Lingua piemontese

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Piemontese (Lenga piemontèisa)
Parlato in Italia Italia
Argentina Argentina
Brasile Brasile
Francia Francia

Australia Australia
Uruguay Uruguay
Stati Uniti Stati Uniti d'America

Regioni Piemonte Piemonte, eccetto comuni walser di Valsesia e Ossola, Novarese orientale, Novese, Ovadese, Tortonese e Verbano-Cusio-Ossola (nelle aree arpitane e occitane e nell'Alta Val Tanaro, il piemontese è parlato accanto rispettivamente a francoprovenzale, occitano e ligure)
Lombardia Lombardia (Lomellina occidentale)
Valle d'Aosta Valle d'Aosta (bassa valle)
Liguria Liguria (nord dello spartiacque alpino in provincia di Savona)
Persone 2.000.000 di parlanti più 1.000.000 di competenza passiva
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Romanze
  Galloromanze
   Galloitaliche
    Piemontese
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 pms  (EN)
SIL PMS  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
"Tùit j'uman a nasso lìber e autretaj për dignità e drit. A l'han rason e cossiensa e as compòrto antra 'd lor scond në spìrit ëd fradlansa."

La lingua piemontese[1] (nome nativo Piemontèis, codice ISO 639-3 pms) è una lingua neolatina occidentale appartenente al sistema delle lingue gallo-italiche parlate nell'Italia settentrionale; secondo taluni studiosi sembra costituire una transizione tra le parlate gallo-italiche dell'Italia del Nord e le lingue galloromanze transalpine. È riconosciuto fra le lingue minoritarie europee dal 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa) ed è inoltre censito dall'UNESCO (Atlante mondiale delle lingue in pericolo) tra le lingue meritevoli di tutela.
Si caratterizza per la ricchezza del consonantismo, tanto come del vocalismo, per le sue particolarità morfologiche, sintattiche e lessicali, che lo differenziano nettamente dall'italiano.Inoltre la particolarità del piemontese è che parzialmente diverso in ogni comune o addirittura vi possono essere differenze tra il capoluogo comunale e le frazioni e a distanza di pochi chilometri possono cambiare termini e anche pronunce e forme verbali.

Il piemontese deve ritenersi una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie che, all'art. 1, afferma che "per «lingue regionali o minoritarie» si intendono le lingue [...] usate tradizionalmente sul territorio di uno Stato dai cittadini di detto Stato che formano un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato [...] diverse dalla(e) lingua(e) ufficiale(i) di detto Stato". La Carta è stata firmata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998 (l'Italia l'ha firmata il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata). Inoltre, il 15 dicembre 1999 il Consiglio Regionale del Piemonte ha ufficialmente riconosciuto il piemontese quale lingua regionale del Piemonte.[2]

Come lingua scritta il piemontese si usa fin dal XII secolo (Sermoni subalpini), ma una vera koinè si sviluppa solo nel Settecento, epoca che vede la nascita di una letteratura a carattere nazionale che tocca poco per volta tutti i generi: dalla lirica al romanzo, alla tragedia e all'epica.[3].
La grafia piemontese si basa sulla tradizione del Settecento; nel Novecento ha goduto di una standardizzazione più precisa e completa, che ha dato un non piccolo contributo alla stabilità e all'unità della lingua. Quest'ultima subisce l'influenza dell'italiano che, fin dagli anni sessanta del XVI secolo è la lingua legislativa, amministrativa e dell'istruzione in Piemonte (perfino l'Università di Torino fu rimodellata nel 1566 secondo gli schemi dell'Ateneo bolognese). La prevalenza della lingua ufficiale dello Stato potrebbe, secondo taluni, mettere in pericolo il Piemontese che rischierebbe in tal modo di scomparire nel corso del XXI secolo, se non si interviene con misure serie per garantirne la sopravvivenza.
La lingua piemontese si è formata dall'innesto del latino sugli idiomi celtici e celto-liguri dopo l'occupazione del Piemonte da parte dei Romani, con successivi apporti di vocaboli dall'italiano, dal francese, dal franco-provenzale, dagli idiomi occitani, germanici ed in minima parte dallo spagnolo.

L'area linguistica piemontese si compone di diversi dialetti che possiamo riunire in tre gruppi:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fra le lingue neo-latine il Piemontese, nella sua storia, è una delle lingue che si sono maggiormente semplificate. Verso la fine del XVII secolo il passato remoto e il trapassato remoto erano già completamente estinti[4], successivamente è caduto l'articolo prima dell'aggettivo possessivo[5] e si sono sviluppate forme più semplici con indicativo e condizionale in alternativa all'uso del congiuntivo, soprattutto dei suoi tempi composti.[6] Successivamente, con la massiccia penetrazione dell'italiano, il lessico italiano ha influenzato quello più proprio piemontese e così parole come per esempio "ancreus", "përtus", "parpajon" e "adret" sono state rispettivamente sostituite da "profond"[7], "beucc", "farfala" e "velos". Nel secolo XVIII venne stampata la prima grammatica della lingua piemontese (in piemontese: gramàtica piemontèisa) ad opera del medico Maurizio Pipino presso le Stamperie Reali (1783); però era incompleta. L'unica versione di una certa completezza è quella di Arturo Aly Belfàdel, pubblicata a Noale nel 1933. La "Gramàtica Piemontèisa" di Camillo Brero è scritta interamente in piemontese, ciò porta a una difficile comprensione da parte di persone non piemontesi, ma le conferisce un'immediata comprensibilità in Piemonte.

Oggi sono disponibili diverse risorse sulla rete: due dizionari consultabili direttamente online[8][9] e alcune grammatiche, fra cui spicca una trilingue (in piemontese, italiano e inglese)[10]. Sulla rete la lingua piemontese si è ritagliata piccoli spazi in cui viene usata soprattutto per iscritto contribuendo quindi a un avvicinamento di alcune persone a scrivere nella corretta grafia della koinè. Fra i pochi alfabetizzati si verifica inoltre un processo denominato dai linguisti "ausbauization", o più semplicemente purismo, per cui si tende all'uso di parole autoctone o di derivazione francese, evitando l'uso di italianismi. Alcuni esempi possono essere "malfè" e "belfè" al posto di "dificil" e "facil", oppure "belavans" invece di "purtròp" o ancora "nopà" al posto di "anvece". Un altro fenomeno a cui si assiste soprattutto nella Wikipedia piemontese, è quello della codifica di nuove parole per definire oggetti di recente invenzione. Per esempio per parlare di uno schermo piatto si è adottata la parola "ecran" o per definire il "mouse" si usa la parola "rat", che vuol dire per l'appunto topo.[11] Un ulteriore fenomeno è quello sempre più marcato di includere le varianti in un'unica Dachsprache (dal tedesco "lingua-tetto") invece di tenerle divise. La lingua tetto accetta tutte le parole a prescindere dalla loro precisa provenienza geografica all'interno del territorio in cui si parla piemontese. All'interno della lingua tetto non sarà più tipicamente astigiano parlare di un ragazzo con la parola "fanciòt", ma l'obiettivo sarà quello di rendere utilizzata e compresa la parola fanciòt da tutti gli alfabetizzati di ogni provenienza.[12]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Fonetica[modifica | modifica wikitesto]

  • Il gruppo latino delle occlusive -CT diventa –it-, come in francese: NOCTEM > neuit; LACTEM > làit.
  • Le consonanti latine occlusive non sonore /p/, /t/, /k/, subiscono un indebolimento o perfino cadono: FORMICAM > furmìa; APRILEM > avril.
  • I nessi sillabici CE- CI- GE- GI-, che in latino sono velari /k/-/g/, diventano fricative alveolari /s/: CINERE > sënner; CENTUM > sent; oppure affricata alveopalatale /dz/: GINGIVA > sansivia.
  • Si usa la ë prostetica (come un tempo la i- in italiano, oggi desueta) dinanzi a tutte le parole che iniziano per s + consonante o gruppi consonantici difficili, se la parola precedente termina con consonante: sinch ëstèile; quatr ëfnoj; i son ëstàit.

Morfologia e sintassi[modifica | modifica wikitesto]

Sostantivi e aggettivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvo alcune eccezioni il singolare e il plurale dei nomi maschili sono identici: ël cit / ij cit; ël prèive / ij prèive.
  • I plurali femminili derivano dall'accusativo latino (come in francese, spagnolo eccetera) non dal nominativo (come in italiano e nei suoi dialetti).
  • Nella proposizione comparativa, per esprimere il secondo termine di paragone si usa “che” e non “di”: cost lìber a l'é pì bel che‘l tò.
  • Gli aggettivi numerali ordinali si fermano a sest o setim, oltre si usa la forma col che a fa neuv

Pronomi personali[modifica | modifica wikitesto]

  • La frase piemontese affermativa usa obbligatoriamente il pronome personale soggetto atono (con o senza presenza del pronome personale soggetto tonico), il che dà origine ad una struttura grammaticale aliena tanto all'italiano quanto al francese (Mi) i son.
  • Nelle forme interrogative può essere utilizzata una particella interrogativa enclitica (e in questo caso in genere scompare il pronome verbale) Veus-to deje deuit a sossì?.
  • Per esprimere i casi locativo e dativo si aggiungono spesso particelle dative e locative ai pronomi verbali I-i son ansima; I-j diso; sebbene la pronunzia spesso varii in modo appena percettibile, la differenza tra locativo i e dativo j viene espressa nella forma scritta.
  • Spesso il pronome personale oggetto viene raddoppiato. Es: mi ha detto = am ha dime.
  • I complementi clitici nei tempi composti si pospongono al verbo: i l'hai faje; a l'ha dijlo.

Pronomi ed avverbi interrogativi[modifica | modifica wikitesto]

  • Le interrogative introdotte da avverbio o pronome necessitano spesso dell'uso del pronome “che”. Altrettanto gli avverbi e i pronomi delle frasi affermative: chi ch'a l'é? = chi è?; quand ch'i rivo = quando arrivo; chi ch'a l'ha dimlo = chi me lo ha detto.

Verbi[modifica | modifica wikitesto]

  • Persiste in piemontese la desinenza sigmatica latina, come anche nel friulano (-S) della seconda persona singolare verbale, che invece cade in italiano:
    • nella desinenza della seconda persona singolare del presente indicativo negli ausiliari e nei verbi irregolari: it ses; it vas; it l'has; it sas.
    • nella desinenza della seconda persona singolare del futuro di tutti i verbi: it cantras; it sernras...
    • nella desinenza della seconda persona singolare di ogni modo e tempo nella costruzione della forma interrogativa con il relativo pronome: it càntës-to?; it fas-to?; it parlàvës-to?...
  • La negazione si pone dopo il verbo o l'ausiliare: i mangio nen; i l'hai nen mangià.
  • Si preferisce porre il modo finito del verbo (forma esplicita) in luogo dell'infinito: so di scrivere male = i sai ch'i scrivo mal.
  • Esiste un imperativo negativo (assente in italiano, ove si usa la forma infinita) Fa pa lolì!
  • Si adoperano spesso gli infiniti sostantivati in luogo del sostantivo italianizzato: es: il battito del cuore = ël bate dël cheur; una bella parlata = un bel parlé; un'andatura sostenuta = un bel andé.
  • Le forme italiane “sono io, sei tu...” si trasformano in “a l'é mi, a l'é ti/i sun mi,i ses ti/it sun mi,itz sæi ti...”. Es: sono io che l'ho comprato = a l'é mi ch'i l'hai catalo/i sun mi chi l'hai catalo/it sun mi chi leu catalo.
  • In luogo del participio presente (che non esiste) e del gerundio, per evidenziare la continuità dell'azione, si suole adoperare l'espressione “esse ‘n camin che...”. es.: Dove stai andando? = Anté ch'it ses an camin ch'it vas? Il sole morente sul fiume = ël sol an camin ch'a meuir an sël fium.
  • Quando il futuro è già evidenziato da un complemento di tempo il verbo resta al presente: doman i rivo = domani arriverò.
  • In piemontese il tempo verbale che in italiano corrisponde al passato remoto è scomparso dall'uso fin dal Settecento. Viene usato al suo posto il passato prossimo: Una settimana fa andai si traduce na sman-a fa i son andàit. Al limite se si tratta di tempi molto remoti si utilizza il trapassato prossimo : Ci andai dieci anni fa diventa I j'era andaje ch'a l'é des agn. Questa caratteristica è così profonda che anche nel parlare in Italiano i Piemontesi utilizzano molto raramente il passato remoto.

Preposizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • La preposizione articolata “nel” seguita dalla data o dall'epoca, si sostituisce con dël: nel 1783 = dël 1783; nel 2002 = dël 2002.o in altri casi si dice anche n'tel o n'tël (es.n'tël duimìladui)

Grafia e fonologia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale grafia del piemontese è stata introdotta negli anni trenta dallo scrittore e letterato subalpino Pinin Pacòt. Esistevano altri tipi di grafie, ancora oggi saltuariamente usate. L'alfabeto piemontese è costituito da 25 lettere, 4 in più rispetto a quello italiano (ë, j, n- e ò) con cui condivide la maggior parte delle caratteristiche; vi sono 8 vocali (a, e, ë, i, ò, o, ó e u), le restanti lettere sono tutte consonanti; esiste anche il gruppo vocalico eu che è sempre tonico e si pronuncia con suono unico, esattamente secondo la pronuncia francese (es.: reusa, "rosa" in italiano; oppure cheur, "cuore"; oppure feu, "fuoco"; oppure cheuse, "cuocere"). La sua trascrizione fonetica è ø.

La pronuncia di ogni lettera è uguale a quella italiana con le seguenti eccezioni:

e senza accento, in sillaba chiusa (cioè in sillaba dove la e è seguita da consonante), si pronuncia aperta (ɛ) (es.: pento, "pettine"; oppure mercà, "mercato"), mentre in sillaba aperta (cioè in sillaba che finisce con la e), si pronuncia chiusa (e) (es.: pera, "pietra"; oppure lese, "lèggere");

è con accento grave, ha sempre suono aperto (ɛ), più aperto rispetto alla pronuncia della e aperta in italiano (es.: enèrgich, "energico"; oppure përchè, "perché" in italiano; oppure cafè, "caffè");

é con accento acuto, ha sempre suono chiuso (e) (es.: , "fare"; caté, "comprare"; lassé, "lasciare");

ë detta "semimuta", ha uno suono stretto (ə), appena pronunciato, simile a quello della pronuncia dell'articolo francese "le" (es.: fërté, "strofinare"; chërde, "credere"; fëtta, "fetta"), viene detta anche tersa vocal piemontèisa ("terza vocale Piemontese");

o senza accento, si pronuncia come la u in italiano (u) (es.: Piemont, "Piemonte"; conté, "raccontare"; sol, "sole" (sostantivo); mon(ch), "mattone"). Nelle antiche grafie "non standard" si scriveva ou oppure u oppure ô e talora anche ö;

ò con accento grave, si pronuncia come la o aperta in italiano (ɔ), in piemontese è sempre tonica (es.: dòp, "dopo"; còla, "colla"; oppure fòrt, "forte"). Nelle antiche grafie "non standard" era sempre scritta o;

ó con accento acuto è utilizzata nei rari casi in cui l'accento tonico cade sul suono o (l'italiana "u") in parole in cui è necessario segnalare l'accento. Se venisse utilizzo l'accento grave verrebbero confusi i foni e si pronuncerebbe ɔ. (es.: "róndola", "rondine"; "ragó", "ragù");

u senza accento, si pronuncia come la u in francese o come la ü in tedesco (y) (es.: butir, "burro"; muraja, "muro"; curt, "corto"; tuf, "afa"). Nelle antiche grafie "non standard" talvolta appariva scritta ü ed in rari casi û;

c ha sempre suono dolce davanti ad i oppure e (es.: cel, "cielo"; ciòca, "campana"); per rendere il suono duro davanti ad i oppure e si interpone la lettera h (es.: schers, "scherzo"; chitara, "chitarra"); davanti alle altre vocali ha sempre il suono duro (es.: còl, "collo"; cossa, "zucca"); a fine parola se ha suono duro si aggiunge la lettera h (es.: strach, "stanco"; tòch, "pezzo"; pacioch, "fango"), se invece ha suono dolce si raddoppia la c (es.: sbrincc, "spruzzo"; oppure baricc, "strabico");

g ha sempre suono dolce davanti ad i oppure e (ʤ) (es.: gent, "gente"; giust, "giusto"); per rendere il suono duro davanti ad i oppure e si interpone la lettera h (es.: ghërsin, "grissino"; ghignon, "antipatia"); davanti alle altre vocali ha sempre il suono duro (es.: gat, "gatto"; gòj, "gioia"); a fine parola se ha suono duro si aggiunge la lettera h (es.: lagh, "lago"; borgh, "borgo"), se invece ha suono dolce si raddoppia la g (es.: magg, "maggio"; oppure assagg, "assaggio" in italiano);

j si pronuncia come la i iniziale di "ieri" in italiano (j) (es.: braje, "pantaloni"; oppure cavej, "capelli"), ha talora valore etimologico e di solito sostituisce il gruppo gl in italiano (es.: feuje, "foglie"; fija, "figlia");

n può avere pronuncia dentale, come in italiano, o faucale, cioè con suono nasale simile alla pronuncia della n (ŋ) nella parola italiana "fango"; il primo si ha sempre quando si trova all'inizio di una parola (es.: nas, "naso"; nos, "noce"), il secondo si ha quando si trova alla fine di una parola (es.: pan, "pane"; can, "cane"); per indicare la pronuncia dentale a fine parola la n viene raddoppiata (es.: ann, "anno"; pann, "panno"; afann, "affanno");

n- ha pronuncia esclusivamente faucale, cioè con suono nasale simile alla pronuncia della n nella parola italiana "fango" (ŋ), e si usa per indicare il suono faucale in corpo di parole (es.: lun-a, "luna"; sman-a, "settimana"; galin-a, "gallina");

s ha suono duro, con pronuncia detta sorda (s), ad inizio di parola (es.: supa, "zuppa"; sòco, "zoccolo"), dopo consonante in corpo di parola (es.: sensa, "senza"; lòsna, "fulmine"); ha invece suono dolce, con pronuncia detta sonora (z), in fine di parola (es.: nas, "naso"; tornavis, "cacciavite"), o tra due vocali in corpo di parola (es.: reusa, "rosa"; frisa, "briciola"); in caso di S sorda in fine di parola o tra due vocali la S si scrive doppia (es.: rossa, "rossa"; fossal, "fosso"; bass, "basso"; poss, "pozzo"); si tenga presente che in piemontese la S, anche quando è scritta SS per conferirle il suono sordo, non si pronuncia mai doppia.

z si pronuncia sempre come la s dell'italiano "rosa"; in piemontese non esiste il suono della Z italiana (es.: zanziva, "gengiva"; monze, "mungere");

v ha una pronuncia simile alla u della parola italiana "paura" (w), quando si trova in posizione finale di parola (es.: ativ, "attivo"; luv, "lupo"; euv, "uovo"); negli altri casi mantiene la stessa pronuncia della v in italiano (v) (es.: lavé, "lavare"; oppure savèj, "sapere").

Esistono anche gruppi di lettere con specifiche caratteristiche di pronuncia:

s-c si pronuncia con la successione dei due suoni distinti di s e c (st͡ʃ) (es.: s-cet, "schietto"; s-cianché "strappare"); tale scrittura sottolinea che in Piemontese non esista il gruppo sc della lingua italiana;

e dittonghi:

au, ua, ue e ui con a, e ed i toniche, cioè accentate, si pronunciano come in italiano, ovvero con la pronuncia della u (w) come in italiano (es.: quàder, "quadro"; guèra, "guerra"; quìndes, "quindici");

ùa, ùe, ùi e iù'; in questi dittonghi la u tonica ha la normale pronuncia piemontese (es.: crùa, "cruda"; sùit, "asciutto"; fiùsa, "fiducia").

Accentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si segna l'accento tonico sulle sdrucciole (stiribàcola), sulle tronche uscenti in vocale (parlè, pagà, cafè), sulle piane uscenti in consonante (quàder, nùmer), sul dittongo ei se la e è aperta (piemontèis, mèis), sul gruppo ua quando la u vale ü (batùa), e su gruppi di i più vocale alla fine di una parola (finìa, podrìo, ferìe). L'accento si segna anche in pochi altri casi isolati dove non occorrerebbe per regola o per indicare eccezioni (tèra, amèra dove la e di sillaba aperta dovrebbe essere chiusa mentre è aperta) e può facoltativamente segnarsi sulla e delle finali -et, -el per indicarne il grado di apertura (bochèt, lét). L'accento serve inoltre a distinguere alcune coppie di omografi (sà =verbo, sa =questa, là= avverbio, la =articolo).

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

Il problema maggiore quando è stata scritta la prima grammatica piemontese era quello di giungere alla fissazione di una grafia chiara, semplice e rispondente sia alla storia sia alla struttura fonetica e morfologica del dialetto.

La maggiore differenza tra l'italiano e il piemontese consiste nel fatto che il latino ha avuto nel Piemonte alterazioni ben maggiori che in Toscana: le parole piemontesi sono più brevi (es.: in piemontese si dice fnoj, maslè, plè, tajè che corrispondono all'italiano finocchio, macellaio, pelare, tagliare pur derivano tutte dal latino fenuculum, camellarius, pilare, taliare). I nessi latini cl e gl hanno dato luogo a c e g palatali: da clamare abbiamo ciamé e da glanda abbiamo gianda, mentre in italiano si dicono chiamare e ghianda. Il nesso ct è passato a it (lactem=lait) come in francese, mentre in italiano si dice tt (latte). Il piemontese ha nove suoni vocalici (i o é è u eu ë a ò) di cui tre non trovano corrispondenza nei sette italiani. In seguito alla caduta delle vocali di fine parola, non esiste distinzione tra il singolare e il plurale dei nomi maschili, eccetto per quelli terminanti in -l. Inoltre alcune parole che in italiano sono maschili hanno assunto il genere femminile in piemontese: la fior (il fiore), la sal (il sale), la mel (il miele),la ram (il rame), eccetera.Accadono invece casi molto particolari come (La/ël)"Càöd" (Caldo) che puo essere usato sia col maschile o col femminile 1.Adès à fa n'a Càöd (letteralmente in italiano "Fa una caldo") 2 .Adès a fa n'Caöd (Struttura come in italiano, "Fa un caldo") Invece per dire: Piatt Caud(Piatto Caldo),Cicolàda Caöda(Cioccolata Calda) si usa normalmente il maschile e il femminile


Da molto tempo è passata l'età in cui in Piemonte si parlava soltanto il piemontese per via dell'influenza dell'italiano dopo l'unificazione della penisola. In quel periodo, però, il piemontese era parlato da tutte le classi sociali e si sviluppò una ristretta ma pregevole letteratura, che gli conferisce una buona dignità di lingua.

Articolo[modifica | modifica wikitesto]

Di solito posto davanti ad un sostantivo, talvolta aiuta a definirlo per caso o genere; può essere determinativo o indeterminativo, maschile o femminile, singolare o plurale.

Tipo Genere Numero Articolo Esempi
Determinativi Maschile Singolare ël ('l)
lë (l')
ël can; ciamé'l can
lë scolé; l'aso
Plurale ij ('j)
jë (j')
ij can; ciamé'j can
jë scolé; j'aso
Femminile Singolare la
(l')
la farfala; la stòria
l'ongia
Plurale le
(j')
le farfale; le stòrie
j'onge
Indeterminativi Maschile Singolare un ('n)
në (n')
un can; ciamé'n can
në scolé; n'aso
Plurale ëd ('d)
dë (d')
ëd can; ciamé'd can
dë scolé; d'aso
Femminile Singolare na
na (n')
na farfala
na stòria; n'ongia
Plurale ëd ('d)
dë (d')
ëd farfale; ciapé'd farfale
dë stòrie; d'onge

Verbi[modifica | modifica wikitesto]

Verbi ausiliari

Verbo esse ("essere")

Mi i son
Ti it ses /Ti ses/Ti t'zæi/Ti Seos
Chiel/chila a l'é
Noiàutri i soma
Voiàutri i seve
Lor a son

Verbo avèj ("avere")

Mi i l'hai \ l'heu
Ti it l'has /Ti l'has
Chiel/chila a l'ha
Noiàutri i l'oma
Voiàutri i l'eve
Lor a l'han

Verbi regolari

Prima coniugazione: Verbo canté ("cantare")

Mi i canto
Ti it cante
Chiel/chila a canta
Noiàutri i cantoma
Voiàutri i cante
Lor a canto

Seconda coniugazione: Verbo lese ("leggere")

Mi i leso
Ti it lese
Chiel a les
Noiàutri i lesoma
Voiàutri i lese
Lor a leso

Terza coniugazione: Verbo finì("finire")

Mi i finisso
Ti it finisse
Chiel a finiss
Noiàutri i finioma
Voiàutri i finisse
Lor a finisso

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La prima testimonianza della formazione del volgare piemontese è ritrovata nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vercelli ed è un mosaico del pavimento risalente al 1040. La seconda in ordine di tempo è l'iscrizione simile del 1106 nella Chiesa di Sant'Evasio a Casale Monferrato. La prima testimonianza consistente sono i "Sermon Supalpengh" (Sermoni subalpini) del 1150, conservati nella Biblioteca Nazionale di Torino, sono ventidue sermoni completi come commento alla liturgia scritti appositamente per la formazione dei cavalieri templari nelle 26 roccaforti piemontesi. Nel XII e XIII secolo presso le corti dei Marchesi di Saluzzo, Monferrato e Savoia, come presso le corti francesi, vengono accolte schiere di cantastorie chiamati "trovatori" che cantavano sui temi dell'amore cortese. L'unico cantastorie piemontese di cui ci sono arrivate delle opere è Nicoletto da Torino (in lingua piemontese Nicolet ëd Turin). Nei secoli successivi il piemontese inizia ad affermarsi come lingua amministrativa al posto del latino usato fino ad ora. Oltre alla letteratura religiosa quindi, vengono scritti in piemontese anche documenti ufficiali come atti notarili, carte commerciali, statuti di corporazioni e confraternite e brani storici, alcuni sono arrivati fino a oggi. Si sviluppa anche il teatro piemontese, principalmente con argomento religioso.

Con il diffondersi della cultura umanista, anche il piemontese vanta un autore importante, Giovan Giorgio Alione (in lingua piemontese Giangiòrs Alion d'Ast, 1460-1529), che in piemontese scrive la sua "Opera Iocunda", una raccolta di dieci divertenti farse. A partire dal XVII secolo il passato remoto e il trapassato remoto si estinguono definitivamente, così come nel corso della sua evoluzione il piemontese ha semplificato la gran parte dei verbi irregolari latini, infatti oggi fra tutte e tre le coniugazioni dei verbi del piemontese ci sono appena diciotto verbi irregolari più i loro composti. Dal XVII secolo la letteratura piemontese diventa più consistente perché è l'espressione di una nazione. La letteratura religiosa del Seicento è rappresentata dalle opere "Ël Gelind" e "La Nativtà". In questo periodo nasce un tipico genere poetico piemontese, il "tòni". I tòni del periodo più importanti sono "La canson ëd Madòna Luchin-a", "La canson dij dësbaucià", "La canson ëd la baleuria" e "La canson dël tramué 'd Sant Michel". Della fine del 600 è la commedia "Ël Cont Piolèt" del marchese Carlo Giuseppe Giovan Battista Tana (in lingua piemontese Carl Giambatist Tan-a d'Entraive) e da questa importante opera si afferma il teatro in piemontese.

Nel Settecento il piemontese è la prima lingua ufficiale del regno dei Savoia: a corte si parla piemontese, nelle chiese i preti predicano in piemontese e il piemontese viene insegnato prima del latino, dell'italiano e del francese in alcune scuole e a tutti i cortigiani. Nelle corti settecentesche d'Europa, addirittura a San Pietroburgo, si parla francese. A Torino no: questa è una conseguenza del sentimento antifrancese dei piemontesi dovuto alle vicende politiche. Il medico Maurizio Pipino (in lingua piemontese Maurissi Pipin) nel 1783 teorizza la lingua piemontese e ne scrive una grammatica, pronta per l'uso scolastico. La letteratura viene anche usata per incentivare il sentimento nazionale: vengono quindi scritti componimenti poetici su argomenti di guerra per esaltare le gesta dell'esercito piemontese che resisteva alle pressioni dei francesi, per esempio il famoso "L'arpa dëscordà" (L'arpa discordata) sull'assedio di Torino del 1706. Trattano altri temi più divertenti Ignazio Isler (in lingua piemontese Ignassi Isler) nel suo "Cansoniè", raccolta di 54 tòni e Vittorio Amedeo Borrelli (in lingua piemontese Vitòrio Amedé Borej) nei suoi sonetti e tòni. Giuseppe Ignazio Antonio Avventura (in lingua piemontese Gep Antònio Ignassi Ventura) scrive composizioni di critica alla società contenenti idee rivoluzionarie, così come Edoardo Ignazio Calvo (in lingua piemontese Edoard Calv). Quest'ultimo è un personaggio molto singolare: medico, introduce il vaccino a Torino e in Piemonte. La sua polemica antifrancese viene espressa solo in piemontese e assume toni a volte satirici a volte drammatici e l'amore per la sua terra occupata da Napoleone lo ascrive al romanticismo. Il celebre Vittorio Alfieri, letterato viaggiatore, poco legato alla sua piccola patria, ha scritto solo due sonetti in piemontese, come difesa da un attacco personale che gli era stato rivolto, ma per il resto era chiaro in lui il desiderio di spiemontesizzarsi.

Nella prima metà dell'Ottocento nel Parnas Piemonteis, raccolta letteraria pubblicata annualmente, vengono raccolte tutte le nuove proposte letterarie e la piccola patria piemontese si stringe attorno alle sue favole e alle sue fiabe tradizionali di Giuseppe Arnaud (in lingua piemontese Gep Arnaud): i valori proverbiali della società produttiva vengono sintetizzati in racconti brevi e con fini morali, e sono spesso antiche tradizioni orali che solo ora vengono trascritte in lingua letteraria. Questo genere rientra sempre nel romanticismo e può essere paragonato per tipologia e grazia, ma non per dimensione e successo, al ruolo che i fratelli Grimm hanno avuto nella Germania di quel periodo. Nella seconda metà dell'Ottocento il piemontese diventa l'unica lingua possibile per i realisti subalpini: le storie di tutte le classi sociali (baròt, bajet, travet e sgnor, contadini, soldati, impiegati e aristocratici) vengono ritratte in commedie, sonetti e prose (anche romanzi), di cui la più celebre e di successo è stata Le miserie 'd monsù Travet, sulla vita di uno scapestrato impiegato di Torino che per sfuggire a vessazioni e pregiudizi della borghesia preferisce l'indipendenza del fare il libero professionista di classe bassa, il fornaio. Contemporaneamente la poesia d'amore in piemontese sviscera i sentimenti più profondi di molti autori e la semplicità dell'amore adolescenziale.

Ma già a fine Ottocento inizia a emergere un fattore che via via si ingigantirà sempre di più: autori come Arrigo Frusta (in lingua piemontese Arrigh Frusta) si rivendicano: non si sentono più al sicuro come piemontesi in Piemonte, sentono l'arrivo dell'italiano e Torino declassata a provincia di confine come minacce alla loro identità. Ancora sentono la forte necessità di preparare la lingua a resistere alla minaccia: L'Aso e Ij Brandè sono riviste e giornali pubblicati per anni interamente in piemontese. Giuseppe Pacotto (in lingua piemontese Pinin Pacòt) porta avanti nella prima metà del Novecento intensi studi filologici e si codifica con maggiore precisione grafia e grammatica. Questa corrente, che si può definire "della decadenza" dura ancora oggi e raccoglie tutta la produzione più elevata in lingua piemontese. Il filone si è adattato e potenziato con i riferimenti ai fatti che hanno rapidamente deteriorato l'identità piemontese come l'Unità d'Italia, il fascismo e la massiccia immigrazione nel periodo del Miracolo economico. Antonio Bodrero (in lingua piemontese Tòni Baudrìe) ed altri hanno riscoperto e usato nei loro componimenti parole difficili, ripulendo la lingua dall'influenza italiana per rivendicarne l'originalità. Parallelamente sono andate avanti le pubblicazioni e le rappresentazioni di commedie in lingua, nei teatri e nelle televisioni locali, e anche le raccolte di racconti, proverbi e saggi letterari. La musica è per lo più goliardica e folcloristica e non ha più spessore letterario, come invece potevano avere i testi di Gipo Farassino. Il genere del romanzo è rimasto disperso per gran parte del Novecento, con rare traduzioni di classici stranieri. Nella seconda metà degli anni 2000 Luigi Dario Felician (Luis Dario Felissian) ha pubblicato due romanzi in piemontese: Turin Ligera e Pa gnente ëd dròlo, nè!.

Proverbi piemontesi[modifica | modifica wikitesto]

  • A Sant Andréa a-i passa la fòrsa ma pa l'envéa!.

A Sant'Andrea passa la forza ma non la voglia! (si dice di un uomo anziano a cui piace ancora guardare le giovani fanciulle)

  • La fiòca 'd dzembrin, a va pa pì a la fin.

La neve di dicembre non va più alla fine (dura molto perché congela)

  • A basta 'n soris për fesse n'amis.

Basta un sorriso per farsi un amico.

  • Un nemis a l'é tròp e sent amis a basto nen.

Un nemico è troppo e cento amici non bastano.

  • Pat ciàir, amicissia longa.

Patti chiari, amicizia lunga.

  • Can ch'a bàula (o anche "giapa" invece di "bàula") a mòrd nen.

Can che abbaia non morde.

  • A caté quatr euj, a vende un.

A comprare ci vogliono quattr'occhi, a vendere ne basta uno.

  • Chi a va pian, a va san e a va lontan.

Chi va piano, va sano e va lontano.

  • A basta nen avèj ëd sòld, a venta dcò savèj-je spende.

Non basta avere i soldi, bisogna anche saperli spendere.

  • A son ij sòld ch'a fan la guèra.

Sono i soldi che fanno la guerra.

  • Ij vej a fan guèra, ij mort a fan tèra.

I vivi fanno la guerra i morti fanno terra.

  • Tut a ven a taj, fin-a j'unge për plé l'aj.

Tutto è utile, perfino le unghie per pelare l'aglio.

  • Chi a fa com che ël preve a dis a va an paradis, chi a fa com che ël preve a fa a l'infern a va.

Chi fa come dice il prete va in paradiso, chi fa come fa il prete va all'inferno.

  • La lenga a l'ha gnun òss, ma s'ij fa rompi.

La lingua non ha ossa ma se le fa rompere (Chi parla troppo o a sproposito)

I giorni della settimana[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Piemontese
Lunedì Lùn-es
Martedì Màrtes
Mercoledì Mèrcol
Giovedì Giòbia
Venerdì Vënner
Sabato Saba
Domenica Dumìnica

I mesi[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Piemontese
gennaio Gené
febbraio Fërvé
marzo Mars
aprile Avril
maggio Magg
giugno Giugn
luglio Luj
agosto Aost (o Agost)
settembre Stèmber (o Stèmbre)
ottobre Otober (o Otobre)
novembre Novèmber (o Novèmbre)
dicembre Dzèmber (o Dezèmbre)

Numerali[modifica | modifica wikitesto]

Numero Piemontese Numero Piemontese
1 un 30 tranta
2 doi 40 quaranta
3 tre 50 sinquanta
4 quatr 60 sessanta
5 sinch 70 stanta
6 ses 80 otanta
7 set 90 novanta
8 eut 100 sent
9 neuv 101 sent e un
10 des 200 dosent
11 óndes 300 tërsent
12 dódes 400 quatsent
13 tërdes 500 sinchsent
14 quatòrdes 600 sessent
15 quìndes 700 setsent
16 sëddes 800 eutsent
17 disset 900 neuvsent
18 disdeut 1000 mila
19 disneuv
20 vint

Alcune particolarità:

  1. Nonostante la scrittura sia la stessa il numerale un /ʏŋ/ viene pronunciato in modo diverso dall'articolo indeterminativo un /əŋ/
  2. Esiste inoltre una forma femminile del numerale '1', un-a /ʏŋa/, che ancora una volta è diverso (questa volta anche nella forma scritta) dall'articolo na

Parole piemontesi comparate con altre lingue[modifica | modifica wikitesto]

Piemontese Italiano Lombardo Francese Spagnolo Rumeno Catalano Portoghese Latino Ladino (nones) Sardo
cadrega sedia cadrega chaise silla scaun cadira cadeira sella/cathedra ciadriègia / sc'iagna cadrea/cadìra
pijé/ciapé prendere (pigliare) ciappà prendre (agafar) coger a lua prendre pegar capere/prendere ciapar leare
seurte uscire (sortire) sortì/vegnì foeu sortir/eixir salir a ieşi sortir sair exire nar fuer bessire
droché/casché/tombé cadere, cascare borlà giò/crodà/drocà tomber caer a cădea caure cair cadere crodàr cascare
ca/meison casa maison casa casă casa casa casa ciasa domo
brass braccio brasc bras brazo braţ braç braço bracchium brac' bratzu
nùmer numero numer nombre/numéro número număr nombre número numerus nùmer nùmeru
pom (o poma) mela pomm/pomma pomme manzana măr poma maçã malum pom mela
travajé lavorare lavorà travailler trabajar a lucra treballar trabalhar laborare/operari lauràr trabagliare/traballare
crava capra cavra chèvre cabra capră cabra cabra capra ciaura craba
scòla scuola scoeula école escuela şcoală escola escola schola scuela iscola
bòsch legno legn bois madera lemn fusta madeira lignum leign legnu
monsù signore scior/sciùr monsieur señor domn senyor senhor dominus sior sennore
madama signora sciora/sciùra madame señora doamnă senyora senhora domina siora sennora
istà estate estaa été verano vară estiu verão aestas istà istiu
ancheuj oggi incoeu aujourd'hui hoy astăzi avui/hui hoje hodie ancuei oe
dman (o doman) domani doman/dumàn demain mañana mâine demà amanhã cras doman crasa
jer ieri in ier hier ayer ieri ahir ontem heri alièri derisi
tastè assaggiare saggià/tastà/provà goûter probar a gusta tastar provar degusto tastar assatzare/gustare

Il piemontese ha molte parole che derivano dall'italiano e dal francese, ma ha anche delle parole diverse dai loro equivalenti nelle due lingue.

Italiano Français Piemontèis
attuale actuel dël di d'ancheuj
ricordare rappeler ten-e da ment
Dio, Nostro Signore Dieu Nosgnor
giorno, dì jour di
in altre parole c'est-à-dire visadì
in più de plus an dzorpì
possedere, avere posséder avèj
prendere, pigliare prendre pijé
successione, sequenza suite sequensa
un punto di vista un point de vue na mira
usare, adoperare utiliser dovré
lavorare travailler travajé
pulire nettoyer storcionè, polidè, nettiè
computer ordinateur elaborator/ordinator[13]

Somiglianze tra il piemontese e il francese (e differenze con l’italiano)[modifica | modifica wikitesto]

Piemontese Francese Italiano
Alman allemand tedesco
Amusé amuser divertire
Ambrassé embrasser abbracciare/baciare
Anlevé enlever togliere
Antamné entamer incominciare
Anvìa envie voglia
Apelé appeler chiamare
Apress après dopo
Aragn araignée ragno
Arlev relève ricambio
Arsòrt ressort molla
Articiòch artichaut carciofo
Asard hasard caso
Atrapé attraper prendere
Avion avion aereo
Bassin bassin bacino/bacinella
Becheria boucherie macelleria
Bergé berger pastore
Bisò bijou gioiello
Blaga blague scherzo
Bòita boite scatola
Bòsch bois legno/bosco
Brisé briser rompere
Bogé bouger muovere
Bonet bonnet cappello
Boneur bonheur felicità
Cassé casser rompere
Caté acheter comprare
Chité quitter lasciare
Cher char carro
Chen-a chaîne catena
Ciresa cerise ciliegia
Clavié clavier tastiera
Còfo coffre forziere
Corbela corbeille cesto
Crajon crayon matita
Cress crèche asilo nido
Cogé coucher coricare
Complenta complaint lamentazione
Darmage dommage danno
Dëscroché décrocher sganciare
Dësrangé déranger disturbare
Dont dont di cui/del quale
Dròlo drôle strano
Drapò drapeau bandiera
Scren écran schermo
Euvra œuvre opera
Fat fade insipido
Fasson façon modo
Folar foulard fazzoletto da collo
Foslëtta fusée missile
Lingeria lingerie biancheria
Logé loger alloggiare
Gravé graver imprimere
Grimassa grimace smorfia
Làit lait latte
Lerma larme lacrima
Madama madame signora
Marié marier sposare
Meis mois mese
Menagi menage gestione
Mersì/grassie merci grazie
Minusié menuisier falegname
Mitoné mijoter cuocere a fuoco lento
Magion maison casa
Mucioar mouchoir fazzoletto
Monsù monsieur signore
Mojen moyen mezzo
Monté monter salire
Mòt mot parola
Novod neveu nipote
Pais pays paese
Pia pie gazza ladra
Plenta plainte querela
Pòis pois pisello
Possé pousser spingere
Rainura rayure graffio
Rangé arranger aggiustare
Regret regret dispiacere
Reid raid rigido
Ridò rideau tenda
Roa roue ruota
Sabòt sabot zoccolo
Sagrin chagrin preoccupazione
Salada salade insalata
Salòp sale sporco
Assiëtta assiette piatto
Spurì pourri appassito/marcio
Soagnà soigné curato
Strop troupeau gregge/mandria
Sombr sombre scuro
Tèit toit tetto
Tisòire ciseaux forbici
Tramblé trembler tremare
Travaj travail lavoro
Tricoté tricoter lavorare a maglia
Tombé tomber cadere
Utiss outil attrezzo
Viage voyage viaggio
Vitura voiture auto/vettura
Zibié gibier selvaggina

Lingue autoctone del Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Mappa linguistica del Piemonte

Le lingue e le varietà dialettali parlate in Piemonte appartengono a tre diversi gruppi della famiglia romanza. Il walser è un idioma appartenente al gruppo germanico.

Determinante è stato il ruolo delle lingue piemontesi nella formazione in epoca medievale dei cosiddetti dialetti gallo-italici di Basilicata (Potenza, Picerno, Tito, ecc.), e dei cosiddetti dialetti gallo-italici (o altoitaliani) della Sicilia (Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello ecc.).[19].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Consiglio Regionale del Piemonte - Ordine del Giorno n. 1118
  3. ^ Camillo Brero, Storia della letteratura piemontese, Ed. Piemonte in bancarella, Torino 1983
  4. ^ Piemontèis
  5. ^ Piemontèis
  6. ^ Piemontese/Costruzione ipotetica - Wikibooks, manuali e libri di testo liberi
  7. ^ pms:Ancreus
  8. ^ Vocabolari Italian Piemonteis
  9. ^ Piemontese On-Line
  10. ^ Piemontese
  11. ^ http://www.maurotosco.net/maurotosco/Publications_files/TOSCO_FrenchMorph%26DeitalPiem.pdf
  12. ^ Terza Lezione
  13. ^ pms:Elaborator
  14. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti Gallo-italici. URL consultato l'11 maggio 2014.
  15. ^ (IT) Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani.it. URL consultato il 27 febbraio 2014.
  16. ^ Fabio Foresti, Profilo linguistico dell’Emilia-Romagna, Editori Laterza, Bari, 2010, pag. 120
  17. ^ Giacomo Devoto, Gabriella Giacomelli, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università. URL consultato il 27 febbraio 2014.
  18. ^ Piemonte - Valle d'Aosta, Istituto Geografico De Agostini per Selezione dal Reader's Digest, Novara, 1998, pag. 37
  19. ^ Fiorenzo Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2008, p. 137.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia sui dialetti gallo-italici#Piemonte.
  • Introduzione al piemontese
    • Francesco Rubat Borel, Mauro Tosco, Vera Bertolino, Il piemontese in tasca, Assimil, Chivasso 2006.
  • Studi generali
    • Amedeo Clivio e Gianrenzo P. Clivio (a cura di), Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della Valle d'Aosta, e della letteratura in piemontese, Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis, Torino 1971
    • Antonio Bodrero(Barba Tòni), Roberto Gremmo, L'oppressione culturale italiana in Piemonte, Ed. Bs, Ivrea(To) 1978
    • Gianrenzo P. Clivio, Il Piemonte, in I dialetti italiani, UTET, Torino 2002, pp. 151–195
    • AAVV, Il Piemonte linguistico, Museo Nazionale della Montagna, Torino 1995;
    • AAVV, Il patrimonio linguistico del Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte, Torino 2001
    • AAVV, Conoscere il piemontese, Viglongo, Torino 1980;
    • Enrico Allasino, Consuelo Ferirer, Sergio Scamuzzi, Tullio Telmon, Le lingue del Piemonte, IRES Piemonte, Torino 2007
  • Dizionari
    • Piemontese/italiano
      • Maurizio Pipino Vocabolario piemontese, Stamperia reale, Torino 1783
      • Vittorio di Sant'Albino, Gran dizionario piemontese, UTET, Torino 1859 (in edizione anastatica L'Artistica, Savigliano 1993 - considerato il classico dei dizionari piemontesi)
      • Michele Ponza, Vocabolario piemontese-italiano, Stamperia Reale, Torino 1830-33; quinta edizione, Lobetti-Bodoni, Pinerolo 1859 (edizione anastatica L'Artistica, Savigliano 1982
      • Camillo Brero, Vocabolario piemontese-italiano e italiano-piemontese, Il Punto, Torino 2002, ristampa da Piemonte in Bancarella, Torino 1976-1982 (allegata la grammatica del Brero)
      • Gianfranco Gribaudo, Ël neuv Gribàud. Dissionari piemontèis, Daniela Piazza, Turin 1996
      • Gianfranco Gribaudo, Pinin e Sergio Seglie, Dissionari piemontèis, terza edizione ampliata, Ij Brandé-Editip, 1973
    • Piemontese/francese
      • Louis Capello di Sanfranco, Dictionnaire portatif Piémontais-Français, Turin 1814
    • Piemontese/spagnolo
      • Luis Rebuffo, Diccionario Castellano-Piamontés y Piamontés-Castellano, Asociación Familia Piamontesa, Rosario 1966
      • Luis Rebuffo, Manual para aprénder Piamontés, Asociación Familia Piamontesa, Rosario 1971.
    • Piemontese/altre lingue
      • Casimiro Zalli, Dissionari piemontèis, italian, latin e fransèis, Carmagnola 1815 (seconda edizione del 1830)
  • Grammatiche moderne
    • Camillo Brero, Gramàtica piemontèisa, Musicalbrandé, Turin 1967
    • Camillo Brero, Remo Bertodatti, Grammatica della lingua piemontese, Piemont-Euròpa, Torino 1988
    • Costantino Vercellino Compendio storico della lingua piemontese", Retico Edizioni, Borriana 1997.
    • Camillo Brero, Sintassi dla lenga piemontèisa, Piemont-Euròpa, Turin 1994
    • Guido Griva, Grammatica della lingua piemontese, Viglongo, Torino 1980
    • Bruno Villata, La lenga piemontèisa, Lòsna & Tron, Montréal 1995
    • Michela Grosso, Grammatica della lingua piemontese, Nòste Rèis-Libreria Piemontese, Torino 2002
  • Dialetti piemontesi
    • Alba, Langhe e Roero
      • Primo Culasso, Silvio Viberti, Rastlèiře. Vocabolari d'Ařba, Langa e Roé, Gribaudo, Savian 2003
    • Alessandria
      • Sergio Garuzzo/Sergi Garuss, Vocabolari e gramàtica do Lissandren, ULALP, Lissandria 2003
    • Asti
      • Giancarlo Musso, Gramática astësan-a, Gioventura Piemontèisa, Ast 2004
    • Biellese
      • Piemontèis ëd Biela. Abecedare, gramàtica e sintassi, literatura, glossare, Ël Sol ëd j'Alp, Borian-a 2000
    • Canavese occidentale
      • Lotte Zörner, I dialetti canavesani di Cuorgné, Forno e dintorni, CORSAC, Cuorgnè 1998
    • Vercelli
      • Dino Serazzi, Nino Carlone, Vocabolario vercellese, Vercelli 1997
  • Studi scientifici
    • Gianrenzo P. Clivio, Storia linguistica e dialettologia piemontese, Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis, Torino 1976
    • Rëscontr anternassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, atti da III a VIII (1986-1991) e da X a XV (1993-1998), tenuto ad Alba, Quincinetto, Torino e Ivrea
    • Convegno internazionale sulla lingua e la letteratura del Piemonte, atti 1997 e 2000, tenuti a Vercelli, VercelliViva, Vercelli 1997 e 2000
    • Gaetano Berruto, sezione Piemonte e Valle d'Aosta in Profilo dei dialetti italiani, 1 a cura di Manlio Cortelazzo, Pacini, Pisa 1974
  • Atlanti linguistici
    • Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale (AIS)
    • Atlante Linguistico Italiano (ALI)
    • Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale (ALEPO)
  • Letteratura
    • Gianrenzo P. Clivio, Profilo di storia della letteratura in piemontese, Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis, Torino 2002;
    • Giuliano Gasca Queirazza, Gianrenzo P. Clivio, Dario Pasero, La letteratura in piemontese. Dalle origini al Settecento, Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis, Torino 2003;
    • Gianrenzo P. Clivio, Dario Pasero, La letteratura in piemontese. Dalla stagione giacobina alla fine dell'Ottocento, Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis, Torino 2004
    • Renzo Gandolfo, Camillo Brero, Giuseppe Pacotto, La letteratura in piemontese dalle origini al Risorgimento, Casanova, Torino 1967;
    • Renzo Gandolfo, Camillo Brero, La letteratura in piemontese dal Risorgimento ai giorni nostri, Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis, Torino 1972;
    • Camillo Brero, Storia della letteratura piemontese, 3 voll., Piemonte in bancarella, Torino 1981-1983;
    • Giovanni Tesio, Albina Malerba, Poeti in piemontese del Novecento, Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis, Torino 1990.
  • Canzoni popolari
    • Costantino Nigra, Canti popolari del Piemonte, Einaudi, Torino 1974 (Loescher, Torino 1888);
    • Roberto Leydi (a cura di), Canzoni popolari del Piemonte. La raccolta inedita di Leone Sinigaglia, Diakronia, Vigevano 1998

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