Porphyrogennētos

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Porphyrogénnētos, latinizzato in Porphyrogenitus o Porphyrogenitos (in greco: Πορφυρογέννητος, letteralmente "nato nella porpora"), in italiano Porfirogenito, era un titolo onorifico conferito al figlio o alla figlia (Πορφυρογέννητη, Porphyrogénnētē, latinizzato in Porphyrogenita) dell'imperatore regnante dell'impero bizantino. Non tutti i principi imperiali tuttavia ricevevano questa distinzione, data solamente a fronte di particolari condizioni.
Nel corso della storia, i Bizantini non limitarono mai la successione ai primogeniti. Il concetto di legittimità dinastica si ebbe solamente in determinati periodi storici, dominati da forti dinastie come quelle Macedone, Comnena e Paleologa. La prima attestazione dell'utilizzo del termine risale all'846. Costantino VII Porfirogenito nel suo libro De Ceremoniis, descrive le celebrazioni seguenti alla nascita del Porphyrogénnētos.
La condizione primaria per essere definiti tali era il luogo della nascita, che doveva essere la "Πορφύρα" (Porphýra, la camera di porpora, un'ala del Grande Palazzo di Costantinopoli). Secondo la descrizione di Anna Comnena, la sala si trovava su una delle terrazze del palazzo, con vista sul Mar di Marmara e sul Bosforo. Era di forma perfettamente quadrata, con il soffitto in forma piramidale. Era interamente rivestita di porfido purpureo, picchiettato con puntini bianchi.
L'altra importante condizione per ottenere lo status di Porphyrogénnētos era lo status paterno di Basileus (βασιλεύς), che doveva essere sposato con l'Imperatrice consacrata come Augusta.
Il colore porpora, tratto dalla lavorazione di un piccolo mollusco con cui colorare la stoffa, era riservato alle vesti imperiali: solo i sovrani e i loro familiari potevano indossarle. Allo stesso modo il porfido, la pietra rossa che proveniva dall'Egitto, estratto da un'antica miniera, era destinato alla costruzione del sarcofago che avrebbe custodito il corpo dell'imperatore defunto.
Gli imperatori bizantini erano in ogni caso percepiti come entità divine, in quanto vicari di Dio sulla terra; l'importanza dello status di Porphyrogénnētos era connessa proprio all'idea di trasmissione di questo ruolo, in una sorta di riedizione della Natività. Notoriamente, nelle missioni diplomatiche la concessione della mano di una principessa porfirogenita era l'onore massimo cui potesse aspirare un re straniero: tant'è che Giovanni I Zimisce non concesse mai all'imperatore Ottone II la mano di una porfirogenita, in quanto avrebbe equiparato con questo gesto l'impero bizantino a quello germanico. Analogamente, al momento dell'ascesa al trono, Romano I Lecapeno fece sposare Costantino VII con una delle sue figlie, al fine di conferire legittimità alla sua dinastia, legandola a quella legittima.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Judith Herrin, Bisanzio - Storia straordinaria di un impero millenario, Milano, Corbaccio ed., 2008, pp. 236-242, ISBN 978-88-7972-922-2.
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