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Colico

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Colico
comune
Colico – Stemma
Colico – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Lecco-Stemma.png Lecco
Amministrazione
Sindaco Monica Gilardi (lista civica di centro-destra Noi per Colico) dal 6-6-2016
Territorio
Coordinate 46°08′N 9°22′E / 46.133333°N 9.366667°E46.133333; 9.366667 (Colico)Coordinate: 46°08′N 9°22′E / 46.133333°N 9.366667°E46.133333; 9.366667 (Colico)
Altitudine 218 m s.l.m.
Superficie 35,30 km²
Abitanti 7 743[2] (31-3-2016)
Densità 219,35 ab./km²
Frazioni Colico Piano (sede comunale), Curcio, Laghetto, Olgiasca, Piona, Villatico, Posallo, Fontanedo, Palerma, Borgonuovo, La Cà, Fumiarga, Corte, San Rocco. Località: Robustello, Scoggione, Rossa, Tennasco, Alpetto, Bedolesso, Campera, Casciano, Perno, Lido, Cariola, Ca' di Boff, Cà di Nadin, Colombèe, Cà Bassana, Adele, Chiaro, Fontana, Stallone, Erbiola[1]
Comuni confinanti Delebio (SO), Domaso (CO), Dongo (CO), Dorio, Gera Lario (CO), Gravedona ed Uniti (CO), Musso (CO), Pagnona, Pianello del Lario (CO), Piantedo (SO), Tremenico, Vercana (CO)
Altre informazioni
Cod. postale 23823
Prefisso 0341
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 097023
Cod. catastale C839
Targa LC
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti colichesi
Patrono san Giorgio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Colico
Colico
Colico – Mappa
Posizione del comune di Colico nella provincia di Lecco
Sito istituzionale

Colico (Colicum in latino, Còlich o Còlegh in dialetto comasco, AFI: [ˈkɔːlik] o [ˈkɔːlek]), è un comune italiano di 7 743 abitanti[2] della provincia di Lecco in Lombardia.

La località è tuttavia storicamente legata alla provincia di Como,[3] tanto da appartenere alla diocesi lariana.[4]

Si trova sul punto d'incontro di strade, come la SS 36 del Lago di Como e dello Spluga, che collega Milano e la Brianza con il Lario e la Valchiavenna, e la SS 38 dello Stelvio.
La cittadina è una località lacustre di villeggiatura con buone strutture ricettive ed è molto frequentata durante la stagione estiva.
Ospita dal 2006 la tappa italiana della Coppa del Mondo di kitesurfing.

È il decimo comune della provincia di Lecco per numero di abitanti.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Colico dall'altra sponda del Lario

Colico è l'ultima località della sponda orientale del lago di Como, dominata dall'imponenza del Monte Legnone, che con i suoi 2609 metri è la montagna più alta della provincia di Lecco ed infatti appartiene al complesso alpino delle Orobie, mentre il resto del territorio lecchese viene considerato appartenente all'area prealpina. Anche il Monte Legnoncino con i suoi 1714 m è parte importante del panorama colichese. Nelle vicinanze di Colico si trova la Riserva Naturale del Pian di Spagna, corridoio di migrazione per l'avifauna Pian di Spagna, appartenente alla Provincia di Como. I tre principali corsi d'acqua di Colico sono il torrente Inganna, il torrente Perlino e la valle della Merla. Il canale rettificato del fiume Adda fa da confine naturale con la Provincia di Como. Caratteristici nel paesaggio di Colico sono i quattro montecchi (Montecchio nord, sud, del forte di Fuentes e di Piona- Olgiasca), piccole colline che si elevano in corrispondenza del lago sopra i depositi alluvionali della conoide dell'Inganna e del Perlino; infatti Colico è anche chiamata "Città dei montecchi".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti di Colico in età Neolitica hanno lasciate tracce sul Montecchio Nord, dove veniva estratto rame.

In epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Grazie al lago i terreni agricoli sono suddivisi con la centuriazione da cui il toponimo Centoplagio, spesso nominato nei documenti.

Con il Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Si diffonde con il Cristianesimo il culto di S. Fedele, soldato romano martire del IV secolo, che forse approdò alla frazione Laghetto per cercare scampo alle persecuzioni del tempo. Colico faceva parte della diocesi di Como e della pieve di Olonio; nel 617 il vescovo Agrippino fece costruire a Piona un oratorio, l'oratorio di S. Giustina, primo nucleo della futura chiesa di S. Nicolò.

Sotto la denominazione dei Franchi e dei Longobardi[modifica | modifica wikitesto]

Nei secoli VIII-IX, ai piedi del monte Lineone (citato in un documento dell'879) vivono comunità rurali con beni comuni o concilia, organizzate in aziende agricole. Il nome Colego compare inizialmente nel 931.

Negli anni 1200[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIV secolo Colico diventa feudo dei Visconti, viene assegnato alla famiglia Sanseverino e poi ai Quadrio di Tirano, col titolo imperiale di Conti dal 1550. In quello stesso periodo si verifica un'alluvione del torrente Inganna che distrugge l'insediamento originario di Colico Piano.

Diversi domini[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVI secolo l'alto lago diventa un campo di battaglia tra le superpotenze dell'epoca: Colico viene invaso da Franchi, Spagnoli, per il predominio dell'Europa. Colico viene invaso inizialmente dai Grigioni, che devono poi arretrare fino al paese di Piantedo. Nel 1714 subentrano gli Austriaci.

Decadenza[modifica | modifica wikitesto]

È questo un periodo di decadenza della popolazione e Colico diventa "terra di confine" fra due stati in guerra anche religiosa: il Milanesado spagnolo baluardo del Cattolicesimo e i Grigioni che hanno aderito al Protestantesimo e controllano la Valtellina, che dovranno abbandonare in seguito alla rivolta del 1620 nota come "sacro macello".

Gli Spagnoli sul Montecchio[modifica | modifica wikitesto]

Il Governatore di Milano Don Pedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes, sul montecchio più vicino al confine, fa erigere in gran fretta nel 1603 una fortezza che bada i Grigioni e che controlli la Valtellina. Durante la guerra dei trent'anni, che devasta l'Europa, le truppe mercenarie dei Lanzichenecchi nel 1629 scendono dalla terra germanica dirette a Mantova, con l'aiuto degli Spagnoli, e fanno tappa a Colico, dove saccheggiano e diffondono la peste che spopola la cittadina. Il forte di Fuentes inoltre verrà citato anche da Alessandro Manzoni nel primo capitolo di "I Promessi sposi" che furono ambientati nel '600 durante l'occupazione spagnola in Lombardia.

Gli austriaci[modifica | modifica wikitesto]

Questa popolazione realizzò importanti opere pubbliche: incanalarono in un alveo rettilineo il corso del fiume Adda nel 1858, potenziarono la rete stradale per scopi militari aggiungendo alla Colico-Sondrio, fatta dai francesi nel 1809, la prosecuzione fino a Bormio e allo Stelvio, e nel 1822 la Colico-Chiavenna che continua fino a Coira attraverso lo Spluga.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Forte Montecchio Nord[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Forte Montecchio Nord.

Costruito tra il 1911 ed il 1914, il Forte Montecchio Nord è l'unico forte militare italiano della Grande Guerra che abbia conservato ancora intatto il suo armamento originario. Funzione principale del Forte era quella di controllare le strade dello Spluga, del Maloja e dello Stelvio nel caso che gli Imperi Centrali, violando la neutralità della Svizzera, avessero deciso di invadere il Nord Italia. Dati gli eventi bellici il Forte, che costituiva il punto di forza di un complesso sistema di sbarramento che si prolungava fino al Monte Legnone, rimase inattivo durante tutta la prima guerra mondiale. Il forte non venne impiegato in azioni militari neanche durante la seconda guerra mondiale: gli unici colpi di cannone furono infatti sparati contro una colonna delle forze armate tedesche che risaliva l'opposta sponda del lago dopo che il forte era stato occupato dai partigiani. In seguito venne utilizzato come deposito di munizioni ed infine ceduto al demanio pubblico. La visita del Forte consente oggi di osservare le soluzioni architettoniche, tecniche ed organizzative, alcune delle quali davvero innovative per l'epoca, adottate all'inizio del secolo nell'edificazione dei forti militari. L'attrattiva principale del forte è comunque rappresentato dall'armamento: quattro cannoni, con una gittata di 14 km, con installazioni a pozzo protetti ciascuno da una cupola in ghisa. Il Forte, per il quale dal 2009 è iniziata un'opera di recupero curata dal Museo della Guerra Bianca e finalizzata a migliorarne la fruibilità turistica, è sostanzialmente diviso in due parti: la zona bassa che contiene gli alloggi e le polveriere e la zona alta ospitante i cannoni. Le due aree sono collegate da una suggestiva galleria curvilinea.

Forte di Fuentes[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Forte di Fuentes.

Tra il 1603 ed il 1606, il conte di Fuentes, governatore di Milano, fece costruire sul Montecchio una fortezza con lo scopo di difendere il confine settentrionale del Ducato di Milano dai francesi e dai Grigioni svizzeri, che all'epoca occupavano la Valtellina e la Valchiavenna. La piana del forte era allungata, con opere a corno nelle estremità, mentre l'andamento irregolare delle mura, che uscivano e rientravano come cunei, consentiva una migliore difesa della bastionata. Il forte si sviluppava su diversi livelli: in alto, ancora visibile, il palazzo del governatore, che però, a causa dell'insalubrità dell'aria, risiedeva a Gravedona; ai livelli più bassi i quartieri dei soldati. Complessivamente il forte poteva ospitare 300 uomini. L'ubicazione della struttura consentiva di dominare la pianura sottostante, che da allora venne appunto denominata Pian di Spagna e permetteva di controllare le strade per la Valtellina e per il passo dello Stelvio, per la Valchiavenna e per il passo dello Spluga, e, infine, per Como e Milano. Ancora oggi la zona viene indicata come Trivio di Fuentes perché all'incrocio di tre direttive: verso Lecco, verso Sondrio e verso Chiavenna. A completamento del progetto difensivo spagnolo furono inoltre costruiti due fortilizi, uno sopra Sorico, l'altro, detto Fortino d'Adda, a Gera Lario e rivolto verso la Valchiavenna. Il forte era inoltre collegato ad una serie di avamposti preesistenti, noti con il generico nome di Torrette. Nonostante il Forte di Fuentes nel corso del XVII e XVIII secolo fosse una delle principali fortificazioni della Lombardia, la sua vita non ebbe eventi militari degni di nota: solo nel 1706, durante la Guerra di successione spagnola, il Forte venne assediato per la prima volta dagli austriaci che lo espugnarono solo dopo tre settimane. Nel 1714 in Lombardia al dominio spagnolo si sostituì quello austriaco: il Forte di Fuentes si trovò così coinvolto in due altri assedi, nel 1733, da parte di spagnoli e Piemontesi, durante la Guerra di successione polacca, e nel 1746 da parte degli spagnoli, durante la Guerra di successione austriaca. Nel 1782, in seguito alla riforma voluta dell'imperatore Giuseppe II d'Austria, la fortezza venne dismessa e venduta a privati. Nel 1796, per volere di Napoleone, venne completamente smantellata ed in seguito abbandonata. Dell'antica fortezza oggi rimangono in piedi solo alcuni ruderi, in parte sommersi dalla vegetazione, ricchi tuttavia ancora di fascino ed interesse. L'affresco staccato dalla chiesetta del forte, una Santa Barbara, patrona degli artiglieri, opera non particolarmente pregevole, ma di notevole importanza storica, è ora posta nel mezzo della navata laterale sinistra della chiesa parrocchiale di San Giorgio, nel centro di Colico. Dalla primavera 2012 il Forte è gestito dal Museo della Guerra Bianca in Adamello.

Torri[modifica | modifica wikitesto]

Torrette[modifica | modifica wikitesto]

Essendo stata nei secoli passati crocevia di importanti vie di comunicazioni, tutta l'area di Colico fu munita fin dall'età medievale di numerose fortificazioni, ancora prima della costruzione del Forte di Fuentes. Sul Montecchio settentrionale sono ancora visibili due torrette di guardia, che costituivano il cosiddetto Castello di Colico, di epoca comunale, ma largamente rimaneggiate, a controllo delle strade provenienti dalla Valtellina. Più importante sotto il profilo strategico della Torre di Fontanedo, che faceva parte di una più complessa opera di fortificazioni edificata nel corso del XIV secolo dai Visconti. Dalla torre era possibile dominare tutto l'Alto Lago, l'entroterra di Colico e la zona dell'attuale lago di Novate Mezzola. A difesa dell'antica strada che collegava il Lago di Como con la Valtellina, nel territorio di Curcio, troviamo un'altra torre di vedetta, probabilmente collegata al Forte Fuentes e oggi trasformata in abitazione agricola e chiamata la Torretta di Curcio. Sempre del sistema difensivo del Forte doveva far parte il cosiddetto Fortino d'Adda, o Stallone, che sorge fuori dai confini comunali, nel territorio di Gera Lario. Doveva servire come punto protetto per le attività di sorveglianza e come magazzino. Molto singolare la sua struttura che presenta feritoie per il tiro delle armi da fuoco e un ponte in muratura che raccorda l'ingresso principale al piano. Attualmente è usato come magazzino. Un'ultima fortificazione è posta nel territorio di Olgiasca. Si tratta in questo caso di una casaforte, che dalla cima del colle controlla l'abitato sottostante. È nota come il Castello di Mirabello e dovrebbe essere stata edificata prima della metà del Cinquecento.

Roccoli[modifica | modifica wikitesto]

Vere e proprie architetture arboree, provviste di reti poste verticalmente, che attorniano una sorta di torre in pietra dalla quale si dirigeva la caccia, i roccoli sono stati per lungo tempo formidabili armi di cattura degli uccelli migratori con un riscontro economico per un territorio, come quello di Colico, posto sulla rotta degli stormi, che, con l'avvicinarsi della brutta stagione, migrano verso sud. Dei moltissimi roccoli attivi fino a una quarantina di anni fa, risultano ancora ben conservati quello in località Piona e quello posto lungo la strada che sale al Forte di Fuentes.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Abbazia di Piona[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Priorato di Piona.

L'abbazia di Piona, storicamente collegata a quella di Vallate, i cui suggestivi ruderi sono visitabili a pochi chilometri dal paese, in direzione di Morbegno, rappresenta uno dei complessi conventuali più suggestivi del luogo, sia per il fascino dell'ambiente naturale, sia per la presenza di testimonianze artistiche molto rilevanti. La chiesa, sorta nella metà dell'XI secolo, ma soggetta ad ampliamento già nel secolo successivo, presenta una facciata a capanna, con una grande finestra centrale a tutto sesto. L'interno è costituito da un'unica navata. All'ingresso si trovano due leoni in marmo reggenti acquasantiere, ma che in origine dovevano sostenere una colonna o un pulpito.

Di notevole interesse artistico il ciclo pittorico, risalente al XIII secolo, presente nell'abside: nel centro del catino troviamo la grande figura di Cristo che sostiene un libro aperto attorniato dai quattro simboli degli evangelisti, mentre nell'area sottostante sono rappresentati i dodici apostoli; nella volta, attorno alla figura del Cristo benedicente fra angeli, troviamo ancora raffigurati i dodici apostoli, divisi in gruppi di sei, in gesto di acclamazione. Dietro l'edificio della chiesa si erge il rudere di un'abside di origine altomedievale, la cui destinazione originaria è incerta. Il campanile esterno, sul fianco nord, risale invece al XVIII secolo. A destra della facciata si accede, attraverso un portale ad arco acuto, al chiostro, risalente al XIII secolo, di particolare fascino: lungo il perimetro del cortile corrono quarantuno colonne e quattro pilastri di marmo, i cui capitelli, finemente decorati con motivi di foglie, fiori ed animali, sostengono un piano superiore con ghiere in cotto e in fasce in marmo bianco, rosso e nero interrotte da eleganti bifore.

All'ingresso del chiostro si trova un affresco, risalente al XV-XVI secolo, raffigurante l'apparizione di Cristo alla Madonna, mentre sopra all'ingresso del portico che porta alla chiesa è raffigurato un busto di Cristo. Sotto il portico, a ridosso della chiesa, in uno stile semplice e dal tono popolare, si trova un calendario affrescato, elemento decorativo singolare di cui esistono pochi esempi in tutta Europa. Si tratta di una lunga fascia divisa in due registri: in quello superiore sono rappresentati i singoli mesi attraverso le occupazioni agricole caratteristiche, settembre, ad esempio, è caratterizzato dalla preparazioni delle botti, luglio dalla battitura del grano; in quello inferiore è rappresentata una serie di undici santi raffigurati nel momento del martirio. L'affresco risale ad un'epoca precedente la costruzione del chiostro ed era situato in origine all'esterno della chiesa.

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa, intitolata originariamente ai santi Fabiano e Sebastiano, sorge fuori dall'abitato sulle pendici del monte Legnone, quasi a metà strada tra il corso del Perlino e quello dell'Inganna, all'altezza di cinquecento metri. L'impianto è romanico, come evidenziato dall'abside semicircolare, ma a partire dal 1401 subì diversi rimaneggiamenti. Conserva, specialmente nell'abside, tracce pittoriche abbastanza consistenti, dovute a un ignoto, ma capace pittore che dovrebbe aver operato nei primi anni del XV secolo. Particolarmente notevoli il Cristo in mandorla, o Pantocratore, ai cui lati stanno i profeti Geremia ed Isaia. Nel corso di una campagna di restauro svoltasi negli ultimi anni, è stato rinvenuto un interessante affresco raffigurante l'Ultima Cena.

Chiesa di Sant'Elena[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Elena, aperta ogni domenica nel periodo estivo e situata in frazione Fontanedo, risale probabilmente al XV secolo. Vi era una fonte battesimale in marmo bianco, conservata nell'abside laterale, e un crocifisso in legno. Il Cristo, dal volto dolcissimo, nella morte di croce, ha perso le mani, consumate dall'umidità del luogo e dal tempo. Attualmente è conservato nella chiesa parrocchiale di Curcio assieme alla pala d'altare: un prezioso quadro, olio su tela, del XVII sec., opera di Giambattista Recchi, che rappresenta S. Elena che mostra Maria la croce del Signore, ritrovata sul Calvario. Nella domenica successiva il 16 di agosto, vi si tiene una sagra popolare.

Chiesa di San Fedele[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione orale, una chiesetta dedicata a San Fedele esisteva anticamente sulle rive della baia di Piona, dove il santo sarebbe approdato fuggendo da Como prima di raggiungere le sponde del monte Berlinghera dove fu ucciso. Nell’attuale luogo, più salubre, fu poi eretta una piccola chiesa, con attorno un recinto adibito a cimitero. La comunità di Laghetto faceva parte dell’unica parrocchia S. Bernardino di Villatico ma era guidata da coadiutori che qui risiedevano: don Gilardoni, don Graziano Porlezza, don Taroni. I capifamiglia chiesero insistentemente l’erezione di una parrocchia autonoma, il vescovo lo concesse purché si dotassero di un luogo di culto adeguato. Grazie al loro tenace impegno nel 1856 venne ultimata l’attuale chiesa, con una spesa che oggi avrebbe superato 100.000 euro.

Nell’epigrafe all’ingresso: “Questa chiesa edificata in un anno di tanta miseria nel 1856 dirà ai posteri quale fosse la generosità di un popolo povero ma devoto”. La chiesa fu consacrata nel 1857 e fu affidata a don Antonio Venini, di Domaso, che da tempo vi risiedeva come coadiutore e che la resse per 60 anni (1853-1913). A pianta rettangolare, orientata a ovest, unica navata, 4 altari laterali, pavimentazione a lastre. Le pitture della volta, degli altari laterali e del catino dell’abside furono eseguite da F. Capiaghi di Como e da L. Tagliaferri di Pagnona. Le più pregevoli sono dedicate a S. Fedele e ne celebrano il battesimo, il martirio e la gloriosa accoglienza in paradiso. Era affiancata da una torre campanaria quadrata che venne completata nel 1871. Nel 1957 il centenario viene celebrato dal parroco don Del Barba: con 7 anni di lavori il campanile originario fu sostituito con uno nuovo svettante per 40 metri.

Chiesa di San Bernardino[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Bernardino sorge in frazione Villatico e risale probabilmente al XIII secolo, anche se solo nel XV essa fu dedicata a San Bernardino, un predicatore senese che attraversò a piedi l’Italia predicando la riforma religiosa, la giustizia sociale e operando a favore della pace tra le città allora in conflitto.

Si recò anche in Valtellina e per questo toccò il suolo di Villatico.

L’ultimo ampliamento significativo venne completato nel 1896, data ancora leggibile nell’arco a tutto sesto che separa il presbiterio dal corpo della navata.

L’edificio, lungo i secoli costituì il centro della vita religiosa e sociale della locale comunità contadina. La sua antichità appare dall’impianto architettonico basilicale.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Sul territorio di Colico sono presenti anche la Chiesa dei SS. Angeli Custodi (frazione Curcio), la Chiesa di San Giorgio (Colico) e quella di Olgiasca.

Ville[modifica | modifica wikitesto]

Villa Malpensata
La villa sorge in posizione isolata, sulla sponda del lago, in località Olgiasca. L'impianto ottocentesco, che incorpora una precedente struttura, è molto semplice. La facciata principale è quella rivolta verso il lago. Attualmente proprietà del Priorato di Piona, è al momento sede della Comunità Il Gabbiano.
Villa Osio
La villa si trova alla fine di Via Lungolario Polti e fa da confine per il lido. Originariamente Villa Lattuada e attualmente non accessibile al pubblico, fu edificata nei primi del Novecento (1914) nell'area del Montecchio Sud. Passata negli anni venti alla famiglia Stampa, poi nel 1934 alla famiglia Osio. La famiglia Stampa, originaria di Gravedona, aveva infatti molti possedimenti nella zona. La villa divenne nota quando, all'inizio del XX secolo, il dott. Stampa, il proprietario, divenne medico condotto di Colico. Egli usciva col calesse per effettuare le visite e non poteva muoversi nei periodi di grandi piogge, perché le ruote del calesse affondavano nel fango.[senza fonte]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

A Colico nel 2016 risiedono 624 stranieri, pari all'8,08% della popolazione. Le maggiori etnie sono:

  1. Romania, 88
  2. Cina, 67
  3. Moldova, 65
  4. Marocco, 64
  5. Kosovo, 62

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Non sono stati ancora prodotti film ambientati a Colico. Citato nel film di Gabriele Salvatores Puerto Escondido. Diego Abatantuono protagonista del film e Vice Direttore di Banca riceve una telefonata dall'istituto bancario nella quale viene comunicato il suo trasferimento a Colico. L'attore esclama di non sapere dove si trova: "Dove si trova Colico!?"

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

L'evento più importante che si svolge a Colico è la tappa italiana della Coppa del Mondo di kitesurfing. A seguire l'importante festival di musica classica Musica sull'Acqua che si svolge in Piazza Garibaldi e all'Abbazia di Piona. Inoltre si ricorda la Notte Bianca di Colico assieme alle serate danzanti. Tra le feste più importanti ricordiamo la festa di San Rocco il 16 agosto nell'omonima chiesa.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Centro[modifica | modifica wikitesto]

piazza Garibaldi

Il centro cittadino si sviluppa tra Piazza Garibaldi, Via Vitali, Largo San Giorgio e Via Pontile. Questo quartiere racchiude i principali servizi di Colico. Tra Via Municipio e Piazza Quinto Alpini si trovano municipio, chiesa di San Giorgio e le principali scuole. In Via Villatico ha sede l'ufficio postale.

Lido[modifica | modifica wikitesto]

Questa località è dotata di una lunga spiaggia, un campo di calcio, dei campi da tennis ed una scuola di vela. Rappresenta un punto importante durante il periodo estivo.

Kitesurf[modifica | modifica wikitesto]

Nel quartiere vi è un parcheggio di camper, una spiaggia e una scuola di surf e kitesurf.

Zona Industriale[modifica | modifica wikitesto]

La zona industriale è sede di numerosi stabilimenti e della discarica cittadina.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Colico Piano[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Colico Piano (antica denominazione Colicum) non è altro che il centro della cittadina ed il luogo della Parrocchia di S. Giorgio (festa patronale 23 aprile), smembrata da Villatico ed eretta il 22 dicembre 1914. La chiesa costruita negli anni 1925 - 1926 -1927, fu consacrata il 24 settembre 1978 dal Vescovo T. Ferraroni. Pregevole sulla facciata principale della chiesa l'affresco di S. Giorgio, fatto eseguire da don Salvatore Schenini nel 1965. Il mosaico con S. Giorgio che trafigge il drago è opera di Lidia Silvestri, scultrice famosa, originaria di Chiuro in Valtellina.

Villatico[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Villatico (antica denominazione Villarichum) ospita la Parrocchia di S. Bernardino (festa patronale 20 maggio) che fu eretta intorno al 1500. La chiesa risale alla seconda metà del sec. XV (subito dopo la canonizzazione di S. Bernardino, a. 1450). Nel 1239 dei documenti comprovano l'esistenza di un mulino situato a Villatico. Dopo l'alluvione del 1496, che distrusse il centro abitato di San Giorgio (l'attuale Colico Piano), Villatico diventò il maggior centro abitato del Colichese. Nel frattempo si diffuse la devozione di San Bernardino da Siena, noto per aver curato gli appestati. Nel XVIII secolo, finite le pestilenze, venne costruito il primo porto e Colico Piano divenne sempre più importante.

Curcio[modifica | modifica wikitesto]

A Curcio (antica denominazione Curcium) vi è un'importante fonte naturale di acqua. Curcio è una delle frazioni in cui il passato di Colico è rappresentato da case di una certa età e un lavatoio pubblico che si usava in passato. La prima traccia del toponimo è in una lastra datata 1585 che fa ancora parte della fontana del lavatoio pubblico. Dedicata fin da allora ai Ss. Angeli Custodi, la prima chiesetta del nascente borgo di Curcio venne costruita nel 1842; il 3 dicembre 1934 fu eretta la parrocchia dei SS. Angeli Custodi (festa patronale ultima domenica di settembre) con territorio smembrato da Villatico e Colico Piano. Posta la prima pietra nel 1938, i lavori della nuova chiesa iniziarono solo nel 1946 per concludersi nel 1957.

Laghetto[modifica | modifica wikitesto]

Laghetto (antica denominazione Parvus lacus) è l'unione di due località maggiori (Borgonuovo e Fiumarga) con altre minori (La Cà e Corte); il toponimo comparì ufficialmente nel 1770. Nel 1760 iniziò l'emigrazione di alcune famiglie che abitavano a Olgiasca in seguito a una vertenza fiscale con gli austriaci. A Laghetto ci sono molti campeggi affacciati al laghetto di Piona. Antica comunità vice-cura, dove risiede la parrocchia di S. Fedele (festa patronale ultima domenica di ottobre) che fu staccata da Villatico solo il 9/9/1857. La chiesa fu ampliata negli anni 1854/57 e restaurata negli anni 1965/68. Nel 1957 fu innalzato il nuovo campanile.

Olgiasca[modifica | modifica wikitesto]

Olgiasca

Olgiasca (antica denominazione Piona) è situata nell'omonima penisola. Un manso, costituito dal colle di Olgiasca, nel 1241 fu dato in affitto dalla chiesa di San Vincenzo di Gravedona all'Abbazia di Piona. Vi era un'intensa attività agricola. Nel XIV secolo venne edificato il Castel Mirabei, mentre nel XVII secolo Olgiasca perse la sua autonomia diventando parte del comune di Colico. A Olgiasca si trova l'Abbazia di Piona ed è sede della parrocchia di S. Nicola di Bari (festa patronale 6 dicembre); si fa risalire la sua erezione all'anno 1252; la serie continua di parroci inizia col 1693. Un documento del 7/11/1593 parla della "Chiesa parrocchiale priorata o Abbadia di Piona". Affidata ai Monaci Cistercensi.

Fontanedo[modifica | modifica wikitesto]

Questa frazione, posta sopra Villatico, si trova a 600 metri sul livello del mare: a sinistra di questa si trova la Torre di Fontanedo, costruita per volere di Bernabò Visconti nel 1357, difendeva l'Alto Lago; è un potenziamento di una struttura già prima esistente. Fu costruita per proteggere il territorio dalle incursioni e salvaguardare l'importante via di comunicazione della “Scalottola”, ora nota come “Sentiero del Viandante”, che passa alla base dello sperone, in località Robustello (prima di Fontanedo). La strada portava da Lecco, per la Valsassina, in Valtellina e rappresentava la variante a lago della Via del Bitto, che invece valicava la montagna arrivando direttamente a Morbegno attraverso la Val Biandino e la Bocchetta di Trona. Si legge in un documento: “(I Milanesi) furono sforzati fortificare in Colico il Monteggio (Montecchio Nord, dove esistono ancora le due torrette medievali) ed il passo di Fontanedo con torri ed altre fortezze”.

Dalla Santella, ancora visibile vicino alla Torre, è stato staccato un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, probabilmente del sec. XV; ora è conservato nella chiesa di Curcio, Parrocchia cui appartiene la Torre. Da qua si può anche ammirare il lago, Colico e Gravedona. Dalla Santella, ancora visibile vicino alla Torre, è stato staccato un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, probabilmente del sec. XV; ora è conservato nella chiesa di Curcio, Parrocchia cui appartiene la Torre.

Prendendo la strada destra, si raggiunge il borgo di Fontanedo, dove vi è la caratteristica chiesa medievale di Sant'Elena.

Borgonuovo[modifica | modifica wikitesto]

Questa frazione è la parte più popolosa di Laghetto: il luogo mette in comunicazione la frazione di Laghetto con quella di Villatico.

Fumiarga[modifica | modifica wikitesto]

Il borgo di Fumiarga, caratteristico per le strade in ciottolato, è punto intermedio tra Laghetto e Posallo. Recentemente è stata oggetto di un importante intervento per la sistemazione delle vie.

Piona[modifica | modifica wikitesto]

La frazione è ambita meta turistica durante la stagione estiva; mette in comunicazione Colico con Dorio. E' servita dall'omonima stazione, ove fermano i treni Regionali della tratta Lecco-Sondrio.

Posallo[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Posallo è posta a poco più di 400 metri sul livello del mare, immediatamente dopo Fumiarga. Essa è collegata alle località di Sparesee, Vezzee e Perdonasco facenti capo al comune di Dorio, ma tramite Posallo si può raggiungere anche San Rocco. La frazione conta meno di una decina di abitanti, ma essa è particolarmente utilizzata nel periodo estivo, essendo presenti numerose cascine. E' proprio in questo periodo, precisamente a Ferragosto, che si tiene tradizionalmente una festa nominata GS.

La Ca'[modifica | modifica wikitesto]

La piccola frazione, componente Laghetto, è piuttosto piccola; all'estremità destra della via, vi è un collegamento diretto con la località Garavina e dunque il comune di Dorio.

Corte[modifica | modifica wikitesto]

Il piccolo borgo di Corte è un'antica zona di Laghetto, composta da piccoli vicoli stretti che la rendono caratteristica. Mette in comunicazione Laghetto con Colico.

Palerma[modifica | modifica wikitesto]

La frazione è divisa nella parte vecchia, costituita prevalentemente da case in sasso, e nella parte nuova, che precede il centro abitato di Curcio.

San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La frazione è raggiungibile a piedi da Posallo, oppure tramite una strada direttamente dalla frazione Villatico. Il numero degli abitanti è oggi piuttosto ridotto, essendo una zona popolata e visitata in particolare nel periodo estivo. Si trova a 500 metri di altitudine; la chiesa presente e aperta soltanto nel giorno festivo per il patrono, il 16 agosto, è dedicata al Santo che ha dato il nome alla frazione; è gestita dalla Parrocchia di Villatico.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia colichese è principalmente turistica, ma l'industria ottiene un ottimo secondo posto dall'imponenza della zona industriale, sempre in espansione, e inoltre vi è una numerosa presenza di banche. Il turismo è soprattutto incentrato sui numerosi camping, ma ci sono anche altre strutture ricettive quali hotel, agriturismi e bed & breakfast. L'industria vanta di importanti marchi di costruzione di autocarri (Iveco) e yacht (Cranchi). Colico è sede di molte banche grazie alla favorevole posizione e ai numerosi stabilimenti industriali.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Colico è collegato a Milano con la SS 36 Milano - Lecco - Colico. Colico è infatti punto d'incontro tra la SS 36 e SS 38 dello Stelvio che attraversa la Valtellina. Inoltre la SS 36 prosegue attraversando la Valchiavenna.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Colico.

La stazione di Colico è posta al terminale della prima linea elettrificata mediante il rivoluzionario metodo trifase a 3000 volt realizzato dalla ditta ungherese Ganz a partire dal 1901 e rappresenta un perfetto esempio architettonico delle stazioni costruite specificatamente per la linea Sondrio - Colico. Fra il 1885 e il 1886 Colico viene collegata con Sondrio e con Chiavenna, ma per vedere operativo il collegamento con Lecco (e quindi con Milano) si dovette attendere il 1894. La linea era allora esercita dalla Rete Adriatica, una delle tre grandi compagnie che resteranno attive fino al 1905, anno di nascita delle Ferrovie dello Stato.
Nel territorio comunale di Colico è presente anche la stazione di Piona, frazione Laghetto, a 100 metri dal laghetto di Piona, sulla riva opposta rispetto all'omonima Abbazia, raggiungibile salendo ad Olgiasca o con battello o aliscafo da Colico.

Imbarcadero[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono due imbarcaderi a Colico: Colico piano e Piona.

Persone legate a Colico[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1993 2001 Ugo Parolo Lega Nord Sindaco
2001 2006 Milo Crespi Lista civica Intesa per Colico Sindaco
2006 2011 Alfonso Curtoni Lista civica di centrosinistra Vicini alla gente Sindaco
2011 2016 Raffaele Grega Lista civica di centrosinistra Progetto Colico Sindaco
2016 in corso Monica Gilardi Lista civica di centrodestra Noi per Colico Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Colico - Statuto.
  2. ^ a b Dato ISTAT - Popolazione residente al 31 marzo 2016.
  3. ^ Comune di Colico
  4. ^ Parrocchia di Colico
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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Controllo di autorità VIAF: (EN241868910
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