Battaglia del Talas

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Battaglia del Talas (o del Ṭarāz)
parte della conquista dei territori transoxianici
da parte degli Abbasidi
Data luglio 751
Luogo Nei pressi del fiume Talas (attuale Kazakhstan)
Esito Netta vittoria tattica e strategica abbaside
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
oltre 50.000 soldati 10.000 soldati cinesi e 20.000 mercenari Qarluq
Perdite
lievi, secondo le fonti islamiche, ma non quantificate 8.000 e numerosi prigionieri
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La battaglia del Talas (o del Ṭarāz) è uno di quei rari fatti d'arme che hanno lasciato, da un punto di vista di diffusione delle tecnologie e delle culture materiali, un'impronta assolutamente positiva nella storia dell'umanità intera.

Dopo che nel 692 la Cina dei Tang era riuscita ad occupare il territorio del Basin, i vicini governatori del Ferghana (regione indispensabile per raggiungere il Basin e, di conseguenza, per ottenere il controllo totale sulla porzione centrasiatica della Via della Seta), sottoposti a continue razzie dai vicini musulmani, chiesero aiuto al Celeste Impero che inviò il generale coreano Gao Xianzi con un esercito di 30.000 uomini, al fine di occupare la Transoxiana debellando così una volta per tutte la pressione di confine araba sul Basin. Per fronteggiare l'esercito cinese, i musulmani (quasi tutti persiani) chiamarono in aiuto il governatore di Samarcanda Ziyād ibn Ṣāliḥ al-Khuza'i, per conto del califfo di Baghdad Abu Muslim. Il governatore di Samarcanda giunse nella città di Atlakh con un esercito forte di 50.000 guerrieri, anche se le poco affidabili fonti dell'epoca parlano di addirittura 200.000 fanti. Nonostante la disparità di forze, le due superpotenze militari si scontrarono nei pressi del fiume Talas.

Il fattore cruciale per l'esito dello scontro fu la presenza nell'esercito cinese di 20.000 mercenari turchi Qarluq, i quali durante la battaglia (che si protrasse per 5 giorni) passarono dalla parte dei musulmani e attaccarono alle spalle i Tang sterminandoli. Dopo la disfatta, solo 2000 dei fanti regolari cinesi furono posti in salvo da Gao Xianzi, mentre il resto dei sopravvissuti cadde in mano musulmana.
Una parte di essi, esperta di sericoltura, fu avviata a Kufa per impiantarvi le prime officine tessili destinate a produrre seta ma un'altra parte ancora era esperta nei processi di fabbricazione della carta, a partire dai cascami vegetali del lino e della canapa.
Per questo scopo il governatore di Samarcanda, il barmecide al-Faḍl b. Yahyà, avviò la costruzione della prima cartiera al di fuori della Cina e poco dopo suo fratello Jaʿfar, a capo dell'amministrazione califfale a Baghdad, fece sorgere nella città nel 794-5 un analogo stabilimento.

Nel giro di pochi anni molte altre cartiere furono organizzate nella Dār al-Islām, dando modo alla carta di affermarsi progressivamente per numerosi secoli - grazie anche all'ottima sua qualità - anche nei mercati occidentali cristiani, ai danni della più costosa pergamena e del papiro egiziano (qartas, dal greco khartes), la cui produzione peraltro non finì del tutto.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • H.A.R. Gibb, The Arab conquests in Central Asia, Londra, 1923.
  • Hugh Kennedy, The Prophet and the Age of the Caliphates, London-New York, Longman, 1986.
  • Jonathan M. Bloom, Paper before print, New Haven and London, Yale University Press, 2001.