Non è mai troppo tardi (programma televisivo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Non è mai troppo tardi
Alberto Manzi - Non è mai troppo tardi.jpg
Alberto Manzi conduce il programma
Anno 1960-1968
Genere Educativo
Durata 30 min
Presentatore Alberto Manzi
Regia Marcella Curti Gialdino
Rete Programma Nazionale (oggi Rai 1)

Dal 1967 Secondo Programma (oggi Rai 2)

Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta è il titolo di una trasmissione televisiva curata da Oreste Gasperini, Alberto Manzi e Carlo Piantoni, mandata in onda dalla RAI dal lunedì al venerdì negli anni '60 e organizzata con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione.

Il programma era condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi, che ne era stato anche l'ideatore, e aveva il fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado pur avendo superato l'età scolare. Si trattava di autentiche lezioni, tenute da Manzi a classi formate da adulti analfabeti, nelle quali venivano utilizzate le tecniche di insegnamento moderne, oggi potremmo dire "multimediali", giacché si servivano di filmati, supporti audio, dimostrazioni pratiche, nonché della mano del maestro Manzi che, con rapidi tratti di carboncino, disegnava schizzi e bozzetti su una lavagna a grandi fogli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La trasmissione ebbe inizio il 15 novembre 1960 e venne mandata in onda nella fascia preserale anche per permettere a chi lavorava di potervi assistere. Furono realizzate 484 puntate fino al 10 maggio 1968, anno in cui poté essere sospesa grazie all'aumento della frequenza alla scuola dell'obbligo.

Alcuni anni prima, nel 1958, era già stato creato un progetto pilota, che sarebbe durato sino al 1966, intitolato Telescuola, programma a carattere «sostitutivo»: cioè diretto a consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie. Un progetto fortemente innovativo, con 4 milioni di ascolto giornalieri, che vide Enrico Accatino innovare la didattica dell'Educazione Artistica, promuovendo la docenza della storia dell'arte e dell'educazione all'immagine nella scuola dell'obbligo.

Nel periodo 1965-1966 il maestro Ilio Guerranti di Colle di Val d'Elsa curò le trasmissioni che riguardavano le classi 3ª, 4ª e 5ª.

Non è mai troppo tardi ebbe un importante ruolo sociale ed educativo, contribuendo all'unificazione culturale della nazione tramite l'insegnamento della lingua italiana e abbassando notevolmente il tasso di analfabetismo, particolarmente elevato nell'Italia di quegli anni; infatti pare che, grazie a queste lezioni a distanza, quasi un milione e mezzo di persone sia riuscito a conseguire la licenza elementare, per quanto Aldo Grasso ridimensionerebbe il numero a 35 000.[1] Il progetto ebbe inoltre un grande successo internazionale, in quanto fu imitato da settantadue paesi.

Nel periodo 1990-1991 ci fu un remake della trasmissione su Rai 3, e alla conduzione fu scelto Gianni Ippoliti. I protagonisti della trasmissione erano le persone anziane.

Nel 2004 un programma di Rai Educational ha ripreso il titolo della trasmissione modificato in Non è m@i troppo tardi usando il moderno simbolo della “chiocciola”, che anticipa l'argomento del programma: stavolta si parla di alfabetizzazione informatica.

Il 24 e 25 febbraio 2014 viene trasmessa in due puntate su Rai 1 una fiction prodotta dalla Rai e dedicata al programma, dal titolo Non è mai troppo tardi che racconta la vita dell'insegnante Alberto Manzi, interpretata da Claudio Santamaria, con le musiche di Stefano Lentini e la regia di Giacomo Campiotti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aldo Grasso, Se anche Manzi diventa un santino, Corriere della Sera, 26 febbraio 2014

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Grasso, Storia della televisione italiana, Milano, Garzanti, 2000, pp. 93–94

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

televisione Portale Televisione: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di televisione