Battaglia di Badr

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Coordinate: 23°44′N 38°46′E / 23.733333°N 38.766667°E23.733333; 38.766667

Battaglia di Badr
parte prime battaglie islamiche
Illustrazione del Siyer-i Nebi (1388)
Illustrazione del Siyer-i Nebi (1388)
Data 17 marzo 624
Luogo Pozzi di Badr
Causa imboscata islamica a una carovana
Esito vittoria musulmana
Modifiche territoriali nessuna
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
313 uomini circa (di cui 83 Muhājirūn)
2 cavalli e 70 cammelli
900 uomini circa
100 cavalli e 170 cammelli
Perdite
14 morti 70 morti, fra cui Abū Jahl
43-70 prigionieri
Prima vittoria musulmana della storia
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La battaglia di Badr (in arabo: غزوة بدر, Ghazwat Badr) costituisce il primo importante fatto d'arme della storia dell'Islam.

Antecedenti[modifica | modifica wikitesto]

Badr fu preceduta da alcune piccole azioni armate, tre delle quali ebbero un'importanza un po' più che episodica: la prima condotta da 30 Muhājirūn, montati su dromedari, agli ordini di Ḥamza ibn ʿAbd al-Muṭṭalib - cui il nipote Maometto aveva affidato un vessillo (rāya) bianco[1] - contro una carovana meccana di ʿAmr b. Hishām al-Makhzūmī, detto Abū Jahl, difesa da 300 guerrieri, a Sīf al-Baḥr[2] (ramaḍān 1 Egira/marzo 623).

La seconda azione fu quella affidata a ʿUbayda ibn al-Ḥārith, che a Baṭn Rābigh (Shawwāl dello stesso anno, cioè aprile 623), voleva aggredire (senza riuscirvi) con 60-80 guerrieri musulmani un raggruppamento pagano di 200 uomini, al comando di ʿIkrima b. Abī Jahl, figlio di Abū Jahl.

La terza azione fu quella comandata da Saʿd b. Abī Waqqāṣ, che nei pressi di Khumm[3] (Dhū l-Qaʿda dell'anno 1 dell'Egira/maggio 623).[4]tentò un agguato a una carovana coreiscita, che peraltro non fu intercettata, essendo passata per quei luoghi prima del previsto. Tutte e tre (da notare che Ibn Isḥāq inverte cronologicamente tra loro la prima e la seconda) si risolsero quindi in un nulla di fatto. Altre insignificanti azioni furono condotte dai musulmani, alla ricerca di pagani Quraysh, a Buwāṭ (in arabo: ﺑﻮﺍﻁ), ad al-ʿUshayra (in arabo: ﺍلاﺷﻴﺮة) nella valle di Yanbu', dove ʿAlī b. Abī Ṭālib sottoscrisse un patto d'amicizia coi B. Mudlij e i B. Ḍamra, e ad al-Kharrār (in arabo: ﻟﺨﺮﺍﺭ),[5] in cui Saʿd b. Abī Waqqāṣ andò vanamente in avanscoperta con otto uomini dei Muhājirūn alla caccia di possibili nemici da depredare, catturare o uccidere.[6]

L'agguato[modifica | modifica wikitesto]

Fallito un tentativo di Maometto nella valle di Ṣafawān, presso Badr, di catturare e punire Kurz b. Jābir al-Fihrī, un meccano che aveva razziato alcuni dromedari,[7] e verificatosi la spedizione di Nakhla, in cui fu "scandalosamente" versato in modo proditorio sangue umano da Abd Allah ibn Jahsh, cugino di Maometto, a dispetto che ci si trovasse nel mese sacro di Rajab, il primo scontro significativo della storia islamica fu proprio quello del 17 marzo 624 (2 Ramaḍān del 2 E), ai pozzi di Badr, che si trovavano a SO del tragitto seguito da una carovana meccana che, dalla Siria, stava tornando nella propria città d'origine.

Avvertito del pericolo di un'aggressione, Abū Sufyān b. Ḥarb, che era il maggior finanziatore della carovana, chiese urgenti rinforzi ai Meccani e con la maggioranza dei suoi 950 uomini proseguì intanto seguendo un tragitto alternativo, mentre ʿAmr b. Hishām al-Makhzūmī, detto Abū Jahl, non volle mutare percorso.

I musulmani, oltre 300 uomini condotti dallo zio del profeta musulmano Maometto, Ḥamza ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, affiancato da ʿAlī b. Abī Ṭālib, 'Umar ibn al-Khattab, Malik al-Ashtar, ʿAmmār b. Yāsir, Abū Dharr al-Ghifārī e Salmān al-Fārisī, tutti sotto la guida morale del loro profeta, si appostarono e colsero impreparata la piccola carovana meccana di un centinaio di uomini, sotto la guida di Abū Jahl, uno dei più accaniti avversari del Profeta.

Maometto aveva fatto insabbiare tutti i pozzi salvo quello più vicino allo stuolo musulmano in agguato, e per i Meccani la disfatta fu totale. Ne caddero 70, fra cui lo stesso Abū Jahl e il suocero di Abū Sufyān, ʿUtba b. Rabīʿa. Molti altri furono catturati e il loro riscatto servì a sollevare i Muhājirūn, fino ad allora costretti a vivere dell'ospitalità dei musulmani convertiti di Medina, gli Anṣār.

I caduti musulmani furono i proto-martiri dell'Islam e, all'epoca del secondo califfo ʿUmar b. al-Khaṭṭāb, i veterani di Badr o i loro eredi furono inseriti al secondo livello del dīwān al-ḥarb, i ruoli stipendiali e pensionistici dell'esercito, immediatamente dopo le vedove del Profeta, in considerazione del loro prezioso contributo all'affermazione politica della Umma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fu dunque questo il colore della primo stendardo musulmano (usato in ogni ghazwa e sāriyya del Profeta), e non, come spesso si crede, il verde. Di fatto, nelle fasi pionieristiche dell'espansione islamica in Arabia, si usarono vessilli di vari colori: bianco, verde, nero e rosso. Solo l'azzurro non fu usato, per la banale ragione che per dare quel colore ai tessuti, era necessario usare l'indaco che, essendo importato dall'India, aveva un costo decisamente elevato.
  2. ^ Presso al-ʿĪṣ, nel territorio dei B. Juhayna, afferma Ibn Isḥāq (Sīra, II, p. 595-8).
  3. ^ Nelle cui vicinanze esisteva uno stagno (ghadīr) che sarà reso famoso dalla designazione che gli sciiti asseriscono sarebbe stata fatta da Maometto di suo cugino e genero ʿAlī b. Abī Ṭālib a proprio wālī ("rappresentante", ma di fatto successore) e wāṣī (curatore testamentario).
  4. ^ L. Caetani, Annali, I, pp. 422-424.
  5. ^ Attraverso cui passò Maometto, con Abū Bakr e la loro guida, nel trasferimento segreto (Egira) a Yathrib.
  6. ^ Ibn Isḥāq, Sīra, II, pp. 598-600.
  7. ^ Ibn Isḥāq, Sīra, II, p. 601.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ibn Isḥāq/Ibn Hishām, al-Sīra al-nabawiyya (Via del profeta), 2 voll., Muṣṭafā al-Saqqā, Ibrāhīm al-Abyāri e ʿAbd al-Ḥafīẓ Šiblī (edd.), Il Cairo, Muṣṭafā al-Bābī al-Ḥalabī, 19552.
  • Leone Caetani, Annali dell'Islām, 10 voll., Milano-Roma, Hœpli-Fondazione Caetani della Reale Accademia dei Lincei, 1905-1926.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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