Forte di Fuentes

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Forte di Fuentes
Forte de Fuentes.jpg
Il forte visto dalla Valtellina agli inizi del Settecento
Ubicazione
StatoDucato di Milano
Stato attualeItalia Italia
CittàColico
Coordinate46°08′52.44″N 9°24′14.4″E / 46.1479°N 9.404°E46.1479; 9.404Coordinate: 46°08′52.44″N 9°24′14.4″E / 46.1479°N 9.404°E46.1479; 9.404
Mappa di localizzazione: Italia
Forte di Fuentes
Informazioni generali
Costruzione1603-1609
Demolizione1796
Sito webhttp://fortedifuentes.it/
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Il forte di Fuentes è una costruzione militare che si trova a Colico, in provincia di Lecco. Sorge sulla collina di Montecchio o Monteggiolo nella piana alluvionale che in passato era chiamata Pian di Colico, ora è detta Pian di Spagna.

Il trivio di Fuentes era un importante crocevia tra la Valchiavenna, la Valtellina e l'Alto Lario: questo luogo conserva nel nome la memoria storica di importanti eventi che videro protagonisti i dominatori spagnoli. La concreta testimonianza della loro presenza è documentata dai ruderi di quello che fu il forte di Fuentes, situato alla sommità dell'ultimo "Montecchio" di Colico.

L'edificazione nel 1600[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione fu voluta da don Pedro Enríquez de Acevedo, conte di Fuentes, governatore dello Stato di Milano per conto della corona di Spagna.

Erano i primi anni del Seicento e gli spagnoli non avevano ancora ottenuto il pieno controllo dei valichi alpini: questo esponeva al pericolo di eventuali attacchi, soprattutto da parte dei francesi. Il poderoso forte, la cui cinta muraria è a forma stellare secondo gli schemi dell'epoca, doveva dissuadere eventuali mire espansionistiche dei francesi. La decisione di costruire la fortezza non piacque però ai Grigioni, alleati dei francesi, che cercarono invano di impedirne la realizzazione premendo sui confini dello stato.

La costruzione iniziò il 25 ottobre 1603 e terminò il 11 giugno 1604. La progettazione fu affidata all'ingegnere militare Gabrio Busca. Nel 1606 l'edificio però era già completato nelle parti fondamentali e si apprestava ad ospitare le prime guarnigioni: otto compagnie di fanteria, duemila guastatori e venti pezzi di artiglieria, rinforzato in seguito da altri otto pezzi.

Il forte era una costruzione bastionata con muraglioni continui in pietra locale, di pianta trapezoidale, complessivamente stellare. La porta di accesso, con ponte levatoio e due posti di guardia, si apre a sud con andamento a tenaglia, un'altra piccola porta è aperta sul lato nord.
All'interno oltre alla piazza d'armi, c'erano gli alloggiamenti delle truppe, la residenza del comandante, l'ospedale, i magazzini, la cappella, il forno ed il mulino. All'esterno era ubicato il cimitero.
Strutture accessorie del forte di Fuentes (alcune costruite in epoca precedente ed adattate allo scopo), la torretta del Passo, il forte d'Adda, il torrino di Borgofrancone, la torretta di Curcio e la torre di Fontanedo.

Il forte fu visitato una sola volta dal suo ideatore il 5 novembre 1604 durante una ispezione. La prima operazione bellica capitò durante la rivoluzione valtellinese con canneggiamenti alle colonne dei Grigioni.

Le guerre del 1700[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1704 respinse vittoriosamente un pesante attacco dei tedeschi durante la guerra di successione spagnola. Nel 1706 dovette soccombere e si arrese all'esercito del principe Eugenio di Savoia.

Nel XVIII secolo subì alterne vicende. Venne visitato dall'imperatore Giuseppe II d'Austria che nel 1782 ne ordinava la smilitarizzazione ritenendolo militarmente inutile. L'ultimo governatore del forte fu il barone Domenico Schroder che fu allontanato nel 1796.

Il forte non ebbe tuttavia vita facile, tra assedi, occupazioni e riconquiste, fino alla sua distruzione avvenuta nel luglio del 1796 per mano delle truppe guastatrici napoleoniche diretti dal generale Rambeau.

Nei quasi due secoli in cui il forte rimase presidiato, i soldati dovettero spesso fare i conti sia con la scarsità d'acqua, sia con la malaria la cui diffusione era facilitata dalle vicine paludi del Pian di Spagna, area umida oggi dichiarata riserva naturale, che nel nome ricorda gli antichi dominatori della zona.

Nei primi decenni del XIX secolo vi trovarono rifugio bande di banditi ricercati dall'autorità austriaca.

Il forte nel 1900[modifica | modifica wikitesto]

Durante la prima guerra mondiale, nel 1916 nel quadro del sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera, sulle rovine della vecchia struttura militare furono realizzati due appostamenti blindati per cannoni di medio calibro, destinati a svolgere il ruolo del vicino forte Montecchio Nord disarmato nel corso dell'anno precedente.

Da allora, il forte di Fuentes rimase proprietà di privati fino al 1988, quando fu acquistato dall'amministrazione provinciale di Como (che comprendeva a quel tempo il lecchese), che operò una serie di interventi per preservare la struttura dal degrado. Oggi sono ancora visibili i resti delle mura che racchiudono una vasta piazza d'armi dove si trovavano gli alloggiamenti dei soldati, l'edificio del comando, il mulino e il forno, e la chiesa dedicata a santa Barbara protettrice degli artiglieri.

Il forte negli anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2012 il forte è manutenuto e gestito dal Museo della Guerra Bianca in Adamello.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. M. Belloni-R. Besana-O. Zastrow, Castelli, basiliche e ville, tesori architettonici lariani nel tempo, ed. La provincia, Como 1991.
  • M. Belloni Zecchinelli, Il sistema fortificato dei laghi lombardi in funzione delle loro vie di comunicazione, Cairoli ed, Como, 1977.
  • Michela Fior-Guido Scaramellini-Angelo Borghi-Alessandro Osio, Il Forte di Fuentes nel Pian di Spagna 1603-2003, Cattaneo Editore, Lecco 2003.

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