Bastioni di Catania

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Bastioni di Catania
Pianta delle Mura di Catania (1637).jpg
Pianta delle Mura di Catania
Stato attualeItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
CittàCatania
Informazioni generali
CostruzioneXVI secolo-XVI secolo
CostruttoreAntonio Ferramolino
Materialepietra lavica, malta
Primo proprietarioCarlo V d'Asburgo
Informazioni militari
Funzione strategicadifesa della città
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I bastioni di Catania sono delle fortificazioni cinquecentesche distribuite lungo quelle che furono le mura di Carlo V.
Le mura di Carlo V erano un complesso murario che venne fatto realizzare a Catania dall'imperatore Carlo V di Spagna a difesa della città e, oltre ad avere undici bastioni erano munite di sette porte per l'accesso alla città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Commissionati all'architetto Antonio Ferramolino di edificare sette porte e undici bastioni, tutti in pietra lavica.
Le mura e, conseguentemente, i bastioni e le porte, in seguito alle devastazioni di fine Seicento (colata lavica nel 1669 e terremoto nel 1693), furono quasi interamente distrutte ma la loro scomparsa definitiva si deve al piano di rinnovo urbano del XVIII secolo quando, agli inizi del XVIII secolo, il duca di Camastra fece allargare un'apertura vicina alla piazza del Duomo, facendo realizzare la porta scenografica che venne intitolata al viceré duca di Uzeda.

Prospetto della cinta muraria dopo l'eruzione del 1669.

Sopra questo tratto di mura e contro il parere del duca di Camastra, vennero edificati il prestigioso Palazzo Biscari, l'Arcivescovado ed il Palazzo del Seminario dei Chierici che si affaccia sulla piazza del Duomo di fronte alla sede del municipio (il palazzo degli Elefanti).
Ad oggi comunque, del sistema fortilizio rimangono ancora cospicue tracce e sono visibili i baluardi inferiori delle mura, riconoscibili per la tipica struttura scoscesa, così come in alcune zone dello storico quartiere della Civita o dell'Antico Corso.

I bastioni[modifica | modifica wikitesto]

Mura di Carlo V

Ancora oggi è evidente, lungo il tratto nord della Via Plebiscito, il percorso della cinta tra il Bastione degli Infetti, sito all'Antico Corso, e il Bastione del Tindaro, sul cui tratto - senza porte - si addossava il complesso monastico di San Nicolò l'Arena con l'omonima chiesa; in queste zone sorgevano anche il Bastione San Giovanni (nei pressi dell'omonimo vico) e il Bastione Sant'Euplio (in piazza Sant'Antonio Abate). Andarono invece completamente inghiottiti dalla lava il Bastione San Giorgio e il Bastione Santa Croce, nei pressi del Castello Ursino; alla Civita, si trovavano il Bastione Don Perrucchio (nei pressi dell'attuale via del Vecchio Bastione) e il Bastione del Salvatore, detto anche Bastione Grande o di Porto Puntone, eretto nel 1552 e sito fra via Cardinale Dusmet e via Porta di Ferro (dall'omonima porta). Il Bastione San Giuliano sorgeva, invece, sul terreno dell'odierno Convitto Cutelli, mentre il Bastione San Michele (sito nei pressi di piazza Turi Ferro, anticamente piazza Spirito Santo) e il Bastione del Santo Carcere, accanto all'omonima chiesa di Sant'Agata, nella parte alta di via dei Cappuccini, chiudevano il cerchio difensivo attorno alla città[1].

Lista degli undici bastioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Bastione San Giorgio
  • Bastione Santa Croce
  • Bastione Don Perrucchio
  • Bastione Grande (del Salvatore)
  • Bastione San Giuliano
  • Bastione San Michele
  • Bastione del Santo Carcere
  • Bastione degli Infetti
  • Bastione del Tindaro
  • Bastione San Giovanni
  • Bastione Sant'Euplio

Fuori le mura[modifica | modifica wikitesto]

La vedetta di difesa a Piazza Europa

Esistono altri edifici, al di fuori delle mura cinquecentesche, che hanno avuto la funzione di fortificazione e sorveglianza per la città di Catania e possono quindi essere considerati bastioni a tutti gli effetti. Ne sono esempio la Garitta di guardia in pietra lavica presente al centro di piazza Europa e la Torre del campanile della Chiesa di Santa Maria di Ognina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Felipe Nigro, Planta de todas las plaças y fortaleças del Reyno de Sicilia, sacadas de orden de su Magestad el Rey Philippo Quarto, ms. 1637 (BNM, ms. 1, olim 92 bis), pp. 68,69.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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