Monte Mario

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Coordinate: 41°55′30″N 12°27′06″E / 41.925°N 12.451667°E41.925; 12.451667

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« Hinc septem dominos videre montes. Et totam licet aestimare Romam. »
(Marco Valerio Marziale)
Panoramica
Osservatorio astronomico
Vista di Monte Mario da Piazzale Maresciallo Giardino

Monte Mario è l'altura che sorge a Roma sul lato destro del Tevere. Si trova nell'area nord-ovest della capitale, attraversata dalla via Trionfale, nel territorio dei municipi I e XIV di Roma. Il toponimo identifica anche un'area urbana sita su questo colle.

Con i suoi 139 metri d'altezza Monte Mario è il rilievo più imponente di Roma, da cui si può godere uno dei più bei panorami della città, soprattutto dal luogo denominato "Zodiaco".

Questa località è stata inoltre scelta come vertice geodetico nella proiezione cartografica di Gauss-Boaga, originando il datum Roma 40.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

I Romani indicarono il monte come "Mons Vaticanus" o "Clivus Cinnae", dal nome di un console.

L'origine del nome attuale ha un paio di ipotesi: la prima che derivi da "mare", riferendosi alle conchiglie fossili che vi si trovano o al fatto che da alcune alture si può vedere il mare; la seconda che derivi dalla villa appartenuta a Mario Mellini, umanista del XV secolo, dal 1935 sede del Museo Astronomico e Copernicano di Roma.[1]

Quest'ultima ipotesi, però, contrasta con il fatto che, presumibilmente, dall'XI secolo, in pieno medioevo, il monte venne chiamato "Monte Malo"[2], per l'uccisione di Giovanni Crescenzio da parte di Ottone III, nel 998.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli scavi effettuati nella tenuta Cartoni nella Valchetta, vicino a Monte Mario a Roma, hanno rinvenuto un utensile di selce, schegge dello stesso materiale, insieme a denti di animali. I resti risalgono a circa 65.000 anni fa e rappresentano i più antichi ritrovamenti rinvenuti nella zona di Roma.

Nel Medioevo Monte Mario si trovava lungo il tragitto della Via Francigena; i pellegrini lo definivano Mons Gaudii .[3] La Francigena proveniva dal Borgo Leonino e proseguiva per La Storta e successivamente per La Giustiniana.

Insediamenti civili[modifica | modifica wikitesto]

La zona edificata del colle si divide essenzialmente nei crinali adibiti a quartieri residenziali altoborghesi come Balduina, Trionfale, Belsito e Della Vittoria, e la parte nata spontaneamente e più vecchia, composta da Torrevecchia ed i quartieri popolari come Primavalle, Forte Boccea e nuovi insediamenti come Quartaccio e Torresina. Monte Mario alto si sviluppa a ridosso del colle Sant'Agata, dove negli anni 20 del Novecento una cooperativa di postelegrafonici costruì il primo insediamento. A questo si aggiunsero altri nuclei abitativi popolari negli anni 30. Tra gli anni 60 e gli anni 80 si compì l'edificazione. Il quartiere è storicamente legato al complesso dello storico ex manicomio provinciale di Santa Maria della Pietà, uno dei più grandi e antichi d'Europa.

Parchi e Aree Verdi[modifica | modifica wikitesto]

  • Riserva naturale di Monte Mario: riserva naturale con una superficie di 204 ettari circa.
  • Riserva naturale dell'Insugherata: area protetta che contiene la maggior parte delle erbe censite a Roma. Prende il suo nome dalla numerose presenza di sugheri: Si può entrare dalle officine del san Filippo Neri, da via Andrea Angiulli e da via Augusto Conti. È un importante corridoio biologico tra l'area urbanizzata a nord di Roma ed il sistema naturalistico Veio-Cesano, a nord-ovest della capitale. La nuova perimetrazione e i recenti lavori del GRA (Grande Raccordo Anulare) hanno ridotto considerevolmente l'area protetta a Nord del Raccordo Anulare.
  • Parco regionale urbano del Pineto: è un'area naturale protetta del comune di Roma, istituita nel 1987 di circa 240 ettari e che prevede un'area di riserva integrale di 26 ettari. si può entrare via della Pineta Sacchetti, ma anche da via Appiano vicino alla stazione omonima della FM3.
  • Parco Lineare: Realizzato sul vecchio tracciato della linea metropolitana Roma-Viterbo ed inaugurato il 14 giugno del 2014 è il più grande Parco Lineare di Roma, con tanto di pista ciclopedonale che collega il quartiere di Monte Mario, dal complesso di Santa Maria della Pietà, con il parco di Monte Ciocci. Cinque chilometri di percorso, dieci accessi integrati con le strade di mobilità tradizionale, l'incrocio con quattro stazioni della linea FR3 (Monte Mario, Gemelli, Balduina, Appiano), spazio per i bambini che hanno a disposizione tre aree giochi e una pista di pattinaggio, tornelli fra una strada e l'altra, per evitare l'ingresso alle auto e ai motorini. E poi ancora, dieci fontanelle e oltre cento panchine, per chi vuole riposarsi lungo il tragitto, che ha una pendenza media dell'1% quindi facilmente accessibile anche a chi non usa la bici o non è solito fare passeggiate tutti i giorni, per un totale di sei ettari di superficie. E la possibilità di attraversare parte della città a piedi o in bicicletta per poi affacciarsi al Belvedere del parco di Monte Ciocci dove è possibile ammirare il panorama di Roma con la Cupola di San Pietro.

Rievocazione storica del Circuito di Monte Mario[modifica | modifica wikitesto]

A cura di Moto Guzzi Roma e patrocinato dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma e da Roma Capitale, nel 2004 rinasce il Circuito di Monte Mario, un circuito percorso il 24 febbraio del 1925 da Tazio Nuvolari con la sua Bianchi 350, la leggendaria Freccia Celeste. Si legge negli archivi: T.G. Nuvolari finale: 2° ass. 1ª classe 350

Tempo impiegato: 2 ore 04'57”3/5; media 76,344 km/h; giro veloce: 7'55"1/5; media 80,303 km/h; percorso 159 km (10,600x15 giri)

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovia regionale laziale FL3.svg
 È raggiungibile dalle stazioni di: Roma BalduinaRoma Monte MarioRoma San Filippo Neri e Appiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Villa Mellini nel sito ufficiale del Museo Astronomico e Copernicano
  2. ^ Nel XV canto del Paradiso, Dante, si riferisce, per sineddoche, alla città come Montemalo.
  3. ^ Secondo Ferdinand Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom im Mittelalter, vol. IV, Monaco, C. H. Beck, 1988, p. 660.

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