Reso (Euripide)

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Reso
Tragedia
Corrado giaquinto, ulisse e diomede nella tenda di reso.jpg
Corrado Giaquinto, Ulisse e Diomede nella tenda di Reso
AutorePseudo-Euripide
Titolo originaleῬῆσος
Lingua originaleGreco antico
Fonti letterarieIliade di Omero
AmbientazioneAccampamento dei Troiani presso la loro città
Personaggi
 

Il Reso (in greco antico: Ῥῆσος, Rhêsos) è una tragedia pervenuta nel corpus delle tragedie euripidee.

Fin dall'antichità si è dibattuto sull'autore dell'opera,[2] ma la maggior parte dei critici oggi la considera opera di un tragediografo ignoto del IV secolo a.C. L'opera narra un celebre episodio già raccontato nel canto X dell’Iliade, con alcuni sviluppi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Decimo anno della guerra di Troia: una notte le sentinelle del campo troiano avvistano fuochi greci all'orizzonte. Enea decide allora di mandare un esploratore, Dolone, per capire cosa stia succedendo. Subito dopo, un pastore dà l'annuncio dell'arrivo di un esercito di Traci agli ordini del loro giovane re Reso, alleato della città assediata.[3]

Nel frattempo anche gli Achei mandano in missione due guerrieri: Odisseo e Diomede. Essi uccidono Dolone e penetrano nell'accampamento dei Traci, dove trucidano Reso nel sonno e rubano le sue preziose cavalle. In questo sono aiutati dalla dea Atena, che appare a Paride sotto le sembianze di Afrodite (favorevole ai Troiani) e lo convince che nessuno è entrato nel campo. Dell'omicidio viene inizialmente accusato Ettore, ma nel finale appare una Musa, madre del re tracio, [1] che chiarisce come si sono svolti i fatti e compiange Reso, profetizzando poi per lui una prossima resurrezione ad opera degli dei inferi, i quali lo destineranno però a soggiornare perpetuamente in un misterioso luogo sotterraneo.[3]

«Ma d'ora innanzi,
per me sarà come se morto ei sia,
né luce vegga più. Perché trovarsi
dove io mi trovi, e della madre il volto
vedere, ei non potrà. Dell'argentífera
terra nascosto negli oscuri anfratti,
uomo e Nume sarà, vivo e sepolto
»

(Reso, traduzione di Ettore Romagnoli)

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Il problema dell'attribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il problema della paternità del Reso, già noto ai filologi antichi,[2] è stato sollevato ancora in epoca umanistica da Giuseppe Scaligero e poi ripreso da altri, principalmente sulla base della critica letteraria e di alcune peculiarità lessicali e di stile.[4]

Il Reso è una tragedia decisamente anomala all'interno del corpus euripideo, tanto che già i filologi antichi dubitavano della sua paternità. Ecco le argomentazioni principali:[3]

  • È un'opera di scarso valore, nettamente inferiore a tutte le altre tragedie greche a noi note (euripidee e non); i personaggi non hanno profondità psicologica e le potenzialità drammatiche della storia non vengono sfruttate.
  • In tutte le tragedie di Euripide a noi note è il protagonista a subire la sorte tragica, invece in quest'opera Odisseo, il personaggio principale, è un eroe fortunato.
  • In una scena della tragedia, Atena si presenta a Paride sotto le sembianze di Afrodite. Non conosciamo nessun'altra opera greca del V secolo a.C. in cui un dio prenda l'aspetto di un altro.

La quasi totalità degli studiosi ritiene quindi che il Reso sia in realtà opera di un drammaturgo del IV secolo a.C. imitatore di Euripide, e il suo motivo di interesse starebbe dunque proprio nel fatto di essere l'unica tragedia di quel periodo a noi rimasta. È possibile che in tempi antichi l'opera sia stata inserita in una raccolta di tragedie di Euripide, o che essa abbia sostituito un'ipotetica tragedia euripidea omonima. Ciò può essere avvenuto per errore o per motivi a noi ignoti. D'altra parte, una minoranza di studiosi ritiene invece che le anomalie del Reso dipendano dal fatto di essere l'opera di un Euripide ancora giovane e privo di esperienza.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Nell'opera non viene detto il nome della Musa, e anche le altre opere di letteratura greca che ne parlano sono discordi sulla sua identità, indicando a seconda dei casi Clio, Tersicore, Euterpe o Calliope (cfr. Pierre Grimal, Mitologia, Garzanti, 2005, p. 548, ISBN 978-88-11-50482-5).
  2. ^ a b B. M. W. Knox, Minor Tragedians, in P. E. Easterling, B. M. W. Knox (a cura di), The Cambridge History of Classical Literature, vol. 1, Cambridge, Cambridge University Press, 1989, pp. 90-91.
  3. ^ a b c d Guidorizzi, p. 193.
  4. ^ W. Ritchie, The Authenticity of the Rhesus of Euripides, Cambridge, Cambridge University Press, 1964, p. vii, ISBN 9780521060936.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eschilo, Sofocle ed Euripide, Il teatro greco - Tragedie, a cura di Guido Paduano, BUR, 2006, ISBN 978-88-17-00971-3.
  • Giulio Guidorizzi, Letteratura greca, da Omero al secolo VI d.C., Mondadori, 2002, ISBN 88-882-4210-4.
  • Vincenzo Di Benedetto ed Enrico Medda, La tragedia sulla scena, Einaudi, 2002, ISBN 978-88-06-16379-2.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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