Televisione via cavo

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La televisione via cavo, o TV via cavo, è la televisione che giunge agli utenti utilizzando come mezzo trasmissivo un cavo per telecomunicazioni.

La televisione è diffusa agli utenti attraverso reti per telecomunicazioni che possono utilizzare metodi di trasmissione diversi in diversi tratti della rete. In base al metodo di trasmissione utilizzato nel tratto di rete che giunge all'utente la televisione si distingue infatti in:

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Classica presa della tv via cavo

La tv via cavo funziona con tre elementi: il canale, la rete cablata e il televisore. Questo tipo di televisione usa il seguente sistema:

  1. delle antenne e delle parabole catturano i segnali delle emittenti televisive, delle stazioni radiofoniche e dei servizi interattivi
  2. dopo esser stati catturati, questi segnali vengono rielaborati, filtrati e convertiti in altre frequenze, riordinati e, se il provider vuole trasmettere a pagamento questi canali, criptati.

Standard televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Standard televisivi per la televisione analogica via cavo[modifica | modifica wikitesto]

Gli standard di televisione analogica via cavo sono:

Standard televisivi per la televisione digitale via cavo[modifica | modifica wikitesto]

Gli standard di televisione digitale via cavo sono:

Lo standard DVB-C è lo standard diffuso nel maggior numero di nazioni del mondo. Lo standard ATSC è utilizzato solo in America del Nord. Lo standard ISDB-C è invece utilizzato in Giappone.

Storia della televisione via cavo[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

La televisione via cavo è uno strumento di trasmissione delle immagini televisive, che nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni Quaranta, quando, in alcuni paesi che per ragioni geografiche non ricevevano bene i segnali televisivi, i commercianti di elettrodomestici si accorsero che potevano incrementare le vendite di ricevitori, installando una potente antenna ricevente sull'altura più vicina e portando il segnale, fortemente amplificato, alle case poste nelle cosiddette zone d'ombra, tramite un cavo coassiale. Questa iniziativa diffuse la televisione in molti piccoli villaggi degli Stati Uniti che prima non potevano avere la televisione. Per buona parte degli anni cinquanta, perciò, la televisione via cavo fu un fatto marginale, un puro espediente tecnico per la ripetizione dei programmi emessi dai grandi network o dalle stazioni locali, nelle aree geograficamente isolate.

Il grande boom[modifica | modifica wikitesto]

Il grande boom della televisione via cavo si ha a partire dal 1957, quando negli Stati Uniti si incomincia a diffondere la televisione a colori. E la sinergia cavo-televisione a colori diventa molto importante perché quest'ultima riusciva ad arrivare nelle case con una maggior qualità se si usava il cavo. Soprattutto nelle grandi città, dove c'erano alti grattacieli che facevano da schermo a molte abitazioni e quindi impedivano che le trasmissioni a colori arrivassero in modo qualitativamente accettabile. Il cavo diventa dunque uno strumento molto adatto a diffondere rapidamente il colore nelle grandi città, a dispetto dei prezzi ancora molto elevati dei TV-color.

La televisione via cavo come strumento di comunicazione sociale[modifica | modifica wikitesto]

Una terza fase del cavo, importante, è quella in cui esso diventa un potente strumento di comunicazione sociale, a livello di quartiere e a livello di città. Questa terza fase si sviluppa in Canada, dove nella regione del Québec, che ha una tradizione culturale diversa dal resto del Canada - perché nel Quebec si parla il francese - nasce il desiderio di utilizzare la televisione come strumento di rivitalizzazione culturale, di riaggregazione sociale nei quartieri periferici delle grandi città, dove i rapporti sociali e la vita culturale del quartiere si stavano disgregando. In quegli anni, la televisione via etere non permetteva di avere molti canali, e le frequenze via etere erano utilizzate soprattutto per i tre o quattro canali a livello nazionale; era impensabile avere delle frequenze sufficienti per fare televisione locale.

Il cavo diventa, quindi, l'unico strumento adatto a creare dei canali televisivi di dimensioni locali, che nel Canada incominciano ad essere dati in gestione a delle comunità di base. Nasce in Canada, con la televisione via cavo, la prima idea di televisioni comunitarie: televisioni dove le comunità locali, i gruppi culturali, i gruppi sociali di base trovano l'occasione di informare gli altri delle proprie attività, di riflettere insieme sui problemi del quartiere, sui problemi della città, e anche di produrre approfondimenti di tipo culturale sulla storia locale, sulla geografia, sugli aspetti più interessanti anche dal punto di vista espressivo e artistico, legati alla capacità produttiva locale. In questa prospettiva, le comunità locali delle grandi città mettono a disposizione dei cittadini e dei gruppi di base anche le strutture per produrre. E questo avviene grazie al fatto che il processo di miniaturizzazione elettronica e di riduzione dei costi porta sul mercato dei mezzi di produzione televisiva che oggi sono largamente diffusi, ma che iniziano a essere presenti sul mercato nella seconda metà degli anni Sessanta. Questi sono i videotape, i video-registratori portatili, che permettono di decentrare la produzione televisiva, e quindi di alimentare la televisione via cavo anche a livello locale.

La televisione via cavo è, insomma, utilizzata come una sorta di "specchio" socio-culturale e politico di una comunità locale.

La diffusione in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Sull'onda della televisione comunitaria canadese, anche in Europa si incomincia a scoprire la televisione via cavo come veicolo per creare televisioni locali regionali. E nel corso degli anni settanta la televisione approda in Europa: prima in Belgio, poi in Francia, in Regno Unito, in Germania, e infine in Italia. Da questo momento degli anni Settanta lo sviluppo della televisione via cavo avverrà a marce forzate in alcuni paesi europei, come i Paesi Bassi, il Belgio e la Svizzera. Si svilupperà con maggiori difficoltà in Inghilterra e in Francia, e il paese dove avrà più successo è la Germania, dove oggi circa diciassette milioni di famiglie sono allacciate ad una rete via cavo. Si può dire che la storia del cavo è la storia attuale delle autostrade dell'informazione. L'aspetto interessante dello sviluppo del cavo attraverso diverse epoche è da cercare nelle sue diverse funzioni che ha svolto: la prima, tecnologica, poi quella sociale e poi ancora la funzione di comunicazione a fianco della televisione tradizionale.

La televisione via cavo nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo della televisione via cavo è stato reso possibile dai progressi della tecnologia satellitare e dal crescente desiderio di molti governi di liberalizzare la trasmissione televisiva. Nella sua forma moderna e multicanale, il cavo apparve negli anni settanta negli Stati Uniti. Nel 1995 più di 60 milioni di famiglie (quasi il 65% delle case dotate di un televisore) ricevevano i programmi televisivi via cavo.

Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

Sono 80 milioni le famiglie statunitensi che possiedono un contratto per vedere la tv via cavo, ovvero il 72% del totale delle famiglie statunitensi provviste di un apparecchio televisivo. La maggior parte delle reti via cavo viene trasmessa ora anche via satellite, ma il 90% delle prime 20 reti via cavo può contare su un'audience potenziale di oltre 90 milioni di famiglie americane anche perché il 95% delle case è cablata, pronta per ospitare le trasmissioni. Negli Stati Uniti vi sono più di 300 canali via cavo attualmente disponibili sull'intero territorio nazionale. Le piattaforme televisive via cavo statunitensi ha come unico introito gli abbonamenti pagati dalle famiglie che hanno un contratto per la visione dei canali. Tutte le piattaforme ogni mese pagano la rete televisiva per poterla distribuire ed averla nel proprio pacchetto, garantendole una percentuale delle revenue provenienti dalla raccolta degli abbonamenti.

Il cable operator quindi raccoglie più Cable Networks (ovvero i canali) e vende al consumatore un “pacchetto mensile” di canali, un bouquet. Restano esclusi dal fee mensile alcune reti considerate premium che si devono pagare sempre a parte. In genere il prezzo dei vari pacchetti è molto basso poiché gli abbonati alle varie piattaforme sono molti.

Gran Bretagna[modifica | modifica wikitesto]

Mancando la concorrenza del DTH (che fu lanciato solo nel 1994), il cavo si sviluppò rapidamente nel mondo. In Gran Bretagna la trasmissione via cavo, dopo un esordio poco promettente, iniziò ad affermarsi nel 1983: tuttavia, i grossi investimenti nel settore partirono solo con i primi anni novanta, quando gli imprenditori vennero incentivati dalla possibilità di offrire, congiuntamente ai servizi televisivi, anche quelli telefonici.

Nel 1989 il cavo si trovò a competere con il sistema DTH fornito da Rupert Murdoch, il quale era al tempo stesso il principale provider, ossia fornitore di programmi, e dunque occupava sul mercato una posizione di predominio. I lunghi tempi di costruzione dei sistemi via cavo e il prezzo più alto della programmazione ridussero, alla fine del 1995, gli abbonati al sistema via cavo a meno di 1.300.000, mentre il British Sky Broadcasting (BSkyB), che trasmetteva in DTH, ne contava 3.600.000. Ciononostante, il successo della telefonia via cavo (il cui numero di abbonati è di gran lunga superiore a quello della televisione via cavo), insieme alla speranza nei futuri servizi interattivi, hanno mantenuto in vita l'industria della televisione via cavo.

Germania[modifica | modifica wikitesto]

La televisione via cavo è cresciuta con più facilità in Germania, dove il governo, in collaborazione con Deutsche Telekom, ha deciso di coprire con una rete di fibre ottiche gran parte del territorio nazionale. Alla fine del 1995, 15.800.000 case erano cablate, equivalenti al 42% dei possessori di un televisore. Questa scelta si spiega anche con il fatto che le dimensioni della Germania generano un mercato considerevolmente esteso, che può soddisfare anche gli operatori del sistema DTH, che attualmente serve oltre 6.500.000 abbonati.

Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

I Paesi Bassi sono il secondo paese più cablato d'Europa. La tecnologia via cavo venne introdotta negli anni sessanta collegando tutti i televisori di un comune, o di un distretto, ad un'unica antenna, poiché troppe antenne non solo rovinavano l'estetica delle case, ma erano anche pericolose (soprattutto durante il maltempo).
Alla fine degli anni settanta cominciarono a trasmettere via cavo le prime emittenti private locali; nacque anche una pay tv, "FilmNet".
Nel corso degli anni novanta le emittenti via cavo sono aumentate notevolmente. Dalla fine degli anni novanta è disponibile la televisione digitale via cavo.

Altri paesi[modifica | modifica wikitesto]

Al momento molti paesi europei stanno scegliendo la diffusione di sistemi via cavo o DTH su base topografica. In Italia, ad esempio, si prevede che nei prossimi anni prevarrà il sistema DTH.

Lo sviluppo maggiore si è avuto nell'area asiatica, dove Murdoch e gli operatori statunitensi stanno espandendo il mercato dei servizi DTH e il sistema di diffusione via cavo contemporaneamente.

In Argentina la televisione via cavo arrivò negli anni sessanta.

Il Belgio è il paese più cablato d'Europa con il 99 per cento delle famiglie collegate a reti televisive via cavo.

La Romania è un esempio della forte penetrazione della televisione via cavo in Europa, con il 79 per cento delle famiglie collegate alla televisione via cavo.

La Svizzera è il terzo paese più cablato in Europa.

La televisione via cavo in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi: l'epoca del cavo coassiale[modifica | modifica wikitesto]

Quando iniziò un ciclo regolare di trasmissioni televisive in Italia, nel 1954, l'esercizio delle trasmissioni TV fu riservato allo stato, che lo diede in concessione alla Rai, società pubblica, già monopolista della radiodiffusione. La RAI divenne quindi l'unica società ammessa a irradiare programmi radio e TV nel Paese.
La normativa di riferimento era ancora la disciplina della polizia postale (Codice Postale), redatta essenzialmente nel 1936. Il Codice elencava espressamente i mezzi di comunicazione a distanza, aggiungendo che ciascuno di essi doveva essere sottoposto a preventiva autorizzazione statale. La televisione via cavo, inesistente nel 1936, non era menzionata. Per chi voleva entrare nel mercato televisivo, la tv via cavo si rivelò dunque l'unica via praticabile.

Già nel 1970 iniziarono i tentativi di interconnettere uno studio televisivo con le abitazioni private tramite cavo coassiale, in particolare a Torino e a Napoli. Il principale protagonista della lotta contro il monopolio televisivo fu Giuseppe Sacchi, che a Biella aveva fondato Telebiella ed ebbe l'entusiastico appoggio di un personaggio popolarissimo come Enzo Tortora, vicepresidente dell'emittente durante il suo periodo di esilio dalla Rai.

Sacchi venne denunciato per violazione del Codice Postale, ma il 24 gennaio 1973 ottenne l'archiviazione del procedimento in quanto, come detto, la televisione via cavo non rientrava tra le attività per le quali il Codice Postale richiedeva un'autorizzazione. La reazione della RAI e dei fautori del monopolio televisivo fu però immediata. Con Legge 28/10/1970, n° 775 il Parlamento aveva delegato al Governo il potere di emanare:

« uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria per disciplinare i singoli procedimenti amministrativi nei vari settori. [Lo scopo era la] eliminazione delle duplicazioni di competenze e dei concerti non necessari. [La norma delegava inoltre il Governo a provvedere] alla raccolta in testi unici, delle disposizioni in vigore concernenti le singole materie, apportando alle stesse [se necessario, le] modificazioni e integrazioni necessarie per il loro coordinamento e ammodernamento »
(Art 6, Legge 28/10/1970, n° 775)

In forza di tale delega il Governo emanò il D.P.R. n° 156 del 29/3/1973 Testo Unico in materia di comunicazioni, che unificava nella voce "telecomunicazioni" tutti i mezzi di comunicazione a distanza. Con Decreto 9/5/1973 il Ministro delle Poste Giovanni Gioia disponeva quindi la disattivazione dell'impianto realizzato da Sacchi, non essendo stata rilasciata la concessione e lo diffidava a procedere entro dieci giorni, decorsi i quali, in difetto, si sarebbe proceduto alla disattivazione d'ufficio.

L'iniziativa del Ministro provocò una decisa reazione del Partito Repubblicano che, pur facendo parte della coalizione del Governo presieduto da Giulio Andreotti, non era stato informato dell'introduzione nel nuovo Testo Unico e delle modifiche in materia di telecomunicazioni: il suo leader Ugo La Malfa chiese le dimissioni del Ministro Gioia e, non avendole ottenute, uscì dal Governo. Andreotti fu così costretto a dimettersi nel successivo mese di giugno.

Sacchi omise di ottemperare all'ordine di smantellamento, che fu eseguito coattivamente dai funzionari dell'Escopost (ufficio del Ministero PPTT delegato alla vigilanza sulle radiofrequenze) il 1 giugno 1973 tagliando il cavo che collegava l'emittente televisiva alla rete cittadina, e nei suoi confronti fu presentata una nuova denuncia. Era ciò che si attendeva Giuseppe Sacchi che ebbe così legittimazione per sollevare il problema della costituzionalità della normativa, in particolare la violazione dell'articolo 21 della Costituzione in quanto il monopolio televisivo riservato allo stato limitava la libera espressione di pensiero attraverso il mezzo televisivo stesso.

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. »
(Art 21 Costituzione)

Con Sentenza n. 225 del 1974 la Corte Costituzionale, accogliendo in gran parte le motivazioni di Sacchi, dichiarava in riferimento alla televisione via cavo l'illegittimità costituzionale degli articoli 1, 183 e 195 del Testo Unico approvato con il D.P.R. n. 156 del 29/3/1973, che riservavano allo stato il monopolio radiotelevisivo. La bravura dei legali di Telebiella fu proprio quella di spostare il tema dello scontro sulla televisione via cavo, a quel tempo esclusivamente a diffusione geografica locale, che spazzava via tutte le motivazioni a favore del monopolio espresse nei precedenti pronunciamenti della Corte Costituzionale.

L'anno successivo una nuova legge, la (cosiddetta "Legge di riforma"), regolamentava la televisione via cavo concedendo anche all'iniziativa privata la realizzazione della televisione via cavo, anche se con molti limiti. In parlamento infatti le forze che difendevano il monopolio televisivo della RAI erano ancora preponderanti e, non potendo mantenere il monopolio radiotelevisivo riservato alla stato dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale a sfavore di tale monopolio inerente alla televisione via cavo, fissarono comunque forti limitazioni: ogni televisione via cavo poteva essere diffusa ad un solo comune o a più comuni contigui se questi non avevano una popolazione complessiva superiore a 150.000 abitanti; ogni rete per telecomunicazioni (necessaria per la diffusione del segnale televisivo agli utenti) realizzata poteva diffondere solo una singola televisione (cavo monocanale).

Nonostante la liberalizzazione parziale non fu però l'inizio di un fiorire della televisione via cavo in quanto, a seguito di altre denunce per assenza di concessione del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni riguardanti televisioni via etere, una nuova sentenza della Corte Costituzionale, la Sentenza n. 202 del 15 luglio 1976, dichiarava l'illegittimità del monopolio radiotelevisivo anche relativamente alla televisione via etere in ambito locale.

In seguito a questa nuova evoluzione in campo legislativo la televisione via etere diventò la soluzione preferita dall'iniziativa privata. La stessa Telebiella in seguito passò alla trasmissione via etere. A sfavore della televisione via cavo, rispetto a quella via etere, c'era il maggior costo della rete per telecomunicazioni necessaria, ma anche limiti tecnologici dell'epoca che non permettevano di ovviare alla degradazione del segnale televisivo nelle lunghe distanze se non a costi insostenibili per le realtà imprenditoriali interessate dell'epoca.

A cavallo di quegli anni ci fu un ampio proliferare di televisioni via cavo, realtà più amatoriali che industriali, semi però delle realtà industriali di oggi. Milano 2, il quartiere satellite ideato da Silvio Berlusconi, ad esempio, per scelta urbanistica degli architetti progettisti, aveva adottato una rete in cavo coassiale per la diffusione delle televisioni via etere all'interno del quartiere, in modo da evitare l'antiestetico proliferare di antenne. Il cavo coassiale adottato permetteva la diffusione di un ulteriore canale oltre a quelli già diffusi. Nacque così, per iniziativa di Giacomo Properzj, l'idea di realizzare una televisione via cavo di quartiere, diffusa attraverso la rete già esistente, Telemilanocavo da cui nascerà nel 1980 Canale 5, il primo network privato a diffusione nazionale.

Elenco delle televisioni via cavo del 1971-74[modifica | modifica wikitesto]

La rinascita: fibra ottica e ADSL[modifica | modifica wikitesto]

Il quadro viene ad essere mutato nello sviluppo attuale.

Nei primi anni 90 la Telecom avviò un servizio sperimentale chiamato Progetto Socrate che avrebbe portato la tv via cavo, tramite fibra ottica, inizialmente nei grandi nuclei urbani. Il progetto venne accantonato, di fronte alla esorbitante spesa di posa dei cavi, a favore del satellite dove venne trasmesso il bouquet Stream.

La cablatura con fibra ottica della città di Milano operata da Fastweb, che aveva lanciato con grandi prospettive la TV di Fastweb, lasciava sperare in un rilancio alla grande della televisione via cavo. L'esperienza però ha avuto un brusco rallentamento: il progetto di estendere la cablatura a fibra ottica alle altre città italiane è stato molto rallentato e ha trovato una alternativa nel miglioramento tecnologico dell'ADSL, che "viaggia" su cavo telefonico tradizionale.

Sembrava che la televisione via cavo rimanesse soccombente rispetto alla televisione satellitare e alla televisione digitale terrestre, ma all'inizio di ottobre 2006 il gigante mondiale Sky del magnate australiano Rupert Murdoch ha stretto una alleanza commerciale con Fastweb: agli utenti internet di Fastweb sono stati offerti i canali della piattaforma Sky prima disponibili solo tramite TV satellitare e in cambio Sky offre ai suoi clienti nuovi servizi, come le comunicazioni telefoniche non veicolate da Telecom.

Durante il 2008, tre importanti providers Internet nazionali, Telecom, Tiscali e Infostrada hanno lanciato i loro servizi IPTV, contribuendo quindi alla diffusione su scala nazionale della TV via ADSL in Italia.

Sistemi di trasmissione e ricezione dei programmi televisivi[modifica | modifica wikitesto]

A monte della trasmissione dei programmi televisivi via cavo sta la diffusione via satellite, un sistema di distribuzione dei segnali televisivi che opera anche indipendentemente dal successivo trasferimento via cavo. I satelliti infatti possono anche inviare il segnale direttamente agli apparecchi riceventi: il sistema viene definito direct-to-home (DTH, che vuol dire direttamente a casa), o anche direct-broadcast satellite (DBS, ossia trasmissione diretta satellitare), e funziona mediante la cattura dei dati da parte di singole antenne paraboliche installate nelle abitazioni. Con il sistema DTH si possono tuttavia ricevere i canali trasmessi da un solo satellite, perché si dipende dal puntamento della propria parabola, mentre con il sistema via cavo si può ricevere il segnale di più satelliti. Poiché sia il sistema DTH che il sistema via cavo (inteso come ridiffusione ADSL dei segnali satellitari) captano i canali da satelliti, si usa talvolta indifferentemente il termine “televisione via satellite” per designare entrambi i metodi di trasmissione.

I servizi offerti[modifica | modifica wikitesto]

La digitalizzazione dei sistemi via cavo e la crescente diffusione dell'utilizzo delle fibre ottiche permetteranno in futuro di offrire servizi di diverso genere: “pay-per-view”, nei quali lo spettatore paga per il singolo programma che desidera vedere; “video on demand”, nel quale vengono offerti programmi a scelta dello spettatore, e un'ampia gamma di servizi interattivi, tra cui lo “home banking” (gestione da casa del proprio conto bancario), lo home shopping, e servizi similari. Anche il sistema DTH può offrire alcuni di questi servizi, ma allo stato attuale esso non permette il “video on demand” e le forme più sofisticate di interattività. È probabile che, in un futuro assai prossimo, nelle aree in cui l'installazione di sistemi via cavo risulterà essere troppo costosa, il DTH sarà il mezzo principale per convogliare i segnali televisivi e interattivi; ma in altre zone, soprattutto nelle aree urbane, dove le reti già installate potranno costituire l'infrastruttura che faciliterà l'allacciamento capillare via cavo, sarà quest'ultimo metodo di trasmissione a prevalere.

Prospettive di sviluppo della televisione via cavo[modifica | modifica wikitesto]

Il limite principale della televisione via cavo è l'alto costo della cablatura e la necessità che sia pianificata a livello collettivo. In concreto può quindi nascere solo nell'ambito di un sistema di mezzi di telecomunicazioni (telefono, internet a banda larga, televisione) che giustifichi la portata degli investimenti.

Un esempio concreto in Italia lo abbiamo a Milano dove Fastweb ha provveduto a cablare pressoché interamente la città e il suo circondario.

Da diverse analisi, tra cui una dell'Università di Roma Tre, si evince come il futuro della Tv via cavo in Italia sarà segnato dallo sviluppo delle offerte IPTV, che prevedono la trasmissione del segnale video su doppino telefonico tramite ADSL e apposito decoder digitale.

Tra l'altro l'IPTV è l'unica che permette di offrire il servizio VOD (Video on Demand).

Il futuro delle trasmissioni via cavo[modifica | modifica wikitesto]

Il futuro delle trasmissioni via cavo dipende dall'offerta concorrenziale del sistema DTH. La lentezza di costruzione dei sistemi via cavo implica la necessità di partire con un forte anticipo sui tempi di messa in opera, che si traduce, ad esempio, in un maggior ventaglio di offerte, ma il sistema DTH resta ancora molto avvantaggiato, specie se il fornitore del segnale è anche il possessore delle reti televisive. Una battuta d'arresto nello sviluppo del sistema via cavo si è verificata nel 1994, con il lancio negli Stati Uniti della DirecTv in DTH. Il servizio ha ottenuto un grande successo, raccogliendo un milione di abbonati nei primi 18 mesi di vita. In effetti, la capacità del sistema DTH di offrire i vantaggi di una nuova tecnologia (175 canali digitali) su un'area di grande ampiezza costituisce un forte handicap per lo sviluppo dei sistemi via cavo. Se la limitata interattività della trasmissione DTH sarà sufficiente a soddisfare i desideri del pubblico, gli operatori via cavo dovranno ricreare il proprio mercato di abbonati, soprattutto offrendo servizi specializzati a tipologie particolari di utenti.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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