Cultura di Castelluccio

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Portello tombale della cultura di Castelluccio.

La cultura di Castelluccio è uno dei tanti aspetti archeologici della Preistoria siciliana, risalente all'Antica Età del bronzo (2000 a.C. circa) e identificata da Paolo Orsi nella omonima località posta tra Noto e Siracusa[1].

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

La più antica delle culture castellucciane finora conosciuta è quella che è stata individuata nel sito della Muculufa (Agrigento), risalente al 2169 a.C. (datazione precisa rilevata col metodo del radiocarbonio), grazie alla quale è stata definitivamente abbandonata la cronologia più bassa che la voleva contemporanea all'Elladico medio-recente (1800 - 1400 a.C.)[2].

Estensione geografica[modifica | modifica wikitesto]

La cultura di Castelluccio è riscontrabile nei siti della Sicilia sud orientale, a Monte Casale, Cava d'Ispica, Pachino, Niscemi, Cava Lazzaro, nei pressi di Noto, di Rosolini, nel comprensorio rupestre-bizantino delle Coste di Santa Febronia, a Palagonia, sul Monte Manganello, nelle vicinanze di Piazza Armerina, in località "Cuddaru d' Crastu" (Tornabé-Mercato d'Arrigo) presso Pietraperzia, là dove insistono i resti di una fortezza in parte intagliata nella pietra; pur con forme differenti è riscontrabile anche nell'agrigentino, a Monte Grande e a Sabucina, vicino Caltanissetta.

Cultura materiale[modifica | modifica wikitesto]

Ceramiche

Il ritrovamento nel sito di Castelluccio[3] di resti circolari di capanne appartenenti a quello che era stato un villaggio preistorico, portò all'individuazione di una classe ceramica decorata a linee brune su sfondo giallo-rossastro talvolta associati a un terzo colore, il bianco. Frequente il rinvenimento di ossa scolpite, che gli archeologi ritengono "idoletti" votivi come quelli che sono venuti alla luce a Malta e a Troia II e III. Le armi, fabbricate nel primo periodo in materiale litico, basalto (asce) o pietra verde, lasceranno il passo a manufatti in bronzo negli insediamenti più recenti.

Usanze funebri[modifica | modifica wikitesto]

Disegno tombe castellucciane

I defunti erano riposti all'interno di grotticelle artificiali scavate nella roccia, sigillate con chiusini in pietra che recavano raffigurazioni di simboli a spirale e motivi che alludevano all'atto sessuale (quasi a evidenziare l'eterno ciclo della vita e della morte).

A questa stessa età risalgono alcuni dolmen, con funzioni esclusivamente funerarie, rinvenuti in diverse parti della Sicilia e attribuibili ad un popolo estraneo alla cultura castellucciana[4].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di una tazza castellucciana di tipo etneo tra gli oggetti risalenti allo stesso periodo e rinvenuti in una località di Comiso, ha fatto arguire l'esistenza di traffici commerciali tra gli abitanti di quest'area della Sicilia sud-orientale e i castellucciani di Paternò, Adrano e Biancavilla (quest'ultimi costruttori di tombe con forme atipiche, obbligati dalla dura consistenza della roccia basaltica del loro territorio di natura vulcanica; gli stessi utilizzavano come camere di sepoltura anche grotte di scorrimento lavico).

L'attività mineraria dei castellucciani è comprovabile nell'area del ragusano: gallerie scavate con l'uso di mazze basaltiche permettevano l'estrazione della selce con cui si fabbricavano oggetti richiestissimi.

Siti di cultura castellucciana[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Salvatore Spoto, Sicilia antica: Castelluccio e l'Età del bronzo. Nota 1, p.51
  2. ^ Jean Huré, Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, p.12
  3. ^ nome eponimo di un particolare stile ceramico datato tra il 2200 e il 1800 a.C., in Salvatore Spoto, Sicilia antica, p.323
  4. ^ S. Piccoloop. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]