Orenthal James Simpson
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Orenthal James (O.J.) Simpson (San Francisco, 9 luglio 1947) è un ex giocatore di football americano e attore statunitense, facente parte della Pro Football Hall of Fame [1].
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[modifica] La carriera sportiva
Fin dalle scuole superiori si mise in mostra come giocatore di football nel ruolo di runningback. Al college di USC (University of Southern California) prese il via la sua carriera sportiva dimostrandosi giocatore di ottimo livello. Nel suo anno migliore (l'ultimo del college - 1968) venne nominato atleta dell'anno e vinse l'ambito Heisman Trophy. In 18 gare segnò un record monumentale: 3.187 yards e 21 touchdowns.
OJ entrò poi nella College football Hall of Fame nel 1983.
Uscito dal college nel 1969 divenne giocatore professionista nei Buffalo Bills dei quali fu prima scelta. Di questa scelta Simpson non fu del tutto soddisfatto, il suo sogno infatti era quello di giocare nella squadra della sua città, quella dei San Francisco 49ers per i quali giocò poi alla fine della sua carriera. I primi anni nei Bills non furono fantastici ma all'improvviso qualcosa cambiò e cominciò a giocare ai suoi massimi livelli. Fu miglior rusher nel 1972 e autore nel 1973 di un record incredibile: superò il muro delle 2.000 yards di corsa nella stagione regolare (ne corse per la precisione 2.003) ed a tutt'oggi è il solo ad averle corse in sole 14 partite[2].
Rimase coi Bills fino al 1978 per tornare finalmente nella sua città con la maglia dei 49ers fino al 1979.
[modifica] L'omicidio della ex moglie
Tra le 23 e le 24 del 13 giugno 1994 vengono ritrovati i cadaveri della ex moglie Nicole Brown e dell'amico Ronald Goldman nel giardino del condominio di Nicole, situato all'875 di South Bundy Drive, a Brentwood. Secondo le prime ricostruzioni, Nicole che era andata a cena con la madre al vicino ristorante Mezzaluna, aveva telefonato al locale per segnalare che la madre si era dimenticata sul tavolo gli occhiali da sole: dopo averli ritrovati, Ron Goldman, che lavorava lì come cameriere, si era offerto di riportarglieli. I cadaveri sono a terra in un lago di sangue: la testa della donna è quasi mozzata e sul corpo del giovane vengono rinvenute 17 coltellate. I due figli di Nicole e di O.J. dormono in casa al momento del crimine e nessun testimone ha assistito all'omicidio. L'unico sospettato è l'ex marito della vittima, proprio O.J. Simpson, su cui gravano precedenti denunzie della moglie per maltrattamenti.[3]
[modifica] L'inseguimento
II 17 giugno O.J. Simpson, che da diversi giorni dormiva a casa dell'amico Robert Kardashian, invece di collaborare con la giustizia scappa sulla Ford Bronco bianca guidata dall'amico A.C. Cowlings. Dopo aver intercettato l'auto, la polizia si mette al suo inseguimento: inizia così una folle corsa sulle autostrade di Los Angeles ripresa in diretta TV e seguita da almeno 100 milioni di telespettatori, durante la quale O.J., che ha con sè una pistola, minaccia più volte di suicidarsi e che termina quando lo stesso O.J., inaspettatamente, decide di tornare a casa sua a Rockingham, dove viene arrestato. [4]
[modifica] Il processo
Il 24 gennaio 1995 ha inizio il processo. La giuria è formata da otto neri, un bianco, un ispanico e due mulatti; otto donne e quattro uomini. L'accusa è rappresentata da Marcia Clark e dal giovane Christopher Darden. Simpson affida invece la sua difesa ad una vera e propria squadra di superstar (subito ribattezzata "The Dream Team"), guidata da Johnnie Cochran e nella quale spiccano anche Robert Shapiro, F. Lee Bailey, Alan Dershowitz, Barry Scheck e Robert Kardashian (quest'ultimo già buon amico di Simpson). Il giudice è Lance A. Ito.
Le strategie processuali appaiono chiare fin dall'inizio: l'accusa punta prevalentemente sul carattere brutale e violento di O.J., facendone un cattivo padre e marito, già denunciato in passato dalla moglie Nicole per maltrattamenti[senza fonte], e mai rassegnatosi alla separazione. Il movente secondo l'accusa, sarebbe quindi la gelosia. [5]
La difesa mira invece, a distruggere la validità ed efficacia delle prove raccolte a carico dell'imputato, ma soprattutto introduce un elemento che via via prenderà il sopravvento fino a diventare il filo conduttore dell'intera linea difensiva: la discriminazione razziale.[senza fonte] O.J. è famoso, invidiato ma, soprattutto, è nero. La polizia, invece, è bianca, e per questo lo vuole incastrare. In particolare è bianco Mark Fuhrman, l'investigatore che ha trovato i guanti insanguinati e che ha un passato fatto di insulti e discriminazioni razziali. La difesa lo sa bene, visto che possiede dei nastri registrati nei quali Fuhrman si scaglia contro i neri con epiteti piuttosto pesanti. E così una delle prove cardine dell'accusa, i guanti insanguinati, vacilla pericolosamente, perché gli avvocati di Simpson insinuano il sospetto che sulla scena del crimine ce li abbia deliberatamente messi l'investigatore Furhman. Il resto lo fa l'inesperto procuratore Darden che, contro il parere dei suoi superiori e della collega Clark (i quali ritengono che il sangue e l'umidità possano aver fatto restringere i guanti), decide inspiegabilmente di far provare i guanti a Simpson. Risultato: i guanti sono troppo stretti. Celebre, al riguardo, la frase dell'avv. Cochran: "If it doesn't fit, you must acquit. (se non calzano, dovete assolverlo)[senza fonte].
Quanto al sangue rinvenuto nell'auto e sotto le unghie delle vittime, la difesa riesce a dimostrare che il test del DNA non era stato effettuato attenendosi scrupolosamente alla procedura raccomandata dai manuali, sicché c'era la "remota possibilità" che il test fosse stato alterato e/o manipolato[senza fonte].
Il 26 e 27 settembre l'accusa fa l'arringa conclusiva. Il 27 e 28 è la volta di Johnnie Cochran e Barry Scheck per la difesa, dopodiché la palla passa alla giuria, la quale, il 3 ottobre 1995, dopo 253 giorni di processo, emette il verdetto in meno di quattro ore: O.J. Simpson è innocente [6] Gli analisti, l'opinione pubblica e gli addetti ai lavori rimangono molto sorpresi dalla velocità con cui i giurati raggiungono l'unanimità, avendo ipotizzato che la camera di consiglio sarebbe potuta durare giorni interi se non addirittura settimane. Merito forse della difesa, abile nell'offrire alla giuria la possibilità di dichiarare che «tecnicamente» non esistevano elementi per condannare Simpson «oltre ogni ragionevole dubbio»[senza fonte].
Tuttavia il processo civile, chiesto dai familiari delle vittime, ribalta il verdetto (deve tuttavia precisarsi che lo standard probatorio - nel processo civile - è meno stringente, e che l'eventuale condanna non è subordinata ad una prova di colpevolezza «oltre ogni ragionevole dubbio»). Il 18 settembre iniziano le udienze. Tra la giuria questa volta domina la presenza di bianchi, otto su dodici[senza fonte]. Il 26 novembre, dopo tre giorni di deposizione, l'alibi del campione vacilla. Un mese dopo la giuria si riunisce in camera di consiglio. Il 31 gennaio viene rimosso l'unico giurato nero tra i dodici, sostituito da un asiatico[senza fonte]. Il 4 febbraio il verdetto: la giuria ritiene Simpson responsabile dei due omicidi e assegna alle loro famiglie un risarcimento di 8,5 milioni di dollari. La stessa giuria impone a Simpson il pagamento di altri 25 milioni di dollari quale risarcimento danni punitivo alle famiglie delle vittime. [7]
In forza di questa condanna, nell'agosto del 2007 i diritti del suo libro "If I Did It" l'ipotetico racconto in prima persona di come avrebbe commesso il duplice omicidio [8] sono stati assegnati alla famiglia Goldman, insieme a tutti i diritti pubblicitari e di sfruttamento della sua immagine legati al libro. Nel settembre 2007 i Goldman hanno reintitolato il libro If I Did It: Confessions of the Killer e lo hanno pubblicato con la casa editrice Beaufort Books. Nel giro di qualche giorno è diventato un bestseller[senza fonte].
[modifica] Nuovi guai
L'8 marzo 2004 la TV via cavo DirecTV Inc. accusa Simpson davanti ad una Corte Federale di Miami di uso illegale di apparecchiature elettroniche per captare abusivamente il suo segnale. Alla fine Simpson viene condannato al risarcimento verso la Compagnia di 25.000 $ e a pagare 33.678 $ per spese processuali e parcelle agli avvocati.[senza fonte]
Il 16 settembre 2007 viene arrestato per furto con scasso. Simpson assieme a quattro amici è accusato d'aver rubato da una stanza d'albergo a Las Vegas dei cimeli che a suo dire gli erano stati a sua volta sottratti tempo prima. A quanto detto dall'ex campione alle autorità, egli non sarebbe comunque entrato con un'arma da fuoco nella stanza d'albergo ma avrebbe tuttavia ammesso di aver portato via diversi oggetti che, a suo avviso, gli appartengono di diritto. Si tratterebbe di articoli dal "valore affettivo", risalenti agli inizi degli anni '90, quando era una celebrata stella sportiva. Gli inquirenti si sono limitati a confermare che Simpson ed altre quattro persone sono state interrogate nel quadro delle indagini sul furto. [9]
Nel mese di gennaio 2008 Simpson è tornato in carcere a Las Vegas, per scadenza dei termini di libertà su cauzione. [10]
Il 4 ottobre 2008 una giuria di soli bianchi, dopo 13 ore di camera di Consiglio, lo ha riconosciuto colpevole di rapina e sequestro di persona per i fatti di cui sopra. Al processo, Simpson ha ammesso di aver organizzato una finta vendita di cimeli per indurre i commercianti a portare con se gli oggetti dei quali si è poi impossessato. Ha però negato che al momento dell'irruzione nella camera, lui o alcuno dei suoi complici avessero delle armi. Ad incastrarlo c'è, tuttavia, la confessione di uno dei suoi complici, che nel patteggiare con la polizia, ha ammesso di aver portato, insieme ad altri, una pistola e di averla mostrata ai commercianti. C'è poi una registrazione dell'incontro nella quale si sente chiaramente la voce di Simspon che, all'inizio, dice "nessuno si muova o si farà male..." e alla fine, andandosene, chiede ad uno dei suoi complici: "'non l'avrai mica tirata fuori...".[senza fonte]
Il 5 dicembre 2008 Simpson viene condannato a 15 anni di carcere. [11]
[modifica] Record e trofei personali
- 1973 - NFL most valuable player
- 1972/'73/'75/'76 - 4 titoli NFL rushing
- 6 volte Pro Bowler
- 1973: Pro Bowl player of the game
- Nel 1985 entrò nella NFL Hall of Fame
- Nel 1991 entrò nella Buffalo Bills Hall of Fame
[modifica] Televisione e cinema
Dopo la fine della sua carriera sportiva si dedicò saltuariamente al cinema. Comparve nei seguenti film:
- The Klansman (1974)
- Inferno di cristallo (The Towering Inferno) (1974)
- The Cassandra Crossing (1976)
- Capricorn One (1978)
- Firepower (1979)
- Hambone and Hillie (1984)
- Back to the Beach (1987)
- Una pallottola spuntata (The Naked Gun - From the Files of Police Squad!) (1988)
- Una pallottola spuntata 2½: l'odore della paura (Naked Gun 2 1/2, The - The Smell of Fear) (1991)
- C.I.A.: Codename Alexa (1992)
- No Place to Hide (1993)
- Una pallottola spuntata 33⅓: l'insulto finale (Naked Gun 33 1/3 - The Final Insult) (1994)
- The Burning Cross (1995)
- O.J. Simpson - The Interview (1996)
[modifica] Curiosità
- Nel 1994 vince il Razzie Awards come peggior attore non protagonista per Una pallottola spuntata 33⅓: l'insulto finale.
[modifica] Note
- ^ [1]dal sito ufficiale della pro Footbaal Hall of Fame
- ^ [2]
- ^ [3]da LA Stampa
- ^ [4]Tratto da La Stampa
- ^ [5]articolo tratto da La Stampa
- ^ [6]
- ^ [7]tratto dal sito del Corriere della Sera
- ^ [8]tratto da Il Corriere della sera
- ^ [ http://archiviostorico.corriere.it/2007/settembre/17/Arrestato_Simpson_Per_rapina_co_9_070917060.shtml]tratto da Il Corriere della Sera
- ^ [9]tratto da la Gazzetta dello Sport
- ^ [10]tratto da La Repubblica

