Battaglia di Hunayn

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Battaglia di Hunayn
parte delle prime battaglie islamiche
Data Shawwāl 8 E./ 29 gennaio 630
Luogo Wādī Hunayn
Causa Reazione pagana alla politica espansiva islamica
Esito Decisiva vittoria musulmana
Modifiche territoriali Nessuna
Schieramenti
Musulmani (Muhājirūn
Ansār
Pagani (varie tribù, dominate dai Banū Hawāzin
Comandanti
Effettivi
Imprecisati (alcune migliaia) 12.000 beduini e dei Thaqīf
Perdite
Imprecisate ma trascurabili Imprecisate ma significative, fra cui Durayd ibn al-Simma, sayyid dei Banū Jusham b. Muʿāwiya
Perfezionamento della conquista del Hijāz
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La battaglia di Hunayn fu un fatto d'armi del primo Islam e vide contrapposti i musulmani del profeta Muhammad e i pagani appartenenti a vari raggruppamenti tribali: Banū Thaqīf (di Ṭāʾif), Banū Saʿd ibn Bakr, B. Nasr, B. Hilāl, B. Jusham b. Muʿāwiya e, più potenti e numerosi di tutti, i Banū Hawāzin.

Lo scontro ebbe luogo nello shawwāl dell'anno 8 dell'Egira (29 gennaio 630) presso il Wādī Hunayn, nella regione della Tihāma, poco tempo dopo la vittoria islamica sui pagani di Mecca e il fallito assedio musulmano della città di Ṭāʾif.

Mentre le forze - senz'altro imponenti - dei pagani non sono quantificabili esattamente, i musulmani erano circa 10.000 (fra cui alcune tribù convertitesi di recente), cui si devono aggiungere circa 2.000 appartenenti della tribù meccana dei B. Qurayš superficialmente islamizzati.

L'inizio del combattimento fu decisamente favorevole ai pagani e l'attacco dei Hawāzin, condotti da Malik ibn ʿAwf al-Naṣrī, spazzò abbastanza facilmente le linee musulmane, pressoché interamente formate dai Banū Sulaym, ma a salvare la giornata furono gli Ansār (gli Ausiliari medinesi del profeta) che seppero reagire con ordine allo sbandamento dell'esercito islamico, riportando con disciplina ed efficienza al combattimento e alla vittoria i combattenti musulmani.

Tra i caduti vi fu il grande poeta Durayd ibn al-Simma, eroico capo dei B. Jušam b. Muʿāwiya che, ormai vecchio, era giunto in lettiga sul luogo di battaglia e che fu impietosamente ucciso dall'assai più giovane Rabīʿa b. Rufayʿ, detto Ibn al-Dughunna, dei B. Sulaym.

Alla fine dello scontro il bottino fu enorme: 6.000 fra donne e bambini - più tardi riconsegnati ai rispettivi mariti e padri - nonché 24 mila dromedari e 40mila ovini (spartiti fra i vincitori nella località vicina di Jiʿrāna) che le tribù si erano portati dietro non potendo lasciarli in custodia ad alcuno nel recarsi al luogo dello scontro.

Alcune donne, malgrado la raccomandazione contraria del profeta che sperava di indurre rapidamente alla resa e alla conversione forzosa i pagani sconfitti, furono ingravidate dai vincitori.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leone Caetani, Annali dell'Islām, Milano, Hoepli, vol. I, 1905.
  • Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo) - Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003.

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