Orazio Costa

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Orazio Costa Giovangigli

Orazio Costa Giovangigli (Roma, 6 agosto 1911Firenze, 14 novembre 1999) è stato un regista teatrale e insegnante italiano  e uno dei massimi esponenti della pedagogia teatrale europea del Novecento. Spesso è accreditato semplicemente come Orazio Costa (fino alla fine degli anni cinquanta).

Contribuì in modo originale alla nascita, nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, di quel nuovo movimento culturale che portò al rinnovamento del concetto stesso di teatro, innalzando i ruoli dell'attore e del regista a «servitori dell'arte».

Di lui Nino Manfredi, suo allievo all'Accademia di Roma, ha detto «Mi ha insegnato veramente tutto, come educare il corpo a esprimersi, al punto di non aver quasi più bisogno della parola». Secondo i racconti di Manfredi, fu Costa a fargli scoprire la sua vena comica, contro le aspirazioni del giovane attore, convinto della sua inclinazione drammatica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Di padre dalmata e madre corsa, mostra fin dall'infanzia un interesse per l'arte e la cultura. A sedici anni viene ammesso alla Regia Scuola di recitazione "Eleonora Duse", dove incontra Silvio D'Amico, che seguirà come allievo regista alla Accademia Nazionale d'Arte Drammatica fondata dallo stesso D'Amico, e che oggi porta il suo nome. Nel frattempo ha conseguito la laurea in lettere con una tesi su Alessandro Manzoni, incentrata sul carattere teatrale dei dialoghi tra i personaggi dei Promessi Sposi. Grazie a D'Amico, terminati gli studi all'accademia, entra in contatto con Jacques Copeau di cui rimarrà affascinato e che segnerà il suo percorso teatrale e pedagogico.

L'insegnamento e le regie[modifica | modifica sorgente]

Nel 1938 diventò assistente di Jacques Copeau al Maggio Fiorentino, coadiuvandolo nella regia della commedia scespiriana Come vi garba.

Orazio Costa durante una lezione di recitazione con Osvaldo Ruggeri 1955

Nel 1940 ricevette l'incarico alla regia della prima compagnia dell'Accademia.

Nel 1944 ottenne la cattedra di regia all'Accademia, dando prova della sua validità di insegnante già dall'anno successivo, portando sulla scena con successo i testi il Candeliere di De Musset, con un giovane Giorgio De Lullo e Amarsi male di Mauriac, con Valentina Cortese. Entrambi gli attori, allora sconosciuti, raggiunsero in breve tempo la notorietà.

Nel 1944 fondò il Piccolo Teatro della Città di Roma, che diresse fino al 1954.

Con la Compagnia degli Ultimi, nel 1974, mise in scena una delle sue più famose regie: Tre sorelle di Cechov.

Nel 1981, fondò il Centro di avviamento all'espressione, allestendo la Vita nuova di Dante, Il divorzio di Vittorio Alfieri (1982). Il segno (una croce per l'impero) di Plinio Acquabona (1983) e La ragazza di campagna di Odets (1984).

Dal 1985 al 1988 diede vita alla "Scuola di Espressione ed Interpretazione Scenica", interamente basata sull'insegnamento del metodo mimico, presso la sede del Consorzio Teatro Pubblico Pugliese di Bari.

Nel 1992 ha pubblicato il libro di poesie Luna di casa, passato sotto silenzio da parte della critica e che incontrò scarso pubblico, ma di cui Mario Luzi parlò entusiasticamente.

Orazio Costa muore a Firenze il 14 novembre 1999. Le sue spoglie riposano, per sua stessa richiesta, nel cimitero di Assisi.

Il metodo mimesico[modifica | modifica sorgente]

Il principale contributo di Costa nel campo della pedagogia teatrale e dell'insegnamento dell'arte drammatica è l'elaborazione del metodo mimesico. Rifacendosi agli insegnamenti del suo maestro Jacques Copeau, concepì una serie di esercitazioni volte a sviluppare nell'attore la capacità di immedesimarsi, innanzitutto fisicamente, in ogni elemento naturale animato o inanimato. Lo scopo del metodo mimesico è quello di sviluppare nell'attore una estrema duttilità psicofisica, necessaria alla interpretazione di un personaggio.

Nella elaborazione di una sua metodologia di insegnamento, il contatto con Copeau, di cui fu allievo e assistente, fu fondamentale, condividendone l'idea di un teatro essenziale e senza orpelli, fondato sul «miracolo» della espressione teatrale. Per Costa l'evento essenziale della rappresentazione (e in senso lato dell'essere 'uomini' prima ancora che attori) scaturisce dal corpo, dalle sue potenzialità espressive che precedono la parola.

Il metodo fu concepito come un gioco, dove il verbo 'giocare' richiama il termine che molte lingue europee utilizzano per definire la recitazione. Come un bambino che gioca, l'attore deve prendere molto sul serio gli esercizi, apparentemente frivoli, riscoprendo quell'"istinto mimico" che, secondo Costa, nei bambini è ancora molto sviluppato, e che è la chiave di volta della recitazione.

« Dall'"imitare" si passa all' "essere" quell'elemento. Dalla pura e semplice ripetizione si passa ad una funzione che è nello stesso tempo interpretativa e creativa. Interpretativa perché riproduce il ritmo dell'elemento stesso e lo traduce in una nuova ed originale creatività poiché la scelta degli atti espressivi non è meccanicamente automatica ma è affidata alla natura dell'individuo. »
(Lettera al nipote Nicola, 1966)

Il teatro come missione[modifica | modifica sorgente]

Targa posta sul teatro della Pergola a Firenze

Recependo l'insegnamento di Copeau e D'Amico, Costa elabora una sua visione del teatro come missione spirituale, non più soltanto mestiere. Ai suoi allievi attori, insieme ad un metodo pratico di recitazione, propone una sorta di religione laica, fondata innanzitutto sulla consapevolezza di sé, precorrendo i tempi e aprendo la strada al teatro di ricerca dei decenni successivi.

Ed in queste suo vademecum la missione dell attore, come egli può volgere a:

'Se sapete che il vostro strumento siete voi stessi, conoscete anzitutto il vostro strumento, consapevoli che è lo stesso strumento che danza, che canta, che inventa parole e crea sentimenti. Ma curatelo come l’atleta, come l’acrobata, come il cantante; assistetelo con tutta la vostra anima, nutritelo di cibo parcamente, ma senza misura corroboratelo di forza, di agilità, di rapidità, di canto, di danza, di poesia, di poesia e di poesia. Diverrete poesia aitante, metamorfosi perenne dell’io inesauribile, soffio di forme, determinati e imponderabili, di tutto investiti, capaci di assumere e di dimettere passioni, violenze, affezioni, restandone arricchiti e purificati… tesi alla rivelazione di ciò che l’uomo è: angelo della parola, acrobata dello spirito, danzatore della psiche, messaggero di Dio e nunzio a se stesso e all’universo di un se stesso migliore.”

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 9 gennaio 1996[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maricla Boggio, Il Corpo Creativo. La parola e il gesto in Orazio Costa - Bulzoni 2001 (ISBN 88-8319-561-2)
  • Maricla Boggio, Mistero e Teatro. Orazio Costa, regia e pedagogia - Bulzoni 2004 (ISBN 88-8319-961-8)
  • Maricla Boggio, Orazio Costa maestro di teatro - Bulzoni 2007 (ISBN 88-7870-187-4)
  • Maricla Boggio, Orazio Costa prova Amleto- Bulzoni 2008
  • Gian Giacomo Colli, Una Pedagogia Dell' Attore. L' insegnamento di Orazio Costa - 2ª ed. riveduta e accresciuta Bulzoni 1996 (1ª ed. 1989) (ISBN 88-7119-952-9)
  • Alessandro Ghiglione, Gaetano Tramontana Orazio Costa Giovangigli. Linee di ricerca - Comunicazioni Sociali, anno XX n.3

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]