La stanza del vescovo (film)

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La stanza del Vescovo
Tognazzi Muti StanzaDelVescovo 1977.jpg
Ornella Muti e Ugo Tognazzi sulla "Tinca" in una scena del film
Titolo originale La chambre de l'Eveque
Paese di produzione Francia, Italia
Anno 1977
Durata 106 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, drammatico
Regia Dino Risi
Soggetto dal romanzo omonimo di Piero Chiara
Sceneggiatura Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Piero Chiara, Dino Risi
Produttore Giovanni Bertolucci
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Glenn Miller, Mitchell Parish, Armando Trovajoli
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Orietta Nasalli Rocca
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani


La stanza del vescovo è un film del 1977 diretto da Dino Risi e tratto dal romanzo omonimo di Piero Chiara.

La pellicola ha per protagonisti Ugo Tognazzi, Ornella Muti e Patrick Dewaere con la partecipazione di Gabriella Giacobbe, Piero Mazzarella e Lia Tanzi.

È stato presentato fuori concorso al 30º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda si svolge sul Lago Maggiore fra l'estate del 1946 e il 1947. Marco Maffei, tornato a Luino dalla Svizzera dove si era rifugiato per non combattere nella Seconda Guerra Mondiale, passa il tempo a vagabondare per il lago con la "Tinca", la sua barca a vela. Il giovane, benestante, ha deciso di concedersi un lungo periodo di vacanza prima di cercare un lavoro stabile. Una sera, mentre attracca al porto (di Verbania, mentre nel romanzo è Oggebbio) incontra Temistocle Mario Orimbelli, avvocato di mezza età senza molta voglia di lavorare, anch'egli da poco rientrato a casa dopo dieci anni trascorsi tra Africa e Napoli come ufficiale del Regio Esercito impegnato nella Guerra di Etiopia. L'Orimbelli si annoia a morte, i suoi unici passatempi sono contare i passi fra casa sua e il molo e osservare dall'imbarcadero chi arriva e chi parte. Così quando Maffei ormeggia la barca attacca subito bottone con lui.

Marco cerca di fare provviste per la serata, ma il panettiere cui si rivolge sta per chiudere il negozio e lo manda via in malo modo nonostante l'intervento dell'Orimbelli, che ne approfitta per salire sulla "Tinca" e visitarla, poi invita Maffei a cena. Insieme raggiungono in barca la darsena della villa (villa Castelli a Stresa) dove l'avvocato abita con l'arcigna e dispotica consorte Cleofe Berlusconi, sposata soltanto per interesse. Infatti la moglie è ricca e lo mantiene, ma controvoglia, e appena può gli rinfaccia la sua inettitudine. I loro rapporti sono pessimi, come dimostra l'alterco che avviene a tavola. Della famiglia fa parte anche la giovane e bella cognata Matilde Scrosati, "vedova-non vedova-quasi vedova" del fratello di Cleofe, Angelo Berlusconi. I due si erano sposati nel 1936, ma il matrimonio è avvenuto per procura perché il Berlusconi era in Etiopia con il cognato. Però le nozze, non "consumate" a causa della distanza, non sono valide. Quindi la donna non era sua moglie e non è la sua vedova di guerra, anche se si è sempre vestita di nero da quando il marito è scomparso in battaglia ed è stato dato per disperso. La dichiarazione ufficiale di morte presunta del Berlusconi è attesa giusto in quei giorni dopo i dieci anni previsti dalla legge. In realtà l'uomo è vivo, come si scoprirà più avanti. Evirato dai guerrieri etiopi, è rimasto in Africa all'insaputa di tutti, tranne che della sorella e dell'Orimbelli, suo compagno d'armi. Dopo la cena, Marco viene ospitato per la notte e dorme nella "stanza del Vescovo": il nome deriva da un prozio di Cleofe, monsignor Alemanno Berlusconi nunzio apostolico, annegato anni prima in modo misterioso nella darsena. La stanza era destinata a lui durante le vacanze estive. In un armadio sono conservati i suoi paramenti liturgici.

Per sfuggire alle grinfie della moglie l'Orimbelli cerca in ogni modo di farsi imbarcare sulla "Tinca", ma Marco tergiversa. Così l'uomo si fa trovare sulla barca quando Maffei sta per lasciare il porticciolo della villa e lo costringe a ospitarlo. Nonostante la differenza di età, tra loro nasce una complicità che li porta ad avventure piccanti con due disinvolte turiste svizzere. Al ritorno in villa l'Orimbelli, che ha delle mire su Matilde, intuisce un interesse di Marco per la cognata. Per eliminare il "concorrente", la sera prima di ripartire per una nuova crociera con a bordo anche la donna confessa all'amico di avere una relazione segreta con lei. Marco cade nel tranello, rinuncia a corteggiare Matilde e lascia campo libero all'Orimbelli, che seduce la cognata durante la navigazione sul lago insieme a Maffei e a una sua amica, Landina. Mentre i quattro veleggiano arriva la notizia della morte di Cleofe, annegata nella darsena proprio come lo zio vescovo. Marco è coinvolto nelle indagini e sospetta dell'Orimbelli: infatti gli sembra di averlo visto in bicicletta la notte prima della scoperta del cadavere della moglie, mentre pedalava in direzione della villa. Ma non è sicuro, chiede consiglio a Matilde su cosa fare e lei gli dice di non raccontare nulla se non è davvero certo. Viene accertato che Cleofe è morta lo stesso giorno in cui ha ricevuto una lettera del marito. Orimbelli le annunciava il suo amore per Matilde e la decisione di andare a vivere con lei al ritorno dalla gita sul lago. Dapprima la lettera non si trova, poi si scopre che Cleofe l'aveva nascosta in un cassetto segreto. Lo scritto allontana i sospetti del giudice istruttore dall'avvocato e avvalora l'ipotesi del suicidio. Il caso viene archiviato e dopo pochi mesi si celebra il matrimonio (nella chiesa dei Santi Gervaso e Protaso di Baveno) tra l'Orimbelli e Matilde, che ha accettato di sposarlo senza troppo entusiasmo, costretta dal fatto di non avere una casa propria. Per questo nei dieci anni precedenti era stata una sorta di "dama di compagnia" di Cleofe.

Marco riprende a navigare sul lago e dopo qualche tempo torna a villa Cleofe. Qui si rende conto che i rapporti coniugali tra i due sono peggiorati senza rimedio nel giro di qualche mese. Infatti litigano tra loro e aspettano di restare da soli con lui per lamentarsi l'uno dell'altra. Orimbelli confessa a Marco che il matrimonio è finito, Matilde gli racconta che dopo pochi mesi di vita in comune si è convinta che il marito sia capace di tutto e possa essere davvero l'assassino di Cleofe. Il colpo di scena avviene una sera, con l'inaspettato arrivo di Angelo Berlusconi, che ha appreso la notizia della scomparsa della sorella da un quotidiano italiano ad Addis Abeba. L'uomo accusa il cognato di essersi impossessato del patrimonio di famiglia che comprende anche la sua parte, andata a Cleofe dopo la dichiarazione di morte presunta. Berlusconi vuole che il caso venga riaperto perché non crede alla versione ufficiale. Per sostenere le sue ragioni legge a Maffei una lettera che la donna gli ha scritto il giorno della morte, quasi presagendo la sua fine violenta. Le sue indagini hanno successo: a incastrare l'Orimbelli arriva la testimonianza di un meccanico ciclista che afferma di avergli venduto una bicicletta. Inoltre Marco, spinto da Matilde, racconta al giudice istruttore di averlo visto proprio su quella bici la notte della morte di Cleofe, mentre andava verso la villa. Accertata la colpevolezza dell'Orimbelli, il magistrato ordina il suo arresto, ma l'uomo si chiude a chiave nella stanza del Vescovo e si impicca alla Condé alla maniglia dell'armadio che contiene i paramenti del monsignore.

Berlusconi è soddisfatto: l'assassino della sorella è stato scoperto e lui è tornato in possesso del patrimonio di famiglia. Decide di ripartire per l'Africa e prima di andarsene dona a Matilde villa Cleofe e altre proprietà. Ora sembra finalmente possibile l'unione tra i due giovani, ma dopo un'appassionata notte d'amore Marco decide di ripartire con la "Tinca", lasciando Matilde sola nel giardino della villa, seduta nella grande poltrona rossa che una volta era di Cleofe.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il film è pieno di battute, doppi sensi e scene erotiche, quasi tutte con Tognazzi-Orimbelli come protagonista. Alcune sono leggendarie, come la filosofia sulle donne che illustra a Maffei dopo avergli "soffiato" Charlotte: "La donna degli altri non esiste, anzi la donna non è proprietà di nessuno. Nella fattispecie poi ieri si trattava di cosa abbandonata, giuridicamente una res nullius, un residuato, una cosa avanzata. Insomma, io ho preso solo un suo avanzo". E Marco ribatte: "Insomma finora lei ha mangiato solo nel mio piatto. E l'ha anche ripulito con la lingua". Volgari ma notevoli anche i doppi sensi di Orimbelli sul nome della barca di Maffei: "Viva la tinca (...) In certi particolari momenti la tinca mi fa piangere, mi commuove. Anche le tette, eh. Il culo invece mi fa ridere". Altre gag a doppio senso sono quella in cui Orimbelli cucina il cuscus abissino davanti al "tucul" di Germaine, quando racconta a Maffei come si è introdotto in camera della ragazza e cos'ha fatto per sedurla, quella con la salsiccia durante il pic nic ai Castelli di Cannero o quando mette il dito in bocca alle giovani figlie del cugino Puricelli per spiegare come si sente il vento in barca. Da ricordare infine i nudi integrali di Charlotte e Germaine mentre prendono il sole in barca. Ma su tutto resta la bellezza della Muti che riemerge dal bagno nel lago con il costume bianco bagnato aderentissimo, la sequenza di autoerotismo in camera sua mentre Dewaere la spia e la loro scena d'amore fra lampi e fulmini durante un temporale notturno.

Piero Chiara disapprovò le sequenze erotiche, giudicandole volgari (nel romanzo non ci sono). Le scene valsero al film il divieto di visione per i minori di 14 anni. Il divieto è stato eliminato con la revisione ministeriale dell'8 aprile 2009.

L'impiccagione nella stanza del Vescovo di Orimbelli-Tognazzi si riferisce a quella analoga di Luigi Enrico Giuseppe di Borbone Condé del 1830.

Nel film, come nel romanzo, ci sono due barche, la "Lady" e la "Tinca". Il nome originale della "Tinca" era "Jamaica" ed era una scialuppa di salvataggio dell’Angelina Lauro. Il nome era stato cambiato per il film di Risi. Ora la barca è affondata e si trova a circa 200 metri a sud del porto di Ranco (Varese), a 30 metri da riva e a 10 metri sott'acqua. Invece la "Lady" era uno Sloop del 1898. Anna Brovelli di Ranco, che curò la parte nautica del film, ricorda le riprese e le veleggiate con Chiara in un'intervista a Varese News [[1]].

Il tema della colonna sonora di Trovajoli è stato riutilizzato per la sigla finale del coevo gioco a quiz condotto da Raimondo Vianello e Sandra Mondaini.

Le riprese del film sono cominciate l’11 settembre 1976 e sono finite il 23 dicembre. Per vedere le località di ambientazione si può consultare il sito http://www.davinotti.com/

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film di Risi è stato uno dei campioni di incassi del 1977, diretta conseguenza del successo editoriale del romanzo omonimo di Piero Chiara da cui è tratto.[senza fonte]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1977, festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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