Storia di Siracusa

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Siracusa.

Questa voce riguarda la storia della città di Siracusa dalle origini ai giorni nostri.

La città, situata in terra di Sicilia, venne fondata nell'VIII secolo a.C. da un gruppo di coloni greci provenienti da Corinto. Fu una polis di primaria importanza, e venne annoverata fra le più grandi metropoli del mondo antico, dando i natali a personaggi del calibro di Epicarmo, Archimede e moltissimi altri, e ospitando al suo interno nomi influenti come quello di Eschilo e Platone.

Conquistata dai Romani nel 212 a.C., fu capitale della Sicilia romana. Ancora importante sotto il dominio bizantino, divenendone persino capitale dal 663 al 669, fino all'assassinio dell'imperatore Costante II, quando la situazione mutò drasticamente; fu presa allora dagli Arabi nell'878, iniziando un lungo declino e perdendo la residua primazìa siciliana.

Nell'XI secolo fu riconquistata per un breve periodo dai Bizantini, passando alcuni decenni dopo sotto il dominio dei Normanni. Dopo un momentaneo dominio genovese nel XIII secolo, seguì le vicende del Regno di Sicilia. Nei secoli XIV, XV, fino alla prima metà del XVI, fu sede della Camera Reginale che veniva governata dalle regine del Regno siciliano. In seguito entrò a far parte dei possedimenti del Regno delle Due Sicilie, fino all'avvento del Regno d'Italia, nel 1861.

In età contemporanea la storia di Siracusa venne a intrecciarsi con la storia del resto d'Italia, attraversando la prima e la seconda guerra mondiale. Nel 2005 il suo territorio è stato dichiarato dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Siracusa (città antica).

La storia di Siracusa inizia con i primi insediamenti preistorici di popolazioni dell'età del bronzo e del ferro.
Dato che la storiografia e la scienza archeologica non sono ancora riusciti a chiarire l'esatta origine dei Sicani e Siculi, si è arrivato anche a pensare che potessero essere lo stesso popolo, inoltre vi è parecchia incertezza sui loro primi spostamenti all'interno della Sicilia, per cui anche per Siracusa c'è un certo mistero risalente appunto all'inizio dei tempi di questa città.
Dai resti di capanne preistoriche ritrovate in varie zone urbane, appare comunque evidente che il territorio siracusano è stato interessato dall'abitato delle popolazioni autoctone della Sicilia.
La vicinanza con Pantalica (il sito definito "la Capitale dei Sicani prima e dei Siculi poi"') suggerisce che anche Siracusa abbia avuto prima un popolo Sicano e poi, seguendo la storiografia ufficiale, è arrivato il popolo dei Siculi che ha scacciato i Sicani verso l'entroterra siciliano tra Enna, Agrigento, Palermo, dove infatti vi è una catena montuosa che tutt'oggi porta il nome di quell'antico popolo: i Monti Sicani.
Sono molte le necropoli di epoca sicula rinvenute nei dintorni di Siracusa: Thapsos, Plemmirio; Scala Greca, Santa Panagia, Ortigia, sono solo alcuni dei luoghi siracusani dove sono state rinvenute tracce risalenti a quell'epoca.
Da sottolineare anche la necropoli di Cassibile, che è considerata la più importante dopo quella di Pantalica.
Grazie ai reperti ritrovati è stato possibile appurare che le popolazioni siracusane dell'età del Bronzo e del Ferro avevano già rapporti commerciali con i popoli del mare Egeo; risalgono infatti a questo periodo i frammenti di vasellame ritrovati con decorazioni base che non riportano alle influenze italiche, ma ben si trovano riscontri e similitudini con le usanze decorative grezze provenienti da Troia e da Micene.
L'archeologo Orsi ha dimostrato con le sue scoperte che la popolazione sicula di quell'epoca conosceva l'arte micenea.
Non sono molte le testimonianze scritte che ci parlano del periodo pre-greco di Siracusa, eppure dovettero avere grande importanza, dato che lo stesso nome della città risale proprio all'origine del linguaggio siculo.

Il tempio di Apollo in Ortigia

Verso l'VIII sec. a.C. arrivarono a Siracusa i primi greci provenienti da Corinto, i quali guidati dal nobile greco Archia, fondarono una colonia Syrakousai che in breve tempo crebbe, di molto, sviluppando una vera e propria città, così ampia che numerosi storici definirono metropoli, ed alcuni la definirono persino Primo Impero d'Occidente.
Come si arrivò a tali proporzioni è un quesito che da sempre affascina storici di diverse nazionalità.
La cultura siracusana divenne ellenica, sorsero i Templi dedicati ad Apollo, a Zeus, ad Athena (successivamente trasformato nell'odierno Duomo di Siracusa); nacquero miti e leggende che parlavano di divinità greche, di ninfe e di eroi mortali. Nasce il mito di Aretusa, storia di epoca greca che è rimasta talmente legata a Siracusa, che anche oggi l'espressione "aretusea" si usa per parlare e definire la "città siracusana".
Siracusa fondò a sua volta delle colonie; attraversò lunghi periodi di Tirannide alternati a brevi momenti di governi democratici; la sua fama richiamò in città uomini di cultura e la fece diventare culla d'arte e di scienze; Platone, che qui voleva formare la sua "Repubblica dei Filosofi", Pindaro, che le dedicò versi di poesia, Eschilo, che presentò al Teatro Greco di Siracusa, per la prima volta la sua opera I persiani. Siracusa viene citata nei romanzi dell'epoca; nel Romanzo di Alessandro, il libro che parla dei racconti leggendari sulla vita di Alessandro il Grande, viene descritta come "Possente" nella "Fiorente e Bella" Sicilia; Plutarco ne narrerà le vicende storiche al tempo in cui le legioni romane le posero l'assedio.
Siracusa si ritrovò a combattere contro la Syntèleia, una lega formata da popolazioni autoctone della Sicilia (siculi, sicani, elimi) capeggiata da Ducezio, abile combattente; il quale unì le città stanche di sottostare all'espansione greca, e dichiarò con esse guerra a Siracusa, vista come il centro della tirannide siciliana. L'esito finale fu la sconfitta di Ducezio e della sua causa, ma per il coraggio dimostrato invece di essere ucciso verrà dai siracusani condotto in esilio a Corinto.
Siracusa combatté più volte con Cartagine, la più potente città fenicia, con essa fece trattati di pace e poi nuovamente battaglie. Durante la guerra del Peloponneso si ritrovò nemica di Atene, quindi si alleò con Sparta, ottenendo con l'appoggio degli spartani una vittoria decisiva sulla capitale della Grecia.
Infine giunsero i Romani che la conquistarono dopo un lungo assedio e dopo estenuanti lotte che portarono all'uccisione dell'inventore matematico siracusano, Archimede, così definito dal filosofo e storico danese Johan Ludvig Heiberg:

« Dei più alti ingegni fu guida e maestro »
(J.L. Heiberg)
La scena di Cicerone che scopre la tomba di Archimede. Quadro di Benjamin West

Dopo la conquista romana, avvenuta per mano del generale Marco Claudio Marcello nel 212 a.C., durante la Seconda Guerra Punica, Siracusa non riuscì più a riprendere la potenza di un tempo; Roma era in piena ascesa, e conquistò l'intera Sicilia. La città venne nominata Capitale della Provincia Siciliana, fu sede dei Pretori romani inviati ad amministrare la Sicilia.
Stette in città per un anno il generale romano Publio Cornelio Scipione, meglio conosciuto come Scipione l'Africano, il quale da Siracusa preparò l'esercito romano che poi sconfisse il cartaginese Annibale, decretando per Roma la vittoria della Seconda Guerra Punica.
Famose sono in quel periodo le ruberie che fece il pretore Gaio Licinio Verre, il quale rubò le opere d'arte siracusane in nome del potere che Roma gli aveva dato. Indignato Marco Tullio Cicerone, avvocato e politico romano, venne mandato in Sicilia dal senato romano per testimoniare contro i furti di Verre.
Durante la sua permanenza a Siracusa scoprì la tomba d'Archimede, nascosta tra i cespugli, dimenticata dai siracusani che, con il passare dei secoli e la precaria situazione socio-politica nella quale vivevano, avevano persino dimenticato il posto in cui giaceva il loro più illustre figlio. Cicerone si adirò molto per questo motivo con la popolazione locale.
L'epoca romana come è noto ridimensionò vistosamente la città, ma tuttavia vennero costruite altre opere di notevole importanza come l'Anfiteatro romano, tra i più grandi d'Italia, usato per le lotte dei gladiatori e gli spettacoli circensi, e le battaglie navali (naumachia); il Ginnasio romano e l'intricata rete di catacombe (la più importante ed estesa dopo quella di Roma).

Lucia da Siracusa davanti al Pretore romano. Quadro di Lorenzo Lotto

Secondo la tradizione, Siracusa divenne la prima città dell'Occidente in cui fu fondata una comunità cristiana,[1] è infatti possibile vedere all'interno del Duomo di Siracusa, la scritta che recita in latino:"Ecclesia Syracusana Prima Divi Petri Filia Et Prima Post Antiochenam Christo Dicata", che in lingua italiana significa "La chiesa di Siracusa è la prima figlia di San Pietro e seconda dopo la chiesa di Antiochia dedicata a Cristo". Viene costruita anche la chiesa di San Giovanni alle catacombe, luogo ove l'apostolo Paolo di Tarso predicò la fede cristiana, rendendo di fatto Siracusa, insieme all'opera di San Marciano, suo primo vescovo, uno dei primi centri di diffusione del cristianesimo in Europa.[2] Ed è in questo clima di diffusione del cristianesimo in Siracusa che, nel 283, nasce Lucia, giovane siracusana che sarà fatta martire sotto le persecuzioni ai cristiani con l'editto dell'imperatore romano Diocleziano; Santa Lucia, diventerà in seguito una della sante più amate dal mondo cristiano-cattolico. Successivamente l'imperatore Costantino I, con l'editto di Milano, mise fine alle persecuzioni, accettando addirittura la religione cristiana come religione di Stato. Ma l'Impero Romano era ormai in declino, fu così che nel 468, la Sicilia e Siracusa, passarono sotto la dominazione dei Vandali. Seguirono poi gli Ostrogoti. L'Impero Romano d'Occidente era difatti caduto.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa in epoca medievale.
Il volto di Costante II inciso su una moneta emessa dal 641 al 668

Nel 535, Siracusa venne conquistata, insieme alla Sicilia, dal generale bizantino Belisario, mandato sull'isola con il compito di riconquistare l'Italia e portarla sotto l'influenza dell'imperatore di Bisanzio, Giustiniano I. Nel 663, l'imperatore Costante II, per un suo preciso disegno politico che intendeva sconfiggere i Longobardi in Italia e porre il Paese sotto dominazione bizantina, decise di trasferire la sua corte imperiale a Siracusa; vicina a Roma e fortemente ellenizzata, così la città divenne in quel periodo "Capitale dell'Impero dei Romani". Ma il popolo mal sopportò tale imperatore, a causa delle sue vessazioni con le tasse, così un giorno, un membro della sua corte, tale Mecezio, lo fece assassinare da un suo servitore. Dopo la sua morte si fece incoronare nuovo Imperatore (anche se alcuni dicono che venne costretto all'incoronazione), ma il suo regno durò meno di un anno, infatti truppe provenienti dall'Italia, dall'Africa e dalla Sardegna marciarono su Siracusa e destituirono l'usurpatore. Nel frattempo l'erede legittimo, Costantino IV, venne a riprendersi la corona e riportò la sede imperiale a Costantinopoli. Siracusa venne nominata in quel periodo "Capitale del Thema Sikelia" (istituito sotto l'impero di Giustiniano II); il thema comprendeva la Sicilia, il ducato di Calabria e il ducato di Napoli. In città risiedeva lo Strategos bizantino.

Dopo vari contrasti fra Costantinopoli e Siracusa, il thema di Sikelia si dichiarò indipendente da Bisanzio. Si insediò dunque in città Eufemio di Messina, militare esperto, il quale ribellandosi ai Bizantini si dichiarò in Siracusa imperatore di Sicilia. Ovviamente tale mossa gli attirò contro le ire dell'Impero. Venne costretto a fuggire in Africa, qui chiese aiuto all'emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyadat Allah I, per cacciare i Bizantini dalla Sicilia.

Quando la basilissa Irene d'Atene usurpò il trono al figlio, divenne la prima donna a regnare con pieno titolo sull'Impero bizantino. Il trono fu subito minacciato dai cinque fratelli dell'imperatore Leone IV: Niceforo, Cristoforo, Niceta, Antimo ed Eudocimo. La rivolta fallì e Irene punì i cinque cognati costringendoli a farsi preti. Alla congiura partecipò anche lo strategos di Sicilia Elpidio. Irene fece arrestare e torturare la famiglia di questi e, per catturarlo, inviò una grossa flotta al comando del patrizio Teodoro che, dopo diversi combattimenti, riuscì a recuperare la Sicilia; Elpidio si rifugiò in Africa, dove gli Arabi lo trattarono come se fosse basileus dei romei e addirittura, pare, lo avrebbero incoronato.

I conflitti navali tra Bizantini e Arabi dal VII secolo a 1050 ca.

Ben presto l'iniziativa araba finì per avviare un tentativo di conquista (nell'830 giunse un secondo contingente dal Nord Africa[3]) ed Eufemio, che nel frattempo era stato estromesso dagli Arabi e aveva cercato di riprendere contatti con i Greci, fu infine ucciso a Castrogiovanni (Enna) da cittadini fedeli a Bisanzio (828).[4]

Siracusa cadde in mano araba nell'878, dopo un lungo e sofferto assedio (detto "assedio di Siracusa"), condotto dal governatore Giafar Ibn Muhammed e narrato dal monaco siracusano Teodosio.[3][5]

La città, per millecinquecento anni, era stata la più importante dell'intera Sicilia (all'epoca superava la stessa Roma per fasto). Dopo la conquista di Siracusa, gli Arabi posero la capitale ad Agrigento (ribattezzata Girgenti) e in breve si formò una sorta di rivalità con l'altro principale centro politico, Palermo.[3]

Gli Arabi divisero la Sicilia in tre grandi zone di controllo: Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto; Siracusa divenne capitale della Val di Noto. Durante la dominazione musulmana venne a Siracusa il generale bizantino Giorgio Maniace, esso riconquistò, nel 1040, parte della Sicilia Orientale, ma a causa di contrasti interni nell'esercito bizantino, le riconquiste durarono poco. L'emiro Ibn ath-Thumna, (signore di Siracusa, Noto e Catania) nel 1061, per avere vittoria su una contesa interna con un altro emiro di Sicilia, chiama in suo aiuto i Conti di Altavilla, fu così che il conte normanno Ruggero, giunge in Sicilia. I normanni conquistata Palermo, e gran parte dell'isola, si diressero verso Siracusa.

Con i normanni Siracusa ritrova una classe dirigente di religione cristiana. L'imperatore Enrico VI di Svevia, figlio del famoso sovrano tedesco Federico I detto Barbarossa, in cambio di favori, consegna la città di Siracusa in mano alla Repubblica di Genova, la quale si scontrò con Pisa, per averne la guida. Dopo 15 di permanenza genovese in città, l'imperatore svevo-normanno, Federico II, volle riportare Siracusa sotto il controllo del suo Impero, quindi obbligò i genovesi a lasciarla. Per opera di Federico II viene costruito in quest'epoca il Castello Maniace. E proprio questo castello sarà la sede della Camera Reginale durante l'epoca della Sicilia spagnola; essa venne infatti istituita dal re Federico III d'Aragona, come dono alla regina consorte Eleonora d'Angiò, passata di regina in regina, con tale sede si amministrava Siracusa e parte del territorio circostante.

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa in epoca moderna.

Nel 1609 giunse, fuggiasco da Malta, il pittore Caravaggio, il quale dipinse, durante il suo soggiorno in città, l'opera che prende il nome di Seppellimento di santa Lucia.[6] Nel '600 Siracusa divenne una vera e propria piazza d'armi, colma di fortificazioni, erette a discapito degli antichi monumenti d'epoca greco-romana che vennero per lo più smantellati (eccetto le parti scavate nella roccia).[7]

Nel 1693 avvenne il violento terremoto del Val di Noto — tra i più disastrosi che la storia dell'umanità ricordi — che rase quasi al suolo l'intera Sicilia sud-orientale. Siracusa, pur non venendo totalmente distrutta, come invece accadde ad altre città,[8] necessitava ugualmente di una vasta riedificazione, fu così che nacque il particolare stile barocco che odiernamente contraddistingue il centro storico della città.[9]

In seguito Siracusa seguì le sorti del resto della Sicilia; con l'avvento dell'epoca risorgimentale e il cammino verso l'unificazione con il regno d'Italia.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa in epoca contemporanea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note esplicative


Note bibliografiche
  1. ^ Itinerario paleo-cristiano
  2. ^ Chiesa Cattolica Italiana
  3. ^ a b c Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medievale e moderna, Laterza, ISBN 978-88-420-2147-6, p. 10.
  4. ^ Peter Sammartino, William Roberts, Sicily: An Informal History, Associated University Presse, 2001, p. 43.
  5. ^ Archivio storico italiano, tomo III, Vieusseux, 1856, p. 157.
  6. ^ Per approfondire il soggiorno di Caravaggio, ospite e amico del pittore siracusano Mario Minniti, vd. E. Liberatori, Luci e Ombre su Michelangelo Merisi, 2015; A. Graham-Dixon, Caravaggio, 2012.
  7. ^ T. Carpinteri, Siracusa, città fortificata, 1983; M. Guido, Siracusa: Guida storico pratica ai suoi principali monumenti ed ai luoghi d'interesse, 1960, p. 76.
  8. ^ Vd. ad esempio la storia di Noto: Stephen Tobriner, La genesi di Noto: una città siciliana del Settecento, 1989.
  9. ^ Annali del barocco in Sicilia, vol. 8, 2006; Sicilia, 1989, p. 585; Anna Menichella, Sicilia barocca, 2002.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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