Vivendi

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Vivendi SA
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StatoFrancia Francia
Forma societariaSocietà anonima
Borse valori
ISINFR0000127771
Fondazione1853 come Compagnie Générale des Eaux
1998, 2006 come Vivendi
2000 come Vivendi Universal
Fondata daNapoleone III di Francia
Sede principaleParigi
Persone chiave
SettoreMedia
Prodotti
Fatturato12,4 miliardi di [1] (2017)
Utile netto1,3 miliardi di [1] (2017)
Dipendenti41.743 (2017)
Sito web

Vivendi SA (precedentemente conosciuta con il nome di Vivendi Universal) è una società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni, precisamente nell'industria della musica, della televisione, del cinema e dei videogiochi.

Ad agosto 2017 è azionista di riferimento di TIM con il 23,68%. Sempre ad agosto 2017 è azionista di Mediaset con il 28,8% (e il 29,9% dei diritti di voto).[2]

Vivendi è quotata all'Euronext di Parigi nell'indice CAC 40.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 dicembre 1853 una società idrica chiamata Compagnie Générale des Eaux (CGE) fu creata da un decreto imperiale di Napoleone III. Nel 1854 la CGE ottenne una concessione per fornire acqua al pubblico a Lione, un servizio offerto per oltre cento anni. Nel 1861 ottenne una concessione di 50 anni con la città di Parigi. Quindi fornì acqua anche a Nantes, Venezia (dal 1880), Costantinopoli (dal 1882) e Porto (dal 1883). Per oltre un secolo l'attività della società rimase principalmente concentrata sul settore idrico.

Dopo la nomina ad amministratore delegato di Guy Dejouany nel 1976, CGE ha ampliato le sue attività in altri settori. Dal 1980 ha cominciato a diversificare entrando nella gestione dei rifiuti, dell'energia, dei servizi di trasporto, dell'edilizia. Acquisì la Compagnie Générale d'Entreprises Automobiles (CGEA), specializzata in veicoli industriali, che in seguito fu divisa in due rami: Connex (più tardi Veolia Transport) nel 1999 e Onyx Environnement (poi Veolia Environmental Services) nel 1989. In seguito CGE rilevò la Compagnie Générale de Chauffe e successivamente il gruppo Montenay. Queste società diventeranno poi la divisione Servizi energetici della CGE e successivamente, nel 1988, saranno ribattezzate Dalkia.

Nel 1983 CGE ha contribuito a fondare Canal+, il primo canale televisivo a pagamento in Francia, e negli anni novanta ha iniziato a espandersi nelle telecomunicazioni e nei mass media, soprattutto dopo il cambio al vertice della società, il 27 giugno 1996, con Jean-Marie Messier (giovane partner di Lazard) che subentra a Guy Dejouany. Nel 1996 CGE ha creato Neuf Cegetel per approfittare della liberalizzazione del mercato francese delle telecomunicazioni del 1998, accelerando il passaggio nel settore dei media che culminerà con la scissione del 2000 in Vivendi Universal e Vivendi Environnement (Veolia).

Nasce Vivendi[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 1998 Compagnie Générale des Eaux cambia il nome in Vivendi. Il gruppo conta due poli di attività, la comunicazione e l'ambiente:

  • nella divisione comunicazioni le attività sono raggruppate in "Vivendi Communication", che comprende Cegetel, il principale operatore privato di telecomunicazioni, Havas con i suoi videogiochi, le divisioni editoriali e di stampa e il gruppo Canal+;
  • nella divisione ambiente le attività sono raggruppate in "Vivendi Environnement", tra cui Générale des Eaux, leader mondiale nel suo settore, Dalkia (energia) CGIS e SGE con CBC (industria delle costruzioni).

La strategia di Vivendi è di cedere le attività tradizionali del gruppo (nel maggio 1998 vende la sua partecipazione del 25% in JCDecaux, l'anno seguente vende il settore delle costruzioni con SGE e CGIS) e nello stesso tempo di espandersi media: nel 1999 rileva il controllo di Pathé (mantiene le quote di British Sky Broadcasting e CanalSatellite e rivende tutto il resto alla Fornier di Jérôme Seydoux). Compra poi quote di Maroc Telecom, Cendant Software, Anaya e NetHold, attraverso Canal+ lancia la pay-tv in Italia, Spagna, Polonia, Scandinavia, Belgio e Paesi Bassi. Ciò che per lungo tempo è stato il business principale di Vivendi (servizi di pubblica utilità, come la distribuzione dell'acqua e lo smaltimento dei rifiuti) è separato con la creazione della nuova società Veolia Environnement. Nel dicembre del 2000 è creata Vivendi Universal Entertainment dalla fusione dell'impero mediatico Vivendi con il network televisivo Canal+ e la casa di produzione cinematografica Universal Studios di proprietà della società statunitense Seagram. Nel 2001 Vivendi Universal acquista MP3.com e la Houghton Mifflin, un'importante casa editrice americana.

In questa occasione, Havas viene ribattezzata Vivendi Universal Publishing e diventa editore di letteratura, libri di testo, stampa e videogiochi. La divisione videogiochi, che include Blizzard Entertainment e Sierra Entertainment, ereditata da Havas, così come Universal Interactive, portata da Seagram, è conosciuta come Universal Interactive fino al 2002 e diventa Vivendi Universal Games. Le attività cinematografiche e televisive di Canal+ e Universal Studios sono raggruppate in Vivendi Universal Entertainment (media e parchi di divertimento). La divisione ambientale "Vivendi environnement" è quotata in Borsa nel luglio 2000, con Vivendi che detiene oltre il 70% del capitale. Vivendi poi si ritira gradualmente da "Vivendi environnement" (ribattezzato "Veolia Environnement" nel 2003 e "Veolia" nel 2005). Il completo disimpegno è completato nel luglio 2006.

In difficoltà[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2002 Jean-Marie Messier è costretto a dimettersi da presidente. Vivendi Universal ha grosse difficoltà finanziarie, perde un miliardo di dollari al mese e non riesce a far fronte ai pagamenti dovendo fare ricorso al sostegno delle principali banche. Il più grande singolo azionista è la famiglia di Edgar Bronfman, Jr., a capo della Seagram prima della fusione. Nel marzo 2003 annuncia una perdita contabile di 23 miliardi di euro e un indebitamento netto di 12,3 miliardi di euro. Nell'estate 2002 è nominato presidente Jean-René Fourtou. Ed inizia per la società una riflessione sulla strategia del gruppo per evitare la bancarotta. Alla fine del 2003 Vivendi Universal vende la società editoriale Vivendi Universal Publishing (esclusi i Vivendi Universal Games) a Lagardère SCA. La sua vendita consente l'acquisizione delle quote del Gruppo BT in Cegetel per diventare azionista di maggioranza dell'operatore mobile SFR.

Nel 2003 viene anche smantellata Vivendi Universal Net, che raggruppa le attività internet del gruppo, un'eredità dell'era di Messier. Cede la sua quota di Vizzavi a Vodafone, con l'eccezione di Vizzavi France. Cede a un gruppo di investitori anche il 20,4% del capitale di Vivendi Environnement e la sua quota nell'operatore satellitare nord-americano EchoStar Communications Corporation. Vende la maggior parte delle attività internazionali di Canal+ (Italia, Benelux, Scandinavia...) o le chiude (Marocco). Vende Canal+ Technologies a Thomson (precedentemente chiamata Thomson Multimédia); TELE+ a News Corporation e a Telecom Italia, cede anche il suo 26,3% di Xfera e MP3.com a CNET. Durante tutto il 2003 Vivendi Universal ha venduto proprietà per 7 miliardi di euro per ridurre le perdite.

Nel maggio 2004 la società l'80% di Vivendi Universal Entertainment a General Electric che lo fonde con il gruppo NBC per formare NBC Universal ottenendo in cambio il 20% del nuovo gruppo NBCUniversal (il limite del controllo da parte di un azionista straniero di una delle maggiori reti televisive negli Stati Uniti, in questo caso NBC) e 14 miliardi di euro. Questa partecipazione residua sarà venduta nel gennaio 2011 quando Comcast acquisirà il 51% della società. Cede inoltre i suoi interessi in Kencell, Monaco Telecom, Sportfive e in particolare quelli relativi a Newsworld International ai partner d'affari Joel Hyatt e Al Gore, ex vice presidente degli Stati Uniti. La società acquista altre azioni di Maroc Telecom arrivando al 51% del capitale.

Nell'aprile 2005 Jean-René Fourtou diventa presidente del consiglio di vigilanza mentre l'incarico di presidente del comitato esecutivo finisce a Jean-Bernard Lévy, già direttore generale del gruppo.

Il nuovo inizio[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 aprile 2006 Vivendi Universal modifica la propria denominazione in Vivendi SA. E dopo l'ampia serie di cessioni, il gruppo riprende a rafforzarsi nel settore delle telecomunicazioni, della televisione, della musica e dei videogiochi. Annuncia l'acquisizione dell'etichetta discografica BMG dalla Bertelsmann, poi ribattezzata Universal Music Publishing Group.

Nel 2007 rileva le attività su Internet di Tele 2 France. Sempre nello stesso anno entra, con l'apertura di linee di credito dalle banche per 3,5 miliardi di euro, nei videogiochi controllando il 68% della nuova società Activision Blizzard nata dalla fusione tra Blizzard Entertainment e Activision.[3] Activision Blizzard diventerà leader mondiale nei videogiochi con un fatturato nel 2010 di 3.330 miliardi di euro grazie al successo di Call of Duty e World of Warcraft.

Il 20 dicembre 2007 Vivendi rileva, tramite la controllata SFR, il 60% dell'operatore mobile Neuf Cegetel con un investimento di quattro miliardi e mezzo di euro al fine di diventare unico proprietario della società.[4] E sempre per avere il controllo completo, nel gennaio 2008 acquisisce il rimanente 44% dell'operatore mobile SFR.[5] Nel 2011 Vodafone, che ha costruito la rete mobile di SFR, venderà la sua quota a Vivendi, che assumerà così il controllo totale della compagnia di telefonia mobile.

Nel novembre 2011 Vivendi acquisisce e amalgama con UMG il suo concorrente britannico EMI Group per 1,2 miliardi di sterline, rafforzando la supremazia nel mondo della musica con il 38,9% della quota di mercato globale. Tuttavia, in seguito alla richiesta di varie autorità garanti della concorrenza, la filiale di EMI denominata Parlophone deve essere venduta per 487 milioni di sterline (570 milioni di euro) al gruppo Warner Music.

Nel giugno 2012 Jean-Bernard Lévy è sostituito da Jean-François Dubos in seguito a divergenze strategiche con Jean-René Fourtou. Nello stesso periodo il gruppo lancia il sito web Cultures With Vivendi con lo slogan "Cultura al centro dello sviluppo sostenibile" e il Consiglio di Sorveglianza di Vivendi decide di concentrare le attività su media e intrattenimento. In quest'ottica Vivendi cede per 4,2 miliardi di euro a Etisalat il 53% di Vivendi in Maroc Telecom (un gruppo operativo anche in Burkina Faso, Gabon, Mali e Mauritania), vendita completata nel maggio 2014. Nel settembre 2012 il gruppo Canal+ prende il controllo dei canali televisivi Direct 8 e Direct Star del gruppo Bolloré che in cambio ottiene una partecipazione del 4,41% in Vivendi. Nel luglio 2013 Vivendi, che possiede il 61% di Activision Blizzard, vende il 49% del capitale agli azionisti di minoranza del gruppo guidati da Bobby Kotick con una transazione totale di 8,2 miliardi di dollari, ovvero circa 6 miliardi di euro. Questa vendita rende Activision Blizzard un'azienda indipendente completamente controllata da Bobby Kotick, nell'ottobre 2013 Vivendi possiederà solo il 12% di Activision Blizzard. In quei mesi l'Autorità garante della concorrenza polacca dà il suo via libera a una partnership strategica tra Canal+, ITI e TVN, in novembre Vivendi acquisisce dal Gruppo Lagardère il 20% del capitale di Canal+ France che non deteneva ancora.

Vivendi persegue la sua strategia di rifocalizzazione sulle attività dei media intorno al gruppo Canal+ e intrattenimento con Universal Music Group. il 5 aprile 2014 l'operatore SFR è venduto a Altice/Numericable per un valore superiore a 17 miliardi di euro; l'operazione è finalizzata il 23 novembre. Il 27 febbraio 2015 il Consiglio di Sorveglianza di Vivendi decide di uscire definitivamente dal capitale di Numericable-SFR.

L'arrivo di Vincent Bolloré[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 2014 l'assemblea generale del gruppo convalida l'arrivo di Vincent Bolloré a capo del consiglio di vigilanza mentre Arnaud de Puyfontaine è nominato CEO del gruppo. Tre mesi più tardi, in settembre, Vivendi annuncia la vendita della partecipazione in GVT all'operatore spagnolo Telefónica per 7,2 miliardi di euro, ovvero 4,66 miliardi in contanti, contro una quota del 7,4% in Telefonica Brasil e il 5,7% in Telecom Italia. L'accordo è finalizzato nel maggio 2015.[6]

Nel marzo 2016 Vivendi entra in Telecom Italia, determinando la seguente composizione azionaria:
Vivendi 23,94%, Altri investitori esteri 57,20%, Investitori italiani 14,33%, Norges Bank (Norvegia) 3,45%, Azioni proprie 1,08%[7]

In data 8 aprile Vivendi firma un contratto per acquisire il 100% di Mediaset Premium; l'accordo, che dovrebbe essere finalizzato entro il 30 settembre, prevede:

  • uno scambio di azioni che porterà entrambi i gruppi a detenere il 3,5% l'uno dell'altro;
  • che Vivendi non potrà acquistare azioni Mediaset nel primo anno e nei successivi due non potrà possedere più del 5% mentre Fininvest invece sarà libera di acquistare azioni Mediaset;
  • lo sviluppo di una partnership per la produzione e la distribuzione di contenuti audiovisivi;
  • la creazione di una piattaforma Over the top via internet con Infinity per gli italiani e Whatchever per i francesi per frenare Netflix.

Il 26 luglio 2016 Vivendi scrive a Mediaset proponendo, in luogo del contratto firmato in Aprile, lo scambio azionario del 3,5% tra Vivendi e Mediaset, l'acquisto del 20% di Mediaset Premium da Mediaset e l'emissione di un prestito obbligazionario convertibile in azioni Mediaset, emissione che permetterebbe a Vivendi di salire fino al 15% in Mediaset. Questa nuova proposta infrange i termini dell'accordo dell'aprile 2016.

Il 30 maggio 2016, alla conclusione dell'Opa lanciata sulla società Gameloft di cui deteneva inizialmente una partecipazione del 30%, Vivendi ha acquisito la maggioranza della stessa società portando la propria partecipazione azionaria al 95,77%.

La posizione in Mediaset[modifica | modifica wikitesto]

- l'8 aprile 2016 tramite Vivendi acquista il 100% delle quote di Mediaset Premium. L'accordo prevedeva anche uno scambio di azioni per entrambi i gruppi (Mediaset e Vivendi) portandoli a detenere il 3,5% l'uno dell'altro. L'accordo avrebbe dovuto essere finalizzato entro il 30 settembre 2016.
- Escono, nel frattempo, dati societari e risultati finanziari di Mediaset Premium peggiori[8] di quanto prospettato precedentemente dai Berlusconi a Bolloré.[9]
- Il 26 luglio 2016 il contratto è stato respinto da Vivendi[10] con una lettera indirizzata a Mediaset: si propone un'acquisizione limitata al 20% di Mediaset Premium e si esprime la volontà di salire al 15% in Mediaset.[11]
- Il 12 dicembre 2016, Vivendi ne possiede il 3,01% e in due giorni sale prima al 12,32% e poi al 20%.
- Il 20 dicembre 2016, Vivendi sale a quota 25,75% del capitale e del 26,77% dei diritti di voto.
- Il 22 dicembre 2016, Vivendi raggiunge il 28,80% del capitale e il 29,94% dei diritti di voto.[12]
Il 24 febbraio 2017, Vincent Bolloré è indagato dalla Procura di Milano per concorso in aggiotaggio nella scalata del gruppo francese a Mediaset.[13] Il giorno stesso Vivendi risponde con un comunicato stampa in francese: "L'inscription des dirigeants de Vivendi dans le registre de la Procure de Milan est la conséquence de la plainte sans fondement et abusive déposée par les Berlusconi contre Vivendi après sa montée au capital de Mediaset. Cette inscription en l'état n'indique en aucune façon une quelconque accusation contre quiconque." Tradotto in italiano corrisponde a: "L'iscrizione dei dirigenti di Vivendi nel registro della Procura di Milano è la conseguenza dell'esposto senza fondamento e illegittimo depositato dai Berlusconi contro Vivendi dopo la crescita nel capitale di Mediaset. Questa iscrizione non indica in alcun modo un'accusa contro qualcuno."[14]
Il 19 giugno 2017, Vivendi ricorre al Tar del Lazio contro la delibera Agcom.[15]

La posizione in Telecom Italia[modifica | modifica wikitesto]

Quasi in concomitanza con il braccio di ferro instaurato con Mediaset, s'incendia la vicenda Tim che è come dire Telecom Italia. Nel luglio 2017 Flavio Cattaneo si dimette da amministratore delegato dopo poco più di un anno dalla nomina (marzo 2016) con una liquidazione "monstre": 25 milioni di euro. Nello stesso mese Arnaud de Puyfontaine, CEO di Vivendi, viene nominato presidente esecutivo di Telecom Italia con Amos Genish, manager israeliano di fama mondiale, nel ruolo di amministratore delegato. Il 7 agosto 2017 Vivendi, che ha in Telecom una quota del 23,94%, in una nota di risposta alle richieste della Consob "conferma di non esercitare alcun controllo di fatto su Telecom Italia ai sensi dell'art. 93 del Testo Unico della Finanza e dell'art. 2359 del Codice Civile".[16]

Nel marzo 2018 entra in Telecom il fondo speculativo (per questo definito "attivista") americano Elliott rilevando inizialmente una quota inferiore al 3%[17] con il titolo che in Borsa s'impenna del 6%. Paul Singer, il fondatore del fondo Elliott, muove critiche al vertice dell'azienda in merito alla governance, alla valutazione del titolo, alle strategie e alle relazioni con le autorità italiane sostenendo che tutte queste cose potrebbero essere migliorate. E pur smentendo che il suo intervento sia basato su un accordo con Berlusconi, Singer accusa Vivendi di trovarsi nel caso Telecom Italia in conflitto di interessi a causa dello scontro con Mediaset su Premium.[18]

Il quadro è più complesso. Oltre allo scontro con Mediaset c'è anche il braccio di ferro tra il vertice Telecom Italia e il Governo Gentiloni che vedrebbe di buon occhio lo scorporo della rete con la creazione di due società (una per i servizi, una per il network) e un'intesa tra Tim=Telecom con Open Fiber, una società dell'Enel e della CDP, Cassa Depositi e Prestiti.[19] Vivendi non è d'accordo, nell'aprile 2018 Genish dichiara che un gigante come Tim (con ricavi pari a 4,6 miliardi di euro) non ha nessun interesse di mettersi con una piccola società come Open Fiber che nel 2017 ha un fatturato di soli 70 milioni di euro.[18] Nello stesso mese CDP, controllata dal Tesoro italiano, entra in Telecom con una quota del 4,26%. Nell'assemblea del 4 maggio il ribaltone: il fondo Elliott, appoggiato anche da CDP, vince con il 49,84% dei voti (che gli valgono 10 posti su 15 nel board) mentre Vivendi ottiene il 47,18%. Il ministro uscente dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che già si era espresso duramente con il vertice Vivendi definendolo un "pessimo azionista" di Tim,[19] conferma con un'espressione più colorita il suo giudizio sui francesi: "Identificare e difendere l'interesse nazionale è compito del Governo. Nel 99% dei casi interesse nazionale è attrarre investimenti stranieri. Ci sono rari casi in cui questi investimenti diventano predatori. E allora occorre intervenire".[20] Vivendi vorrebbe ora ricorrere alla Consob per valutare l'ipotesi di un "patto occulto" tra il fondo Elliott, Cdp e Assogestioni che per la prima volta non ha presentato in assemblea la lista di minoranza.[20]

Con il nuovo consiglio d'amministrazione formato da 13 consiglieri indipendenti su 15, compreso il presidente, Telecom Italia diventa, come auspicato da Elliott, una public company. Il 7 maggio vengono eletti all'unanimità, con la sola loro astensione, Fulvio Conti presidente e confermato Amos Genish come amministratore delegato. Arnaud de Puyfontaine resta nel ruolo di consigliere.

Attuali proprietà (elenco non esaustivo)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Proprietà di Vivendi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Financial Report and Audited Consolidated Financial Statements for the Year Ended December 31, 2017 (PDF), su Vivendi, 15 febbraio 2018. URL consultato il 24 maggio 2018.
  2. ^ Repubblica, pag. 12 di Economia, 4 agosto 2017
  3. ^ Jaime D'Alessandro, Videogiochi, è la guerra del software La francese Vivendi si prende Activision, in La Repubblica, 3 dicembre 2007. URL consultato il 3 dicembre 2007.
  4. ^ SFR to Swallow Neuf in $6.4B Deal
  5. ^ Vivendi punta a controllo 100% di Sfr, in Quo Media, 17 gennaio 2008. URL consultato il 16 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 22 gennaio 2008).
  6. ^ (FR) Vivendi cède GVT mais ne sort pas des télécoms, su lesechos.fr, 21 settembre 2014. URL consultato il 22 aprile 2018.
  7. ^ a b Gazzetta di Modena, pag. 7 di Economia, 25 luglio 2017
  8. ^ Mediaset Premium, MilanoFinanza, 4 giugno 2016
  9. ^ Mediaset Premium dati, Wired, 12 maggio 2016
  10. ^ Vivendi fa dietrofront, Repubblica, 26 luglio 2016
  11. ^ L'accordo salta, IlSole24Ore, 26 luglio 2016
  12. ^ Vincent Bollorè, IlSole24Ore, 24 febbraio 2017
  13. ^ Bollorè indagato, RaiNews, 24 febbraio 2017
  14. ^ [1] Comunicato stampa, Vivendi, 24 febbraio 2017
  15. ^ Vivendi ricorre al Tar del Lazio, Teleborsa, 19 giugno 2017
  16. ^ Vivendi non controlla Telecom Italia, Ansa, 7 agosto 2017
  17. ^ Elliott entra in Tim e sfida Vivendi, via i loro cinque consiglieri, su ilsole24ore.com, 6 marzo 2018. URL consultato il 6 maggio 2018.
  18. ^ a b Ecco come è nato lo scontro Vivendi e Elliott, i passi falsi con Berlusconi e il governo, su repubblica.it, 4 maggio 2018. URL consultato il 6 maggio 2018.
  19. ^ a b Calenda a gamba tesa con lo sconfitto Vivendi. Ecco cosa vuole davvero il ministro, su notizie.tiscali.it, 5 maggio 2018. URL consultato il 6 maggio 2018.
  20. ^ a b Vivendi pronta alla battaglia legale per denunciare il patto occulto su Tim, su lastampa.it, 6 maggio 2018. URL consultato il 6 maggio 2018.

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