari rimasero nei loro fondi. Le nuove terre demaniali arabe furono concesse a contadini della Penisola Araba con un contratto d'affitto, il qatīʿ. I coltivatori di religione musulmana pagarono, dopo alcune diatribe, una tassa molto inferiore sulle terre, la usr. La maggior parte delle tasse, insomma, erano pagate dai non arabi e dai non musulmani. Le tasse citate dai testi erano la gizya e il kharāǧ. La prima era il testatico sui non musulmani, la seconda era la tassa di proprietà dei terreni. Chi pagava la gizya era un dhimmi, cioè “membro delle religioni tollerate dalla legge”.
Questo è il periodo dove si consolidano e vengono fondate nuove città di arabi fuori d'Arabia, come Kufa e Bassora in Iraq, Fusṭāṭ (oggi Vecchia Cairo) in Egitto, Qayrawān in Tunisia (allora chiamata Ifrīqiya, e dall'insediarsi di grosse comunità arabe nel Mashreq e nel Maghreb. Le “città fondate” arabe si chiamarono amṣār, e divennero guarnigioni e centri commerciali di emigrati arabi. Una delle cause di questa colossale espansione araba fu proprio il sovrappopolamento della Penisola Arabica. Molti arabi già si erano trasferiti in precedenza fuori d'Arabia, soprattutto a Bosra e Gaza, in Palestina, e in tutta la Mezzaluna Fertile tra VI e VII secolo d.C. si va diffondendo un idioma più affine al dialetto arabo semitico che a quello, sempre semitico, aramaico. Sicché, le cause dell'espansione arabe non sono religiose, ma demografiche. I religiosi ebbero solo un ruolo minoritario.
C'è da aggiungere, riguardo all'espansione araba, che spesso i cristiani, gli ebrei e le popolazioni locali in genere vedevano negli arabi invasori non dei nemici, ma dei “liberatori”. Un testo apocalittico ebraico del VII secolo d.C., dove un Angelo parla ad un rabbino, dice così: “Non aver paura, Ben Yoahy (nome dell'interlocutore dell'Angelo); il Creatore, Sia Benedetto, Ha solo portato il Regno di Ismaele per salvarti da questa malvagità (dove la malvagità e Bisanzio)… il Santissimo, Sia Benedetto, Farà sorgere per loro un Profeta, secondo la Sua Volontà, e conquisterà per loro la terra, ed essi verranno e la faranno risorgere…” Un testo successivo, però scritto da un autore storico cristiano siriano, dice invece: Perciò il Dio della vendetta ci liberò dai Romani per mezzo degli Arabi,… Ci guadagnammo non poco a essere salvati dalla crudeltà dei Romani e dal loro aspro odio verso di noi.” Nel frattempo, gli occupanti concessero notevoli esenzioni ai samaritani in luce del supporto da loro dato agli arabi; lo stesso accadde in vari altri luoghi.
Intanto a Medina, ormai Capitale di un impero, il Califfo ʿOmar, il “Khalīfat khalīfat Rasūl Allāh” , ovvero il “Successore del Successore del Profeta di Dio”, o altrimenti chiamato “Amīr al-Muʾminīn”, “Comandante dei Credenti”, viene assassinato dallo schiavo persiano Luʾluʾa, il 4 novembre 644, venendo sepolto accanto ad Abū Bakr e a Maometto, in quella che oggi è la Moschea del Profeta a Medina. È il primo caso di un Califfo ucciso, ma non l'ultimo. I restanti Sahaba (Compagni di Maometto) gli fanno succedere ʿUthmān.
[modifica] ʿUthmān (644-656)
| Per approfondire, vedi la voce Uthman ibn Affan. |
ʿUthmān ibn ʿAffān non è uno dei primissimi seguaci del Profeta, anzi c'è tutta una leggenda che lo vuole convinto pagano che picchia la sorella convertitasi all'Islam mentre leggeva il Corano, successivamente pentendosi e, letto un versetto coranico, convertendosi infine all'Islam. Sarebbe in linea con il carattere del personaggio, irruento ed impulsivo. Regna per 12 anni, dal 644 al 656, e suoi meriti sono l'aver rinominato e riassestato Medina, l'aver riordinato il Corano con la Sunna (che è la consuetudine avita), e l'aver ideato il calendario arabo che si basa sulla data dall'Egira (622).
Il Califfato di ʿUthmān fu segnato dal nepotismo, di cui fu accusato questo Califfo, dall'espansione araba verso l'Atlantico, che incontrò però la resistenza dei Berberi africani in Algeria, e dal moto di ribellione interno a Medina. ʿUthmān era inoltre, come il Governatore di Siria Mu'āwiya ibn Abī Sufyān, membro della famiglia patrizia meccana degli Omayyadi. Si dice che negli ultimi anni di regno ʿUthmān si fosse rimbambito, provocando il malcontento degli ormai onnipotenti patrizi meccani. Sicché le forze ribelli, composte da elementi egiziani e kufani, e dalla terza moglie di Maometto, ʿĀʾiša, con i meccani Talha e Zubayr b. al-ʿAwwām, e il generale conquistatore d'Egitto, ʿAmr, anch'esso malcontento, assediarono Medina una prima volta, scendendo poi a patti. Ma la pace durò poco, e il 17 giugno 656 le forze ribelli entrarono in Medina uccidendo il Califfo. Era la prima volta che un Califfo era assassinato da musulmani. Al Califfato salì il cugino, genero, figlio e fratello adottivo di Maometto: ʿAlī ibn Abī Ṭālib.
[modifica] ʿAlī (656-661)
| Per approfondire, vedi la voce Ali ibn Abi Talib. |
ʿAlī ibn Abī Ṭālib salì al Califfato dopo essere stato scartato per ben tre volte. Era uno degli ultimi Compagni del Profeta, e dovette subito fronteggiare il moto indipendentista dei ribelli. Nell'ottobre 656 il Califfo uscì da Medina per non rientrarvi mai più, e si recò a Kufa, in Iraq, che divenne la nuova Capitale del Califfato arabo. Di lì Alì marciò su Bassora, dove si erano addensati i ribelli, affrontandoli nella battaglia del Cammello o di Bassora, poiché si svolse attorno al Cammello di ʿĀʾiša. I ribelli furono sconfitti, e i loro capi chi esiliato chi ucciso. Quindi, scongiurato un pericolo, il Califfo dovette fronteggiarne un altro. Il potente governatore di Siria, Muʿāwiya, non aveva gradito l'uccisione del parente ʿUthmān. Ed era deciso a prendere il potere e a salire al Califfato.
Lo scontro freddo fra Damasco e Kufa divenne caldo quando nel maggio 657 le forze di ʿAlī ibn Abī Ṭālib si scontrarono a Ṣiffīn con i siriani. Il 26 luglio gli alidi stavano per vincere ma Muʿāwiya propose un arbitrato, con due arbitri per decidere sulle ragioni del conflitto. L'arbitrato di Adhruh si risolse in un nulla di fatto, così come l'altro arbitrato di Dūmat al-Ǧandal. Dopo che Muʿāwiya prese l'Egitto, praticamente nessuno più rispettò l'autorità di ʿAlī. Questi, indebolito vieppiù dall'eresia kharigita, fu assassinato proprio da uno di questi kharigiti, tale Ibn Mulǧam, nel 661. Il figlio al-Ḥasan cedette tutti i vestigi del potere califfale a Muʿāwiya, che divenne legittimo quinto Califfo dell'Islam. Saliva al potere la dinastia omayyade.
[modifica] Il califfato omayyade
| Per approfondire, vedi la voce Omayyadi. |
Muʿāwiya era unico Comandante dei Credenti, che governava al 661, dalla nuova capitale Damasco, su buona parte del Nordafrica, Egitto, Arabia, Siria-Palestina, Iraq e Persia. Lo Stato islamico era uscito fortemente afflitto dalle guerre civili, e c'erano antagonisti del califfo che rivendicavano a sé il titolo, come ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr, mentre non mancavano le pretese dei seguaci degli alidi che il califfato restasse nelle mani dell'Ahl al-Bayt]], la "famiglia del Profeta"..
Muʿāwiya, Comandante dei Credenti, era figlio di Abū Sufyān, il membro più autorevole della cosiddetta “Repubblica oligarchica mercantile” della Mecca al tempo della presa della città da parte di Maometto. Avversario della dottrina islamica,ancorché parente di Maometto, aveva aspettato la notte prima dell'ingresso di Maometto nella Mecca per convertirsi all'Islam con i figli, Muʿāwiya, appunto, e Yazīd. Maometto fu riconoscente con i suoi parenti, e i califfi successivi invieranno Yazīd a conquistare la Siria, e Muʿāwiya a succedergli come Governatore.
Muʿāwiya regna come califfo dal 661 al 680, e sotto il suo regno si svolge il primo assalto a Costantinopoli (667), che vedrà la vittoria bizantina sulle forze invasori. Il regno di Muʿāwiya vede anche l'affermarsi di una forza navale araba. Gli arabi erano un popolo non avvezzo alla navigazione e dovettero perciò avvalersi delle popolazioni siriane, palestinesi o egizie più abituate alle tecniche marinaresche per allestire una flottiglia con cui affrontare le navi bizantine che dominavano ancora su Cipro e Creta, nonché sull'attuale Algeria e sulla Sicilia, oltre alla Grecia.
In questo periodo vengono conquistate le città di Kabul e di Samarcanda (un tempo nel Khorasan e oggi rispettivamente dell'Afghanistan e dell'Uzbekistan), site sull'importante via carovaniera per la Cina.
Uno dei più grossi errori del capace governo di Muʿāwiya fu quello di designare il suo successore nella persona del figlio Yazīd, inaugurando una vera e propria dinastia.
Yazīd I ibn Muʿāwiya, figlio di Muʿāwiya, dovette subito scontrarsi contro una reviviscenza degli Alidi, i fautori del genero scomparso di Maometto, Alì b. Abi Talib. Il 10 ottobre 680 a Battaglia di Kerbela il Califfo Yazīd sconfisse in battaglia e massacrò gli oppositori. Si apriva così una spaccatura all'interno della Umma, la Comunità islamica, che ancora oggi non è stata sanata. Gli sciiti hanno fatto di Kufa e Kerbelāʾ, in Iraq entrambe, i loro luoghi sacri d'eccezione.
Sotto i vari Califfi omayyadi, l'impero arabo si estese in Africa e in Oriente. In Africa, le attuali Tunisia e Algeria erano praticamente occupate, ma le forze berbere, nell'interno, ben nascoste dalla catena montuosa dell'Atlante, continuavano la loro lotta che avevano condotto prima contro i Romani, poi contro i Bizantini. I bizantini traevano vantaggio dalla situazione, e poterono addirittura rientrare in Cartagine. Alla fine, dopo aspri conflitti, i berberi furono definitivamente piegati e nel 698 le milizie arabe entravano in Cartagine. La gloriosa città fatta risorgere da Augusto dopo le distruzioni degli Scipioni, si stava avviando ad un lento declino e gli arabi preferirono stanziarsi nella vicina Qayrawan, alcun decine di chilometri a Sud dell'attuale Tunisi. In breve anche le regioni algerine e marocchine furono totalmente annesse al Califfato.
Tra il 710 ed il 711 anche la Transoxiana, regione a ridosso della valle dell'Indo, divenne musulmana. Scoppiarono conflitti, anche con le avanguardie dell'Impero cinese. Più tardi, alla fine del califfato omayyade, dopo la Battaglia del Talas, gli arabi catturarono alcuni cinesi esperti nella fabbricazione della carta. Questi insegnarono agli arabi come produrla, consentendo a questo indispensabile prodotto di giungere anche in Occidente, dove si usava la pergamena e l'assai più raro papiro.
| Per approfondire, vedi la voce al-Andalus. |
Un principe della vicina Spagna visigota si reca dal Wali di Qayrawan per chiedere appoggio agli arabi e riprendere il trono usurpatogli. Un corpo arabo-berbero parte per la Penisola Iberica e sbarca sotto quello che sarà chiamato Ǧabal al-Tāriq (da Tāriq b. Ziyād che comandava questo contingente) e che oggi è Gibilterra. Per la prima volta un esercito arabo in armi entra in Europa. A Xeres de la Frontera nel 711 le forze arabe sconfiggono i visigoti, che perdono il mezzogiorno della Spagna e il Portogallo e che alla fine vedono scomparire il loro regno. La cavalcata dei musulmani (che colà qualcuno comincerà a chiamare “mori” per il fatto d'esser giunti dall'Africa, definita Mauritania, "terra dei Mauri") è inarrestabile: tutta la Penisola Iberica è soggiogata da loro, e solo i Pirenei fanno da ostacolo naturale ad un procedere dell'avanzata.
La Spagna è araba: negli 8 secoli e oltre di dominazione araba della Spagna sorgeranno alcuni dei più bei capolavori dell'architettura araba (l'Alcazar di Cordova e l'Alhambra di Granada, tanto per fare dei nomi) e verranno scritte alcune opere capitali della letteratura mondiale.
L'avanzata musulmana sembra inarrestabile: mentre un altro pezzo di Anatolia è preso ai bizantini, nel 718 Costantinopoli è di nuovo sotto assedio da parte degli arabi, che ora possono dirsi i veri padroni anche del mare. Hanno sconfitto sul mare i bizantini nella Battaglia degli Alberi e ad Alessandria, a Cartagine sulla terraferma, e hanno stabilito basi nel Mar Egeo.
In Occidente, cade Narbona e Perpignano è in mano araba. La resistenza dei principi di Provenza è debole, poiché questi preferiscono fare un dispetto al Re merovingio e ai suoi Maggiordomi di Palazzo (che esercitano di fatto il potere militare) piuttosto che difendere i loro possessi dagli arabi, che così occupano trionfalmente tutta la Provenza e lambiscono le Alpi. Il Maggiordomo di turno, Carlo Martello, si accinge a marciare dal Nord della Francia, dove ha sede il Re, fino al Sud. L'Aquitania oppone una resistenza, ma gli arabi arrivano a Poitiers, a 100 chilometri da Parigi. Qui per una settimana le armate merovingie e le forze arabe si schierano, e alla fine si affrontano. È il 732, e la battaglia di Poitiers segna una grande vittoria per i Franchi. Ciò però non impedisce agli arabi di mantenere il controllo sulla Provenza e del Narbonese, e anzi di passare le Alpi per fare incursioni in Piemonte e Liguria. Infine Narbona è definitivamente ripresa dai cristiani, ma solo Carlo Magno, 50 anni dopo, potrà cacciare via stabilmente gli arabi dalla Francia.
Marwān II ibn Muhammad ibn Marwān nel 750 è l'ultimo Califfo omayyade. Sposta la capitale a Ḥarrān, in Mesopotamia, ma sullo Zab viene battuto dalle forze ribelli che combattono per la dinastia abbaside, il cui capo è Abū l-ʿAbbās al-Saffāḥ.
[modifica] Il califfato abbaside
| Per approfondire, vedi la voce Abbasidi. |
Abū l-ʿAbbās al-Saffāḥ è il primo Califfo abbaside, dopo aver sbaragliato l'ultimo omayyade e avergli sottratto il trono. Il Califfato è divenuto a tutti gli effetti una monarchia, per la cui guida si compete accanitamente e talora si combattono guerre fratricide.
Gli Abbasidi, inizialmente parte del fronte alide, sono sostenuti dalle popolazioni iraniane, dai mawālī in genere e dagli alidi.
Una caratteristica degli Abbasidi, che li differenzia notevolmente dagli Omayyadi, è che il potere non è riservato ai soli arabi musulmani ma tutti i musulmani sono coinvolti nel governo dello stato, mentre altalenante è la condizione delle culture sottomesse ma protette (ebrei, zoroastriani e cristiani), chiamati genericamente Ahl al-Kitāb (Gente del Libro sacro).
La dinastia abbaside è anch'essa appartenente alla tribù dei Banū Quraysh di Mecca, poiché lo zio di Maometto, al-ʿAbbās b. ʿAbd al-Muṭṭalib era trisavolo di Abū l-ʿAbbās al-Saffāḥ. Gli Abbasidi deterranno il Califfato per 5 secoli.
Dopo Abū l-ʿAbbās, nel 754 al Califfato sale l'abbaside al-Manṣūr. A questo Califfo si deve la fondazione di Baghdad, nuova capitale del Califfato dal 762. Baghdad, “Città della Pace”, fu fatta sorgere sulle rive del Tigri, poco lontano dall'antica capitale sasanide di Ctesifonte e dai resti dell'antica Babilonia. L'impianto della città califfale era circolare ma attorno ad essa la città cresce vorticosamente, arrivando al suo apogeo a contare circa 1 milione di abitanti. Al-Manṣūr regna fino al 775.
Nel 786 al Califfato sale Hārūn al-Rashīd, sotto la cui guida si assiste a un fiorire delle arti e delle scienze. Sorgono grandi moschee in tutto il califfato, mentre vengono composte grandi opere letterarie come “Le Mille e una notte”. Nell'809 ad Hārūn al-Rashīd succede il figlio al-Amīn e, al termine di una devastante guerra fratricida, califfo diventa il fratello al-Maʾmūn.
La storia della è segnata da alti e bassi di potere. La potenza del Califfato abbaside è considerevole fino ad al-Mutawakkil, che regna fino all'861. Di lì comincia un lento e incostante declino istituzionale ma a un'ulteriore crescita della cultura scientifica e artistica. Il califfato islamico comincia a sentire la necessità di una migliore amministrazione delle sue aree periferiche che, lontane dalla capitale, lamentano un minore impegno governativo e una disordinata attenzione finanziaria.
La Spagna dal 756 divenne un Emirato indipendente dal califfato, in mano a un superstite della dinastia omayyade (che gli Abbasidi avevano provveduto a sterminare quasi interamente appena preso il potere), ʿAbd al-Raḥmān b. Muʿāwiya e i suoi discendenti governano con rara capacità il paese di al-Andalus e nel 929 ʿAbd al-Raḥmān III si proclama Califfo. A partire dalla morte del reggente di Ibn Abī Āmir (Almanzor, fino al 1031, inizia un periodo di frammentazione della Spagna, noto come periodo dei Reyes de Taifas.
Nel 1086 la dinastia africana degli Almoravidi sbarca in Spagna per soccorrere i confratelli musulmani minacciati dalla Reconquista cristiana.
Tra il 1147 ed il 1150 agli Almoravidi subentrano l'altra potente dinastia berbera degli Almohadi ma la Reconquista è solo rimandata. Dal 1246 fino alla caduta dell'ultimo baluardo arabo di Granada (1492) in mano spagnola l'Islam arretra fino a scomparire come realtà istituzionale dalla Penisola iberica.
[modifica] Il Nordafrica
In Africa settentrionale, sorgono diversi emirati e reami, spesso retti da elementi islamici di diverso orientamento teologico: kharigiti e sciiti ismailiti.
Tra l'808 ed il 930 a Fez, nell'attuale Marocco, regna la dinastia alide degli Idrisidi, mentre i kharigiti Rustemidi s'insediano nell'attuale Algeria, eleggendo a propria capitale Tāhert.
A Qayrawān e a Raqqāda, dall'801 al 909, comandano gli Aghlabidi. Tra l'868 e il 905, invece, sull'Egitto e in parte della Siria regnano i capaci Tulunidi, sostituiti tra il 935 ed il 969 dagli Ikhshididi, fin quando almeno non s'impadroniscono del potere gli ismailiti Fatimidi.
La storia dei Fatimidi parte in pieno IX secolo in Siria, dove gli Ismailiti - che mettevano assieme elementi di Gnosticismo, Manicheismo e Islam - agiscono agli ordini di ʿAbd Allāh che si proclama al-Qaʾim al-maktūm (il Capo atteso), ossia l'Imām destinato a guidare i fedeli musulmani di orientamento sciita. Costui diceva di discendere da Fāṭima, unica figlia sopravvissuta di Maometto e aveva dato legittima discendenza al Profeta col suo matrimonio con ʿAlī b. Abī Ṭālib.
Dalla Siria, dalla città di Salamiyya, ʿAbd Allāh fugge per evitare di essere catturato dai soldati abbasidi e si rifugia in Egitto, dove riesce con l'aiuto di alcuni sostenitori a prendere il potere, fondando la dinastia fatimide.
I Fatimidi, che creano la loro capitale nel 967, chiamandola al-Madīnat al-Qāhira, “La città vittoriosa”, cioè Il Cairo, reggeranno l'Egitto dal 969 al 1171.
Durante il loro regno, però l'Egitto sarà oggetto di scontri armati: con gli Ziridi (972-1167) innanzi tutti - cui i Fatimidi avevano incautamente affidato il governo del Nordafrica precedentemente conquistato agli Aghlabidi - con i Selgiuchidi in Siria e infine con i Crociati. Furono infine soppiantati dagli Ayyubidi (1171-1250), dinastia fondata da Ṣalāḥ al-Dīn ibn Ayyūb, noto come Saladino, che nel 1187 riconquistò all'Islam la Città Santa di Gerusalemme, perduta nel corso della Prima Crociata nel 1099. Tra il XII e XIII secolo, l'Egitto sarà invece governato dai Mamelucchi turchi e, in seguito, da quelli circassi, sconfitti nel 1517 dagli Ottomani del sultano Selim II Yavuz.
In Siria e Palestina, erano arrivati solo in parte le forze fatimidi. Ai primi dell'XI secolo, sotto il folle Imam al-Hakim, nel quadro di una pesante pressione esercitata contro ebrei, cruistiani e gli stessi musulmani sunniti , viene distrutta la Chiesa del S. Sepolcro, poi ricostruita con un finanziamento garantito dai Bizantini. In Siria settentrionale, tra Mossul e Aleppo, in una zona oggi a cavallo tra Turchia, Siria e Iraq, fiorì la dinastia degli Hamdanidi (890-1003).
In Transoxiana e ai limiti orientali dell'Impero arabo governavano le dinastie, riconosciute dal Califfato abbaside, dei Tahiridi (819-999) e dei loro vassalli in Transoxiana dei Samanidi, mentre l'Iran settentrionale era in mano ai Buwayhidi (932-1055). Quest'ultima dinastia iranica del Daylam eserciterà il potere anche a Baghdad, ottenendo la carica di “amir al-umara'”, rendendosi di fatto padroni dell'Iraq abbaside.
Nel frattempo irrompono sulla scena vicino-orientale Turchi e Mongoli.
I Turchi, ancora fortemente impregnati di nomadismo, sciamano in direzione della Mesopotamia e dell'Anatolia al seguito dei Selgiuchidi che nel 1055 entrano col loro Sultano Alp Arslan a Baghdad, sbarazzandosi degli sciiti Buwayhidi e sostituendosi a loro, come sunniti, nella tutela del Califfo.
Si costituisce la dinastia dei Grandi Selgiuchidi, con capitale a Isfahan, in Persia, mentre altri Selgiuchidi penetrano in Anatolia andando a costituire il Sultanato di Rum, con capitale a Iconio (attuale Konya), e il Sultanato danishmendide.
Nella Siria-Palestina - dove si confrontano Fatimidi, Selgiuchidi, dinastie locali più o meno rinomadizzatesi e Hamdanidi - sorge l'astro militare e politico del turco Norandino (Nur al-Din), figlio di Zanki e nipote di Aq Sunkur al-Hajib, governatori per conto dei Selgiuchidi di Aleppo.
Egli riesce in parte a unificare il paese nel quale, alla fine dell'XI secolo, erano piombati nel quasi disinteresse generale dei Selgiuchidi, i Crociati cristiani. Essi costituirono quattro entità politiche e militari a Edessa, Antiochia, Gerusalemme e Tripoli. Agli ordini di Norandino combatte Saladino (Salah al-Din) che, alla morte del suo comandante, prende in mano le redini della situazione e riconquista Gerusalemme, resistendo anche all'ultimo importante sforzo cristiano della Terza Crociata.
Con lui s'inaugura la dinastia degli Ayyubidi che - essendosi di già Saladino impadronito del moribondo Imamato fatimide - governa sull'Egitto e la Siria, con l'eccezione delle residue sacche di resistenza crociate, abbattute definitivamente solo sotto la successiva dinastia musulmana che governerà le medesime contrade: i Mamelucchi.
Costoro (schiavi specializzati al mestiere delle armi) succederanno ai loro padroni quasi senza colpo ferire quando l'ultimo Sultano ayyubide, al-Salih Ayyub - morirà senza eredi maschi.
Sposandone la vedova, Shajar al-durr, il primo Sultano mamelucco garantirà una continuità all'entità politica progettata da Norandino e realizzata da Saladino, abbattuta solo nel 1517 dal Sultano ottomano Selim II.
Convertitisi all'Islam, i Turchi s'insediano stabilmente nel mondo musulmano del Vicino e Medio Oriente, come faranno anche i Mongoli, che tra il 1251 ed il 1300 arrivano ad ondate sui territori dell'Impero arabo. Gengis Khan invade l'Iran, spazzando via le effimere dinastie locali, e nel 1258 il suo discendente Hulegu entra a Baghdad, mettendo fine nel sangue al Califfato abbaside, anche se le sue armate (sia pur molto ridotte per il ritorno in patria di Hulegu), sono sconfitte nel 1260 dai Mamelucchi nella battaglia di ʿAyn Jālūt dal genio militare di Baybars.
Mentre una parte dell'Orda piegherà verso le steppe russe, contribuendo indirettamente alla nascita della Russia, una parte si ferma in Iran, dando vita alla dinastia ilkhanide.
Dove il Khan si era fermato arriverà nel XV secolo Tamerlano, che sconfiggerà i Turchi ottomani nella Battaglia di Ankara. Dopo le invasioni mongole, arrestate dai Mamelucchi, nella Mezzaluna Fertile risorgono reami effimeri mentre i Mongoli abbracciano con lenta progressione l'Islam.
L'unica regione dell'antico Impero islamico al riparo dai conflitti è l'Arabia, dove nell'entroterra si è tornati al nomadismo, mentre sulle coste dinastie locali gestiscono il traffico dei pellegrini verso La Mecca e Medina, uniche due città per cui l'Arabia è ancora frequentata.
Dopo il 1256, finiti sia il Califfato di Cordova sia quello di Baghdad, uno scampolo puramente fittizio e totalmente di facciata è quello abbaside ospitato al Cairo dai Mamelucchi, che così cercano di trarne legittimazione.
[modifica] La presenza costiera e navale
Tra VIII e X secolo, partendo dalla Spagna ma soprattutto da Nord Africa, i musulmani cominciarono a razziare le isole e le coste dei paesi cristiani europei: nelle isole greche, in Sicilia, in Sardegna e nelle Baleari queste incursioni furono la rovina per gli insediamenti costieri che vennero spesso abbandonati in favore dei più impervi insediamenti centrali. Le razzie erano spesso di durata fulminea, con il prelievo di gente per alimentare il mercato degli schiavi o, talvolta, per la riscossione di riscatti e tributi; più raramente gli arabi si impiantavano stabilmente in un "nido" (piccola colonia commerciale e militare), come accadde in maniera duratura a Creta, a Malta, in Sicilia e sulle Isole Baleari.
Spesso la storiografia di matrice cristiana ha rappresentato questi insediamenti come di corsari o pirati, ma in verità essi avevano molto in comune con le esperienze di poco posteriori delle repubbliche marinare italiche, con i quali gli scontri e i colpi di mano si alternarono spesso a rapporti di buon vicinato commerciale. Se fino al X secolo gli insediamenti arabi erano decisamente più attivi, solo a partire dall'XI si ebbe un miglioramento dinamico di quelli cristiani. Uno degli insediamenti musulmani più fiorenti fu Almeria, specializzata nel commmercio dei pregiati schiavi bianchi (i saqaliba), che venivano castrati dagli ebrei della vicina Pechina.
In Oriente gli insediamenti vennero maggiormente osteggiati dai bizantini, che nella seconda metà del X secolo si ripresero Cipro e Creta. I commerci, dopo una fase critica durante il picco dell'espansione, ripresero gradualmente, anche se l'Europa occidentale non era il mercato più interessante per i musulmani. Nel Libro delle rotte e dei regni di Ibn Khurdhadhbah dell'846 si parla di mercanti occidentali nei porti arabi, anche se non erano cristiani, ma ebrei "rodaniti" (forse del Rodano?) che commerciavano pellicce, schiavi ed armi nei porti del delta del Nilo, spedendole via Mar Rosso alle rotte verso India e Cina, in cambio di muschio, aloe, canfora e cardamomo, che venivano smerciati in Egitto, a Costantinopoli ed alle "rozze" (in confronto) corti dell'Europa occidentale. Erano prodotti europei particolarmente apprezzati le spade "franche" di ferro e il legname, che scarseggiava nel mondo arabo ed era necessario per costruire le imbarcazioni.
Erano invece praticamente assenti i contatti con l'Italia centro*settentrionale, che rimase inizialmente anche all'oscuro delle conquiste tecnico-scientifiche musulmane. È alquanto isolato il viaggio di Harun ibn Yahya che vistò Costantinopoli e poi, lungo la Francigena, Pavia, capitale dei Longobardi, e Roma narrato nel X secolo dal geografo Ibn Rusta. Dal X secolo i veneziani stabilirono più volte dei divieti di commercio con i saraceni, che indicano d'altronde come, se di divieto ci fosse bisogno, che essi dovevano essere ben fiorenti, se fosse necessario reiterare più volte tale leggi. Nel 992 però il doge Pietro II Orseolo stabilì il celebre crisobulo per regfolare rapporti mercantili sia con Costantinopoli che con il Cairo fatimide. Ritrovamenti di archeologia subacquea, di monete musulmane nell'alto Tirreno e di documentazione scritta (anche se piuttosto rarefatta, nonostante il notevole archivio della Geniza del Cairo) provano comuqnue u8na discreta circolazione di merci e persone tra mondo "franco" e mondo arabo tra i secoli IX e X.
[modifica] Le tesi di Henri Pirenne
Il grande storico belga Henri Pirenne sostenne nei suoi libri che la nascita della potenza navale musulmana aveva rotto l'unità mediterranea, spostando il baricentro europeo verso nord e creando quella frattura che avrebbe allontanato definitivamente tutto il nord Africa e il Medio Oriente dalla vita culturale europea. La perdita delle millenarie strutture economiche e dell'omegeneità tra tutte le popolazioni che si affacciavano sul mare averebbe poi portato al ripiegarsi dell'Europa su sé stessa, aggravando i processi di recessione e di ruralizzazione. Ciò significherebbe l'origine del cosiddetto Medioevo non tanto con la caduta dell'Impero Romano del V secolo, ma con l'espansione araba dei secoli VII ed VIII.
In realtà la storiografia contemporanea sembra dare più peso ai processi già in atto che inesorabilmente causarono la crisi economica europea fino al X secolo, che non possono essere ricondotti alla sola pressione della corsareria saracena. Pur registrando una flessione delle attività nautiche, un ridimensionamentoi e talvolta la scomparsa di porti e centri costieri cristiani, non deve essere considerato come automatico il rapporto tra guerra e sospensione dei commerci, che anche se presente, con un generale impoverimento, la contrazione dell'economia monetaria e l'ansia e la paura diffusa, non fu mai assoluta, ma piuttosto debole e intermittente. Sulla valutazione del grande storico può aver infatti in parte pesato l'esperienza traumatica per la sua generazione della prima guerra mondiale, con un peso psicologico che si rifletté nelle sue tesi[4].
[modifica] Il subcontinente indiano
Il subcontinente indiano era divisa tra regni e stati minori. Tra il 712 ed il 745 gli arabi erano penetrati sull'Indo ed in Transoxiana.
Trascorsi due secoli, tra il 999 ed il 1030, il Sultano Mahmud di Ghazna, musulmano dal Turkestan discese in India, creando un potentato a ridosso dell'Indo in seguito all'anarchia dovuta al decadimento del califfato. In breve, il reame ghaznavide e la dinastia Rajput, che dominavano il Nord dell'India, furono sconfitte, definitivamente nel 1192 con la battaglia di Tarori.
Nel 1206 i musulmani poterono così entrare in India stanziandosi nel Nord e creando il Sultanato di Delhi. Particolarità di questo sultanato era la coesistenza di arabi, turchi, mongoli e indù. VI erano crisi interne sia per tensioni etniche-religiose sia per la mancanza di regole per la successione dei sultani. Il sultanato resse per 3 secoli, resistendo ai Mongoli e addirittura penetrando, ad opera del Sultano Muhammad ibn Tughuluq “secondo Alessandro”, nel Deccan e nel meridione dell'India (1330). Nello stesso periodo venne sradicato il buddismo dalla penisola. Dal 1347 però la reazione indù iniziò a partire contro il Deccan, che fino al 1527 fu spezzettato in più staterelli musulmani. Intanto Tamerlano tra il 1398 ed il 1399 assalì da Nord il Sultanato, che crollò. Delhi venne saccheggiata. Solo tra il 1494 ed il 1530 il signore islamico di Kabul sferrò un nuovo assalto musulmano all'India, con la vittoria di Panipat (1526) contro i resti del Sultanato di Delhi e la seconda vittoria di Panipat (1556) contro gli indù, ad opera però di Akbar, che fino al 1605 fu il Gran Mogol. Alla sua corte a Delhi furono presenti letterati, poeti e scrittori, e pittori. Sorse inoltre il Taj Mahal. Tra il 1612 ed il 1613, però inglesi e portoghesi iniziarono a stanziarsi sulle coste indiane. Gli ultimi reami islamici a Delhi e nel centro dell'India vennero spazzati via dalle lotte lotte tra indù e inglesi.
[modifica] Le crociate
| Per approfondire, vedi la voce Crociate. |
In tutto questo, le Crociate che dal 1099 l'Occidente cristiano promuove hanno solo un ruolo marginale.
[modifica] La prima crociata (1096-1099)
Nel 1095 l'Imperatore Bizantino Alessio I Comneno invia al Papa Urbano II, riunito in sinodo a Piacenza, dei messi per chiedere aiuto all'Occidente.
Il 26 novembre 1095, davanti al Concilio di Clermont-Ferrand in Francia, il Romano Pontefice dichiara la crociata, la guerra santa per riprendere Gerusalemme e i luoghi santi. Al grido di “Dio lo vuole” una grande massa di cavalieri cadetti, principi, nobili, masse popolari si raduna sotto il simbolo della croce rossa su campo bianco. Nel 1096 una massa di disperati frettolosi, sollecitati dalle prediche del frate Pietro d'Amiens, noto anche come Pietro l'Eremita, parte per la Terrasanta mentre la vera crociata si sta ancora allestendo. Questa massa di gente, che confonde Praga per Gerusalemme, si disperde di fronte ai Bulgari e dopo uno scontro sotto le mura di Nicea, Pietro l'Eremita torna in Occidente con pochi superstiti.
La vera crociata parte qualche tempo dopo. La Prima Crociata è formata da Roberto di Normandia per i Normanni di Francia, Baldovino di Fiandra per i Lorenesi, Roberto II di Fiandra per i Fiamminghi e per i Belgi, Raimondo di Tolosa per gli Aquitani e i Provenzali, e Boemondo e Tancredi di Taranto per i Normanni di Puglia e Sicilia, con il Vescovo di Puy Adhemar come Legato Pontificio e nominale capo dell'impresa. Non partecipano i re di Francia e l'Imperatore di Germania perché in quel momento scomunicati.
Le forze crociate marciano su Costantinopoli, dove vengono traghettati a Nicea, che cade con un breve assedio.
Dopo Nicea, le forze crociate penetrano sempre più profondamente nel Sultanato Selgiuchide battendo i Turchi presso Dorileo (1097) e quindi assediando la città siriana di Antiochia. Qui, presa dopo 7 difficili mesi di assedio, viene rinvenuta la leggendaria lancia di Longino che ferì il costato di Gesù e la città cade in mano crociata. Poi gli assedianti divengono assediati perché sono arrivate le forze ausiliarie turche di Mossul. Vinti anche questi nemici, l'avanzata crociata è pressoché tranquilla fino a Gerusalemme, che dopo cinque settimane d'assedio cade. Il 15 luglio 1099 Gerusalemme cade in mano crociata, con grande macello. I crociati, a 3 anni dalla loro partenza, si raccolgono in preghiera davanti al S. Sepolcro di Cristo.
Nei territori strappati alla dominazione ayyubide e fatimide si insedia Goffredo di Buglione con il Regno di Gerusalemme, prendendo però solo il titolo di “difensore del S. Sepolcro”. Suo fratello Baldovino, che gli succederà nel 1100, assumerà il titolo di “Re”. L'”Assise di Gerusalemme” è lo Statuto feudale di queste terre.
[modifica] La seconda crociata (1147-1149)
Tra il 1147 ed il 1149 l'Imperatore di Germania Corrado III ed il Re di Francia Luigi VII incitati da San Bernardo di Chiaravalle danno inizio alla Seconda Crociata. Però, il Re di Francia và alla Crociata con quello di Sicilia, Ruggero II, e l'Imperatore si allea con il collega di Bisanzio (tra Imperatori si capivano). Le forze crociate, così divise, vengono sbaragliate dai Turchi Selgiuchidi a Dorileo ed a Laodicea, e per non fare una brutta fine i due schieramenti si uniscono negli assedi di Damasco ed Ascalona, che però falliscono. Segue una precipitosa ritirata crociata. Così finisce la Seconda Crociata.
[modifica] La terza crociata (1187-1191)
Nel 1187 il comandante curdo Salah al-Din (noto agli occidentali come Saladino) - allora operante nominalmente per i Fatimidi ma in realtà vassallo di Norandino - sbaragliò le forze del Regno di Gerusalemme ad Hattin. Il 21 ottobre 1187 poi Saladino entrò in Gerusalemme rispettando i luoghi di culto ebraici e cristiani.
A questo punto, è proclamata la Terza Crociata. Si mettono in marcia i tre sovrani più potenti d'Europa. Federico Barbarossa, Sacro e Romano Imperatore Germanico, Filippo II Augusto, Re di Francia, e <