Televisione in Italia

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1leftarrow blue.svgVoci principali: Televisione, Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Inizi e monopolio RAI[modifica | modifica wikitesto]

Studio televisivo EIAR Roma 1939, operatore con telecamera SAFAR

Nel corso degli anni trenta iniziano a svilupparsi in Europa i primi tentativi di trasmissione regolare di programmi televisivi; i paesi all'avanguardia sono l'Inghilterra, dove alla vigilia della seconda guerra mondiale risultano in circolazione circa 20.000 videoricevitori venduti direttamente al pubblico, e la Francia. In Germania, nell'estate del 1936, avienne la prima diretta televisiva, con i Giochi della XI Olimpiade a Berlino trasmessi in diretta in 27 luoghi pubblici, per un totale di otto ore giornaliere, tramite cavo coassiale, tra Berlino e Lipsia e tra Berlino e Monaco.

In Italia viene emanata una legge (9 gennaio 1936) che stabilisce il passaggio dei programmi dell'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) sotto il controllo del Ministero della Stampa e Propaganda del governo fascista. Le prime trasmissioni sperimentali iniziano nel 1939 a Torino con l'EIAR l'ente radiofonico pubblico. Il 22 luglio, dello stesso anno l'EIAR, si avvia alla programmazione sperimentale, con l'entrata in funzione, a Roma, di un piccolo studio in Via Asiago e di un trasmettitore montato a Monte Mario. Tra il 1939 e il 1940 si può assistere alle prime trasmissioni televisive nazionali con presentatori, interviste sportive in studio, sketch, canzoni, balletti e opere. Le grandi aziende elettrotecniche italiane iniziano immediatamente la fabbricazione di televisori a valvole destinati a un piccolo pubblico limitato a gerarchi, docenti, industriali e imprenditori che installano sui tetti delle tre grandi città italiane (Torino, Milano e Roma) le prime antenne per la ricezione delle immagini. Non fanno eccezione i Palazzi Vaticani e Villa Torlonia, dimora di Mussolini.

La regolare programmazione televisiva del tempo è testimoniata in gran parte sul «Radiocorriere» che riporta tutta una serie di novità assolute per l'Italia di quell'epoca, ma il conflitto mondiale sospende bruscamente lo sviluppo di questa tecnologia, e le aziende elettrotecniche fanno spazio a produzioni di radiotrasmittenti e prodotti per uso bellico. Le trasmissioni sono sospese e gli eventi bellici cancellano anche le tracce della prima sperimentazione televisiva italiana, con la distruzione sotto i bombardamenti degli archivi dell'EIAR: documenti, palinsesti, sceneggiature, foto, ordini di servizio, pellicole e tutto ciò che documenta quella prima generazione di televisione, vanno in fumo[1].

Televisore Magneti Marelli del 1938

Nel 1952 l'EIAR si trasforma nella RAI (Radio Audizioni Italiane, dal 1954 RAI − Radiotelevisione italiana), con l'obiettivo di far ripartire la sperimentazione televisiva. Le trasmissioni pubbliche riprendono ufficialmente il 3 gennaio 1954[2] con l'inaugurazione del Programma Nazionale. Le trasmissioni durano poche ore al giorno, iniziano a mezzogiorno e terminano verso le 23:00. A volte la RAI trasmette anche la notte, ad esempio trasmette in diretta con gli Stati Uniti gli incontri di boxe.

Il 4 novembre 1961 nasce il Secondo Programma.

Gli anni '70: fine del monopolio[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine degli anni sessanta il monopolio della RAI inizia a crollare. Almeno nel nord Italia si possono ricevere le emittenti televisive straniere in lingua italiana, come Telemontecarlo, che trasmetteva dal Principato di Monaco, la TSI, dedicata agli abitanti italofoni del Canton Ticino, e TV Koper-Capodistria, che trasmette dall'omonima città, dedicata alle comunità italofone viventi in alcune zone di confine dell'allora Jugoslavia. Nel territorio italiano nascono alcune emittenti televisive che trasmettono via cavo a livello locale. Nel 1966 nasce a Napoli Telediffusione Italiana Telenapoli, che trasmette via cavo. In seguito nel 1971 nasce in Piemonte Telebiella.

Elenco delle televisioni via cavo del 1971-74


La sentenza n.225 del 1974 della Corte Costituzionale autorizza la trasmissione via cavo delle emittenti private. La televisione terrestre rimane sotto il monopolio della RAI, ma poiché la televisione via cavo è molto costosa, alcune emittenti televisive private iniziano a trasmettere illegalmente via etere. Interviene così un'altra sentenza della Corte Costituzionale, la n.202 del 1976, che autorizza la trasmissione via etere sebbene soltanto a livello locale. Questo determina la crescita esponenziale delle televisioni private: le emittenti locali infatti passano da 250 nel 1978 a 600 nel 1980[4].

Nel 1975 la RAI è oggetto di una riforma (Legge n. 103 del 14 aprile 1975) che, in nome del pluralismo dell'informazione, sposta il controllo della radiotelevisione pubblica dal governo al parlamento. Le conseguenze della riforma sono la sperimentazione di stili e contenuti meno istituzionali, anche in risposta alla crescita delle emittenti private, che portano anche all'introduzione delle regolari trasmissioni a colori. La riforma determina un accordo di spartizione tra i partiti dell'arco costituzionale per il controllo dei canali televisivi dell'azienda pubblica su base elettorale, noto con il nome di lottizzazione, che vedeva Rai 1 nella sfera di influenza della Democrazia Cristiana, Rai 2 in mano al Partito Socialista Italiano, e Rai 3, nata nel 1979, nell'orbita del Partito Comunista Italiano.

Gli anni '80 e il duopolio RAI-Fininvest[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 Silvio Berlusconi, proprietario di Telemilano 58, arricchisce la programmazione della sua rete con programmi condotti da personaggi molto famosi provienienti dalla RAI, ottenendo così un grande successo di ascolti. Per avere maggiori guadagni pubblicitari trasmette gli stessi programmi prima in tutto il nord Italia e poi coprendo l'intero territorio italiano, attraverso il sistema della syndication televisiva, rinomiando la sua emittente come Canale 5, Contemporaneamente, fanno la stessa cosa Mondadori con Rete 4 e Rusconi con Italia 1.

Poiché le reti televisive private non possono trasmettere a livello nazionale, Berlusconi e gli altri due editori sono costretti a sospendere per alcuni giorni le trasmissioni, ma poi con i cosiddetti decreti Berlusconi, il parlamento decide che i tre network potevano trasmettere a livello nazionale. Berlusconi rileva Italia 1 (nel dicembre 1982) e Rete 4 (nel luglio 1984) creando il network Fininvest.

Inoltre si formano anche altri circuiti come Rete A ed Euro TV, e gli italiani assistono al declino delle televisioni estere in lingua italiana. Dopo alcuni scandali giudiziari Euro TV viene suddivisa in due nuovi circuiti, Odeon TV e Italia 7, della Fininvest di Berlusconi. Infatti le intenzioni di Berlusconi erano di avere quattro reti televisive per ogni tipo di pubblico, cioè Rete 4 per il pubblico femminile, Canale 5 per tutta la famiglia, Italia 1 per un pubblico giovane e Italia 7 per un pubblico maschile. Nel 1988 la Fininvest prende in gestione la rete televisiva jugoslava TV Koper-Capodistria, che le fa aumentare la copertura sulla maggior parte del territorio italiano e arricchisce la sua programmazione con eventi sportivi in diretta. Nel 1990 entra in vigore la legge Mammì, che sancisce di fatto la legittimità del duopolio esistente RAI-Fininvest, ma stabilisce che un'azienda privata non può avere più di tre reti televisive e, quindi, la Fininvest rinuncia a Italia 7.

Anni '90: nascita della pay-tv[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 vengono concesse alla nuova società Telepiù la concessione per la trasmissione di tre reti televisive, la Fininvest ne possiede una percentuale, ma a causa della Legge Mammì ci rinuncia. Nell'ottobre 1990 iniziano le trasmissioni delle nuove tre reti: TELE+1 dedicata al cinema, TELE+2 dedicata allo sport, e TELE+3 dedicata a cultura e intrattenimento. All'inizio le tre reti trasmettono in chiaro, nel 1991 TELE+1 inizia a criptare le trasmissioni, e la stessa cosa fanno TELE+2 nel 1992 e TELE+3 nel 1995. Nel 1996 Telepiù viene acquistata dall'azienda francese Canal+. L'anno dopo avviene un rinnovamento in cui TELE+3 viene chiusa e iniziano le trasmissioni digitali satellitari. Contemporaneamente nasce Stream TV. Nel 1999 col concorso per la concessione di frequenze televisive, a causa della nuova legge il limite per un'azienda privata viene abbassato da tre a due reti, le frequenze fino ad allora destinate a Rete 4 vennero concesse a Europa 7 e a Rete 4 viene dato tempo fino al 31 dicembre 2003 per abbandonare le trasmissioni analogiche terrestri e spostarsi sulla televisione satellitare.

Anni 2000: verso il DTT[modifica | modifica wikitesto]

Rete 4 continua a trasmettere fino al 2003, e l'anno dopo viene varata la legge Gasparri, in cui viene rinnovata l'autorizzazione a questa rete televisiva a trasmettere e viene progettato lo spegnimento della televisione analogica terrestre entro il 2012. Europa 7 fece vari ricorsi al TAR e alla Corte europea dei diritti umani, e nel 2008 ottenne una frequenza della banda VHF III e iniziò le trasmissioni a livello sperimentale nel 2009 e a livello ufficiale nel 2010 creando la pay tv di nome Europa7 HD.

Nel 2005 nacquero due nuove pay tv: Mediaset Premium appartenente alla Mediaset, e Cartapiù, appartenente a Telecom Italia Media. Nel 2009 Cartapiù diventa Dahlia TV.

Dal 2008 al 2012 avviene la transizione alla televisione digitale attraverso lo switch-off, ovvero lo spegnimento progressivo su base regionale della televisione analogica terrestre. La transizione termina il 4 luglio 2012 con lo spegnimento del segnale analogico in alcune zone della Calabria e in Sicilia.

Il passaggio al digitale ha determinato la creazione di numerosi nuove reti tematiche in chiaro, di proprietà dei network già esistenti (Rai, Mediaset e Sky) e di nuovi operatori (Discovery Networks Europe, Turner Broadcasting System, Cairo Communication, Gruppo Editoriale L'Espresso).

Leggi che regolano e hanno regolato la televisione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia della nascita delle emittenti televisive e delle piattaforme satellitari italiane principali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia delle trasmissioni televisive in Italia.
  • 3 gennaio 1954: Rai 1 (nata come Programma Nazionale cambia denominazione in Rete 1 nel 1976, in Rai Uno nel 1983 e in Rai 1 nel 2010)
  • 4 novembre 1961: Rai 2 (nata come Secondo Programma cambia denominazione in Rete 2 nel 1976, in Rai Due nel 1983 e in Rai 2 nel 2010)
  • 15 dicembre 1979: Rai 3 (nata come Rete 3 cambia denominazione in Rai Tre nel 1983 e in Rai 3 nel 2010)
  • 30 settembre 1980: Canale 5 (nata come Telemilanocavo nel 1974 cambia denominazione in Telemilano nel 1976, in Telemilano 58 nel 1978 e in Canale 5 nel 1980)
  • 3 gennaio 1982: Italia 1
  • 4 gennaio 1982: Rete 4 (nata come GPE-Telemond nel 1979 cambia denominazione in Rete 4 nel 1982)
  • 10 marzo 1982: Euro TV, fine delle trasmissioni il 5 settembre 1987
  • 6 settembre 1987: Odeon TV
  • 4 ottobre 1987: Italia 7, fine delle trasmissioni nel 1999
  • 18 febbraio 1988: Cinquestelle
  • 1º gennaio 2000: 7 Gold (nata come Italia 7 Gold cambia denominazione in 7 Gold nel 2003).
  • 1º maggio 2001: MTV Italia (nata come Videomusic nel 1984 cambia denominazione in TMC2 nel 1996 e in MTV Italia nel 2001, nel 2016 in TV8)
  • 24 giugno 2001: LA7 (nata come Telemontecarlo nel 1974 cambia denominazione in LA7 nel 2001)
  • 31 luglio 2003: Sky Italia (nata dalla fusione delle precedenti piattaforme satellitari TELE+ Digitale e Stream TV)
  • 31 luglio 2009: Tivùsat
  • 19 ottobre 2009: Deejay TV (nata come Rete A nel 1983 cambia denominazione in Rete A-MTV nel 1997, in Rete A-Viva nel 2001, in Rete A-All Music nel 2002, in All Music nel 2004 e in Deejay TV nel 2009)
  • 16 dicembre 2009: Cielo
  • 11 ottobre 2010: Europa 7 (Nata come syndication nel 1999, diventa emittente autonoma in Dvb-t2)

Cronologia della nascita delle emittenti televisive locali italiane[modifica | modifica wikitesto]

Aziende televisive[modifica | modifica wikitesto]

In Italia le principali aziende televisive sono:

Piattaforme televisive[modifica | modifica wikitesto]

Televisione digitale terrestre[modifica | modifica wikitesto]

Televisione satellitare[modifica | modifica wikitesto]

IPTV[modifica | modifica wikitesto]

Televisione mobile[modifica | modifica wikitesto]

Pay TV[modifica | modifica wikitesto]

Provider Editore Abbonati Trasmissione
Sky Italia News Corporation 4.900.000[5] DTH; IPTV[6]
Mediaset Premium Mediaset 2.700.000[7] DTT; IPTV[8]
Europa7 HD Centro Europa 7 srl unknown DTT[9]
IPTV di Telecom Italia Telecom Italia 329.000[10] IPTV
TV di FASTWEB Fastweb 200.000[11] IPTV

Syndication[modifica | modifica wikitesto]

Servizi televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Servizi televisivi digitali terrestri nazionali in Italia, Servizi televisivi di tivùsat, Servizi televisivi di Sky Italia e Servizi televisivi di Mediaset Premium.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Europa7 HD § Servizi attualmente disponibili.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Servizi televisivi di Alice Home TV e Servizi televisivi di Fastweb.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Diego Verdegiglio, La TV di Mussolini, Castelvecchi Editore 2003
  2. ^ Approfondimento su Cinquantamila.corriere.it
  3. ^ Storia Radio TV - TVC 4 MORI
  4. ^ Giovanni Ciofalo, Infiniti anni Ottanta. Tv, cultura e società alle origini del nostro presente, Mondadori, 2011, p. 107
  5. ^ Revenues fall at Sky Italia, Broadband TV News, 6 febbraio 2009. URL consultato il 7 marzo 2009.
  6. ^ via Fastweb, Telecom Italia and Wind Optic fiber and ADSL lines.
  7. ^ Nagra renews Mediaset Premium, Broadband TV News, 24 febbraio 2009. URL consultato l'8 marzo 2009.
  8. ^ Only some channels and services offered via Telecom Italia and Fastweb Optic fiber and ADSL lines.
  9. ^ DVB-T2 standard only.
  10. ^ Alice IPTV adds Mediaset content, Broadband TV News, 4 marzo 2009.
  11. ^ Fastweb makes first ever profit, Broadband TV News, 26 febbraio 2009. URL consultato l'8 marzo 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]