Playmen

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Playmen
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità mensile
Genere stampa nazionale
Formato magazine
Fondazione 1967
Chiusura 2001
Sede Roma
Editore Tattilo Editrice S.p.A.
Diffusione cartacea 450 000 (1971)
Direttore Luciano Oppo
Adelina Tattilo
 

Playmen è stata una rivista erotica "patinata" italiana per adulti fondata nel 1967 da Adelina Tattilo e diretta da Luciano Oppo[1], e dove hanno lavorato fotografi come Roberto Rocchi, Franco Marocco, Mimmo Cattarinich e Paolo Tallarigo. La rivista in Italia raggiunse, e per certi versi superò, la fama di Playboy nella sua versione italiana.

La rivista sopravvisse fino al 2001 e pubblicò mensilmente fotografie di nudo erotico femminile, assieme a vari articoli sulla moda, lo sport, i beni di consumo e personaggi pubblici. L'uso di foto softcore fatto da Playmen lo pose in contrasto con le tante riviste hardcore e voleva richiamarsi, più che all'allora montante ondata porno, proprio all'erotismo "di classe" ed "educato" di cui era portabandiera la rivista di Hugh Hefner.

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Mentre conduceva una battaglia con la censura, la rivista raggiunse una circolazione di 450.000 copie in meno di quattro anni dalla sua uscita nel 1967.

Playmen cominciò imitando Playboy, anche se la prima Ragazza del Mese, Brigitte Bardot, poneva le proprie mani sopra il seno. Ma in seguito, Playmen prese uno stile tutto suo, riflettendo il gusto europeo, non sovraesponendo seni come Playboy. In un'intervista concessa al settimanale statunitense Time il 18 gennaio 1971, Adelina Tattilo disse: "Gli Stati Uniti sono un matriarcato. Penso che sia questa la ragione per cui gli uomini americani preferiscono le donne con seni esagerati, voluminosi, vere calde bambinaie con un rassicurante aspetto materno". Le donne scelte dalla Tattilo erano più magre e più mature rispetto alle scelte di Hugh Hefner.

In quel periodo Playmen era impaginato da Fulvio Jacometti e Umberto Jacolucci: quest'ultimo successivamente ai ben noti sequestri in tipografia andava ad impaginare Sogno, periodico settimanale della Rizzoli. Nei primi anni, ogni mese, la magistratura, in diverse città, ordinava un ritiro di massa della rivista. Playmen veniva quindi acquistato dai collezionisti nelle prime ore dopo la sua apparizione in edicola.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Molte celebrità cominciarono la loro carriera - o utilizzarono la rivista per un rilancio - apparendo sulla copertina di Playmen: Pamela Villoresi, la cantante Patty Pravo, la francese Brigitte Bardot, Ornella Muti, la cantante Amanda Lear e molte altre.

La rivista ospitò le immagini di celebri attrici e modelle come Teresa Ann Savoy, Lilli Carati e Camille Keaton. Nel luglio 1968 l'edizione pubblicò un articolo di Henry Miller.

Nel 1969, Playmen ottenne uno scoop internazionale: pubblicò le foto di Jacqueline Kennedy, allora moglie di Aristotele Onassis, mentre, nuda, si abbronzava ai bordi della piscina nella loro villa nell'isola di Skorpios.

Oltre alle foto di celebrità svestite, la rivista conteneva interviste a personaggi che operavano nell'ambito di letteratura, cinema, arte, politica e sport. Sulla rivista apparve anche un'intervista al filosofo tradizionalista Julius Evola e di questi una parte del saggio Cavalcare la tigre.[2]

Negli anni novanta, con la massiccia esplosione del mercato delle videocassette erotiche e pornografiche la rivista accusò un grave colpo; quando alla già grave flessione delle vendite si sommò la sempre più facile diffusione di materiale audiovisivo erotico (e gratuito) tramite la rete l'impero della Tattilo entrò definitivamente in crisi, fino alla chiusura di Playmen nel 2001.

Persone apparse in copertina[modifica | modifica wikitesto]

Liste di modelle e di persone apparse in copertina, nel paginone centrale e in altri rilevanti servizi, suddivise per anni.

Calendari dopo la chiusura della rivista[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio di Adelina Tattilo e di Saro Balsamo, dopo la chiusura della rivista fondata dai propri genitori, ha pubblicato alcune edizioni del "Calendario Playmen": in particolare per gli anni 2004 e 2005, dedicati a Loredana Bontempi.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]