Associazione Sportiva Livorno Calcio

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A.S. Livorno Calcio
Calcio Football pictogram.svg
AS Livorno Stemma.png
Gli Amaranto, i Labronici, le Triglie, l'Unione
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Amaranto con lettere ASL sovrapposte.png Amaranto
Simboli Triglia
Inno Inno Amaranto
Musica di Alberto Montanari
Testo di Giorgio Campi
Dati societari
Città Livorno
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie B
Fondazione 1915
Rifondazione 1991
Presidente Italia Aldo Spinelli
Allenatore Italia Carmine Gautieri
Stadio Stadio Armando Picchi
(19.238 posti)
Sito web www.livornocalcio.it
Palmarès
Titoli nazionali 2 Campionati di Serie B
Trofei nazionali 1 Coppe Italia Serie C/Lega Pro
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce
« Livorno è una piazza particolare, la gente non vuole campioni, ma uomini veri, disposti a sposare una causa. »
(Osvaldo Jaconi[1])

L'Associazione Sportiva Livorno Calcio, nota semplicemente come Livorno, è una società calcistica italiana con sede nella città di Livorno. Nata nel 1915 come Unione Sportiva Livorno, venne rifondata nel 1991, quando assunse la denominazione attuale. Milita in Serie B, la seconda divisione del calcio italiano.

Ha disputato 29 stagioni al più alto livello del campionato italiano, 18 delle quali nella massima serie a girone unico. Dopo aver raggiunto la finalissima nazionale nella stagione 1919-1920, è stata una delle 18 squadre ammesse nel 1929 a disputare il primo campionato di A, dove vanta come miglior risultato il secondo posto conseguito nel 1942-1943. Nel suo palmarès annovera inoltre la vittoria di vari campionati e coppe minori nazionali, mentre in campo europeo vanta una partecipazione alla Coppa UEFA nell'annata 2006-2007.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita e la finalissima nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Il Livorno della stagione 1919-1920, vincitore del torneo peninsulare dell'Italia Meridionale e finalista in Prima Categoria.

L'Unione Sportiva Livorno nacque il 17 febbraio 1915 dalla fusione delle due preesistenti realtà calcistiche cittadine, la Virtus Juventusque e la SPES Livorno[2]. L'accordo di unione, voluto dai dirigenti di SPES e Virtus, in particolare dall'avvocato Giorgio Campi, venne sottoscritto il 14 febbraio, ma fu reso reso noto ufficialmente soltanto il 17 febbraio, poiché si temeva il malcontento dei tifosi delle due compagini, divisi da un forte antagonismo[3]. Il cavaliere Arrigo Galeotti venne nomimato primo presidente. Come colore sociale fu scelto l'amaranto, simbolo della città. Il primo terreno di gioco fu quello di Villa Chayes.

Il Livorno ebbe il suo battesimo calcistico a livello nazionale nella stagione 1919-1920, quando sfiorò addirittura il titolo di campione d'Italia: trascinati dai gol del giovanissimo Mario Magnozzi, gli amaranto vinsero infatti il campionato centro-sud battendo in finale la Fortitudo Roma per 3-2 e si qualificarono così alla finalissima contro l'Inter, vincitrice del campionato del nord, perdendo solo per 3-2 una partita disputata per la maggior parte in inferiorità numerica per un infortunio. Tale fu il giudizio de La Stampa sul Livorno: «L'Internazionale F.C. ha arrischiato di farsi mettere in iscacco dall'[...]audace squadra dell'U.S. Livorno, campioni di football dell'Italia centro-meridionale. L'U.S. Livorno dev'essere tornata piena di orgoglio ai propri lari. Cedere di misura ad una squadra come quella dei nero azzurri, per due goals contro tre, dopo di aver giuocato due terzi della partita con dieci uomini, può essere considerato dai livornesi come una mezza vittoria.

La punta livornese Mario Magnozzi, protagonista coi suoi gol nell'annata 1919-1920.

Essi dovettero il brillante risultato alla loro resistenza e ad una grande tenacia di tutti i loro elementi, sorretti da un meraviglioso entusiasmo».[4] Per i toscani nel primo tempo della partita andò tutto storto: il Livorno non solo, secondo alcune fonti,[5] avrebbe fallito un calcio di rigore (la cronaca de La Stampa non ne fa menzione, per cui è difficilmente verificabile l'accaduto)[4], ma dovette giocare la maggior parte della partita in 10 uomini per colpa di un infortunio (allora non erano permesse le sostituzioni) che costrinse, al 29°, il terzino livornese Innocenti I a lasciare il campo anzi tempo; l'Inter approfittò dell'uomo in più e si portò sul tre a zero grazie a una doppietta di Agradi al 12° e al 34° e gol di Aebi al 44°.[4] Nella ripresa tuttavia si ebbe il risveglio dei livornesi e i neroazzurri «devono subire una superiorità effettiva da parte di coloro i quali sono stati fino allora dominati»: addirittura la difesa dell'Inter «deve prodigarsi a tutt'uomo per evitare gravi sorprese» perché sfinita.[4]

All'8º minuto della ripresa il giocatore neroazzurro Viganò si infortunò e, anche se riuscì a rientrare in campo, il suo rendimento ne risentì molto.[4] I gol livornesi arrivarono nel finale: al 38º minuto, dopo una palla gol del Livorno sventata in corner da Francesconi, sul successivo calcio d'angolo, battuto da Corte, Magnozzi insaccò di testa, accorciando le distanze; quattro minuti dopo, approfittando di una mischia in area neroazzurra e di «un arresto insufficiente» del portiere neroazzurro, coperto dai compagni, Magnozzi segnò di nuovo, portando il risultato sul 3-2.[4] A questo punto il Livorno cercò di pareggiare, non riuscendoci anche perché ormai non mancavano che tre minuti alla fine della partita.[4] L'Inter vinse così, anche se con più fatica del previsto, il suo secondo tricolore.[4] L'anno dopo il Livorno ci riprovò, ma questa volta si fermò in finale del campionato centro-sud, sconfitto dal Pisa.

Gli anni venti e trenta[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni venti non trovarono più il Livorno all'altezza di simili exploit, anche se la squadra riuscì sempre a mantenersì al massimo livello nazionale, disputando prima i campionati di Prima Divisione e poi quelli di Divisione Nazionale; continuò invece a farsi notare Magnozzi, che si laureò capocannoniere di Prima divisione nella stagione 1924-1925 ed ottenne un posto in nazionale per poi passare al Milan[6].

Ai nastri di partenza del campionato di Serie A 1929-30, il primo della storia a girone unico, l'unica squadra toscana fu il Livorno, che conquistò una meritata salvezza. Gli anni successivi videro gli amaranto fare la spola tra la A e la B, alternando salvezze con più o meno affanni a retrocessioni presto rimediate con la risalita. Durante quegli anni, a seguito di un crescente interesse che aveva reso angusto il campo di Villa Chayes, vide la luce il nuovo stadio, all'epoca intitolato ad Edda Ciano e successivamente al compianto Armando Picchi[7].

Il secondo posto nel 1942-1943[modifica | modifica wikitesto]

Il Livorno del 1942-1943, secondo classificato in Serie A. Tale piazzamento è tuttora il migliore degli amaranto nella massima serie italiana a girone unico.

Nella stagione 1942-1943, dopo due sofferte salvezze consecutive, la squadra venne affidata a Ivo Fiorentini, ex tecnico dell'Ambrosiana. Sei vittorie consecutive iniziali, tra cui il successo per 2-1 sul campo del Torino, promossero a seria candidata per lo scudetto il Livorno che all'ottava giornata, dopo la vittoria a Milano contro l'Ambrosiana, guidava la classifica con cinque punti di vantaggio sul Torino secondo. Superato un periodo di leggero calo, i toscani ottennero il titolo di campione d'inverno in coabitazione coi granata. Nel girone di ritorno gli amaranto proseguirono la propria marcia: a sette turni dal termine erano quattro i punti di vantaggio sulle inseguitrici.

Alla quart'ultima giornata però il Livorno venne sconfitto dalla Roma e per la prima volta venne superato dal Torino. Il testa a testa proseguì fino all'ultima giornata, con i piemontesi avanti di un punto sui toscani. Il 25 aprile 1943, mentre gli amaranto si imposero in casa sul Milan, il Torino faticò sul campo del Bari che lottava per non retrocedere; il gol di Valentino Mazzola a pochi minuti dal termine regalò vittoria e scudetto ai granata, mentre il Livorno chiuse il campionato al secondo posto con 43 punti, frutto di 18 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte.[8]

11 ottobre 1942, Pietro Degano ha appena scagliato in porta il pallone con cui i livornesi espugnano il Filadelfia, battendo il Grande Torino.

Questo l'undici di base della squadra che sfiorò l'impresa: Silingardi, Del Bianco, Lovagnini; Capaccioli, Traversa, Tori; Piana, Stua, Raccis, Zidarich, Degano[9]. Capocannoniere della squadra fu Piana con 12 reti.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

La sospensione dei campionati a causa della guerra spezzò l'incantesimo, e alla ripresa il Livorno si allontanò inesorabilmente dai vertici, fino alla retrocessione in B nella stagione 1948-49. Sarebbero passati 55 anni prima che gli amaranto facessero ritorno in Serie A.

Nel corso degli anni cinquanta con la maglia amaranto fece il suo esordio il livornese Armando Picchi, futuro capitano e bandiera della Grande Inter. Picchi rimase 5 campionati a Livorno, dal 1954 al 1959, disputando 105 partite, prima di passare alla SPAL e poi all'Inter[10].

Una formazione del Livorno nel corso della stagione 1952-1953

Questo periodo vide il Livorno retrocedere addirittura in serie C per ben due volte, fino ad un più stabile ritorno in B al termine della stagione 1963-64, con la squadra allenata da Guido Mazzetti e trascinata dai gol di Virgili (ex centravanti della Fiorentina) e Mascalaito[11]. Seguirono in serie cadetta vari campionati senza particolari sussulti, a parte quello del 1967-68, che passò alla storia per l'invasione di campo dei tifosi indispettiti dalle decisioni dell'arbitro Sbardella durante l'incontro casalingo contro il Monza[12], episodio che costò non solo ben 5 giornate di squalifica del campo, ma anche una irrecuperabile flessione in classifica, dove fino a quel momento gli amaranto avevano occupato le primissime posizioni.

Gli anni settanta e ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1971-72 il Livorno retrocesse di nuovo in serie C, ed entrò in una grave crisi finanziaria (culminata nel fallimento) che venne risolta con l'acquisizione della società da parte del petroliere Corasco Martelli, la cui presidenza segnò la storia del calcio labronico per un decennio. Fu comunque un periodo piuttosto avaro di soddisfazioni, con il Livorno che non riuscì a schiodarsi dalla serie C, nonostante potesse disporre prima di uno degli attaccanti più prolifici della sua storia, Bruno Graziani, e poi di uno dei più amati, Miguel Vitulano; da ricordare le stagioni 1978-79, con un giovane Stefano Tacconi tra i pali ed una storica vittoria nel derby a Pisa con gol di Vitulano, e quella successiva, in cui il Livorno, guidato da Tarcisio Burgnich, mise in mostra una difesa granitica e sfiorò la promozione, giungendo terzo alle spalle di Catania e Foggia[13].

Nel 1982 si concluse l'era Martelli e nel 1983 la squadra retrocesse addirittura in Serie C2, per poi risalire immediatamente l'anno successivo quando, guidata da Renzo Melani, stravinse il campionato senza mai perdere e con sole 7 reti al passivo. Tra il 1985 e il 1988 indossò la maglia amaranto il giovane attaccante Igor Protti, destinato, in futuro, a scrivere pagine indelebili nella storia della società livornese. Furono però ancora anni bui, se si esclude il memorabile successo in Coppa Italia di Serie C nella stagione 1986-87, con il Livorno che, nella finale di ritorno tra le mura amiche col Campania Puteolana, ribaltò lo 0-1 subito all'andata grazie ad un rotondo 3-0 (a segno Casilli, Susi e D'Agostino)[14]. Si trattò di un episodio isolato, tanto che nel 1988 la società venne posta in liquidazione e assume il nome di Pro Livorno. Nel campionato 1988-89 il Livorno sprofondò nuovamente in C2 al termine di un'annata disastrosa.

Il fallimento e la rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Nel campionato 1989-1990 gli amaranto, pur giocando in condizioni estreme (problemi economici e molte mensilità non pagate) si salvarono in extremis. Nel 1990-1991 il sodalizio toscano tornò a chiamarsi Livorno dopo essere stato rilevato dal milanese Carlo Mantovani e sfiorò la Serie C1 trascinato dai goal di Michele Pisasale. Tuttavia in estate la Federazione estromise i labronici dalla Serie C2 per gravissimi problemi economici e la società, con la nuova denominazione di Associazione Sportiva Livorno Calcio, fu costretta a ripartire dal campionato di Eccellenza appena inaugurato, che vinse subito nettamente.

L'accesso al Campionato Nazionale Dilettanti fu tra l'altro messo in discussione da un nuovo fallimento a fine campionato. Una stagione in Serie D precedette il ritorno dei toscani in C2 nello stesso 1993. L'imprenditore pavese Claudio Achilli infatti rilevò la società, che giunse al secondo posto del suo girone tra i Dilettanti, fornendo ottime carte per il ripescaggio in quarta serie che puntualmente avvenne, vista la lunga serie di fallimenti nelle categorie superiori. Dopo il ripescaggio in Serie C2, nella stagione 1993-1994 il Livorno sfiorò la promozione, dove decisiva fu la sconfitta in casa del Gualdo, che salì in Serie C1 assieme al Pontedera.

L'anno successivo, grazie anche alle 19 reti di Stefan Schwoch, gli amaranto approdarono ai play-off, venendo subito eliminati dal Castel di Sangro che rimontò in casa la sconfitta rimediata al Picchi. Nella stagione 1995-1996, dopo il secondo posto in campionato dietro al Treviso, il Livorno raggiunse la finale dei play-off contro la Fermana a Ferrara, perdendo ai tiri di rigore. La promozione arrivò l'anno successivo, con la squadra affidata al tecnico Paolo Stringara: di nuovo secondi dopo le 34 giornate (alle spalle della Ternana), questa volta ai play-off gli amaranto non sbagliarono un colpo e nella finale di Reggio Emilia sconfissero la Maceratese per 3-0 (reti di Vincioni, Bonaldi e Cordone). Protagonista della promozione fu il bomber livornese Enio Bonaldi, capocannoniere del girone con 19 reti.

Nella stagione 1997-1998, tornato in Serie C1, il Livorno sfiorò la Serie B al termine di un campionato veramente rocambolesco. La partenza fu incredibile, con ben 9 vittorie iniziali consecutive, ma una nuova beffa era dietro l'angolo. Prima spuntò un presunto illecito sportivo ed il Livorno venne penalizzato di 4 punti[15], poi subito dopo la fine del campionato la CAF tolse ai livornesi la vittoria nella partita col Siena, dopo che l'incontro era stata assegnato a tavolino agli amaranto per un'aggressione subita dai giocatori, col risultato che il secondo posto, dietro al Cesena promosso direttamente, andò alla Cremonese[16]. Ai play-off ci fu una nuova grande delusione: nella finale a Perugia, proprio contro la Cremonese, davanti a oltre 18.000 sostenitori labronici[17], gli amaranto si arresero alla malasorte (traversa di De Vincenzo) e a dubbie decisioni arbitrali (gol annullato a Geraldi, probabile rigore negato a Bonaldi)[18], e finirono sconfitti (1-0) dopo i supplementari. L'anno successivo si chiuse l'era Achilli, con il Livorno che, anche a causa dello smantellamento della squadra, non solo non riuscì a ripetersi, ma restò addirittura impantanato nella lotta per non retrocedere, dalla quale si tirò fuori soltanto in extremis.

Il ritorno in A e la Coppa UEFA[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo nel 1999 del presidente Aldo Spinelli costituì la svolta della storia recente della società, che in pochi anni passò dalle polveri della Serie C1 alle platee nazionali della serie A ed europee della Coppa UEFA. Il primo e fondamentale colpo di mercato del nuovo presidente fu quello di riportare in amaranto Igor Protti, già capocannoniere in serie A col Bari (1995-1996) ma da molti considerato ormai in parabola discendente (a torto, come i fatti dimostrarono). La prima stagione fu di assestamento: gli amaranto dopo 21 anni tornarono ad espugnare (2-1) l'Arena Garibaldi dei cugini pisani, ma rimasero lontani dal vertice.

La stagione successiva arrivò in panchina l'esperto di promozioni Osvaldo Jaconi (già allenatore del Castel Sangro dei miracoli) ed il Livorno iniziò a puntare alla serie B. Il primo assalto (2000-2001) fallì di un soffio, col Modena che volò diretto verso la serie cadetta ed il Livorno che, trascinato dai gol di Protti (capocannoniere del girone), raggiunse i play-off ma si arrese in finale col Como (0-0 nell'andata a Livorno, 1-0 dopo i supplementari per i lariani nel ritorno a Como). Al secondo tentativo invece (2001-2002) il Livorno di Jaconi fece centro, vincendo il campionato al termine di un'appassionante lotta con un indomito Spezia. A cinque giornate dal termine, i liguri espugnarono il Picchi e si portarono ad una sola lunghezza dalla capolista amaranto. Seguirono però quattro vittorie consecutive degli uomini di Jaconi, che resero così vana la rimonta spezzina e riconquistarono la Serie B dopo ben 32 anni. Memorabile la penultima giornata a Treviso, con Igor Protti che a 4 minuti dal termine mise a segno il gol del definitivo 2-1.

La "matematica" arrivò all'ultima di campionato, grazie al 3-0 in casa contro un Alzano ormai rassegnato ai playout. Ciliegina sulla torta di una stagione trionfale fu il titolo di capocannoniere conquistato per la seconda volta consecutiva da Igor Protti (con ben 27 reti). Questo l'undici (privo del capitano Vanigli) che il 5 maggio 2002 scese in campo con l'Alzano: Ivan, Cannarsa, Doga, Gelsi, Fanucci, Mezzanotti, Ruotolo, Piovani, Alteri, Protti, Saverino. In quella stessa annata il Livorno sfiorò anche il successo in Coppa Italia di Serie C, ma nella finalissima perse il doppio confronto contro l'Albinoleffe (2-1 per i bergamaschi all'andata, rocambolesco ma inutile 3-2 per il Livorno dopo i supplementari nel ritorno al Picchi).

Il ritorno in B vide il Livorno guidato da Roberto Donadoni stanziare sorprendentemente nelle prime posizioni per tutta la prima parte della stagione. Un vistoso calo nel girone di ritorno fece però sfumare i sogni proibiti di promozione. Il campionato terminò con un onorevole decimo posto, impreziosito dall'approdo in Under 21 per il giovane portiere Marco Amelia e dal titolo di capocannoniere conquistato con 23 centri da uno straordinario Igor Protti, che divenne così il primo giocatore nella storia del calcio italiano a vincere la classifica marcatori in A, in B ed in C1. Per il campionato di serie B 2003-2004 il Livorno venne affidato al giovane mister Walter Mazzarri.

Due gli eventi chiave dell'estate che precedette il campionato: l'approdo in amaranto del bomber livornese Cristiano Lucarelli, dopo un lungo braccio di ferro con il Torino, ed il ripensamento da parte di Igor Protti che si convinse a continuare l'avventura con il suo Livorno, dopo che in un primo momento aveva deciso di concludere la propria carriera[19]. In un estenuante torneo a 24 squadre il Livorno disputò un discreto girone di andata, per poi emergere prepotentemente in quello di ritorno. Tanti i successi da ricordare: quelli casalinghi sulle blasonate Fiorentina (2-0), Napoli (3-0 con tripletta di Protti) e Torino (3-1), e quelli fuori casa con Genoa (1-0) e Como (rocambolesco 5-3 agguantato nel finale). La grande cavalcata della seconda parte della stagione culminò con la vittoria esterna sul campo del Piacenza per 3-1, grazie alla quale il Livorno si assicurò matematicamente il ritorno in Serie A dopo ben 55 anni di assenza. Il Livorno chiuse terzo, alle spalle di Palermo e Cagliari. Stratosferica la coppia d'attacco Protti-Lucarelli (ben 53 gol in due), entrambi protagonisti di un'annata indimenticabile; importante anche il contributo del giovanissimo difensore Giorgio Chiellini.

13 febbraio 2005, la festa per il novantesimo anniversario del club toscano.

Al ritorno in serie A, l'obiettivo era la salvezza: il Livorno diede fiducia quasi totale al centrocampo e all'attacco della promozione, rinnovando invece per intero la difesa; in panchina, Franco Colomba prese il posto di Mazzarri. Fu il Milan campione di Italia a dare il bentornato al Livorno. Circa 10.000 sostenitori labronici (molti dei quali agghindati con una bandana come strumento di satira contro il presidente del Milan Berlusconi[20]) si recarono a San Siro ed assistettero alla sorprendente prova della propria squadra che pareggiò 2 a 2 col più quotato avversario grazie alla doppietta di Cristiano Lucarelli.

Seguirono però alcune prove molto negative, con il Livorno che si trovò a galleggiare sul fondo della classifica, fino a tirarsi fuori dalla zona retrocessione grazie a tre vittorie consecutive. Ulteriori alti e bassi spinsero Spinelli ad esonerare Colomba ed a richiamare Donadoni, che riuscì a traghettare la squadra verso una salvezza senza troppi affanni e impreziosita anche da qualche soddisfazione, una su tutte il successo casalingo per 1-0 col Milan. Da ricordare anche il 2-2 al Picchi con la Juventus, che consegnò lo scudetto ai bianconeri e vide Protti segnare l'ultimo gol con la maglia amaranto e salutare per l'ultima volta il pubblico livornese. Gli amaranto chiusero al nono posto. Principale artefice della salvezza fu un eccezionale Cristiano Lucarelli, che si aggiudicò la classifica dei capocannonieri con ben 24 centri.

L'anno successivo Donadoni venne riconfermato e il Livorno ingranò la marcia chiudendo il girone di andata al 5º posto in classifica; poco dopo l'inizio del girone di ritorno il mister si dimise a causa di alcune incomprensioni con il presidente[21]. Gli subentrò Carlo Mazzone che però non riuscì a mantenere la squadra in zona UEFA: gli amaranto scivolarono di alcune posizioni in classifica chiudendo noni. In virtù delle penalizzazioni a Juventus, Fiorentina e Lazio, legate allo scandalo calciopoli, al Livorno venne però assegnato il sesto posto ed il conseguente accesso alla Coppa UEFA[22].

Nella stagione 2006-2007 il Livorno disputò il terzo campionato consecutivo in Serie A e, per la prima volta nella sua storia, la Coppa UEFA. Dopo aver superato il primo turno contro gli austriaci del Pasching con due vittorie ed il punteggio complessivo di 3-0, gli amaranto affrontarono nel girone eliminatorio squadre blasonate come Rangers Glasgow, Auxerre, Partizan Belgrado e Maccabi Haifa. Dopo la sconfitta interna con i Rangers (2-3) e i pareggi (tutti per 1-1) con Partizan Belgrado (con gol all'87' del portiere Amelia[23]) e Maccabi Haifa, la squadra passò il turno battendo in trasferta l'Auxerre per 1-0 e piazzandosi al terzo posto del girone. Nei sedicesimi di finale il Livorno fu eliminato dall'Espanyol, essendo stato sconfitto per 1-2 all'andata in casa e per 2-0 al ritorno a Barcellona il 22 febbraio 2007.

Complessivamente furono quindi disputate 8 partite in Coppa UEFA con 3 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte. Il miglior marcatore del Livorno fu Lucarelli con 5 reti. Il primo giocatore andato in gol in una competizione europea nella storia della società è stato Danilevicius contro il Pasching nell'andata del 1º turno, il 14 settembre 2006. In campionato alcuni risultati negativi indussero il presidente Spinelli ad esonerare l'allenatore Arrigoni alla fine del girone di andata. Il tecnico fu però reintegrato dopo pochi giorni, dato il fermo volere della squadra di proseguire con lo stesso allenatore[24]. Il rendimento della formazione toscana, tuttavia, non migliorò sensibilmente, e così Arrigoni venne definitivamente esonerato il 20 marzo 2007. Al suo posto fu chiamato Fernando Orsi che chiuse il campionato in undicesima posizione.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Piermario Morosini durante la sua ultima partita allo Stadio Armando Picchi

L'estate del 2007 fu caratterizzata dalla partenza di Cristiano Lucarelli, ceduto allo Shakhtar Donetsk per 9 milioni di euro[25]. Confermato per la stagione 2007-2008, Orsi venne esonerato dopo che un terribile inizio di campionato vide sprofondare il Livorno all'ultimo posto, con soli due punti in sette giornate. Al suo posto fu chiamato Giancarlo Camolese. Il 28 aprile fu richiamato Orsi dopo che, a tre turni dalla fine, il Livorno era scivolato di nuovo in ultima posizione. Il tecnico non poté evitare la retrocessione, che giunse alla penultima giornata.

La stagione seguente il Livorno riuscì a tornare in Serie A dopo un solo anno di cadetteria. Terminato in testa alla classifica il girone d'andata, i labronici chiusero la stagione regolare al terzo posto e conquistarono la massima serie dopo gli spareggi play-off contro Grosseto e Brescia. Gli amaranto, dopo aver pareggiato a Brescia, si aggiudicarono la finale di ritorno col risultato di 3-0: di Francesco Tavano, Alessandro Diamanti e Martin Bergvold le reti. Francesco Tavano conquistò il titolo di capocannoniere del campionato con 24 reti. La nuova stagione in Serie A vide il ritorno tra le file amaranto di Cristiano Lucarelli che con Tavano e Diamanti avrebbe dovuto comporre il tridente d'attacco livornese.

Negli ultimi giorni di mercato però il presidente Spinelli decise di cedere Diamanti alla squadra inglese del West Ham per circa 6,5 milioni di euro[26], sollevando accese polemiche da parte della tifoseria. La panchina, anche in virtù della vittoria dei play-off, venne riaffidata a Ruotolo, che però non ricevette la proroga da parte della federazione per poter allenare senza patentino di prima categoria. Gli venne quindi affiancato come primo allenatore Vittorio Russo. Esonerato Russo, venne assunto come allenatore Serse Cosmi che all'esordio riuscì a battere, dopo 62 anni, la Roma allo Stadio Olimpico per 1-0 con gol di Tavano. Sotto la direzione di Cosmi la squadra concluse il girone d'andata al 14º posto.

Il 24 gennaio Cosmi diede le dimissioni dopo la sconfitta interna per 2-0 contro il Napoli, a causa di dissidi col presidente Spinelli sulla gestione della squadra. I due il 26 gennaio si riappacificarono, le dimissioni furono rigettate e Cosmi proseguì nella conduzione tecnica della squadra. Gli innesti del mercato di riparazione non furono tuttavia sufficienti a garantire nel girone di ritorno un rendimento tale da portare la squadra alla salvezza. Il 5 aprile 2010 Cosmi venne esonerato dall'incarico di allenatore. La guida tecnica della squadra fu quindi riaffidata a Ruotolo che questa volta poté sedersi in panchina da solo, avendo ottenuto una deroga dalla federazione[27]. Nonostante ciò, la retrocessione in Serie B arrivò con tre giornate di anticipo.

I festeggiamenti dopo la vittoria amaranto nella finale play-off 2012-2013

Al termine della stagione Aldo Spinelli mise in vendita il Livorno[28], ma, non riuscendo a trovare acquirenti adeguati, decise di proseguire alla guida della società. Venne stilato un piano triennale, basato sull'ingaggio di giovani promesse, sulla conferma di alcune pedine e su un deciso taglio del monte ingaggi. Per affrontare il campionato di serie B fu ingaggiato l'esperto allenatore Giuseppe Pillon[29]. Dopo un buon girone d'andata gli amaranto incapparono in una serie di 5 sconfitte consecutive ed il 12 febbraio 2011 Pillon venne sostituito con Walter Novellino. La squadra non riuscì comunque a raggiungere i play-off, chiudendo l'annata al settimo posto.

Durante la pausa estiva i labronici videro l'addio del capitano Francesco Tavano, il ritorno dell'attaccante Paulinho e la conferma di Andrea Luci che da livornese avrebbe indossato la fascia di capitano. Dopo un inizio promettente i risultati diventano altalenanti, e alla vigilia della sosta invernale gli amaranto si ritrovarono al quintultimo posto in classifica. Spinelli esonerò così Novellino sostituendolo con Armando Madonna. Il presidente del Livorno annunciò inoltre di voler "regalare" il club ad un acquirente serio e capace. Il 14 aprile 2012, durante la partita Pescara-Livorno, il centrocampista amaranto Piermario Morosini si accasciò sul campo di gioco a causa di un malore che ne causò la morte. Intanto dopo altre cinque sconfitte consecutive venne esonerato anche Madonna e al suo posto subentrò il direttore generale Attilio Perotti. Il Livorno riuscì ad evitare i play-out soltanto all'ultima giornata.

Nella stagione seguente il Livorno riscatta completamente Luca Siligardi dall'Inter, rinunciando quindi al portiere Bardi sostituendolo con Vincenzo Fiorillo, acquistato insieme al greco Gentsoglou dalla Sampdoria. Sulla panchina si siede il giovane Davide Nicola, ex giocatore del Genoa di Spinelli. Il Livorno si piazza terzo dopo la sconfitta nello scontro diretto contro il Sassuolo e disputa i play-off. Dopo aver eliminato il Brescia in semifinale, i labronici pareggiano l'andata della finale play-off contro l'Empoli. Vincendo 1-0 il ritorno grazie a un gol di Paulinho, il Livorno torna in Serie A[30] dopo 3 stagioni.

Il Livorno inizia la nuova stagione da neopromossa di Serie A con l'obiettivo della salvezza, confermando l'allenatore Nicola che porta con sé la maggior parte del gruppo della B, con in più gli innesti di Innocent Emeghara, Leandro Greco e del nuovo portiere Francesco Bardi. Dopo un buon inizio con 8 punti in 5 partite, il Livorno inanella una serie negativa che lo fa cadere, al giro di boa, in zona retrocessione. A seguito di ciò il presidente Spinelli esonera Nicola e chiama in panchina Attilio Perotti, già in società in diverse vesti dirigenziali, che dopo una sola partita lascia il posto al nuovo tecnico Domenico Di Carlo. Sotto la sua gestione, il Livorno riesce a conquistare solo tre vittorie senza abbandonare la zona retrocessione, tanto che a quattro giornate dal termine Di Carlo viene a sua volta sollevato dall'incarico, richiamando in panchina Nicola. L'11 maggio 2014 la squadra retrocede in Serie B, e per la terza volta nella sua storia conclude il campionato di A all'ultimo posto.

A un anno dal centenario, il 4 luglio 2014 Davide Nicola rassegna le dimissioni dalla guida del Livorno; gli subentra Carmine Gautieri.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria dell'Associazione Sportiva Livorno Calcio
  • 1915 - Fondazione dell'Unione Sportiva Livorno .
  • 1915-1919 - Attività sospesa per la guerra.
  • 1919-1920 - Campione centro-meridionale di Prima Categoria. Sconfitto nella Finalissima Nazionale.


Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Girone eliminatorio di Coppa Italia.
Girone eliminatorio di Coppa Italia.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Girone eliminatorio di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia Semiprofessionisti
Girone eliminatorio di Coppa Italia Semiprofessionisti
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Semiprofessionisti
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Semiprofessionisti
Girone eliminatorio di Coppa Italia Semiprofessionisti
Girone eliminatorio di Coppa Italia Semiprofessionisti
Quarti di finale di Coppa Italia Semiprofessionisti

Girone eliminatorio di Coppa Italia di Serie C.
Girone eliminatorio di Coppa Italia di Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia di Serie C.
Girone eliminatorio di Coppa Italia di Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia di Serie C.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia di Serie C (1º titolo).
Girone eliminatorio di Coppa Italia.
Semifinali di Coppa Italia di Serie C.
Ottavi di finale di Coppa Italia di Serie C.

  • 1990-1991 - 4º nel girone A di Serie C2. Escluso dai campionati nazionali per fallimento societario.
Girone eliminatorio di Coppa Italia di Serie C.
Quarti di finale di Coppa Italia di Serie C.
Ottavi di finale di Coppa Italia di Serie C.
Primo turno di di Coppa Italia di Serie C.
  • 1996-1997 - 2º nel girone B di Serie C2, vince la finale playoff. Promosso in Serie C1.
Secondo turno di di Coppa Italia di Serie C.
Semifinali di di Coppa Italia di Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di di Coppa Italia di Serie C.
Girone eliminatorio di di Coppa Italia di Serie C.

Sedicesimi di finale di Coppa Italia di Serie C.
Girone eliminatorio di Coppa Italia.
Finalista di Coppa Italia di Serie C.
Finalista di Supercoppa di Lega di Serie C.
Girone eliminatorio di Coppa Italia.
Girone eliminatorio di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Terzo turno di Coppa Italia.
Quarto turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Quarto turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Quarto turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

La maglia amaranto nel 1923

Colori[modifica | modifica wikitesto]

Il colore della squadra livornese è l'amaranto, lo stesso della città: questo è stato adottato fin dal 1915, anno di fondazione della società. Attualmente la divisa da gioco è composta da una maglia amaranto con bordature nere e oro, pantaloncini amaranto o neri, e calzettoni pure amaranto; in passato, soprattutto negli anni venti e trenta, il petto della casacca era altresì fasciato da tre strisce orizzontali bianche e verdi

, ornate a loro volta dallo stemma comunale.[31] La seconda muta è invece tradizionalmente di colore bianco con bordature amaranto, abbinata a pantaloncini e calzettoni anch'essi colorati della stessa tinta.

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma originale dell'A.S. Livorno Calcio

Il simbolo è uno stemma circolare a sfondo bianco e contorno amaranto nel quale sono contenute le lettere di colore amaranto ASL, acronimo di Associazione Sportiva Livorno. Inizialmente, dal 1915 al 1991 (anno del fallimento societario), quando la società portava il nome di Unione Sportiva Livorno, le lettere erano USL, con la stessa campitura descritta precedentemente.

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L'inno ufficiale dell'Associazione Sportiva Livorno Calcio è l'Inno amaranto, musica di Alberto Montanari e parole di Giorgio Campi[32]. Nel 2004 il gruppo ska punk de la Banda Bassotti ha inciso una nuova versione dell'inno contenuta nel mini album Baldi e fieri, dedicato al gruppo ultras Brigate Autonome Livornesi.

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Armando Picchi.

Le partite casalinghe dell'A.S. Livorno Calcio si giocano allo stadio comunale cittadino intitolato ad Armando Picchi, situato in piazzale Montello 14, a 400 metri dal mare e dall'Accademia Navale nel quartiere di Ardenza. Proprio per questo lo stadio è anche informalmente noto come l'Ardenza. La capienza ufficiale è di 19.238 posti a sedere[33], cifra che scende a 14.752 per le competizioni UEFA[34].

Lo Stadio Armando Picchi

Dal 1915 al 1933 il Livorno ha giocato le proprie partite casalinghe sul terreno di gioco di Villa Chayes, posto anch'esso nei pressi dell'Accademia. L'impianto aveva una capienza di circa 6.000 spettatori[34]. L'8 ottobre 1933 venne inaugurato il nuovo impianto cittadino (anche se la costruzione fu completata solo nel 1935) con la partita di campionato Livorno-Fiorentina (2-0). La capienza era di 20.000 spettatori, di cui 15.000 seduti[34]. Inizialmente intitolato ad Edda Ciano Mussolini, dal 1990 lo stadio porta il nome del livornese Armando Picchi, uno dei più grandi campioni che hanno vestito la maglia amaranto, scomparso prematuramente nel 1971 all'età di 36 anni[34]. Il settore di gradinata è stato intitolato a Piermario Morosini il 14 aprile 2013, a un anno esatto dalla scomparsa del calciatore[35].

Centro di allenamento[modifica | modifica wikitesto]

Il Livorno svolge le sue sedute di allenamento al centro CONI di Tirrenia, frazione del comune di Pisa.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Dirigenti dell'A.S. Livorno Calcio.

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Livornostemma.png
Staff dell'area amministrativa
  • Italia Aldo Spinelli – Presidente
  • Italia Silvano Siri – Vice presidente
  • Italia Roberto Spinelli - Amministratore delegato
  • Italia Mauro Malatesta - Consigliere
  • Italia Paolo Armenia - Responsabile organizzativo
  • Italia Alessandro Bini – Segretario generale
  • Italia Paolo Nacarlo – Responsabile area comunicazione

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Livornostemma.png
Cronologia degli sponsor ufficiali
Livornostemma.png
Cronologia degli sponsor tecnici


Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori dell'A.S. Livorno Calcio e Categoria:Presidenti dell'A.S. Livorno Calcio.

Gli allenatori[36] e i presidenti[37] dal 1915 ad oggi.

Livornostemma.png
Allenatori del Livorno
Livornostemma.png
Presidenti del Livorno
  • 1915-1919 Italia Arrigo Galeotti
  • 1919-1920 Italia Pietro A. Bossio
  • 1920-1922 Italia Ettore Del Corona
  • 1922-1926 Italia Alberto Folena
  • 1926-1928 Italia Alberto Capitani
  • 1928-1929 Italia Galeazzo Pardera
  • 1929-1932 Italia Augusto Salvini
  • 1932-1936 Italia Emanuele Tron
  • 1936-1944 Italia Bruno Baiocchi
  • 1944-1949 Italia Ricciotti Paggini
  • 1949-1950 Italia Luigi Nesti
  • 1950-1954 Italia Gaetano D'Alesio
  • 1954-1957 Italia Ferruccio Bellandi
  • 1957-1965 Italia Arno Ardisson
  • 1965-1967 Italia Ricciotti Paggini
  • 1967-1968 Italia Renato Tedeschi
  • 1968-1969 Italia Luigi Di Giorgi
  • 1969-1970 Italia Gastone Vivaldi
  • 1970-1972 Italia Renzo Del Ventisette
  • 1972-1973 Italia Gastone Vivaldi
  • 1973-1982 Italia Corasco Martelli
  • 1982-1985 Italia Leo Picchi
  • 1985-1988 Italia Enrico Fernandez Africano
  • 1988-1990 Italia Paolo Salemmo
  • 1990-1991 Italia Carlo Mantovani
  • 1991-1992 Italia Carlo Caresana
  • 1992-1999 Italia Claudio Achilli
  • 1999-oggi Italia Aldo Spinelli


Giocatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori dell'A.S. Livorno Calcio.

Vincitori di titoli[modifica | modifica wikitesto]

Campioni del mondo
Medaglie olimpiche

Il Livorno e la Nazionale italiana[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'elenco dei giocatori che sono stati convocati in Nazionale durante il periodo di militanza nel Livorno[38]:

Nazionale A

Nazionale Under-21

Maglie ritirate[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 dicembre 2005 il Livorno ha ritirato la maglia numero 10 amaranto in onore di Igor Protti. In seguito lo stesso Protti ha però deciso di rimandare in campo la maglia, dichiarando che «è giusto che i giovani possano sognare la maglia numero 10. È giusto rimetterla in gioco»[39]. Al seguito della scomparsa di Piermario Morosini, avvenuta il 14 aprile 2012 nel corso della partita Pescara-Livorno, è stato deciso il ritiro della maglia numero 25[40][41].

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Finalissima: 1919-1920
Secondo posto: 1942-1943
Secondo posto: 1939-1940
Terzo posto: 1935-1936, 1950-1951, 2003-2004, 2008-2009, 2012-2013
Secondo posto: 1959-1960 (girone B), 1962-1963 (girone B)
Finale: 2001-2002
Finale: 2002

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 2 1919-1920 1920-1921 29
Prima Divisione 5 1921-1922 1925-1926
Divisione Nazionale 4 1926-1927 1945-1946
Serie A 18 1929-1930 2013-2014
Serie B 24 1931-1932 2014-2015 24
Serie C 17 1952-1953 1977-1978 32
Serie C1 15 1978-1979 2001-2002
Serie C2 7 1983-1984 1996-1997 7
CND 1 1992-1993 1

In 92 stagioni sportive disputate a livello nazionale dopo la fine della prima guerra mondiale. Non è compresa la stagione 1991-1992, in cui il Livorno disputò il campionato di Eccellenza della Toscana a causa del proprio fallimento.

Partecipazione alle coppe europee[modifica | modifica wikitesto]

Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione
Coppa UEFA 1 2006-2007

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti in campionato (compresi i play-off) dal 1929 fino ad oggi[42][43].

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Record di presenze
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Record di reti


Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brigate Autonome Livornesi.
La curva dei tifosi del Livorno

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Derby calcistici in Toscana.

La tifoseria labronica ha, da sempre, nel Pisa la sua più grande avversaria calcistica, così come forte è il campanilismo tra le due città anche in ambiti non sportivi. Nel contesto toscano vi è rivalità anche con il Siena, l'Arezzo, la Lucchese. Altre grandi rivalità, più recenti, sono nate con la Lazio, la Roma, la Juventus, l'Inter, il Milan, il Modena, il Brescia, il Padova, il Varese, l'Ascoli, la Triestina, il Verona, la Sampdoria, lo Spezia, il Como, il Catania, il Frosinone, la Massese, la Carrarese ed il Pontedera.

Gli unici gemellaggi attualmente stretti dagli ultras livornesi sono quelli con i tifosi dell'Olympique Marsiglia e dell'AEK Atene. Buoni rapporti vi sono con le tifoserie organizzate di Pescara, Ternana e Cosenza[44]; mentre si registra un'amicizia nel segno dell'antifascismo con la tifoseria del Celtic Glasgow[45] e Virtus Verona. Buoni rapporti all'estero anche con la tifoseria turca dell'Adana Demirspor Kulübü[46].

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Associazione Sportiva Livorno Calcio 2014-2015.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Rosa aggiornata al 1º settembre 2014.[47]

N. Ruolo Giocatore
1 Italia P Luca Mazzoni
3 Germania D Giuseppe Gemiti
4 Italia D Alessandro Bernardini
5 Brasile D Emerson
7 Italia C Luca Belingheri
8 Italia C Marco Moscati
9 Uruguay C Juan Surraco
10 Italia C Andrea Luci (capitano)
11 Italia D Alessandro Lambrughi
13 Italia C Daniele Bartolini
14 Colombia C Jonny Mosquera
15 Italia C Andrea Molinelli
16 Bulgaria A Andrej Gǎlǎbinov
N. Ruolo Giocatore
17 Italia D Federico Ceccherini
18 Brasile A Jefferson
19 Italia C Jami Rafati
20 Slovenia C Enej Jelenič
21 Italia D Lorenzo Gonnelli
22 Italia P Matteo Cipriani
3 Brasile D Maicon Da Silva Moreira
24 Italia A Daniele Vantaggiato
26 Italia A Luca Siligardi
27 Italia C Marco Biagianti
28 Croazia C Damjan Đoković
31 Italia A Aniello Cutolo
36 Italia P Achille Coser

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Livornostemma.png
Staff dell'area tecnica
  • Italia Attilio Perotti – Responsabile area tecnica
  • Italia Elio Signorelli – Direttore sportivo
  • Italia Carmine Gautieri – Allenatore
  • Italia Luciano Foschi – Allenatore in seconda
  • Italia Lorenzo Riela – Preparatore atletico
  • Perù Javier Livia – Preparatore atletico
  • Italia Pietro Spinosa – Preparatore dei portieri
  • Italia Manlio Porcellini – Responsabile sanitario

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 99Amaranto, Moviesushi. URL consultato il 9 giugno 2013.
  2. ^ La storia dell'A.S. Livorno Calcio, Livorno calcio. URL consultato il 9 giugno 2013.
  3. ^ 96 anni di storia per il Livorno Calcio, Lega serie B. URL consultato il 10 giugno 2013.
  4. ^ a b c d e f g h L'Internazionale F.C. di Milano batte faticosamente l'U.S. Livorno in La Stampa, 21 giugno 1920, p. 4. URL consultato il 9 giugno 2013.
  5. ^ La finale contro l'Inter, Forzalivorno. URL consultato il 9 giugno 2013.
  6. ^ Milanstory: Mario Magnozzi, Rossonerisiamonoi. URL consultato il 9 giugno 2013.
  7. ^ Lo stadio Armando Picchi, Livorno calcio. URL consultato il 9 giugno 2013.
  8. ^ Lo scudetto sfiorato, Forzalivorno. URL consultato il 9 giugno 2013.
  9. ^ Formazioni, Forzalivorno. URL consultato il 9 giugno 2013.
  10. ^ Armando Picchi. URL consultato il 9 giugno 2013.
  11. ^ La promozione in B 1953-1964, Forzalivorno. URL consultato il 9 giugno 2013.
  12. ^ L'invasione col Monza del 1967, Forzalivorno. URL consultato il 9 giugno 2013.
  13. ^ La promozione sfiorata, Forzalivorno. URL consultato il 9 giugno 2013.
  14. ^ La Coppa Italia del 1987, Forzalivorno. URL consultato il 9 giugno 2013.
  15. ^ Paloscia Raffaello, Condannato il Livorno: 4 punti di penalizzazione, Corriere della sera, 7 marzo 1998.
  16. ^ Inconcepibile decisione a Roma in Il Tirreno, 15 settembre 1998. URL consultato il 15 settembre 2010.
  17. ^ Finale a Perugia. Oltre diciottomila tifosi al seguito degli amaranto Livorno, caccia alla B contro la Cremonese in Il Tirreno, 14 giugno 1998. URL consultato il 9 giugno 2013.
  18. ^ Non bastano 120' sempre all'attacco: cinque palle gol, una traversa (De Vincenzo), due salvataggi sulla linea Livorno, l'ultimo scherzo del destino L'arbitro non vede due rigori E in serie B va la Cremonese in Il Tirreno, 15 giugno 1998. URL consultato il 9 giugno 2013.
  19. ^ «Io, il Livorno e vent anni tutti d'un fiato» in Il Tirreno, 25 settembre 2003. URL consultato il 16 settembre 2010.
  20. ^ Diecimila livornesi a San Siro insulti e bandane contro Berlusconi in la Repubblica, 11 settembre 2004. URL consultato il 10 giugno 2013.
  21. ^ Livorno: Donadoni si è dimesso, 7 febbraio 2006. URL consultato il 10 giugno 2013.
  22. ^ Appello, Juve in B a meno 17. Milan, Fiorentina e Lazio in A in Gazzetta dello Sport, 25 luglio 2006. URL consultato il 10 giugno 2013.
  23. ^ Amelia s'inventa goleador e salva il Livorno in Corriere della Sera, 02 novembre 2006. URL consultato il 25 luglio 2009.
  24. ^ Vince Lucarelli, Arrigoni resta in Gazzetta dello Sport, 16 gennaio 2007. URL consultato il 16 settembre 2010.
  25. ^ Cristiano Lucarelli allo Shakhtar Donetsk in la Repubblica, 19 luglio 2007. URL consultato il 9 settembre 2010.
  26. ^ Diamanti al West Ham, è fatta in la Repubblica, 25 agosto 2009. URL consultato il 9 settembre 2010.
  27. ^ Livorno, esonerato Cosmi. Tocca ancora a Ruotolo in La Gazzetta dello Sport, 5 aprile 2010. URL consultato il 10 giugno 2013.
  28. ^ Spinelli: «Ecco quanto costa il Livorno» in Il Tirreno, 30 aprile 2010. URL consultato il 10 giugno 2013.
  29. ^ Spinelli restò presidente, Pillon nuovo allenatore del Livorno, Sky Italia, 4 giugno 2010. URL consultato il 10 giugno 2013.
  30. ^ Serie B, Playoff: Livorno promosso in Serie A nel ricordo di Morosini, Inamaranto, 3 giugno 2013. URL consultato il 10 giugno 2013.
  31. ^ Welter, p. 102
  32. ^ Inno, livornocalcio.it. URL consultato il 15 settembre 2010.
  33. ^ Impianti superiori a 7500 Impianti superiori a 7500, osservatoriosport. URL consultato il 10 giugno 2013.
  34. ^ a b c d Lo stadio Armando Picchi, Livorno calcio. URL consultato il 1º settembre 2010.
  35. ^ Livorno: gradinata intitolata a Morosini, ansa.it. URL consultato il 22 ottobre 2013.
  36. ^ Bruno Damari, Amaranto story 2, Livorno, Il Quadrifoglio, 1997. .
  37. ^ I presidenti, Livorno calcio. URL consultato il 10 giugno 2013.
  38. ^ Convocati per società, FIGC. URL consultato il 10 giugno 2013.
  39. ^ Protti rimanda in campo il 10, a Livorno lo avrà Tavano in gazzetta.it, 20 luglio 2007. URL consultato il 10 giugno 2013.
  40. ^ Morosini: Livorno e Vicenza ritirano la maglia numero 25. Il dolore dei compagni, Sport.notizie.it. URL consultato il 10 giugno 2013.
  41. ^ Morosini, Livorno ritira maglia n.25 in Corriere dello sport, 16 aprile 2012. URL consultato il 10 giugno 2013.
  42. ^ I fedelissimi, Livorno calcio. URL consultato il 1º settembre 2010.
  43. ^ Classifica storico marcatori, UsLivorno.it sito non ufficiale. URL consultato il 1º settembre 2010.
  44. ^ Gemellaggi calcio, Baritube. URL consultato il 10 giugno 2013.
  45. ^ Livorno calcio, Gruppo sezione Novara. URL consultato il 10 giugno 2013.
  46. ^ Tifoserie toscane
  47. ^ Rosa, livornocalcio.it. URL consultato il 24 settembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Bianchi, Schizzi di storia amaranto, Livorno, Nuova Fortezza, 2000.
  • Raimondo Bongini, Carlo Pannocchia, Stefania Ciurli "SpinelliAdeh", Livorno, Benvenuti e Cavaciocchi, 2007.
  • Marco Ceccarini, Il ritorno dei nobili plebei, Articolo 21.
  • Marco Ceccarini e Franco Chiarello, La favola amaranto, Livorno, Dedalus fecit, 1984.
  • Franco Chiarello, Enciclopedia amaranto, Livorno, Il quadrifoglio, 2005.
  • Nando Dalla Chiesa, Capitano, mio Capitano, Arezzo, Limina, 2005, ISBN 88-86713-58-4
  • Bruno Damari, Fabrizio Pucci, Carlo Quercioli, Amaranto story 2, Livorno, Il quadrifoglio, 1997.
  • Bruno Damari e Carlo Quercioli, 1915-2005 Le più belle pagine degli amaranto, Livorno, Il quadrifoglio, 2005.
  • Elisabetta De Paz, Franco Chiarello, Ugo Canessa, La storia del calcio a Livorno (1904/1984), Livorno, Il quadrifoglio, 1993.
  • Mario Di Luca, Amaranto di altri tempi 1933-1943, Livorno, Debatte, 2007, ISBN 88-86705-95-6.
  • Mario Di Luca, Gli anni ruggenti amaranto 1915/1933, Livorno, Debatte, 2005, ISBN 978-88-86705-48-6.
  • Mario Di Luca, Il calcio a Livorno 1905/1922, Fornacette, Mariposa, 2000.
  • Carlo Fontanelli, Paolo Nacarlo, Fabio Discalzi, Amaranto, eterna passione, Empoli, Geo, 2006.
  • Carlo Fontanelli, Paolo Nacarlo, Fabio Discalzi, Igor Protti – Il signore del gol , Empoli, Geo, 2007.
  • Carlo Pallavicino, Tenetevi il miliardo, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2004, ISBN 978-88-8490-558-1
  • Giorgio Welter, Livorno in Le maglie della Serie A, Milano, Codice Atlantico, 2013, pp. 102-105, ISBN 978-88-905512-9-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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