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Terremoto di Carlentini del 1990

Coordinate: 37°12′00″N 15°28′12″E
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Terremoto di Carlentini del 1990
Mappa dell'epicentro Mainshock secondo la scala Mercalli-Cancani-Sieberg
Data13 dicembre 1990
Ora01:24:28
Magnitudo Richter5,6
Magnitudo momento5,68[1]
Profondità12 km
EpicentroMar Ionio, al largo di Augusta
37°12′00″N 15°28′12″E
Stati colpitiItalia (bandiera) Italia
Intensità MercalliVII-VIII[1]
MaremotoNo
Vittime18 morti (6 indiretti), almeno 200 feriti e 13.217 sfollati
Mappa di localizzazione: Italia
Terremoto di Carlentini del 1990
Posizione dell'epicentro

Il terremoto di Carlentini del 1990, o terremoto di Augusta[2], fu un evento sismico che si verificò alle ore 01:24 del 13 dicembre 1990 interessando un'ampia area della Sicilia sud-orientale[3] [4], approssimativamente quella del Val di Noto[5]. È anche noto come terremoto di Santa Lucia poiché si verificò in occasione della festività della patrona di Siracusa, Santa Lucia, che si celebra il 13 dicembre. Colpì maggiormente aree abitate in provincia di Siracusa, Catania e Ragusa.

Il sisma fu stimato di VIII-VII grado della scala Mercalli[2] e la magnitudo momento di 5,68[1], con una durata di circa 45 secondi, cui seguirono ulteriori cinque scosse più lievi alle ore 1:33, 1:36, 1:50, 1:53 e 7:36[5]. Un'ulteriore forte scossa avvenne il pomeriggio di domenica 16 dicembre 1990. L'epicentro venne stimato inizialmente nel golfo di Noto con distruzioni riferite all'area di Carlentini; nei giorni successivi si evidenziò chiaramente la carenza di informazioni e di provvedimenti di protezione civile e le indagini successive dell'Istituto Nazionale di Geofisica, indicarono come epicentro l'area di Augusta, tra la stazione di Brucoli e l'estrema periferia nord-est della città e il territorio colpito si rivelò molto più ampio, fino a interessare tre province della Sicilia[2].

Il sisma danneggiò anche le comunicazioni ferroviarie che furono interrotte sulla Catania-Siracusa e sulla Catania-Caltagirone: rimasero fortemente lesionati gli edifici delle stazioni di Brucoli, che dovette essere abbattuta, e di Scordia, che riportò lesioni strutturali importanti; altri edifici ferroviari furono solo danneggiati. Ebbero danni edifici pubblici in varie località, tra cui a Mineo, l'Ospedale, a Scordia, il Municipio e a Calatabiano un ponte stradale[5].

L'area della Sicilia orientale interessata era stata già colpita nei secoli precedenti da catastrofici eventi sismici (in particolare quello apocalittico del 1693).

Le aree colpite

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Edifici danneggiati dal terremoto a Carlentini

I primi dati diffusi dall'ufficio del prefetto Gomez y Paloma, commissario coordinatore del Dipartimento della Protezione civile, al tempo dipendente dal Ministro per il coordinamento della protezione civile Vito Lattanzio, indicavano i centri abitati con più edifici inagibili Augusta, Canicattini Bagni, Carlentini, Francofonte, Lentini, Siracusa, in provincia di Siracusa, e Catania, Scordia e Militello in provincia di Catania. Le vittime furono tutte a Carlentini dove, in seguito al totale crollo di tre palazzine[2] persero la vita 12 persone; altre sei morirono per la paura, quelle ferite furono varie centinaia, delle quali circa 200 ricoverate negli ospedali[5]. I maggiori danni agli edifici furono registrati ad Augusta, paradossalmente nelle costruzioni più recenti[2].

Nel complesso furono 41 i comuni delle province di Siracusa, di Catania e di Ragusa che riportarono danneggiamenti più o meno consistenti[2]. Il terremoto coinvolse anche parte del patrimonio edilizio storico-artistico del Val di Noto. Secondo dati ufficiali del 3 gennaio 1991, gli edifici inagibili assommavano a 6 103 così ripartiti: 5 133 in provincia di Siracusa, 929 in provincia di Catania e 41 in provincia di Ragusa. I senzatetto complessivi erano stati censiti in 13 217, così ripartiti: 11 835 in provincia di Siracusa, 1 310 in quella di Catania e 72 in quella di Ragusa[2].

L'elenco ufficiale dei comuni colpiti dal sisma venne inserito nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 15 gennaio 1991, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana[6] [7].

Operazioni di soccorso

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Nell'area si era svolta poco tempo prima una esercitazione che simulava un terremoto di massimo grado, con 500 vittime su un'area di circa 40 km². La macchina dei soccorsi si mosse tuttavia con difficoltà e lentezza esasperante[2]. Il sostituto procuratore della Repubblica di Siracusa avviò alcuni giorni dopo il sisma un'indagine conoscitiva per appurare se i soccorsi fossero stati tempestivi la notte del 13 dicembre[8].

Per far fronte all'emergenza abitativa, nell'area delle dismesse saline di Augusta, vennero installati dei container per 7 000 senzatetto. La Croce Rossa istituì tre nuovi campi di assistenza a Scordia, Militello e Palagonia in seguito ai nuovi danni alle abitazioni aggiuntisi dopo le scosse del 16 dicembre[8].

Prospetto delle aree maggiormente danneggiate dal sisma

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Grado MercalliComuni interessati
VIIIAugusta, area nord
VIIAugusta città, stazione di Brucoli e abitato frazione; Carlentini
VII-VIAugusta area sud, Brucoli, Melilli, Siracusa, Priolo Gargallo, Lentini e Scordia (CT)
VIAugusta Paradiso, Augusta Monte Tauro, Villasmundo, Cassaro, Francofonte, Floridia, Solarino, Sortino, Palagonia, Vizzini, Militello in Val di Catania e Valverde (CT)
VI-VDanneggiamenti in altre 46 località secondo ING

Prospetto dei danni e dei senzatetto per comune (Fonte: Dip. Protezione civile)[2]

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ComuneEdifici inagibiliSenzatetto
Augusta15114700
Avola151148
Buccheri4-
Buscemi35
Canicattini Bagni510
Carlentini15951701
Cassaro4-
Ferla11-
Floridia1117
Francofonte143488
Lentini5792200
Melilli5091500
Noto180289
Pachino2469
Priolo Gargallo2679
Rosolini710
Siracusa309573
Solarino25
Sortino5942
Aci Catena1216
Caltagirone1965
Catania473355
Grammichele78
Licodia Eubea45
Maletto1-
Militello129328
Mineo2252
Motta S. Anastasia8-
Palagonia58120
Ramacca1322
Scordia134250
S.Giovanni La Punta13
Santa Venerina1-
Tremestieri Etneo25
Vizzini4581
  1. 1 2 3 Database macrosismico italiano 2004, su emidius.mi.ingv.it, INGV. URL consultato il 20 maggio 2018.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 V. Catenacci, Cronistorie siciliane (PDF), su isprambiente.gov.it, pp. 261-263. URL consultato il 18 maggio 2018.
  3. Marco Neri, Sisma del 1990 in Sicilia orientale, un evento che scuote terra e coscienze, in La Gazzetta siracusana, 17 novembre 2016. URL consultato il 20 maggio 2018.
  4. 1990: terremoto di Carlentini, Sicilia, su ispro.it, Ispro onLine. URL consultato il 16-12-2009 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2009).
  5. 1 2 3 4 Amante, Dragoni, La Licata, Sicilia, un giorno di terrore. Nel terremoto 17 morti e 200 feriti, in La Stampa, n. 292, 14 dicembre 1990, pp. 1, 4, 5.
  6. Gazzetta Ufficiale, su gazzettaufficiale.it.
  7. Terremoto Sicilia del 1990: modalità di rimborso delle imposte, su Fisco e Tasse. URL consultato il 13 dicembre 2018.
  8. 1 2 Fabio Albanese, Sicilia, inchiesta sui soccorsi. Crescono i senzatetto, in La Stampa, n. 292, 18 dicembre 1990, p. 9.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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