Vittorio Gassman

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« Un attore vero non si vaccina contro il bacillo istrionico; lo coltiva invece, e ne sfrutta l'irrazionale virulenza fino a farlo esplodere nella pestilenza metaforica di cui parla Artaud. »
(Vittorio Gassman, Un grande avvenire dietro le spalle, 1981)
Vittorio Gassman

Vittorio Gassman, pseudonimo di Vittorio Gassmann[1] (Struppa, 1º settembre 1922Roma, 29 giugno 2000), è stato un attore, regista, sceneggiatore, scrittore e doppiatore italiano, attivo in campo teatrale, cinematografico e televisivo.

Soprannominato "il Mattatore" (dall'omonimo spettacolo televisivo da lui condotto nel 1959), è considerato uno dei migliori e più rappresentativi attori italiani, ricordato per l'assoluta professionalità (al limite del maniacale), per la versatilità e il magnetismo. Artista con profonde radici nel mondo del teatro più "impegnato", fu fondatore e direttore del Teatro d'Arte Italiano.

La lunga carriera in Italia e all'estero comprende produzioni importanti, così come dozzine di divertissement che gli diedero una vasta popolarità.

Con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Nino Manfredi, Gassman è ritenuto uno dei "mostri" della commedia all'italiana (secondo la celebre definizione del critico Gian Piero Brunetta[2], un quartetto al quale, dagli anni Sessanta, è generalmente accostato anche Marcello Mastroianni[2][3][4]).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Gassman nella commedia Tre rosso dispari con Renata Seripa e Ernesto Calindri (1944)

Nacque nel quartiere genovese di Struppa, all'epoca comune autonomo, il 1º settembre del 1922, figlio di Heinrich Gassmann[5], un ingegnere civile tedesco, e di Luisa Ambron, nativa di Pisa e di religione giudaica.

All'età di 5 anni visse un anno a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, dove il padre era impegnato nella costruzione del nuovo quartiere abitativo "Ferrobeton"[6]. Gassman raccontò spesso di ricordi legati a quella breve esperienza vissuta nella cittadina calabrese e di come ne rimase legato, tanto da citarla nel film Il mattatore (1960) di Dino Risi.

Anni quaranta[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Gassman nel suo primo grande successo cinematografico, Riso amaro (1949), di Giuseppe De Santis

Ancora molto giovane si trasferì a Roma, e ottenne la maturità classica al Liceo Torquato Tasso nello stesso periodo di Giulio Andreotti, e frequentò l'Accademia nazionale d'arte drammatica, nella quale studiavano anche Paolo Stoppa, Rina Morelli, Adolfo Celi, Luigi Squarzina, Elio Pandolfi, Rossella Falk, Lea Padovani e, successivamente, Paolo Panelli, Nino Manfredi, Tino Buazzelli, Gianrico Tedeschi, Monica Vitti, Luca Ronconi e altri.

In questi anni, dotato di fisico atletico, si distinse come giocatore di pallacanestro tesserato per la S.S. Parioli[7], arrivando a far parte della nazionale universitaria.

Il suo debutto teatrale avvenne a Milano nel 1943, con Alda Borelli, nella Nemica di Dario Niccodemi. Si spostò quindi a Roma, al Teatro Eliseo, unendosi a Tino Carraro ed Ernesto Calindri in un trio che rimase celebre: con loro recitò in diverse opere, dalla commedia borghese al teatro intellettuale, senza difficoltà nel passare da una all'altro.

Con la compagnia di Luchino Visconti Gassman ottenne i successi della maturità, assieme a Stoppa, Rina Morelli e Paola Borboni. Gassman interpretò Kowalski in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, recitò in Rosalinda di Shakespeare e nell'Oreste di Vittorio Alfieri. Successivamente entrò nel Teatro Nazionale con Massimo Girotti e Arnoldo Foà, per un Peer Gynt (Ibsen) di successo.

Il suo debutto cinematografico è del 1945, in Incontro con Laura, di Carlo Alberto Felice: la pellicola è andata perduta, e il suo primo film superstite è Preludio d'amore (1946), di Giovanni Paolucci. Nel 1947 si fa conoscere dal grande pubblico con Daniele Cortis, di Mario Soldati e due anni dopo coglie il suo primo grande successo con Riso amaro, diretto da Giuseppe De Santis, uno dei capolavori del primo neorealismo. Nello stesso anno recita nel film Una voce nel tuo cuore di Alberto D'Aversa, dove interpreta un giornalista al fianco di Constance Dowling, Nino Pavese e Beniamino Gigli.

Anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Gassman con Carla Gravina ne I soliti ignoti (1958), di Mario Monicelli

Nel 1952, assieme a Luigi Squarzina, fondò e diresse il Teatro d'Arte Italiano, producendo la prima versione completa dell'Amleto in Italia, oltre a opere rare come il Tieste di Seneca o I Persiani di Eschilo. Interpreta nel 1954 a Siracusa per il XIII ciclo degli spettacoli classici il Prometeo Incatenato di Eschilo e nel 1960 l'Orestiade regia e traduzione di Pier Paolo Pasolini.

Nel 1956, anno chiave della sua carriera artistica, Gassman interpretò l'Otello con il grande attore Salvo Randone, con il quale alternava ogni sera i ruoli del Moro e di Iago. Tre anni dopo, in un programma televisivo intitolato Il Mattatore, ottenne un inaspettato successo, e Il Mattatore divenne ben presto il soprannome che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita.

Vittorio Gassman (a destra) e Jean-Louis Trintignant nel capolavoro di Dino Risi Il sorpasso (1962)

Anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni sessanta si rivelarono molto gratificanti per la carriera cinematografica di Vittorio Gassman, sulla scia del grande successo ottenuto nel 1958 con I soliti ignoti di Mario Monicelli, che ebbe anche due seguiti (Audace colpo dei soliti ignoti, 1959, di Nanni Loy; e il tardo I soliti ignoti vent'anni dopo, 1985, di Amanzio Todini).

Il cinema lo aveva impegnato sino ad allora, in Italia e a Hollywood, in ruoli cinematografici atletici e di seducenti villain (dopo il trionfo di Riso amaro, 1949, di Giuseppe De Santis).

Brancaleone e Matelda (Catherine Spaak)

Monicelli lo rivelò anche ottimo attore di ruoli comici (come anche in La grande guerra, 1959, e nel dittico L'armata Brancaleone, 1966, e Brancaleone alle crociate, 1969) ed egli acquistò in breve una vasta notorietà con prodotti più popolari, specie sotto la regia di Dino Risi: oltre al già citato Il mattatore (1960), Il sorpasso (1962), La marcia su Roma (1962), I mostri (1963), Il gaucho (1964), Il tigre (1967) e Il profeta (1968).

Anni settanta e ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Sempre per gli schermi italiani, Gassman è tornato a lavorare con Risi (In nome del popolo italiano, 1971; Profumo di donna, 1974; Anima persa, 1977; Caro papà, 1979; Tolgo il disturbo, 1990) e ha avviato un proficuo sodalizio con Ettore Scola (C'eravamo tanto amati, 1974; La terrazza, 1980; La famiglia, 1987); all'estero si è fatto invece apprezzare in Un matrimonio di Altman (1978), La tempesta di Mazursky (1982), Benvenuta di Delvaux (1983), La vita è un romanzo di Resnais (1983).

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo decennio di vita ha continuato a lavorare per il cinema in Il lungo inverno di Jaime Camino (1991), Sleepers di Barry Levinson (1996), regalando una splendida caratterizzazione del vecchio mafioso King Benny, e ancora per Scola in La cena (1998).

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Gassman ebbe quattro mogli:

Fu praticamente un secondo padre per Emanuele Salce, figlio di Diletta e del suo primo marito, il regista Luciano Salce.

Ebbe una lunga e tumultuosa relazione con Anna Maria Ferrero tra il 1953 ed il 1960, periodo nel quale i due fecero spessissimo coppia anche nel lavoro. Dal 1961 al 1963 è stato legato all'attrice Annette Strøyberg.

Venne talvolta criticato a causa della sua vita privata, specie per i suoi divorzi (che suscitarono scandalo negli anni cinquanta e sessanta) e per il suo iniziale ateismo, che in seguito lasciò il posto a una fede molto personale. Nel profondo era un'anima pensosa e tormentata, la razionalità di base opposta ai richiami dell'infinito. Resta significativo, e simpatico, un suo "dibattito" con Alberto Sordi sui temi dell'esistenza e della religione. A Gassman che onestamente esternava i dubbi del pensante, Sordi con romanesca concretezza replicò invece: "A Vitto', io ce credo. Hai visto mai?" Gassman inoltre espresse spesso commenti schietti e poco convenzionali, in qualche caso con il chiaro intento di sferzare le posizioni moderate, guadagnandosi così vari nemici nel mondo dello spettacolo e della cultura.

Salute e morte[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Vittorio Gassmann al Cimitero del Verano, a Roma

Gassman fu probabilmente a lungo vittima della sindrome bipolare[8]. Morì a 77 anni nella sua casa di Roma per un improvviso attacco cardiaco nel sonno. È sepolto nel Cimitero del Verano. La lapide riporta il seguente epitaffio: Non fu mai impallato![9]

Ritorno al teatro[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i suoi successi cinematografici Gassman non abbandonò mai il teatro. Nell'ultima parte della sua carriera aggiunse la poesia al suo repertorio, aiutando a far conoscere in Italia alcune opere straniere.

Vero perfezionista, aveva in odio la dizione imperfetta o le inflessioni dialettali, pur essendo in grado di rendere perfettamente, quando richiesto, la maggior parte dei dialetti italiani. In modo abbastanza coraggioso, accettò la sfida di dirigere l'Adelchi, una delle opere meno note e meno "facili" di Alessandro Manzoni. La tournée di questo spettacolo raccolse mezzo milione di spettatori, attraversando l'Italia con il suo Teatro Popolare Itinerante (una nuova edizione del famoso Carro di Tespi).

Le sue produzioni teatrali comprendono molti dei più famosi autori del XX secolo, oltre a frequenti ritorni ai classici come Shakespeare, Dostoevskij e i grandi drammaturghi greci.

Fondò inoltre una scuola di teatro a Firenze, quella Bottega Teatrale che diresse personalmente dal 1979 al 1991 e che è stata una protagonista del mondo culturale fiorentino, richiamando a Firenze moltissimi dei nomi più noti del teatro e del cinema italiano e mondiale: da Giorgio Albertazzi (per molti anni vicedirettore) a Orazio Costa, da Adolfo Celi a Anthony Quinn, da Antonella Daviso a Ettore Scola, da Yves Le Bretton a Siro Ferrone, solo per ricordarne alcuni.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Gassman con Paolo Ferrari nel programma televisivo Il Mattatore (1959)

In televisione dosò le sue apparizioni nei programmi popolari, tuttavia partecipò alle trasmissioni di Mina, Corrado e Pippo Baudo soprattutto, coinvolgendo i conduttori in scenette memorabili. Nel campo della pubblicità, interpretò Nostradamus in uno spot dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino nel 1997 di cui si ricorda il "tormentone": «Questo lo ignoro!».

Gassman fu uomo di intense emozioni e di grande onestà intellettuale; la sua autoironia e il suo notevole senso dell'umorismo lo portarono negli anni novanta a prendere parte a un programma televisivo (Tunnel) nel quale, in maniera molto formale e seria, recitava documenti come la bolletta del gas, il menù del ristorante o gli annunci economici[10]; "letture" che, con autoironia, venivano eseguite con la stessa abilità professionale e il tono elevato che lo rese famoso recitando la Divina Commedia di Dante.

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Regista cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

Per il cinema Gassman ha diretto sempre sé stesso in film dai forti accenti autobiografici quali Kean - Genio e sregolatezza (1956), L'alibi (1969), Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto (1972) e Di padre in figlio (1982).

Scrittore[modifica | modifica wikitesto]

Ha coltivato anche una sua attività letteraria: dopo aver esordito col romanzo Luca dei numeri (1965), ha pubblicato successivamente sia volumi autobiografici come Un grande avvenire dietro le spalle (1981) e Memorie del sottoscala (1990), sia opere quali Ulisse e la balena bianca (1992), Mal di parola (1992) e Lettere d'amore sulla bellezza (1996) con Giorgio Soavi.

Doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Ha avuto una parentesi come doppiatore come voce fuori campo del film Romeo e Giulietta (1968) di Franco Zeffirelli e dando la voce al commovente personaggio di Mufasa (interpretato nella versione americana da James Earl Jones) nel film d'animazione della Disney Il re leone (1994).

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Gassman al Festival di Cannes 1997

Premi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Mostra del cinema di Venezia
Festival di Cannes
Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián
David di Donatello
Nastri d'argento

Premi teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 16 marzo 1994[11]
Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 27 aprile 1987[12]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 2 marzo 1999[13]
Premio Principe delle Asturie per l'arte - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per l'arte
— 1997
Cittadinanza onoraria della città di Chiaravalle Centrale - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza onoraria della città di Chiaravalle Centrale
— 1982
Cittadinanza onoraria della città di Palmi - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza onoraria della città di Palmi
— 1997[14]

Tributi[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Gassman con Anna Proclemer in una scena di Kean - Genio e sregolatezza (1954)

Il comune di Roma ha dedicato a Gassman ben due toponimi in due diverse zone della capitale: Largo Vittorio Gassman all'interno di Villa Borghese, nel quartiere Pinciano, nel 2003[15], e Lungotevere Vittorio Gassman in un'area industriale nel quartiere Portuense, nel 2006 (la denominazione precedente era Lungotevere dei Papareschi)[16][17]. Gassman, Anna Magnani e Marcello Mastroianni sono così gli unici attori a essere ricordati da due diverse aree di circolazione nel comune di Roma.

Sempre a Roma, nel 2004 lo storico Teatro Quirino fu denominato in suo onore Teatro Quirino - Vittorio Gassman. Durante l'inaugurazione ufficiale del 23 settembre 2004 il figlio Alessandro Gassmann commentò che avere un "suo" teatro rappresentava l'unico sogno che durante la sua prestigiosa carriera Vittorio non era mai riuscito a realizzare[18].

In occasione del decennale della scomparsa dell'attore, il 29 giugno 2010 il Comune di Milano ha intitolato in suo nome una via del quartiere periferico Adriano - Marelli, il Comune di Narni ha intitolato in suo nome una piazza in una zona residenziale di nuova costruzione mentre il 1º settembre dello stesso anno la Mostra del Cinema di Venezia si è aperta col documentario a lui dedicato Vittorio racconta Gassman, realizzato da Giancarlo Scarchilli insieme ad Alessandro Gassmann.

A partire dal 2010 il Bif&st di Bari assegna un Premio intitolato a Vittorio Gassman per il giovane attore rivelazione (dal 2011 al miglior attore protagonista) tra i film del festival.

Gallarate intitola a suo nome il teatro Condominio.

Teatrografia[modifica | modifica wikitesto]

Gassman a teatro interpreta Amleto

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Gassman con Polly Bergen ne L'urlo dell'inseguito (1953)
Vittorio Gassman con Audrey Hepburn in una scena di Guerra e pace di King Vidor (1956)
I soliti ignoti di Mario Monicelli (1958). Sono presenti nella scena, in senso orario a partire da sinistra: Marcello Mastroianni, Renato Salvatori con dinanzi a lui Carlo Pisacane (seduto), Vittorio Gassman, Totò e Tiberio Murgia (inquadrato di spalle)
Vittorio Gassman con Alberto Sordi ne La grande guerra di Mario Monicelli (1959)
Vittorio Gassman in una scena de Il mattatore di Dino Risi (1960)
Vittorio Gassman (a sinistra) con Alberto Sordi e Nino Manfredi nel film Crimen di Mario Camerini (1961)
Vittorio Gassman nel film I mostri di Dino Risi (1963), nell'episodio Che vitaccia!
Vittorio Gassman insieme a Catherine Spaak ne L'armata Brancaleone di Mario Monicelli (1966)
Vittorio Gassman con Agostina Belli in Profumo di donna di Dino Risi (1974)
Vittorio Gassman (a sinistra) con Nino Manfredi e Stefano Satta Flores in un fotogramma del film C'eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974)
Vittorio Gassman interpreta il Marchese Felipe de Aragona nel film I picari di Mario Monicelli (1987)

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Prosa televisiva RAI[modifica | modifica wikitesto]

Prosa radiofonica RAI[modifica | modifica wikitesto]

Programmi radiofonici Rai[modifica | modifica wikitesto]

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Irma la dolce (Cetra, CLV 0607, 7")

Doppiatori[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni film, anche italiani, Vittorio Gassman venne doppiato. Gli attori che gli prestarono la voce furono:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cinquantamila - Corriere della Sera, Vittorio Gassman
  2. ^ a b G.P. Brunetta, Il cinema italiano contemporaneo: Da “La dolce vita” a “Centochiodi”, Laterza, Bari 2007 - ed. dig. 11-2015
  3. ^ Teche RAI Consultato il 18 agosto 2016
  4. ^ Treccani - Enciclopedia del Cinema (2003) - Scheda di M. d'Amico - Consultato il 18 agosto 2016
  5. ^ Vittorio eliminò all'anagrafe la 'n' finale
  6. ^ Biografia di Vittorio Gassman
  7. ^ In Serie A nella S.S. Parioli da Il Littoriale del 16 dicembre 1940.
  8. ^ Università di Pisa, Il giornale d'ateneo: Disturbo bipolare, una malattia che fa tendenza
  9. ^ Immagine della tomba dell'attore Cimiteridiroma.it.
  10. ^ Simonetta Robiony, Chiude il Tunnel dei dispiaceri, in La Stampa, 21 maggio 1994, p. 22
  11. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  12. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  13. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  14. ^ Premi ed onorificenze dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Palmi, anno 1997
  15. ^ Comune di Roma | Sito Istituzionale | Sistema Informativo Toponomastica
  16. ^ Comune di Roma | Sito Istituzionale | Sistema Informativo Toponomastica
  17. ^ Comune di Roma | Sito Istituzionale | Sistema Informativo Toponomastica
  18. ^ Vittorio Gassman - Sito ufficiale
  19. ^ Guido Turchi, su Associazione Culturale "Maestro Rodolfo Lipizer" Gorizia. URL consultato il 1º novembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Gambetti, Vittorio Gassmann, Gremese Editore, 1999.
  • Enzo Siciliano, Gassman, Vittorio, « Enciclopedia del Cinema Treccani », 2003.
  • Paola Trivero, Oreste di Alfieri per Vittorio Gassman, ETS Editore, 2010.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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