Vivendi

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Vivendi SA
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Stato Francia Francia
Forma societaria Società anonima
Borse valori
ISIN FR0000127771
Fondazione 1853 come Compagnie Générale des Eaux
1998, 2006 come Vivendi
2000 come Vivendi Universal
Fondata da Napoleone III di Francia
Sede principale Parigi
Persone chiave
Settore Media
Prodotti
Fatturato 10,7 miliardi di euro[1] (2016)
Sito web

Vivendi SA (precedentemente conosciuta con il nome di Vivendi Universal) è una società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni, precisamente nell'industria della musica, della televisione, del cinema e dei videogiochi.

Ad agosto 2017 è azionista di riferimento di TIM con il 23,68%. Sempre ad agosto 2017 è azionista di Mediaset con il 28,8% (e il 29,9% dei diritti di voto).[2]

Vivendi è quotata all'Euronext di Parigi nell'indice CAC 40.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 Compagnie Générale des Eaux cambiò il suo nome in Vivendi e comprò quote di Maroc Telecom, Havas, Cendant Software, Anaya e NetHold. Attraverso Canal+ lanciò pay-tv in Italia, Spagna, Polonia, Scandinavia, Belgio e Paesi Bassi. La divisione energia era diventata in quest'anno Dalkia.

Nel 1999 Vivendi si fuse con Pathé, mantenne le quote di British Sky Broadcasting e CanalSatellite e rivendette il tutto alla Fornier di Jérôme Seydoux che cambiò nome in Pathé. Intanto fu venduta la divisione immobiliare e costruzioni.

Ciò che fu per lungo tempo il business principale di Vivendi (servizi di pubblica utilità, come la distribuzione dell'acqua e lo smaltimento dei rifiuti) fu separato con la creazione della nuova società Veolia Environnement. Nel dicembre del 2000 fu creata Vivendi Universal Entertainment dalla fusione dell'impero mediatico Vivendi con il network televisivo Canal+ e la casa di produzione cinematografica Universal Studios di proprietà della società statunitense Seagram. La società nello stesso anno acquisì il 35% di Maroc Telecom. Nel 2001 Vivendi Universal acquistò MP3.com e la Houghton Mifflin, un'importante casa editrice americana.

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 Vivendi Universal incontra i primi problemi finanziari. Ha inizio un rimescolamento finanziario nel tentativo di rinvigorire le sue divisioni media, cedendo parte delle sue azioni in altre società. La società riduce la sua quota in Veolia Environnement al 40% e cede la sua quota in Vinci Construction. Il presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato Jean-Marie Messier rassegna le sue dimissioni e viene sostituito da Jean-René Fourtou. La società comincia quindi a riorganizzarsi per evitare la bancarotta e annuncia che cederà le proprietà considerate non strategiche. Il suo più grande singolo azionista era la famiglia di Edgar Bronfman, Jr., che era a capo della Seagram prima della fusione. Vivendi Universal cede la sua quota di Vizzavi a Vodafone, con l'eccezione di Vizzavi France. Cede a un gruppo di investitori anche il 20,4% del capitale di Vivendi Environnement e la sua quota nell'operatore satellitare nord-americano EchoStar Communications Corporation.

Vivendi Universal cede poi la Canal+ Technologies a Thomson (precedentemente chiamata Thomson Multimédia); TELE+ a News Corporation e a Telecom Italia. Cede anche il suo 26,3% di Xfera. Il 6 marzo 2003 Vivendi pubblica il suo bilancio annuale al 31 dicembre 2002. Ciò che spicca agli occhi del mercato include perdite di 23,3 miliardi di euro, la peggiore perdita per una società francese, e indebitamento netto di 12,3 miliardi di euro. Il 1º dicembre 2003 conclude un accordo per vendere MP3.com a CNET. Durante tutto il 2003 Vivendi Universal ha venduto svariate sue proprietà per 7 miliardi di euro al fine di ridurre le perdite.

Nel 2004 l'80% di Vivendi Universal Entertainment viene venduto a General Electric che lo fonde con la NBC per formare NBC Universal. Cede inoltre i suoi interessi in Kencell, Monaco Telecom, Sportfive e in particolare quelli relativi a Newsworld International ai partner d'affari Joel Hyatt e Al Gore, ex Vice Presidente degli Stati Uniti. La società acquista altre azioni di Maroc Telecom arrivando al 51% delle azioni.[3]

Nel 2006 Vivendi Universal modifica la propria denominazione in Vivendi SA. Universal Music Group annuncia l'acquisto dell'etichetta discografica tedesca BMG dalla Bertelsmann (acquisizione non ancora completata).

Nel 2007 Vivendi annuncia che Blizzard Entertainment si fonde con la società Activision per formare la Activision Blizzard. Vivendi controlla il 68% della nuova società.[4] Il 20 dicembre la società annuncia l'acquisto, tramite la controllata SFR, del 60% dell'operatore mobile Neuf Cegetel con un investimento di quattro miliardi e mezzo di euro al fine di diventare unico proprietario della società.[5]

Nel gennaio 2008 la società annuncia l'intenzione di acquisire il rimanente 44% dell'operatore mobile SFR al fine di averne il controllo completo.[6] Nello stesso mese la società ottiene l'apertura di linee di credito dalle banche per 3,5 miliardi di euro per poter finanziare l'acquisizione dell'Activision.[7]

Vodafone, che ha costruito la rete mobile di SFR, vende nel 2011 la sua quota a Vivendi, che assume così il controllo totale della compagnia di telefonia mobile.

Nel 2012 il Consiglio di Sorveglianza di Vivendi decide di concentrare le attività del Gruppo su media e contenuti. In quest'ottica Vivendi firma un accordo con Etisalat per la cessione del 53% di Vivendi in Maroc Telecom, operazione finalizzata nel maggio 2014. Ad aprile 2014 Vivendi accetta l'offerta di Altice/Numericable per la fusione con SFR. L'operazione è stata finalizzata il 23 novembre. Il 27 febbraio 2015 il Consiglio di Sorveglianza di Vivendi decide di uscire definitivamente dal capitale di Numericable-SFR.

A settembre 2014 Vivendi firma un accordo con Telefonica per la cessione all'operatore spagnolo della partecipazione in GVT. L'operazione, finalizzata il 29 maggio 2015, permette a Vivendi di sostituire Telefonica nel capitale di Telecom Italia (24 giugno 2015).

Nell'ottobre 2013 Vivendi cede anche la maggioranza del capitale di Activision Blizzard. Contemporaneamente il Gruppo si rafforza nel settore dei media e dei contenuti.

Vivendi e Universal Music Group acquisisce EMI Recorded Music mentre Groupe Canal+ acquisisce le reti televisive Direct 8 e Direct Star dal Gruppo Bolloré in cambio di titoli Vivendi. Queste operazioni sono state finalizzate nel settembre 2012.

Sempre in settembre l'Autorità Garante della Concorrenza Polacca ha dato il suo via libera incondizionato a una partnership strategica tra Gruppo Canal+, ITI e TVN. Nel novembre 2013, Vivendi ha acquistato dal Gruppo Lagardère il 20% del capitale di Canal+ France che non deteneva ancora.

Nel marzo 2016 Vivendi entra in Telecom Italia, determinando la seguente composizione azionaria:
Vivendi 23,94%, Altri investitori esteri 57,20%, Investitori italiani 14,33%, Norges Bank (Norvegia) 3,45%, Azioni proprie 1,08% [8]

In data 8 aprile Vivendi firma un contratto per acquisire il 100% di Mediaset Premium; l'accordo, che dovrebbe essere finalizzato entro il 30 settembre, prevede:

  • uno scambio di azioni che porterà entrambi i gruppi a detenere il 3,5% l'uno dell'altro;
  • che Vivendi non potrà acquistare azioni Mediaset nel primo anno e nei successivi due non potrà possedere più del 5% mentre Fininvest invece sarà libera di acquistare azioni Mediaset;
  • lo sviluppo di una partnership per la produzione e la distribuzione di contenuti audiovisivi;
  • la creazione di una piattaforma Over the top via internet con Infinity per gli italiani e Whatchever per i francesi per frenare Netflix.

Il 26 luglio 2016 Vivendi scrive a Mediaset proponendo, in luogo del contratto firmato in Aprile, lo scambio azionario del 3,5% tra Vivendi e Mediaset, l'acquisto del 20% di Mediaset Premium da Mediaset e l'emissione di un prestito obbligazionario convertibile in azioni Mediaset, emissione che permetterebbe a Vivendi di salire fino al 15% in Mediaset. Questa nuova proposta infrange i termini dell'accordo dell'aprile 2016.

Il 30 maggio 2016, alla conclusione dell'Opa lanciata sulla società Gameloft di cui deteneva inizialmente una partecipazione del 30%, Vivendi ha acquisito la maggioranza della stessa società portando la propria partecipazione azionaria al 95,77%.

La posizione in Mediaset[modifica | modifica wikitesto]

- l'8 aprile 2016 tramite Vivendi acquista il 100% delle quote di Mediaset Premium. L'accordo prevedeva anche uno scambio di azioni per entrambi i gruppi (Mediaset e Vivendi) portandoli a detenere il 3,5% l'uno dell'altro. L'accordo avrebbe dovuto essere finalizzato entro il 30 settembre 2016.
- Escono, nel frattempo, dati societari e risultati finanziari di Mediaset Premium peggiori[9] di quanto prospettato precedentemente dai Berlusconi a Bolloré.[10]
- Il 26 luglio 2016 il contratto è stato respinto da Vivendi[11] con una lettera indirizzata a Mediaset: si propone un'acquisizione limitata al 20% di Mediaset Premium e si esprime la volontà di salire al 15% in Mediaset.[12]
- Il 12 dicembre 2016, Vivendi ne possiede il 3,01% e in due giorni sale prima al 12,32% e poi al 20%.
- Il 20 dicembre 2016, Vivendi sale a quota 25,75% del capitale e del 26,77% dei diritti di voto.
- Il 22 dicembre 2016, Vivendi raggiunge il 28,80% del capitale e il 29,94% dei diritti di voto.[13]
Il 24 febbraio 2017, Vincent Bolloré è indagato dalla Procura di Milano per concorso in aggiotaggio nella scalata del gruppo francese a Mediaset.[14] Il giorno stesso Vivendi risponde con un comunicato stampa in francese: "L'inscription des dirigeants de Vivendi dans le registre de la Procure de Milan est la conséquence de la plainte sans fondement et abusive déposée par les Berlusconi contre Vivendi après sa montée au capital de Mediaset. Cette inscription en l'état n'indique en aucune façon une quelconque accusation contre quiconque." Tradotto in italiano corrisponde a: "L'iscrizione dei dirigenti di Vivendi nel registro della Procura di Milano è la conseguenza dell'esposto senza fondamento e illegittimo depositato dai Berlusconi contro Vivendi dopo la crescita nel capitale di Mediaset. Questa iscrizione non indica in alcun modo un'accusa contro qualcuno."[15]
Il 19 giugno 2017, Vivendi ricorre al Tar del Lazio contro la delibera Agcom.[16]

La posizione in Telecom Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 agosto 2017, Vivendi in una nota "conferma di non esercitare alcun controllo di fatto su Telecom Italia ai sensi dell'art. 93 del Testo Unico della Finanza e dell'art. 2359 del Codice Civile".[17]

Attuali proprietà (elenco non esaustivo)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Proprietà di Vivendi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN167762550