Aspartame

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Aspartame
formula di struttura
modello molecolare
Nome IUPAC
L-aspartil-L-fenilalanina metilestere
Nomi alternativi
E951
Nutrasweet
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolareC14H18N2O5
Massa molecolare (u)294,30
Aspettopolvere cristallina bianca
Numero CAS22839-47-0
Numero EINECS245-261-3
PubChem134601
DrugBankDB00168
SMILES
COC(=O)C(CC1=CC=CC=C1)NC(=O)C(CC(=O)O)N
Proprietà chimico-fisiche
Temperatura di fusione249 °C (522 K)
Indicazioni di sicurezza
Frasi H---
Consigli P---[1]

L'aspartame è un edulcorante dolcificante. È composto da due amminoacidi, l'acido aspartico e la fenilalanina, e l'estremità carbossilica della fenilalanina è esterificata con il metanolo.

La sicurezza per la salute riguardo al consumo di aspartame è oggetto di aspre polemiche, inclusa la diffusione di vere e proprie leggende metropolitane[2][3][4] sin dalla sua entrata in commercio sancita dall'approvazione della Food and Drug Administration statunitense nel 1981.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il potere dolcificante dell'aspartame è stato scoperto nel 1965 da James M. Schlatter, un chimico che lavorava per la GD Searle & Company.[6] Schlatter aveva sintetizzato l'aspartame come tappa chimica intermedia del processo di generazione di un tetrapeptide (cioè una sostanza composta da quattro aminoacidi) della gastrina da utilizzare nella valutazione di un farmaco anti-ulcera.[7] Egli ne scoprì per caso il suo sapore dolce leccandosi il dito per voltare pagina[8][9].

Nel 1981 viene approvata la sua entrata in commercio e nel 1983 la FDA ne ha approvato l'uso nelle bevande gassate e in altre bevande, prodotti da forno e confezionati. Nel 1996 l'FDA ha rimosso tutte le limitazioni sull'uso dell'aspartame. Nel 1980 diversi paesi dell'Unione europea hanno approvato l'aspartame, che è stato approvato a livello europeo nel 1994. Il comitato scientifico della Commissione europea per l'alimentazione recensendo i successivi studi di sicurezza ha ribadito l'approvazione nel 2002.

L'aspartame si è progressivamente imposto come il dolcificante artificiale più diffuso al mondo, con una produzione annua dell'ordine delle decine di migliaia di tonnellate.[6]

Potere dolcificante[modifica | modifica wikitesto]

Viene utilizzato come additivo alimentare autorizzato a livello europeo e classificato col numero E951.

Pur avendo la stessa quantità di calorie del saccarosio, il suo potere dolcificante è circa 200 volte maggiore, per cui ne sono sufficienti piccole quantità per dolcificare cibi e bevande.

Una dose efficace è di circa 20 mg per un adulto.[6]

Controindicazioni[modifica | modifica wikitesto]

La dose giornaliera ammissibile è stata fissata in 40 mg/kg di peso corporeo, che per una persona adulta di 70 kg di peso equivale all'assunzione di 4-5 litri di bibita gassata, 300-350 gomme da masticare o circa 140 compresse dolcificanti.[6]

Ne è sconsigliata l'assunzione alle donne incinte e ai bambini, sebbene sia presente in molti prodotti rivolti anche a questi ultimi.[6]

Le persone che soffrono di fenilchetonuria, che hanno cioè difficoltà nell'assimilare la fenilalanina, devono controllare l'assunzione di aspartame in quanto ne è una fonte.[6]

Il dibattito sui possibili problemi per la salute[modifica | modifica wikitesto]

L'iter di messa in commercio dell'aspartame fu caratterizzato da polemiche sia perché la FDA si basò su studi imperfetti[10] sia perché dei valutatori della FDA furono in seguito assunti dall'azienda titolare dell'autorizzazione[10]

Queste zone d'ombra da un lato fecero sì che si imputassero all'uso dell'aspartame una serie di malattie, come la sclerosi multipla, il lupus e i tumori, e dall'altro spinsero una serie di enti a fare approfondite verifiche, reiterate più volte nel tempo, che ne hanno sancito la sicurezza[10]

Il dibattito sull'uso di aspartame negli alimenti si è riacceso nel 2005 con la pubblicazione di uno studio promosso dalla California Environmental Protection Agency che ha evidenziato un aumento dell'incidenza di linfomi e leucemie nei topi femmina a seguito di assunzione di bassi dosaggi di aspartame. Inoltre uno studio della Fondazione Europea di oncologia e scienze ambientali "Bernardino Ramazzini" di Bologna ha ulteriormente segnalato questi effetti e ha ipotizzato un legame tra la formaldeide rilasciata dal metabolismo dell'aspartame e l'aumento dell'incidenza di tumori cerebrali. Lo studio è stato pubblicato sullo European Journal of Oncology nel luglio 2005[11]. Questi nuovi dati sono stati valutati dall'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), nell'insieme di tutti gli studi effettuati sull'aspartame negli ultimi vent'anni. L'EFSA ha confermato la dose giornaliera ammissibile di 40 mg/kg peso corporeo e ha concluso che lo studio non dimostra con sicurezza la relazione fra l'insorgenza di tumori e il consumo di aspartame e non sono emersi nuovi dati che giustifichino nuovi studi, considerate anche le fasce di assunzione più a rischio come i diabetici o le persone che seguono regimi alimentari a basso contenuto calorico[12]. L'EFSA, che già si era espressa sull'aspartame nel 2002, ne ha ribadito la sicurezza negli anni seguenti (2006, 2009, 2010, 2011).

La sicurezza dell'aspartame è stata anche riaffermata negli Stati Uniti dal National Cancer Institute a seguito di un'indagine durata cinque anni su mezzo milione di persone. Dall'indagine non è emerso nessun aumento dell'incidenza di linfomi, leucemie e tumori del cervello[13]. Questo studio è stato effettuato sulla base di questionari inviati fra il 1995 e il 1996 a persone di età compresa fra 50 e 70 anni e riguarda l'analisi di rischio per un'esposizione a dosi inferiori alle attuali e non superiore ai 15 anni visto l'inizio commercializzazione dell'aspartame risale al 1981. Nel 2007 una review medica sull'argomento concluse che le prove scientifiche mostrano che l'assunzione di aspartame come dolcificante è priva di pericoli ai livelli attuali di consumo.[14]

L'agenzia europea EFSA in un comunicato stampa del 10 dicembre del 2013 ha annunciato di aver concluso un'analisi su larga scala di tutti gli studi disponibili. dall'analisi emerge che "l'aspartame e i suoi prodotti di degradazione sono sicuri per il consumo umano ai livelli di esposizione attuali", ovvero alla dose giornaliera ammissibile di 40 mg/Kg di peso corporeo/die[15]. In merito ai tre principali prodotti di degradazione dell'aspartame, l'agenzia afferma quanto segue:

"La fenilalanina è un aminoacido che costituisce le proteine presenti in molti alimenti. È nota la sua tossicità a livelli di assunzione elevati, in particolare per il feto in via di sviluppo in donne affette dalla patologia detta fenilchetonuria (PKU). Il metanolo è presente o può essere rilasciato da alimenti quali frutta e verdura e viene anche prodotto naturalmente dall'organismo. Diventa tossico in caso di esposizione estremamente elevata, ad esempio in seguito al consumo di alcuni liquori distillati in casa. Gli esperti dell'EFSA hanno concluso che il metanolo derivato dall'aspartame rappresenta una piccola percentuale dell'esposizione totale al metanolo da tutte le fonti. L'acido aspartico è un aminoacido che si trova nelle proteine. L'organismo può convertire l'acido aspartico nel glutammato, un neurotrasmettitore che a livelli molto elevati può avere effetti nocivi sul sistema nervoso. Tuttavia gli esperti dell'EFSA non hanno osservato evidenze di neurotossicità associata all'aspartame e hanno concluso che l'acido aspartico derivato dall'aspartame non desta timori per la sicurezza dei consumatori."

La posizione assunta dall'EFSA è stata fortemente criticata dal Centro di Ricerca sul Cancro Istituto Ramazzini.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sigma Aldrich; rev. del 04.10.2012
  2. ^ Aspartame on Snopes.com
  3. ^ ACSH Debunks Internet Health Hoax Archiviato il 9 maggio 2013 in Internet Archive.
  4. ^ A Web of Deceit
  5. ^ U.S. GAO – HRD-87-46 Food and Drug Administration: Food Additive Approval Process Followed for Aspartame, June 18, 1987, su gao.gov. URL consultato il 5 settembre 2008.
  6. ^ a b c d e f Claudio Della Volpe, Chimica e informazione: Il caso aspartame (PDF), in La Chimica & l'Industria, Società Chimica Italiana, giugno 2012, p. 123.
  7. ^ Robert H. Mazur, Aspartic acid-based sweetners, in George E. Inglett (a cura di), Symposium: sweeteners, Westport, CT, AVI Publishing, 1974, pp. 159–163, ISBN 0-87055-153-1, LCCN 73-94092.
  8. ^ Lewis, Ricki, Discovery: windows on the life sciences, Oxford, Blackwell Science, 2001, p. 4, ISBN 0-632-04452-7.
  9. ^ Mazur, R.H. (1984). Discovery of aspartame. In Aspartame: Physiology and Biochemistry (L. D. Stegink and L. J. Filer Jr., Eds.). Marcel Dekker, New York, pp. 3–9.
  10. ^ a b c La riabilitazione dell’aspartame
  11. ^ Morando Soffritti et al., European Journal of Oncology "Aspartame induces lymphomas and leukemias in rats" , vol. 10, n. 2, (luglio 2005)
  12. ^ Comunicato stampa dell'EFSA sulla sicurezza dell'aspartame Archiviato il 15 dicembre 2006 in Internet Archive.
  13. ^ Lim U, Subar AF, Mouw T, et al. Consumption of aspartame-containing beverages and incidence of hematopoietic and brain malignancies. Cancer Epidemiology Biomarkers Prevention, 2006; 15.
  14. ^ Magnuson BA, Burdock GA, Doull J, R. M. Kroes, G. M. Marsh, M. W. Pariza, P. S. Spencer, W. J. Waddell e R. Walker, Aspartame: a safety evaluation based on current use levels, regulations, and toxicological and epidemiological studies, in Critical Reviews in Toxicology, vol. 37, n. 8, 2007, pp. 629–727, DOI:10.1080/10408440701516184, PMID 17828671.
  15. ^ Scientific Opinion on the re-evaluation of aspartame (E 951) as a food additive, su efsa.onlinelibrary.wiley.com. URL consultato l'11.12.2013.
  16. ^ Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini-Belpoggi, Aspartame-dicembre-2013-Belpoggi.pdf (PDF), su ramazzini.org.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]