Capo Santa Panagia

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Capo Santa Panagia
Capo Santa Panagia
Capo Santa Panagia posto in mezzo tra i due golfi del siracusano
Stato Italia Italia
Comune Siracusa
Massa d'acqua Mar Ionio
Coordinate 37°06′00″N 15°16′59.99″E / 37.1°N 15.28333°E37.1; 15.28333Coordinate: 37°06′00″N 15°16′59.99″E / 37.1°N 15.28333°E37.1; 15.28333
Altitudine 57 m s.l.m.
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Sicilia isola
Capo Santa Panagia
Capo Santa Panagia

Capo Santa Panagia è una punta costiera situata a nord del comune di Siracusa, nella Sicilia orientale. Prende il nome dall'omonimo quartiere che si sviluppa dietro di esso.

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica wikitesto]

«Tra questi seni uno dei più tranquilli è quello delimitato a sud dalla penisola della Maddalena e a nord dalla tozza sporgenza che termina nel capo Santa Panagia dalla quale si avanza una protuberanza cui si addossa l'isola di Ortigia...»

(Tuttitalia: enciclopedia dell'Italia anticae moderna, 1962.)
L'alta e frastagliata costa di Siracusa

Capo Santa Panagia funge da spartiacque dividendo geograficamente il golfo di Augusta dal golfo di Siracusa; esso infatti viene citato per delimitare due differenti tratti di costa siracusana:

Nel primo caso viene presa in esame la costa che si sviluppa a partire dalla punta a nord di Siracusa e termina nella punta del comune di Augusta; nel secondo caso invece il capo aretuseo serve per delimitare il tratto costiero comunale che giunge nei pressi del promontorio del Plemmirio.[1]

La scogliera nella quale si sviluppa il capo è da un punto di vista geologico e archeologico estremamente interessante in quanto fa parte del complesso vulcanico sottomarino emerso migliaia di anni fa (ormai spento) e appartenente alla catena iblea; nei suoi dintorni si aprono grotte carsiche e insenature suggestive. Recentemente nei fondali che circondano capo Santa Panagia sono stati scoperti dei blocchi di pietra singolari che alcuni ricercatori sostenevano essere della antichissime mura sommerse di una qualche civiltà millenaria,[2] ma sono state in seguito etichettate come "muri di lava", ovvero il frutto di un particolare fenomeno biologico verificatosi sui fondali di Santa Panagia milioni di anni fa: emanazioni di magma vulcanico che consolidatosi ha assunto la forma delle mura.[3]

Storia del capo[modifica | modifica wikitesto]

Nella superficie di capo Santa Panagia sono stati rinvenuti allineamenti di buche nella roccia calcarea che gli archeologi hanno riconosciuto essere dei fori praticati dagli abitanti del posto nella preistoria, per la messa in opera dei pali che servivano a reggere le capanne; del resto il capo di Santa Panagia è vicinissimo ai rinvenimenti archeologici di Stentinello (che ha restituito i reperti preistorici più antichi della Sicilia) e alla penisola di Tapso.[4]

La scogliera del capo di Santa Panagia vista dal parco delle sculture

Da un punto di vista militare, grazie alla sua posizione avanzata, il capo di Santa Panagia è sempre stato strategico: durante la seconda guerra mondiale ha ospitato la batteria più potente del Mediterraneo:

«La più potente, la batteria A, sistemata a Capo Santa Panagia, a nord di Siracusa, era costituita da 2 pezzi da 381 in torre binata, un gioiello di artiglieria [...] Era la batteria più potente del Mediterraneo. I suoi cannoni 381/40 potevano colpire a 35 chilometri. L'ordine di emergenza era arrivato regolarmente alla batteria assieme ai preavvisi per l'autodistruzione. All'alba del 10 luglio il comandante della batteria...[5]»

Descrizione della batteria:

«Si trattava della grande batteria di Capo Santa Panagia, ultimata nel 1939, prima applicazione pratica del nuovo concetto costruttivo, con locali ed impianti interamente in galleria, ed armata con una delle “nuove” torri da 381/40 Armstrong. L’altra batteria era l’opera Luigi di Savoia, con due cannoni da 203/50 su affustoscudato singolo in piazzole scoperte.»

(Batterie Costiere Della MILMART. La Difesa Costera in Italia Durante Le Due Guerre Mondiali.)

L'apparato bellico di capo Santa Panagia ebbe modo di attaccare il nemico, ma le fu ordinato ugualmente di autodistruggersi, così che capitolò insieme alla città il 10 luglio 1943, provoncando perplessità nello Stato maggiore.

«Un particolare episodio illustra l'assurdità della vicenda. Una batteria di grossi calbri della Marina (381) postata a capo Santa Panagia, a metà strada tra Siracusa e Augusta, avendo avvistata una formazione di navi nemiche, aprì il fuoco, bastarono poche salve affinché le navi invertissero immediatamente la rotta e sparissero all'orizzonte. Dopo di che gli artiglieri ricevettero l'ordine di far saltare i pezzi!»

(Guido Mussolini, Filippo Giannini, Benito Mussolini: Dal 25 luglio a Piazzale Loreto, 2004, p. 53.)
La nave Gelso M. naufragata a capo Santa Panagia

Odiernamente ospita nelle sue immediate vicinanze la Stazione Radiotelegrafica della Marina Militare di c.da S.Panagia; complesso di antenne militari installate sul territorio con decreto del Comando Militare Marittimo del Basso Tirreno il 20 novembre del 1985. Per cui la zona è vincolata, non potendo essere urbanizzata.[6]

Nei decenni precedenti capo Santa Panagia era anche il punto di passaggio della linea ferroviaria Messina-Siracusa, al cui posto sorge oggi la pista ciclabile Rossana Maiorca.

Il capo di Santa Panagia delimita inoltre la rada di Santa Panagia la quale ospita il pontile che serve il polo petrolchimico siracusano. Nel 2012 si è incagliata nella punta della scogliera siracusana la nave petroliera Gelso M. proveniente dal porto Marghera, dove aveva scaricato il greggio, e diretta al porto di Augusta, andò a naufragare tra gli scogli di Santa Panagia a causa del mare in burrasca. In seguito il relitto venne tagliato in più parti e rimosso dal capo.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ARPA: Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente Sicilia. (PDF), su osservatorioacque.it. URL consultato il 15 dicembre 2016..
  2. ^ Siracusa. Mistero nei fondali di Santa Panagia: sono i resti di un abitato di migliaia di anni fa?, su siracusaoggi.it. URL consultato il 15 dicembre 2016..
  3. ^ I muri di lava in fondo al mare di Santa Panagia, su srlive.it. URL consultato il 15 dicembre 2016..
  4. ^ Sebastiano Tusa, Salvatore M. Puglisi, La Sicilia nella preistoria, 1983, p. 148.
  5. ^ Filippo Gaja, L'esercito della lupara, p. 1962.
  6. ^ Cfr. Programma costruttivo Cooperativa ARDA, Calore casa 90, Ibiza, l’Eden, Calipso 2000 per la realizzazione di n 136 alloggi in zona C di PRG. Comprensorio C1 di via Conigliaro (TAV, 1).
  7. ^ Naufragio nave “Gelso M”: a giudizio il comandante, su amaregaeta.wordpress.com. URL consultato il 15 dicembre 2016..

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]