Lilli Carati

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Lilli Carati nel film Il corpo della ragassa (1979)

Lilli Carati, pseudonimo di Ileana Caravati[1] (Varese, 23 settembre 1956Besano, 21 ottobre 2014[2][3]), è stata un'attrice cinematografica e attrice pornografica italiana. Divenne nota soprattutto come interprete di film del cinema di genere, e fu considerata un sex symbol negli anni settanta e ottanta.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lilli Carati (a destra) con la fascia di Miss Eleganza a Miss Italia 1974

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nata in una famiglia di commercianti, iniziò la sua carriera nella moda, frequentando una scuola per indossatrici a Milano.[5] Fu finalista al concorso Miss Italia 1974, dove si classificò al secondo posto, vincendo il titolo di Miss Eleganza. Fu quindi scritturata dal produttore Franco Cristaldi, che faceva parte della giuria, per la sua Vides Cinematografica.[6]

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Il suo primo film fu Di che segno sei? di Sergio Corbucci in cui recitò a fianco di Adriano Celentano e Mariangela Melato. Legò il suo nome a molte pellicole di successo del filone della commedia sexy, in voga in quel periodo, senza trascurare altri generi cinematografici, spaziando dal comico al drammatico, dal poliziottesco all'exploitation.

Avere vent'anni, del 1978, diretto da Fernando Di Leo, di cui è protagonista insieme a Gloria Guida, è considerato un film cult, nonostante l'insuccesso nelle sale alla sua uscita. Tra i suoi film più importanti c'è senza dubbio Il corpo della ragassa, di Pasquale Festa Campanile, uscito nel 1979 e tratto dall'omonimo romanzo di Gianni Brera, interpretato al fianco di Enrico Maria Salerno e Renzo Montagnani, che ebbe un discreto successo di pubblico, pur non convincendo completamente la critica. L'anno seguente la Carati fu nuovamente diretta da Festa Campanile nella commedia di successo Qua la mano, in cui fu affiancata ancora da Adriano Celentano.

Risale a questo periodo il ricorso di Lilli Carati all'abuso di droghe, in particolare di cocaina ed eroina, che la emarginò progressivamente dalle scene.[7] Nel 1981 fece una controversa apparizione nel programma televisivo di Rai 1 TG l'una, in evidente stato di alterazione. I numerosi servizi fotografici, su testate erotiche come Playmen e Albo Blitz, ne mantennero, però, alta la popolarità. Nel giugno 1981 ebbe un drammatico incidente d'auto nei pressi di Arona[8] che la costrinse ad un lungo periodo di inattività.

Fece ritorno sulle scene dopo tre anni, con una piccola parte nella commedia Magic Moments. Tra il 1985 e il 1986 Lilli Carati interpretò quattro film erotici per la regia di Joe D'Amato, tra i quali Voglia di guardare. Era previsto anche un quinto film, sempre diretto da Joe D'Amato, ma il regista le preferì all'ultimo momento Eva Grimaldi.

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

Gianni Brera e Lilli Carati alla presentazione del film Il corpo della ragassa nel 1979

Dopo un film soft-core intitolato Lilli Carati's Dream di Giorgio Grand (1987), l'attrice passò al genere porno, interpretando in tutto cinque film, quattro diretti dallo stesso Grand, girati tra il 1987 e il 1988, in cui lavorò anche un Rocco Siffredi all'inizio della sua carriera, e l'ultimo nel 1989, negli Stati Uniti d'America, per la regia di Alex de Renzy e Henri Pachard. Realizzò anche numerosi servizi fotografici, prima softcore poi hardcore, per la rivista Le Ore.[9]

Lilli Carati dichiarò in seguito che la sua scelta di entrare nel mondo della pornografia era dovuta al bisogno di denaro per procurarsi sostanze stupefacenti. L'abuso di droghe le provocò un precoce declino artistico e fisico e anche noie giudiziarie. Nel maggio del 1988 fu arrestata a Mesenzana per detenzione di 4 grammi eroina e incarcerata.[10][11] Restò per tre giorni in prigione, dove tentò il suicidio tagliandosi le vene dei polsi, e venne rilasciata dopo che il magistrato accolse l'istanza di libertà provvisoria.[12][13] Convinta da alcuni amici, decise di farsi ricoverare nella clinica neurologica dell'Università di Genova alla fine di luglio, ma poche ore dopo il suo arrivo scappò e si recò a Savona. Fu trovata dagli agenti della squadra mobile in un vicolo nell'atto di drogarsi, venne arrestata nuovamente e rimandata con foglio di via nella sua residenza in provincia di Varese.[14][15] Mise in atto un secondo tentativo di suicidio nel 1989, quando si lanciò dalla finestra della camera da letto di casa dei suoi genitori, in preda a una forte depressione per il fallimento dei suoi tentativi di disintossicarsi. I mesi di immobilità che seguirono alla caduta, in cui riportò la frattura di tre vertebre, contribuirono gradualmente alla sua rinascita personale. Decisiva fu la scelta di entrare nella comunità Saman: trascorse un anno e mezzo nella sede di Lenzi, in Sicilia, poi seguì un programma semi-residenziale in Puglia ed infine si trasferì in una delle case dell'associazione in provincia di Novara.[16][17] Nel gennaio del 1993, mentre si trovava in comunità, venne condannata per i fatti del 1988 a cinque mesi di reclusione con l'accusa di concorso in detenzione di stupefacenti.[18][19]

Lilli Carati raccontò la sua vita, in particolare gli eventi che l'avevano portata alla tossicodipendenza e il successivo percorso di disintossicazione, nel documentario Lilli - Una vita da eroina, realizzato dalla regista televisiva Rony Daopoulos quando l'attrice risiedeva nella Saman e poi andato in onda all'interno del programma Storie vere di Rai 3 il 25 febbraio 1994.[20] Rievocò i tentativi di suicidio e il suo percorso di recupero anche come ospite del programma Ricominciare, condotto da Alda D'Eusanio su Rai 2, nella puntata del 9 luglio 2008.[21]

Tornò ancora in televisione nel programma Stracult, nel settembre del 2008, intervistata da Marco Giusti.[22] Tra gli altri programmi televisivi, a cui prese parte tra il 2008 e il 2009, ci sono La vita in diretta, Italia allo specchio e Crispy News. Nel 2011 sarebbe dovuta tornare su un set cinematografico, dopo ben 24 anni, come protagonista del film thriller di Luigi Pastore La fiaba di Dorian, ma le venne diagnosticato un tumore al cervello.[23] Fu perciò costretta a rinunciare alla parte per sottoporsi a numerose operazioni chirurgiche, che parevano inizialmente aver sortito effetti positivi.[24]

La malattia, però, ebbe infine il sopravvento e Lilli Carati morì in una struttura sanitaria di Besano il 21 ottobre 2014, all'età di 58 anni.[3] Le sue ceneri riposano accanto al padre nel cimitero di Induno Olona.[25] Il materiale girato da Lilli Carati per il film di Pastore venne riutilizzato da quest'ultimo per la sequenza iniziale del film del 2015 Violent Shit: The Movie, dedicato alla sua memoria.[26]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Lilli Carati con Laura Gemser in Il piacere (1985)

Filmografia tradizionale[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia pornografica[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enrico Lancia e Roberto Poppi, Le attrici. Dal 1930 ai giorni nostri, Gremese Editore, 2003, p. 63.
  2. ^ Addio a Lilli Carati, icona anni Settanta dei film di genere, in la Repubblica, 21 ottobre 2014. URL consultato il 28 maggio 2015.
  3. ^ a b Morta Lilli Carati, icona sexy degli Anni 70, in La Stampa, 22 ottobre 2014. URL consultato il 28 maggio 2015.
  4. ^ Marcello Capodacqua, Addio Lilli, fragile vestale delle fantasie onanistiche di una generazione, il manifesto, 22 ottobre 2014.
  5. ^ Fuga dal Collegio, in Stampa Sera, 30 dicembre 1977, p. 20.
  6. ^ Miss Italia ha 37 anni, in Stampa Sera, 27 agosto 1975, p. 6.
  7. ^ Schiave d'oro del porno, in La Stampa, 29 aprile 1991, p. 17.
  8. ^ Ferita in auto la protagonista del film Il corpo della ragassa, in Stampa Sera, 29 giugno 1981, p. 8.
  9. ^ Andrea Di Quarto, Michele Giordano, Moana e le altre. Vent'anni di cinema porno in Italia, Roma, Gremese Editore, 1997, pp. 117-119, ISBN 978-88-7742-067-1.
  10. ^ Arrestata l'attrice Lilli Carati aveva 4 grammi di eroina, in la Repubblica, 11 maggio 1988.
  11. ^ Eroina negli slip. Lilli Carati finisce in carcere, in Stampa Sera, 11 maggio 1988, p. 8.
  12. ^ L'attrice Lilli Carati ha tentato il suicidio in carcere, in la Repubblica, 12 maggio 1988.
  13. ^ Scarcerata l'attrice Lilli Carati (PDF), in L'Unità, 14 maggio 1988, p. 5.
  14. ^ Lilli Carati, attricetta porno, sorpresa a drogarsi a Savona, in Stampa Sera, 4 agosto 1988, p. 9.
  15. ^ Lilli Carati per drogarsi era fuggita dalla clinica, in La Stampa, 5 agosto 1988, p. III.
  16. ^ Vito D'Angelo, "Io, la droga, il porno e Saman", in Corriere della Sera, 19 aprile 1995 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2008).
  17. ^ Gian Antonio Stella, Lilli Carati: "Dopo il porno e l'eroina, a me hanno ridato la vita", in Corriere della Sera, 23 luglio 1996 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2008).
  18. ^ Lilli Carati nei guai per droga, in La Stampa, 28 gennaio 1993, p. 11.
  19. ^ Condannata per droga l'attrice Lilli Carati, in Corriere della Sera, 28 gennaio 1993 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2010).
  20. ^ Storia di Lilli libera dall'eroina, in la Repubblica, 25 febbraio 1994.
  21. ^ Vecchie glorie dalla D'Eusanio il mercoledì sera, in la Repubblica, 11 luglio 2008.
  22. ^ Raidue: "Stracult", in Adnkronos, 3 settembre 2008.
  23. ^ Silvia Maria Dubois, Lilli Carati, la rinascita dopo i film hard e quel thriller che non riuscì a realizzare per la malattia, in Corriere della Sera, 15 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2022).
  24. ^ Lilli Carati: «Non mollate mai», in Vanity Fair, 22 ottbre 2014.
  25. ^ “Addio Lilli, buon riposo Ileana”, in VareseNews, 22 ottobre 2014.
  26. ^ Violent Shit - The Movie, in Nocturno. URL consultato il 29 maggio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Manlio Gomarasca, Il Corpo e l'anima della ragassa, in Nocturno, vol. 2, n. 4, 2007, pp. 62-67.
  • Gordiano Lupi, Omaggio a Lilli Carati, in la cineteca di Caino, Santa Eulalia del Río, Ediciones Baleares, 2014.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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