La marcia su Roma

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'evento storico del 28 ottobre 1922, vedi Marcia su Roma.
La marcia su Roma
La marcia su Roma film 1962.png
Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1962
Durata94 min
Dati tecniciB/N
Generecommedia
RegiaDino Risi
SoggettoAge, Furio Scarpelli, Ruggero Maccari, Ettore Scola, Sandro Continenza, Ghigo De Chiara
SceneggiaturaAge, Furio Scarpelli, Ruggero Maccari, Ettore Scola, Sandro Continenza, Ghigo De Chiara
ProduttoreMario Cecchi Gori per Fair Film (Roma), Orsay Film (Parigi)
Distribuzione in italianoDino De Laurentiis Cinematografica
FotografiaAlfio Contini
MontaggioAlberto Gallitti
MusicheMarcello Giombini
ScenografiaUgo Pericoli
CostumiUgo Pericoli
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La marcia su Roma è un film del 1962 diretto da Dino Risi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immediato primo dopoguerra, l'ex combattente senza arte né parte Domenico Rocchetti, sul cui spirito patriottico c'è molto da dubitare (ha fatto la guerra soltanto perché coscritto), si ritrova ormai costretto a mendicare per le strade di Milano, tampinando i vari passanti col suo passato "glorioso" di combattente che ha versato sangue per la Patria, esibendone a riprova una falsa medaglia al valore e delle presunte ferite di guerra, talvolta arrivando a riconoscere negli astanti che gli prestano attenzione persino dei suoi ex ufficiali, ai quali prega per un aiuto per i suoi eroici trascorsi. Un giorno s'imbatte in un passante che per puro caso si tratta proprio del suo vecchio capitano Paolinelli che, dopo averlo schiaffeggiato sonoramente in pubblico per questo suo fingersi un eroe di guerra disastrato, lo convince poi, avendovi constatato l'effettiva indigenza nella quale verserebbe, ad iscriversi all'appena costituitosi partito fascista di Benito Mussolini, presso cui l'uomo v'è un membro d'un certo rilievo, asserendogli che il neonato partito ha a cuore proprio i reduci bisognosi come lui e che intende porre rimedio agli sconquassi ed alla miseria sopravvenuta nonostante l'esito vittorioso del conflitto.

I fascisti sono in piena campagna elettorale e Rocchetti perciò s'impegna ad aiutare Paolinelli nei suoi comizi elettorali nelle campagne. Ma le camicie nere non sono per nulla ben visti dai paesani - parecchi di loro sono socialisti oppure anarchici che proprio coi fascisti si sono spesso e volentieri fronteggiati durante le lotte sociali contro il latifondo -, che prendono dunque ad azzuffarsi con gli squadristi. Rocchetti naturalmente se la dà a gambe levate, rifugiandosi in una stalla dove viene ciononostante sorpreso ed aggredito da un contadino impiegatovi proprio lí, che in realtà si rivelerà esser il suo ex-commilitone Umberto Gavazza; rinnovatasi quindi la loro vecchia amicizia, Gavazza lo vorrebbe pertanto ospitare nel paese a spese del cognato Cristoforo, un convinto socialista antifascista, che però li caccia di casa non appena viene a sapere dell'identità di Rocchetti.

Gavazza, da principio un simpatizzante del Partito Popolare cattolico, si fa pure lui convincere alfine dal programma del partito fascista, nella fattispecie dalla promessa delle redistribuzione delle terre incoltivate ai contadini, entrando cosí a far parte delle camicie nere. Successivamente, a causa dell'esito fallimentare dell'elezioni, che ha visto il PF ottenere a malapena quattromila voti, i due amici si trovano assieme ai loro camerati ad adoperarsi per far fallire un massiccio sciopero imbastito dagli spazzini milanesi, spazzando le strade al loro posto, nel tentativo di rifarsi della batosta elettorale con l'"imporsi nelle piazze". Tra i netturbini e i fascisti però si finisce per arrivare allo scontro, interrotto con fatica dall'intervento dei carabinieri a cavallo, uno dei quali viene colpito per errore da una ramazzata di Rocchetti. Tutti e due condannati e messi in galera, verranno liberati un paio d'anni dopo dagli squadristi che, senza che la polizia cerchi quantomeno di fermarli, ne prenderanno d'assalto le carceri. Da qui inizia la loro marcia su Roma.

Il partito fascista ha infatti deciso di prendere il potere con la forza. Comincia così un'avventura tragicomica dei due fattisi camerati per opportunismo, l'uno perché spera in un impiego statale e l'altro perché sogna di diventare un proprietario terriero, ma mano a mano che procedono indefessi verso Roma li si mostra il vero volto del fascismo. Gavazza cancella di volta in volta le promesse scritte sul programma del partito e si mostra sempre più scettico sul loro operato, constatando sempre più la loro incoerenza rispetto ad esso ed al loro reazionarismo sempre più manifesto. La loro scalcinata squadra è guidata da Marcacci, detto "mitraglia", un vero violento fascista che addirittura si spinge ad uccidere un ferroviere che vorrebbe impedire ai camerati di forzare il portellone di un vagone per passarci la notte al riparo. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso: il mite Gavazza, disgustato da tutto ciò, decide d'abbandonarne i ranghi ma viene sorpreso da Marcacci, che di tutta risposta lo percuote duramente e sta per ucciderlo; interviene però l'amico Rocchetti che lo salva tramortendo il "mitraglia" e, avendo finalmente capito anche lui la vera natura del fascismo, abbandona assieme a Gavazza la marcia su Roma, assistendo poi in compagnia dell'amico, in giacca e cravatta, come dei semplici spettatori un po' scettici , alla sfilata delle camicie nere davanti al Quirinale.[1]

Commento[modifica | modifica wikitesto]

I fascisti a Roma (1922)

Sotto la veste tragicomica di una tipica commedia all'italiana in realtà il film presenta una ricostruzione satirica[2] dell'avvento del fascismo.[3][4]

Il protagonista interpretato da Vittorio Gassman rappresenta la condizione dei reduci che risentono della grave crisi economica del dopoguerra e che vedono come per altri la guerra sia stata invece un'occasione per arricchirsi.[5]

Il capitano Paolinelli invece raffigura il malessere di coloro che nella guerra si erano in qualche modo realizzati e che ora si sentivano disadattati nella nuova condizione di pace. Quindi ambedue sperano nel fascismo che si proclama tutore degli ex-combattenti e persecutore dei capitalisti profittatori arricchitisi con le forniture militari. Il contadino Gavazza, cattolico del Partito Popolare, è invece attirato dal fascismo poiché questo gli promette una rivoluzione proletaria e contadina che gli darà la terra. Anche qui sono evidenziate nel film le responsabilità dei cattolici che videro nel fascismo un argine contro il socialismo.

Le camicie nere sfilano davanti al Quirinale

Il film poi ben coglie uno degli elementi determinanti per l'affermarsi del regime fascista raffigurato dall'inerzia del governo di fronte alle violenze fasciste come nell'episodio della liberazione dal carcere dei due protagonisti, e nell'assalto alla sede operaia nel paese successivo, testimoniata dal carabiniere che rivolto al superiore "Brigadiere, non hanno il porto d'armi! - e questi - E allora!?"

Altrettanto importante è la connotazione di come il fascismo si sia affermato grazie all'appoggio economico dei grandi latifondisti agrari identificati nel film dal decrepito marchese a cui i due camerati confiscano l'automobile che ridurranno a rottame: saranno per questo duramente puniti dal Paolinelli quando il marchese ricorda a questi il "generoso supporto" dato al partito fascista.

Tutta la vicenda si svolge poi in un contorno che vede i cittadini sostenitori del nuovo regime, mentre nelle campagne anarchiche e socialiste è forte l'opposizione anche violenta dei contadini e nelle città degli operai di cui è vittima Rocchetti che corre il rischio di essere linciato.

Il film accenna poi anche alla responsabilità degli intellettuali per l'avvento del fascismo tratteggiati nella figura del poeta dannunziano fascista che accompagna tutta la spedizione illustrandola con i suoi versi strampalati e altisonanti. Infine è ben mostrata l'opposizione dell'esercito che minaccia di spazzare via i fascisti e la definitiva responsabilità del Re che dà il via libera alla presa del potere di Mussolini, illudendosi, come mostra l'ultima scena del film, che dopo aver eliminato la minaccia dei "sovversivi", il regime possa essere in breve tempo sostituito dal ritorno di un governo liberale moderato.[6]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora, curata dal Maestro Marcello Giombini, contiene anche la canzone Tutti a Roma, cantata da Roby Crispiano (disco 45 giri CAM, CA 2471).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nella scena dopo l'uccisione di Marcacci i due commilitoni sono indecisi su che direzione prendere, quando Rocchetti dice a Gavazza: "Bisogna decidersi, o Roma o Orte", quasi come una parodia del "O Roma o morte", grido di guerra dei garibaldini all'Aspromonte (1862) e Mentana (1867).
  2. ^ «È certamente un bene che taluni temi della nostra storia recente, fino a poco tempo fa considerati tabù, siano ormai alla portata di chi ne vuol fare spettacolo.» (Tullio Kezich, Il cinema degli anni sessanta, 1962-1967, Edizioni Il Formichiere )
  3. ^ Francesca Tacchi, Storia illustrata del fascismo, Giunti Editore, 2000 p.47
  4. ^ «...sotto la patina di comicità gli spunti di riflessione sono molteplici e Risi mette in luce la natura di una parte dei protagonisti del fascismo:...»
  5. ^ La storia del fascismo dalle origini del 1919 fino al '22 e la marcia su Roma vista attraverso gli occhi di Domenico Rocchetti e Umberto Gavazza. Il primo romano, sbandato dopo la guerra, ...
  6. ^ Nella scena finale del film il re Vittorio Emanuele III chiede rivolto a Paolo Thaon di Revel, quando i fascisti della Marcia sfilano dinanzi al Quirinale: «Ammiraglio, spassionatamente, cosa ne pensa di questi fascisti? Crede che mettiamo il paese in buone mani? Mi dica fuori dai denti qual è il suo parere, perché siamo ancora in tempo a sbatterli fuori, néh!», «Spassionatamente, Maestà, mi sembra gente seria.» «Ma sì, proviamoli per qualche mese!»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tullio Kezich, Il cinema degli anni sessanta, 1962-1967, Edizioni Il Formichiere
  • Laura, Luisa e Morando Morandini, Morandini 2007, Zanichelli
  • Pino Farinotti, Farinotti 2007 dizionario di tutti i film, San Paolo editore

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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