Othmàn ibn Affàn
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ʿOthmàn ibn ʿAffàn arabo:عثمان ابن عفان, ʿUthmān b. ʿAffān è stato il terzo califfo "ortodosso" islamico (reg. 644-656).
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[modifica] Cenni biografici
Appartenente al clan omayyade (che in realtà si chiamava dei Banū ʿAbd Shams) della tribù di Mecca dei B. Quraysh - uno dei clan maggiormente avversi alla predicazione dell'Islam da parte di Maometto - ʿOthmān fu nondimeno uno dei primi convertiti e uno dei più importanti sāḥib del Profeta.
Di condizione agiata e di bell'aspetto, che egli amava sottolineare con abiti di buon gusto, ʿOthmān ebbe poche occasioni di svolgere un ruolo di rilievo nel corso della vita di Maometto, malgrado ne avesse sposato due figlie: Ruqayya e, dopo la morte di questa mentre avveniva lo scontro di Badr, Umm Kulthūm, nessuna delle quali però riuscì a dargli figli.
Le due occasioni in cui ebbe occasione di mettersi in mostra furono la Piccola Egira, cui partecipò con la moglie Ruqayya, e il tentativo diplomatico svolto a Mecca per tentare di risolvere la grave tensione venutasi a creare fra musulmani e Meccani pagani e che portò infine all'accordo di Ḥudaybiyya.
[modifica] Il califfato
Il suo carattere tutt'altro che aspro lo aiutò probabilmente a emergere come califfo designato nel corso della shura disposta da ʿUmar b. al-Khaṭṭāb ma certo il motivo principale fu l'essersi dichiarato favorevole a non mutare alcunché della politica dei suoi due predecessori.
Secondo i cronisti musulmani il suo califfato è divisibile in due fasi: una prima di 6 anni positivi e un'altra di 6 anni negativi. Gli aspetti positivi sono riassumibili nella felice prosecuzione delle operazioni militari di conquista che giunsero a far percorrere agli eserciti musulmani il Nordafrica e nell'ancor più memorabile fissazione del testo coranico, redatto in base a un ampio lavoro collettivo di recupero e controllo delle Rivelazioni susseguitesi negli anni.
Gli aspetti negativi di maggior rilievo sono sintetizzabili nell'accusa rivoltagli di nepotismo. In realtà la scelta di molti suoi parenti dipese dalla generale maggior qualità dei membri del suo clan: ricchi, esperti commercianti, in grado di leggere e scrivere ed esperti d'organizzazione, oltre che maggiormente affidabili e in grado di garantirgli solidi vincoli di sangue, con tutti gli annessi di solidarietà e di lealtà che questo comportava, in base alla legge comportamentale non scritta della muruwwa.
Infine un'accusa di un certo peso fu il decadimento delle sue facoltà mentali a causa dell'età avanzata, almeno a credere all'ingiuria che gli veniva rivolta da ʿĀʾisha e da ʿAlī b. Abī Ṭālib di "imbecillità".
[modifica] La congiura e l'assassinio
Contro di lui si formò uno schieramento di oppositori che andava dagli egiziani e dai kufani - scontenti dei loro governatori - ad appartenenti alla sua stessa famiglia, delusi dalla mancanza di provvidenze (con buona pace delle accuse di nepotismo), da ʿĀʾisha per l'appunto a Ṭalḥa b. ʿUbayd Allāh, al-Zubayr b. al-ʿAwwām e ʿAlī b. Abī Ṭālib.
Un primo assedio di egiziani e kufani alla sua residenza califfale a Medina sembrò risolversi con un accordo ma, nel ritornare in patria, costoro intercettarono un messo califfale che avvertiva il governatore egiziano di procedere in modo cruento alla punizione di coloro che gli avrebbero consegnato una sua disposizione di dimissioni dal suo incarico.
Un nuovo assedio fu allora portato alla casa del califfo e un manipolo di congiurati penetrò infine al suo interno e uccise ʿOthmàn mentre si dice stesse leggendo il Corano, le cui pagine furono macchiate dal suo sangue. Fu tanto pesante l'atmosfera di quella nottata che non fu possibile ai seguaci del califfo seppellirlo accanto ai suoi due predecessori e al Profeta, costringendoli nottetempo a inumarlo nel cimitero medinese di al-Baqīʿ al-Gharqad.
L'assassinio aprì la prima e più grave crisi all'interno della Umma islamica, foriera del successivo dissidio, mai più composto, fra Sciismo e Sunnismo, oltre che della nascita dello scisma kharigita.
| Predecessore: | Califfo | Successore: |
|---|---|---|
| ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (634–644) | 644–656 | ʿAlī b. Abī Ṭālib (656–661) |
[modifica] Bibliografia
- Martin Hinds, “The murder of the Caliph ʿUthmân”, in: International Journal of Middle East Studies, 3 (1972), pp. 450-469.
[modifica] Voci correlate
- Califfo
- ʿUmar b. al-Khaṭṭāb
- ʿĀʾisha bt. Abī Bakr
- Talha b. ʿUbayd Allāh
- al-Zubayr b. al-ʿAwwām
- ʿAlī b. Abī Ṭālib
- Kharigismo
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