Parco regionale urbano del Pineto

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Parco regionale urbano del Pineto
Parco del Pineto.jpg
Tipo di areaParco regionale
Codice WDPA161940
Codice EUAPEUAP0444
Class. internaz.Categoria IUCN V: paesaggio terrestre/marino protetto
StatiItalia Italia
RegioniLazio Lazio
ProvinceRoma Roma
ComuniRoma Capitale
Superficie a terra240,00 ha
Provvedimenti istitutiviLL.RR. 21, 23.02.87 / 78, 12.12.89 / 29,06.10.97
GestoreRomaNatura
PresidenteMaurizio Gubbiotti (commissario straordinario)
DirettoreDaniele Badaloni
Mappa di localizzazione
Sito istituzionale

Coordinate: 41°55′21″N 12°25′50″E / 41.9225°N 12.430556°E41.9225; 12.430556

Il Parco regionale urbano del Pineto è un parco cittadino e area naturale protetta, secondo parco per grandezza nella città di Roma (240 ettari), dopo il Parco regionale dell'Appia antica. Si trova nel quadrante nord-occidentale della capitale nella zona di competenza del Municipio Roma XIV e XIII, tra i quartieri Aurelio, Balduina e Columbus.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Pineta Sacchetti

Il parco è diviso in più zone:

  • Pineta Sacchetti, pianeggiante con centinaia di piante di pino domestico alte fino a 30 metri;
  • Valle dell'Inferno, estesa valle che si espande a est fino a Monte Ciocci mentre a nord fino al Parco delle Mimose;
  • Parco delle Mimose, situato sopra la Valle dell'Inferno e adibito a parco attrezzato.

Vi sono censiti circa 650 specie di piante ed oltre 70 di uccelli.

Domina la macchia mediterranea con alcune zone di sughereta. Si trovano erica arborea, cisto, lentisco, mirto e corbezzolo. Si possono incontrare cinghiali, volpi, moscardini, topi selvatici e bisce dal collare, rane.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Casino al Pigneto del Marchese Sacchetti, incisione di Giuseppe Vasi (1760). Si noti che all'epoca la villa era già avviata alla sua decadenza, ma l'autore abbia preferito raffigurarla nella sua condizione originaria.

Il terreno era originariamente proprietà della famiglia del pontefice Pio V. Fu ceduto nel 1598 alla potente famiglia Sacchetti, che vi investì grandi risorse. Venne anche costruita, su commissione del cardinale Giulio Cesare Sacchetti, una magnifica villa di campagna su progetto di Pietro da Cortona. La villa non è più esistente, né si sono salvati i disegni originali. Possiamo giudicare l'opera solo dai numerosi disegni, incisioni e descrizioni dei contemporanei.

Il terreno divenne nel 1861 proprietà della famiglia Torlonia, quando Girolamo Sacchetti vendette la proprietà al principe Alessandro Torlonia. Nel 1956 la famiglia Torlonia vendette ad una società immobiliare che aveva interesse ad avviare dei progetti di costruzione immobiliare. Tali progetti furono tuttavia bloccati dai vincoli imposti dal Comune di Roma e dal Ministero dei beni culturali.

Nei primi anni ottanta il parco è stato espropriato dal comune di Roma, che lo ha destinato a parco pubblico e oasi naturalistica. Dei due casali rurali costruiti al limitare della parte nord, vicino alla pineta, uno è rimasto abbandonato, mentre l'altro è stato restaurato e adibito a biblioteca comunale del XIII Municipio.

Nell'agosto del 2007 si è sviluppato nel parco un incendio di considerevoli proporzioni, il cui spegnimento ha richiesto diverse ore, con l'intervento di tre elicotteri di forestale e vigili del fuoco[1]. Altri tre ettari sono andati a fuoco nel settembre 2009, in un incendio di probabile natura dolosa che, però, ha risparmiato il patrimonio arboreo[2].

Nell'agosto 2016, un incendio sviluppatosi da diversi focolai ha distrutto una considerevole area verde nel parco, a ridosso di Forte Braschi.


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

In alto un fiore di cisto ed uno di asfodelo, in basso a sinistra esemplari di gruccione e a destra un pettirosso

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Gabriele D'Annunzio cita la Pineta Sacchetti nella sua opera La Leda senza cigno, del 1916:

"...Rivedo, più oltre, la Pineta Sacchetti, simile a un colonnato chiomoso, ove tra l’erba fioriva il porrazzo che è l’asfodelo dell’Agro, per me inespugnabile come quello dell’Ade..."[3]

Secondo una tradizione orale, nella primavera del 1920 l'artista fu ospite dei principi Torlonia alla Pineta Sacchetti, presso il Casale del Giannotto, l’attuale biblioteca municipale. Una nutrita folla di ammiratori si radunò sotto le finestre del Casale, chiedendo al Poeta di affacciarsi per un saluto. D’Annunzio salì sul balcone che dà verso la Basilica di San Pietro e si mise a declamare alcuni suoi versi tra gli applausi della gente.

Di sicuro c’è la presenza di Gabriele D’Annunzio tra i partecipanti all'incontro, nel febbraio 1897, dalla Società Romana della Caccia alla volpe. Su un taccuino egli annota:

"La caccia. Meet alla Pineta Sacchetti fuori Porta Cavalleggeri. … si sale per la via Aurelia, fiancheggiata da fornaci e con le sue osterie chiassose, frequentate da carrettieri arrochiti dal vino. Ecco la pineta. È su un terrapieno erboso, circondato d’una siepe secca. Gli alberi sono tutti eguali, allineati, come eletti per un rito, inviolabili.... A sinistra, la prateria smaltata di margherite, il gran soffio della libertà nel deserto... La campagna è accidentata, con avvallamenti e alture, interrotta da macchie basse... Nel lontano l’orizzonte è occupato dalla grande cupola, dalla pineta regolare come un portico bruno, da Monte Mario con i suoi cipressi, dalle cime nevose remote. Tutto è limpido. Un sentimento di gioia e di possanza quieta domina su la campagna divina. A tratti la cupola emerge dal portico dei pini. Roma giace in fondo biancastra, mite e ridente …“.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parco del pineto in fiamme, incendio domato, romanotizie.it, 6 agosto 2007.
  2. ^ Parco del Pineto in fiamme, Romatoday.it del 9 settembre 2009.
  3. ^ a b primavalleinrete, Gabriele D’Annunzio alla Pineta Sacchetti, su Primavalle in Rete, 23 marzo 2017. URL consultato il 26 novembre 2019.

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