Mario Cecchi Gori

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Mario Cecchi Gori

Mario Cecchi Gori (Brescia, 21 marzo 1920[1]Roma, 5 novembre 1993) è stato un produttore cinematografico italiano, con oltre 200 film all'attivo, principalmente con registi come Damiano Damiani, Dino Risi e Ettore Scola.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente autista di Dino De Laurentis e così anche di Vittorio De Sica, ha prodotto, fra gli altri, i film Lamerica di Gianni Amelio (che ha ricevuto il premio come miglior film agli European Film Awards 1994), e Il postino di Michael Radford (che è stato il primo film non in lingua inglese - dopo Sussurri e grida di Ingmar Bergman, del 1972 - ad essere nominato nella categoria miglior film ai Premi Oscar 1996).

Si è spento a Roma per problemi cardiaci il 5 novembre 1993[2].

Presidente della Fiorentina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti dell'ACF Fiorentina, Vittorio Cecchi Gori e Memorial Mario Cecchi Gori.

Dal 1990 fino alla sua morte è stato anche presidente della Fiorentina. La sua attività è proseguita attraverso il figlio Vittorio.

Vittorio Cecchi Gori con il padre Mario alla cerimonia del Nastro d'argento 1989.

Mario Cecchi Gori al primo anno come presidenza del club gigliato,[3] arrivano alla sua corte Diego Fuser (in prestito dalla Lazio), Massimo Orlando, il ritorno dopo un anno al Milan di Stefano Borgonovo, il rumeno Lăcătuș, oltre a Massimiliano Fiondella e Gianmatteo Mareggini; il capitano resta Carlos Dunga. In panchina ad allenare la squadra viene chiamato il brasiliano Sebastiao Lazaroni, reduce da Italia novanta, dove con il Brasile era stato eliminato agli ottavi di finale. In campionato l'esordio è fortemente negativo, con un 4-0 patito dalla Roma all'Olimpico. La prima vittoria arriva solo alla quarta giornata: 3-1 all'Atalanta con doppietta del neo acquisto Lacatus, che però si fermerà dopo la terza segnatura personale, contro il Cagliari. A reggere la squadra sono, oltre a Dunga, soprattutto Massimo Orlando e Diego Fuser, chiamati a sopperire all'assenza di Baggio, ceduto dalla proprietà precedente alla Juventus. Èun'annata grigia, che si concluderà al dodicesimo posto, come la stagione precedente. Ben poche gioie e otto sole vittorie contraddistingueranno la stagione: undici saranno le sconfitte. Una partita da ricordare è sicuramente quella del 6 aprile 1991 dove a Firenze arriva la Juventus, con Baggio avversario per la prima volta. Il giovane talento non tocca palla, sicuramente emozionato dall'ambiente e dall'imponente coreografia. I viola vanno in vantaggio in modo rocambolesco: Fuser tira una punizione dal limite: Tacconi, vedendo la palla arrivare, la giudica fuori allargando le braccia: invece sbatte sul palo e finisce in rete. Al 75' viene assegnato un rigore agli ospiti ma Baggio non se la sente: batte De Agostini e Mareggini salva.

Il presidente Mario Cecchi Gori per la Serie A 1991-1992 acquista l'attaccante Marco Branca, il centrocampista Pietro Maiellaro, il portiere Alessandro Mannini, il brasiliano Mazinho e il giovane attaccante argentino Gabriel Omar Batistuta.[4] La squadra allenata prima da Lazaroni, poi dalla 6ª da Luigi Radice raggiunge la salvezza giungendo al 12º posto finale, con Batistuta capocannoniere (13 gol). In Coppa Italia la viola si ferma agli ottavi di finale, eliminati dal Parma. Nel 1991 lo stadio della Fiorentina prese definitivamente il nome di Artemio Franchi in onore dell'ex presidente della FIGC oltre che dirigente dei viola, dopo che per anni venne denominato semplicemente "Comunale".

Mario per la stagione 1992-1993[5] fa arrivano alla Fiorentina il centrocampista tedesco Stefan Effenberg, la punta Francesco Baiano, il danese Brian Laudrup, i difensori Daniele Carnasciali e Gianluca Luppi ed il centrocampista Fabrizio Di Mauro. Ad allenare la Fiorentina è ancora Radice e la squadra arriva ai primi posti della classifica. Alla 14ª giornata la squadra viola perde in casa contro l'Atalanta (0-1) e l'allenatore viene esonerato da Vittorio Cecchi Gori, per lasciar spazio ad Aldo Agroppi. Dal sesto posto in cui ha lasciato la squadra Radice, si arriva agli ultimi posti a poche giornate dalla fine (3 vittorie, 9 pareggi e 8 sconfitte nelle ultime 20 giornate). Nelle ultime giornate viene chiamata ad allenare la coppia Luciano Chiarugi e Giancarlo Antognoni per cercare di salvare la stagione. L'ultima giornata vede la Fiorentina vincere contro il Foggia (6-2), mentre il pareggio dell'Udinese contro la Roma (1-1) costringe la squadra alla Serie B. Da segnalare le partite con risultati larghi come la sconfitta a Firenze contro il Milan per 7-3 e le vittorie, che risulteranno inutili per il raggiungimento della salvezza, per 7-1 contro l'Ancona e il già citato 6-2 con il Foggia. In Coppa Italia la squadra esce con la Roma al secondo turno (ottavi di finale).

Nella stagione 1993-1994 alla guida della società non c'è più Mario Cecchi Gori, il grande presidente è scomparso il 5 novembre del 1993 lasciando alla guida della società il figlio Vittorio, affiancato dalla madre Valeria, presidente onorario. Una folla immensa partecipa alle sue esequie e tributa un lunghissimo applauso per ciò che ha fatto per Firenze e la Fiorentina. Vittorio Cecchi Gori in memoria del padre Mario, gli dedica il trofeo Memorial Mario Cecchi Gori.[6] Un torneo triangolare estivo, con la presenza fissa della squadra gigliata assieme ad altre due compagini italiane o internazionali. Erano 55 anni che la viola non disputava un campionato di serie B e Vittorio tiene in rosa i migliori giocatori per tornare immediatamente in massima serie. Ad allenare la squadra viene chiamato dal Napoli Claudio Ranieri che lancerà alcuni giovani in prima squadra tra cui il portiere Francesco Toldo e le punte Anselmo Robbiati e Francesco Flachi. La Squadra viola è troppo superiore ed il campionato viene chiuso al primo posto con 50 punti.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

David di Donatello
Nastri d'argento
  • 1972: miglior produttore
  • 1982: miglior produttore
  • 1989: miglior produttore
  • 1991: miglior produttore
  • 1995: miglior produttore

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Cecchi Gori su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Addio al "cinematografaro" in viola.
  3. ^ Presidenti dell'ACF Fiorentina, ATF Associazione Tifosi Fiorentini. URL consultato il 13 ottobre 2010.
  4. ^ a b Batistuta alla Fiorentina in la Repubblica, 25 luglio 1991, p. 36. URL consultato il 3 dicembre 2011.
  5. ^ (EN) Serie A 1992-93 su rsssf.com
  6. ^ Scheda su Rsssf.com
  7. ^ Nella prima stagione viene schierato con una certa continuità, nella seconda viene spesso relegato fra i rincalzi. Quando per lui non c'è più spazio in squadra viene posto in vendita. Chiude pertanto la sua stagione in viola (e in Serie A) con 42 presenze in due stagioni ed una rete contro l'Inter.
  8. ^ all'8ª giornata di campionato, nella gara interna pareggiata 2-2 con il Genoa e rimanendo titolare di tutta la stagione, che vedrà la squadra gigliata terminare il campionato al 12º posto. Rimane titolare nelle due stagioni successive, alternandosi talvolta al portiere di riserva Alessandro Mannini.
  9. ^ Calciatori ‒ La raccolta completa Panini 1961-2012, Vol. 8 (1991-1992), Panini, 25 giugno 2012, p. 10.
  10. ^ Mazinho giocò 21 gare di campionato, venendo impiegato come centrocampista,e non segnò alcuna rete: in Coppa Italia venne utilizzato in tre incontri.
  11. ^ a b Calciatori ‒ La raccolta completa Panini 1961-2012, Vol. 9 (1992-1993), Panini, 2 luglio 2012, p. 10.
  12. ^ Effenberg scrive e va in fuorigioco: «Ho fatto di tutto», Corriere della Sera, 30 aprile 2003. URL consultato il 21 settembre 2014.
  13. ^ A Firenze, dopo un girone d'andata che vide i viola arrivare al secondo posto alla sosta di Natale anche grazie ai gol della nuova coppia-gol,
  14. ^ Licia Granello, Il Milan non si vede più in La Repubblica, 24 dicembre 1992. URL consultato il 24 dicembre 1992.
  15. ^ Mario Cecchi Gori, lo portò in Italia pagandolo 12 miliardi di lire.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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