Televisione via cavo
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La televisione via cavo, o TV via cavo, è la televisione che giunge agli utenti per mezzo di un cavo per telecomunicazioni.
La televisione è diffusa agli utenti attraverso reti per telecomunicazioni che possono utilizzare metodi di trasmissione diversi in diversi tratti della rete. In base al metodo di trasmissione utilizzato nel tratto di rete che giunge all'utente la televisione si distingue infatti in televisione terrestre se il metodo di trasmissione utilizza onde radio emesse da trasmettitori posti sulla superficie terrestre, in televisione satellitare se il metodo di trasmissione utilizza onde radio emesse da trasmettitori posti su satelliti per telecomunicazioni geostazionari, in televisione via cavo se il metodo di trasmissione utilizza un cavo per telecomunicazioni.
Indice |
[modifica] Standard televisivi
[modifica] Standard televisivi per la televisione analogica via cavo
Gli standard di televisione analogica via cavo sono:
[modifica] Standard televisivi per la televisione digitale via cavo
Gli standard di televisione digitale via cavo sono:
Lo standard DVB-C è lo standard diffuso nel maggior numero di nazioni del mondo. Lo standard ATSC è utilizzato solo in America del Nord. Lo standard ISDB-C è invece utilizzato in Giappone.
[modifica] Storia della televisione via cavo
[modifica] La nascita
La televisione via cavo è uno strumento di trasmissione delle immagini televisive, che nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni Quaranta, quando, in alcuni paesi che per ragioni geografiche non ricevevano bene i segnali televisivi, i commercianti di elettrodomestici si accorsero che potevano far arrivare le immagini televisive delle città vicine collocando una potente antenna sulla collina o la montagna vicina a questo paese, e far discendere da quest'antenna un cavo elettrico o un cavo telefonico, che congiungeva questa antenna centrale alle case, alle abitazioni. In questo modo la televisione poteva arrivare anche nelle cosiddette zone d'ombra. Questa iniziativa cominciò a portare la televisione in molti piccoli villaggi degli Stati Uniti che prima non potevano aver televisione. E questo significò per i commercianti di elettrodomestici la possibilità di vendere televisori. Per buona parte degli anni Cinquanta, però, la televisione via cavo fu un fatto marginale, poco interessante, ed era impiegata solo nelle piccole concentrazioni urbane.
[modifica] Il grande boom
Il grande boom della televisione via cavo si ha a partire dal 1957, quando negli Stati Uniti si incomincia a diffondere la televisione a colori. E la coesione cavo-televisione a colori diventa molto importante perché quest'ultima riusciva ad arrivare nelle case con una maggior qualità se si usava il cavo. Soprattutto nelle grandi città, dove c'erano alti grattacieli che facevano da schermo a molte abitazioni e quindi impedivano che le trasmissioni della televisione a colori arrivassero in modo qualitativamente accettabile. Il cavo diventa dunque uno strumento molto adatto per portare la qualità televisiva del colore nelle grandi città. Questa è anche la fase in cui il cavo entra in modo molto più diffuso nei grandi mercati televisivi americani.
[modifica] La televisione via cavo come strumento di comunicazione sociale
Una terza fase del cavo, importante, è quella in cui esso diventa un potente strumento di comunicazione sociale, a livello di quartiere e a livello di città. Questa terza fase si sviluppa in Canada, dove nella regione del Québec, che ha una tradizione culturale diversa dal resto del Canada - perché nel Quebec si parla il francese - nasce il desiderio di utilizzare la televisione come strumento di rivitalizzazione culturale, di riaggregazione sociale nei quartieri periferici delle grandi città, dove i rapporti sociali e la vita culturale del quartiere si stavano disgregando. In quegli anni, la televisione via etere non permetteva di avere molti canali, e le frequenze via etere erano utilizzate soprattutto per i tre o quattro canali a livello nazionale; era impensabile avere delle frequenze sufficienti per fare televisione locale.
Il cavo diventa, quindi, l'unico strumento adatto a creare dei canali televisivi di dimensioni locali, che nel Canada incominciano ad essere dati in gestione a delle comunità di base. Nasce in Canada, con la televisione via cavo, la prima idea di televisioni comunitarie: televisioni dove le comunità locali, i gruppi culturali, i gruppi sociali di base trovano l'occasione di informare gli altri delle proprie attività, di riflettere insieme sui problemi del quartiere, sui problemi della città, e anche di produrre alcune cose di tipo culturale sulla storia locale, sulla geografia, sugli aspetti più interessanti anche dal punto di vista espressivo e artistico, legati alla capacità produttiva locale. In questa prospettiva, le comunità locali delle grandi città mettono a disposizione dei cittadini e dei gruppi di base anche le strutture per produrre. E questo avviene grazie al fatto che il processo di miniaturizzazione elettronica e di riduzione dei costi porta sul mercato dei mezzi di produzione televisiva che oggi sono largamente diffusi, ma che iniziano a essere presenti sul mercato nella seconda metà degli anni Sessanta. Questi sono i videotape, i video-registratori portatili, che permettono di decentrare la produzione televisiva, e quindi di alimentare la televisione via cavo anche a livello locale.
La televisione via cavo è, insomma, utilizzata come una sorta di "specchio", dove i gruppi sociali locali e individui riflettono insieme sugli aspetti anche di carattere culturale e politico, di partecipazione politica, dell'attività politica.
[modifica] La diffusione in Europa
Sull'onda della televisione comunitaria canadese, anche in Europa si incomincia a scoprire la televisione via cavo come veicolo per creare televisioni locali regionali. E nel corso degli anni Settanta la televisione approda in Europa: prima in Belgio, poi in Francia, in Inghilterra e in Germania, però a livello sperimentale, e poi in Italia. Da questo momento degli anni Settanta lo sviluppo della televisione via cavo avverrà a marce forzate in alcuni paesi europei, come l'Olanda, il Belgio e la Svizzera. Si svilupperà con maggiori difficoltà in Inghilterra e in Francia, e il paese dove avrà più successo è la Germania, dove oggi circa diciassette milioni di famiglie sono allacciate ad una rete via cavo. Si può dire che la storia del cavo è la storia attuale delle autostrade dell'informazione. L'aspetto interessante dello sviluppo del cavo attraverso diverse epoche è da cercare nelle sue diverse funzioni che ha svolto: la prima, tecnologica, poi quella sociale e poi ancora la funzione di comunicazione a fianco della televisione tradizionale.
[modifica] La televisione via cavo nel mondo
Lo sviluppo della televisione via cavo è stato reso possibile dai progressi della tecnologia satellitare e dal crescente desiderio di molti governi di liberalizzare la trasmissione televisiva. Nella sua forma moderna e multicanale, il cavo apparve negli anni Settanta negli Stati Uniti. Nel 1995 più di 60 milioni di famiglie (quasi il 65% delle case dotate di un televisore) ricevevano i programmi televisivi via cavo.
[modifica] Gran Bretagna
Mancando la concorrenza del DTH (che fu lanciato solo nel 1994), il cavo si sviluppò rapidamente nel mondo. In Gran Bretagna la trasmissione via cavo, dopo un esordio poco promettente, iniziò ad affermarsi nel 1983: tuttavia, i grossi investimenti nel settore partirono solo con i primi anni Novanta, quando gli imprenditori vennero incentivati dalla possibilità di offrire, congiuntamente ai servizi televisivi, anche quelli telefonici. Nel 1989 il cavo si trovò a competere con il sistema DTH fornito da Rupert Murdoch, il quale era al tempo stesso il principale provider, ossia fornitore di programmi, e dunque occupava sul mercato una posizione di dominio. I lunghi tempi di costruzione dei sistemi via cavo e il prezzo più alto della programmazione ridussero, alla fine del 1995, gli abbonati al sistema via cavo a meno di 1.300.000, mentre il British Sky Broadcasting (BSkyB), che trasmetteva in DTH, ne contava 3.600.000. Ciononostante, il successo della telefonia via cavo (il cui numero di abbonati è di gran lunga superiore a quello della televisione via cavo), insieme alla speranza nei futuri servizi interattivi, hanno mantenuto in vita l’industria della televisione via cavo.
[modifica] Germania
La televisione via cavo è cresciuta con più facilità in Germania, dove il governo, in collaborazione con Deutsche Telekom, ha deciso di coprire con una rete di fibre ottiche gran parte del territorio nazionale. Alla fine del 1995, 15.800.000 case erano cablate, equivalenti al 42% dei possessori di un televisore. Questa scelta si spiega anche con il fatto che le dimensioni della Germania generano un mercato considerevolmente esteso, che può soddisfare anche gli operatori del sistema DTH, che attualmente serve oltre 6.500.000 abbonati.
[modifica] Altri paesi
La trasmissione via cavo è molto forte anche in Olanda dove è nata per diffondere canali televisivi non satellitari. Al momento molti paesi europei stanno scegliendo la diffusione di sistemi via cavo o DTH su base topografica. In Italia, ad esempio, si prevede che nei prossimi anni prevarrà il sistema DTH. Lo sviluppo maggiore si è avuto nell’area asiatica, dove Murdoch e gli operatori statunitensi stanno espandendo il mercato dei servizi DTH e il sistema di diffusione via cavo contemporaneamente.
[modifica] La televisione via cavo in Italia
[modifica] Gli inizi: l'epoca del cavo coassiale
Quando iniziò un ciclo regolare di trasmissioni televisive in Italia, nel 1954, l'esercizio delle trasmissioni radio e tv era riservato allo stato, che lo dava alla Rai, società pubblica, in concessione. La RAI era quindi l'unica società ammessa a irradiare programmi radio e tv nel Paese.
La normativa di riferimento era ancora la disciplina della polizia postale (Codice Postale), redatta essenzialmente nel 1936. Il Codice elencava espressamente i mezzi di comunicazione a distanza, aggiungendo che ciascuno di essi doveva essere sottoposto a preventiva autorizzazione statale. La televisione via cavo, inesistente nel 1936, non era menzionata. Per chi voleva entrare nel mercato televisivo, la tv via cavo si rivelò dunque l'unica via praticabile.
Già negli anni Sessanta iniziarono i tentativi di interconnettere uno studio televisivo con le abitazioni private tramite cavo coassiale, in particolare a Torino e a Napoli. Il principale protagonista della lotta contro il monopolio televisivo fu Giuseppe Sacchi, che a Biella aveva fondato Telebiella ed ebbe l'entusiastico appoggio di un personaggio popolarissimo come Enzo Tortora, vicepresidente dell'emittente durante il suo periodo di esilio dalla Rai.
Sacchi venne denunciato per violazione del Codice Postale, ma il 24 gennaio 1973 ottenne l'archiviazione del procedimento in quanto, come detto, la televisione via cavo non rientrava tra le attività per le quali il Codice Postale richiedeva un'autorizzazione. La reazione della RAI e dei fautori del monopolio televisivo fu però immediata. Con Legge 28/10/1970, n° 775 il Parlamento aveva delegato al Governo il potere di emanare:
| « uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria per disciplinare i singoli procedimenti amministrativi nei vari settori. [Lo scopo era la] eliminazione delle duplicazioni di competenze e dei concerti non necessari. [La norma delegava inoltre il Governo a provvedere] alla raccolta in testi unici, delle disposizioni in vigore concernenti le singole materie, apportando alle stesse [se necessario, le] modificazioni e integrazioni necessarie per il loro coordinamento e ammodernamento » | |
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( Art 6, Legge 28/10/1970, n° 775)
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In forza di tale delega il Governo emanò il D.P.R. n° 156 del 29/3/1973 Testo Unico in materia di comunicazioni, che unificava nella voce "telecomunicazioni" tutti i mezzi di comunicazione a distanza. Con Decreto 9/5/1973 il Ministro delle Poste Giovanni Gioia disponeva quindi la disattivazione dell'impianto realizzato da Sacchi, non essendo stata rilasciata la concessione e lo diffidava a procedere entro dieci giorni, decorsi i quali, in difetto, si sarebbe proceduto alla disattivazione d'ufficio.
L'iniziativa del Ministro provocò una decisa reazione del Partito Repubblicano che, pur facendo parte della coalizione del Governo presieduto da Giulio Andreotti, non era stato informato dell'introduzione nel nuovo Testo Unico e delle modifiche in materia di telecomunicazioni: il suo leader Ugo La Malfa chiese le dimissioni del Ministro Gioia e, non avendole ottenute, uscì dal Governo. Andreottti fu così costretto a dimettersi nel successivo mese di giugno.
Sacchi omise di ottemperare all'ordine di smantellamento, che fu eseguito coattivamente dai funzionari dell'Escopost (ufficio del Ministero PPTT delegato alla vigilanza sulle radiofrequenze) il 1 giugno 1973 tagliando il cavo che collegava l'emittente televisiva alla rete cittadina, e nei suoi confronti fu presentata una nuova denuncia. Era ciò che si attendeva Giuseppe Sacchi che ebbe così legittimazione per sollevare il problema della costituzionalità della normativa, in particolare la violazione dell'articolo 21 della Costituzione in quanto il monopolio televisivo riservato allo stato limitava la libera espressione di pensiero attraverso il mezzo televisivo stesso.
| « Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. » | |
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( Art 21 Costituzione)
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Con Sentenza n. 225 del 1974 la Corte Costituzionale, accogliendo in gran parte le motivazioni di Sacchi, dichiarava in riferimento alla televisione via cavo l'illegittimità costituzionale degli articoli 1, 183 e 195 del Testo Unico approvato con il D.P.R. n. 156 del 29/3/1973, che riservavano allo stato il monopolio radiotelevisivo. La bravura dei legali di Telebiella fu proprio quella di spostare il tema dello scontro sulla televisione via cavo, a quel tempo esclusivamente a diffusione geografica locale, che spazzava via tutte le motivazioni a favore del monopolio espresse nei precedenti pronunciamenti della Corte Costituzionale.
L'anno successivo una nuova legge, la legge 103/75 (c.d. "Legge di riforma"), regolamentava la televisione via cavo concedendo anche all'iniziativa privata la realizzazione della televisione via cavo, anche se con molti limiti. In parlamento infatti le forze che difendevano il monopolio televisivo della RAI erano ancora preponderanti e, non potendo mantenere il monopolio radiotelevisivo riservato alla stato dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale a sfavore di tale monopolio inerente la televisione via cavo, fissarono comunque forti limitazioni: ogni televisione via cavo poteva essere diffusa ad un solo comune o a più comuni contigui se questi non avevano una popolazione complessiva superiore a 150.000 abitanti; ogni rete per telecomunicazioni (necessaria per la diffusione del segnale televisivo agli utenti) realizzata poteva diffondere solo una singola televisione (cavo monocanale).
Nonostante la liberalizzazione parziale non fu però l'inizio di un fiorire della televisione via cavo in quanto, a seguito di altre denunce per assenza di concessione del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni riguardanti televisioni via etere, una nuova sentenza della Corte Costituzionale, la Sentenza n. 202 del 15 luglio 1976, dichiarava l'illegittimità del monopolio radiotelevisivo anche relativamente alla televisione via etere in ambito locale.
In seguito a questa nuova evoluzione in campo legislativo la televisione via etere diventò la soluzione preferita dall'iniziativa privata. La stessa Telebiella in seguito passò alla trasmissione via etere. A sfavore della televisione via cavo, rispetto a quella via etere, c'era il maggior costo della rete per telecomunicazioni necessaria, ma anche limiti tecnologici dell'epoca che non permettevano di ovviare alla degradazione del segnale televisivo nelle lunghe distanze se non a costi insostenibili per le realtà imprenditoriali interessate dell'epoca.
A cavallo di quegli anni ci fu un ampio proliferare di televisioni via cavo, realtà più amatoriali che industriali, semi però, in alcuni casi, delle realtà industriali di oggi. Milano 2, il quartiere satellite ideato da Silvio Berlusconi, ad esempio, per scelta urbanistica degli architetti progettisti, aveva adottato una rete per telecomunicazioni in cavo coassiale per la diffusione delle televisioni via etere all'interno del quartiere in modo da evitare l'antiestetico proliferare di antenne. Il cavo coassiale permetteva la diffusione di un'ulteriore televisione oltre a quelle già diffuse, nacque così, per iniziativa di Giacomo Properzj, l'idea di realizzare una televisione via cavo di quartiere diffusa attraverso la rete già esistente, Telemilanocavo da cui nascerà in seguito Canale 5, una delle televisioni nazionali più seguite di oggi.
[modifica] Elenco delle televisioni via cavo del 1971-74
- Telebiella (Data inizio trasmissioni: 20 aprile 1971. Registrata in tribunale il 30 aprile 1971 come "Telebiella A-21 Tv, giornale periodico a mezzo video".
- Tele Ivrea
- Tele Alessandria
- Tele Vercelli
- Canale 3 (Inizio trasmissioni: settembre 1973. Sede: Torino. Direttore: Renato Tagliani)
- Telemilanocavo
- TeleVeneto
- Filiazioni: Televenezia, TeleBelluno, TelePadova, TeleRovigo, TeleMestre, TeleVerona, TeleVicenza, TeleTreviso.
- TeleBologna
- Ravenna 1
- TeleRomagnacavo
- Tele Rubicone
- Video Giornale Adriatico (VGA) TeleRimini
- TeleAncona-Conero 3
- TeleFirenze
- Tele Piombino-Costa Etrusca
- TeleRomacavo
- TeleAbruzzo
- Filiazioni: TelePescara e TeleChieti.
- Telediffusione italiana, poi TeleNapoli
- Telelaser (Salerno)
- TeleBari
- TeleFoggia
- TeleSassari
[modifica] La rinascita: fibra ottica e ADSL
Il quadro viene ad essere mutato nello sviluppo attuale.
La cablatura con fibra ottica della città di Milano operata da Fastweb, che aveva lanciato con grandi prospettive la TV di Fastweb, lasciava sperare in un rilancio alla grande della televisione via cavo. L'esperienza però aveva avuto un brusco rallentamento: il progetto di estendere la cablatura a fibra ottica alle altre città italiane è stato molto rallentato e ha trovato una alternativa nel miglioramento tecnologico dell'ADSL.
Sembrava proprio che la televisione via cavo rimanesse soccombente rispetto alla televisione satellitare e alla televisione digitale terrestre, ma all'inizio di ottobre 2006 il gigante mondiale Sky del magnate australiano Rupert Murdoch ha stretto una alleanza commerciale con Fastweb: gli utenti di Fastweb si vedranno offerti i cento canali ora disponibili solo tramite TV satellitare e in cambio Sky potrà offrire ai suoi 4.000.000 di clienti nuovi servizi aggiuntivi come le comunicazioni vocali senza pagare il canone Telecom.
Durante il 2008, i 3 importanti providers Internet nazionali, Telecom, Tiscali e Infostrada hanno lanciato i loro servizi IPTV, contribuendo quindi alla nascita e alla diffusione su scala nazionale della TV via ADSL in Italia.
[modifica] Sistemi di trasmissione e ricezione dei programmi televisivi
A monte della trasmissione dei programmi televisivi via cavo sta la diffusione via satellite, un sistema di distribuzione dei segnali televisivi che opera anche indipendentemente dal successivo trasferimento via cavo. I satelliti infatti possono anche inviare il segnale direttamente agli apparecchi riceventi: il sistema viene definito DTH (Direct To Home, che vuol dire direttamente a casa), o anche DBS (Direct Broadcasting by Satellite, ossia trasmissione diretta satellitare), e funziona mediante la cattura dei dati da parte di singole antenne paraboliche installate nelle abitazioni. Con il sistema DTH si possono tuttavia ricevere i canali trasmessi da un solo satellite, mentre con il sistema via cavo si riceve il segnale di più satelliti. Di fatto, poiché sia il sistema DTH che il sistema via cavo captano i canali da satelliti, si usa indifferentemente il termine “televisione via satellite” per designare entrambi i metodi di trasmissione.
[modifica] I servizi offerti
La digitalizzazione dei sistemi via cavo e la crescente diffusione dell’utilizzo delle fibre ottiche permetteranno in futuro di offrire servizi di diverso genere: “pay-per-view”, nei quali lo spettatore paga per il singolo programma che desidera vedere; “video on demand”, nel quale vengono offerti programmi a scelta dello spettatore, e un’ampia gamma di servizi interattivi, tra cui la “home banking” (la gestione casalinga del proprio conto bancario), lo shopping da casa e programmi pedagogici. Anche il sistema DTH può offrire alcuni di questi servizi, ma, anche con la digitalizzazione, esso non permette il “video on demand” e le forme più sofisticate di interattività. È probabile che, in un futuro assai prossimo, nelle aree in cui l’installazione di sistemi via cavo risulterà essere troppo costosa, il DTH sarà il mezzo principale per convogliare i segnali televisivi e interattivi; ma in altre zone, soprattutto nelle aree urbane, dove reti di servizi locali già installate potranno costituire l’infrastruttura che faciliterà l’allacciamento capillare via cavo della città, sarà quest’ultimo metodo di trasmissione dei programmi televisivi a prevalere.
[modifica] Prospettive di sviluppo della televisione via cavo
Il limite principale della televisione via cavo è l'alto costo della cablatura e la necessità che sia pianificata a livello collettivo. In concreto può quindi nascere solo nell'ambito di un sistema di mezzi di telecomunicazioni (telefono, internet a banda larga, televisione) che giustifichi l'ampiezza degli investimenti.
Un esempio concreto in Italia lo abbiamo a Milano dove Fastweb ha provveduto a cablare pressoché interamente la città e il suo circondario.
Da diverse analisi, tra cui una dell'università di Roma 3, si evince come il futuro della Tv via cavo in italia sarà segnato dallo sviluppo delle offerte IPTV, che prevedono la trasmissione del segnale video su doppino telefonico tramite ADSL e apposito decoder digitale.
Tra l'altro l' IPTV è l'unica che permette di offrire il servizio VOD (Video On Demand).
[modifica] Il futuro delle trasmissioni via cavo
Il futuro delle trasmissioni via cavo dipende dall’offerta concorrenziale del sistema DTH. La lentezza di costruzione dei sistemi via cavo implica la necessità di partire con un forte anticipo sui tempi di messa in opera, che si traduce, ad esempio, in un maggior ventaglio di offerte, ma il sistema DTH resta ancora molto avvantaggiato, specie se il fornitore del segnali è anche il possessore delle reti televisive. Una battuta d’arresto nello sviluppo del sistema via cavo si è verificata nel 1994, con il lancio negli Stati Uniti della DirecTv in DTH. Il servizio ha ottenuto un grande successo, raccogliendo un milione di abbonati nei primi 18 mesi di vita. In effetti, la capacità del sistema DTH di offrire i vantaggi di una nuova tecnologia (175 canali digitali) su un’area di grande ampiezza costituisce un forte handicap per lo sviluppo dei sistemi via cavo. Se la limitata interattività della trasmissione DTH sarà sufficiente a soddisfare i desideri del pubblico, gli operatori via cavo dovranno ricreare il proprio mercato di abbonati, soprattutto offrendo servizi specializzati a tipologie particolari di utenti.
[modifica] Voci correlate
- Normativa della radiotelevisione terrestre
- Televisione analogica
- Televisione digitale
- Televisione terrestre
- Televisione satellitare
- TV di Fastweb
- Alice Home TV
- Tiscali tv
[modifica] Collegamenti esterni
- AIIP
- Iptv o Tv via internet, quali differenze
- Intervista a Giuseppe Richeri sulla Tv via cavo nel '96
- Encarta
Normativa:

