Battaglia di Capo Colonna

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Battaglia di Capo Colonna
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Data 13 - 14 luglio 982
Luogo Capo Colonna a sud di Crotone
Esito Vittoria araba
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Sconosciuti Sconosciuti
Perdite
4.000 Sconosciute
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La Battaglia di Capo Colonna (conosciuta anche come Battaglia di Stilo) fu combattuta il 13 o 14 luglio 982 vicino Crotone, in Calabria, tra le forze dell’Imperatore Ottone II ed i suoi alleati del Nord, i Longobardi, da un lato, e, dall'altro, quelle di Abū l-Qāsim ʿAlī, Emiro di Sicilia della dinastia dei Kalbiti.

Alcune fonti affermano che i musulmani sarebbero stati aiutati dai bizantini stanziati da tempo nell'Italia del Sud, in rappresaglia per l’invasione della Provincia dell’Apulia da parte di Otto, ma non ci sono conferme.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Abū l-Qāsim ʿAlī, che aveva proclamato una Guerra Santa (jihad) contro i germanici, si trovava non lontano da Rossano quando si rese conto dell'inaspettata forza delle truppe di Ottone e decise di ritirarsi.
Informato da alcune imbarcazioni della ritirata degli arabi, Ottone lasciò nella città la moglie ed i figli con i bagagli ed il tesoro imperiale e si lanciò all'inseguimento del nemico. Quando Abū l-Qāsim si rese conto che la sua fuga non aveva possibilità di successo, schierò il suo esercito per la battaglia a Capo Colonna, a sud di Crotone.

Dopo un violento scontro, un corpo di cavalleria pesante tedesca distrusse il centro dello schieramento musulmano e si spinse verso la guardia di Abū l-Qāsim ʿAlī, che venne sbaragliata. L’emiro fu ucciso, ma le sue truppe non si sbandarono per la perdita: anzi manovrarono circondando gli avversari, che subirono gravissime perdite. Secondo lo storico Ibn al-Athir, i caduti tra le forze imperiali furono circa 4.000, tra i quali Landolfo IV di Benevento, Enrico I, vescovo di Augusta, Günther, margravio di Merseburg, l'Abate di Fulda e numerosi altri conti germanici. Di fatto quindi la battaglia, nonostante l'impresa dell'uccisione dell'Emiro di Sicilia, si concluse con una sconfitta per l'Imperatore, a causa delle pesanti perdite umane.

Dopo la sconfitta[modifica | modifica sorgente]

La sconfitta costrinse Ottone a risalire la Penisola, trovando ospitalità presso feudatari a lui fedeli. Raggiunse infine Verona, dove radunò un’assemblea dei più importanti nobili del nord Italia. Inviò suo nipote Ottone I, Duca di Svevia e Baviera in Germania con la notizia, ma il messaggero morì durante il viaggio. All'assemblea Otto assicurò a suo figlio Ottone III l’elezione a Re d’Italia e chiamò dei rinforzi dalla Germania.

Egli morì l’anno successivo senza poter proseguire la sua campagna nel sud.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Le perdite Sassoni a Capo Colonna erano state particolarmente gravi. Per rendersi conto della magnitudine del disastro basti pensare che la notizia della battaglia arrivò fin nel Wessex. Bernardo I duca di Sassonia si stava dirigendo a sud quando una serie di razzie dei Vichinghi della Danimarca lo costrinsero a tornare.

La situazione del Mezzogiorno fu stravolta. A fianco di Landolfo IV, anche suo fratello Pandolfo II di Salerno ed Atenolfo, morirono nella battaglia. Sebbene le truppe dei Kalbiti fossero state costrette a ritirarsi in Sicilia, i Saraceni rimasero nel sud Italia una presenza logorante per Bizantini e Longobardi. Capua e Benevento frattanto passarono ai rami cadetti della famiglia dei Landolfidi e Salerno fu strappata da Mansone, Duca di Amalfi.

In Germania gli Slavi che abitavano nella zona del fiume Elba, alla notizia della sconfitta dell'Imperatore, guidati da Mstivoj, si sollevarono contro i loro dominatori germanici in una grande rivolta: la Slawenaufstand. La germanizzazione e cristianizzazione degli Slavi fu messa da parte per decenni.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Reuter, Timothy. Germany in the Early Middle Ages 800–1056. New York: Longman, 1991.