Operazione Ladbroke

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Operazione Ladbroke
1st Border reg.jpg
Soldati britannici del 1st Battalion, Border Regiment, il 9 luglio
Data9 luglio 1943
Luogoprovincia di Siracusa, Italia
EsitoVittoria britannica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
sconosciuti2.075
Perdite
sconosciute313 morti e 174 dispersi o feriti
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L'Operazione Ladbroke fu una missione aviotrasportata compiuta da elementi della 1st Airborne Division nel contesto del più ampio piano di invasione della Sicilia messo in atto dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale. L'operazione poté contare nel corposo utilizzo di diversi alianti, trainati da altrettanti C-47 Dakota, carichi di materiale e truppe aviotrasportate britanniche, che sarebbero atterrate nell'entroterra di Siracusa, dove secondo i piani avrebbero dovuto prendere possesso del Ponte Grande sul fiume Anapo[N 1] per impedire ai contrattaccanti italiani e tedeschi di far avvicinare le loro truppe alla città, dove sarebbero sbarcate parte delle truppe di terra britanniche. L'operazione ebbe inizio la sera del 9 luglio 1943, come preludio all'invasione su vasta scala della Sicilia, quando gli aerei carichi di uomini della 1st Airlanding Brigade della 1st Airborne Division decollarono dagli aeroporti alleati in Tunisia. Fu la prima grande missione alleata aviotrasportata in Europa, che poté contare su 136 alianti britannici Waco CG-4 e otto Airspeed Horsa di fabbricazione statunitense.

In rotta verso la Sicilia, 65 alianti rilasciati troppo presto dai velivoli americani e britannici precipitarono in mare, facendo annegare circa 252 uomini. Dei sopravvissuti, solamente 87 uomini arrivarono al Ponte Grande, catturandolo e mantenendone il possesso al di là del tempo previsto. Infine, esaurite le munizioni e ridotte a soli quindici soldati rimasti illesi, le truppe alleate si dovettero arrendere alle forze italiane, che riguadagnarono temporaneamente il controllo del ponte, cercando di distruggere la struttura. Solo il tempestivo intervento della 1st Brigade impedì agli italiani di proseguire nel loro obiettivo.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 1942, con le forze alleate in avanzamento attraverso la Tunisia, la campagna del Nordafrica stava giungendo al termine; con l'imminente vittoria, iniziarono le discussioni tra gli Alleati circa la natura del loro prossimo obiettivo.[1] Molti americani puntavano sull'invasione immediata della Francia, mentre gli inglesi, così come il generale dell'esercito americano Dwight D. Eisenhower,[2] sostenevano che la Sardegna era la migliore destinazione successiva delle truppe Alleate.[1] Nel gennaio 1943 il primo ministro britannico Winston Churchill e il presidente statunitense Franklin D. Roosevelt presero una decisione in occasione della conferenza di Casablanca, puntando sulla Sicilia,[1] la cui invasione e occupazione poteva fornire agli Alleati una serie di percorsi navali sul Mediterraneo e gli aeroporti più vicini all'Italia continentale e alla Germania.[3]

Per l'invasione venne deciso il nome in codice di Operazione Husky, la cui pianificazione ebbe inizio nel mese di febbraio. Inizialmente l'Ottava Armata britannica, sotto il comando del generale Bernard Law Montgomery, doveva atterrare nella zona sud-orientale dell'isola e avanzare verso nord fino al porto di Siracusa. Due giorni dopo gli Stati Uniti con la Seventh United States Army, comandata dal tenente generale George S. Patton, sarebbe atterrata nella zona occidentale dell'isola per muoversi verso il porto di Palermo.[1]

Nel mese di marzo venne deciso che l'82nd Airborne Division Statunitense e la 1st Airborne Division britannica sarebbero atterrate tramite paracadute e aliante subito prima degli sbarchi anfibi; i soldati aviotrasportati sarebbero atterrati a poche miglia dietro le spiagge per neutralizzare i loro difensori, facilitando così lo sbarco delle forze di terra Alleate.[1][4] Tuttavia, ai primi di maggio queste direttive vennero radicalmente modificate su insistenza del generale Montgomery; questi sostenne che se le forze Alleate fossero sbarcate separatamente sulle due estremità dell'isola, le forze dell'Asse di difesa avrebbero avuto l'opportunità di sconfiggere entrambe le armate prima che queste potessero unirsi[1], pertanto i piani furono modificati per far sbarcare sia l'Ottava che la Settima Armata simultaneamente lungo i 160 km della costa sud-orientale della Sicilia.[5] Nello stesso tempo, anche i piani per le due divisioni aerotrasportate vennero adeguati; Montgomery riteneva che le truppe aviotrasportate dovessero sbarcare nei pressi di Siracusa, di modo che potessero valutare le forze in campo. Il comandante dell'82nd Airborne Division, Maxwell Taylor, suggeriva di atterrare dietro spiagge dell'isola perché superare le difese non era una missione adatta per le truppe aviotrasportate, in quanto erano armate solo con armi leggere e vulnerabili al "fuoco amico" degli Alleati e dal previsto bombardamento navale.[6]

Nel progetto rivisto per le divisioni aerotrasportate, una squadra di combattimento rinforzata dell'82nd Airborne Division aviotrasportata si sarebbe paracadutata a nord-est del porto di Gela per bloccare il movimento delle riserve dell'Asse verso le teste di ponte Alleate.[6] La 1st Airborne Division avrebbe condotto le operazioni aeree su tre Brigate aviotrasportate: il ponte stradale a sud di Siracusa doveva essere catturato dalla 1ª Brigata , il porto di Augusta doveva essere preso da 2a Brigata Paracadutisti, e infine il Ponte Primosole sul fiume Simeto doveva essere preso e reso sicuro dalla 1st Airborne Division.[7]

Il piano[modifica | modifica wikitesto]

Topographical map of Sicily, with details of landing areas and Axis positions
La mappa mostra le aree di atterraggio durante l'invasione della Sicilia, luglio 1943.

Quando vi furono aerei da trasporto sufficienti per tutte e tre le brigate in modo da svolgere gli attacchi simultaneamente, si decise che la prima operazione da svolgere sarebbe stata la Ladbroke, il cui obiettivo era la conquista del Ponte Grande.[8] La missione, sotto il comando del brigadiere Philip Hicks, sarebbe stata condotta poco prima degli sbarchi anfibi, la notte del 9 luglio, mentre le restanti due operazioni avrebbero avuto luogo nelle successive due notti.[8] Alla 1st Airborne Division vennero dati anche ulteriori compiti di conquista del porto di Siracusa e del quartiere adiacente, distruggendo o catturando una batteria costiera di artiglieria che era nel raggio d'azione degli sbarchi anfibi.[9] Quando venne avviato l'addestramento per l'operazione, le difficoltà sorsero subito. Il piano originale per le operazioni aviotrasportate aveva richiesto per tutte e tre le compagnie di impiegare dei paracadutisti, ma nel maggio Montgomery aveva alterato il piano; dopo aver stabilito che le truppe aviotrasportate sarebbero arrivate a notevole distanza dalle forze di terra Alleate, egli credeva che la forza inviata per catturare Siracusa sarebbe stata più efficace se si fosse servita di alianti, al fine di disporre della massima potenza di fuoco.[10] Il consigliere di volo, capitano Cooper della Royal Air Force, affermò che un atterraggio con gli alianti condotto di notte con equipaggi inesperti non era pratico, ma la decisione rimase invariata.[10]

Gli ordini di Montgomery sollevarono diverse discussioni, la prima delle quali riguardante gli aerei da trasporto dei Troop Carrier Wings assegnati alle operazioni aviotrasportate. Quando arrivarono in Nord Africa, si era deciso che il 52nd Troop Carrier Wing avrebbe operato con la 1st Airborne Division e la sua controparte, il 51st Troop Carrier Wing, assieme all'82nd Airborne Division.[10] Qualche settimana dopo tale assegnazione venne invertita, con il 52nd Wing che avrebbe dovuto operare con l'82nd ed il 51st con la 1st Airborne Division; questa sembrava una decisione logica, dato che ogni Carrier Wing che aveva esperienza operativa avrebbe operato con la stessa divisione con cui aveva esperienza. Tuttavia, la decisione di trasformare l'assalto di Siracusa in un attacco basato sugli alianti, era problematico; il 51st Wing non aveva praticamente nessuna esperienza su aliante, mentre il 52nd ne aveva molta di più, ma si stava già addestrando per una missione basata sui paracadute. Cambiare entrambi era poco pratico e avrebbe comportato una serie di problemi che avrebbero lasciato la 1st Airborne Division, e quindi la 1st Brigade, con un Troop Carrier Wing inesperto.[11]

L'inesperienza dei piloti alleati[modifica | modifica wikitesto]

Waco glider with the front cockpit raised and four men pushing a jeep inside
Una jeep della 1ª Brigata pronta per essere caricata a bordo di un aliante Waco CG-4

Ulteriori problemi vennero riscontrati con gli alianti da utilizzare nell'operazione, e lo stesso pilotaggio. Fino a pochi mesi prima dell'operazione, c'era una carenza notevole di alianti riparabili in Nord Africa. Alla fine di marzo un piccolo numero di Wacos era arrivato ad Accra sulla Costa d'Oro, ma i piloti inviati in traghetto per il Nord Africa scoprirono che erano in cattive condizioni. A causa dell'abbandono e degli effetti deleteri del clima tropicale, i piloti poterono assemblare solo un piccolo numero di Wacos, che volarono in Nordafrica il 22 aprile.[12] Il 23 aprile, un numero maggiore di alianti americani cominciarono ad arrivare nei porti del Nord Africa, ma non furono immediatamente disponibili per l'uso perché le casse che li contenevano vennero scaricate a caso, le istruzioni erano spesso mancanti, e gli uomini assegnati per assemblare gli alianti erano spesso inesperti.[12] Tuttavia, quando si prese la decisione di condurre un assalto con alianti tramite la 1st Brigade, il montaggio venne migliorato, ed entro il 12 giugno 346 alianti erano stati assemblati e consegnati ai Troop Carrier Wings.[12] Un piccolo numero di alianti Horsa sono stati trasportati verso il Nord Africa per l'utilizzo della brigata. In 30 decollarono dall'Inghilterra intraprendendo un viaggio di circa 2.400 km nell'Operazione Turkey Buzzard.[13] Dopo gli attacchi da parte della caccia della Luftwaffe e frequenti perturbazioni, un totale di 27 Horsas vennero consegnati in Nord Africa in tempo per l'operazione.[14]

Lo sbarco alleato a Siracusa

Quando un numero sufficiente di alianti giunse in Nord Africa, non risultarono tutti utilizzabili anche per l'addestramento; il 16 giugno, la maggior parte degli alianti era ancora a terra per le riparazioni, e il 30 giugno, un gran numero di essi aveva mostrato fragilità nel cablaggio della coda e necessitava di un altro periodo di messa a terra di tre giorni.[12] Alla luce di questi problemi e ritardi, il 51st Troop Carrier Wing non fu in grado di mettere in esercizio gli alianti su larga scala fino a metà giugno. Il 14 giugno, 54 Wacos vennero trasportati oltre 110 km e poi rilasciati per terra in un campo d'aviazione, e un'operazione più grande fu condotta il 20 giugno; ma anche queste limitate operazioni erano irrealistiche, per come erano state condotte in pieno giorno.[12] Gli stessi piloti degli alianti britannici avevano creato delle difficoltà; anche se ce n'era un numero sufficiente per condurre l'operazione, la maggior parte di essi erano altamente inesperti.[11]

Distaccati dal Glider Pilot Regiment per l'operazione, non avevano alcuna esperienza con gli alianti Waco e le operazioni notturne in cui essi erano impiegati, dato che la dottrina britannica aveva ritenuto tali operazioni impossibili.[11] In media, i piloti avevano otto ore di esperienza di volo in aliante. Pochi erano valutati come "pronti operativamente" e nessuno aveva esperienza di combattimento. Il colonnello George Chatterton, il comandante del Glider Pilot Regiment, aveva protestato per la loro partecipazione credendo che fossero del tutto inadatti a qualsiasi operazione.[15] Quando il periodo di formazione per la brigata si concluse, con un totale di due esercitazioni completate, i piloti degli alianti avevano una media di 4,5 ore di formazione in volo e poca familiarità col Waco, che comprendeva una media di 1,2 ore il volo di notturno.[16]

La 1st Airborne Brigade[modifica | modifica wikitesto]

Le unità della 1st Airlanding Brigade erano:

Il cosiddetto ponte grande, il vecchio ponte sul fiume Anapo (oggi distrutto) su cui imperversò la battaglia per la conquista di Siracusa.

Gli Staffords avevano il compito di conquistare e mettere in sicurezza il ponte e la zona a sud, mentre il 1st Battalion doveva prendere Siracusa.[17] Per la missione della 1st Airlanding Brigade vennero stanziati 136 Waco e otto alianti Horsa.[N 2][18] Sei Horsa portavano le compagnie A e C dalle Staffords, che in base ai piani dovevano atterrare sul ponte alle 23:15 del 9 luglio per un colpo di mano.[19] Il resto della brigata sarebbe arrivato alle 1:15 del 10 luglio utilizzando diversi punti d'atterraggio tra i 2 e i 5 km di distanza, per poi convergere sul ponte per rinforzare la difesa.[20]

Le forze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Il Ponte Grande era poco al di fuori dell'area difesa dalle forze italiane della 206a Divisione Costiera, incaricata di contrastare lo sbarco anfibio britannico. Il comandante della piazzaforte era il contrammiraglio Priamo Leonardi, con il colonnello Mario Damiani al comando del contingente dell'esercito.[21] La Fortezza Navale Augusta-Siracusa, che comprendeva la divisione costiera, era protetta da sei batterie medie o pesanti di artiglieria costiera, nonché undici batterie costiere a doppio scopo (antinave ed antiaeree), e sei batterie di soli cannoni anti-aerei. Infine, la Fortezza comprendeva un treno blindato con quattro cannoni da 120 mm.[21] Il contingente dell'esercito era il 121º Reggimento Costiero, che comprendeva quattro battaglioni. Erano disponibili anche battaglioni della Marina e dell'Aeronautica,[21] mentre la 54ª Divisione fanteria "Napoli" era in posizione tale da poter inviare rinforzi, se necessario.[22]

L'operazione[modifica | modifica wikitesto]

« Il nemico ha iniziato questa notte, con l'appoggio di poderose formazioni navali ed aeree e con lancio di reparti paracadutisti, l'attacco contro la Sicilia. Le forze armate alleate contrastano decisamente l'azione avversaria; combattimenti sono in corso lungo la fascia costiera sud orientale. »

(Bollettino italiano di guerra n°1141 del 10 luglio 1943[23])
Truppe britanniche di passaggio a Siracusa tra gli edifici danneggiati

Il 9 luglio 1943, si mosse un contingente di 2.075 truppe britanniche con sei jeep, 6 armi anti-tank e 10 mortai, imbarcati negli alianti in Tunisia e decollati alle 18:00 per la Sicilia.[20] Lungo il percorso incontrarono forte vento, scarsa visibilità e furono soggetti al fuoco della contraerea.[20] Per evitare di essere intercettati, i piloti volarono ad alta quota e fecero delle manovre evasive. Nella confusione delle manovre, alcuni alianti vennero rilasciati troppo presto e 65 di essi vennero sganciati in mare, facendo annegare 252 uomini.[20] Dei rimanenti alianti solo 12 atterrarono nelle zone previste. Altri 59 atterrarono più avanti o fallirono, ritornando in Tunisia.[20]

Solo un Horsa con un plotone degli Staffords atterrò nei pressi del ponte. Il suo comandante, il tenente Withers, divise i suoi uomini in due gruppi, uno dei quali attraversò il fiume a nuoto e prese posizione sulla riva opposta. Successivamente il ponte venne catturato a seguito di un assalto simultaneo da entrambi i lati. I difensori italiani del 121º Reggimento Costiero abbandonarono i bunker sulla riva nord.[24][N 3]

Il plotone britannico neutralizzò poi alcune cariche esplosive che erano state collocate sul ponte, e si trincerò in attesa dei rinforzi o di soccorso.[24] Un altro Horsa atterrò a circa 180 m dal ponte ma esplose al momento dello sbarco, uccidendo tutti a bordo. Tre degli altri Horsa che trasportavano il gruppo principale atterrarono a 3 km dal ponte, e i loro occupanti riuscirono infine a trovare la strada per il sito.[25] I rinforzi cominciarono ad arrivare al ponte, alle 06:30 ma solo 87 uomini vi erano giunti.[22]

Altrove, circa 150 uomini sbarcarono a Capo Murro di Porco catturando una stazione radio. Sulla base di un avviso in merito ad imminenti atterraggi in aliante, il locale comandante italiano ordinò un contrattacco, ma le sue truppe non ricevettero il messaggio. La natura sparsa degli sbarchi favorì gli Alleati, che poterono tagliare tutti i fili del telefono nelle immediate vicinanze.[24] L'aliante che portava il vice comandante, Colonnello O.L. Jones, atterrò accanto a una batteria di artiglieria costiera italiana; alle prime luci del giorno gli ufficiali ed i radiotelegrafisti dell'aliante attaccarono e distrussero i cinque cannoni della batteria con cinque armi ed il suo deposito di munizioni.[26] Altri gruppi isolati di soldati Alleati cercarono di aiutare i loro compagni, aggredendo le difese italiane e i rinforzi sopraggiunti.[27]

« Un'accanita battaglia è in atto lungo la fascia costiera della Sicilia sud-orientale dove truppe italiane e germaniche impegnano energicamente le forze avversarie sbarcate e ne contengono validamente la pressione. »

(Bollettino di guerra italiano n°1142 dell'11 luglio 1943[23])
I resti della batteria costiera Lamba Doria, catturata da 250 commandos britannici dopo circa due ore di combattimento, la notte del 10 luglio 1943.

Il primo contrattacco sul ponte fu portato da due compagnie di marinai italiani, che furono respinti dai britannici. Gli italiani reagirono allo sbarco Alleato riunendo più truppe e riordinando l'artiglieria e i mortai per bombardare il ponte Grande appena conquistato dagli Alleati.[22] I difensori britannici vennero attaccati dagli italiani, mentre la 5th Infantry Division non sopraggiunse alle ore 10:00 come previsto.[28] Alle 11:30 il 385º Battaglione Costiero italiano giunse sul ponte, seguito poco dopo dal I Battaglione del 75º Reggimento di fanteria "Napoli". Gli italiani si posizionarono in modo da attaccare il ponte dai tre lati. Alle 14:45 solo quindici dei soldati britannici che difendevano il ponte non erano stati uccisi o feriti. Alle ore 15:30, finite le munizioni, i britannici si arresero. Alcuni uomini sul lato sud del ponte fuggirono verso le campagne, ma il resto venne fatto prigioniero.[22] Con il ponte tornato in mani italiane, la prima unità della 5th Infantry Division, il 2nd Battalion, Royal Scots Fusiliers, e la 17th Infantry Brigade, raggiunsero il ponte alle 16:15 preparando con successo il contrattacco,[28] che risultò possibile grazie alla rimozione delle cariche esplosive dal ponte, impedendone la distruzione da parte degli italiani.[28] Verso le 17 i carri armati della 5th Infantry Division provenienti da Cassibile attraversarono il ponte; verso le 21:00 Siracusa veniva occupata dalle truppe britanniche.

Il cimitero militare britannico di Siracusa.

I sopravvissuti della 1st Airborne Division non presero parte ai successivi combattimenti, e vennero rimandati in Nord Africa il 13 luglio.[29] Durante gli sbarchi, le perdite della 1st Airborne Division risultarono le più gravi di tutte le unità britanniche coinvolte: 313 morti e 174 tra feriti e dispersi.[29][30] 14 piloti degli alianti erano morti, ed 87 risultavano feriti o dispersi.[29]

I caduti Alleati della missione riposano ora nel cimitero del Commonwealth di Siracusa, il Syracuse War Cemetery.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Britannici[modifica | modifica wikitesto]

Feriti britannici a Siracusa (1943)

Dopo un'inchiesta riguardante i problemi e le mancanze ravvisate durante le missioni aviotrasportate in Sicilia, l'esercito britannico e la Royal Air Force diedero nuove disposizioni[31]; gli equipaggi degli aerei dovevano essere addestrati in operazioni con paracadute e alianti, e gli esploratori dovevano essere sbarcati prima della forza principale, per impostare loro i fanali.[31] Il piano di atterraggio venne semplificato con il lancio di brigate complete su una singola zona di atterraggio, al posto delle aree di atterraggio più piccole utilizzate in Sicilia dai battaglioni.[31] Gli alianti avrebbero dovuto essere rilasciati durante la notte mentre erano ancora sopra il mare, e le loro zone di atterraggio sarebbero state grandi abbastanza per ospitare l'aereo ed avere ancora spazio libero.[32] A seguito di un incidente di fuoco amico su un convoglio alleato, venne aumentata la formazione degli equipaggi circa il riconoscimento aereo; gli aerei Alleati vennero inoltre dipinti con tre grandi strisce bianche.[33] La formazione per i piloti dell'aliante venne aumentata, e vennero implementati miglioramenti agli alianti, tra cui una migliore comunicazione tra aeromobili.[34]

Per fornire un altro metodo di invio per via aerea delle jeep dell'artiglieria, la Royal Air Force iniziò a sperimentare modalità di utilizzo dei paracadute per paracadutarli sulle aree degli scontro, sistemando jeep e cannoni nei vani bombe degli aerei.[35] Un secondo gruppo di trasporto della Royal Air Force, il N. 46, venne formato e dotato esclusivamente di C-47 Dakota, invece del miscuglio di aeromobili del 38th Group.[36] Insieme, i gruppi della Royal Air Force furono in grado di fornire 88 Albermarles, 88 Stirlings, 36 Halifaxes e 150 Dakota, per un totale di 362 aerei senza contare quelli tenuti in riserva.[36][N 4]

Italiani[modifica | modifica wikitesto]

Soldati italiani catturati a Siracusa
Targa commemorativa sul vecchio ponte dell'Anapo in ricordo di Nunzio Formisano e Calisto Calcagno morti il 10 luglio 1943 nel difendere il ponte dall'attacco inglese.

A fronte della scarsa resistenza italiana a Siracusa, Mussolini scrisse una nota molto preoccupata del 14 luglio 1943:

« A quattro giorni di distanza dallo sbarco nemico in Sicilia, (9 e 10 luglio) considero la situazione sommamente delicata, inquietante, ma non ancora del tutto compromessa. Si tratta di fare un primo "punto" della situazione e stabilire che cosa si deve e vuol fare. La situazione è inquietante:

  • perché dopo lo sbarco, la penetrazione in profondità è avvenuta con un ritmo più che veloce:
  • perché il nemico dispone di una schiacciante superiorità aerea;
  • perché dispone di truppe addestrate e specializzate (paracadutisti, aliantisti);
  • perché ha quasi incontrastato il dominio del mare;
  • perché i suoi Stati Maggiori dimostrano decisione ed elasticità nel condurre la campagna.

Prima di decidere il da farsi, è assolutamente necessario - per valutare uomini e cose - di conoscere quanto è accaduto. È assolutamente necessario perché tutte le informazioni del nemico (il quale dice la verità quando vince) e persino passi ufficiali dell'alleato impongono un riesame di quanto è accaduto nelle prime giornate.

  1. Le divisioni costiere hanno resistito il tempo necessario - hanno dato, cioè, quello che si riteneva dovessero dare?
  2. La seconda linea, quella dei cosiddetti capisaldi, ha resistito o è stata troppo rapidamente sommersa? Il nemico accusa perdite del tutto insignificanti, mentre ben 12 mila prigionieri sono già caduti nelle sue mani.
  3. Si può sapere che cosa è accaduto a Siracusa, dove il nemico ha trovato intatte le attrezzature del porto e ad Augusta, dove non fu organizzata nessuna resistenza degna di questo nome e si ebbe l'inganno noto di una rioccupazione di una base che non era ancora stata occupata dal nemico? »
(Benito Mussolini[37])

Il campo di concentramento di Priolo[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo lo sbarco degli inglesi venne creato a Priolo Gargallo un campo di concentramento per tutti quei militari o ribelli considerati fascisti. Di questo episodio, quasi del tutto dimenticato, l'associazione Lamba Doria sta cercando di recuperare delle testimonianze storiche.[38][39]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il ponte attualmente è parzialmente distrutto e sorge in corrispondenza della SS 114
  2. ^ Con la carenza di spazio nei alianti - i Wacos potevano trasportare solo quindici soldati, metà di quanti ne potevano portare gli Horsa - non era possibile impiegare l'intera brigata. Ad esempio, solo sei dei sedici cannoni anticarro della brigata poterono essere imbarcati, con una una riduzione simile in mortai e nessuna mitragliatrice. La 181a Ambulanza da Campo necessitava di trentadue Wacos ma ne vennero assegnati solo sei, e cinque di essi non riuscirono a raggiungere la Sicilia.
  3. ^ Le Unità costiere erano formazioni di seconda linea, di solito composte da uomini sui quaranta e cinquanta anni, e avevano lo scopo di svolgere lavoro manuale od altre mansioni di seconda linea. Reclutati dalla popolazione locale, i loro ufficiali erano per lo più ufficiali in congedo che erano stati richiamati. Il loro morale era basso, non da ultimo a causa dello scarso equipaggiamento ed armi in dotazione. Si era progettato di migliorare i loro armamenti ed equipaggiamento con materiale proveniente dall'esercito francese di Vichy recentemente sciolto, ma quando tale materiale giunse in Sicilia, spesso si rivelò inutilizzabile perché sabotato, oppure dotato del tipo sbagliato di munizioni. (Jowett, p.6)
  4. ^ Pur essendo un miglioramento di ciò che vi era prima, questo totale di 362 era solo una frazione dei 1.166 C-47 della flotta da trasporto statunitense.(Tugwell, p.202) La mancanza di aerei da trasporto ostacolò ogni operazione aerea britannica della guerra. Tuttavia, dal 1941 a seguito di un ordine del Ministero dell'Aeronautica, molti bombardieri della Royal Air Force subirono l'installazione di attrezzature per il traino degli alianti; di conseguenza, i bombardieri Albemarle, Halifax e Stirling furono in grado di condurre operazioni di aviolancio. Anche così, fu il comandante in capo del Bomber Command Arthur Harris a rifiutarsi di distogliere Avro Lancaster dalla campagna di bombardamento strategico, per adibirli al trasporto di truppe. (Tugwell, pp. 136–37)

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Warren, p. 21
  2. ^ Eisenhower, p. 159
  3. ^ Eisenhower, p. 60
  4. ^ Huston, p. 155
  5. ^ Harclerode, p. 275
  6. ^ a b Warren, p. 22
  7. ^ Harclerode, p. 256
  8. ^ a b Thompson, p.97
  9. ^ Otway, p.119
  10. ^ a b c Warren, p.23
  11. ^ a b c Warren, p.26
  12. ^ a b c d e Warren, p.27
  13. ^ Lloyd, p.40
  14. ^ Lloyd, pp.43–44
  15. ^ Lloyd, p.35
  16. ^ Warren, pp.27–28
  17. ^ Cole, p.36
  18. ^ Cole, p. 40
  19. ^ Tugwell, p. 159
  20. ^ a b c d e Mitcham, pp.73–74
  21. ^ a b c Mitcham, p.334
  22. ^ a b c d Mitcham, p.75
  23. ^ a b 1943 - luglio dal n. 1132 al n. 1162, Schede tecniche aerei militari italiani e storia degli aviatori, su www.alieuomini.it. URL consultato il 4 novembre 2015.
  24. ^ a b c Mitcham, p.74
  25. ^ Tugwell (1971), p. 160
  26. ^ Mrazek, p.79
  27. ^ Mrazek, pp.79–80
  28. ^ a b c Tugwell, p.161
  29. ^ a b c Mitcham, p.78
  30. ^ Tugwell, p.162
  31. ^ a b c Tugwell, p.167
  32. ^ Mrazek, p.85
  33. ^ Nigl, p.68
  34. ^ Nigl, p.69
  35. ^ Lake, p.81
  36. ^ a b Tugwell, p.202
  37. ^ http://www.storiologia.it/apricrono/storia/a1943ll.htm
  38. ^ Priolo ha avuto un Campo di Concentramento. L'Associazione "Lamba Doria" ricerca informazioni, su siracusanews.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2016).
  39. ^ IL P.O.W. 369 A PRIOLO: UN CAMPO DI PRIGIONIA IN PROVINCIA DI SIRACUSA, su valdinotomagazine.it, 20 luglio 2015. URL consultato il 3 settembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Backwater War: The Allied Campaign in Italy, 1943-1945 di Edwin Palmer Hoyt (da Google books), su books.google.it.
  • (EN) World War II Army Airborne Troop Carriers di David Polk (da Google books), su books.google.it.
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