Regno d'Italia (781-1014)

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Regno d'Italia
Regno d'Italia - Stemma
(dettagli)
Regno d'Italia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Regnum Italiae
Lingue ufficiali Latino
Lingue parlate Volgare, romancio, ladino, francoprovenzale, occitano, Koinè lombardo-veneta, sloveno, ligure
Capitale Pavia
Politica
Forma di governo Monarchia elettiva
Re d'Italia Re d'Italia
Nascita 781 con Pipino d'Italia
Causa Salita al trono di Lotario I
Fine 1014 con Arduino d'Ivrea Principe della Real Casa d'Ivrea.
Causa L'Annessione al Sacro Romano Impero.
Territorio e popolazione
Bacino geografico Italia
Territorio originale Nord Italia
Massima estensione ca. 159.194 km² nel
Economia
Valuta Tallero
Produzioni Tessuti
Commerci con Sacro Romano Impero, Regno di Leon, Ducato d'Aquitania, Principato di Novgorod, Cazari, Ikhshid, Regno di Scozia, Buwayhidi
Esportazioni Grano, Vino, Tessuti
Importazioni derrate alimentari
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Religione di Stato Cattolicesimo
Religioni minoritarie Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto da Charlemagne autograph.svg Impero carolingio
Succeduto da Heiliges Römisches Reich - Reichssturmfahne vor 1433.svg Sacro Romano Impero

Firenze-Stemma.png Repubblica di Firenze
Flag of Genoa.svg Repubblica di Genova
Flag of Lucca.svg Repubblica di Lucca
Stemma.Appiani.Piombino.jpg Signoria di Piombino
Coat of arms of the House of Savoy (early).svg Contea di Savoia
Flag of the Republic of Pisa.svg Repubblica di Pisa
Siena-Stemma.png Repubblica di Siena
Flag of Most Serene Republic of Venice.svg Repubblica di Venezia

Il Regno d'Italia (Regnum Italiae o Regnum Italicum) era un'entità politica dell'alto medioevo.

Venne fondato dai franchi nel 781 con l'incoronazione di Pipino. Si tratta di un successore del regno longobardo. Nel X secolo, l'autorità delegata a Roma, la Toscana, Spoleto e gli enti locali. Dopo il 945, quando un colpo di Stato estromesse Ugo di Arles, il governo reale era in gran parte impotente e spesso diviso. Il regno durò fino alla deposizione di Arduino d'Ivrea nel 1014, quando fu annesso al Sacro Romano Impero. Anche se l'impero aveva poca autorità a sud delle Alpi, dopo la battaglia di Legnano (1176), gli imperatori continuarono ad essere incoronati re d'Italia, di solito a Pavia o Milano. Carlo V fu l'ultimo imperatore a essere incoronati Re d'Italia (1530).[1]

Nella penisola italiana in quel periodo non esistette mai tuttavia una vera e propria compagine statale che sapesse imporre la sua autorità: il titolo di Re d'Italia, nonostante fosse fortemente agognato da vari soggetti in lotta tra loro, era infatti un titolo quasi esclusivamente formale, che non dava alcun reale potere.

Il Regno nell'Impero carolingio[modifica | modifica sorgente]

La denominazione Regnum Italiae inizia a conformarsi per la prima volta dopo il 781 per indicare i territori del cessato regno longobardo conquistati da Carlo Magno e attribuiti al suo terzo figlio Pipino, avuto dalla moglie Ildegarda. Alla morte di Pipino l'8 luglio 810 gli succedette il figlio Bernardo. Quando anche Carlo Magno venne a mancare nell'814, la carica imperiale venne trasmessa al figlio Ludovico il Pio, che assegnò il Regno d'Italia al suo primogenito Lotario con conseguente ribellione di Bernardo, il quale dopo esser stato sconfitto, imprigionato e accecato, morì il 17 agosto 818. Le lotte per la successione ebbero termine nell'843 con il trattato di Verdun che vide la nascita di tre regni che successivamente acquisirono connotazioni nazionali:

Il primo, che aveva come capitale Pavia, comprendeva gli ex territori longobardi chiamati al nord Langobardia Maior ovvero i territori corrispondenti pressappoco alle odierne regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Toscana, Trentino, Friuli e Veneto (con l'esclusione della zona di Venezia), e l'Emilia (mentre l'Esarcato di Ravenna rimaneva alla Chiesa) e la Langobardia Minor ovvero il Ducato di Spoleto (parte del Patrimonium Sancti Petri) e il Ducato di Benevento al centro sud.

L'anarchia feudale[modifica | modifica sorgente]

Con l'indebolimento della compagine imperiale i territori del Regno d'Italia finirono in una sorta di anarchia feudale, dominata dai signori locali nonostante alcuni deboli monarchi si avvicendassero sul trono, arrivando anche talora a venire incoronati dal papa.

Un'eccezione relativamente solida fu il governo di Ugo di Provenza, che tra il 926 e il 946 regnò e cercò di risolvere le diatribe ereditarie sul titolo associandolo subito a suo figlio Lotario II. Questi però scomparve già nel 950, per cui gli successe il marchese d'Ivrea Berengario II, che a sua volta elesse come successore il figlio Adalberto. Berengario, temendo lotte e trame per il potere, fece perseguire la vedova di Lotario II, Adelaide, che si rivolse all'Imperatore tedesco Ottone I, chiedendogli aiuto a fronte di quella che riteneva l'usurpazione della corona da parte di Berengario.

La riconquista ottoniana[modifica | modifica sorgente]

La persecuzione di Adelaide diede il pretesto a Ottone I per scendere in Italia, sulla quale aveva già dei progetti una volta consolidato il suo potere in Germania. La sua spedizione ebbe principalmente tre cause fondamentali:

  1. L'Italia era attraversata dalle principali vie di comunicazione del tempo;
  2. In Italia Ottone poteva avviare un confronto anche con l'Imperatore bizantino, che ancora vi possedeva numerosi territori soprattutto sulla costa adriatica e nell'Italia meridionale;
  3. In Italia risiedeva il papa, con il quale Ottone intendeva instaurare un rapporto diretto.

Dopo aver sconfitto Berengario entrò nella capitale Pavia, sposò Adelaide e si cinse della corona italiana nel 952, legandola a quella dell'Impero romano-germanico. Ottone avrebbe forse voluto proseguire verso Roma, ma la pressione degli ungari in Germania lo costrinse al rientro.

Da allora la corona d'Italia fu istituzionalmente connessa a quella imperiale, per cui fu automaticamente ereditata dai successori di Ottone I fino al 1002.

La rivolta dei feudatari italiani[modifica | modifica sorgente]

Nel 1002 i feudatari italiani, riuniti a Pavia, decisero di assegnare la corona d'Italia a uno di loro, stanchi del vuoto di potere causato dalla mancata autorità del sovrano tedesco e scontenti della sua alleanza con la gerarchia ecclesiastica che li escludeva. Venne scelto Arduino d'Ivrea, ma egli incontrò dure resistenze soprattutto tra i feudatari ecclesiastici della pianura padana. Sconfitto, fu costretto a ritirarsi nel monastero di Fruttuaria, morì nel Castello di Valperga nel 1018. Ottone III, l'imperatore antagonista di Arduino, era nel frattempo scomparso nel 1002 mentre cercava di rientrare a Roma, dove era stato espulso dai nobili a lui nemici.

Il Regnum Italiae cessò di fatto di esistere con l'avvento delle autonomie comunali. Oltretutto le ambizioni autonomistiche e in taluni casi indipendentistiche dei feudatari italiani, non permisero mai al Regno di assumere una forza e un peso politico rilevanti.

Cronologia[modifica | modifica sorgente]

Berengario del Friuli e Guido da Spoleto[modifica | modifica sorgente]

  • 888: incoronazione, a Pavia, di Berengario del Friuli, figlio del marchione Eberardo e di Gisela figlia di Ludovico il Pio, subito contrastato dal marchione d'Ivrea, dal marchione di Tuscia e dal duca di Spoleto; patto stretto tra Berengario e Venezia mirante a stabilire la neutralità di questa, il 7 maggio; Guido da Spoleto, figlio di Guidone e di Itana (figlia del duca Sicone di Salerno), dopo aver tentato invano di cingere la corona di Francia su invito del vescovo Folco di Rheims, si presenta in Italia quale unico vero erede al trono: primo scontro, dall'esito incerto, tra Guido e Berengario vicino a Brescia in ottobre; viene fissata una tregua fino all'Epifania dell'anno successivo.
  • 889: vittoria di Guido su Berengario al fiume Trebbia in gennaio; il 16 febbraio a Pavia Guido è incoronato re d'Italia: davanti ai vescovi che lo appoggiavano s'impegna a riconoscere l'autorità della Chiesa romana, a garantire ai vescovi il libero esercizio delle loro funzioni, a confermare i possessi ecclesiastici, a non aggravare di nuove imposte i vescovadi e le abbazie, a proteggere infine i beni e la libertà dei sudditi dalla prepotenza dei grandi e dalle truppe della Francia che erano scese ad aiutarlo; Berengario si ritira a Verona; Guido concede il ducato di Spoleto a suo nipote Guido IV.
  • 890: papa Stefano V invita Arnolfo di Carinzia a intervenire in Italia dopo il peggioramento dei rapporti con Guido: Arnolfo, nonostante sia un legittimo pretendente al trono, per il momento rifiuta.
  • 891: papa Stefano V incorona Guido sacro romano imperatore il 22 (11?) febbraio: sul suo sigillo appare la formula Renovatio regni Francorum; viene subito messa in atto una serie di donazioni e privilegi nei confronti della Chiesa; in un capitolare pavese del 1º maggio Guido emana, fra le altre cose, provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e per la repressione dei troppi mercenari franchi che entravano in Italia; lo stesso mese, il figlio Lamberto viene associato al trono; il 20 giugno viene firmato un praeceptum tra Guido e Venezia che ribadisce la neutralità di quest'ultima; il 14 settembre papa Stefano muore: il 19 viene eletto Formoso; Guido, conoscendo l'ostilità che il nuovo papa nutriva nei suoi riguardi, non esita a recarsi a Roma per rendergli omaggio.
  • 892: Lamberto viene incoronato imperatore a Ravenna da papa Formoso il 30 aprile (Pasqua).
  • 893: in autunno papa Formoso chiede ad Arnolfo di Carinzia re di Germania di intervenire contro Guido (nella missiva inviatagli a Ratisbona, il papa sottolinea l'urgenza perché si venga liberati a Widone tyranno): Arnolfo accetta la proposta e Berengario si affretta a dichiararsi suo vassallo cedendogli due corti in Val d'Adige; Sventiboldo, figlio di Arnolfo, viene inviato ad assediare Pavia: Guido resiste per tre mesi, finché gli avversari non decidono di ripiegare.

La discesa di Arnolfo in Italia[modifica | modifica sorgente]

  • 894: in gennaio Arnolfo valica le Alpi scendendo attraverso il Brennero: Brescia cade subito nelle sue mani; il 2 febbraio, dopo un duro assedio, Arnolfo prende Bergamo devastandola; Milano e Pavia spalancano le porte all'imperatore; Guido si rifugia nello Spoletano; Arnolfo istituisce il ducato di Lombardia affidandolo a Manfredo (Maginfredo) II conte di Lodi; a Piacenza Arnolfo, abbandonato da alcuni grandi feudatari, tra cui Adalberto di Tuscia, e consapevole delle estreme condizioni di stanchezza in cui si trovavano le truppe, ripiega su Pavia dove si fa incoronare re d'Italia, lasciando il vicariato a Berengario; rientro di Arnolfo in Germania attraverso il passo del Gran San Bernardo: prima di poter cominciare a valicare le Alpi, deve subire, presso Ivrea, gli attacchi delle truppe di Rodolfo di Borgogna e del marchese Anscario; allontanatosi Arnolfo, Guido ricaccia subito Berengario a Verona: Lamberto occupa Milano in maggio; Guido espelle i bizantini da Benevento; morte di Guido, per emorragia, sul Taro, tra Parma e Piacenza alla fine d'autunno; Lamberto e Berengario si spartiscono la penisola.
  • 895: grazie all'intercessione di Folco di Rheims, il papa prende nelle sue grazie Lamberto di Spoleto; in settembre, però, Formoso ritratta la sua amicizia e invoca di nuovo l'intervento di Arnolfo; nuova spedizione di Arnolfo in Italia: i primi di dicembre il re di Germania è a Pavia: il primo atto politico del sovrano germanico è volto a colpire al cuore Berengario, cui viene tolta la marca del Friuli che era il suo ducato; l'Italia cispadana viene divisa in due parti, delle quali quella a Oriente dell'Adda sotto il governo al conte Valfredo di Verona e quella a occidente al conte Manfredo di Milano; durante questo lasso di tempo, si verificano diverse scaramucce contro le forze coalizzate di Lamberto e Berengario; sul finire dell'anno, sembra che Lamberto si rechi a Retiremont, in Lotaringia, per cercare di ottenere aiuti; Arnolfo, cogliendo l'occasione, si spinge fino a Lucca (capitale della marca di Tuscia), dove trascorre il Natale.
  • 896: Arnolfo assale Roma, dove forti erano rimaste le adesioni al partito spoletano guidato da Ageltrude, vedova di Guido (era figlia del duca Adelchi di Benevento); Arnolfo è incoronato imperatore il 22 febbraio da Formoso; Arnolfo è costretto a organizzare una campagna contro le forze ancora fedeli alla famiglia di re Guido attestate in centro Italia in marzo: un'improvvisa semiparalisi costringe il sovrano a desistere; il 4 aprile papa Formoso muore: Bonifacio VI viene eletto al suo posto alla presenza di Faroldo, rappresentante di Arnolfo; Lamberto e Berengario si prodigano per ristabilire le cose nell'Italia settentrionale com'erano prima dell'ultima spedizione di Arnolfo: il governo del settore occidentale viene affidato al comes palatii Amedeo mentre Berengario si rinsalda alla guida della marca di Verona; a Pavia vengono fissate le nuove giurisdizioni: Berengario riceve l'Italia superiore tra il Po e l'Adda; il resto rimane a Lamberto, la cui sovranità si estendeva inoltre sulle marche di Tuscia, di Camerino e di Spoleto; dopo quindici giorni di pontificato muore papa Bonifacio VI: al suo posto viene eletto papa Stefano VI.
  • 897: in febbraio ha luogo a Roma il giudizio postumo a Formoso le cui spoglie verranno orribilmente mutilate e schernite: alla triste cerimonia prendono parte Lamberto e la madre Ageltrude; dopo il ritorno in Germania di Arnolfo, Lamberto vede crescere sempre più il proprio prestigio; i marchesi di Tuscia e d'Ivrea e il conte di Piacenza auspicano l'intervento di Ludovico III della Bassa Borgogna; Ageltrude sconfigge i Napoletani in primavera; in luglio, papa Stefano, dopo essere stato rinchiuso in seguito a una rivolta, viene strangolato: succedono, a breve distanza l'uno dall'altro, papa Romano e papa Teodoro II.
  • 898: in gennaio viene eletto papa Giovanni IX che contende il soglio a Sergio appoggiato dal partito filo-italico (lui non proprio filo-tedesco ma piuttosto imparziale oltre a essere avveduto, cercherà di rialzare il prestigio della Santa Sede); in un sinodo speciale Giovanni IX riabilita la figura di papa Formoso; in maggio, durante un sinodo tenuto a Ravenna, Giovanni IX conferma l'incoronazione a imperatore di Lamberto, annullando la estorta coronazione barbarica di Arnolfo: Lamberto, che è presente, in cambio concede garanzie al papa per i possessi della Santa Sede e i privilegi, ordinando, allo stesso tempo, che a nessun romano, laico ed ecclesiastico, fosse vietato di ricorrere all'imperatore per far valere i suoi diritti, affermando, in definitiva, la sovranità del papa su Roma e sullo stato pontificio; in luglio, trovandosi a Marengo, viene avvertito che suo cugino, il marchese di Toscana Adalberto il Ricco, alla testa di un grosso esercito è in marcia verso Pavia: senza perder tempo l'imperatore gli va incontro con una schiera di armati, lo assale di sorpresa a Borgo San Donnino, lo sconfigge e lo conduce prigioniero a Pavia. Il momento di massimo splendore di Lamberto viene interrotto, improvvisamente, dalla sua morte, avvenuta per incidente di caccia, nei boschi del Ticino, presso Marengo, il 15 ottobre; Berengario rimane padrone assoluto del regno; libera dal carcere, in cui si trovava, Adalberto di Tuscia e, ricevutone l'omaggio, gli restituisce i beni; molti sostenitori di Lamberto riconoscono il primato di Berengario, e la stessa Ageltrude ne accetta la sovranità ricevendo in cambio la conferma delle donazioni che il marito e il figlio le avevano fatto.
  • 899: morte di Arnolfo di Carinzia; calata degli Ungari durante la quale vengono depredate diverse località: dopo una veloce campagna, Berengario riesce a battere gli invasori, ma alla fine, a Cartigliano sul Brenta, questi riescono ad annientare, completamente, l'esercito del sovrano il 24 settembre; resi baldanzosi dalla vittoria, gli Ungari tornano a saccheggiare l'Italia settentrionale, una città dietro l'altra, Treviso, Vicenza, Bergamo, Vercelli spingendosi fino al Gran San Bernardo: sulla strada del ritorno, passando lungo la via Emilia, mettono a sacco Modena, Reggio, incendiando Nonantola e predando Bologna; gli Ungari, volendo tentare un colpo di mano contro il ducato di Rialto, vengono annientati dalla flotta veneta ad Albiola, poi ribattezzata San Pietro della Volta (fuga); i feudatari italiani, davanti anche ai recenti insuccessi militari di Berengario, invitano Ludovico della Bassa Borgogna a cingere la corona del regno.
  • 900: Berengario, abbandonato dai suoi sostenitori, si rifugia a Verona; Ludovico riceve la corona d’Italia a Pavia in ottobre.

L'imperatore Ludovico[modifica | modifica sorgente]

  • 901: Ludovico viene incoronato imperatore a Roma dal neoeletto pontefice Benedetto IV tra il 15 e il 22 febbraio.
  • 902: la prima tappa dell'avventura di Ludovico sembra concludersi alla fine di maggio: il potente feudatario Adalberto di Tuscia, rapidamente, abbandona il nuovo sovrano, schierandosi ancora una volta dalla parte di Berengario; al principio di luglio Berengario riesce a restaurarsi sul trono d'Italia prendendo in ostaggio lo stesso Ludovico: in cambio della vita, a Ludovico è permesso andarsene in Provenza a patto che non torni (novembre); Berengario, in seguito, cerca di rafforzare la sua posizione con concessioni e privilegi a favore di chiese e monasteri.
  • 903: Benedetto IV muore in luglio: al suo posto vengono eletti, uno dopo l'altro, in rapida successione papa Leone V e papa Cristoforo I, finiti entrambi in modo violento; Berengario emette, in settembre, un diploma in favore dell'abbazia di Bobbio.
  • 904: Berengario, il 4 gennaio, offre in dono alla chiesa di Reggio il monte Crovara; sempre in gennaio viene rieletto papa Sergio III, per sette anni rimasto sotto la protezione del marchese Adalberto; il 23 giugno, Berengario conferma alla chiesa di Bergamo le donazioni fatte, le concede l'immunità e permette al vescovo di riparare le mura della città distrutte da Arnolfo.
  • 905: riscossa di Ludovico, invitato dai feudatari, guidati dal solito Adalberto di Tuscia, a tornare in Italia: fuga di Berengario in Baviera; a fine luglio, durante l'allestimento delle opere di difesa a Verona, Ludovico viene aggredito da Berengario che gli fa strappare gli occhi; in seguito Ludovico viene spedito in Provenza da dove non farà più ritorno.
  • 914: Berengario uccide la moglie Bertilla, figlia del conte Suppone II di Parma, avvelenandola.

Berengario imperatore e re d'Italia[modifica | modifica sorgente]

  • 915: Berta, vedova di Adalberto II marchese di Tuscia, a capo del partito ostile a Berengario, viene imprigionata insieme al figlio Guido a Mantova; Giovanni X, con l'appoggio di Berengario e di Alberico I di Spoleto e Camerino e dei principi della bassa Italia, scaccia i Saraceni da Farfa e dal Garigliano in agosto; papa Giovanni X incorona imperatore Berengario ai primi di dicembre; Berta e il figlio Guido vengono rimessi in libertà;
  • 916: il 2 gennaio Berengario, di ritorno da Roma, dove si era trattenuto, fa sosta nel Mugello, forse per far visita a Guido, il giovane figlio di Adalberto che era riuscito a guadagnare alla sua causa;
  • 921: il comes palatii Olderico si ribella a Berengario e viene arrestato e messo sotto la custodia dell'arcivescovo di Milano Lamberto che lancia l'idea di far intervenire, contro il tiranno, ancora una volta Rodolfo II dell'Alta Borgogna: insieme al marchese di Ivrea e al conte Gilberto Samson di Como decidono di offrirgli la corona d'Italia; davanti ai preparativi di resistenza dei ribelli, Berengario utilizza alcune bande di Ungari recentemente sorprese mentre tentavano di entrare nel territorio del regno: questi, ben presto, hanno ragione dei drappelli dei coalizzati; i tre vengono fatti prigionieri: Olderico viene giustiziato; il marchese d'Ivrea riesce a scappare e il conte di Como, graziato, senza esitare, si reca in Borgogna offrendo lo scettro a Rodolfo.
  • 922: Rodolfo entra in Italia.
  • 923: accompagnato dal vassallo ribelle e seguito da un forte esercito, il sovrano borgognone scende in Italia e senza incontrare resistenza occupa Pavia, dove, da un'assemblea, si fa proclamare re in febbraio; Berengario si ritira, per il momento, nella solita Verona; in luglio, a Fiorenzuola, Rodolfo sconfigge Berengario grazie all'intervento, repentino, del cognato, il conte Bonifacio: l'autorità di Rodolfo si estende, adesso, alla marca di Spoleto, dove il conte Bonifacio aveva sostituito Alberico, e su tutta l'Italia settentrionale, eccettuata la marca friulana che con la Toscana e forse anche con Roma riconoscevano invece Berengario; invasione degli Ungari fermati da Rodolfo con la partecipazione di Ugo di Provenza; in dicembre Rodolfo fa, momentaneamente, ritorno in Borgogna
  • 924: Ugo di Provenza, figlio di Berta di Toscana che lo aveva avuto dal primo marito Teobaldo duca di Arles, arriva in Italia con un gruppo di milizie provenzali, ma trova un forte ostacolo al suo progetto di usurpazione del trono in Berengario, il quale, non si fa sorprendere e dopo aver assalito il nuovo concorrente, lo sconfigge e lo costringe a ripassare le Alpi: questa vittoria e le bande mercenarie ungariche di cui ora disponeva fecero concepire a Berengario il proposito di togliere a Rodolfo i territori usurpati; sul finire dell'inverno, mentre il monarca borgognone si trova ancora assente dall'Italia, una numerosa banda di Ungari comandata dal voivoda Salardo va a mettere l'assedio a Pavia.
  • 925: Pavia cade in potere dei barbari il 12 marzo e viene messa a sacco. Molte case vengono incendiate e una parte degli abitanti trucidata: tra le vittime vengono riportati i vescovi di Pavia e di Vercelli. I cittadini superstiti riescono a ottenere il riscatto pagando a Salardo otto moggi d'argento recuperati tra le macerie degli edifici distrutti; Berengario, a Verona, viene ucciso per mano di un vassallo in accordo con la fazione guidata dallo sculdascio Flamberto il 7 aprile: Rodolfo, credendo di essere rimasto incontrastato signore del regno italico, nel tentativo di ingraziarsi le simpatie dei notabili, inaugura una politica di conciliazione con la quale sperava di consolidare il suo dominio; muore anche Berta marchesa di Tuscia.

La successione a Berengario: Ugo di Provenza[modifica | modifica sorgente]

  • 926: Ugo di Provenza, su invito dei fratellastri Guido e Lamberto di Tuscia, nonché dell'arcivescovo di Milano Lamberto, del marchese d'Ivrea (marito di Ermengarda figlia di Berta) e dello stesso papa, sbarca in Toscana con un contingente; Rodolfo e Burcardo di Svevia, suo suocero, si affrettano a scendere in Italia passando per il valico del gran San Bernardo; Burcardo viene raggiunto dalle truppe di Ugo a Novara, di ritorno da Milano, dove l'arcivescovo Lamberto lo aveva, volontariamente, trattenuto: nello scontro, durato dal 28 al 29 aprile, Burcardo viene sconfitto e trova la morte; Rodolfo, sconcertato, decide di rientrare in Borgogna; il 6 luglio, Ugo riceve la corona a Pavia dalle mani dell'arcivescovo Lamberto; papa Giovanni X stringe accordi con Ugo a Mantova, nel tentativo di emanciparsi dall'aristocrazia romana; Ugo, per creare una solida base su cui cementare il proprio dominio, attuerà una sistematica sostituzione in seno alle più alte cariche, collocando nei posti chiave persone fidate appartenenti al proprio entourage.
  • 927: muore Ludovico III di Bassa Borgogna, che fino all'ultimo si era fregiato del titolo di imperatore.
  • 928: Guido di Tuscia e la moglie Marozia riescono a far entrare a Roma un drappello di soldati che pone d'assedio il Laterano dove si trovava papa Giovanni: il fratello Pietro consul Romanorum cerca di portargli aiuto, ma è costretto a rifugiarsi a Orte; gli Ungari devastano la Tuscia e Spoleto: Pietro ottiene la loro collaborazione e, dopo essere riuscito a rientrare in città, libera, finalmente il papa; il popolo romano, sobillato da Marozia, uccide Pietro: Giovanni viene rinchiuso nella Mole Adriana; viene eletto papa Leone VI che muore in dicembre: al suo posto viene insediato papa Stefano VII.
  • 929: Ugo sventa un complotto di palazzo organizzato dai giudici Valperto ed Everardo; Giovanni X muore in cattività in maggio;
  • 930: Lotario, figlio di Ugo, risana miracolosamente da una febbre che sembrava dovesse portarlo alla tomba.
  • 931: in aprile (maggio) Ugo di Provenza si associa il figlio Lotario II.
  • 932: Ugo sposa a Roma Marozia; Alberico II di Camerino, figlio di Marozia, scaccia Ugo da Roma e viene proclamato dai Romani loro signore (princeps atque senator omnium Romanorum): si reggerà fino alla morte; Venezia stringe alleanza con Capodistria per combattere i pirati Narentani e i Saraceni
  • 933: Ugo cede i propri diritti sulla Provenza a Rodolfo; Alberico impedisce a Ugo di poter entrare a Roma; Venezia allarga l'alleanza a tutta l'Istria nella guerra contro i pirati.
  • 935: Raterio, vescovo di Verona, aiuta Arnolfo di Baviera a impossessarsi della città: Ugo lo fa rinchiudere nella torre di Walberto a Pavia.
  • 936: fallisce tentativo di Ugo di prendere Roma; matrimonio di Alberico con Alda figlia di Ugo; Ugo investe il fratello di Berengario Anscario della marca di Spoleto e Camerino per allontanarlo dalla pericolosa marca d'Ivrea.
  • 940: Anscario viene vinto e ucciso in battaglia dal conte di palazzo Sarlione, burgundo, inviatogli contro da Ugo.
  • 941: fallisce tentativo di Ugo di prendere Roma; Ugo attacca Frassineto da terra e la flotta bizantina di Romano I dal mare: I mussulmani si ritirano sul Monte La Moure dove vengono accerchiati. Re Ugo a questo punto, per fronteggiare un esercito raccolto in Germania da Berengario, Marchese d'Ivrea, se li fa alleati e li stanzia nelle Alpi Pennine.
  • 944: Berengario marchese d'Ivrea, schieratosi contro Ugo, è costretto a fuggire in Germania con la moglie Willa, al nono mese di gravidanza, presso Ermanno duca di Svevia: ottiene la protezione di Ottone I;
  • 945: Berengario rientra in Italia ed è accolto come un liberatore; Ugo è spinto ad abdicare in favore di Lotario: Berengario ottiene la nomina di consigliere reale; Ugo, di lì a poco, torna alla riscossa.
  • 946: Ugo e Alberico raggiungono la pace; Ugo viene sconfitto da Berengario; fuga ad Arles di Ugo; Lotario è solo sul trono, ma cede a Berengario il titolo di summus consors regni.
  • 947: muore Ugo il 10 aprile, pare in un convento dove si era ritirato; Lotario sposa Adelaide figlia di Rodolfo.

Berengario e Ottone[modifica | modifica sorgente]

  • 950: muore Lotario II d'Italia a Torino il 22 novembre, forse avvelenato; Adelaide, alla testa del partito borgognone, viene fatta segregare a Como; Berengario d'Ivrea viene incoronato a Pavia insieme al figlio Adalberto il 15 dicembre.
  • 951: Adelaide, rinchiusa in una torre della Rocca di Garda, riesce a fuggire e si rifugia presso il conte Attone a Canossa; Berengario cinge d'assedio la rocca di Canossa; Ottone I di Sassonia scende in Italia invocato da Adelaide e mette in fuga Berengario; matrimonio di Ottone e Adelaide; incoronazione di Ottone a re d'Italia a Pavia in settembre; il vescovo di Magonza Guglielmo viene inviato a Roma per concludere un'alleanza con papa Agapito II, ma gli viene vietato l'accesso alla città capitolina.
  • 952: Ottone rientra in Germania e lascia come suo vicario in Italia Corrado, duca di Lotaringia: Berengario gli si sottomette, ma le condizioni non vengono ratificate in Germania; durante la dieta di Augusta, Berengario ottiene da Ottone la corona d'Italia, come vassallo del regno di Germania; Ottone, pur non staccandola geograficamente dal regno d'Italia, pone la marca del Friuli sotto la giurisdizione del duca di Baviera Enrico, suo fratello: in questo modo si aggiudica il controllo dei valichi.
  • 954: muore Alberico, di dissenteria, il 31 agosto; Ottaviano, figlio di Alberico lo sostituisce nella carica di princeps atque senator omnium Romanorum.
  • 955: Ottaviano viene eletto papa col nome di Giovanni XII il 16 dicembre.
  • 957: le continue vendette e le spoliazioni condotte da Berengario, spingono i feudatari a richiedere l'intervento di Ottone: questo affida la spedizione al figlio Liudolfo che, però, trova la morte il 6 settembre.
  • 958: Berengario e il figlio Adalberto confermano ai Genovesi ogni loro possesso e consuetudine e vietano che qualunque signore possa dar loro molestia.
  • 961: calata di Ottone in Italia: Berengario si rifugia nella rocca di San Leo. Spodestato Berengario, Ottone riceve a Milano la corona d'Italia.
  • 963: Berengario si arrende a Ottone e viene mandato in esilio a Bamberga; Giovanni XII si schiera dalla parte di Adalberto che accoglie a Roma; Ottone entra a Roma e depone Giovanni XII, che intanto era riuscito a scappare a Tivoli, elevando, al suo posto papa Leone VIII; nel castello di Griffa (sul Lago Maggiore) Adalberto e il fratello Guido resistono a Ottone.
  • 964: i Romani si sollevano contro Ottone il 3 gennaio: la rivolta viene sedata; una settimana dopo Ottone si muove verso Spoleto dove Adalberto sta reclutando un nuovo esercito; Giovanni XII viene richiamato a Roma; dopo essersi vendicato degli oppositori, Giovanni XII muore il 14 maggio, forse di apoplessia, e lo stesso giorno viene eletto papa Benedetto V, subito sostituito da Ottone con il deposto Leone VIII.
  • 965: Guido, figlio minore di Berengario, viene sconfitto in battaglia il 25 giugno; Adalberto, figlio primogenito, tenta di recuperare il regno paterno e riesce ad attrarre dalla sua parte alcuni nobili e vescovi antitedeschi. Fra questi il conte di Pavia Bernardo, marito di Rodelinda (figlia del re Ugo e cugina di Villa), il vescovo di Piacenza Sigulfo, il vescovo di Modena Guido (che da Ottone aveva ricevuto la carica di arcicancelliere e l'abbazia di Nonantola) e il conte franco Ugo. Alla morte di Leone VIII (avvenuta nel corso dell'anno), Ottone fa eleggere papa Giovanni XIII, poi fatto imprigionare dai romani in dicembre.
  • 966: muore Berengario; Ottone ridiscende in Italia e pone fine alle pretese di Adalberto che, dopo essere scappato nell'Italia meridionale, fugge a Costantinopoli: nel debellare i residui della fazione di Adalberto, Sigulfo (vescovo di Piacenza) viene esiliato in Germania e a Bernardo (vescovo di Pavia) vengono confiscati i beni, dati poi al conte Giselberto di Bergamo; Guido (vescovo di Modena) riesce invece a mantenersi saldo al suo posto. Ottone entra a Roma alla fine di novembre, fa arrestare i ribelli e accecare il nobile Giovanni che aveva condotto la rivolta.

Ottone II[modifica | modifica sorgente]

  • 967: Ottone II di Sassonia, chiamato a Roma dal padre, viene incoronato imperatore; al vescovo Sigolfo viene condonata la pena e ridato il seggio piacentino.
  • 972: Ottone II celebra le sue nozze a Roma con la principessa greca Teofanu e poi ritorna in Germania.
  • 973: muore Ottone I il 7 maggio.
  • 980: Ottone II scende in Italia e passa il natale a Ravenna.
  • 981: Ottone II giunge a Roma il giorno di Pasqua, chiamato dal nuovo papa Benedetto VII che i Romani volevano deporre: Ottone ha ragione degli autori della nuova rivolta, ma si lascia sfuggire il loro capo Crescenzio dei conti di Tuscolo.
  • 982: Ottone II viene sconfitto a Stilo dai Saraceni il 13 luglio.
  • 983: Ottone II abdica a Verona in giugno a favore di Ottone III di Sassonia, poi scende a Roma richiamato da nuove sollevazioni in seguito alla morte di Benedetto VII: nomina il successore papa Giovanni XIV e di lì a poche settimane muore.
  • 985: Giovanni Crescenzio, fino allora partitario della corrente filo-bizantina, si volge filo-germanico; Giovanni Crescenzio elimina l'antipapa Bonifacio VII e assume il patriziato: gli viene dato il titolo di console.
  • 988: Crescenzio ottiene per il fratello, dall'imperatrice Teofanu, la città e il comitato di Terracina.
  • 996: Giovanni Filagato, arcivescovo di Piacenza, di ritorno da Costantinopoli, su invito di Giovanni Crescenzio, si fa eleggere papa col nome di Giovanni XV; Giovanni, figlio di Giovanni Crescenzio, viene inviato come ambasciatore a Costantinopoli.
  • 998: Ottone III giunge a Roma con papa Gregorio V, deposto da Giovanni Crescenzio: depone Giovanni XV e assedia, per due mesi, Giovanni Crescenzio, chiusosi nella mole Adriana (Castel Sant'Angelo); alla fine, Giovanni Crescenzio si arrende, dopo essere giunto a patti con l'imperatore: questi, non rispettando gli accordi, fa decapitare il nobile romano il 29 aprile.
  • 1000: Arduino d'Ivrea conte di Pombia e marchione d'Ivrea viene incoronato re d'Italia.
  • 1002: muore Ottone a Faleria il 23 gennaio, forse per mano della vedova di Giovanni Crescenzio Stefania; reincoronazione, a Pavia, di Arduino, sostenuto dai grandi feudatari, il 15 febbraio; riconoscimento dell'autorità di Arduino d´Ivrea anche sull'Italia centrale il 22 agosto; Enrico II re di Germania invia Oddone duca di Carinzia e conte di Verona per fermare Arduino; battaglia di Campo della Fabbrica sul finire dell'anno.
  • 1003: Arduino d'Ivrea vince Oddone a Campo della Fabbrica e lo costringe a ripassare le Alpi.
  • 1004: Enrico scende in primavera in Italia con forte esercito; i partigiani di Arduino si sbandano; Arduino si ritira nella sua marca e si rinchiude nella rocca di Sparone, dove verrà cinto d'assedio durante tutto un anno; Enrico viene incoronato re d'Italia dall'arcivescovo di Milano a Pavia il 14 maggio: subito dopo la cerimonia scoppia una rivolta a Pavia, soffocata nel sangue.
  • 1005: Arduino d´Ivrea, alla partenza di Enrico per la Germania, riprende il controllo della situazione.
  • 1013: Enrico si reca a Roma per risolvere il conflitto che vede coinvolti due papi.
  • 1014: risolto il conflitto, Enrico riceve da papa Benedetto VII la corona imperiale il 14 febbraio; il 22 seguente si verificano disordini contro il partito filo-tedesco, repressi nel sangue: il motivo sembra riferirsi al rifiuto dei consiglieri del re di Germania davanti agli accordi di pace avanzati da Arduino; Enrico rientra in Germania, ma lungo il cammino deve subire le imboscate tesegli dai partitari di Arduino d´Ivrea; una volta sparito dalla scena Enrico, Arduino d´Ivrea torna ad affermarsi in Alta Italia, riuscendo a vincere l'opposizione dei suoi più acerrimi avversari, tra cui Geronimo, vescovo di Vicenza; la situazione idilliaca dura poco: gli oppositori si ripresentano guidati da Bonifacio di Tuscia e dall'arcivescovo di Milano Arnolfo; Arduino d´Ivrea, deluso, depone le insegne reali e si ritira nel monastero di Fruttuaria, nei pressi di Torino.
  • 1018: Arduino muore nel Castello di Valperga e fu sepolto nel Monastero di Fruttuaria il 14 dicembre.
  • 1024: muore Enrico il 13 luglio.

Mappe[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lodovico Antonio Muratori, Giuseppe Oggeri Vincenti, Annali d'Italia, 1788, p. 81.
  2. ^ Alla morte di Lotario nel settembre 855, il suo figlio primogenito Ludovico II ereditò soltanto i territori dell'Italia, mentre la Lotaringia andò al fratello di suo padre Lotario II

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Liutprando, Antapodoseos sive rerum per Europam gestarum libri VI.
  • Liutprando, Liber de rebus gestis Ottonis imperatoris.
  • Anonimo, Panegyricus Berengarii imperatoris (X cent.) [Mon.Germ.Hist., Script., V, p.196].
  • Anonimo, Widonis regis electio [Mon.Germ.Hist., Script., III, p.554].
  • Anonimo, Gesta Berengarii imperatoris [ed. Dumueler, Halle 1871].

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]