Donato Anzani

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Donato Anzani
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti Vescovo di Marsico Nuovo
Nato 20 aprile 1658
Ordinato presbitero 19 settembre 1682
Nominato vescovo 19 maggio 1710
Deceduto 9 luglio 1732

Donato Anzani (Ariano Irpino, 20 aprile 1658Marsico Nuovo, 9 luglio 1732) è stato un vescovo cattolico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figura illustre della nobile[1] famiglia Anzani, fu zio paterno di Giovanni Angelo Anzani e vescovo di Marsico Nuovo dal 1710 al 1732. Nella relazione ad limina del 7 settembre 1748, Giovanni Angelo Anzani lo ricorda così: «Fui infatti educato da Donato Anzani zio paterno, che dopo essere stato per venticinque anni vicario generale e aver servito la chiesa a Potenza, Troia, Ariano, Trani, Mileto, Bari e Casale e dopo essere stato per ventidue anni vescovo della Chiesa Marsica morì qui nel 1732».[2]

È ricordato anche dall'abate e storico Francesco Antonio Vitale[3] che, dopo aver richiamato i suoi studi di teologia e giurisprudenza, ne elenca le cariche ecclesiastiche ricoperte: prima canonico e poi arcidiacono della cattedrale di Ariano Irpino, in seguito esercitò il vicariato generale nelle diocesi di Ariano Irpino, Potenza, Lanciano, Trani, Bari, Troia, Mileto e, nel 1708, a Casale Monferrato[4] finché non venne nominato vescovo di Marsico Nuovo da papa Clemente XI nel maggio 1710.

Episcopato[modifica | modifica wikitesto]

L'episcopato del vescovo Anzani, che fin da giovane aveva studiato e apprezzato le tesi della corrente giuridica del cosiddetto anticurialismo tanto da meritarsi non solo la qualifica di teologo e "legista", ma anche la nomea di filosofo,[5] coincise quasi interamente con la dominazione austriaca nel vicereame di Napoli e il relativo clima favorevole al riformismo e all'Illuminismo. In tale ottica il nuovo vescovo svolse il proprio servizio pastorale con grande zelo «per la salvezza delle anime, per il culto delle Chiese, e per la morigeratezza del Clero»,[3] parole abbastanza vaghe e generiche che adombrano in realtà un atteggiamento di netta intransigenza da parte dell'Anzani nei confronti di diverse forme di ozio e lassismo, di privilegio e abusi, ampiamente diffuse fra il clero locale, con il quale non a caso sorsero varie e aspre contese.[6] A partire dalla "visita" alla curia vescovile con cui iniziò il suo ministero e nella quale ordinò venisse affissa e osservata la cosiddetta "tabella innocenziana" relativa agli obblighi di messe, anniversari e legati pii; seguirono poi la visita pastorale alle parrocchie della diocesi (1711) e la rivendicazione dei beni ecclesiastici di cui fino allora molti s'erano indebitamente appropriati (come nel caso del seminario); ma l'esempio più clamoroso di tale dissidio fu l'impossibilità del vescovo a tenere il sinodo diocesano perché costretto a fuggire: infatti «in certe zone della Lucania si sparava contro il vescovo che veniva per fare il sinodo», in quanto i sinodi non erano «cosa gradita al clero ed anche alle popolazioni locali», soprattutto alle ricche famiglie gentilizie che in essi vedevano il rafforzamento dell'autorità vescovile contro quella del clero locale e quindi contro la propria stessa autorità.[7]

Non mancarono perciò scontri fra il nuovo presule e tali famiglie aristocratiche, come nel caso del principe di Marsico Nuovo Giambattista Pignatelli per una questione di immunità ecclesiastica.[8] Nondimeno, nel prosieguo della sua missione, clero e popolazione divennero più rispettosi delle sue direttive e anche i rapporti con l'aristocrazia andarono migliorando (come nel 1730, per la traslazione della reliquia del Sangue di Cristo dal castello del conte Luigi Sanseverino alla chiesa madre di Saponara di Grumento)[9] tanto che, spentosi nel luglio 1732, Donato Anzani venne «onorevolmente sepolto» nella cattedrale di Marsico Nuovo.[3] Vescovo indubbiamente rigorista, l'Anzani fu uomo «di grande pietà e di ferma dottrina» e, con la sua efficace azione pastorale, tentò «di rompere il blocco della magia, della prepotenza baronale e dell'ignoranza clericale che aveva immobilizzato in una struttura economica e sociale a caste la vita del popolo del Mezzogiorno».[10]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Ariano Irpino ha intitolato al vescovo Donato Anzani la via del centro storico dove è ubicato l'antico palazzo Anzani, già dimora della nobile famiglia e oggi adibito a museo archeologico e antiquarium.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tommaso Vitale, Storia della regia città di Ariano e sua diocesi, Roma, Stamperia Salomoni, 1794, p. 472. Cfr. anche Francesco Antonio Vitale, Memorie istoriche... cit., p. 23.
  2. ^ La citazione è riportata da Gabriele De Rosa, Tempo religioso e tempo storico. Saggi e note di storia sociale e religiosa dal Medioevo all'età contemporanea, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1998, vol. 3, p. 153, n. 1 (il testo è consultabile anche su Google Libri).
  3. ^ a b c Francesco Antonio Vitale, Memorie istoriche degli uomini illustri della regia città di Ariano, Roma, Stamperia Salomoniana, 1788, pp. 12, 38 e 39 (il testo è consultabile anche su Google Libri). Va segnalato che il Vitale indica come data della sua nomina episcopale il 9 e non il 19 maggio 1710, e come data di morte il 29 e non il 9 luglio 1732.
  4. ^ Vincenzo De Conti, Notizie storiche della città di Casale e del Monferrato, Casale, Casuccio e Bagna, 1841, vol. 9, p. 158 (il testo è consultabile anche su Google Libri).
  5. ^ Raffaele Mastriani, Dizionario geografico-storico-civile del regno delle Due Sicilie, Napoli, Raimondi, 1838, vol. 3, p. 465.
  6. ^ Ben più esplicito al riguardo è il resoconto dello storico Giovanni Antonio Colangelo, in La Diocesi di Marsico nei secoli XVI-XVIII, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1978, in particolare alle pp. 87-100.
  7. ^ Albarosa Ines Bassani (a cura di), Il vescovo Giovanni Antonio Farina e il suo Istituto nell'Ottocento veneto (atti del convegno per il 150º anniversario della fondazione dell'Istituto delle Suore Dorotee di Vicenza, tenutosi a Vicenza il 23-25 gennaio 1987), Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1988, p. 190.
  8. ^ Domenico Sabella, "L'Alto Agri nel secolo XVIII. Popolo, signori e immunità ecclesiastiche", in Rassegna storica dei comuni, Frattamaggiore, Istituto di studi Atellani, 1972, vol. 4, p. 12.
  9. ^ "La reliquia della Terra mixta cum Sanguine Christi", sul sito Grumento Nova.
  10. ^ Gabriele De Rosa, Vescovi, popolo e magia del sud. Ricerche di storia socio-religiosa dal XVII al XIX secolo, Napoli, Guida, 1971.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]