San Liberatore
| San Liberatore | |
|---|---|
Vescovo e Martire | |
| Nascita | I millennio |
| Morte | I millennio |
| Venerato da | Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa |
| Canonizzazione | ab antiquo |
| Ricorrenza | 15 maggio |
| Attributi | libro sacro, palma del martirio, paramento liturgico |
| Patrono di | Civitacampomarano, Collestatte, Magliano Sabina, Torrecuso |
San Liberatore (... – ...) fu un martire cristiano, ritenuto vescovo dalle fonti tarde, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. La sua memoria liturgica è da ricordare nel giorno 15 maggio.
Nulla di veramente sicuro si sa di tale santo, ragion per cui il suo nominativo non figura nel calendario dei santi del Martirologio Romano. Vissuto in un periodo imprecisato del basso impero o dell'alto medioevo, san Liberatore è comunque onorato quale martire almeno a decorrere dal basso medioevo, mentre le prime attestazioni da vescovo – peraltro particolarmente dubbie – risalgono ormai alle soglie dell'età moderna.
Agiografia
[modifica | modifica wikitesto]Fino a tutto l'alto medioevo non si ha alcuna notizia di san Liberatore, anche se già dall'VIII secolo è documentata l'esistenza di chiese e monasteri denominati in latino medievale Sanctus Liberator[1] – o anche Sanctus Liverator[2] – nell'ambito del regno longobardo, e in particolare nella Langobardia Minor a cavallo tra i ducati di Benevento e Spoleto[3]. Non vi è alcuna prova, però, che tali edifici religiosi fossero effettivamente intitolati a san Liberatore, o che custodissero le sue reliquie; piuttosto frequenti erano infatti le confusioni con altri santi dal nome simile[4], o così soprannominati[5], o finanche con il "santissimo liberatore" Gesù Cristo[6].
All'epoca basso-medievale risale invece la prima fonte propriamente agiografica, ossia un martirologio in scrittura beneventana (codice: Vaticano latino 5949) nel quale si riportava san Liberatore martire nel 15 maggio, senza ulteriori dettagli[7]. In tale manoscritto il nome del santo seguiva immediatamente quello di santa Dionisia (una martire anatolica nota fin dall'antichità e venerata in tutto il bacino mediterraneo), mentre precedeva quelli dei santi Primiano e Firmiano (anch'essi martiri ma di origini oscure e onorati nelle sole diocesi di Larino e Lesina, entrambe già suffraganee dell'arcidiocesi di Benevento); quest'ultima coppia di nomi era stata però aggiunta in un secondo tempo da una diversa mano, ma pur sempre in caratteri beneventani e nel medesimo giorno di ricorrenza[8]. Nel medioevo si tendeva infatti a raggruppare progressivamente le memorie di tutti i santi celebrati in una stessa giornata, sia quelli più noti a livello globale, sia quelli commemorati solo localmente (o comunque in territori prossimi ai centri scrittorî)[9]. Con ogni verosimiglianza il predetto martirologio era stato stilato sul finire del XII secolo – dunque molto tempo dopo la morte di san Liberatore – nello scriptorium di Santa Sofia in Benevento (ove le spoglie del santo sarebbero state precedentemente traslate dopo essere state riesumate da un luogo ignoto), o più probabilmente nello scomparso monastero di Santa Maria di Gualdo Mazzocca presso Foiano di Val Fortore (laddove il martirologio stesso fu custodito almeno fino al 1505 per poi essere definitivamente trasferito nella biblioteca vaticana)[10].
Tra la seconda metà del XVI secolo e gli inizi del secolo successivo furono inoltre pubblicati diversi cataloghi di santi, i quali per la prima volta menzionavano san Liberatore nel ruolo di vescovo, o quantomeno di presule; ma l'attendibilità di tali opere è molto scarsa, in quanto basate prevalentemente su leggende agiografiche più o meno fantasiose. In particolare, in un Indice dei santi del regno di Napoli, dato alle stampe nel 1571, compariva la memoria di san Liberatore quale vescovo nel territorio dei Peligni – corrispondente all'odierno Abruzzo – benché slegato da qualsiasi diocesi (si presume dunque si trattasse di un prelato)[11]. Nel Catalogo generale dei santi, redatto nel 1625 dal teologo Filippo Ferrari, san Liberatore era poi ricordato non soltanto come vescovo, ma anche come martire, sempre però in area peligna (ossia abruzzese); si precisava altresì la data della memoria liturgica al 15 maggio[12]. Nel Martirologio spirituale, composto nel 1628 dal filologo Luigi Novarini, il santo era pure definito vescovo e martire nel 15 maggio, ma stavolta senza riferimenti territoriali[13]. Invece un Catalogo dei santi edito nel 1635 dall'arcidiocesi di Benevento rammentava san Liberatore quale vescovo della vicina Ariano (oltre che martire nel 15 maggio)[7], con probabile allusione al leggendario evangelizzatore italico Liberatus Tuticus già noto alle cronache tardo-cinquecentesche ispirate alla persecuzione di Diocleziano[14]; in realtà la diocesi di Ariano – peraltro suffraganea della stessa sede beneventana – è attestata soltanto a decorrere dal 969[15]. Esiste però un'altra versione della leggenda, secondo la quale san Liberatore sarebbe stato un monaco vissuto proprio nel X secolo; costui, dopo aver preso i voti a San Benedetto in Fundis (un antico convento situato presso Stroncone, in Umbria), si sarebbe spostato dapprima in Abruzzo – ove avrebbe fondato l'abbazia di San Liberatore a Maiella – per poi divenire vescovo di Ariano, laddove sarebbe stato infine trucidato dagli eretici[16]; si era perfino ipotizzato che l'effigie del santo fosse riconoscibile in un affresco medievale impresso sull'abside della suddetta abbazia[6]. In verità nel X secolo non si registrarono movimenti ereticali nella penisola italiana; inoltre l'agiotoponimo "San Liberatore a Maiella" era senza dubbio preesistente, e comunque non pare che l'abbazia fosse dedicata a tale santo[6] (come del resto aveva già intuito fra' Serafino Razzi nel 1577)[17].
A partire dalla fine del XVII secolo ebbero finalmente inizio gli studi critici, i quali si focalizzarono soprattutto sulle fonti più antiche e genuine, e in particolare sul martirologio beneventano. Fu così che nel 1680 i bollandisti, al termine di una scrupolosa inchiesta condotta nell'ambito della redazione degli Acta sanctorum, confermarono l'assoluta autenticità del martirologio, reputando comunque plausibile che san Liberatore fosse vescovo (oltre che "martire sepolto in Benevento") pur senza associarlo a una specifica diocesi[7]. Tuttavia nei secoli successivi il Martyrologe universel (stampato nel 1709)[18], il Rituale parisiense (datato 1777)[19], l'Encyclopédie théologique (edita nel 1848)[20] e l'Enciclopedia dell'ecclesiastico (pubblicata nel 1879)[21] preferirono attenersi scrupolosamente alla lettera del martirologio, definendo san Liberatore "martire a Benevento", o più precisamente "martire onorato a Benevento", senza alcun riferimento al vescovato. Un'eccezione è costituita dall'Enciclopedia universal ilustrada europeo-americana, data alle stampe nel 1907, nella quale san Liberatore era definito "vescovo di Benevento e martire" sulla scorta di un panegirico storico tardo-ottocentesco[22]; studi successivi hanno però categoricamente escluso che egli fosse vescovo di Benevento: in assenza di qualsiasi riscontro documentale[23] il suo nome è infatti fuori dalla cronotassi, non rientrando tra i vescovi sicuri né tra quelli dubbi[24].
Ulteriori ricerche agiografiche, condotte nel 1978 ancora una volta per merito dei bollandisti, hanno consentito di far nuova luce sulla questione grazie al ritrovamento di un leggendario del XIII secolo, dunque successivo al martirologio ma antecedente rispetto a tutte le altre fonti e leggende conosciute. In tale testo, originariamente custodito presso la cattedrale della diocesi di Bovino (a quell'epoca suffraganea di Benevento) e successivamente incluso in un inventario composto dal canonico ravennate Gian Pietro Ferretti, si narrava di san Liberatore vittima del martirio non in quanto vescovo di Ariano, bensì su ordine di un vescovo ariano (ossia aderente all'arianesimo, quindi eretico) al tempo di re Unnerico; dunque il santo non sarebbe stato vescovo, né avrebbe avuto legami con Ariano, né tantomeno avrebbe patito la persecuzione di Diocleziano. Tuttavia l'autenticità di tale narrazione è ritenuta dubitabile dagli stessi bollandisti, pertanto l'effettiva identità e la stessa storicità di san Liberatore rimangono indimostrabili[25].
Culto
[modifica | modifica wikitesto]La devozione a san Liberatore – diffusa principalmente nell'entroterra dell'Italia centro-meridionale – sembrerebbe essersi propagata dalla Langobardia Minor e soprattutto da Benevento[7], ove peraltro le sue reliquie dovettero giungere non prima del X secolo (la figura del santo è infatti del tutto ignota alla pur fiorente letteratura agiografica beneventana dei secoli VIII-IX), ma dove già nel 1031 si tenevano solenni festeggiamenti in suo onore (seppur con il solo titolo di martire)[26].
Mancano testimonianze dirette dell'invenzione delle reliquie di san Liberatore e della loro successiva traslazione a Benevento. Ad ogni modo, poiché tale città era capitale dell'omonimo principato fin dal 774, nonché sede dell'omonima arcidiocesi a decorrere dal 969, è verosimile che l'intera vicenda si sia svolta entro tali ambiti, anche perché il prestigio dei prìncipi e degli ecclesiastici beneventani era ormai declinato rispetto ai secoli precedenti (allorquando a Benevento affluivano sacre reliquie perfino dalle catacombe di Roma e dai sacrari di Costantinopoli). Non è tuttavia da escludere che le spoglie di san Liberatore pervenissero dal ducato di Spoleto, giacché dal 967 al 981 il principe Pandolfo Capodiferro ebbe il dominio dell'intera Langobardia Minor. Comunque sia, il fatto stesso che le suddette reliquie fossero custodite nel complesso di Santa Sofia – anziché nel duomo di Benevento – renderebbe maggiormente probabile che la loro acquisizione fosse avvenuta per merito dei prìncipi piuttosto che dei vescovi (o arcivescovi)[27]. Nei secoli successivi furono però proprio gli arcivescovi beneventani a distribuire alcuni frammenti di tali reliquie presso varie località, non soltanto nell'ambito della stessa arcidiocesi e relative suffraganee, ma anche in altri territori del Regno di Napoli e dello Stato della Chiesa (Benevento costituiva infatti un'enclave del primo e un'exclave del secondo); nel contempo furono invece i monaci a diffondere la venerazione dei resti mortali di san Liberatore martire in taluni luoghi di culto più lontani, ad esempio nella chiesa di San Lorenzo (Vicenza) fondata nel XIII secolo dai francescani[28].
In diversi casi, almeno a partire dal XV secolo, il santo fu inoltre prescelto quale protettore locale, stavolta con il titolo di vescovo e martire[29]: san Liberatore è infatti il patrono principale di Torrecuso in Campania, di Magliano Sabina nel Lazio, di Civitacampomarano nel Molise, oltre che di diverse frazioni di Terni (tutte afferenti al comune soppresso di Collestatte) in Umbria. Nelle varie regioni la sua ricorrenza liturgica è fissata al 15 maggio, in perfetta conformità con le scritture basso-medievali, ad eccezione del Molise ove le solennità sono anticipate di due giorni[30]; un caso particolare è costituito poi dall'omonimo sobborgo rurale di Frosinone laddove le celebrazioni non si svolgono in giorni fissi, ma sono invece associate alla domenica e al lunedì di Pentecoste (fluttuanti tra il 10 maggio e il 14 giugno, a seconda delle annate)[31].
Tradizionalmente, nei diversi luoghi e tempi in cui era commemorato, si tenevano anche delle grandi fiere popolari in onore di san Liberatore: tali eventi duravano uno o più giorni, fino a un massimo di nove giorni nel caso di Magliano Sabina[32]; non di rado lo svolgimento delle manifestazioni fieristiche comportava la totale sospensione delle attività lavorative[33]. Numerosi edifici religiosi sono inoltre dedicati o intitolati al santo: tra di essi spiccano la concattedrale di San Liberatore nella stessa Magliano Sabina e il santuario di San Liberatore presso Ariano Irpino, entrambi già esistenti nel XV secolo ma assai rimaneggiati nelle epoche successive[34]. Oltreché in ambito cattolico[35] il santo è commemorato anche dalla Chiesa ortodossa, quantunque con il titolo improprio di "vescovo di Benevento", ma pur sempre nella giornata del 15 maggio[36].
Riguardo all'agionimo "san Liberatore", in certe località sono da lungo tempo preferite le forme ipocoristiche "san Libero" o "san Liberato" (quest'ultima, in realtà, derivante dal latino ecclesiastico sanctus Liberator al caso nominativo anziché – come nel latino volgare – all'accusativo)[29]. È inoltre possibile che "san Liberatore" costituisse in origine un semplice epiteto del tipo nomen agentis («il santo che libera»), diverso dunque dal suo vero nome di battesimo; un esempio analogo è dato infatti da san Benigno d'Africa, il quale divenne presto noto e venerato in Italia come "sant'Adiutore" («il santo che aiuta»)[37]. Infine, secondo una tesi avanzata nel 1815 dal Romanelli in collaborazione con il Cassitto[38] e ripresa nel secolo successivo dal Lanzoni[39] e dalla Bibliotheca sanctorum[40], in vari territori san Liberatore sarebbe altrimenti detto sant'Eleuterio (in greco eleuthérios significa appunto "liberatore", ed entrambi i lemmi condividono una medesima origine indoeuropea); tale congettura ha suscitato però severe critiche, poiché l'eventuale coesistenza o alternanza delle due denominazioni non sarebbe supportata da alcuna evidenza, in quanto fin dall'epoca medievale le varie fonti distinguevano sempre nettamente san Liberatore (menzionato quale semplice martire nel 15 maggio) da Sant'Eleuterio (ricordato come vescovo di Eca nonché martire unitamente a sua madre Anzia nel 18 aprile, o nel 21 maggio a seconda dei codici)[41]. Tuttavia, qualora si ammettesse che gli atti inerenti a sant'Eleuterio (sebbene più antichi di quelli relativi a san Liberatore) siano viziati dalla commistione con vecchie narrazioni leggendarie e dalla confusione con altri personaggi omonimi, allora l'identificazione di sant'Eleuterio con san Liberatore – benché comunque problematica – non sarebbe totalmente da escludere[42].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (LA) Praeceptum Desiderii regis Longobardorum pro Theodemario abbate Cassinensis monasterii.
- ↑ S. Giulia, no. 022, su Regnum Francorum online (archiviato il 28 settembre 2021).
- ↑ Carlo Troya, Codice diplomatico longobardo dal DLXVIII al DCCLXXIV: con note storiche osservazioni e dissertazioni, vol. 5, Stamperia Reale, 1855, pp. 148-150.
- ↑ Angelo Grieco, San Liberatore e San Liberato: due santi ed un solo culto a Massa Lubrense, a cura di Antonino Fienga, 2017, Con-fine Edizioni, ISBN 9788896427750.
- ↑ Luca Varzulli, Le tradizioni religiose di Riofreddo (PDF) (archiviato il 28 agosto 2021).
- 1 2 3 Iole Carlettini, La decorazione pittorica medievale di S. Liberatore alla Maiella (PDF), p. 69 (archiviato il 19 maggio 2024).
- 1 2 3 4 (LA) Acta Sanctorum Maii, vol. 14, 1680, pp. 465, 264, 438.
- ↑ (LA) Martyrologium Usuardi monachi, Anversa, 1714, p. 276.
- ↑ martire, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Valentino Pace e Emma Condello, Il Martirologio di Santa Maria di Gualdo, cod. Vat. lat. 5949: una testimonianza di cultura e storia di area beneventana verso la fine del XII secolo (PDF), collana Ricerche di storia dell'arte, n. 50, 1993, pp. 77-88, ISSN 0392-7202 (archiviato il 12 gennaio 2025).
- ↑ Davide Romeo, Index sanctorum, 1571.
- ↑ (LA) Filippo Ferrario, Catalogus generalis Sanctorum, Venezia, 1625, Joannes Guerilius, p. 30.
- ↑ Luigi Novarini, Martirologio spirituale, Venezia, 1628, Giovanni Salis Editore, p. 168.
- ↑ Laura Esposito, Ariano sacra nei suoi più antichi documenti (secc. X-XIII), p. 404 (archiviato il 27 luglio 2022).
- ↑ Norma Schiavo, La chiesa di Ariano nel Medioevo e i suoi Santi Patroni, Mnamon, 2018, pp. 121-126, ISBN 9788869492549.
- ↑ Terra Sabina: storia, arte, lettere, agricoltura, industria, commercio, Industria tipografica romana, 1929, p. 451.
- ↑ Serafino Razzi, I viaggi adriatici (PDF), 1577, p. 123 (archiviato il 4 marzo 2024).
- ↑ (FR) Martyrologe universel, 1709, p. 238.
- ↑ (FR) Rituale Parisiense, 1777, p. 632.
- ↑ (FR) Jacques Paul Migne, Encyclopédie théologique, vol. 41, 1848, Ateliers Catholiques du Petit-Montrouge, p. 267.
- ↑ Vincenzio D'Avino e Antonio Pellicani, Enciclopedia dell'ecclesiastico, vol. 4, 3ª ed., Torino, 1879, Pietro Marietti Editore, p. 384.
- ↑ (ES) Enciclopedia universal ilustrada europeo-americana, vol. 30, 1907, p. 428.
- ↑ (FR) Jean Mallet e André Thibaut, Les manuscrits en écriture bénéventaine de la Bibliothèque capitulaire de Bénévent, vol. 1, Editions du Centre national de la recherche scientifique, 1997, p. 28, ISBN 9782271054807.
- ↑ Gianandrea De Antonellis, Storia di Benevento: sintesi degli avvenimenti dalle origini ai nostri giorni, Benevento, 1997, Edizioni realtà sannita, p. 128, ISBN 9788887661026.
- ↑ (FR) Société des Bollandistes, Le légendier de la cathédrale de Bovino, in Analecta bollandiana, vol. 96, 1978, p. 132.
- ↑ Enrico Isernia, Istoria della città di Benevento dalla sua origine fino al 1894, vol. 1, 2ª ed., Benevento, 1895, A. D'Alessandro e figlio Editori, p. 152.
- ↑ (EN) Paul Oldfield, Sanctity and Pilgrimage in Medieval Southern Italy, 1000–1200, 2014, p. 23, ISBN 9781139915793.
- ↑ Francesco Barbarano de Mironi, Historia ecclesiastica della città, territorio, e diocese di Vicenza, Vicenza, Stamperia di Carlo Bressan, 1761, p. 115.
- 1 2 Francesco Paolo Sperandio, Sabina sagra e profana antica e moderna, 1790, Zempel, pp. 302-304.
- ↑ Civitacampomarano, in Sapere.it, De Agostini.
- ↑ Le tradizioni del capoluogo, su Comune di Frosinone (archiviato il 12 luglio 2025).
- ↑ Prospetto generale delle fiere e mercati che si celebrano nello Stato Pontificio, 1859, pp. 14-18.
- ↑ Girolamo Bascapè, Efemeridi sacre di maggio, Napoli, 1691, Bonis Stampatore Arcivescovale, p. 299.
- ↑ Tommaso Vitale, Storia della regia città di Ariano e sua diocesi, Roma, Stamperiia Salomoni, 1794, pp. 188-189.
- ↑ L'Attività della Santa Sede, Tipografia poliglotta vaticana, 2006, pp. 116 e 192, ISBN 9788820979379.
- ↑ (FR) Claude Laporte, Tous les saints de l'orthodoxie, Xenia, 2008, p. 252, ISBN 9782888920250.
- ↑ Gabriele Jannelli, Sacra Guida ovvero descrizione storica artistica letteraria della chiesa cattedrale di Capua, 1858, G. Gioja, p. 177.
- ↑ Domenico Romanelli, Antica topografia istorica del regno di Napoli, vol. 2, Napoli, 1818, Stamperia reale, p. 128.
- ↑ Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (PDF), vol. 1, Faenza, 1927, Stabilimento grafico F. Lega, pp. 256-272 (archiviato il 3 marzo 2022).
- ↑ Filippo Caraffa, Bibliotheca sanctorum, vol. 8, Città Nuova Editrice, p. 17.
- ↑ Raffaele Mastriani, Dizionario geografico-storico-civile del regno delle Due Sicilie, vol. 3, 1838, pp. 89-91.
- ↑ Autori vari, Aspetti dell'agiografia nell'alto medioevo, Officina di studi medievali, Palermo, 1983, p. 321, ISBN 9786001588853.
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