Battaglia di al-Qadisiyya

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Battaglia di al-Qādisiyya
parte delle Conquiste islamiche
Data febbraio 636 (o 637)
Luogo Qādisiyya (Iraq)
Esito Decisiva vittoria araba
Modifiche territoriali conquista della Mesopotamia
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
60.000 secondo stime di oggi, 100.000 secondo fonti coeve[1] 30.000 secondo stime di oggi, tra 25.000 e 30.000 secondo fonti coeve[1]
Perdite
Tra 30.000 e 40.000 morti 6.000 morti[1]
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La Battaglia di al-Qādisiyya (in in arabo: معركة القادسية, Maʿrakat al-Qādisiyya) fa parte dei conflitti intrapresi dalla giovane Umma arabo-musulmana al di fuori della Penisola Arabica, all'epoca del Califfato di ʿUmar b. al-Khattāb.

Fu combattuta nel 636 o nel 637 d. C. sul difficile fronte mesopotamico-persiano: il più arduo (se lo si paragona a quello siriano o egiziano, a causa dell'indubbia potenza residua dei Sasanidi persiani e dei loro antichi alleati Lakhmidi di al-Hīra.

Dopo la devastante sconfitta subita dagli Arabi nella cosiddetta Battaglia del Ponte, detta Yawm Jisr, (ottobre/novembre 634), e la limitata rivincita araba guadagnata a Buwayb (novembre 635), i musulmani ripresero l'offensiva grazie all'impegno dell'importante esponente della tribù dei Banū Bakr ibn Wāʾil, al-Muthannā b. Hāritha al-Shaybānī che, per lucrare la funzione prestigiosa di Sayyid della sua gente, si era a suo tempo recato a Medina per fare atto di conversione e - con questa investitura di sicuro effetto psicologico, rafforzata dagli aiuti militari che gli furono assegnati per il suo scopo dal Califfo Abū Bakr - marciare contro i Persiani e, non secondariamente, contro il capo della propria tribù.

La sconfitta al Ponte lo lasciò però seriamente ferito, senza che egli fosse riuscito a determinare il successo per sé e per l'Islam in quelle regioni NE della Penisola Araba che erano a immediato contatto con le basse terre mesopotamiche e con l'altopiano iranico.

La battaglia di al-Qādisiyya da un manoscritto dello Shāh-nāmeh, British Library (MS. I.O. Islamic 3265 (1614) f. 602r).

Un nuovo esercito levato dal Califfo fu quindi affidato al Compagno del Profeta Muhammad, Saʿd ibn Abī Waqqāṣ, ma mentre esso si organizzava per impegnare ancora una volta l'avversario persiano, al-Muthannā morì per i postumi delle ferite, rimanendo per sempre agli occhi degli Iracheni il loro indiscusso e formidabile campione.

Fu quindi il solo Saʿd ibn Abī Waqqāṣ a marciare incontro ai suoi avversari, guidati dallo Shāhanshāh sasanide Yazdegerd III e dal suo comandante Rustam che, per l'occasione, usò come di consueto alcuni elefanti.
I due eserciti si fronteggiarono, separati da un canale chiamato al-ʿAtīq (il Profondo), e i combattimenti cominciarono il giorno dopo, quando l'esercito persiano ebbe oltrepassato di notte il corso d'acqua (muharram 15 o 16 dell'Egira, equivalente al febbraio 636 o al 637), entrando in contatto con i musulmani arabi che, sul campo, ubbidivano a Khālid ibn ʿUrfuta, dal momento che Saʿd era impossibilitato a cavalcare, e fra le cui fila combatté con valore l'antico "falso profeta" Tulayha b. Khuwaylid - sconfitto da Khālid ibn al-Walīd nella "guerra della Ridda" - convertitosi ormai all'Islam.

Fallito un tentativo di negoziato, la battaglia si sviluppò con inaudita virulenza per 3 giorni. Morto in combattimento Rustam, i Persiani (molti dei quali si dice combattessero incatenati per costituire un insormontabile baluardo contro gli attacchi nemici) ricevettero una devastante sconfitta che consegnò nelle mani arabe lo stendardo imperiale, detto Drafsh-i Kāwiyān e, di fatto, aprì alle armate islamiche le porte del vero e proprio territorio occidentale persiano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leone Caetani, Annali dell'Islām, Milano-Roma, Hoepli – Fondazione Caetani della Reale Accademia dei Lincei, 1905-1926, 10 volumi
  • Fred McGraw Donner, The Early Islamic conquests, Princeton, Princeton University Press, 1981.
  • Albrecht Noth (in collaboration with Lawrence I. Conrad), The Early Arabic historical tradition: A Source-critical study, transl. from German by Michael Bonner, Studies in late antiquity and early Islam, 3, Princeton, Darwin Press, 1994².
  • Maximillian Streck, s.v. «al-Ḵādisīya», EI¹.
  • Tabarī, Abū Jaʿfar Muhammad, Taʾrīkh al-rusul wa l-mulūk (Storia dei profeti e dei re), Muhammad Abū l-Faḍl Ibrāhīm (ed.), Il Cairo, Dār al-maʿārif, 1969-77, 11 volumi
  • Tabarī, Abū Jaʿfar Muḥammad, The Battle of al-Qādisiyyah and the conquest of Syria and Palestine, ed. and transl. by Yohanan Friedmann, Albany, NY, SUNY series in Near Eastern studies, 1992.
  • Laura Veccia Vaglieri, s.v. «al-Kādisīya», EI².

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c The Muqaddimah: An Introduction to History By Ibn Khaldūn, Franz Rosenthal, N. J., Dawood p. 12,