Eruzioni dell'Etna

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Etna.

Carta geologica della città di Catania di Carmelo Sciuto Patti. In evidenza con colori diversi le principali eruzioni giunte fino a Catania.
Lave del Rotolo[1] a Catania, in piazza Europa; su di esse venne eretta nel XVI secolo una torretta d'avvistamento secondo il piano di difesa del Regno, chiamata popolarmente Torre Saracena

Eruzioni dell'Etna è un elenco degli eventi eruttivi noti verificatisi sul vulcano Etna, in Sicilia[1].

Storia eruttiva[modifica | modifica wikitesto]

Eruzioni pre-etnee[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio del processo formativo dell'Etna si fa risalire al Quaternario, a partire da 600.000 anni fa, dove si ritiene esistesse un grande bacino, il Golfo pre-etneo. Qui, nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, vi furono le prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi edifici vulcanici. Prove di queste prime eruzioni sono da ricercarsi nelle colonne basaltiche di Acitrezza e Motta Sant'Anastasia, nonché nei pillows di Acicastello. Una seconda serie di eruzioni, stavolta di tipo alcalo-basaltiche, è ritenuta compresa tra i 200 e i 100.000 anni fa, dando forma al cosiddetto Monte Calanna, il principale dei coni vulcanici preistorici. Di questa struttura oggi rimangono dei dicchi (residui dello "scheletro" del cono vulcanico) lungo il versante orientale.

Nascita del Trifoglietto[modifica | modifica wikitesto]

Circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso vulcanico, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, di tipo esplosivo[2], che emetteva lave di tipo viscoso. Un secondo sempre più ad NO, (Trifoglietto II), sorse dal precedente, collassando in seguito con esso circa 64.000 anni fa dando origine all'immensa caldera detta Valle del Bove profonda mille metri e larga cinquemila[senza fonte].

Nascita del Mongibello[modifica | modifica wikitesto]

Le eruzioni successive furono alternativamente di lava basaltica e di violente esplosioni tufacee. A seguito di queste nacque, dopo circa 30.000 anni, il Mongibello Antico, cono laterale occidentale ai precedenti. Le fasi di vita del Mongibello sono, dalla sua nascita, piuttosto altalenanti, con fasi di stanca e fasi di attività eruttiva. Tra gli ottomila e i settemila anni fa vi fu un collasso del cono occidentale, testimoniato indirettamente anche dalle fonti antiche[3]. Secondo un'ipotesi a seguito a questo collasso scaturì un immane tsunami verso il Mediterraneo orientale e sud orientale[4]. Lo Stretto di Messina avrebbe invece fatto da barriera allo tsunami verso il Mediterraneo occidentale, ma non è chiaro se fosse dovuto a cause sismiche ovvero eruttive. Secondo altre tesi non vi fu un solo collasso ma una serie di collassi nel corso del tempo.

Le lave da quest'epoca tornarono ad essere di tipo fluido basaltico e gli eventi eruttivi, seguendo il processo di spostamento verso ovest, diedero vita al nuovo edificio vulcanico del Mongibello.

Mongibello Recente[modifica | modifica wikitesto]

Dal collasso del Mongibello Antico in poi l'Etna ha raggiunto una fase di relativa quiescenza che alterna con eruzioni di tipo basaltico. Il vulcano attuale presenta molteplici piccole bocche laterali, dette crateri avventizi, prodotte dalle varie eruzioni nel tempo. Esistono anche dei centri eruttivi eccentrici caratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo[senza fonte].

Non si è in grado di produrre una cronologia completa delle eruzioni etnee, nel periodo storico, a causa dell'incertezza o dell'imprecisione delle fonti. La moderna ricerca geologica e stratigrafica sta progressivamente facendo ordine sulle indicazioni basate su memorie storiche; meglio testimoniate sono quelle dal XVI secolo in poi.

Preistoria e protostoria[modifica | modifica wikitesto]

Ingrottato della chiesa rupestre di S. Maria la Grotta entro le lave del Larmisi[1].

Gli eventi eruttivi che hanno interessato l'area ionica più antichi sono certamente quelli pre-etnei, caratterizzati da lave colonnari, pillows e neck. Tali fenomeni eruttivi vengono datati a partire da 600.000 anni a.C.

Dall'80.000 al 60.000 a.C. circa lo scheletro[non chiaro] costruito nei millenni precedenti permette la nascita del Trifoglietto.

Solo a partire dalle eruzioni del V millennio a.C., a seguito del crollo del Trifoglietto, si possono invece stabilire le eruzioni relative al Mongibello. Secondo la tavola cronologica di Romé de l'Isle la prima eruzione nota sarebbe del 1500 a.C., mentre secondo Diodoro Siculo fu il fuoco dell'Etna la causa della trasmigrazione dei Sicani dalla costa orientale a quella occidentale dell'isola, verso il 1470 a.C.[5]

Un'altra grande eruzione avrebbe avuto luogo poco dopo la venuta dei Siculi, verso l'anno 1280 a.C.; secondo Tucidide sarebbero avvenute altre tre eruzioni nel 737, 477 e 427 [5]. Non tutte tali colate, tuttavia, sono bene identificabili.

Le diverse colate del Mongibello che hanno interessato la città di Catania possiamo riconoscerle con relativa precisione, tuttavia sono poco databil:

  • lave di Santa Sofia, di incerta datazione, sviluppatesi nel rione omonimo (presso il quartiere di Cibali di Catania) e sepolte sotto le eruzioni del 693 a.C.;
  • lave del Larmisi, risalente alla formazione di Monpeloso, di molto posteriore alla precedente, forse la prima eruzione a raggiungere il territorio catanese ancora non abitato. Prende il nome dall'omonimo Capo dove terminò il suo percorso incontrando il mare;
  • lave dell'Ognina, della stessa epoca delle lave del Larmisi e della stessa conformazione, per questo spesso confuse con esse. Tuttavia si riconoscono dalle altre a causa della loro facile alterabilità da parte degli agenti esterni (salsedine). È probabile l'esistenza di una grande insenatura tra queste lave, il Porto Ulisse ricordato dalle fonti;
  • lave del Ponte, forse prossima all'età della colonizzazione e della fondazione di Katane, si estende al di sotto del porto di Ognina.[senza fonte]

Eruzioni in periodo storico[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo cosiddetto storico copre circa 3 millenni, tuttavia le informazioni relative presentano, per varie ragioni, molti periodi lacunosi; altre sono inaffidabili e soprattutto non permettono alcuna valida individuazione dei centri eruttivi o del volume dei prodotti emessi. La carta geologica ottenuta con le ricerche più recenti ha permesso di individuare 35 colate di lava tra il 122 a.C. e il 1600 d.C. e per solo 7 di esse la datazione coincide con quella in precedenza ritenuta aderente alle antiche fonti[6].

A partire dalla seconda metà degli anni settanta del XX secolo la frequenza delle eruzioni, sia dai crateri sommitali che dalle fenditure laterali è aumentata notevolmente; anche il tasso medio annuo di lave emesse ha subito un netto incremento [7].

Eruzioni tra il VII secolo a.C. e il V secolo[modifica | modifica wikitesto]

Lave del 396 a.C. a Santa Tecla

Tra il periodo di fine impero romano e l'anno mille la ricerca ha permesso di riconoscer diverse colate, non riferite da fonti storiche la cui datazione (con un margine di errore di ± 50) è indicata negli anni 350 e 450 sul versante sud-orientale a bassa quota (San Giovanni la Punta e Sant'Alfio); sul versante occidentale, negli anni 250, 350, 450 (Bronte). Eruzioni di rilievo, almeno 4, sul versante meridionale e orientale tra il 500 e il 700. Tra il 1000 e il 1330 eruzioni laterali a quote basse su tutti i versanti con formazione del Monte Sona e del Monte Ilice con colata fino alla costa ionica (Stazzo)[14].

Eruzioni tra il XII secolo e il XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Eruzioni tra il XVI secolo e il XVII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione grafica di un'eruzione vista da Athanasius Kircher riprodotta nel 1664.
  • Eruzione dell'Etna del 1536-1537 — Sia le cronache del tempo che Tommaso Fazello, testimone diretto, la descrivono come tra le più violente. Le lave proruppero dal cono principale il 22 marzo; il 25 avvenne una enorme squarcio nell'alta regione boschiva a libeccio del cono e da molte bocche venne un torrente di fuoco che si divise in tre rami: uno verso Nicolosì distrusse il tempio di San Leone, un secondo avanzò verso Valcorrente, un terzo verso Paternò[5];
  • Eruzione dell'Etna del 1556 - La lava proruppe da una fenditura apertasi, a nord, nella zona di Selletta di Collabaxia e si fermò poco a nord di Passopisciaro[14];
  • Eruzione dell'Etna del 1579-1580 - Le scarne fonti indicano forte attività esplosiva e colata verso Acireale, danno alle aree coltivate; non individuata nelle ricerche stratigrafiche e radiometriche[14];
  • Eruzione dell'Etna del 1603 attività persistente dal cratere sommitale proseguita negli anni successivi con tracimazioni laviche[14];
  • Eruzione dell'Etna del 1607 - Il 28 giugno si aprì una fenditura a NO nei pressi di Monte Spagnolo con una colata di circa 3 miglia[14]. Si forma la Grotta degli archi nel territorio di Nicolosi[senza fonte];
  • Eruzione dell'Etna del 1610 - Tra il 6 febbraio 1910 e la fine del mese di agosto dello stesso anno due distinte colate di lava minacciarono da presso Adernò[14] (oggi Adrano);
  • Eruzione dell'Etna del 1614-1624 - L'eruzione più lunga del periodo storico avvenne sul versante settentrionale del vulcano formando il vasto campo lavico denominato "Sciara del Follone". Il fenomeno durò ben dieci anni[14] ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie; le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975 m s.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grotte laviche, oggi visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi[senza fonte];
  • Eruzione dell'Etna del 1634-1636 - la colata lavica emessa dal versante meridionale della Valle del Bove distrusse aree boschive e coltivazioni a vigneto fra Zafferana e Fleri[14].
  • Eruzione dell'Etna del 1643 - breve colata sul lato settentrionale (non più individuabile)[14];
  • Eruzione dell'Etna del 1646 - notevole eruzione laterale sul lato NE che formò il cono eruttivo di Monte Nero[14];
  • Eruzione dell'Etna del 1651 - grande eruzione laterale sul fianco occidentale; formazione del vasto campo lavico detto "Sciara di S. Antonio". Danneggiò coltivazioni e parte dell'abitato di Bronte[14]. Iniziata a febbraio, l'eruzione ebbe una durata di circa tre anni con successive colate che si sovrapposero per oltre 12 chilometri e per la larghezza media dì 3 km[5];
L'eruzione del 1669 secondo Giacinto Platania

Eruzioni nel XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

L'eruzione dell'Etna del 1766, in una stampa di Alessandro D'Anna.

Eruzioni del XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

18 maggio 1886; alta colonna di ceneri vulcaniche fotografata da Taormina

Eruzioni del XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

La città di Mascali, rovinata dalla lava emessa dall'Etna nel 1928.
Mappa dell'area interessata dall'eruzione dell'Etna del 1983, Boris Behncke
  • Eruzione dell'Etna del 1981 - L'eruzione di Randazzo ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò minacciosa: in poche ore si aprirono fenditure da quota 2625 via via fino a 1115. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò circa 2000 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette un disastro ecologico per la pittoresca e fertile vallata, ma la colata si arrestò alla quota di 600 m;
  • Eruzione dell'Etna del 1983 - Dura 131 giorni e distrugge gli impianti sportivi, la funivia dell'Etna, vari ristoranti ed attività commerciali oltre che lunghi tratti della S.P. 92. È nota anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole sacrificio date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne parzialmente deviata ma i pareri sulla reale riuscita furono discordi. L'eruzione ebbe comunque termine entro un paio di mesi dall'intervento dopo aver prodotto circa 100 milioni di m³ di materiale lavico[26]
  • Eruzione dell'Etna del 1985 - L'eruzione cominciò il 10 marzo con un violento parossismo al cratere di Sud-Est; successivamente alcune fratture si formarono sul fianco meridionale del vulcano, nella zona già interessata dalla precedente eruzione del 1983. Il 12 marzo ebbe inizio l'attività effusiva da tali fratture, nei pressi del Piccolo Rifugio, il quale, già gravemente danneggiato due anni prima, venne completamente distrutto. L'attività fu piuttosto modesta e caratterizzata da un basso tasso di emissione lavico: per questo motivo le colate si estesero soltanto per 2–3 km in direzione sud-ovest. L'eruzione si concluse il 13 luglio;
  • Eruzione dell'Etna del 1986 - 1987 - L'eruzione cominciò il 29 ottobre 1986 con l'emissione di colate laviche e di fontane di lava nella parte settentrionale della Valle del Bove, a quota 2600 m; successivamente le fratture si estesero verso E - NE, a quote via via inferiori e l'emissione di colate avvenne da una bocca posta a quota 2300 m (l'attuale Monte Rittmann). L'eruzione durò fino al 27 febbraio del 1987 e produsse un esteso campo lavico confinato nella zona settentrionale della Valle del Bove; il fronte più avanzato si arrestò a quota 1400 m, nei pressi di Monte Fontane;
  • Eruzione dell'Etna del 1989 - Avvenne in due fasi, tra 11 e 27 settembre dal cratere di Sud-Est e tra 27 settembre e 9 ottobre da una serie di fratture sul versante sud-orientale verso la Valle del Leone, tra 2.670 e 2.550, e sino ai 1.500 m di quota[27].
  • Eruzione dell'Etna del 1991-1993 - Il 14 dicembre 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, a quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione venne giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e pertanto venne messa in opera, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio si rivelò efficace anche nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza nel corso dell'eruzione 2001, ed è stata oggetto di studio da parte di équipe internazionali, tra le quali di tecnici giapponesi. Tuttavia tali azioni non furono risolutive per arrestare il fronte lavico; furono pertanto impiegati gli incursori della Marina Militare che operarono sul canale di scorrimento lavico principale, a quota 2200 m, con impiego di cariche esplosive speciali per intercettare il flusso lavico deviandolo verso l'interno della valle del Bove allo scopo di abbassare la pressione del fronte di lava più avanzato. L'operazione, perfettamente riuscita richiese l'utilizzo di esplosivo plastico C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave fatti esplodere in rapidissima successione.

Eruzioni nel XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Colata lavica del 2002 a Linguaglossa
Etna, Cratere di Sud-Est, eruzione del 2006
L'attività eruttiva della fine del periodo estivo del 2010 è stata percepita con una prima emissione di gas e ceneri il 25 agosto, per poi riprendere la notte del 4 settembre.
Vista del campo lavico del gennaio 2011
Episodio parossistico del 23 novembre 2013. Ha interessato con la caduta di ceneri e lapilli tutto il territorio orientale del vulcano e intensamente i centri di Piedimonte Etneo e Linguaglossa; ha provocato l'interruzione dell'autostrada Catania-Messina per alcune ore.
  • Eruzione dell'Etna del 2001 - Intensa attività stromboliana ai crateri sommitali; soprattutto il cratere di sud-est è interessato da violente fasi parossistiche con fontane di lava che raggiungono anche i 1000 metri. In maggio sciami sismici preannunciano la risalita del magma. Il 12 luglio comincia una crisi sismica; nei giorni successivi si conteranno oltre 2500 eventi sismici. Profonde fratture si aprono a Pian del Lago, sopra la Montagnola. L'eruzione comincia nella notte tra il 17 e il 18 luglio, sul versante meridionale, da una fenditura che si apre a quota 2100 m, a qualche centinaio di metri dal rifugio Sapienza (fortunatamente questa struttura verrà risparmiata). Il 19 si apre la più grande delle bocche, a Pian del Lago; le sue colate laviche distruggono il terminale della funivia. Agli inizi di agosto le colate si fermano a pochi chilometri da Nicolosi. Grande il disagio causato dalla continua ricaduta di cenere su Catania e sui centri pedemontani, che inoltre causa la chiusura dell'aeroporto di Fontanarossa. L'eruzione termina tra il 9 e il 10 agosto[28];
  • Eruzione dell'Etna del 2002 - Grande eruzione durata dal 27 ottobre al 29 gennaio 2003. Questa eruzione è stata denominata l'eruzione perfetta. Essa è da considerarsi tra le più esplosive degli ultimi 100 anni. È da considerarsi anche la più distruttiva dal punto di vista infrastrutturale. Nella notte del 26 ottobre 2002 una forte scossa sismica avviò la fase eruttiva, che distrusse tutta la zona turistica di Piano Provenzana sul versante Etna-Nord in località di Linguaglossa. Tutte le infrastrutture turistiche-ricettive e sportive furono ricoperte dalla colata lavica, che in una nottata azzerò trent'anni di investimenti e progetti di una intera comunità. Le ferite della colata sono tuttora visibili non appena si raggiunge la località Piano Provenzana, dove uno scenario lunare ha preso il posto del un paesaggio che offriva la vista della pineta incastrata ai piedi dell'enorme montagna.
  • Eruzione dell'Etna del 2004-2005 - Eruzione laterale all'interno della Valle del Bove;
  • Eruzioni dell'Etna del 2006 - Nella tarda serata del 15 luglio si aprì una fessura eruttiva sul fianco orientale del cratere di sud-est, da cui cominciò a fuoriuscire una colata che si riversà all'interno della Valle del Bove fino al 24 luglio. Il 16 novembre l'attività del cratere di sud-est aumentò; ciò causò alcuni crolli nel suo fianco orientale, dando origine a piccoli flussi piroclastici che avanzarono per qualche centinaio di metri;
  • Eruzione dell'Etna del 2007-2009 - Parossismi del Cratere di Sud-Est ed eruzione laterale all'interno della Valle del Bove.
  • Eruzioni dell'Etna del 2010-2013 - Parossismi dal Nuovo Cratere di Sud-Est più o meno violenti. In questa fase il cratere cresce notevolmente di qualche centinaio di metri: record per un vulcano attivo.
  • 2010 L'anno è caratterizzato da una serie di piccole attività vulcaniche, talora associate ad attività sismica. Annunciato da una serie di scosse sismiche (la più intensa di magnitudo 4,2) registrate qualche giorno prima, il pomeriggio dell'8 aprile, dal cratere a pozzo presente alla base orientale del Cratere di Sud-Est si alza per circa 1 km un pennacchio di fumo scuro contenente cenere lavica che ricadrà nei territori di Milo, Fornazzo e Linguaglossa; il fenomeno dura alcune decine di minuti. Il 25 agosto dalla bocca occidentale della Bocca Nuova, alle ore 15.09, una forte esplosione genera una nube di cenere alta circa 1 km, provocando una leggera caduta di cenere nella zona Est del vulcano e nei giorni seguenti si verificano eventi simili, seppur di intensità molto inferiore. L'attività vulcanica riprende il 1º novembre con una sequenza di tre esplosioni in area sommitale nell'arco di pochi minuti, si tratta della manifestazioni esterna di una attività vulcanica che ha prodotto nei giorni a ridosso di questo evento, sciami sismici di lieve entità interessanti il versante orientale del vulcano. Il 22 dicembre avviene una forte esplosione dalla bocca occidentale della Bocca Nuova che genera una nube di cenere alta alcune centinaia di metri, causando una leggere ricaduta di cenere sul comune di Linguaglossa.
  • 2011 A partire dal gennaio del 2011 l'Etna ha nuovamente dato segnali di vivace attività eruttiva caratterizzata da intense fasi parossistiche simili a quelle avvenute nel 2000. Gli eventi eruttivi avvenuti nell'arco del 2011 sono stati 18: 12/13 gennaio, 18 febbraio, 10 aprile, 12 maggio, 9-19-25-30 luglio, 5/6-12-20-29 agosto, 8-19-28 settembre, 8-23 ottobre, 15 novembre[29] e hanno portato alla formazione del ribattezzato "Nuovo Cratere di Sud Est", un cono di piroclasti addossato all'apparato del 1971. Si può ben notare che dal mese di luglio gli eventi si sono verificati con un intervallo di tempo tra loro più ristretto per poi riprendere ad allungarsi a partire dalla fine di settembre. Il 3 dicembre, un'improvvisa esplosione ha interessato la Bocca Nuova, la quale aveva dato già segni di ripresa nel luglio dello stesso anno con attività stromboliana interna e blande emissioni di cenere. L'attività eruttiva del "Nuovo Cratere di Sud Est" ha provocato la caduta di diverse piogge di cenere sui paesi etnei. Il traffico aereo dell'Aeroporto Fontanarossa di Catania è andato incontro a diversi disagi e a chiusure forzate dello scalo a causa delle imponenti nubi di volta in volta formatesi. Fra questi eventi i più violenti sono stati quelli del 9 luglio, 20 agosto, 28 settembre e 15 novembre tra i quali gli ultimi due sono stati caratterizzati da fontane di lava alte 800 metri.
  • 2012 L'attività vulcanica dell'Etna è ricominciata nel gennaio del 2012 con uno dei più lunghi e violenti parossismi degli ultimi anni, avvenuto nella mattinata di giorno 5. Il 20° parossismo dal gennaio del 2011 ha avuto poi luogo tra l'8 ed il 9 febbraio del 2012, preannunciato da una discontinua attività stromboliana del Nuovo Cratere di Sud Est, ripresa il 27 gennaio. Il 21° escalation eruttivo parossistico, molto violento, si è verificato il 4 marzo del 2012, anche questo preceduto da blanda attività stromboliana nel mese di febbraio. Il 22º episodio è avvenuto due settimane dopo il precedente, nella mattinata del 18 marzo 2012, mentre il 23° parossismo (avvenuto sempre due settimane dopo il precedente) è avvenuto nella nottata del 1º aprile 2012, e sono stati entrambi molto violenti. Il 12 aprile un altro episodio molto violento ma breve ha dato spettacolo in tutta la Sicilia orientale e la Calabria Meridionale. Da segnalare, per questi ultimi sei eventi eruttivi, la formazione di piccoli flussi piroclastici e lahar, causata dall'interazione esplosiva fra le colate di lava e la spessa coltre nevosa che ricopre il vulcano. La 25a crisi parossistica, analoga alle precedenti, si è verificata nella notte tra il 23 e il 24 aprile. A partire dal 28 giugno 2012, il tremore vulcanico dell'Etna ha mostrato improvvisamente segnali di incremento dovuti alla risalita del magma, verso una nuova eruzione, ma nella notte del 3 luglio si ancora risvegliata la Bocca Nuova dando vita a una debole attività stromboliana intracraterica che è terminata del tutto nei primi di settembre, quando ha preso posto con una serie di piccole esplosioni il Nuovo CSE. Nel mese di ottobre, è nuovamente ricominciata una vivace attività stromboliana alla Bocca Nuova cessata completamente il 19 ottobre 2012. Dal 21 novembre al 2 dicembre 2012, sono iniziati dei deboli bagliori al NCSE provocati dall'emissione di gas caldo. I bagliori hanno raggiunto la maggiore intensità nella notte del 1-2 dicembre e successivamente sono rapidamente diminuiti per ricomparire nuovamente il 24 dicembre 2012. Durante l'intervallo 25-27 dicembre, il NCSE ha prodotto sporadiche e deboli emissioni di cenere accompagnate da un cospicuo aumento nell'emissione di gas.
  • 2013 Durante la notte fra il 9 e il 10 gennaio si ha l'inizio della prima attività eruttiva dell'Etna nel 2013, di carattere stromboliano, all'interno della Bocca Nuova, che durerà fino al 15 gennaio. Si registra attività, oltre che all'interno della Bocca Nuova, anche nel cratere denominato Nuovo c. di Sud-Est, nella notte tra il 22 e il 23 gennaio e nella sera del 28 dello stesso mese. Nella serata del 30 gennaio, un altro episodio di forte attività stromboliana all'interno della Bocca Nuova dell'Etna. Nel secondo mese del 2013 l'Etna non tarda a farsi sentire: nella mattina del 2 febbraio, per poi ripetersi il 6 e l'8 dello stesso mese, si registra attività nella Bocca Nuova. Durante la mattinata del 19 primo parossismo del 2013: fontane di lava fuoriescono dal Nuovo Cratere di Sud-Est, per la prima volta dopo il 24 aprile 2012. L'evento si ripete durante le prime ore del giorno successivo e poi, ancora, durante il pomeriggio. Attività parossistica così intensa, dal punto di vista della frequenza (3 eventi in meno di 36 ore), si era verificata per l'ultima volta solo nel 2000. Nonostante ciò i parossismi continuano nella mattina del 21 e nella sera del 23 febbraio. Il 27 dello stesso mese si registra attività esplosiva, con qualche colata di lava, sia nella Bocca Nuova dell'Etna che alla Voragine che nei 13 anni precedenti era rimasta in quiete. Durante la notte dello stesso giorno, attività stromboliana, sia alla Voragine che alla Bocca Nuova, precede il nuovo parossismo del Nuovo Cratere di Sud-Est: la lava riesce a raggiungere la stazione di monitoraggio del Belvedere e la nube di materiale piroclastico arriva fino a Giarre, sulla costa ionica. Nella notte tra il 5 e il 6 marzo nuova eruzione dal Cratere di Sud-Est che si ripete ancora il 16, dello stesso mese. Entrambi caratterizzati, come i precedenti, da alte fontane di lava, emissione di colate di lava, e produzione di una nube di materiale piroclastico. Nel pomeriggio del 4 aprile, dopo 18 giorni dall'ultima eruzione, forti esplosioni e colate di lava caratterizzano il nuovo parossismo. Il 3 aprile un ulteriore evento parossistico. Tra l'8 e il 12 aprile, si registra attività stromboliana, dapprima con esplosioni ed emissioni di cenere e – in un secondo momento – caratterizzata da emissioni di lava, a intermittenza. È la decima dall'inizio del nuovo anno. Altri tre eventi ad aprile avvengono il 18, il 20 con fontane di lava alte fino a 1000 metri 1[30] e il 27. Dopo una pausa di sei mesi, il 26 ottobre il vulcano dà vita al 14° parossismo del 2013, durante il quale, dopo anni di silenzio, è tornato in scena il cratere di Nord-Est, che ha prodotto per diverse ore una colonna molto densa di cenere. Altri parossismi si verificano l'11 novembre, nella notte tra il 16 e il 17 novembre, il 23 e il 28 novembre e nella notte tra il 2 e il 3 dicembre, per un totale di 19 attività parossistiche nel 2013. Quello che inizia nella tarda serata di sabato 14 dicembre e viene definito come il 20° parossismo, si rivelerà presto come una vera e propria eruzione terminale, che terminerà solo nei primi giorni del 2014.
  • Eruzioni dell'Etna 2014 - Tra il 22 Gennaio e il 26 Marzo si registra attività persistente al Nuovo Cratere di Sud-Est, con esplosioni stromboliane e occasionali episodi di debole fontanamento lavico. L'11 Febbraio si verifica il crollo di una parte del cono e una nube di materiale piroclastico si riversa in Valle del Bove. Tra il 15 e il 18 Giugno si assiste ad un nuovo episodio eruttivo del Cratere di Sud-Est, di carattere stromboliano. Il 5 Luglio si apre una frattura eruttiva alla base orientale del Cratere di Nord-Est, che rimane attiva fino al 10 Agosto. Sulla frattura si aprono diverse bocche, la più attiva delle quali forma un nuovo cono di scorie. Dal 10 Agosto al 16 l'attività torna a concentrarsi al Cratere di Sud-Est. Il 28 Dicembre si registra un nuovo episodio parossistico allo stesso cratere, con fontane di lava e colate in direzione della Valle del Bove e sul versante sud-ovest.
  • Eruzioni dell'Etna del 2015 - Nei giorni 2 e 3 Gennaio dal Cratere di Sud-Est si verifica una cospicua emissione di sabbia vulcanica; in concomitanza con tale evento, ha inizio un'intensa attività stromboliana intracraterica al cratere Voragine, che si conclude solo il 18 Gennaio. Il giorno 1 Febbraio riprende l'attività eruttiva al Cratere di Sud-Est, con attività stromboliana intensa e l'apertura di una frattura alla base del cono e l'emissione di una colata in direzione SO. Nella notte dell'11 Maggio ha inizio una nuova fase di attività stromboliana allo stesso cratere; si apre una frattura sul fianco orientale del cono con l'emissione di una colata che avanza in direzione NE, verso la Valle del Leone e Monte Simone. L'episodio eruttivo cessa completamente il 16 Maggio. Dopo diversi mesi di silenzio, il 19 Ottobre l'Etna torna in attività con una modesta attività stromboliana alla Voragine, che si protrae ininterrottamente fino al 2 Dicembre. Il 25 Novembre entra in attività anche il Cratere di Sud-Est, con l'apertura di un nuovo cratere a pozzo sull'alto fianco orientale. Nelle prime ore del 3 Dicembre l'attività esplosiva all'interno della Voragine aumenta fino ad evolversi in una fontana di lava dall'altezza di oltre 1000 metri, un evento che si colloca tra i più violenti degli ultimi 20 anni. L'abbondante ricaduta di sabbia vulcanica coinvolge anche Messina e Reggio Calabria. Nei giorni 3, 4 e 5 Dicembre si verificano ben tre repliche dell'evento. [31][32]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Carmelo Sciuto Patti, Carta geologica della città di Catania, Catania 1873, Tav. II.
  2. ^ Come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie
  3. ^ Diodoro V,6,1-3. Lo storico siracusano riporta un passo di Timeo in cui si dice che i Sicani furono sospinti nelle parti occidentali a seguito di una forte eruzione dell'Etna che ricoprì vaste zone dell'isola. In effetti in alcuni casi si è potuto verificare l'abbandono di taluni siti da parte delle popolazioni ivi residenti, forse proprio intorno al V millennio a.C.; cfr. P. Orsi, «Caverne di abitazione a Barriera presso Catania», in BPI, XXXIII, 1907, pp. 53-99.
  4. ^ La ricerca, curata dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), è stata pubblicata sul Geophysical research letters (vedi Corriere della Sera del 1º dicembre 2006)
  5. ^ a b c d e f g h i j k Gentile-Cusa
  6. ^ Branca, Tanguy, p. 109
  7. ^ Branca & Del Carlo, 2004 in Branca, Coltelli, Groppelli, p. 107
  8. ^ a b c d e f Etna: le grandi eruzioni, ambientediritto.it. URL consultato il 30 ottobre 2015.
  9. ^ riferimenti in Marmor Parium: FGrHist 239, 52
  10. ^ a b c d e f g Branca, Tanguy, p. 111
  11. ^ in Tucidide: 3, 16
  12. ^ in Eschilo Prom., 367-372
  13. ^ Coltelli, M., Del Carlo, P., Vezzoli, L. The discovery of a Plinian basaltic eruption of Roman age at Etna volcano, Italy. (1998). Geology, 26, 1095-1098. citato in INGV - Sezione di Catania
  14. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Branca, Tanguy, p. 112
  15. ^ La morte di Sant'Agata viene riportata sia nel 251, che nel 252, pertanto non tutti i vulcanologi del passato concordano l'anno per questa eruzione.
  16. ^ a b S. Branca et al, Carta geologica dell'Etna (scala 1:50.000), 2012
  17. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Branca, Tanguy, p. 115
  18. ^ Lettera del consigliere d'Intendenza D. Giusti al segret. della Reale Accademia delle Scienze Monticello intorno all'ultima eruzione dell'Etna
  19. ^ Giornale dell'eruzione dell'Etna avvenuta alli 27 maggio 1819, Mario Gemmellaro
  20. ^ Giacomelli-Pesaresi, tab. 4, p. 18
  21. ^ Cavallaro
  22. ^ AA VV, Dizionario Enciclopedico Moderno, vol.II, lemma Etna, pag.552, Milano, Edizioni Labor, 1938.
  23. ^ L'eruzione del 1928
  24. ^ a b c Branca, Tanguy, p. 116
  25. ^ Servizio Speciale Cinegiornale LUCE sulla eruzione del 1950
  26. ^ Cristofolini, Imposa, Patanè
  27. ^ Giacomelli-Pesaresi, tab. 5, p. 19
  28. ^ INGV
  29. ^ Etna in eruzione, la 17/ma dell'anno, in ANSA, 23 ottobre 2011. URL consultato il 23 ottobre 2011.
  30. ^ Aggiornamenti sull'attività eruttiva dell'Etna, INGV. URL consultato il 12 aprile 2013.
  31. ^ HOME
  32. ^ http://catania.meridionews.it/articolo/38704/etna-fontane-di-lave-e-cenere-dal-cratere-centrale-la-sabbia-vulcanica-arriva-fino-a-reggio-calabria/

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