La stanza del vescovo (film)

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La stanza del Vescovo
Tognazzi Muti StanzaDelVescovo 1977.jpg
Ornella Muti e Ugo Tognazzi in una scena del film
Paese di produzioneFrancia, Italia
Anno1977
Durata106 min
Generegiallo
RegiaDino Risi
Soggettodal romanzo omonimo di Piero Chiara
SceneggiaturaLeo Benvenuti, Piero De Bernardi, collaborazione di Piero Chiara e Dino Risi
ProduttoreGiovanni Bertolucci per Merope Film (Roma)/Carlton Films Export, Société Nouvelle Prodis (Parigi)
FotografiaFranco Di Giacomo
MontaggioAlberto Gallitti
MusicheGlenn Miller, Mitchell Parish, Armando Trovajoli
ScenografiaLuigi Scaccianoce
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La stanza del Vescovo è un film del 1977 diretto da Dino Risi tratto dal romanzo omonimo di Piero Chiara pubblicato nel 1976.

La pellicola ha per protagonisti Ugo Tognazzi, Ornella Muti e Patrick Dewaere, con la partecipazione di Gabriella Giacobbe, Piero Mazzarella e Lia Tanzi.

È stato presentato fuori concorso al 30º Festival di Cannes[1] del 1977 mentre la prima proiezione è avvenuta sempre in Francia il 14 settembre dello stesso anno.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda si svolge fra l'estate 1946 e la primavera 1947. Marco Maffei, tornato a Luino dalla Svizzera dove si era rifugiato per non combattere nella seconda guerra mondiale, passa il tempo a vagabondare per il lago Maggiore con la Tinca, la sua barca a vela. Il giovane, benestante, ha deciso di concedersi un lungo periodo di vacanza prima di cercare un lavoro stabile. Un pomeriggio, mentre attracca al porto di un paese, incontra Temistocle Mario Orimbelli, avvocato di mezza età senza molta voglia di lavorare. Anch'egli da poco rientrato a casa dopo dieci anni trascorsi tra Africa e Napoli come ufficiale dell'ex Regio Esercito, l'Orimbelli si annoia a morte: i suoi unici passatempi sono contare i passi fra casa sua e il molo e osservare dall'imbarcadero chi arriva e chi parte. Così quando Maffei ormeggia la barca attacca subito bottone con lui.

Marco cerca di fare provviste per la serata, ma il panettiere cui si rivolge sta per chiudere il negozio e lo manda via in malo modo nonostante l'intervento dell'Orimbelli. L'uomo ne approfitta per salire sulla Tinca e visitarla, poi invita Maffei a cena. Insieme raggiungono in barca la darsena della villa dove l'avvocato abita con la dispotica moglie Cleofe Berlusconi, sposata soltanto per interesse e con cui è in pessimi rapporti, come dimostra l'alterco fra i due durante la cena. Della famiglia fa parte anche la giovane e bella cognata Matilde Scrosati, vedova bianca del fratello di Cleofe, Angelo, che ha sposato nel 1936 per procura mentre l'uomo si trovava in Africa con l'Orimbelli per la guerra d'Etiopia. Durante il conflitto Berlusconi è scomparso in battaglia; considerato disperso, proprio in quei giorni si attende l'arrivo della dichiarazione della sua morte presunta. Dopo la cena, Marco viene ospitato per la notte nella "stanza del vescovo": il nome deriva da un prozio di Cleofe, monsignor Alemanno Berlusconi, annegato anni prima in modo misterioso nella darsena. La stanza era destinata a lui durante le vacanze estive: infatti l'Orimbelli mostra a Maffei i paramenti liturgici conservati in un armadio.

Per sfuggire alle grinfie della moglie l'Orimbelli cerca in ogni modo di farsi invitare sulla Tinca, ma Marco tergiversa. Così l'avvocato si fa trovare sulla barca quando Maffei sta per lasciare la darsena e lo costringe a ospitarlo. Nonostante la differenza di età, tra loro nasce una complicità che li porta a una crociera a luci rosse con due disinvolte turiste svizzere amiche di Marco. Al ritorno in villa l'Orimbelli, che ha delle mire su Matilde, intuisce l'interesse di Marco per la cognata. Per eliminare il concorrente, la sera prima di ripartire per una nuova crociera con a bordo anche la donna confessa all'amico di avere una relazione segreta con lei. Marco cade nel tranello, rinuncia a corteggiare Matilde e lascia campo libero all'Orimbelli, che seduce la cognata durante la navigazione sul lago insieme a Maffei e a una sua amica, Landina. Mentre i quattro veleggiano arriva la notizia della morte di Cleofe, annegata nella darsena come lo zio vescovo. Marco sospetta dell'Orimbelli, che gli sembra di aver visto in bicicletta la notte della morte di Cleofe. Lo racconta a Matilde, ma la donna gli dice che si è sbagliato e di tacere con il magistrato che segue il caso. Le indagini si concludono con l'archiviazione per suicidio e pochi mesi dopo l'Orimbelli e Matilde si sposano.

Marco riprende a navigare sul lago e dopo qualche tempo torna a villa Cleofe. Qui si rende conto che i rapporti tra i due coniugi sono pessimi. Di nascosto l'uno dall'altra, l'Orimbelli confessa a Marco che il matrimonio è finito e gli chiede di tornare insieme in barca sul lago, mentre Matilde gli racconta che dopo pochi mesi di vita in comune si è convinta che il marito sia capace di tutto e possa essere davvero l'assassino di Cleofe. Il colpo di scena arriva una sera, quando alla villa si presenta Angelo Berlusconi di ritorno dall'Etiopia. Infatti l'uomo, evirato dai guerrieri etiopi e dato per disperso, in realtà era vivo ed era rimasto in Africa all'insaputa di tutti, tranne che della sorella e dell'Orimbelli. Berlusconi ha saputo della morte della sorella da un giornale di Addis Abeba e lo accusa di essersi impossessato di tutto il patrimonio di Cleofe, compresa la propria quota che la donna aveva ereditato dopo la dichiarazione di morte presunta. L'Orimbelli lo caccia, ma il cognato gli annuncia che indagherà per conto suo. Incuriosito, Maffei va a trovare Berlusconi e questi, per sostenere le sue ragioni, legge una lettera che la sorella gli ha scritto proprio il giorno della morte, il cui contenuto non sembra quello di un prossimo suicida. Le indagini di Berlusconi hanno successo: a incastrare l'Orimbelli arriva la testimonianza di un meccanico ciclista che afferma di avergli venduto una bicicletta. Quindi l'avvocato ha potuto recarsi a villa Cleofe, uccidere la moglie e poi tornare indisturbato all'albergo dove alloggiava con Matilde. A questo punto anche Marco racconta al giudice di aver visto l'Orimbelli in bicicletta la notte della morte della moglie. Accertati i forti indizi di colpevolezza, il magistrato ordina l'arresto, ma l'uomo si chiude a chiave nella stanza del vescovo e si impicca alla maniglia dell'armadio che contiene i paramenti del monsignore. Matilde e Marco potrebbero iniziare una seria storia d'amore, ma dopo una notte di passione il giovane decide di andarsene sulla Tinca nonostante l'esplicita offerta di restare di Matilde, ora proprietaria della villa donatale dal Berlusconi prima di ripartire per l'Africa. Proprietaria davvero a tutti gli effetti, quasi come una nuova Cleofe: infatti nell'ultima scena è seduta nella poltrona rossa da giardino della cognata e indossa un medaglione che era della donna.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film di Risi è stato uno dei campioni di incassi del 1977, diretta conseguenza del successo editoriale del romanzo omonimo di Piero Chiara da cui è tratto.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1977, festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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