Milizia per la difesa antiaerea territoriale

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Milizia per la difesa antiaerea territoriale
Descrizione generale
Attiva1927 - 1943
NazioneItalia Italia
ServizioMilizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
Ruoloartiglieria
Dimensione85.000 (1940)
Colorinero
Battaglie/guerreGuerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Reparti dipendenti
22 legioni metropolitane e 4 legioni coloniali (1939)
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La Milizia per la difesa antiaerea territoriale (DICAT), istituita in Italia con Regio decreto legge del 18 febbraio 1930, aveva il compito di predisporre, in tempo di pace, e di attuare in tempo di guerra unitamente alle unità contraeree delle altre forze armate, la difesa del paese da attacchi aerei nemici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa specialità della MVSN nasce il 16 aprile 1927 con la denominazione di Milizia artiglieria contraerei; dal 1930 venne ridenonominata Milizia per la Difesa Aerea Territoriale, abbreviata in MDAT, poi in Milizia per la Difesa Controaerea Territoriale, abbreviato prima in MDCAT, poi in MDICAT. Nel 1935 era articolata su 14 Legioni e 10 Coorti autonome, poste alle dipendenze, insieme alla Milizia per la difesa costiera (M. DACOS), dell'Ispettorato, poi "Comando della M. Di.C.A.T. e da Cos.". La milizia partecipa alla Guerra d'Etiopia fornendo il personale per tutte le batterie sommeggiate da 65/17 in forza alle Legioni CC.NN., mentre diverse migliaia di sue Camicie Nere combatterono come fanti nei battaglioni CC.NN. Nel 1939 il comando assunse il nome di "Comando Milizie Controaerei ed Artiglieria Marittima" e la MDICAT venne riorganizzata su 5 Comandi di gruppo di Legioni DICAT con a disposizione 22 Legioni in Patria e 4 nelle colonie, ognuna delle quali armava un certo numero di batterie sparse sul territorio dell'Impero. La MDICAT, che al 10 giugno 1940, data dell'entrata in guerra inquadrava 85.000 uomini, cambio per l'ultima volta denominazione in Milizia Artiglieria Contro Aerei, MACA nel codice telegrafico. Per tutta la durata della seconda guerra mondiale, la milizia difese accanitamente il territorio nazionale dalle incursioni alleate, in collaborazione con la Regia Aeronautica.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'arruolamento degli ufficiali veniva effettuato tra gli ufficiali di artiglieria del Regio Esercito non soggetti alla mobilitazione in caso di guerra; la truppa era costituita da volontari esenti da obblighi militari, giovani non ancora chiamati alla leva, da personale delle classi anziane, da mutilati e reduci della Grande Guerra e da ciechi impiegati, per il loro udito affinato, all'ascolto agli aerofoni. Il personale, normalmente in congedo, veniva periodicamente richiamato in servizio per l'addestramento e per le manifestazioni del Regime. Per la disciplina dipendeva dal "Comando Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale", per l'addestramento e per l'impiego dai Comandi di Corpo d'armata o di Isola. In caso di mobilitazione, o quando sia necessario per la sicurezza dello Stato, la milizia passava alle dipendenze del Ministero della Guerra, agli ordini del Comando Supremo.

Uniforme[modifica | modifica wikitesto]

Il personale della MACA vestiva l'uniforme grigioverde della MVSN, con gambali in cuoio nero e bandoliera di cuoio marrone. Si distingueva per le filettature gialle arancio dei fregi e delle controspalline[1]. Le fiamme nere sul bavero erano anch'esse filettate del giallo arancio tradizionale dell'arma di artiglieria, con i fascetti littori in luogo delle stellette delle Regie Forze Armate. I copricapi della specialità erano il fez nero ed il berretto rigido, mentre i reparti MDICAT di frontiera usavano il cappello alpino senza nappina e senza penna (la cosiddetta "vedova").

Il fregio era costituito da un fascio littorio su due cannoni incrociati sormontato dalla stella d'Italia. Nel tondino nero posto sotto ai cannoni era riportato il numerale romano del reparto.

Organigramma MACA: 1940[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Attilio Teruzzi. La Milizia delle Camicie Nere. Milano, Mondadori, 1939.
  • Lucas-G. De Vecchi. Storia delle unità combattenti della M.V.S.N. 1923-1943. Roma, Giovanni Volpe Editore, 1976.
  • Giors Oneto, l'Arma contraerea postbellica, Lodi, Spiridon-Inter, 1990
  • Indro Montanelli. L'Italia in camicia nera. Milano, Rizzoli, 1976.
  • Lucio Ceva. Storia delle Forze Armate in Italia. Torino, UTET Libreria, 1999.
  • Giorgio Vecchiato, Con romana volontà. Marsilio, 2005
  • Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, 2002
  • Carlo Rastrelli, Un esercito in camicia nera, Storia Militare n.129 giugno 2004

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]