Ginnasio romano

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Ginnasio romano
Ginnasio romano7.JPG
Civiltàimpero romano
UtilizzoGinnasio o serapeo
Stileromano
EpocaI secolo d.C
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneSiracusa
Scavi
Data scoperta1864
ArcheologoFrancesco Saverio Cavallari
Amministrazione
EnteRegione Siciliana
Visitabilesi
Mappa di localizzazione

Coordinate: 37°04′01.92″N 15°16′50.16″E / 37.0672°N 15.2806°E37.0672; 15.2806

Il Ginnasio romano è un complesso monumentale di Siracusa, probabilmente risalente alla seconda metà del I secolo d.C. ma erroneamente identificato come ginnasio che comprende un teatro, un quadriportico e un tempio.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Piccolo teatro

L'edificio si trova non troppo distante dal foro siracusano e dalla via Elorina, facendo intuire la sua importanza. Venne scoperto nel 1864 dall'archeologo Francesco Saverio Cavallari in un'area paludosa e oggi invaso dalle acque per effetto della risalita del livello marino. Erroneamente venne definito come Bagno di Venere o Bagno di Diana.

Esso è racchiuso all'interno di un quadriportico (di circa 60 x 50 m), il cui piano è sopraelevato rispetto a quello del cortile e a cui si accede tramite una scala. Nell'ingresso principale al quadriportico sono ancora visibili tre basamenti di statue; mentre altre statue, sono state rinvenute durante le campagne di scavo, che rappresentano personaggi maschili togati e un'unica statua femminile riferibile all'età tardo-flavia oggi tutte conservate presso il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi. Al centro del lato occidentale vi è un piccolo tempio quadrato su podio di tipo italico di m 17,50 per lato, che conserva una delle due scalette laterali di accesso; all'interno del tempio, si apre un vano a volta, con un pozzo. Un secondo pozzo, e un altare, si trovano nell'area antistante al tempio e alle spalle di esso, si apre una cavea teatrale, con i gradini originariamente rivestiti in marmo.

Oltre il lato settentrionale del portico, corre, parallela una strada forse identificabile con un tratto della Via Elorina (Helorine odòs), che da Siracusa conduceva a Eloro.

L'incerta identificazione dell'edificio[modifica | modifica wikitesto]

A tutt'oggi l'identificazione dell'uso dell'edificio non è certa. Qualche studioso ritiene essere un santuario dei culti orientali in onore di Serapide, dato che un passo di Cicerone che ne menziona l'esistenza. Ma anche per le caratteristiche proprie dell'edificio che sembra ricalcare l'Iseion di Pompei, tempio dedicato ai culti orientali.

(LA)

«Leontinis, misera in civitate atque inani, tamen istius in gymnasio statua deiecta est. Nam quid ego de Syracusanis loquar? Quod non est proprium Syracusanorum, sed et illorum et commune conventus illius ac prope totius procinciae. Quanta illuc moltitudo, quanta vis hominum convenisse dicebatur tum cum statuae sunt illius deiectae et eversae! At quo loco! Celeberrimo ac religiosissimo, ante ipsum Serapium, in primo aditu vestibuloque templi. Quod nisi Metellus hoc tam graviter egisset atque illam rem imperio edictoque prohibuisset, vestigium statuarum istius in tota sicilia nullum esset relictum.»

(IT)

«I leontini, benché fosse la loro città mi sarei spogliata, nondimeno gettarono in terra la statua di costui che si vedeva nel ginnasio. E che dirò io dei siracusani, dato che questa vendetta fu loro comune con tutti i cittadini romani residenti nella loro città e con quasi tutte le provincie? Quanta folla, quanto affluenza di popolo - mi dicevano - si era radunata qui quando statue di Verre furono abbattute e rovinate? E dove? Nel luogo più frequentato il più sacro, davanti a Serapide e nel vestibolo del Tempio. E se Metello non avesse avuto a male, e comandato con la sua autorità che ciò non si facesse, in tutta la Sicilia non sarebbe rimasta traccia delle statue di Verre.»

(Cicerone, In Verrem II 2 - 160)

Ma è interessante riscontrare anche la presenza di statue di magistrati romani (ritrovati durante lo scavo del Cavallari e oggi al Museo Paolo Orsi), il che sembrerebbe confermare l'identificazione proposta. Inoltre esiste una dedica di età repubblicana, che menziona di un cittadino romano di nome Papinio, che aveva restaurato a sue spese un edificio che sembra essere proprio il Serapeo.

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