Calliope

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Calliope. Dettaglio del dipinto Urania e Calliope di Simon Vouet (1634 ca.)
« ..."e tu i cari parenti e l'idïoma désti a quel dolce di Calliope labbro che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma d' un velo candidissimo adornando, rendea nel grembo a Venere Celeste" »
(Ugo Foscolo - I sepolcri - versi 175-180)

Nella mitologia greca Calliope (in Greco Καλλιόπη, ossia "dalla bella voce")[1] era la musa della poesia epica, figlia di Zeus e Mnemosine, conosciuta come la Musa di Omero, l'ispiratrice dell'Iliade e dell'Odissea.

Ebbe due figli, Orfeo e Lino, il cui padre secondo le leggende era Apollo oppure Eagro, re della Tracia. I Coribanti, secondo una delle tante versioni, sarebbero figli di Zeus e Calliope. Era la maggiore e la più saggia delle Muse, nonché la più sicura di sé. Fece da giudice nella disputa su Adone tra Afrodite e Persefone, decidendo che ognuna trascorresse con lui la stessa quantità di tempo. I suoi simboli sono lo stilo e le tavolette di cera.

Viene sempre rappresentata con in mano una tavoletta su cui scrivere. Talvolta ha con sé un rotolo di carta oppure un libro e porta una corona d'oro sul capo.

È stata anche ispiratrice di Dante nella Divina Commedia, che la invoca nel II canto dell'Inferno e nel I canto del Purgatorio.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Calliope è stato il nome di una torpediniera di classe Spica della Regia Marina operante durante la seconda guerra mondiale.

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alfonso Burgio, Dizionario dei nomi propri di persona, Hermes Edizioni, 1992, p. 97, ISBN 978-8879380133.

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