Storia di Siracusa in epoca moderna

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La storia di Siracusa in epoca moderna riguarda gli avvenimenti che coinvolsero la città di Siracusa dall'epoca spagnola fino al XIX secolo.

In questi secoli la città fu oggetto di ingenti ristrutturazioni: venne fortificata, per contrastare gli assalti dei nemici della corona spagnola, e venne ricostruita nel suo centro storico, a causa del violento terremoto del Val di Noto che la semi-distrusse.

In seguito fu sede del dominio austriaco; ultima roccaforte degli Asburgo.

Si instaurò infine la monarchia borbonica. La città venne punita quando aderì ai moti rivoluzionari per l'unificazione dell'Italia: i Borboni le tolsero il titolo di capoluogo, passandolo a Noto; che lo manterrà fino al 1865. Campo Marchese Del Carretto, militare del regno borbonico, dichiarò Siracusa il 4 agosto del 1837 «città scellerata». Seguì un periodo nefasto, caratterizzato da oneri economici da versare al regno ed epidemie, con conseguente abbandono della città da parte dei suoi abitanti.

La situazione mutò il 1 agosto del 1860 quando un gruppo di garibaldini entrò in città e la dichiarò parte delle conquiste di Garibaldi. Con l'entrata nel regno d'Italia, Siracusa riottenne il titolo di capoluogo.

Periodo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1520 e il 1530 il re Carlo V d'Asburgo provvede all'espoliazione dei monumenti greci e romani della città per la costruzione di alte mura difensive attorno all'isola di Ortigia. Verranno così sacrificate le mura dionigiane e la parte superiore della cavea del teatro greco.

Uno dei problemi che affliggeva Siracusa era quello dell'approvvigionamento di acqua. A fronte dell'incuria e delle azioni naturali l'antico acquedotto Galermi era inutilizzabile. Per questa ragione il 16 novembre 1576 il senato di Siracusa aveva votato la concessione a Don Pietro Maria Gaetani, Barone di Sortino, dell'uso esclusivo delle acque che gli consentiva il diritto di proibire l'utilizzo a terzi. Il decreto però obbligava il barone di eseguire dei lavori di ripristino dell'acquedotto entro 15 anni. I lavori furono effettivamente eseguiti, tanto da favorire la nascita di alcuni mulini all'interno della cavea del Teatro Greco.

Il soggiorno di Caravaggio[modifica | modifica wikitesto]

Il Seppellimento di Santa Lucia, dipinto in città da Caravaggio

Nel 1609 Caravaggio fugge da Malta e sbarca a Siracusa fu ospite del pittore siracusano Mario Minniti, suo amico di vecchia data. Durante la sua permanenza si interessò molto all'archeologia studiando i reperti ellenistici e romani della città, e dopo aver visitato assieme allo storico Vincenzo Mirabella dopo aver conosciuto la leggenda siracusana legata al tiranno Dionisio il vecchio coniò il nome di"Orecchio di Dionigi" per descrivere la Grotta delle Latomie sotto il Teatro Greco. Durante questo soggiorno gli fu commissionato per la Chiesa di Santa Lucia una pala d'altare del Seppellimento di santa Lucia la cui ambientazione sembra proprio quella delle vicine latomie[1]

Tra spagnoli e Asburgo[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 dicembre 1625 giunge da Malta lo scrittore e viaggiatore Pietro Della Valle che sostando alcuni giorni in città racconterà nel suo libro Viaggi di Pietro Della Valle il pellegrino, descritti da lui medesimo in lettere familiari all'erudito suo amico Mario Schipano, divisi in tre parti cioè: la Turchia, la Persia e l'India. Colla vita e ritratto dell'autore anche alcuni luoghi di Siracusa.

« Seguitando a ricevere in Siracusa i favori di monsignor vescovo il cinque dicembre con molta compagnia di cavalieri e delle stesse dame che vennero pure a favorir le mie donne andammo tutti fuori della città a vedere molte reliquie delle antiche Siracuse. »

(Pietro Della Valle [2])

Nel 1626 da Giuseppe Bonanno, principe di Linguaglossa fonda il borgo agricolo di Belvedere, oggi frazione di Siracusa.

Gli avvenimenti successivi determinano un continuo passaggio di poteri e dominazioni: gli spagnoli, gli Asburgo, poi nuovamente gli spagnoli. In questi anni sono da annoverare i lavori di fortificazione e la definizione di città "Piazza d'armi" dal 1678; questa condizione peserà soprattutto sulla popolazione, gravata da pesanti tasse e servitù militari, determinando un ulteriore spopolamento urbano

Siracusa barocca[modifica | modifica wikitesto]

Il terremoto del 1693[modifica | modifica wikitesto]

Il disastroso terremoto del 1693 segnerà la storia urbana di tutta l'area del Val di Noto, poiché proprio in questa fascia comprendente oltre a Siracusa anche le città di Noto, Avola, Ragusa, Modica, fino a Catania, il sisma porta ovunque morte e distruzione. La città rasa al suolo, si inizia l'opera di ricostruzione prendendo l'assetto urbanistico ed estetico barocco. Vengono ricostruiti molti palazzi nobiliari, la facciata del Duomo e ridefinita la forma dell'antistante piazza; si assiste alla rinascita delle chiese.

Le altre dominazioni[modifica | modifica wikitesto]

Jean Houel, Piazza duomo durante la festa del Corpus Domini del 1777

Nel 1700, alla morte di Carlo II, si comincia una guerra di successione che porta un ulteriore passaggio di poteri dagli spagnoli, ai Savoia, agli Austriaci sino ai Borbone di Napoli, che affossano ulteriormente l'economia della città mantenendo una gestione feudale e antimoderna.

Nel 1777 a Siracusa arriva un viaggiatore d'eccezione, Jean Houel il quale esegue una serie di incisioni dei monumenti antichi della città permettendo così anche la loro riscoperta. Una delle immagini più importanti riguarda la rappresentazione della festa del Corpus Domini, un evento grandioso che superava in sfarzo anche quello delle città di Catania e Palermo e durava sette giorni. La testimonianza è importante in quanto l'anno successivo la festa non venne più eseguita allo stesso modo.[3]

Nel 1779 sbarca per due settimane Ippolito Pindemonte che visiterà la città assieme ad un giovane Tommaso Gargallo con cui suggellerà una duratura amicizia[4].

Nel 1780 il vescovo Alagona inaugura il Museo del Seminario divenuto, nel 1808, Museo Civico presso l'Arcivescovado, nucleo fondante di quello che sarà il museo archeologico della città.

Nel 1798, la squadra navale dell'ammiraglio Orazio Nelson sosta nel porto di Siracusa restando affascinato dalla fonte Aretusa[5], prima di affrontare Napoleone ad Abukir scrisse: "Grazie ai vostri sforzi noi ci siamo riforniti di viveri ed acqua, e sicuramente avendo attinto alla Fonte Aretusa, la vittoria non ci può mancare"[6].

Il 25 aprile 1806 Ferdinando I di Borbone visita la città e sosta presso i baroni del Palazzo Beneventano[7].

L'epidemia del 1837[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Platen a Siracusa; foto di Wilhelm von Gloeden, 1900.

Nel 1835 durante una visita a Siracusa, a causa di una febbre di colera muore all'interno di una locanda al numero 5 di via Amalfitania in Ortigia il poeta August von Platen-Hallermünde. Per celebrare il suo passaggio, diversi anni dopo l'Imperatore di Germania in visita pose una lapide commemorativa.

Nel luglio del 1837 scoppiò in città un'epidemia di colera. I magistrati e i funzionari cittadini abbandonarono nel panico la città che precipitò in uno stato di anarchia. La folla inferocita considerò l'epidemia come il risultato di un avvelenamento da parte di cittadini stranieri e scatenò una rivolta ed una vera e propria caccia all'untore. La rivolta culminò con l'arresto di Giuseppe Schwentzer, francese che si trovava in città per effettuare un'esibizione di cosmorama, la sua giovane moglie e molte altre persone innocenti. Schwentzer venne sottoposto ad un processo farsa in cui veniva accusato di aver sparso in città un potente veleno. Egli, nel disperato tentativo di non essere giustiziato, accusò di avvelenamento il cittadino tedesco Bainard, il quale però riuscì a scampare alla morte, non trovandosi in quel momento a Siracusa. In seguito Schwentzer si assunse le sue responsabilità, pur essendo innocente, e fu condannato insieme ad altri capri espiatori per cospirazione contro lo Stato. Il 18 agosto Schwentzer, sua moglie e altri innocenti per un totale di 14 persone furono prelevati dal carcere, condotti in Piazza Duomo e barbaramente assassinati dalla folla.

Nel perdurare di questo stato di cose, nel 1837 la diffusione del colera e le dicerie sulla sua presunta diffusione provocano una rivolta antigovernativa, decretando una pesante punizione alla città: lo spostamento del capoluogo a Noto dal 1837 sino al 1865 (dopo l'Unità d'Italia). La perdita di questo privilegio acuisce le tensioni antiborboniche, determinando la partecipazione dei siracusani ai moti rivoluzionari del 1848.

Periodo risorgimentale[modifica | modifica wikitesto]

Gli ultimi anni Borbonici furono per Siracusa sofferenti; Nel 1837, come si è detto in precedenza, in città era scoppiata l'epidemia di colera, e dei rivoluzionari siracusani pensarono che accusando i sovrani Borbonici di avere avvelenato acqua e cibo e di avere quindi provocato la grave epidemia, il popolo si sarebbe ribellato alla monarchia e avrebbe cacciato i Borbone spingendo ulteriolmente verso l'unità d'Italia; ma invece così non avvenne. I siracusani allarmati dal manifesto accusatore (che era stato firmato proprio dal sindaco della città e redatto dal patriota Mario Adorno) invece di combattere contro i soldati borbonici andarono in giro per le vie cittadine a cercare i "responsabili" dell'epidemia tra la gente comune; questo allarmismo, misto alla non conoscenza e ignoranza dell'epoca (dal verbo ignorare = non conoscere) provocò la morte di molta gente innocente.

Inoltre questo manifesto accusatore non restò segreto al Re Ferdinando II di Borbone, il quale venuto a conoscenza che i moti rivoluzionari anti-borbonici erano giunti anche a Siracusa, la fece declassare e le tolse quindi il titolo di "Capovalle", assegnandolo a Noto, unica cittadina a non aver provocato moti anti-borbonici.

Era il 4 agosto 1837 quando il maresciallo di Campo Marchese Del Carretto, dichiarava Siracusa città scellerata per aver partecipato ai moti rivoluzionari per l'unità d'Italia[8].

Il 13 agosto dello stesso anno, l'alto commissario Del Carretto, fece arrestare e fucilare in piazza Duomo, a Siracusa, alcuni fra i più accesi cospiratori, fra cui Mario Adorno (l'autore del manifesto accusatore contro i Borbone, che venne stampato anche negli altri centri di Sicilia, in alcune regioni d'Italia e persino all'estero) e suo figlio Carmelo, Concetto Sgarlata, Santo Cappuccio, Gaetano Rodante.

Punita e declassata inizia per Siracusa un periodo molto difficile; le vennero date imposte da pagare, non venne ascoltata nei suoi reclami, veniva contraddetta nei Consigli. La sua Diocesi venne dimezzata; Noto diventò anche sede vescovile. Inoltre, l'epidemia di colera continuò per diverso tempo, molte furono le famiglie siracusane che in questo periodo abbandonarono la città.

Alla già disastrata condizione sociale, si aggiunse anche l'onere economico di dover mantenere altri soldati borbonici, poiché il Re Ferdinando II, non fidandosi più dei siracusani, fece giungere in città rinforzi per evitare il ripetersi di ribellioni pro-unitarie. E il costo di questi soldati era a carico del comune già stremato. Durante il periodo del 1848, l'anno conosciuto come la Primavera dei Popoli, per via dei moti rivoluzionati scoppiati in tutta Europa e partiti proprio dalla Rivoluzione Siciliana, Siracusa chiese ed ottenne dal nuovo governo rivoluzionario con a capo Ruggero Settimo, di poter riacquistare il titolo di Capovalle.

Ma la ripresa durò poco, infatti le monarchie d'Europa si ribellarono e repressero con la violenza i tanti moti rivoluzionari che si erano accesi un po' ovunque. Siracusa venne costretta alla resa, il sacerdote e patriota siracusano, Emilio Bufardeci, firmò per ordine di Ruggero Settimo l'armistizio con il generale Palma che decretava la caduta della piazzaforte siracusana[9].

Il 1º agosto 1860 i garibaldini arrivarono a Siracusa decretando il passaggio della città sotto il controllo di Garibaldi. Il 21 ottobre 1860 avvenne la votazione per annettere la Sicilia al nuovo stato unitario. Con la nascita dell'Italia, Siracusa ebbe nuovamente il titolo di "città capoluogo".

Da sottolineare inoltre, la lettera di Leopoldo Conte di Siracusa, fratello del Re Ferdinando II di Borbone e zio dell'ultimo Re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone; Scrisse al regnante suo nipote, da Siracusa a Napoli, gli fece recapitare una missiva dal contenuto pro-unitario, questa lettera, che venne distribuita alle cancellerie d'Europa, e quindi ai giornali, si dice che ebbe un ruolo destabilizzante verso il già traballante ultimo Regno delle Due Sicilie. Estratto della lettera:

« Sire, salvate, che ancora ne siete in tempo, salvate la Nostra Casa dalle maledizioni di tutta l'Italia! Seguite il nobile esempio della Regale Congiunta di Parma, che allo irrompere della guerra civile sciolse i sudditi dalla obbedienza, e li fece arbitri dei propri destini. L'Europa e i vostri popoli vi terranno conto del sublime sagrifizio; e Voi potrete, o Sire, levare confidente la fronte a Dio, che premierà l'atto magnanimo della M.V. ... »

E la lettera proseguiva poi tutta sullo stesso tono di rimprovero verso i Borbone e di unità verso gli altri Stati D'Italia.

Questa missiva si dice ebbe grande risalto in Piemonte, Inghilterra e Francia. Ricevette numerosi complimenti da parte degli unitari per quel suo scritto, e venne insignito dal Re Vittorio Emanuele del titolo di "Luogotenenza in Toscana"[10].

Dal lato dei pro-borbonici invece la figura del Conte Leopoldo di Siracusa è vista, tutt'oggi, come quella di un traditore della causa borbonica[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Caravaggio clandestino a Siracusa da Corriere.it
  2. ^ Viaggi di Pietro della Valle: il pellegrino, G. Gancia, 1º gennaio 1843. URL consultato il 13 ottobre 2016.
  3. ^ Tratto da F. Gringeri Pantano, L. Rubino (a cura di) Jean Hoüel: voyage a Siracusa: le antichità della città e del suo territorio nel 1777, Palermo 2003.
  4. ^ Della vita e delle opere d'Ippolito Pindemonte Di Bennassù Montanari
  5. ^ http://www.diapasonsiracusa.it/zibaldone_porto_siracusa.html[collegamento interrotto]
  6. ^ Guido Margaret, Siracusa: guida storico pratica ai suoi principali monumenti ed ai luoghi d'interesse, Marchese, 1960
  7. ^ Palazzo_Beneventano Archiviato il 3 settembre 2013 in Internet Archive.
  8. ^ Siracusa punita e declassata, moti rivoluzionari del 1837 Archiviato il 15 febbraio 2013 in Internet Archive.
  9. ^ Siracusa e il periodo dei Borbone Archiviato il 29 novembre 2012 in Internet Archive.
  10. ^ Francesco II di Borbone:l'ultimo re di Napoli
  11. ^ La lettera del conte di Siracusa, Leopoldo di Borbone
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