Edipo re
| Edipo re | |
|---|---|
| Tragedia | |
| Autore | Sofocle |
| Titolo originale | Οἰδίπoυς τύραννoς |
| Lingua originale | Greco antico |
| Ambientazione | Tebe, Grecia, davanti al palazzo di Edipo |
| Prima assoluta | 430-420 a.C. circa Teatro di Dioniso, Atene |
| Personaggi | |
Edipo re (in greco antico Οἰδίπoυς τύραννoς?, Oidípūs týrannos) è una tragedia di Sofocle, ritenuta uno dei più paradigmatici esempi dei meccanismi di funzionamento della tragedia greca.
La data esatta di rappresentazione è ignota, ma si ipotizza che possa collocarsi al centro dell'attività artistica del tragediografo (430-420 a.C. circa).[Nota 1][1]
Trama
[modifica | modifica wikitesto]L'opera si inserisce nel cosiddetto ciclo tebano, ossia la storia in chiave mitologica della città di Tebe, e si svolge nel corso di una sola giornata[2].
Un'improvvisa pestilenza tormenta Tebe, la città di cui Edipo è sovrano; alla folla supplicante, il re afferma di aver mandato Creonte, fratello di sua moglie, la regina Giocasta, a interrogare l'oracolo di Delfi sulle cause dell'epidemia. Al suo ritorno Creonte riferisce il responso della Pizia: sulla città grava una maledizione dovuta all'uccisione di Laio, il precedente re di Tebe, che è rimasta impunita: il suo assassino vive ancora in città, e finché questi non sarà identificato e giustiziato, la pestilenza flagellerà il regno. Creonte spiega a Edipo che Laio si stava recando a Delfi per chiedere all'oracolo come liberare Tebe dalla morsa della Sfinge, ma lungo la strada fu assalito e ucciso da alcuni briganti. Edipo proclama allora un bando che prevede l'esilio per l'uccisore di Laio e per chi lo protegga o lo nasconda.
Le ricerche dell'assassino non hanno esito, così Edipo convoca Tiresia, l'indovino cieco, perché riveli l'identità dell'assassino; egli però rifiuta di rispondere, considerando più saggio tacere per non richiamare altre sventure. Ne nasce un alterco in cui Edipo taccia Tiresia di impudenza; l'indovino risponde accusando Edipo di essere l'assassino. L'indovino se ne va, profetizzando che entro la notte il colpevole sarà scoperto.

Le parole di Tiresia portano Edipo a credere che Creonte abbia spinto l'indovino a dargli un falso responso per convincerlo a lasciare il trono e incoronare il cognato al suo posto, arrivando a insinuare che possa essere lui il vero assassino di Laio; Creonte nega tutte le accuse. Interviene Giocasta, che invita Edipo a non fidarsi degli oracoli: era stato infatti predetto che Laio sarebbe stato ucciso dal proprio figlio, mentre ad ucciderlo erano stati dei banditi, a un incrocio di tre strade. A queste parole Edipo resta turbato e convoca il testimone di quell'omicidio. La regina chiede al marito il motivo del suo turbamento; Edipo le racconta il suo passato: egli è il figlio di Polibo, re di Corinto; quando l'oracolo di Delfi gli aveva predetto che avrebbe ucciso il proprio padre e sposato la propria madre, era fuggito per evitare che questo disastro potesse avverarsi, ma sulla strada tra Delfi e Tebe, all'incrocio di tre strade, aveva avuto un alterco con un uomo e l'aveva ucciso. Edipo teme che quell'uomo potesse essere Laio.
Nel frattempo giunge un messo da Corinto, e informa Edipo che Polibo è morto. Edipo è sollevato da quelle parole perché suo padre non è morto per mano sua, ma teme ancora la parte della profezia riguardante sua madre. Il messo gli rivela però che non c'è pericolo che egli possa giacere con la propria madre, poiché Merope[3] non è la sua vera madre, né Polibo era il suo vero padre. Il messo racconta che molti anni prima, quando era pastore sul monte Citerone, era stato lui stesso a ricevere Edipo neonato da un servo di Laio e a portarlo a Corinto, dov'era stato adottato dai due sovrani. Edipo ordina allora che sia convocato il servo di Laio; Giocasta, che ha ormai capito tutta la verità, supplica Edipo di non andare avanti con le ricerche, ma il re la ignora.
Giunge il servo di Laio, il quale cerca di dissuadere Edipo dal continuare a interrogarlo; il re, tuttavia, è deciso a conoscere la verità a qualunque costo. Il servo conferma quindi che Laio gli aveva consegnato il figlio neonato con l'ordine di ucciderlo, perché la profezia non si avverasse; mosso da pietà, il servo aveva deciso di risparmiarlo e in segreto l'aveva consegnato al pastore corinzio. Edipo comprende allora che tutte le profezie si sono compiute: egli ha infatti ucciso il proprio padre, al quale a sua volta era stato predetto che sarebbe stato ucciso dal figlio, e ha giaciuto con la propria madre. Inorridito, rientra nel suo palazzo gridando «Luce, che io ti veda ora per l'ultima volta».[4]

Un messo esce dal palazzo reale e annuncia disperato che Giocasta si è impiccata, mentre Edipo si è accecato con la fibbia della veste di lei. Poco dopo arriva lo stesso Edipo, il quale afferma di aver compiuto quell'atto perché nulla ormai può più essere dolce vedere. Di fronte alla disperazione di Edipo, Creonte invoca su di lui la protezione di Apollo: Edipo gli affida il trono, per poi abbracciare le sue figlie Antigone e Ismene compiangendole perché, figlie di nozze incestuose, saranno sicuramente emarginate dalla vita sociale. Chiede infine a Creonte di essere esiliato, in quanto uomo in odio agli dei.[2]
Struttura
[modifica | modifica wikitesto]- Prologo (vv. 1-150): la pestilenza a Tebe. Edipo apprende della maledizione di Laio.
- Parodo (vv. 151-215): coro di anziani tebani, che cantano una preghiera agli dei perché intervengano a protezione della città.
- Primo episodio (vv. 216-462): proclama del bando di Edipo. Edipo e Tiresia.
- Primo stasimo (vv. 463-511): il coro immagina la fuga del colpevole, braccato tanto dagli uomini quanto da Apollo e dalle Keres, dee del fato avverso; decide infine di non dare credito alle parole di Tiresia, poiché in quanto mortale, non è infallibile.
- Secondo episodio (vv. 512-862): litigio tra Edipo e Creonte. Edipo e Giocasta.
- Secondo stasimo (vv. 863-910): il coro lancia un ammonimento contro chi pretende di violare le leggi eterne degli dei, poiché quando gli uomini non riconoscono più la giustizia divina e si macchiano di superbia (hybris), emerge la tirannide.[Nota 2]
- Terzo episodio (vv. 911-1085): Edipo e il servo di Polibo. Edipo scopre parte delle sue origini.
- Terzo stasimo (vv. 1086-1109): il coro esulta perché Edipo è ormai vicino a conoscere le proprie origini, ed esalta il Citerone come patria e nutrice di Edipo stesso.[Nota 3]
- Quarto episodio (vv. 1110-1185): Edipo e il servo di Laio. Scoperta del dramma di Edipo.
- Quarto stasimo (vv. 1186-1222): il coro compiange la sorte di Edipo, re stimato da tutti, che in breve si è scoperto autore involontario di atti orribili. I tebani vorrebbero non averlo mai conosciuto tanto è l'orrore e, al tempo stesso, la pietà che la sua vicenda suscita in loro.
- Esodo (vv. 1223-1530): morte di Giocasta. Accecamento ed esilio di Edipo.
Commento
[modifica | modifica wikitesto]La volubilità dell'esperienza umana
[modifica | modifica wikitesto]All'inizio della vicenda Edipo è un re carismatico e amato dal suo popolo cui era stato offerto il trono di Tebe perché, rispondendo correttamente all'enigma posto dalla Sfinge, aveva liberato la città da quel terribile mostro. Eppure basta un solo giorno perché questo re al culmine della propria fortuna si scopra assassino incestuoso, perdendo in questo modo non solo la stima altrui ma anche la propria. In questi termini l'Edipo re tratta della volubilità dell'esperienza umana, che può passare, in breve tempo, dal massimo dello splendore alla più abissale delle abiezioni.[5]
Volontà divina e responsabilità individuale
[modifica | modifica wikitesto]Edipo è un personaggio maledetto, tant'è che ogni suo tentativo di evitare l'avveramento della profezia risulta vano: l'opera presenta dunque un'etica basata non sull'intenzionalità, ma sulla cecità del fato e sull'inesorabilità del castigo che colpisce Edipo a prescindere dal fatto che questi abbia una qualche responsabilità (e in questo consiste, in effetti, l'aspetto più propriamente tragico della vicenda). Viene insomma sviluppato il tema del conflitto tra predestinazione e libertà, tra volontà divina e responsabilità individuale.[5][6]
Nella Atene del V secolo a.C. era ormai pacifico che una persona dovesse essere chiamata a rispondere solo per gli atti compiuti volontariamente[Nota 4] e per questo motivo la vicenda di Edipo doveva già allora apparire agli spettatori come proiettata in un lontano passato, primitivo e inquietante, simboleggiato anche dalla presenza della Sfinge, mostro terribile nella sua ambivalenza di devastazione e saggezza. La storia può essere schematizzata nel seguente modo:
- Una cultura magica, ma allo stesso tempo primitiva (coincidente con la storia personale del protagonista), fa da sfondo ad una cultura più moderna e razionalistica (il comportamento del protagonista nel presente, sovrano illuminato e giusto verso il popolo e desideroso di conoscere le proprie origini).
- La cultura razionalistica viene a contatto con quella magico-primitiva e ne resta succube.
- La cultura razionalistica si pone in termini di opposizione con quella magico-primitiva determinando una situazione di stallo, con un messaggio, alla fine dell'opera, che è in effetti un non-messaggio privo di soluzioni.[6]
La tragicità del conoscere
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Edipo appare, nel corso di tutta l'opera, fermamente determinato a conoscere la propria identità e non arretra nemmeno di fronte alla possibilità che la scoperta delle proprie origini possa apparire come qualcosa di terribile. Numerosi personaggi tentano di dissuaderlo (Tiresia, Giocasta, il servo di Laio) perché sanno o hanno intuito la verità, ma Edipo decide di andare avanti comunque: intende esplorare gli aspetti più pericolosi della propria natura senza reticenze e senza seppellire gli inquietanti sospetti sotto una cortina di timoroso silenzio. Il protagonista appare dunque come l'eroe dell'intelligenza umana, tesa verso la verità a dispetto dei tabù ancestrali che vorrebbero fermarla.[7]
Questa sua caratteristica può però essere vista anche in negativo, come hýbris, ossia come la tracotanza di chi non accetta i propri limiti e, nel voler indagare troppo oltre la propria natura umana, finisce per essere punito tramite la scoperta di una realtà così tremenda da risultare inaccettabile. È significativo che di fronte alla verità Edipo scelga di accecarsi, come estremo atto di rifiuto per ciò che ha visto o forse come una sorta di contrappasso per aver voluto guardare là dove non avrebbe dovuto. L'interpretazione di questo atto è riscontrabile già nel dialogo tra Tiresia e Edipo, il quale aveva rinfacciato all'indovino la sua cecità, ma laddove egli attraverso la cecità riesce a vedere il vero, Edipo attraverso gli occhi riesce solo a vedere una realtà illusoria e falsa.[7]
L'elogio di Aristotele
[modifica | modifica wikitesto]Nella Poetica Aristotele afferma che la situazione più adatta alla tragedia greca è quella di un uomo che non abbia qualità fuori dal comune né per virtù né per giustizia e che si ritrovi a passare da una condizione di felicità ad una di infelicità non per colpa della propria malvagità ma a causa di un errore.[8] Questo mutamento può avvenire a causa di una peripezia oppure di un'agnizione (riconoscimento); nei casi migliori, vi sono entrambi.[9] Questo, come riconosce Aristotele stesso, è proprio il caso dell'Edipo re, che in questo modo rappresenta uno degli esempi più paradigmatici dei meccanismi di funzionamento della tragedia greca.[5]
L'interpretazione psicoanalitica
[modifica | modifica wikitesto]L'Edipo re viene citato a proposito di uno dei più importanti concetti elaborati dallo psicoanalista Sigmund Freud, denominato complesso di Edipo. Esso descrive le pulsioni, anche di tipo sessuale, di ogni maschio nei confronti della madre, in particolare in età infantile, e può essere descritto come un desiderio di possesso esclusivo nei confronti del genitore dell'altro sesso, accompagnato conseguentemente dal desiderio di morte e di sostituzione del genitore dello stesso sesso. Per quanto riguarda le donne, è stato elaborato il concetto parallelo di complesso di Elettra.[10]
Adattamenti
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Cinema
[modifica | modifica wikitesto]- Edipo re, di Giuseppe De Liguoro (1910)
- Edipo re, di Pier Paolo Pasolini (1967)
Musica
[modifica | modifica wikitesto]- Edipo re, musiche di scena di Eduard Lassen
- Edipo re, opera lirica di Ruggero Leoncavallo
- Edipo re, musiche di scena di Ildebrando Pizzetti
- Edipo re, musiche di scena di Max von Schillings
- Edipo re, musiche di scena di Charles Villiers Stanford
- Edipo re (Oedipus rex), opera-oratorio di Igor' Fëdorovič Stravinskij
- Edipo re, musiche di scena di Flor Alpaerts
- Oedipe, opera lirica di George Enescu
- Sintassi Teatrali: Stasimo IV ed Esodo da Edipo Re di Sofocle, musiche di Giuseppe Sinopoli
Note
[modifica | modifica wikitesto]Esplicative
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ La datazione dell'opera al 430-420 a.C. viene spiegata, oltre che da motivazioni stilistiche, dal fatto che la peste che coglie Tebe all’inizio della storia potrebbe fare riferimento all’epidemia che effettivamente colpì Atene nel 430 a.C. Inoltre lo studioso Dario Del Corno (Sofocle, Edipo re – Edipo a Colono – Antigone, p. 26, vedi Bibliografia) afferma che il v. 27 degli Acarnesi di Aristofane, del 425 a.C., sarebbe una parodia di un verso dell'Edipo re, e che quindi la tragedia sofoclea sarebbe anteriore a tale data. Si tratta però di ipotesi incerta, non riportata dalla maggior parte degli altri studiosi. Altri autori datano invece l'opera al 411 a.C., ritenendo che nel secondo stasimo si faccia riferimento alla polemica di Anassagora contro gli oracoli e che la hybris citata si riferisca al comportamento privo di scrupoli di Alcibiade (vedi Carlo Diano, Edipo figlio della Tyche, Vicenza, 1968, pp. 155 sgg. e Oddone Longo, Edipo re, Firenze, 1970, pp. 13-17).
- ↑ Questo stasimo ha senza dubbio un significato che va al di là della storia di Edipo: tramite esso Sofocle intende ammonire i suoi concittadini ateniesi a non tenere comportamenti che potrebbero rischiare di compromettere la vita democratica della città.
- ↑ Si tratta di un'esultanza effimera, che serve a fare da contraltare all'orrore che si scatenerà di lì a poco, quando Edipo scoprirà definitivamente le proprie origini.
- ↑ Per una trattazione estesa del concetto di colpa e responsabilità nella Grecia antica, vedi Eva Cantarella, "Sopporta, cuore..." La scelta di Ulisse, Laterza, 2010, ISBN 978-88-420-9244-5.
Bibliografiche
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Di Benedetto-Medda, p. 101.
- 1 2 Del Corno, pp. 349-355; Albini, pp. 234-236.
- ↑ Sofocle chiama Merope la madre adottiva di Edipo, più nota col nome di Peribea.
- ↑ Edipo re, v. 1183.
- 1 2 3 Guidorizzi, p. 160.
- 1 2 Di Benedetto-Medda, pp. 323-325.
- 1 2 Guidorizzi, pp. 160-161.
- ↑ Aristotele, Poetica, 1452b.
- ↑ Ibidem, 1452a.
- ↑ Complesso di Edipo, su sapere.it. URL consultato il 22 settembre 2024.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Sofocle, Edipo re – Edipo a Colono – Antigone, a cura di Dario Del Corno, Oscar Mondadori, 2006, ISBN 978-88-04-34738-5.
- Vincenzo Di Benedetto e Enrico Medda, La tragedia sulla scena, Einaudi, 2002, ISBN 978-88-06-16379-2.
- Giulio Guidorizzi, Letteratura greca, da Omero al secolo VI d.C., Mondadori, 2002, ISBN 978-88-882-4210-1.
- Umberto Albini, Nel nome di Dioniso, Garzanti, 2002, ISBN 978-88-11-67420-7.
- Aristotele, Poetica, a cura di Domenico Pesce, Bompiani, 2004, ISBN 978-88-452-9068-8.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Edipo di Eschilo (tragedia perduta)
- Edipo di Euripide (tragedia perduta)
- Edipo di Lucio Anneo Seneca
- Edipo di Voltaire
- Edipo di Francisco Martínez de la Rosa
- Edipo di John Dryden e Nathaniel Lee
- Edipo re di Jean Cocteau
- Edipo a Colono di Sofocle
Altri progetti
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Wikisource contiene il testo completo di Edipo re
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Edipo re nella traduzione in versi di Felice Bellotti
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Oedipus Rex / play by Sophocles / Arts & Culture > Literature > Plays / Also known as: “Oedipus the King”, “Oidipous Tyrannus”, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Edizioni e traduzioni di Edipo re, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Edipo re, su Goodreads.
- (EN) Οἰδίπους Τύραννος, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
- (EN) Programmazione teatrale di Edipo re / Edipo re (altra versione), su Internet Broadway Database, The Broadway League.
- "Edipo Re" di Sofocle: il terrore del conoscersi, su letteratu.it. URL consultato il 16 giugno 2024.
- Camilla Zucchi, Un problema storico: possiamo datare l'Edipo re di Sofocle?, su unibo.academia.edu. URL consultato il 4 novembre 2019.
- (EN) Study Guide for Sophocles' Oedipus the King Archiviato il 30 dicembre 2013 in Internet Archive. Robin Mitchell-Boyask, Department of Classics, Temple University
- (ES) La composición de 'Edipo Rey' y sus aspectos tradicionales, su interclassica.um.es. URL consultato il 3 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2019).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 274548550 · BAV 492/8292 · LCCN (EN) n81058154 · GND (DE) 4122542-9 · BNE (ES) XX3383612 (data) · BNF (FR) cb122068980 (data) · J9U (EN, HE) 987007594996905171 · NSK (HR) 000731795 · NDL (EN, JA) 00627040 |
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