Ariano Irpino: differenze tra le versioni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Contenuto cancellato Contenuto aggiunto
→‎Medioevo: chiarisco
Etichette: Modifica da mobile Modifica da web per mobile
le fonti sono già presenti nella voce Maiolica arianese, inutile ripeterle anche qui
Etichette: Modifica da mobile Modifica da web per mobile
Riga 446: Riga 446:
=== Arte ===
=== Arte ===
{{vedi anche|Ceramica arianese}}
{{vedi anche|Ceramica arianese}}
La città si caratterizza per un peculiare prodotto artistico, la maiolica o ceramica smaltata, di cui si hanno notizie certe a partire dalla fine del Duecento<ref name=Otta>{{cita testo|autore=Ottaviano D'Antuono|titolo=La Maiolica delle Antiche Fabbriche di Ariano nel Museo Civico|data=2008|editore{Grafiche Lucarelli|città=Ariano Irpino}}</ref>, benché il picco della produzione venne raggiunto solo nel Settecento<ref name=guido>{{cita testo|autore=Guido Donatone|titolo=La Maiolica di Ariano Irpino|editore=Edizione Del Delfino, Adriano Gallina|città=Cava dé Tirreni|anno=1980}}</ref>.
La città si caratterizza per un peculiare prodotto artistico, la maiolica o ceramica smaltata, di cui si hanno notizie certe a partire dalla fine del Duecento, benché il picco della produzione venne raggiunto solo nel Settecento.


Oltre alle vaste collezioni custodite nel [[Museo civico della ceramica]], si registra anche una variegata produzione attuale fregiantesi del marchio ''CAT (Ceramica Artistica Tradizionale)'' rilasciato dal [[Consiglio nazionale ceramico]]<ref>{{cita libro|titolo=Le città della ceramica|autore=Touring club italiano|anno=2001|p=5|isbn=9788836523641|url=https://books.google.it/books?id=lmigTxURFwQC&pg=PA5}}</ref>.
Oltre alle vaste collezioni custodite nel [[Museo civico della ceramica]], si registra anche una variegata produzione attuale fregiantesi del marchio ''CAT (Ceramica Artistica Tradizionale)'' rilasciato dal [[Consiglio nazionale ceramico]]<ref>{{cita libro|titolo=Le città della ceramica|autore=Touring club italiano|anno=2001|p=5|isbn=9788836523641|url=https://books.google.it/books?id=lmigTxURFwQC&pg=PA5}}</ref>.
Riga 512: Riga 512:
[[File:Ariano irpino, saliere, XVII-XVIII sec. 02.JPG|thumb|Antiche maioliche arianesi]]
[[File:Ariano irpino, saliere, XVII-XVIII sec. 02.JPG|thumb|Antiche maioliche arianesi]]


La [[maiolica arianese]] costituisce la produzione artigianale più caratteristica della città, attestata fin dal [[Medioevo]]<ref name=Otta/>.
La [[maiolica arianese]] costituisce la produzione artigianale più caratteristica della città, attestata fin dal [[Medioevo]].
Per cinque secoli, dagli inizi del Quattrocento ai primi del Novecento, l'area artigianale cittadina era ubicata nel quartiere rupestre ''Tranesi'', detto così perché molti dei ceramisti ivi residenti giungevano da [[Trani]]<ref>{{cita|N. Flammia|pp. 129-136}}.</ref>.
Per cinque secoli, dagli inizi del Quattrocento ai primi del Novecento, l'area artigianale cittadina era ubicata nel quartiere rupestre ''Tranesi'', detto così perché molti dei ceramisti ivi residenti giungevano da [[Trani]]<ref>{{cita|N. Flammia|pp. 129-136}}.</ref>.



Versione delle 15:17, 16 ott 2021

Ariano Irpino
comune
Ariano Irpino – Stemma
Ariano Irpino – Bandiera
Ariano Irpino – Veduta
Ariano Irpino – Veduta
Localizzazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
Regione Campania
Provincia Avellino
Amministrazione
SindacoEnrico Franza (PSI) dal 5-10-2020
Territorio
Coordinate41°09′10″N 15°05′20″E / 41.152778°N 15.088889°E41.152778; 15.088889 (Ariano Irpino)
Altitudine788 m s.l.m.
Superficie186,74 km²
Abitanti21 995[3] (31-12-2019)
Densità117,78 ab./km²
Comuni confinantiApice (BN), Castelfranco in Miscano (BN), Flumeri, Greci, Grottaminarda, Melito Irpino, Montecalvo Irpino, Monteleone di Puglia (FG), Savignano Irpino, Villanova del Battista, Zungoli
Altre informazioni
Cod. postale83031
Prefisso0825
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT064005
Cod. catastaleA399
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[4]
Cl. climaticazona E, 2 410 GG[5]
Nome abitantiarianesi
Patronosant'Ottone[1]
Giorno festivo23 marzo
Soprannomela città del Tricolle[2]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ariano Irpino
Ariano Irpino
Ariano Irpino – Mappa
Ariano Irpino – Mappa
Posizione del comune di Ariano Irpino all'interno della provincia di Avellino
Sito istituzionale

Ariano Irpino (già Ariano di Puglia[6] fino al 1930, semplicemente Ariano[7] nelle fonti storiche e in dialetto arianese) è un comune italiano di 21 995 abitanti[3] della provincia di Avellino, in Campania.

Ubicata in altura a cavallo degli Appennini e dotata di un vasto tenimento al crocevia di antichi itinerari, la cittadina acquisì presto rilevanza strategica elevandosi fin dall'alto medioevo a sede di diocesi e di contea.

Prescelta da re Ruggero II il Normanno che vi tenne le celebri assise, rinomata per l'arte della maiolica, si fregia del titolo di città[8] e del ruolo di ente capofila[9] nell'ambito dell'estremo entroterra regionale, a diretto contatto con la Puglia.

Geografia fisica

Map
Mappa digitale interattiva

Territorio

La città sorge nel settore nord dell'Irpinia, in posizione baricentrica tra i mari Tirreno e Adriatico; la linea spartiacque attraversa infatti per decine di chilometri il suo territorio[10], al cui interno è situato il principale valico dell'Appennino campano: la sella di Ariano. L'agro rurale, ricco di sorgenti[11], è lambito dai fiumi Ufita e Miscano (subaffluenti del Volturno, sul lato tirrenico) e solcato dal torrente Cervaro (tributario del lago Salso e del litorale adriatico). Esteso su 186,74 km², è il comune più vasto della Campania[12].

Riconosciuto per legge come interamente montano[13], il suo territorio è costituito da stratificazioni detritiche a elevato tenore in carbonato di calcio, assai tenere e spesso fossilifere, con altitudini variabili dai 179 agli 811 m s.l.m.[1]. Il paesaggio è verdeggiante, a tratti pittoresco, sovente inciso da valli incassate ove non mancano i dirupi (di natura puramente erosiva)[14]; fanno eccezione gli ampi altipiani ondulati degli estremi settori nord-orientali (tra la valle del Cervaro e il bacino del Miscano), poggianti su rocce relativamente più antiche e compatte[15], nonché le ristrette piane alluvionali localizzate sull'opposto versante, presso lo sbocco della Fiumarella nella valle dell'Ufita[16]. Degna di nota è inoltre la presenza di una fonte sulfurea tra le contrade Pignatale e Santa Regina, mentre una piccola salsa sgorga alle falde del santuario di San Liberatore, in località Acquasalza[17].

La città in cima al Tricolle

Il centro cittadino si erge in posizione dominante su tre alti rilievi (Castello, Calvario e San Bartolomeo), da cui il soprannome di città del Tricolle[2]. Dai punti più panoramici (e in particolare dalla sommità del castello) si ammirano a ovest i massicci del Taburno e del Partenio, a sud il Terminio-Cervialto e l'Appennino lucano, a est il Vulture con i monti della Daunia e a nord l'Appennino sannita con il massiccio del Matese e, più in lontananza, i monti della Meta e la vetta della Maiella, sicché sono visibili alcuni scorci di 6 delle 20 regioni italiane[18].

Sismicità

Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoti in Irpinia.

Situata presso il margine settentrionale del distretto sismico dell'Irpinia, la città ha risentito inoltre dei movimenti tellurici avvenuti nel limitrofo Sannio, quali il terremoto del 1349 e il sisma del 1688. Viceversa gli eventi con epicentri localizzati nel settore meridionale dell'Irpinia sono risultati relativamente meno disastrosi: un esempio è dato dal terremoto del 1980 che provocò una sola vittima in ambito cittadino[19].

Clima

Uno scorcio del castello in veste invernale

Le condizioni climatiche locali sono complessivamente piuttosto variabili, mostrando caratteri di transizione tra il clima temperato umido, proprio delle alte montagne appenniniche, e il clima mediterraneo tipico delle fasce costiere.

Le precipitazioni sono moderate (di norma non eccedenti gli 800 mm annui)[21], generalmente concentrate per circa 23 tra l'autunno e l'inverno (con massimi intorno novembre-dicembre) mentre la primavera e ancor più l'estate tendono a presentarsi maggiormente asciutte (la piovosità minima si registra di solito in luglio-agosto)[22]. In ogni periodo dell'anno la forma prevalente di precipitazione è la pioggia, tuttavia nel corso del semestre freddo non mancano nevicate più o meno consistenti; durante la stagione calda sono inoltre possibili (benché rare) le grandinate. Le nebbie sono poco frequenti, mentre tra i venti prevalgono quelli occidentali.[23]

La locale stazione meteorologica è ubicata nella parte alta della città, a quota 794 m s.l.m. Dall'analisi matematica delle medie termiche nel trentennio di riferimento 1961-1990 si evince che i valori minimi di temperatura si raggiungono mediamente nell'ultima decade di gennaio (mese più freddo con una media di +3,8 °C), quelli massimi agli inizi di agosto (mese più caldo con una media di +21,6 °C); in tale ultima fase si registra anche la massima escursione termica giornaliera, laddove il divario minimo si riscontra invece a metà dicembre. Ai primi di maggio e nell'ultima decade di ottobre si registrano infine i valori più prossimi alla temperatura media annua (pari a +12,3 °C).[24]

ARIANO IRPINO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 7,17,810,414,518,623,627,127,223,217,412,08,87,914,526,017,516,5
T. min. media (°C) 0,60,93,06,19,713,716,016,013,99,65,62,71,46,315,29,78,2

Origini del nome

Stampa del 1703; all'epoca la città era denominata semplicemente Ariano e nel suo stemma compariva unicamente la lettera A

Il toponimo "Ariano", attestato fin dal 797[25], risalirebbe secondo una vecchia congettura al latino Ara Iani (="altare di Giano") con riferimento a un ipotetico sacello pagano svettante sul Tricolle nella remota antichità; la stessa sigla AI presente nel moderno stemma municipale trae origine da tale credenza, non essendo in alcun modo correlata all'attuale denominazione del comune[26]. Benché reperti fittili riferibili a un tempio italico siano stati effettivamente rinvenuti nelle fondamenta della cattedrale[27], gli studiosi contemporanei ritengono tuttavia più verosimile che il lemma "Ariano" costituisca invece una forma prediale derivante dal prenome personale Ario (in latino Arius)[28], sicché è presumibile che il reale significato etimologico fosse "terra di Ario" (in latino fundus Arianus) con implicito riferimento a un possidente della tarda antichità[29].

La formulazione "Ariano Irpino" (correlata al distretto storico-geografico dell'Irpinia) sostituì nel 1930 la precedente denominazione "Ariano di Puglia" (Arianum in Apulia in latino medievale)[30] che era stata resa ufficiale dal 1868[31] ma che risultava di uso comune già nei secoli precedenti[32], verosimilmente fin dai tempi del ducato di Puglia e Calabria che in epoca normanna gravitava su Salerno (considerata allora la capitale della Puglia[33], mentre volgare pugliese era il nome generico dei dialetti italiani meridionali). L'effettiva appartenenza dell'agro arianese alla terra degli antichi Irpini era peraltro ben nota al ristretto ceto colto locale, tanto che nel 1512 il poeta neolatino Girolamo Angeriano scriveva: est urbs Hirpinis Arianum in collibus (="la città di Ariano negl'Irpini è sui colli")[34]. L'aggiunta di un epiteto al nome "Ariano" era comunque giustificata dall'opportunità di distinguere il comune dall'omonimo centro nel Polesine (anticamente nel Ferrarese)[32].

Storia

La rupe de La Starza, popolata per millenni in epoca preistorica. In basso è visibile la fonte sorgiva

Preistoria

Le prime tracce umane si rinvengono nel settore nord del territorio comunale. In particolare lungo la sella di Camporeale emergono, in superficie o a poca profondità, numerosi e svariati strumenti di selce scheggiata ascrivibili all'industria musteriana[35] praticata nel Paleolitico medio da cacciatori-raccoglitori di stirpe neandertaliana. Il primo stabile insediamento agro-pastorale, il più antico della Campania[36], compare invece sulla vicina rupe de La Starza, alle cui falde vi è una fonte sorgiva perenne; ivi si rinvengono le vestigia di un intero villaggio di capanne risalente al Neolitico inferiore (VII millennio a.C.) e popolato poi pressoché ininterrottamente fino alle soglie dell'età del ferro (intorno al 900 a.C.). Testimonianze del Neolitico medio-superiore emergono però anche altrove, fin nel settore meridionale dell'agro (all'altezza della collina San Marco, presso la vallata della Fiumarella)[37].

Protostoria

Alle prime genti appenniniche subentrano gli Irpini, una bellicosa tribù italica di etnia sannitica e di lingua osca stanziatasi sul territorio in epoca preromana. A tale civiltà appartiene infatti il variegato vasellame artistico (anche del tipo kántharos) proveniente dai corredi delle piccole necropoli locali e ascrivibile alla cosiddetta cultura di Casalbore - Castelbaronia (secoli VI-V a.C.), tipica dell'area nord-irpina. Altri reperti sparsi (intonaci di capanne, frammenti di olle, ceramica fine), quali quelli relativi a un antico insediamento sul colle Pàsteni, sono invece di più incerta datazione e potrebbero anche risalire all'età del bronzo[35]. Non si rinvengono comunque tracce di fortificazioni sannitiche, forse perché inglobate nei profondi basamenti del castello medievale; tuttavia alcuni materiali fittili reperiti nei sotterranei della basilica cattedrale sembrerebbero attestare quantomeno la presenza di un edificio di culto (probabilmente un tempio italico) sul crinale del Tricolle[27].

Epoca romana

Aequum Tuticum all'incrocio tra le vie Aemilia (in giallo), Herculea (in blu) e Traiana (già Minucia, in rosso), in relazione alla più antica via Appia (in bianco)

Fin dal periodo repubblicano tre strade consolari attraversano la zona: la via Aemilia (attestata unicamente da due miliari, entrambi rinvenuti nel territorio comunale), la via Minucia (poi rettificata e ribattezzata via Traiana in onore del celebre imperatore) e una terza di cui si ignora il nome ma non il tracciato, ben riportato nell'itinerarium Antonini; quest'ultima agli inizi del tardo impero sarà totalmente rimodernata e incorporata nella via Herculea, una grande arteria percorrente l'Appennino in senso longitudinale.

Al crocevia delle tre strade, sul vasto altipiano di Sant'Eleuterio presso i margini settentrionali dell'agro, sorge il vicus di Aequum Tuticum, la cui seconda parte del nome sembrerebbe celare origini pre-latine (in lingua osca tuticum significava infatti "pubblico", "pertinente al touto"[38]). Il vicus è citato per la prima volta nel 50 a.C. da Cicerone che, in una sua missiva a Tito Pomponio Attico, descrive Aequum Tuticum come una stazione di posta lungo la direttrice tra Roma e l'Apulia. Dopo aver raggiunto il suo massimo splendore in età traianea e adrianea, il vicus è gravemente danneggiato dai terremoti fra il 346 e il 375 d.C. riducendosi infine a una semplice villa, una delle tante che costellano il territorio.[39]

Medioevo

Le ripetute invasioni barbariche dei secoli V-VI determinano la rapida decadenza delle antiche villae e degli altri insediamenti sparsi. Le sanguinose guerre che l'Impero bizantino scatena contro Ostrogoti e Longobardi inducono infatti soldatesche e popolazione civile a rifugiarsi sul Tricolle, luogo più elevato e dunque meglio difendibile[40]; in particolare, con l'affermarsi dei Longobardi nel ducato di Benevento vengono erette, entro i secoli VII-VIII, le prime strutture fortificate del castello a difesa dai domini bizantini[41].

A partire dalla metà del IX secolo il principato di Benevento entra però in crisi subendo dapprima gli effetti del sisma dell'847 (che rovina anche la cattedrale di Ariano)[42], poi la scissione di Salerno e le susseguenti incursioni saracene (che nell'858 raggiungono l'agro arianese[43]) e infine la sottomissione a Capua preceduta da una fase di occupazione bizantina (che pure deve aver coinvolto Ariano nell'891-894[44]); perdipiù nel 988 un altro terremoto devasta tutto l'entroterra, Benevento compresa[45]. Tra il 1016 e il 1022, in un contesto sociopolitico ormai frammentato, la contea di Ariano è quindi usurpata da un gruppo di cavalieri normanni capeggiati da Gilberto Buatère e assoldati da Melo di Bari, un nobile di origine longobarda ribelle al dominio bizantino[46]. La contea, che soppianta il preesistente gastaldato, è considerata la prima dominazione normanna nella penisola italiana[47].

L'Italia meridionale nel XII secolo, l'epoca di massimo splendore per la città di Ariano

Grazie alla vittoriosa conquista normanna dell'Italia meridionale Ariano assume un ruolo di primaria rilevanza: il castello viene potenziato e la città, ormai a capo di una vasta grancontea, diventa uno dei centri più importanti del tempo[48]. In quella stessa fase storica vive e opera Ottone Frangipane (morto nel 1127), poi santificato e prescelto come protettore[49].

Re Ruggero II d'Altavilla elegge il castello appena ristrutturato a propria dimora; nel 1140 egli, dinanzi all'assemblea generale del ducato di Puglia e Calabria, delibera il conio di una nuova moneta (il ducale, meglio noto come ducato) e promulga le Assise di Ariano, ossia i nuovi statuti del regno di Sicilia; tale corpus legislativo, una sintesi di diverse insigni tradizioni giuridiche, sarà poi adottato con poche variazioni nelle costituzioni di Melfi[46].

Nel contempo, però, il rapido e disordinato sviluppo urbano lungo un crinale maestoso ma geologicamente fragile contribuisce al progressivo dissesto idrogeologico e alla conseguente formazione degli enormi burroni che circondano il centro storico; al 1180 risale infatti la prima attestazione della città "inghiottita da una voragine".[50]

Il santo protettore Ottone Frangipane, attivo in Ariano in epoca alto-medievale.

Con l'avvento della dominazione sveva sul trono del regno di Sicilia ha poi inizio una fase decisamente infelice. In particolare nel 1255 Manfredi (figlio di Federico II di Svevia) assedia la città, colpevole di aver appoggiato l'esercito papale contro di lui[51]. Ariano resiste strenuamente finché un gruppo di soldati lucerini, fingendosi disertori dell'esercito di Manfredi, è accolto nella roccaforte; durante la notte essi rivelano però le loro vere intenzioni saccheggiando e bruciando la città oltre a far strage degli abitanti. In memoria del tragico evento vi è ancora una via chiamata in dialetto arianese "la Carnale".[52]

Nel 1269 Carlo I d'Angiò, dopo aver sconfitto Manfredi nella battaglia di Benevento e conquistato il regno, decide di ricostruire la città. Nell'occasione, quale segno di riconoscenza per la fedeltà dimostrata al papato, dona alla diocesi di Ariano due sacre spine[53] (dategli dal fratello Luigi IX di Francia detto il Santo), tuttora custodite nel museo degli argenti. Durante il regno degli Angioini, la contea di Ariano è retta da esponenti della famiglia provenzale de Sabran dal 1294 al 1413; tra i vari conti di quel periodo spiccano le figure di sant'Elzearo e di sua moglie beata Delfina, poi assurti a compatroni.

Sant'Elzearo e Beata Delfina, conti e compatroni di Ariano, venerati anche nella natia Provenza

Dopo aver patito gravi danni a causa del terremoto del 1349, ai primi del Quattrocento la città risente della dura lotta tra Angioini e Aragonesi per il possesso del regno di Napoli. Nel 1417 la contea passa a Francesco Sforza, condottiero e futuro duca di Milano, mentre nel 1440 è concessa da re Alfonso al gran siniscalco Innico de Guevara, il quale si era distinto come uno dei suoi migliori generali durante la conquista del regno.[54]

Unitamente a gran parte del centro-sud peninsulare, la città è poi devastata dal terremoto del 1456, forse il più disastroso registrato in Italia nel corso del II millennio; ciò accade quasi nel mezzo del dominio aragonese che durerà fino al 1485 quando Pietro, figlio di Innico, perde la contea a seguito della sua partecipazione alla congiura dei baroni. Dall'anno successivo la città rientra nel demanio rimanendovi per un decennio.[54]

Età moderna

Un'antica raffigurazione della città; in primo piano la strada regia delle Puglie proveniente dall'allora capitale Napoli

Nel 1495 la contea è comprata da Alberico Carafa, il quale tre anni più tardi otterrà da re Ferdinando II di Napoli il titolo di duca di Ariano. La congiuntura è però sfavorevole poiché proprio a partire da quel periodo la città, a causa della sua rilevanza strategica, viene a trovarsi coinvolta nelle grandi guerre d'Italia tra Francia, Spagna e Sacro Romano Impero. Sia pur intervallate da fragili tregue (funestate peraltro dal sisma del 1517 e dalla peste del 1528[55]), le varie battaglie dureranno fino al 1559 con danni immensi sia nell'area urbana (ove perfino le campane delle chiese vengono fuse per ricavarne armi) sia nelle campagne (laddove si compie una strage di olivi e altri alberi per ricavare il legname necessario ad alimentare le fonderie); perdipiù nei primi mesi del 1528 la cittadinanza è punita dagli imperiali per il suo presunto atteggiamento filo-francese e costretta a subire un saccheggio. È proprio a seguito di tali eventi infausti che la città ottiene, quale forma di ristoro, il beneficio perpetuo[56] dell'istituzione di cinque fiere annuali[57].

Fin dal 1532 il ducato di Ariano era intanto passato dai Carafa ai Gonzaga e da costoro (nel 1577) ai Gesualdo[56]. Ma il regime feudale volge ormai al termine: seppur a prezzo di gravi sacrifici, il 2 agosto 1585 Ariano si riscatta, è reintegrata nel demanio e diventa città regia (l'unica in tutto il Principato Ultra[58]) venendo così a dipendere direttamente dai viceré di Napoli[56]. La crescita demografica, assai intensa già al tempo dei Gonzaga, si protrae ancora per molti lustri: nel 1622 Ariano è di gran lunga la più popolosa tra le città del Principato Ultra con i suoi 1.899 fuochi (a quell'epoca Avellino, non ancora capoluogo, contava soltanto 516 fuochi)[59].

Il distretto di Ariano all'interno della provincia di Principato Ultra, nel regno delle Due Sicilie

Nel 1639 si apre una lunga vertenza giudiziaria poiché la città, benché demaniale, è infeudata al duca Carlo Antonio Guevara di Bovino; il verdetto della corte di Madrid, favorevole alla cittadinanza, giungerà solo ventitré anni più tardi[60]. Nel 1647-48 la popolazione si oppone energicamente ai moti di Masaniello, ma finisce per subire l'assedio[61] e il saccheggio ad opera dei ribelli napoletani per aver bloccato il transito del grano a loro destinato dalla Puglia[62].

Una tragedia ben più devastante si profila però all'orizzonte: è la peste del 1656, che decima la popolazione con la scomparsa di interi villaggi (tra cui il borgo di Corsano, appartenente alla diocesi di Ariano); come se non bastasse, nel volgere di pochi decenni si innesca una grave crisi sismica: al terremoto del Sannio del 1688 fanno seguito il terremoto della Basilicata del 1694, il terremoto di Benevento del 1702 e il disastroso terremoto dell'Irpinia del 1732. Eppure la città, situata sul punto di valico dell'appena rimodernata strada regia delle Puglie, riesce a mantenere la propria rilevanza divenendo sede nel 1743/46 del regio consolato di commercio (avente giurisdizione su 64 comuni[63]) e dal 1806 del distretto di Ariano. Inizia così una nuova fase di incremento demografico, sebbene le condizioni igienico-sanitarie restino precarie: ancora nel 1835 la malaria falcidia le zone rurali, mentre due anni più tardi il colera miete centinaia di vittime nell'area urbana. Larga parte della popolazione rimane comunque fedele ai Borbone, opponendosi ai moti del Risorgimento ma ricadendo poi nella piaga del brigantaggio.[64]

Età contemporanea

Uno scorcio del Castello nel fatidico anno 1930

In epoca post-unitaria la città è sede del collegio elettorale e del circondario di Ariano di Puglia, poi soppressi rispettivamente nel 1919 e nel 1926[65]; pochi anni più tardi, nel 1930, il territorio è colpito dal terremoto del Vulture. Nel corso della seconda guerra mondiale i bombardamenti alleati martellano finanche la stazione ferroviaria, ma nel dopoguerra la popolazione raggiunge il suo massimo storico[66]. Danneggiata poi dal sisma del 1962 (fortunatamente preceduto da una scossa premonitrice), la città risente infine del terremoto del 1980 che provoca, tra l'altro, il crollo del campanile della basilica cattedrale nel mezzo della piazza affollata (benché nessun passante rimanga travolto)[67]. In risposta a tali eventi infausti si registra una progressiva espansione urbana lungo i versanti periferici[68], non accompagnata però da una ricrescita demografica[66].

Simboli

Lo statuto comunale della città[26] recita:

«Lo stemma del Comune di Ariano Irpino è d'argento ai tre monti di verde, al naturale, sormontati dalla scritta d'azzurro A I (Ara Iani).»

Onorificenze

Titolo di città - nastrino per uniforme ordinaria
«Decreto del Presidente della Repubblica[8]»
— 26 ottobre 1952

Monumenti e luoghi d'interesse

La facciata cinquecentesca della Basilica Cattedrale

Architetture religiose

Cattedrale
Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Santa Maria Assunta (Ariano Irpino).

La basilica cattedrale è intitolata all'Assunzione di Maria, a sant'Ottone Frangipane (protettore) e a sant'Elzearo da Sabrano (compatrono), le cui statue troneggiano sui portali, mentre gli interni sono ricchi di opere d'arte di varia epoca. Riconosciuta fin dal 1940 quale monumento nazionale, nel 1984 ottenne da papa Giovanni Paolo II il titolo di basilica minore.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Eretta originariamente nell'XI secolo, fu danneggiata dal terremoto del 1456 e infine ricostruita dopo il sisma del 1732. Il portale d'ingresso in pietra è del 1747. All'interno si ammirano una statua lignea di san Michele e un seggio vescovile in stile tardo-catalano del 1563.[69]

Chiesa di Sant'Anna

Situata alle spalle del municipio e custodita dalle suore dello Spirito Santo, conserva due altari del Seicento[69] nonché il sepolcro di Giuseppina Arcucci, fondatrice della congregazione.

Chiesetta di Sant'Andrea

Adiacente al palazzo della Duchessa, a breve distanza dalla centrale piazza Plebiscito, risale al Quattrocento.[69]

Chiesa di Sant'Agostino

Sita nell'antica piazza Ferrara, custodisce un altare della Consolazione del Cinquecento, sovrastato da un arco in pietra grigia di Roseto adornato da fregi e sculture simboliche.[69]

Croce longobarda

Collocata alle falde meridionali del Castello, consiste in un'austera croce lapidea in stile longobardo infissa su una colonna in marmo cipollino di epoca classica. Sia pur nella sua semplicità costituisce uno dei più antichi monumenti cittadini.[70]

Chiesa di San Pietro alla Guardia
San Pietro alla Guardia

Ubicata nello storico rione Guardia, risale al 1459. Sulla facciata presenta un portale tardo-gotico mentre all'interno vi è un altare quattrocentesco.[69]

Chiesa di San Giovanni Battista

Ricostruita dopo il terremoto del 1732, conserva però un antico fonte battesimale a forma di calice.[70]

Chiesa della Madonna del Carmelo

Fu edificata nel 1688[71]; la festa religiosa si tiene annualmente il 16 luglio. Poco più a valle vi è l'ex convento dei Cappuccini, esistente fin dal 1583[70].

Chiesa di San Pietro de' Reclusis

Sita nel rione omonimo alle falde del centro storico, custodisce affreschi del Cinquecento. In adiacenza, all'ombra di un tiglio plurisecolare, vi è l'eremo in cui trascorse gli ultimi anni della sua vita Ottone Frangipane[69], il santo patrono cui è intitolato l'Ospedale civile sorto nei pressi.

Chiesetta del Crocifisso

Situata lungo il sentiero che conduceva all'eremo di sant'Ottone, fu edificata a seguito di un evento miracoloso attribuito a quel santo.[70]

Grotta di Santa Maria di Lourdes

Costruita a imitazione della celebre grotta di Massabielle, venne consacrata nel 1922[72]. Nella vallata sottostante fu poi eretto, nel 1986, il santuario della Madonna di Fatima[73].

Chiesetta di Santa Maria del Loreto
La chiesetta del Loreto

Sorge su un terrazzo naturale a valle del Castello. Più volte rimaneggiata, la si trova già citata (con annessi una camera e un horto) in un inventario presentato nel 1517 all'allora vescovo Diomede Carafa.[70]

Chiesetta dei Martiri

Edificata nel Cinquecento nell'omonima località periferica, presenta un portale con l'effigie del cardinale arianese Diomede Carafa.[70]

Santuario di Valleluogo

Situato presso uno storico mulino (luogo di un'antica apparizione mariana[74]) in una vallata ricca di acque e di alberi secolari, fin dal basso medioevo divenne meta di pellegrinaggi (specialmente nel giorno di Pentecoste). Al suo interno vi è una statua della Madonna risalente al Quattrocento.

Santuario di San Liberatore

Posto su un poggio immerso tra gli oliveti, ha origini assai antiche ma fu ricostruito dopo il sisma del 1962. Dedicato al compatrono san Liberatore (di cui custodisce una statua lignea del 1349), è meta di pellegrinaggi specie in occasione del 15 maggio.

Architetture militari

Veduta parziale del maniero all'interno della villa comunale
Il Castello
Lo stesso argomento in dettaglio: Castello normanno (Ariano Irpino).

Sorge sulla vetta dell'omonimo colle, nel punto più alto e panoramico del territorio cittadino. Già esistente in epoca longobarda, fu riedificato dai Normanni e quindi ristrutturato dagli Angioini e, successivamente, dagli Aragonesi. Abbandonato definitivamente al termine delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo, fu poi parzialmente restaurato all'alba del III millennio. Circondato dall'ampia villa comunale, ospita il Museo della civiltà normanna.

Le Torrette

Nel settore nord-est dell'agro comunale, lungo l'alta valle del Cervaro, si ergono tre torri di avvistamento di epoca medievale[70]:
- la Torre delle Ciàvole, a mezza costa tra il pianoro della Difesa e la stazione di Pianerottolo, è quella meglio conservata in quanto riutilizzata a lungo come masseria (ciàvola in dialetto arianese significa "corvo");
- la Torretta di Camporeale, ubicata sull'omonimo altipiano ove re Ruggero II tenne le Assise di Ariano del 1140, venne pure trasformata in masseria ma presto fu abbandonata;
- la Torre de li Pizzi, situata presso il tratturo Pescasseroli-Candela, lungo la direttrice che conduce al borgo medievale di Zungoli, si conserva in forma di rudere su una duplice altura boscosa a strapiombo sul fiume Cervaro (pizzo equivale a "cocuzzolo").

Una quarta torretta (la Torre d'Amandi) era posta a controllo della valle dell'Ufita, ma fu rasa al suolo nel 1767 su ordine di re Ferdinando IV di Napoli in quanto divenuta covo di briganti che assalivano la sottostante strada regia delle Puglie, frequentata dallo stesso sovrano quando si recava a caccia nel vallo di Bovino.[75]

Architetture civili

Palazzo Bevere-Gambacorta

I palazzi storici

Palazzo Bevere-Gambacorta

Situato presso il Centro pastorale diocesano San Francesco d'Assisi, risale agli inizi del Settecento[70]. Fino al 1958 ospitò il liceo-ginnasio (fondato nel 1866 e intitolato a Pietro Paolo Parzanese)[76]; dal 2018 è sede accademica dell'Università del Sannio[77].

Palazzo San Giacomo

Ubicato nello storico rione Tranesi che per secoli ha ospitato le fornaci della maiolica arianese, fu sede dell'Ospedale civile tra il Settecento e il Novecento; dal 2015 costituisce il polo didattico-scientifico del Museo della ceramica.[78]

Palazzo Forte

Di antica origine, ma poi ampliato e rimodernato tra il Seicento e il Settecento, fu sede della sottoprefettura di Ariano di Puglia fino al 1926[70]. A partire dal 1991 è adibito a sede museale: il piano rialzato ospita il Museo civico mentre il livello inferiore accoglie il Museo archeologico.

Palazzo de Piano-d'Afflitto
Uno scorcio del palazzo della Duchessa con l'attigua chiesetta di Sant'Andrea

Noto come Palazzo della Duchessa, sorse lungo via Rodolfo d'Afflitto probabilmente nel medioevo come casa-torre; ristrutturato nel Cinquecento, fu poi ampliato nel Settecento.[70]

Palazzo Vitoli-Cozzo

Attiguo al cinema-teatro comunale, risale al Settecento. In adiacenza vi è la cappella di Sant'Antonio di Padova, eretta nel 1731.[70]

Palazzo Anzani

Sorto nel Seicento lungo via Donato Anzani, tale edificio fortificato ingloba un tratto delle antiche mura cittadine.[70]

Le fontane

Raffronto tra la règia fontana della Maddalena (in alto) e la fontana rurale del Brecceto (in basso)

Monumentali sono le règie fontane, edificate nel 1608 a beneficio dei viandanti lungo la strada regia delle Puglie e poi restaurate e abbellite nel 1757 per volontà di re Carlo III di Borbone. Nell'ambito del territorio comunale se ne ammirano quattro: il càrpino della Pila ("càrpino" in dialetto arianese significa "abbeveratoio"), la fontana della Maddalena, il càrpino della Tetta (prossimo alla più antica fontana della Tetta) e la fontana di Camporeale-Pontegonnella.[70]

Ben diverso è invece lo stile architettonico delle antiche fontane rurali, spesso in pietra grezza, meno elevate e solitamente coperte; un esempio è dato dalla cinquecentesca fontana del Brecceto[70], situata lungo la via che conduce al santuario di San Liberatore.

Le masserie

Tali maestose strutture architettoniche rurali furono edificate tra il Medioevo e il Rinascimento utilizzando il pietrame estratto dalle cave locali o recuperato dai ruderi dei preesistenti casali alto-medievali[79]. Le masserie più imponenti sorgono sugli altipiani che si estendono nel settore nord dell'agro comunale:

  • Falceta, a prevalente destinazione zootecnica, presso il tratturello Camporeale-Foggia[70]
  • Montefalco, lungo il medesimo tratturello, alle falde di un'antica cava di pietre[79]
  • Chiuppo de Bruno, prese il posto del casale di San Donato la cui cappella è tuttora visibile[80]
  • Sprinia, lungo la medievale via Francigena che conduceva ai porti d'imbarco verso la Terrasanta[70]
  • Sant'Eleuterio, sorta al posto di un casale omonimo[79] che, a sua volta, era situato presso il vicus romano di Aequum Tuticum[70].

Agli inizi del III millennio l'intera area, già in parte vincolata dalla soprintendenza archeologica di Salerno e Avellino, è stata posta definitivamente sotto tutela[81].

Le taverne

In quanto collocata lungo la strada regia delle Puglie, la città contava in passato un gran numero di taverne. Le strutture tuttora riconoscibili, ubicate appunto lungo la direttrice per la Puglia, sono la taverna del Turco, la taverna Vitoli e la taverna delle Monache[70].

Aree naturali

La villa comunale, il giardino del castello normanno
Villa comunale
Lo stesso argomento in dettaglio: Villa comunale di Ariano Irpino.

Realizzata nel 1876 tutt'attorno al castello normanno, tale area verde si estende in altura su circa 50000 [82] tra prati, fiori, siepi e alberi d'alto fusto. Sovente innevata d'inverno, si caratterizza per le sue ampie vedute panoramiche.

Boschetto Pàsteni

Trattasi di un bosco d'alto fusto a vegetazione mista (conifere e latifoglie) situato sul versante nord del centro storico. Saltuariamente vi si tengono eventi musicali[83].

Viale Russo-Anzani

Questo tracciato percorre il perimetro delle antiche mura cittadine, parte delle quali sono tuttora visibili[27]. Dimora del poeta Girolamo Angeriano, il viale si dilunga in posizione aperta e soleggiata con esposizione a levante.

Muraglioni dei Tranesi

Posti su una rupe a strapiombo esposta a ponente, nell'area delle antiche fornaci[70] della ceramica arianese, tali contrafforti offrono una suggestiva veduta panoramica incentrata sulla "Dormiente del Sannio", una dorsale appenninica detta così per il suo caratteristico profilo muliebre.

Itinerari storico-culturali

La via Francigena in direzione Puglia sull'altipiano della Sprinia
Via Francigena

Detta anche via Sacra Longobardorum, ripercorre il tracciato dell'antica via Traiana che, a differenza di altre strade romane (quali la via Appia, la via Aemilia e la via Herculea), rimase in esercizio fino alle soglie dell'era moderna. Attestata fin dal 1024[84], nel medioevo era percorsa da frotte di pellegrini e crociati europei diretti in Terrasanta. La via interseca il settore nord dell'agro comunale nel tratto compreso tra il fiume Miscano (ove vi era il ponte romano della Malvizza, di cui restano talune tracce[85]) e la linea spartiacque appenninica oltre la quale vi era il castello di Crepacuore, presidio dei cavalieri gerosolimitani.

Strada regia delle Puglie

Ideata nel Cinquecento da re Filippo II d'Asburgo, collegava Napoli (capitale del regno) alle province di Capitanata e Terra di Bari. Il suo tracciato è in gran parte ripreso dalla moderna strada statale 90 delle Puglie, tuttavia la strada règia lambiva direttamente il centro storico, passando dinanzi alle chiese della Madonna del Carmelo e di San Giovanni Battista; quest'ultimo edificio religioso sorge anzi in corrispondenza del passo di Ariano, il punto più elevato in altitudine dell'intera strada (ribattezzata via Nazionale agli inizi del Novecento). Lungo l'antico tracciato si ammirano diverse cappelle, taverne e fontane[70].

Tratturo Pescasseroli-Candela

Tale antico tracciato erboso, che attraversa le vaste lande a nord-est del centro abitato, è legato alla transumanza di greggi dall'Abruzzo alla Puglia, tanto da essere denominato la “via della lana”[86]. Il tratto che si è meglio conservato, quello che varca l'altipiano di Camporeale, è meta di escursionisti a piedi, in bici e a cavallo.

Tratturello Camporeale-Foggia

Una diramazione del tratturo dal pianoro di Camporeale si dirige dapprima alle Tre Fontane di Greci (ove sorge la prima di una serie di taverne) per penetrare poi nel Tavoliere delle Puglie fino a raggiungere Foggia, sede della regia dogana della mena delle pecore.

Siti archeologici

La valle del Miscano, ricca di eminenze archeologiche. In primo piano la contrada Sant'Eleuterio.

Il territorio comunale vanta due siti archeologici, entrambi ubicati nella valle del Miscano circa 10 km a nord del centro cittadino. Gran parte dei reperti rinvenuti in tali aree sono esposti nel locale Museo archeologico.[87]

La Starza

Situata presso una rupe gessosa, consiste nel più antico insediamento preistorico del neolitico inferiore (VI millennio a.C.) in Campania[36]. I reperti rinvenuti attestano un'occupazione plurimillenaria durante tutto il neolitico e l'età del bronzo fino all'abbandono avvenuto a ridosso dell'età del ferro (900 a.C.) e preceduto dalla fortificazione dell'insediamento mediante l'erezione di una cinta muraria.

Aequum Tuticum

I resti di tale vicus, risalente al tempo degli antichi Romani, emergono dal vasto pianoro di Sant'Eleuterio. Le tracce rinvenute mostrano un abitato sviluppatosi entro il I secolo a.C. e divenuto poi, in epoca imperiale, un rilevante snodo viario, infine decaduto e abbandonato sul finire dell'età antica.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[88]

La cittadina costituisce il principale centro demografico della provincia dopo il capoluogo[89] nonché il più popoloso tra tutti i comuni montani della Campania[90].

Etnie e minoranze straniere

I dati dell'Istituto nazionale di statistica rilevavano al 31 dicembre 2018 una popolazione straniera residente di 537 unità[91], pari al 2,4% del totale. Di seguito si elencano le nazionalità maggiormente rappresentate:

  1. Romania: 162
  2. Ucraina: 40
  3. Albania: 32
  4. Polonia: 31
  5. Cina: 22
  6. Indonesia: 20

Lingue e dialetti

Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto arianese.

Nell'ambito del territorio comunale accanto alla lingua italiana è in uso una particolare varietà del dialetto irpino.

Religione

Il palazzo episcopale, sede della diocesi, dominato dal campanile della Cattedrale

La città è sede della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia nell'ambito della regione ecclesiastica Campania. In particolare, il territorio comunale annovera quindici parrocchie con tre santuari diocesani.[92]

Tradizioni e folclore

Le Sante Spine

Lo stesso argomento in dettaglio: § Medioevo.

Nella seconda metà del XIII secolo re Carlo I d'Angiò donò alla città due Sacre Spine della corona di Cristo ai superstiti della strage a tradimento compiuta dai Saraceni nel 1255, quale riconoscimento alle vittime del martirio[53]. In ricordo di quegli eventi memorabili si tiene annualmente[93] (nel mese di agosto) la rievocazione storica del dono delle Sante Spine[94]. Le Sacre Spine sono permanentemente custodite nel museo degli argenti.

Le Cinque Fiere

Lo stesso argomento in dettaglio: § Età moderna.

Nella seconda metà del Cinquecento la città ottenne il beneficio perpetuo dell'istituzione di cinque fiere annuali quale forma di ristoro per i gravissimi danni patiti nel corso delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo. Le fiere dovevano tenersi la domenica delle Palme, la domenica in Albis, il 13 giugno, l'11 agosto e il 27 settembre[56]; tuttavia nel corso del XX secolo le ultime due furono traslate rispettivamente al 16 luglio e al 1º novembre, mentre il mercato settimanale della domenica fu differito al mercoledì. In compenso, alle cinque manifestazioni storiche si aggiunsero le due fiere rionali della seconda domenica di maggio (nel quartiere Cardito) e della prima domenica di agosto (nel rione Martiri)[95].

Istituzioni, enti e associazioni

Veduta parziale dell'area ospedaliera. In primo piano, l'elisuperficie.

Ospedale

Lo stesso argomento in dettaglio: Ospedale Sant'Ottone Frangipane.

L'ospedale civile fu fondato nel 1410 e, come tutte le analoghe strutture dell'epoca, accoglieva inizialmente sia gli infermi che i pellegrini. Nel corso del Novecento il nosocomio fu interamente ricostruito poco più a valle, in prossimità dell'eremo in cui visse il santo al quale l'ospedale è dedicato.[96]

Istituto di Assistenza

Tale struttura, specializzata nell'assistenza geriatrica e realizzata grazie ai lasciti raccolti da Francesco Capezzuto (vescovo di Ariano dal 1838 al 1855) cui è intitolata, sorse nel 1873 e fin dal 1891 occupa la sede attuale, nel centro della città.[97]

Fondazione Mainieri

Sorta come orfanotrofio grazie ai lasciti del benefattore Vincenzo Mainieri (nato in Ariano nel 1853), l'istituzione si occupa della formazione alle persone diversabili. È ente morale fin dal 1950[98].

Centro Minerva

Fondata nel 1982 in un'area verde alle porte della città, tale struttura sanitaria è specializzata nel settore riabilitativo.[99]

Silenziosi Operai della Croce

Si tratta di un'associazione internazionale privata di fedeli[100] la cui casa madre è sita presso il santuario della Madonna di Valleluogo. All'interno della struttura vi è un centro di rieducazione psicomotoria.[99]

Suore dello Spirito Santo

Lo stesso argomento in dettaglio: Suore dello Spirito Santo (Ariano Irpino).

Tale congregazione, fondata nel 1896 dalla giovane Giuseppina Arcucci, svolge la sua opera nel campo socio-assistenziale e, a partire dal 1986, anche all'estero in ambito missionario[101]. La casa madre è situata nel cuore del centro storico, a tergo del municipio.

Cultura

Re Ruggero II, il sovrano delle Assise di Ariano

Ricerca

Fin dal 1991 la città è sede del Centro europeo di studi normanni, sorto per iniziativa di un gruppo di studiosi italiani, francesi e inglesi e finalizzato alla ricerca sulla civiltà normanna nell'Europa medievale.[102]

Inoltre nel 2006, alla presenza del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, fu inaugurato il centro di ricerche BioGeM (Biologia e Genetica Molecolare), attivo nella ricerca scientifica in campo biogenetico e farmacologico.[103]

Università

La città è sede d'esami dell'università telematica Pegaso[104], mentre il locale plesso ospedaliero ospita un polo didattico dell'università Luigi Vanvitelli[105]. Il campus interuniversitario Biogem promuove, infine, l'alta formazione scientifica e magistrale negli ambiti biomedico, biochimico e biogiuridico[106].

Scuole

Sede di distretto scolastico, il territorio comunale ospita 24 plessi didattici[107], 5 dei quali riservati agli istituti d'istruzione superiore. Questi ultimi fanno capo a tre grandi poli scolastici: il liceo classico-scientifico Pietro Paolo Parzanese[108], l'istituto superiore Ruggero II[109] e l'istituto d'istruzione superiore Giuseppe De Gruttola[110].

Biblioteche

Biblioteca Civica

Sita nel centro della città, possiede 60 000 volumi e opuscoli tra cui diverse migliaia di fondi antichi; i documenti multimediali ammontano a 20 000[111]. Per la costituzione della biblioteca fu determinante l'impegno del deputato Pasquale Stanislao Mancini, cui la collezione è intitolata.

Biblioteca Diocesana

Ubicata all'interno del palazzo episcopale, conta 37 340 testi[112] oltre all'archivio storico della curia vescovile e alla raccolta completa delle opere del sacerdote-poeta Pietro Paolo Parzanese.

Biblioteca CESN

Allestita nella sede del Centro europeo di studi normanni, annovera molte migliaia di testi storici medievali con antichi manoscritti, pergamene e un archivio digitale.[113]

Musei

Riproduzione del mantello di re Ruggero II, esposto nel Museo della civiltà normanna
Museo della civiltà normanna

Ubicato nella villa comunale all'interno del castello normanno, custodisce numerosi reperti storici di epoca alto-medievale.[114]

Museo civico della ceramica

Situato lungo via Rodolfo d'Afflitto, espone stampe di epoca rinascimentale, la fototeca civica e una vasta collezione di maiolica arianese antica.[115]

Museo archeologico

Ospitato in uno storico palazzo alla via Donato Anzani, vi si trovano reperti di epoca neolitica, sannitica e romana provenienti dai siti archeologici della valle del Miscano.[116]

Museo degli argenti

Ha sede nell'ex tesoreria della Basilica cattedrale. Custodisce preziose opere sacre, fra cui un reliquario contenente due Sacre Spine della corona di Cristo.[117]

Museo diocesano
Museo diocesano

Ubicato nell'ex chiesa di Santa Lucia, espone pitture di scuola napoletana risalenti al Seicento e al Settecento oltre a svariate opere tessili, lignee e marmoree.[118]

Museo Giuseppina Arcucci

Custodito dalle Suore dello Spirito Santo, è dedicato alla fondatrice della congregazione ma conserva opere e documenti di epoca anteriore.[119]

Biogeo

Sorto all'interno del centro di ricerca Biogem con il supporto dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, questo particolare museo illustra l'origine e l'evoluzione della Terra e della vita.[120]

Media

Canale 58 è l'emittente televisiva cittadina; fondata nel 1994, dal 2013 si è dotata di un proprio sito web. Trasmette sul canale 99 del digitale terrestre.[121]

Radio Ariano Centro è la locale stazione radiofonica; modula in Fm 107,700 nonché in streaming.[122]

Cittadiariano è il principale sito di informazione locale, attivo dal 2006.[123]

Arte

Lo stesso argomento in dettaglio: Ceramica arianese.

La città si caratterizza per un peculiare prodotto artistico, la maiolica o ceramica smaltata, di cui si hanno notizie certe a partire dalla fine del Duecento, benché il picco della produzione venne raggiunto solo nel Settecento.

Oltre alle vaste collezioni custodite nel Museo civico della ceramica, si registra anche una variegata produzione attuale fregiantesi del marchio CAT (Ceramica Artistica Tradizionale) rilasciato dal Consiglio nazionale ceramico[124].

Cucina

Ingredienti "poveri"

L'arte culinaria locale rispecchia fedelmente le tradizioni contadine e pastorali, tanto che molte delle pietanze conservano le caratteristiche denominazioni vernacolari[125].

Oltre al rinomato pane casereccio cotto in forno a legna sotto vari formati, anche alcuni tagli di pasta e certe forme di latticini e insaccati sono peculiari di questa terra ad alta vocazione agro-zootecnica[126], mentre fra le carni prevalgono piuttosto quelle bianche degli animali da cortile, spesso farcite e aromatizzate con erbe selvatiche locali[127]. Nonostante la relativa lontananza dai due mari Tirreno e Adriatico (distanti comunque meno di 100 km), non manca qualche portata a base di pesce come ad esempio la tipica pizza con le alici.[125]

Gli ortaggi poi costituiscono da sempre una quota rilevante degli ingredienti in uso, tanto che già nell'Ottocento veniva ad esempio rimarcata[128] la produzione in "quantità immensa di peperoni, detti pipilli" (denominazione quest'ultima tuttora in auge nel dialetto arianese). Larghissimo è anche l'utilizzo di legumi e verdure (ivi compreso il cardone di Natale), la cui cottura richiede comunque un particolare tipo di pentola chiusa in terracotta, la pignata.[125][127]

"Ciliegie della Signora", una tipica varietà locale con frutti colorati a forma di cuore

Caratteristica è poi la frutta, tanto che alcune cultivar, soprattutto di ciliegie, sono autoctone[129]. Tradizionale nelle stagioni intermedie è inoltre la ricerca di tipici prodotti del sottobosco: così in primavera si raccolgono i cosiddetti spàlici (l'essenza Asparagus acutifolius, una varietà di asparago più piccola ma più aromatica di quella coltivata), in autunno invece i cardariélli (la prelibata specie fungina Pleurotus eryngii).[125]

Alcuni piatti decisamente più elaborati sono invece esclusivi di certe ricorrenze: strùffoli a Carnevale, casatiélli e pizzpanàro a Pasqua, pipilli chjini e zéppule alla vigilia di Natale, malàti alla vendemmia, pizza cu li ccécule alla mattanza del maiale.[125][127]

Per tutte le pietanze il condimento immancabile è l'olio extravergine d'oliva DOP "Irpinia - Colline dell'Ufita", ricavato secondo tradizione[130] da piante della tipica cultivar Ravece, mentre il marchio PAT spetta al caciocchiato, un caratteristico formaggio da dessert di produzione esclusivamente locale[131]. In quanto ai vini, anch'essi sono prodotti in loco a partire da vitigni autoctoni, la cui presenza sul territorio comunale è attestata da svariati secoli[132].

Eventi

Ariano International Film Festival[133] è una rassegna cinematografica; si tiene annualmente tra i mesi di luglio e agosto ed è abbinata a un concorso cosplay ispirato al mondo dell'animazione[134].

Ariano Folk Festival[135] costituisce invece una rassegna di musica etno-folk. Si articola in due sessioni: la prima ad agosto, l'altra al coperto tra dicembre e gennaio.

Il meeting Le due culture[136], organizzato nella prima decade di settembre dal centro di ricerche Biogem, si propone di raggiungere un punto d'incontro tra il sapere umanistico e quello scientifico; vi prendono parte ogni anno insigni studiosi e premi Nobel.[137]

ClassicAriano, rassegna di musica classica curata dalla Società italiana della musica da camera[138], si compone di una serie cadenzata di concerti durante l'intero corso dell'anno.

Geografia antropica

Viale Russo-Anzani, lungo gli spalti delle antiche mura

Urbanistica

Il centro storico, ubicato sul crinale del Tricolle e di impianto alto-medievale, ebbe fin dall'origine una forma piuttosto allungata. Esso si disponeva infatti lungo un antico tracciato (verosimilmente una mulattiera militare) che da Benevento, capitale dell'omonimo ducato longobardo, conduceva verso la Puglia, all'epoca duramente contesa ai Bizantini[139]; tale percorso è ben riconoscibile nei rioni Strada-Annunziata-Piazza Ferrara-Guardia. Altri micro-quartieri sorsero poi lungo antiche diramazioni: è il caso di Sambuco (vie Santo Stefano-Anzani) lungo un viottolo per Villanova-Zungoli e di San Nicola (vie Parzanese-Intonti) lungo un sentiero per Montecalvo. Fin dal IX secolo la cerchia urbana era cinta da mura[140] (alcuni tratti delle quali sono tuttora visibili lungo viale Russo-Anzani[27]) e munita di porte[141]; invece il castello, eretto nel punto più elevato, era staccato dal resto dell'abitato attorno al quale vi erano piuttosto alcune distese di pascoli pubblici.[142]

Le numerose grotte esistenti hanno origine antica ma artificiale e un intero quartiere rupestre (Tranesi) era stato destinato alla produzione della maiolica arianese; anche i molti burroni che circondano il centro storico non esistevano in origine, ma si formarono a seguito di profondi fenomeni erosivi (e conseguenti frane) provocati dell'erronea regimentazione delle acque piovane lungo i ripidissimi pendii, con la conseguente rovina di diversi rioni[143].

Il seicentesco rione San Rocco con al centro la chiesa della Madonna del Carmelo

La conformazione urbana mutò notevolmente tra il Seicento e il Settecento, quando fu ultimata la via regia delle Puglie (attuali corso Vittorio Emanuele - via Nazionale), ossia la prima grande strada che, per ragioni di spazio, si limitava a rasentare il centro antico. Fu in tale periodo che bottegai e tavernai abbandonarono le loro vecchie dimore (devastate peraltro dalla serie di eventi sismici susseguitisi tra il 1688 e il 1732) e si stabilirono in massa lungo la nuova via, fondando così i rioni San Rocco, San Domenico, Valle e Pagliare[144].

Un secondo rivoluzionamento urbanistico si ebbe poi nel corso del Novecento, innescato non soltanto dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale ma anche da una nuova serie di terremoti verificatisi tra il 1930 e il 1980. Si determinò allora, oltre all'ampliamento del centro antico a scapito dei primitivi pascoli pubblici (rioni Calvario, San Leonardo, Pasteni, Fontananuova, Pallottini), anche la costruzione di nuovi quartieri periferici (Cardito, San Pietro, Sant'Antonio, Martiri) realizzati a mezza costa presso l'attuale tracciato in variante della strada statale 90 delle Puglie[145]. L'intero centro abitato, intervallato da pendii e aree verdi, ha assunto così una conformazione conico-elicoidale di cui però il centro storico continua a rappresentare il vertice. Infatti il piano urbanistico comunale e il relativo regolamento edilizio, in vigore dal 2010[146], stabiliscono norme volte a salvaguardare la città antica mentre gran parte dell'agro è tutelato quale paesaggio rurale.

Frazioni e località

L'antico santuario di San Liberatore al centro dell'omonima contrada

Lo statuto comunale non cita alcuna frazione[147].

Assai numerose sull'intero agro sono invece le località abitate sparse[148] (generalmente denominate contrade), di origine solo relativamente antica. Infatti nel Medioevo l'agro rurale, benché vasto, risultava malsano e assai insicuro, tanto che i rari casali esistenti (Sant'Eleuterio, San Donato, Torre Amando e pochi altri) ebbero vita breve a causa delle periodiche epidemie e dei frequenti assedi[79]. A partire dal Rinascimento sorsero però in gran numero le masserie, molte delle quali erano comunque fortificate[149]; tuttavia il grosso sviluppo dell'edilizia rurale si è registrato in epoca contemporanea, allorquando la malaria e il brigantaggio furono finalmente debellati.[150]

Le contrade conservano generalmente le denominazioni tradizionali in dialetto arianese, con frequenti riferimenti toponomastici non soltanto all'orografia e alla vegetazione ma anche al feudalesimo e alla religione[151]. Dall'analisi delle mappe topografiche si evince che, ad eccezione della borgata sorta nell'Ottocento presso la stazione ferroviaria, le aree vallive sono generalmente evitate dagli insediamenti abitativi. In effetti molte contrade si sviluppano su aree collinari, in prossimità di fonti sorgive, ad altitudini comprese tra 200 e 800 m s.l.m.[148]

Economia

Agricoltura

Un oliveto in autunno, con le reti distese al suolo per la raccolta

Il settore agro-zootecnico ha assunto fin dall'antichità notevole rilevanza, come attestato dall'ampiezza dell'agro comunale (il più esteso della Campania[12]) e dalla predominanza degli insediamenti rurali sparsi[152]. La città, facente parte della regione agraria nº 1 "Alto Cervaro"[153] e dell'Associazione nazionale città dell'olio[154], conta infatti il più alto numero di aziende agricole e la più ampia superficie agraria utilizzata di tutta la provincia[155].

Tra i prodotti tipici più rinomati si annoverano le olive della cultivar autoctona Ravece (destinate all`estrazione di olio DOP extravergine "Irpinia - Colline dell'Ufita")[130], diversi vitigni storici (Aglianico lasco, uva Tintiglia ecc.)[132], i cereali (per la produzione di pane e sfarinati), la frutta, i legumi, le carni e i latticini; tra questi ultimi spicca il caciocchiato, un prodotto esclusivamente locale fregiantesi del marchio PAT.

Artigianato

Antiche maioliche arianesi

La maiolica arianese costituisce la produzione artigianale più caratteristica della città, attestata fin dal Medioevo. Per cinque secoli, dagli inizi del Quattrocento ai primi del Novecento, l'area artigianale cittadina era ubicata nel quartiere rupestre Tranesi, detto così perché molti dei ceramisti ivi residenti giungevano da Trani[156].

Vaste collezioni di maioliche antiche sono custodite nel Museo civico e della ceramica, ma la tradizione artigiana perdura in epoca contemporanea; il comune è parte integrante dell'Associazione italiana città della ceramica.[153]

Industria

Insediamenti produttivi sul pianoro di Camporeale

Il settore industriale, erede della vecchia tradizione molitoria, gessaiola, bottegaia e lanaiola, si basa su un buon numero di imprese di piccole o medie dimensioni attive principalmente nei comparti agro-alimentare, edilizio, metalmeccanico e dell'abbigliamento[157]. Molte delle aziende, tra le quali spicca il consorzio biotecnologico BioGeM, sorgono in un'idonea area attrezzata di 100 ettari[158] sull'altipiano di Camporeale, in posizione baricentrica tra Campania e Puglia.

In forte crescita è inoltre la produzione di energie rinnovabili mediante l'implementazione di parchi eolici, secondo l'ottica innovativa dello sviluppo sostenibile.[159]

Turismo

Piazza Plebiscito, il cuore pulsante della città

La città vanta un'antica tradizione sia nel campo della ristorazione che per quanto attiene alle strutture recettive. Infatti, trovandosi all'altezza della sella di Ariano (il valico più importante tra Campania e Puglia), ha sempre contato su un intenso traffico di viaggiatori e viandanti, ai cui bisogni provvedeva una numerosa classe locale di mercanti e tavernai. A seguito però dell'apertura al transito della ferrovia nella seconda metà dell'Ottocento (e dell'autostrada un secolo più tardi) si verificò inevitabilmente un sensibile calo dei transiti interregionali lungo la vecchia strada nazionale delle Puglie.[160]

Tuttavia le favorevoli caratteristiche climatico-ambientali iniziarono ad attrarre molti visitatori sul Tricolle fin dall'epoca fascista, quando venne ivi creata una colonia montana[72], mentre nella seconda metà del Novecento la cittadina era ormai divenuta una frequentata meta di villeggiatura[161]. Inoltre, a decorrere dal grande giubileo del 2000, si è assistito a un significativo sviluppo del turismo religioso e storico-culturale, tanto che il comune costituisce parte integrante del distretto turistico Viaticus[162] e dell'Associazione europea delle Vie Francigene[163].

Rinomato è infine il comparto enogastronomico che annovera una quindicina di aziende agrituristiche[164] e oltre una ventina di ristoranti[165].

Infrastrutture e trasporti

La città a metà strada tra i due mari Tirreno e Adriatico, adiacente all'A16 Napoli-Canosa

Strade

L'asse portante della viabilità cittadina è costituito dalla strada statale 90 delle Puglie che, unitamente alle sue varianti 90bis e 90dir, attraversa l'intero territorio comunale consentendo i collegamenti con Avellino / Benevento da un lato e con Foggia (nella vicina Puglia) dall'altro.[166]

Piuttosto numerose sono le strade provinciali, le quali si dispongono a formare una rete a maglie larghe che permette di raggiungere i centri abitati limitrofi. Assai fitto e articolato è infine il reticolo formato dalle strade comunali.[166]

Ferrovie

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Ariano Irpino.

La stazione ferroviaria cittadina, posta lungo la tratta Benevento-Foggia della linea Roma-Bari[167], sorge in una piccola valle a circa 5 km dal centro urbano. Sul culmine della linea vi è inoltre lo scalo tecnico di Pianerottolo d'Ariano.

In virtù del moderno progetto Alta Capacità una nuova infrastruttura ferroviaria è in fase di costruzione nell'ampia valle dell'Ufita, in posizione baricentrica rispetto all'intero comprensorio[168].

Mobilità

Trasporto pubblico urbano

Il servizio di mobilità urbana è curato da un'azienda municipalizzata, l'AMU[169].

I trasporti pubblici interurbani sono invece gestiti dalla società partecipata regionale AIR che garantisce le relazioni con le città di Avellino, Benevento, Foggia, Napoli oltre che con i singoli comuni limitrofi[170].

Amministrazione

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1950 Enea Franza DL sindaco
1950 1952 Michelangelo Nicoletti PLI sindaco
1952 1956 Enea Franza MSI sindaco
1956 1958 Antonio Maresca DC sindaco
1958 1959 Giovanni Scrivano comm. pref.
1959 1960 Cherubino Cindolo comm. pref.
1960 1961 Mario Ortu PSI sindaco
1961 1965 Antonio Manganiello PLI sindaco
1965 1970 Fedele Gizzi DC sindaco
1970 1971 Antonio Dotolo DC sindaco
1971 1974 Antonio Manganiello PLI sindaco
1974 1975 Fedele Gizzi DC sindaco
1975 1980 Vincenzo Aliperta DC sindaco
1980 1984 Romolo De Furia DC sindaco
1984 1985 Pasquale Giovannelli DC sindaco
1985 1994 Domenico Covotta DC sindaco rieletto nel 1990
1994 1995 Antonio Napolitano comm. pref.
1995 1996 Erminio Grasso lista civica sindaco
1996 2000 Vittorio Melito PDS sindaco
2000 2003 Domenico Covotta PPI sindaco
2003 2004 Pasquale Napoletano comm. pref.
2004 2009 Domenico Gambacorta lista civica sindaco
2009 2014 Antonio Mainiero lista civica sindaco
2014 2019 Domenico Gambacorta FI sindaco
2019 2020 Enrico Franza PSI sindaco
2020 2020 Silvana D'Agostino comm. pref.
2020 in carica Enrico Franza PSI sindaco

Il comune è dotato di un proprio presidio di protezione civile[171], coordinato dal sindaco[107]. Centro pilota dell'ambito territoriale A1 (esteso su 29 comuni per un bacino di utenza di 87 993 residenti[172]), la città è inoltre sede comprensoriale di distretto sanitario, distretto scolastico, agenzia delle entrate, agenzia INPS, casa circondariale, centro per l'impiego, comunità montana, genio civile e giudice di pace. Pur appartenendo alla provincia di Avellino soggiace, unitamente ai comuni del circondario, alla competenza territoriale del tribunale di Benevento.[173]

Sport

Panoramica dell'arena-stadio

La maggiore formazione calcistica maschile è la Vis Ariano Accadia, erede della storica Unione Sportiva Ariano fondata nel 1946.

La principale compagine femminile è la società cestistica Virtus Basket Ariano, esistente fin dai primi anni '70 e con trascorsi in serie A2.

Impianti sportivi

Lo stadio "Silvio Renzulli", costruito nella prima metà del Novecento, è situato lungo un pendio alle falde della Villa comunale; oltre al campo di calcio in erba sintetica con spalti per 1200 posti[174], vi è un campo da tennis (coperto nella stagione fredda) ubicato più a monte, all'interno del perimetro della Villa[175].

Il palazzetto dello sport[176], omologato per uso professionistico con 2000 posti, ha ospitato nel 2019 alcuni eventi della XXX Universiade estiva[177]; l'arena-stadio in erba naturale, omologata per uso agonistico e intitolata a Pietro Mennea, dispone a sua volta di spalti per 2000 posti[178].

Il ventaglio degli impianti sportivi cittadini è completato dal campo polivalente coperto "La Maddalena"[179] e dal complesso sportivo "La Tartaruga"[180].

Note

  1. ^ a b Ariano Irpino - Dati generali, su Comune Ariano Irpino (archiviato il 28 agosto 2017).
  2. ^ a b Avellino e la sua provincia (PDF), su In Campania, p. 110 (archiviato il 24 novembre 2020).
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2019.
  4. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  5. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  6. ^ Ariano di Puglia, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  7. ^ Gli storici N. Flammia e G. Grasso utilizzano la denominazione "Ariano" ancora alla fine del XIX secolo.
  8. ^ a b ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali, su Archivio centrale dello Stato (archiviato il 19 aprile 2016).
  9. ^ Comuni capofila (PDF), su Regione Campania (archiviato il 2 giugno 2020).
  10. ^ Regione Campania, Settore Tecnico Amministrativo Provinciale, Servizio Istruzione e Cultura - Avellino e Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino, Il bisogno culturale, Avellino, 1994, p. 45.
  11. ^ Caratterizzazione geologica e idrogeologica (PDF), su Il distretto idrografico dell'Appennino Meridionale, p. 14 (archiviato il 4 luglio 2020).
  12. ^ a b Comuni della Campania per superficie territoriale, su Tuttitalia. URL consultato il 23 settembre 2021.
  13. ^ Statuto comunale, art. 2, comma 2.
  14. ^ Luigi Albanese, Burroni, frane arianesi e...dintorni, su Cultura Ariano (archiviato il 29 settembre 2017).
  15. ^ Consiglio Nazionale delle Ricerche, Carta Tettonica d'Italia, Progetto finalizzato Geodinamica, Unità Operativa 5.2.1/76, Pubblicazione n° 269.
  16. ^ Piano d'Ambito (PDF), su Ato Calore Irpino (archiviato il 29 settembre 2017).
  17. ^ T. Vitale, p. 43.
  18. ^ Mario D'Antuono, Vieni ad Ariano - Città d'arte, Ariano Irpino, Lucarelli, 1998, p. 14.
  19. ^ Catalogue of strong earthquakes in Italy, su INGV (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2018).
  20. ^ Classificazione sismica dei comuni italiani (XLSX), su Protezione Civile (archiviato il 4 novembre 2017).
  21. ^ Piano regionale di programmazione delle attività per la prevenzione, la previsione e la lotta attiva contro gli incendi boschivi (PDF), su Regione Campania, 2006, p. 8 (archiviato il 16 agosto 2020).
  22. ^ Franco Ravelli, 4. Il clima del Mezzogiorno (PDF), in La sperimentazione irrigua della Cassa per il Mezzogiorno, p. 32 (archiviato il 2 agosto 2018).
  23. ^ Cristofaro Mennella, Il clima d'Italia: I climi compartimentali della regione italiana, vol. 3, Fratelli Conte Editori, 1967, p. 438.
  24. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA (archiviato dall'url originale il 2016 circa).
  25. ^ Leone Marsicano Ostiense, Chronica sacri monasterii casinensis.
    G. Muollo - P. Mele, p. 8.
  26. ^ a b Statuto comunale, art. 3, comma 2.
  27. ^ a b c d Nicola Busino, L’alta valle del Cervaro fra tarda antichità e alto medioevo: dati preliminari per una ricerca topografica (PDF), pp. 138-146 (archiviato il 5 novembre 2020).
  28. ^ Luigi Chiappinelli, Note sui nomi di luogo dell'Avellinese, in Samnium, n. 1-4, 1988 (archiviato l'8 novembre 2020).
  29. ^ Antonio Canino, Campania, Touring Club Italiano, p. 436.
  30. ^ (LA) Canonizzazione di sant'Elzearo da Sabrano, pp. 147-150.
  31. ^ Variazioni amministrative dall'Unità d'Italia, su Elesh (archiviato il 30 ottobre 2017).
  32. ^ a b Francesco Antonio Vitale, Memorie istoriche degli uomini illustri della regia città di Ariano, Roma, 1788, p. 3.
  33. ^ Salerno, in Enciclopedia fridericiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
  34. ^ (LA) Girolamo Angeriano, Erotopaignion, Firenze, P. Giunta.
  35. ^ a b La Valle del Miscano, pp. 13-28 (a cura di Claude Albore Livadie).
  36. ^ a b L'abitato neolitico de La Starza, su Archemail (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2015).
  37. ^ Giampiero Galasso, Storia dell'Irpinia antica, De Angelis, 2005, p. 27, ISBN 9788886218863.
  38. ^ (EN) Edward Togo Salmon e Julie Andrew, Samnium and the Samnites, Cambridge University Press, 1967, p. 78, ISBN 9780521061858.
  39. ^ Veronica Ferrari, Indagini aerotopografiche e geofisiche a Aequum Tuticum (PDF), su Fasti on line, p. 9 (archiviato il 10 dicembre 2020).
  40. ^ G. Muollo - P. Mele, p. 7.
  41. ^ Marcello Rotili, Ricerche archeologiche nel castello di Ariano Irpino, Ariano Irpino, 1988.
  42. ^ Aldo Marturano, Contributi per la storia dei terremoti nel bacino del Mediterraneo: secc. V-XVIII, Storia e scienze della terra, vol. 5, Laveglia, 2002, p. 37, ISBN 9788888773292.
  43. ^ G. Muollo - P. Mele, p. 8.
  44. ^ P. Massa, p. 4.
  45. ^ T. Vitale, pp. 51-52.
  46. ^ a b Centro Europeo di Studi Normanni, I Normanni - Popolo d'Europa 1030-1200, a cura di Mario D'Onofrio, Venezia, Marsilio Editori, 1994, ISBN 9788831758550.
  47. ^ Errico Cuozzo e Jean Marie Martin, Intorno alla prima contea normanna nell'Italia meridionale, in Cavalieri alla conquista del Sud. Studi sull'Italia normanna in memoria di Lèon-Robert Ménager, Roma-Bari, Laterza, 1998, pp. 171-193, ISBN 88-420-5395-3.
  48. ^ P. Massa, p. 8.
  49. ^ Santi e patroni, De Agostini, p. 326, ISBN 9788851115708.
  50. ^ È molto dubbio che tale evento possa essere stato causato da un terremoto.
    Mario Baratta, I terremoti d'Italia (PDF), p. 28 (archiviato il 27 novembre 2020).
  51. ^ G. Stanco, pp. 35-39.
  52. ^ T. Vitale, pp. 66-73.
  53. ^ a b T. Vitale, pp. 239-240.
  54. ^ a b T. Vitale, pp. 88-89 e 309-334.
  55. ^ T. Vitale, pp. 216-267.
  56. ^ a b c d T. Vitale, pp. 120-132.
  57. ^ vedi sezione #Tradizioni e folclore
  58. ^ Raffaele Mastriani, Dizionario geografico-storico-civile del regno delle Due Sicilie, vol. 3º tomo, 1838, p. 79.
  59. ^ Enrico Bacco Alemanno, Il Regno di Napoli diviso in dodici provincie, a cura di Cesare d'Engenio, Napoli, 1622, p. 30.
  60. ^ T. Vitale, pp. 144-162.
  61. ^ La battaglia e la caduta di Ariano al tempo della rivolta di Masaniello, su L'Irpinia (archiviato il 9 ottobre 2017).
  62. ^ T. Vitale, pp. 148-160.
  63. ^ T. Vitale, pp. 173-174.
  64. ^ N. Flammia, pp. 256-258.
  65. ^ Regio decreto 21 ottobre 1926, n. 1890, in materia di "Soppressione di 94 circondari e ricostituzione di quello di Tolmino"
  66. ^ a b vedi sezione #Evoluzione demografica
  67. ^ "Correte, in piazza ci sono i morti": ma avvenne il miracolo, su Ottopagine (archiviato il 28 agosto 2017).
  68. ^ vedi sezione #Urbanistica
  69. ^ a b c d e f Ottaviano D'Antuono, Ariano Sacra - Itinerario alla scoperta dei principali edifici di culto cittadini, Ariano Irpino, Diocesi di Ariano Irpino - Lacedonia, Ufficio Diocesano Beni Culturali, 2011.
  70. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Associazione "Amici del Museo", Ariano Irpino, a cura di Carmine Iuorio, Ariano Irpino, 1996.
  71. ^ Ottaviano D'Antuono e Raffaele Guardabascio, Ariano turistica, Ariano Irpino, 1992.
  72. ^ a b Antonio Grasso e Tullio Tiso, Un saluto da Ariano, viaggio attraverso la cartolina d'epoca, Avellino, 1991.
  73. ^ Santuario Madonna di Fatima, su Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia (archiviato il 16 maggio 2018).
  74. ^ Rino Cammilleri, Tutti i giorni con Maria: Calendario delle apparizioni, Edizioni Ares (formato Kindle), 2020, p. 47, ISBN 9788881559619.
  75. ^ N. Flammia, pp. 37-38.
  76. ^ La storia dell'Istituto, su Liceo Parzanese (archiviato il 17 gennaio 2018).
  77. ^ Ariano Irpino, corsi universitari a palazzo Bevere, su Canale 58 (archiviato il 17 gennaio 2018).
  78. ^ Polo didattico del Museo civico e della ceramica, su Campania CRBC (archiviato il 1º dicembre 2017).
  79. ^ a b c d N. Flammia, pp. 35-37 e 130-131.
  80. ^ N. Flammia, p. 162.
  81. ^ Decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo del 31 luglio 2013, su Gazzetta Ufficiale (archiviato il 6 novembre 2020).
  82. ^ Villa comunale, su Irpinia.info (archiviato il 30 agosto 2011).
  83. ^ Boschetto Pasteni, su Tabilia (archiviato il 26 novembre 2020).
  84. ^ Centro Studi Romei, La via Appia Traiana nel Medioevo (PDF), su Renato Stopani (a cura di), Vie Francigene del Sud, 1992, p. 4 (archiviato l'11 ottobre 2013).
  85. ^ Due nuove lastre iscritte dei ponti sulla Via Traiana, su Accademia (archiviato il 6 agosto 2018).
  86. ^ Regio Tratturo, su Irpinia.info (archiviato il 1º giugno 2013).
  87. ^ Gli scavi di Aequum Tuticum e della Starza, l'archeologia dimenticata, su Archemail (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2015).
  88. ^ Statistiche I.Stat ISTAT URL consultato in data 30 giugno 2023.
  89. ^ Comuni in provincia di Avellino per popolazione, su Tuttitalia.
  90. ^ Comuni montani, su Comuniverso (archiviato l'11 giugno 2019).
  91. ^ Cittadini Stranieri. Popolazione residente e bilancio demografico al 31 dicembre 2018, su Istat.
  92. ^ Parrocchie, su Diocesi di Arano-Lacedonia (archiviato il 25 settembre 2017).
  93. ^ Storia, folklore e fede ad Ariano Irpino, su La Repubblica (archiviato il 19 agosto 2017).
  94. ^ Sante Spine, su santespine.it (archiviato il 21 settembre 2017).
  95. ^ Campania - Fiere in provincia di Avellino, su Viaggi e sagre (archiviato il 19 agosto 2018).
  96. ^ vedi sezione #Architetture religiose, chiesa di San Pietro de' Reclusis.
  97. ^ N. Flammia, pp. 72-74.
  98. ^ Decreto del presidente della Repubblica 25 ottobre 1950, n. 1241
  99. ^ a b Parti 1-2, in Annuario sanità Italia, Publiaci, 2001, p. 256.
  100. ^ Silenzosi Operai della Croce (SOdC), su Opera "Beato Luigi Novarese" (archiviato il 12 giugno 2018).
  101. ^ Casa-madre Ariano Irpino, su Congregazione Suore dello Spirito Santo (archiviato il 7 settembre 2017).
  102. ^ Centro Europeo di Studi Normanni, su Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali (archiviato il 3 settembre 2017).
  103. ^ La genetica riparte dal Sud con il Centro Biogem di Ariano Irpino, su Università degli Studi di Napoli "Federico II" (archiviato il 16 giugno 2018).
  104. ^ Ariano Irpino, su Università telematica Pegaso (archiviato il 24 settembre 2017).
  105. ^ Corsi universitari, su ASL Avellino (archiviato l'11 ottobre 2020).
  106. ^ Life & Mind Science School, su BiogemCampus (archiviato il 1º febbraio 2012).
  107. ^ a b Piano di emergenza comunale, su Protezione Civile Ariano, pp. 7-14 (archiviato il 28 agosto 2019).
  108. ^ Liceo "Pietro Paolo Parzanese", su liceoparzanese.it (archiviato il 29 agosto 2017).
  109. ^ Istituto Superiore "Ruggero II", su istitutosuperioreruggerosecondo.gov.it (archiviato il 29 agosto 2017).
  110. ^ Istituto d'Istruzione Superiore "Giuseppe De Gruttola", su iisgdegruttola.gov.it (archiviato il 29 agosto 2017).
  111. ^ Biblioteca comunale Pasquale Stanislao Mancini, su Anagrafe Biblioteche Italiane (archiviato il 21 agosto 2020).
  112. ^ Biblioteca diocesana <Ariano Irpino>, su Anagrafe Istituti Culturali Ecclesiastici (archiviato il 21 ottobre 2018).
  113. ^ Biblioteca e Archivio, su CESN (archiviato il 13 settembre 2016).
  114. ^ Museo della civiltà normanna, su Touring Club (archiviato il 16 ottobre 2017).
  115. ^ Museo civico e della ceramica, su Touring Club Italia (archiviato il 16 ottobre 2017).
  116. ^ Antiquarium di Ariano Irpino, su Ministero dei Beni Culturali (archiviato il 1º ottobre 2017).
  117. ^ Museo degli Argenti, su Touring Club (archiviato il 29 settembre 2017).
  118. ^ Museo diocesano, su Touring Club Italiano (archiviato il 21 gennaio 2018).
  119. ^ Museo Giuseppina Arcucci, su Touring Club (archiviato il 14 ottobre 2017).
  120. ^ Riapertura del Museo di Storia della Terra e della Vita BIOGEO, su INGV (archiviato il 25 giugno 2018).
  121. ^ Canale 58, su Tv Dream (archiviato il 27 novembre 2020).
  122. ^ Radio Ariano Centro, su Storia Radio Tv, WordPress, 30 dicembre 2018 (archiviato l'11 febbraio 2019).
  123. ^ Cittadiariano, su Podcasts Apple (archiviato il 5 agosto 2021).
  124. ^ Touring club italiano, Le città della ceramica, 2001, p. 5, ISBN 9788836523641.
  125. ^ a b c d e La Valle del Miscano, pp. 63-100 (a cura di Giovanni Bosco Maria Cavalletti).
  126. ^ vedi sezione #Agricoltura
  127. ^ a b c Ricette arianesi, su Città di Ariano (archiviato il 9 settembre 2017).
  128. ^ N. Flammia, p. 106.
  129. ^ Ciliegia maiatica, Melella, di San Pasquale, su Assessorato all'Agricoltura della Regione Campania (archiviato il 10 ottobre 2017).
  130. ^ a b Gianpaolo Basile, Paolo Diana, Maria Prosperina Vitale, L'olio, in La definizione identitaria di un territorio rurale. Benessere e antichi mestieri nell'Alta Irpinia: Uomo, ambiente, sviluppo, FrancoAngeli, ISBN 9788891738189.
  131. ^ Prodotti tradizionali - caciocchiato, su Regione Campania (archiviato il 6 gennaio 2017).
  132. ^ a b Vitigni storici d'Irpinia (PDF), ISBN 978-88-95230-21-4 (archiviato il 17 settembre 2021).
  133. ^ Ariano International Film Festival, su FilmItalia, Luce Cinecittà (archiviato il 21 luglio 2018).
  134. ^ Ariano International Film Festival, su Comune di Ariano Irpino (archiviato il 4 luglio 2020).
  135. ^ Ariano Folk Festival, in Irpinia band da Russia, Africa e America latina, su Il Corriere del Mezzogiorno (archiviato il 6 agosto 2018).
  136. ^ Le Due Culture - Archivio, su Biogem (archiviato il 30 luglio 2019).
  137. ^ I Nobel tornano a Biogem al Festival delle due culture, su Il Sole 24 ore (archiviato il 24 agosto 2019).
  138. ^ La Basilica Cattedrale apre le porte a ClassicAriano, su Il Quotidiano del Sud (archiviato il 20 agosto 2017).
  139. ^ N. Flammia, p. 126.
  140. ^ G. Stanco, p. 5.
  141. ^ T. Vitale, p. 31.
  142. ^ N. Flammia, p. 27.
  143. ^ N. Flammia, pp. 17-18.
  144. ^ N. Flammia, p. 19.
  145. ^ Piano urbanistico comunale (PDF), su Comune di Ariano Irpino (archiviato il 29 agosto 2017).
  146. ^ Sportello unico dell'edilizia, su Comune di Ariano Irpino (archiviato il 19 agosto 2017).
  147. ^ Statuto comunale.
  148. ^ a b Istituto Geografico Militare, Foglio 174 Ariano Irpino, in Carta topografica d'Italia, Firenze.
  149. ^ vedi sezione #Le masserie
  150. ^ N. Flammia, p. 247.
  151. ^ Nicola d'Antuono, Locorum nomina - Ariano et contorni - Cenni di toponomastica rurale, Ariano Irpino, ottobre 2002.
  152. ^ Statuto comunale, art. 2, commi 2 e 3.
  153. ^ a b Ariano Irpino, su Comuni Italiani (archiviato il 12 settembre 2017).
  154. ^ Ariano Irpino (AV), su Associazione Nazionale Città dell'Olio (archiviato l'11 agosto 2019).
  155. ^ Condizioni abitative ed insediamenti, su OttomilaCensus (archiviato il 29 agosto 2017).
  156. ^ N. Flammia, pp. 129-136.
  157. ^ Analisi del contesto territoriale (PDF), su Comune di Ariano Irpino (archiviato il 1º dicembre 2017).
  158. ^ Le caratteristiche, su Comune di Ariano Irpino (archiviato il 1º dicembre 2017).
  159. ^ Parco eolico di Ariano Irpino, su Idee green (archiviato il 1º dicembre 2017).
  160. ^ N. Flammia, p. 35.
  161. ^ Touring Club Italiano, Guida rapida d'Italia, a cura di Giovanni Corbella, vol. 5, Arti grafiche A. Pizzi, 1976, p. 61.
  162. ^ Istituzione del distretto turistico Viaticus (PDF), su Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (archiviato il 27 novembre 2020).
  163. ^ Ariano Irpino, su Tuttitalia. URL consultato il 23 settembre 2021.
  164. ^ Agriturismo ad Ariano Irpino, su Virgilio (archiviato il 1º settembre 2017).
  165. ^ Ristoranti ad Ariano Irpino, su Regioni italiane (archiviato il 13 settembre 2017).
  166. ^ a b Piantina di Ariano Irpino, su Michelin (archiviato il 20 gennaio 2021).
  167. ^ Orario treni, su Stazione di Ariano Irpino (archiviato il 25 agosto 2019).
  168. ^ Progetto definitivo – Itinerario Napoli-Bari, su Rete Ferroviaria Italiana (archiviato il 31 marzo 2020).
  169. ^ AMU SpA, su AMU Trasporti (archiviato il 29 agosto 2017).
  170. ^ Ricerca orari, su AIR (archiviato il 9 novembre 2017).
  171. ^ Genio Civile di Ariano Irpino. Presidio di Protezione Civile, su Indice Pubblica Amministrazione (archiviato l'8 settembre 2017).
  172. ^ Le dimensioni antropiche degli Ambiti Territoriali (PDF), su Primavera del welfare (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2017).
  173. ^ Decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155
  174. ^ Annuario, su Calcio Serie D-Eccellenza (archiviato il 24 agosto 2019).
  175. ^ Circolo Tennis "Silvio Renzulli", su MisterImprese (archiviato il 7 settembre 2017).
  176. ^ Impianto sportivo polifunzionale, su Comune di Ariano Irpino (archiviato il 30 agosto 2017).
  177. ^ (EN) Competition venues SU 2019 Napoli, su Universiade 2019 Napoli (archiviato il 15 luglio 2019).
  178. ^ Arena "Pietro Mennea", su Comune di Ariano Irpino (archiviato il 30 agosto 2017).
  179. ^ Inaugurato il nuovo campo polivalente ad Ariano Irpino, su Irpinia News (archiviato il 30 agosto 2017).
  180. ^ La Tartaruga, su Fubles (archiviato il 7 settembre 2017).

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN136054241 · LCCN (ENn81107025 · J9U (ENHE987007555020105171 · WorldCat Identities (ENlccn-n81107025
  Portale Provincia di Avellino: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Provincia di Avellino