Mia Martini

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Mia Martini
Mia Martini durante la registrazione dello special Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto (1976).
Mia Martini durante la registrazione dello special Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto (1976).
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica leggera
Pop
Blues
Soul
Rhythm and blues
Periodo di attività 1963 – 1995
Etichetta CAR Juke Box
Durium
RCA Italiana
Dischi Ricordi
Warner Bros Records
DDD
Fonit Cetra
Esse Records
RTI Music
Album pubblicati 25
Studio 17
Live 6
Raccolte 56
« È un'incognita ogni sera mia, / un'attesa pari a un'agonia / Troppe volte vorrei dirti no, / e poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho / Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no / Le mani tue, strumenti su di me / che dirigi da maestro esperto quale sei »
(Franco Califano, Minuetto, 1973, contenuta nell'album Il giorno dopo)

Mia Martini, pseudonimo di Domenica Rita Adriana Berté detta Mimì (Bagnara Calabra, 20 settembre 1947Cardano al Campo, 12 maggio 1995), è stata una cantautrice italiana.

Sorella maggiore di Loredana Berté, con la quale curiosamente condivide giorno e mese di nascita, donna tormentata, considerata in Italia tra le più intense e raffinate interpreti, è riconosciuta come una delle voci più belle e significative che abbia espresso la musica italiana[1][2]; vantò una lunga carriera artistica che ebbe inizio nel 1963, semplicemente come Mimì Berté. Il produttore discografico e autore Carlo Alberto Rossi la volle lanciare come ragazza yè-yè; tuttavia, il successo che trovò in questa veste, sebbene molto lusinghiero per una debuttante, durò ben poco, e dopo alcuni anni di oblio riapparve sulle scene, nel 1971, col nuovo pseudonimo di Mia Martini.

Oltre la collina, il suo primo album (giudicato tra i migliori lavori mai realizzati da una donna[3]), risultò per l'epoca piuttosto all'avanguardia, per arrangiamenti, tematiche e cantato. Successi come Piccolo uomo, Minuetto, Donna sola, Inno, Padre davvero, Per amarti, la consacrarono tra le protagoniste assolute della musica italiana negli anni settanta, decennio nel quale raggiunse una grande popolarità nazionale e internazionale[4][5][6].

Nel 1977 fu decisivo il sodalizio artistico e sentimentale col cantautore Ivano Fossati, il quale segnò per sempre il suo percorso umano e professionale, malgrado una relazione assai tormentata. Nel 1982 partecipò per la prima volta al Festival di Sanremo con E non finisce mica il cielo, sempre di Ivano Fossati. In quell'edizione i giornalisti istituirono appositamente per lei il Premio della Critica, oggi intitolato a suo nome. Nello stesso 1982 uscì un altro suo grande successo, di cui lei stessa scrisse il testo: Quante volte.

La sua carriera e la sua vita privata furono segnate da una serie di maldicenze a sfondo superstizioso in seno allo stesso mondo dello spettacolo e addetti ai lavori che la ostacolarono ed emarginarono per diversi anni[7][8][9][10][11][12][13], portandola al ritiro dalle scene verso la metà degli anni ottanta.

Grazie al suo talento interpretativo, la cantante tornò alla ribalta riaffermandosi con un consenso ancora maggiore[14]: nel 1989 partecipa al Festival di Sanremo col brano Almeno tu nell'universo, che divenne un classico, restituendole una grossa popolarità. Negli anni novanta è ancora protagonista di altri grandi successi come La nevicata del '56, Gli uomini non cambiano (presentati sempre a Sanremo) e Cu 'mmè, duetto con Roberto Murolo che rilanciò la canzone napoletana.

Morì a soli quarantasette anni in circostanze mai del tutto chiarite. Fu trovata priva di vita nella sua abitazione dopo almeno due giorni dal decesso. Nel corso della sua carriera, durata ben trentadue anni, ha interpretato brani in italiano, dialetto napoletano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco e greco.

Con la sua voce dal timbro ben riconoscibile per potenza e impatto emotivo, cantò il meglio della canzone d'autore italiana ed internazionale, collaborando con alcuni tra i più grossi nomi del panorama musicale, non solo italiano. Per lei hanno scritto, tra gli altri, Biagio Antonacci, Loredana Bertè, Claudio Baglioni, Gianni Bella, Lucio Battisti[15], Dario Baldan Bembo, Franco Califano, Mimmo Cavallo, Riccardo Cocciante, Paolo Conte, Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Fratelli La Bionda, Ivano Fossati, Enzo Gragnaniello, Bruno Lauzi, Mango, Amedeo Minghi, Mariella Nava, Maurizio Piccoli, Stefano Rosso, Enrico Ruggeri, Shel Shapiro, Antonello Venditti, Carla Vistarini.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia[modifica | modifica sorgente]

Domenica Bertè era nata a Bagnara Calabra in provincia di Reggio Calabria il 20 settembre 1947, secondogenita di quattro figlie: la maggiore, Leda, nata nel 1945, le più giovani Loredana (1950) - che curiosamente è nata lo stesso giorno e lo stesso mese, anch'essa divenuta famosa come cantante - e Olivia (1957). Il padre, Giuseppe Radames Bertè (1921), un insegnante di latino e greco, si era trasferito nelle Marche per motivi di lavoro, trascorse parte del soggiorno in questa regione nel comune di San Ginesio dove insegnò presso l'Istituto Magistrale "Alberico Gentili", poi si trasferì[dove?] divenendo preside di liceo, mentre la madre Maria Salvina Dato, morta nel 2003, faceva la maestra elementare.

"Mimì" (così era chiamata in famiglia) trascorse l'infanzia nel maceratese a Porto Recanati, e il mondo della canzone italiana di allora (dominato in maniera indelebile dalla incredibile diffusione della radiofonia che a quei tempi prendeva il posto della televisione, non ancora nata in Italia) per lei diventava sempre più un qualcosa di irrinunciabile nonché di assai coinvolgente. Decide quindi di intraprendere una specie di carriera semi-dilettantistica come ragazzina cantante all'interno di balere e feste, e dopo aver effettuato diverse serate come cantante intrattenitrice, ed aver tentato alcuni piccoli concorsi per voci nuove, nel 1962 convinse la madre ad accompagnarla a Milano in cerca di un provino, in modo da poter ottenere alla fine un contratto discografico.

Gli esordi: Mimì Berté[modifica | modifica sorgente]

Mimì Berté al Festival di Bellaria del 1964

Il discografico Carlo Alberto Rossi fu l'unico disposto a metterla alla prova, e dopo poco tempo decise di lanciarla come ragazzina ye-ye secondo la moda musicale del momento, facendole incidere nel 1963 col suo vero nome, Mimì Berté, i primi 45 giri per la CAR Juke Box, tra cui Ombrello blu, con cui la cantante partecipa al Festival di Pesaro in abbinamento con Marisa Terzi.

A maggio del 1964 vinse il Festival di Bellaria, con Come puoi farlo tu[16]; raggiunse una certa notorietà con Il magone. Seguì una certa attenzione da parte di giornali e tv, nonché un altro discreto successo, Ed ora che abbiamo litigato, presentato nel 1964 a Teatro 10.

Mimì Berté con Gianni Rivera nel 1963

I numerosi provini realizzati in quel periodo, in previsione di un album, rimasero nel cassetto per quasi trent'anni: Carlo Alberto Rossi auspicò una sua crescita musicale e la spinse a firmare per una casa discografica più grande, la Durium. Nel 1966 uscì il 45 giri Non sarà tardi / Quattro settimane (Roelens-Guardabassi), ma l'interesse del pubblico fu piuttosto scarso.

Inoltre quell'immagine fin troppo leggera e scanzonata era assolutamente inadatta alla giovane Mimì che già allora si ispirava alla vocalità di Etta James e Aretha Franklin. Trasferitasi a Roma con la madre e le sorelle, tentò di emergere nuovamente assieme alla sorella Loredana e al suo amico Renato Fiacchini (successivamente Renato Zero), guadagnandosi da vivere con vari lavori, tra cui un modesto impiego presso il sindacato dei cantanti e dei cantautori. Nel 1969 scontò quattro mesi di carcere a Tempio Pausania per possesso di droghe leggere durante una serata in discoteca, che all'epoca erano perseguibili al pari delle altre forme di stupefacenti.

Da questa accusa venne successivamente definitivamente prosciolta. Conseguentemente venne anche bloccata la pubblicazione del 45 giri Coriandoli spenti, inciso qualche mese prima e destinato a rimanere inedito per oltre trent'anni (oggi uno dei dischi più rari in assoluto)[14][17]. Nel 1970 partecipò come corista, insieme alla sorella Loredana e ai "Cantori Moderni" di Alessandroni, al disco Per un pugno di samba, inciso durante il suo soggiorno a Roma da Chico Buarque de Hollanda, di cui la cantante sarà sempre grande estimatrice. Il pianista Toto Torquati convinse Mimì a tornare ad esibirsi affrontando un repertorio più congeniale al suo timbro vocale.

Gli anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Il successo: Mia Martini[modifica | modifica sorgente]

L'incontro con il produttore discografico Alberigo Crocetta si rivelò determinante: il fondatore del Piper decise infatti di lanciarla subito in ambito internazionale attraverso un nuovo nome, "Mia Martini": Mia come Mia Farrow (attrice da lei prediletta), e Martini scelto fra i tre nomi italiani più famosi all'estero (spaghetti, pizza e Martini, appunto). Il look si fa più zingaresco, con i numerosi anelli e l'immancabile bombetta. Nel 1971 esce per la RCA Italiana Padre davvero, il primo brano pubblicato come Mia Martini e registrato col complesso La Macchina.


Il testo (di Antonello De Sanctis) tratta di un conflitto generazionale tra padre e figlia, e viene subito giudicato "dissacrante", incappando nella censura radio-televisiva. Ma l'interpretazione, assolutamente innovativa, riscuote comunque parecchio interesse, tanto da ottenere la vittoria al Festival di Musica d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio. Sul retro di questo primo 45 giri c'è Amore... amore... un corno, altro brano d'impatto scritto da un giovanissimo Claudio Baglioni e da Antonio Coggio. Lo stesso Baglioni scrive anche Gesù è mio fratello (pubblicata su 45 giri, inaugura il suo filone spirituale) e la profetica Lacrime di marzo (facciata B del precedente), canzoni che trovano posto anche nell'LP Oltre la collina

L'album, il primo della cantante, pubblicato nel novembre 1971, è considerato tra i migliori lavori mai realizzati da una donna, nonché uno dei migliori della discografia d'autore[18]. Oltre la collina è anche uno dei primi esempi di concept album italiani, il cui il filo conduttore sono la disperazione e la solitudine giovanile: l'LP affronta, infatti, tematiche quali la religiosità, la malattia ed il suicidio[18]. Mia Martini ottiene anche l'attenzione di Lucio Battisti, che esprime il suo stupore dinanzi all'insolita vocalità, e la vuole nel suo unico special televisivo Tutti insieme, in cui Mia canta dal vivo Padre davvero... in versione censurata[18].

Avrebbe dovuto partecipare a Canzonissima 1971 con il brano Cosa c'è di strano, ma del brano non se ne fece nulla, venne pubblicato nell'estate del 1973 in una compilation della RCA ma fu subito tolta dai mercati discografici per non far sì che la Ricordi (nuova casa discografica della cantante dal febbraio del 1972) avrebbe denunciato la casa discografica per diritto d'autore. La canzone verrà pubblicata postuma nell'album Canzoni segrete del 2003. Nel 1972, la RCA tenta di mandare Mia Martini al Festival di Sanremo con il brano Credo, che però non viene selezionato per accedere alla kermesse: il disco uscirà in pochissime copie.

Il periodo Ricordi (1972-1975)[modifica | modifica sorgente]

Quando Alberigo Crocetta lascia la RCA e approda alla Ricordi di Milano, Mia Martini decide di seguirlo e riesce ad incidere Piccolo uomo (testo di Bruno Lauzi e Michelangelo La Bionda) nonostante il pessimismo del compositore Dario Baldan Bembo, che avrebbe voluto affidare il suo brano ad un'interprete più popolare. Il brano ottiene un successo immediato, conquistando il vertice della hit parade e il primo disco d'oro: per Mia Martini è la consacrazione. Ottiene anche la sua prima vittoria al Festivalbar[19].


In autunno presenta alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia il 45 giri Donna sola, che si rivelerà il più venduto della rassegna e verrà premiato l'anno successivo con la prestigiosa Gondola D'Oro. Inoltre, il secondo LP Nel mondo, una cosa dove spiccano la struggente Valsinha di Vinicius De Moraes, Madre, cover di John Lennon, e Amanti, viene premiato dalla critica come miglior LP del 1972.


Nel 1973 incide il capolavoro Minuetto, composto da Dario Baldan Bembo. Dopo i tentativi di Maurizio Piccoli e Bruno Lauzi, che invano avevano cercato di realizzarne il testo, venne contattato Franco Califano, il quale riuscì a cucire addosso a Mia Martini e al suo personaggio la storia ideale per un successo oramai senza tempo. Grazie anche ad un arrangiamento di ottimo livello, a supporto della complessa partitura di Baldan Bembo, in cui si possono individuare diverse atmosfere musicali: dalla citazione classica di Bach alle ballate pop d'oltreoceano.


Minuetto, in assoluto la sua canzone più venduta[20], le vale un nuovo disco d'oro[21], nonché la seconda vittoria consecutiva al Festivalbar[22], cosa che in precedenza era riuscita solamente a Lucio Battisti; Marcella polemizza per la vittoria della collega per lo scarto ridotto di soli 800 voti e si rifiuta di stringerle la mano[23]. Assieme a Pazza idea di Patty Pravo è stato il 45 giri più venduto dell'anno.

In autunno Mia Martini partecipa nuovamente alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia con Bolero e Il guerriero, di cui viene stampato un singolo, ma solamente in versione promozionale a causa delle regole cambiate da Gianni Ravera in quell'anno non si partecipava con un singolo, ma con un LP. Le due canzoni troveranno posto all'interno del nuovo LP, Il giorno dopo. Fra le altre, l'album contiene anche Ma quale amore, scritta da Antonello Venditti, La malattia, sul tema allora insolito e censuratissimo della tossicodipendenza, e Dove il cielo va a finire, probabilmente uno dei brani più significativi della sua carriera, scritto da Maurizio Fabrizio.

In questo periodo era anche prevista una partecipazione a Canzonissima 1973 con il brano Adesso vai, pubblicata nel 1974 da Dori Ghezzi; non si hanno tracce del provino della cantante. Nel 1974 Mia Martini è considerata dalla critica europea la cantante dell'anno[4]. I suoi dischi escono in vari paesi del mondo: registra i suoi successi in francese, tedesco e spagnolo, ottenendo consensi significativi anche all'estero, in particolare in Francia, dove viene paragonata ad Edith Piaf[4].

Il 29 aprile termina di incidere È proprio come vivere, un altro dei suoi album più belli, in cui Mia Martini conferma la propria modernità, nonché sensibilità interpretativa. È anche autrice, insieme a Giorgio Conte e Dario Baldan Bembo, del brano Agapimu, il cui testo è in greco. I due brani scelti per la promozione dell'album, Inno (Piccoli-Baldan Bembo) ed ...E stelle stan piovendo (Piccoli) vengono curiosamente pubblicati come facciate A dello stesso 45 giri, data anche l'indecisione dei discografici, ed entrambi entrano in classifica.


Anche quest'anno Mia Martini partecipa al Festivalbar, ma soltanto in qualità di ospite: Vittorio Salvetti, patron della popolare manifestazione, le chiede di non partecipare alla competizione onde evitare di "bruciare la gara", date le due precedenti vittorie consecutive. A settembre partecipa per la terza volta alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia dove presenta Inno e Agapimu. Nel mese di ottobre, la cantante riceve dalla Ricordi il Disco d'oro per il milione di dischi venduti negli ultimi tre anni.

Mia Martini in concerto alla Bussola di Focette (1975)

Nel 1975 la Rai manda in onda il suo primo special intitolato semplicemente "Mia", con la partecipazione di Lino Capolicchio e Gabriella Ferri. Contemporaneamente il 45 giri Al mondo registra una buona entrata in classifica. Riceve il Premio della Critica Europea a Palma di Maiorca per il brano Nevicate, estratto dall'LP Sensi e controsensi, uno dei più amati dall'artista, in cui compare anche Volesse il cielo di Vinicius De Moraes, registrata in presa diretta con un'orchestra di sessanta elementi.

In estate esce su 45 giri una cover di Nicole Croisille intitolata Donna con te ("Une femme avec toi"), con cui la Martini partecipa al Festivalbar, riscuotendo un'ottima accoglienza, ma viene esclusa dalla serata finale poiché gli ultimi appuntamenti radiofonici e televisivi che l'avevano riguardata, erano stati giudicati dalla Rai sufficienti per la sua promozione. Viene proclamata miglior cantante donna dell'anno dal referendum "Vota la voce", indetto dal popolare settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, e in televisione è una dei protagonisti della "Compagnia stabile della canzone" con Gino Paoli, Gigliola Cinquetti, Riccardo Cocciante e Gianni Nazzaro.

Proprio per i continui trionfi, la Ricordi obbliga Mia Martini a incidere canzoni di esclusiva edizione dell'etichetta stessa: dal momento che con quella voce, anche le canzoni più banali potevano diventare successi, nella logica dei discografici, non era necessario ricercare materiale estraneo all'etichetta, per generi e autori[24]. In particolare, l'album Un altro giorno con me, pubblicato nell'autunno del 1975, risulta assai più commerciale dei precedenti: la Martini - molto contrariata dalla situazione - in questo caso aveva avuto la possibilità di incidere pochissimi brani, tra quelli che le interessavano davvero. Da segnalare, Questi miei pensieri e Milho verde, riproposte dal vivo fino agli anni novanta, ma anche Veni sonne di la muntagnella. Nel 1976 avrebbe dovuto partecipare al Festival di Sanremo[18] col brano L'amore è il mio orizzonte, poi ugualmente pubblicato dalla Ricordi.


Il ritorno alla RCA (1976)[modifica | modifica sorgente]

In primavera la RCA le propone un'ottima offerta contrattuale che prevede, tra l'altro, l'assoluta libertà di scelta in fatto di repertorio: la cantante, che già da tempo meditava l'abbandono della sua casa discografica, decide di rescindere anticipatamente il contratto con la Ricordi, dove le tensioni erano ormai divenute insanabili. Ma l'etichetta milanese cita in tribunale la cantante per inadempienza contrattuale, ottenendo il sequestro di beni e guadagni, e solo successivamente il pagamento di un'altissima penale di quasi 90 milioni di lire[24].

L'ingaggio alla RCA vede Mia Martini come artista di punta dell'etichetta-satellite Come Il Vento, in cui la cantante sembra ritrovare l'ambiente ispirato di cui ha bisogno. Il nuovo album Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto alterna momenti di tensione melodica a brani più di tendenza. Partecipano autori all'epoca ancora sconosciuti come Amedeo Minghi (Ma sono solo giorni), Pino Mango, poi semplicemente Mango (con Se mi sfiori), mentre la maggior parte dei pezzi sono firmati dal chitarrista Memmo Foresi (Noi due, Fiore di melograno, In paradiso, Una come lei).

La title-track è invece un'altra canzone d'amore opera di Dario Baldan Bembo, e viene pubblicata anche a 45 giri (sul retro Io donna, io persona). Spicca anche Preghiera, scritta da Stefano Rosso, posta a conclusione del disco. Gli arrangiamenti sono firmati da Luis Enriquez Bacalov. Per il lancio dell'album, che ottiene un discreto successo, la RAI realizza a colori uno special omonimo per la regia di Ruggero Miti, e trasmette in radio un concerto in esclusiva. In estate si esibisce in alcuni dei palchi italiani ed esteri più esclusivi, dalla Bussola di Viareggio allo Sporting Club di Montecarlo. Intanto, la Come il Vento provvede alla commercializzazione del singolo e dell'album in vari paesi europei e in Canada.

Sempre in questo periodo partecipa di nuovo al Festivalbar 1976 con la canzone Che vuoi che sia...se t'ho aspettato tanto dove ottiene un buon successo, infatti dovrà accontentarsi del 7º posto. A ottobre partecipa per l'ennesima volta alla Mostra internazionale di musica leggera a Venezia presentando ancora Che vuoi che sia..., presentandosi con un vestito rosso e sui capelli lacca argentea, Tv, sorrisi e canzoni scrisse che fosse inciampata in una cometa. A novembre registra anche un recital per la televisione francese.

Dai trionfi all'Olympia, all'incontro con Fossati[modifica | modifica sorgente]

Proprio in Francia viene notata da Charles Aznavour: l'istrionico cantautore e attore francese la vuole accanto a sé in un grande recital all'Olympia di Parigi, tempio sacro della musica in Francia, dove la Martini debutta con grande successo. Lo spettacolo viene replicato anche al Sistina di Roma, con una ripresa televisiva. Nel 1977 viene scelta per rappresentare l'Italia all'Eurovision Song Contest con Libera, singolo che viene inciso in varie lingue e pubblicato in paesi come Spagna, Inghilterra, Canada, Giappone, e parecchi altri, dove riscuote un buon successo malgrado il piazzamento non esaltante conseguito alla rassegna europea (13º posto).

Mia Martini e Ivano Fossati ai tempi della loro difficile storia d'amore (1979)

Registra Per amarti, un brano scritto da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio (gli stessi che anni dopo firmeranno la celebre Almeno tu nell'universo). Realizza l'omonimo album Per amarti, nel quale collabora per la prima volta col cantautore Ivano Fossati (che partecipa ai cori, canta in Un uomo per me, scrive la canzone Sentimento e il testo italiano di Se finisse qui, versione italiana di Give a little bit dei Supertramp), dando inizio a un sodalizio artistico e un legame sentimentale decisivi per la sua vita e la sua carriera.

L'album, uscito anche in Spagna, Francia e Giappone, contiene anche Ritratto di donna, una canzone scritta da Carla Vistarini, Luigi Lopez e F.M. Cantini, con cui vince, in autunno, il World Popular Song Festival Yamaha di Tokyo. Nel pieno della storia d'amore con Fossati, la sua attività è ora contraddistinta da un nuovo e più autentico spirito di lavoro e da un esclusivo interesse artistico, che la porta a valutare i progetti che le interessano davvero, a prescindere dal prestigio che possano recarle:

« Nel corso di questi anni ho finito per impersonare il tipo della cantante sofisticata per pochi eletti, che cantava all'Olympia e che sembrava snobbare il pubblico che le aveva dato il successo, per ricercare chissà quali traguardi più elevati... Non è vero niente di tutto ciò... »

Il 12 gennaio 1978 conclude la tournée con Aznavour, rinunciando al rinnovo del contratto per portare il recital in Inghilterra esattamente a Londra al Royal Albert Hall; sfuma, dunque, la realizzazione di un album insieme, e viene bloccata la pubblicazione di un altro Lp destinato al mercato anglosassone a causa della fine del rapporto con la Come Il Vento. Mia Martini passa alla Warner e in estate pubblica il primo 45 giri: Vola di Ivano Fossati, preludio di una seconda e ben più importante collaborazione che si concretizza in Danza, album di grande spessore[25] considerato tra i suoi migliori in assoluto[18], con testi e musiche sempre di Fossati.

Canto alla luna e soprattutto La costruzione di un amore rimarranno a lungo nel repertorio dell'artista, così come l'omonima Danza, scelta per promuovere l'album e uscita su 45 giri nel 1979. Ma i rapporti con Fossati si complicano, e in seguito a ciò sfuma una sospirata collaborazione con Pino Daniele che prevedeva la realizzazione di un intero album[18]. La stessa Mia Martini ricorderà questo particolare periodo della sua vita in un'intervista di Ivana Zomparelli pubblicata su Noi Donne, nel maggio 1990:

« ...Intanto era iniziato, su basi sanguinolente e catastrofiche il rapporto con Ivano Fossati. E avevo il mio bel da fare con questo campo minato. Avevo un contratto con un’altra casa discografica, e ho dovuto romperlo a causa sua. Perché era geloso, dei dirigenti, dei musicisti, di tutti. Ma soprattutto era geloso di me come cantante. Diceva che mi voleva come donna, ma non era vero perché infatti non ha voluto nemmeno un figlio da me, e la prova d’amore era abbandonare del tutto anche la sola idea di cantare e distruggere completamente Mia Martini. Io ero combattuta, non riuscivo a farlo. Il fatto che ci fossero tutti quei debiti da pagare era il mio alibi per non smettere. Ma quando si è opposto violentemente alla collaborazione con Pino Daniele, alla quale tenevo moltissimo, per un album che dovevo fare, questa lotta tra me donna e Mia Martini è diventata una cosa feroce. E infatti quando sono andata in sala registrazione per incidere il disco, senza Pino Daniele, mi è andata via la voce. Mi sono ritrovata con le corde vocali imprigionate in una spessa membrana formata da noduli. Pare che sia una cosa rarissima. Ci sono voluti due interventi chirurgici. Sono stata muta un anno. E non si sapeva se sarei potuta tornare a cantare. Ho ricominciato, con fatica... »

Gli anni ottanta[modifica | modifica sorgente]

Da interprete a cantautrice[modifica | modifica sorgente]

Nel 1981, dopo un anno sabbatico, segnato da una difficile operazione alle corde vocali, che ne modifica drasticamente il timbro in favore di una voce più roca, Mia è decisa a proporsi anche come cantautrice, presentandosi con un look più discreto e maschile, lontano anni luce da quello eccentrico degli anni settanta. Realizza per la DDD di Roberto Galanti l'album Mimì: dieci brani quasi interamente scritti da lei e registrati tra Londra e gli USA con gli arrangiamenti di Dick Halligan.


I risultati sono sorprendenti e variano le atmosfere musicali: degne di nota Parlate di me, Sono tornata e Del mio amore. Vengono estratti due singoli (E ancora canto e Ti regalo un sorriso, con cui partecipa al Festivalbar) e nel complesso il disco ottiene un discreto successo. Nel 1982 arriva il vero rilancio discografico con la prima partecipazione di Mia al Festival di Sanremo, dove interpreta ancora una canzone scritta da Ivano Fossati, intitolata E non finisce mica il cielo. La qualità di un brano del genere, spesso destinato a non raggiungere il podio, viene comunque riconosciuta dai giornalisti con il prestigioso Premio della Critica, istituito appositamente per lei.


Dopo la sua morte, il Premio della Critica verrà intitolato in suo onore "Premio Mia Martini". Nello stesso anno scrive uno dei suoi testi in assoluto più validi, Quante volte, su musica e arrangiamento soft-funk di Shel Shapiro, il quale produce Quante volte... ho contato le stelle, nuovo LP col quale Mia Martini sembra riavvicinarsi ai risultati di vendita del decennio precedente, superando le 70.000 copie vendute.

Inizialmente il singolo di Quante volte, che rimane uno dei suoi più grandi successi, viene distribuito in poche migliaia di copie, ma dopo il suo ingresso in hit-parade, la DDD si affretta a ristamparlo (con copertina differente), ottenendo un riscontro commerciale più che positivo. Quante volte entrò in classifica anche in Germania, motivo per cui ne venne registrata anche una versione tedesca, che però rimane inedita.

Nell'album, che la cantante dedica al padre, compaiono altri brani firmati dalla stessa Mimì: Stelle, Bambolina (proposta su singolo l'anno dopo) e il testo di Vecchio sole di pietra su musica di Fossati (episodio del tutto eccezionale nella carriera di quest'ultimo, abituato a scrivere testi e musiche delle sue canzoni). Fra gli altri autori compaiono anche Riccardo Cocciante, Mimmo Cavallo (col quale aveva già intrapreso una collaborazione due anni prima), e Gianni Bella (di cui riprende Nuova gente con testo di Mogol), oltre all'affezionato Maurizio Piccoli che firma Solo noi, retro del singolo Quante volte.

Il ritiro dalle scene[modifica | modifica sorgente]

Sul finire del 1983 decide di ritirarsi dalle scene, a causa delle dicerie sorte circa dieci anni prima e divenute insistenti proprio nei primi anni ottanta, che legavano la sua fama ad eventi negativi[7][8][9][11][12][13]. La stessa Mia Martini anni dopo dichiara in merito a questo periodo:

« La mia vita era diventata impossibile. Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C'era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch'io. Mi ricordo che un manager mi scongiurò di non partecipare a un festival, perché con me nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Eravamo ormai arrivati all'assurdo, per cui decisi di ritirarmi.[4][18] »
Mia Martini nel 1986

Tra quelli che avevano messo in giro la diceria c'era Gianni Boncompagni, a proposito la Martini dichiarò in un'intervista a Epoca del 5 marzo 1989[26]:

« La delusione più cocente me la diede Gianni Boncompagni, un amico per l’appunto. Una volta fui ospite a Discoring, lui era il regista. Appena entrai in studio sentii Boncompagni che diceva alla troupe: ragazzi attenti, da adesso può succedere di tutto, salteranno i microfoni, ci sarà un black out »

In un'altra intervista con Enzo Tortora la Martini definì Boncompagni "detestabile"[27]. Pertanto, organizza al teatro Ciak di Milano due concerti-evento con musicisti di prim'ordine, in cui registra l'album Miei compagni di viaggio: Mia Martini ripercorre le tappe più importanti della sua crescita musicale attraverso le reinterpretazioni di autori a lei particolarmente cari, tra cui John Lennon, Kate Bush, Randy Newman, Vinicius de Moraes, Fabrizio De André, Francesco De Gregori e Luigi Tenco. Ai cori di un brano piuttosto emblematico come Big yellow taxi di Joni Mitchell partecipano anche Loredana Berté, Ivano Fossati, Cristiano De André, e l'amica di sempre Aida Cooper, cantante di talento. Il concerto si chiude con il significativo brano Ed ora dico sul serio ("...Non vorrei cantare più") di Chico Buarque.

Mia Martini in concerto (1986)

Nel 1985, la DDD prova un ulteriore ed ultimo tentativo per rilanciare la carriera di Mia Martini cercando di farla partecipare al Festival di Sanremo con Spaccami il cuore, un pezzo scritto da Paolo Conte, che però viene scartato dalle selezioni, come ennesimo episodio di ostracismo[18]. Il brano viene comunque stampato su 45 giri, ma in poche migliaia di copie. Sul retro, un'altra composizione della stessa Mimì intitolata Lucy, in cui emerge il contrasto tra il Sole e la Luna intesi nel significato simbolico che assumono all'interno dei Tarocchi (vecchia passione dell'artista), unitamente ad una filastrocca tradizionale calabrese nel dialetto di Bagnara Calabra, per l'occasione musicata. Mia Martini si chiude in sé stessa, ritirandosi nella campagna umbra. Per sopperire alle notevoli difficoltà economiche, continua comunque ad esibirsi in località di provincia, accompagnata da gruppi non sempre all'altezza della sua professionalità.

Il ritorno al successo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1989, alcuni dei discografici che l'avevano seguita all'inizio (Lucio Salvini e Giovanni Sanjust in particolare) potranno convincerla ad un grande rientro. La canzone Almeno tu nell'universo scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nel 1972, quasi in contemporanea a Piccolo uomo, e depositata nel 1979 era tuttavia rimasta inedita, anche in seguito al desiderio di Lauzi di affidarla solamente a Mia. L'amico di sempre Renato Zero si impegnò e convinse l'allora direttore artistico del Festival di Sanremo, Adriano Aragozzini, a far gareggiare Mia Martini con questa canzone.

Il ritorno di Mia Martini a Sanremo (febbraio 1989)

L'interpretazione suscita gli entusiasmi del pubblico e le vale per la seconda volta il Premio della Critica: un assoluto trionfo che pone fine a un altro dei tanti periodi bui, ogni volta superati con un consenso sempre maggiore[14]. Almeno tu nell'universo è la canzone che la consacra definitivamente, in assoluto una delle più belle, e forse la più riuscita della sua complessa ma irripetibile carriera. «Erano sette anni che non potevo più fare il mio lavoro, per cui ho avuto dei momenti di grande depressione. E in quel momento ho sentito "fisicamente" questo abbraccio totale di tutto il pubblico, l'ho sentito proprio sulla pelle. Ed è stato un attimo indimenticabile.»[4][28]

Il successo di Sanremo la incoraggia ad intraprendere una vera nuova tournée e ad incidere per la sua nuova casa discografica, la Fonit Cetra, un nuovo Lp dopo tanti anni, intitolato semplicemente Martini Mia. Si tratta di un lavoro realizzato a tempo di record, che racchiude canzoni come Notturno, divenuta nel tempo un piccolo classico, e Donna, scritta due anni prima da Enzo Gragnaniello. Il cantautore napoletano aveva conosciuto Mimì in una delle sue serate e ne era rimasto molto colpito, al punto da scrivere in brevissimo tempo il primo di una lunga serie di brani che la cantante inciderà a partire dal suo ritorno sulle scene, ricambiando un'enorme ammirazione.

Mia Martini con il disco d'oro per le vendite del suo album (1989)

Nel 1989 Donna viene scelta anche come secondo singolo e presentata al Festivalbar, dove le viene consegnato il Disco d'oro per le oltre 100.000 copie vendute del suo album.

Gli anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990 bissa al Festival di Sanremo, il successo dell'anno precedente interpretando con la consueta classe un testo di Franco Califano e Carla Vistarini, La nevicata del '56, per cui riceve ancora una volta il Premio della Critica. Canta in duetto con Claudio Baglioni in Stelle di stelle, che uscirà nell'album Oltre (1990).

Sempre nello stesso anno, pubblica l'album La mia razza (il brano omonimo è stato scritto da Giangilberto Monti e Mauro Pagani, con il contributo di Fabrizio De André, che però non compare nei crediti), un lavoro in cui la Martini spazia dalla melodia (Un altro Atlantico, che avrebbe dovuto presentare a Sanremo), ai ritmi etnici (Danza pagana di Mimmo Cavallo, arrangiata da Alessandro Centofanti) e latini con Chica chica bum di Carmen Miranda, precedentemente cantata a Fantastico.


L'album racchiude anche Io e la musica di Amedeo Minghi, Domani più su, firmata da Enrico Ruggeri e Dodi Battaglia dei Pooh, e altri tre brani di Enzo Gragnaniello. Nel 1991 pubblica Mi basta solo che sia un amore, una raccolta delle sue canzoni d'amore più belle in versione originale, unitamente all'inedito Scrupoli, sigla dell'omonimo programma televisivo.

Ma nello stesso anno si dedica soprattutto ad un progetto molto ambizioso: tiene dodici concerti in cui canta canzoni sue e di altri cantautori in versione jazz (Vola, Pensieri e parole di Battisti, Gente distratta di Pino Daniele, unitamente ad altri classici del genere arrangiati da Maurizio Giammarco). In quest'occasione registra l'album Mia Martini in concerto (da un'idea di Maurizio Giammarco), "boicottato" dalla Fonit Cetra che ne stampa solamente ventimila copie.[senza fonte]

Il suo amore per la città di Napoli è testimoniato da un'altra grande esperienza musicale, quella del duetto col grande Roberto Murolo nel successo Cu'mme (ancora di Enzo Gragnaniello), sempre del 1991. Nel 1992 è di nuovo in gara al Festival di Sanremo con un altro dei suoi maggiori successi, Gli uomini non cambiano, su testo di Giancarlo Bigazzi e Beppe Dati, due fra gli autori più prolifici della musica italiana. Data per super-favorita dalla stampa durante la settimana della kermesse, in extremis le viene assegnato il secondo posto, mentre a vincere sarà Luca Barbarossa.

Nello stesso anno pubblica Lacrime (ultimo Disco d'oro della sua carriera), che entra in classifica anche in Germania, risultando uno dei suoi album più venduti grazie anche a bellissimi brani firmati da Biagio Antonacci (Il fiume dei profumi), Mimmo Cavallo (Dio c'è), (Il mio Oriente), Enzo Gragnaniello (Scenne l'argento), e Maurizio Piccoli con la sua Uomini farfalla, in cui gioca sul tema dell'omosessualità. Il secondo posto sanremese le consente di rappresentare di nuovo l'Italia all'Eurofestival, che quell'anno si svolse in Svezia.

In quest'occasione presenta un brano dal titolo Rapsodia, che viene incluso nell'omonima raccolta Rapsodia - Il meglio di Mia Martini, con i suoi brani più noti in versione rimasterizzata, più due tracce live registrate durante il concerto Per aspera ad Astra, che prevedeva la realizzazione di un home video, pubblicato postumo dalla Polygram (sua nuova etichetta discografica). In un primo momento Mia è esposta a una grande attenzione mediatica soprattutto per essere "la cognata di Borg" (l'ex-tennista svedese che Loredana Bertè sposò nell'89). Successivamente dà il meglio di sé suscitando gli entusiasmi e gli elogi degli svedesi[29], apparendo ben lontana dal temperamento di Loredana, e chiudendo con un buon 4º posto.


Ed è proprio in questo periodo che recupera il rapporto con la sorella dopo anni di silenzi e di profonda incomunicabilità. Loredana ha, nel frattempo, divorziato e si prepara ad un ritorno da cantautrice, incoraggiata proprio dalla sorella, che accetta di duettare con lei nel brano Stiamo come stiamo, presentato al Festival di Sanremo 1993. Ma quello che poteva essere l'evento musicale dell'anno, in realtà non riesce a convincere le giurie, anche a causa delle continue tensioni fra le due sorelle nei giorni della rassegna canora. Ad ogni modo Stiamo come stiamo verrà definita una "canzone assolutamente splendida sul disagio nei nostri tempi"[30] e verrà ripresa dalla Martini in versione solista nella tournée estiva. Inoltre, sempre nello stesso anno, Mia Martini e la sorella riproporranno il duetto anche nel primo live di Loredana, Bertex - Ingresso libero.

Sempre nel 1993, incide Vieneme, ancora in collaborazione con Enzo Gragnianiello e Roberto Murolo, che non riesce a bissare il grande successo di Cu' mmè. Successivamente la Polygram la obbliga[31] a presentarsi alle selezioni per il Festival di Sanremo 1994. La canzone E la vita racconta viene scartata, ma in questo caso era la stessa Mia Martini a non essere convinta del brano[32]. Ad ogni modo la notizia suscita un certo clamore, tanto che Claudia Mori propone il proprio ritiro dalla kermesse canora in favore della Martini: ovviamente il regolamento non consente una simile sostituzione, che comunque la cantante non avrebbe accettato, pur apprezzando il gesto della collega[33].


Nel corso del 1994 passa a un'altra casa discografica, la RTI Music, con cui termina di incidere il nuovo album (iniziato con la precedente etichetta) che si intitola La musica che mi gira intorno. La Martini rilegge con grande forza interpretativa quelle canzoni che molti dei suoi autori preferiti avrebbero scritto in un momento di grande amore, o di grande fragilità, a prescindere dal loro impegno politico sociale: Fabrizio De André (Hotel Supramonte), Francesco De Gregori (Mimì sarà), Zucchero (Diamante), Vasco Rossi (Dillo alla luna), Lucio Dalla (Stella di mare) Eugenio ed Edoardo Bennato (Tutto sbagliato baby), e naturalmente Ivano Fossati con ben tre pezzi (La canzone popolare, I treni a vapore, e La musica che gira intorno, su cui gioca il titolo dell'album).

A confezionare il tutto un inedito di uno dei suoi artisti più apprezzati, (Viva l'amore), di Mimmo Cavallo che è anche il brano trainante del disco, e destinato a diventare il suo ultimo successo in vita. Sempre con Mimmo Cavallo farà la sua ultima tournée per le piazze d'Italia, tournée che venne interrotta dopo la sua prematura scomparsa.

La morte improvvisa[modifica | modifica sorgente]

La musica che mi gira intorno era solo il primo di una serie di progetti improntati alla rilettura di vari autori e generi musicali, che l'artista non ha avuto il tempo di realizzare: dai classici napoletani (un disco che si sarebbe dovuto chiamare Napoli Mia) a quelli più moderni di Pino Daniele (autore da lei amatissimo, che aveva volutamente tralasciato nell'ultimo album per dedicargli un capitolo discografico a sé[34]), fino al tributo a Tom Waits. Nel marzo del 1995, due mesi prima della sua morte, Mia Martini annuncia al suo fan club Chez Mimì, di voler realizzare un album dedicato completamente alla luna, dal titolo Canto alla luna (brano del 1978 scritto per lei da Ivano Fossati e pubblicato nell'album Danza)[35].

I brani che quest'album doveva racchiudere sono i seguenti: Canto alla luna, Dillo alla luna, Verde luna, Luna rossa, Blue moon, Luna bianca e due inediti ancor'oggi come Alla luna, scritta appositamente per lei da Franco Fasano e Luna sciamanna, scritta da Mimmo Cavallo. Per il 1996 era prevista anche una collaborazione con Mina[36], che Mia Martini ha definito "la più grande artista che abbiamo in Italia"[37]. Entrambe erano legate da un rapporto di amicizia e stima, più volte confermato dalla Martini nel corso degli anni. Sarà proprio Mina, a pochi mesi dalla scomparsa della collega, la prima cantante a dedicarle un omaggio discografico nell'album Pappa di latte, dove è inserita una sua personale versione di Almeno tu nell'universo.

Da mesi la cantante soffriva di un fibroma all'utero, per questo motivo assumeva dei farmaci anticoagulanti[38]. Il 14 maggio 1995, dopo giorni di silenzio, il suo corpo senza vita viene ritrovato nell'appartamento in Via Liguria 2, a Cardano al Campo (VA), dove si era trasferita da un mese per essere più vicina al padre, con il quale si era riconciliata da diversi anni. Il padre risiede tuttora a Cavaria con Premezzo insieme alla seconda moglie.

La Procura di Busto Arsizio aprì un'inchiesta e dispose l'autopsia. Secondo il referto del medico legale, la morte dell’artista è avvenuta per un arresto cardiaco, causato da un'overdose di stupefacenti[39]. Il 15 maggio il corpo fu cremato, e successivamente il caso fu archiviato. Ai suoi funerali, svoltisi alle 16.30 del 15 maggio a Busto Arsizio, nella chiesa di San Giuseppe presso viale Stelvio, presero parte centinaia di suoi fan, addirittura quattromila persone secondo fonti della Questura di Varese, tra cui un buon numero di persone dello spettacolo e colleghi del panorama musicale. La sua bara era coperta da una bandiera del Napoli, la squadra per cui faceva il tifo.

La salma venne cremata, secondo il desiderio dell'artista. Per volontà del padre, invece, le sue ceneri si trovano nel cimitero di Cavaria con Premezzo, accanto ai nonni. Nel maggio 2009 la sorella Loredana Bertè, in un'intervista a Musica leggera[40], svela nuovi possibili retroscena sulla morte della sorella, nella quale il padre avrebbe potuto avere un ruolo. Un anno dopo, in una intervista televisiva a Top Secret del 10 giugno 2010, la Bertè ribadirà la sua convinzione che Mimì sia stata uccisa di botte dal padre. Tale convinzione è dovuta alla risaputa violenza di Giuseppe Bertè (dall'intervista emerge che l'uomo, a detta della figlia, picchiasse la sua prima moglie), ma soprattutto al fatto che, a detta di Loredana, il corpo di Mimì fosse ricoperto di lividi e che la sua salma fosse stata cremata dopo troppo poco tempo dal giorno del decesso.

Omaggi a Mia Martini[modifica | modifica sorgente]

Dal 1996 il "Premio della critica" del Festival di Sanremo è intitolato alla sua memoria, diventando così Premio della Critica Mia Martini, mentre si sono sprecate negli anni successivi le pubblicazioni postume di raccolte con brani inediti e no, che hanno sempre suscitato l'interesse dei numerosi estimatori e del grande pubblico che ancora oggi la ricorda e l'ama.

La morte di Mia Martini o di Mimì per gli amici e parenti, ha segnato profondamente la vita della sorella Loredana Bertè, che le ha dedicato brani come Luna (presentata al Festival di Sanremo 1997), Zona Venerdì e Mufida. Loredana Bertè ha più volte interpretato in tv o in concerti alcuni successi della sorella come Minuetto, Donna, Cu'mmè e soprattutto Almeno tu nell'universo, quest'ultima cantata anche a Sanremo 2012.

Nel 1998, anche Renato Zero le ha dedicato una canzone dal titolo La grande assente, incluso nel fortunato album Amore dopo amore. Enrico Ruggeri e i Negramaro le hanno dedicato due canzoni inedite, rispettivamente intitolate Fango e stelle (1996) e Scusa Mimì (2010).

Inoltre, le sono stati intitolati:

Innumerevoli gli altri artisti che l'hanno più volte ricordata in pubblico, talvolta dedicandole alcune loro personali interpretazioni di suoi grandi successi: tra gli altri, Ivana Spagna, Franco Califano, Rossana Casale, Mimmo Cavallo, Adriano Celentano, Aida Cooper, Elisa, Fiordaliso, Rita Forte, Giorgia, Enzo Gragnaniello, Bruno Lauzi, Marco Masini, Mietta, Mina (fu la prima in assoluto a pochi mesi dalla scomparsa), Mariella Nava, Donatella Rettore, Ornella Vanoni, Antonello Venditti, Iva Zanicchi.

Nel 2006 Gilda Giuliani realizza Canto Mimì, un recital di circa due ore, che ripercorre cronologicamente la carriera musicale di Mia Martini. Si trovano dediche a Mia Martini anche in altri ambiti non strettamente musicali, come nel 1995 che le viene tributato un ricordo da parte di Giorgio Leone in "Memorie riscoperte. Opere d’arte restaurate dalle chiese della Maddalena e del Carmine", catalogo di una mostra tenutasi a Morano Calabro, in calce alla scheda dei paliotti veneziani da lui attribuiti a Francesco Guardi[41].

Tributi televisivi[modifica | modifica sorgente]

Il 18 maggio 1995, la trasmissione Temporeale condotta da Michele Santoro, in onda su Rai 3, ha dedicato una puntata alla cantante appena scomparsa: al programma partecipò anche Carmen Consoli, giovane cantautrice, all'epoca del tutto sconosciuta. Il successivo 20 luglio, Rai 2 ha trasmesso Mille voci per una voce: alla commemorazione, organizzata dal Comune di Lamezia Terme e da Ruggero Pegna e condotta da Andrea Giordana e Myriam Fecchi davanti a cinquantamila persone, hanno partecipato numerosi artisti del mondo della canzone, tra cui Pierangelo Bertoli, Bruno Lauzi, Peppino Di Capri, Mariella Nava, Rosa Martirano, Mimmo Cavallo e altri ancora.

Nel 1996, Paolo Limiti conduce su Rai 3 Ciao Mimì, dove vengono riproposti filmati di repertorio, unitamente alle testimonianze in studio di Dori Ghezzi, Enzo Gragnaniello, Alba Calia, Luciano Tallarini, e in collegamento Loredana Bertè e Marisa Laurito. Sempre a partire dal 1996 ad oggi, Rete 4 ha mandato in onda, in varie fasce orarie, una serie di speciali televisivi a cura di Paolo Piccioli: Chiamatemi Mimì, Notte Mimì, Mimì sarà, Le canzoni di Mia Martini, eccetera, con tutti i passaggi televisivi presenti negli archivi Mediaset, o intercettati nelle tv estere.

Nel 2000, la trasmissione di Giovanni Anversa, Racconti di vita, dedica una puntata alla figura di Mia Martini, con le testimonianze della sorella Olivia Bertè, dell'amica e corista Aida Cooper, degli autori Bruno Lauzi e Dario Baldan Bembo, e con Pippo Baudo e Menico Caroli, biografo della cantante. Molti sono stati i tributi televisivi mandati in onda per il decennale della scomparsa di Mia Martini (2005).

Vincenzo Mollica ha curato uno Speciale Tg 1 con filmati di repertorio e le interviste a Loredana Bertè e Renato Zero; anche La storia siamo noi di Giovanni Minoli si è occupata della vita di Mia Martini, intitolandole la puntata Mia Martini - Storia di una voce, scritta da Caterina Stagno e Silvia Tortora: entrambe le trasmissioni sono state replicate più volte, ottenendo ottimi ascolti.

Rai 2 ha mandato in onda uno speciale Tg 2 Dossier, su Mia Martini, Gabriella Ferri e Dalida (Voci spezzate), e ben due puntate della trasmissione Successi di Stefania La Fauci, con le testimonianze, tra gli altri, di Mietta, del discografico Lucio Salvini e di Menico Caroli. Durante il Festival di Sanremo 2008 viene consegnato alla sorella Loredana Bertè il primo Premio della Critica vinto da Mia Martini nel 1982.

Durante la terza serata del Festival di Sanremo 2010, dedicata alla storia ed ai sessant'anni del Festival, Fiorella Mannoia ed Elisa hanno cantato insieme Almeno tu nell'universo in ricordo di Mia Martini. Rai Storia ha mandato in onda uno speciale dossier su Mia Martini il 10 ottobre 2010, in replica il 3 novembre 2011 e su Raitre il 28 novembre 2012. Il 26 ottobre 2012, durante la settima puntata del talent di Rai1, Tale e Quale Show, un'emozionata Mietta reinterpreta Almeno tu nell'universo, il brano rifiutato ai suoi esordi, calandosi nelle vesti della stimata collega[42].

Il 22 dicembre 2012 va in onda in prima serata su Rai1 "Per sempre Mia", puntata del programma televisivo I grandi della musica. Tra gli ospiti dello speciale dedicato a Mia Martini: Loredana Bertè, Mietta, Marco Masini, Enzo Gragnaniello, Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo[43].

Il 1º novembre 2013, durante la settima puntata del talent di Rai1, Tale e Quale Show, la collega Fiordaliso decide di omaggiarla con Gli uomini non cambiano, brano classificatosi al secondo posto al Festival di Sanremo nel 1992.

Dischi pubblicati postumi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1996, un anno dopo la scomparsa di Mia Martini, la RTI Music, sua ultima casa discografica, pubblica la raccolta intitolata proprio 1996, che è la compilation dell'artista che ha riscosso maggior successo di classifica (64º album più venduto dell'anno). Sempre del 1996 è un'altra antologia distribuita dalla DIG-IT International, intitolata Indimenticabile Mia: si tratta di un'emissione particolarmente interessante poiché proponeva per la prima volta i due inediti: La struggente SOS verso il blu, di Carla Vistarini e Luigi Lopez, e la bellissima Col tempo imparerò (entrambi registrati nel 1990), oltre a una versione alternativa di Cercando il sole, brano tratto dall'album La mia razza, sempre del 1990.

La raccolta è stata successivamente ritirata dal mercato per volere degli eredi della Martini che rivendicavano i diritti dei due inediti, pubblicati senza la loro autorizzazione. Nel 1997, la BMG Ricordi raccoglie, per la prima volta su cd, tutte le incisioni anni settanta realizzate in spagnolo dall'artista per il mercato latino (Mi canto español). Nel 1998 la Sony Music propone il progetto Fortemente Bertè, che comprende la pubblicazione di due album dal vivo delle due sorelle Loredana Bertè (Decisamente Loredana) e Mia Martini (Semplicemente Mimì): Semplicemente Mimì è un disco dal vivo ricavato dalla registrazione di un concerto che la Martini aveva tenuto nell'isola di Procida nell'estate del 1993.

Nell'album, prodotto da Mario Lavezzi, viene inserito anche l'inedito E la vita racconta, tratto da un provino (originariamente presentato per le selezioni di Sanremo '94) successivamente riarrangiato dal M° Renato Serio. Nel 2000 esce, sempre per la Sony Music, la raccolta Mimì sarà, a cinque anni esatti dalla scomparsa della cantante. Il cd contiene numerose rarità e altri brani da tempo fuori catalogo, unitamente all'inedito assoluto In una notte così, brano che Mia Martini aveva provinato per il Festival di Sanremo 1992 (dove a presentarlo fu, poi, Riccardo Fogli).

Del 2003 è, invece, la prima antologia interamente composta da brani inediti, tutti risalenti agli anni settanta: Canzoni segrete, pubblicata dalla BMG Ricordi. Spiccano Ruba (1974), scritta da Antonello Venditti, Io andrò (1977) e Dire no (1975): tre interpretazioni straordinarie, inspiegabilmente rimaste nel cassetto. Nel 2004 anche la Warner pubblica una raccolta con inediti, intitolata E parlo ancora di te: gli inediti sono L'ultimo ballo e Bene, entrambi registrati nel 1978, anno in cui la cantante incideva alla Warner Bros, per l'appunto.

Dopo la buona accoglienza dei lavori precedenti, nel 2005, ancora la BMG Ricordi, nel frattempo diventata Sony BMG, pubblica un triplo cofanetto piuttosto interessante dal titolo La neve, il cielo, l'immenso, che attraverso successi, altri inediti e rarità, ripercorre la carriera di Mia Martini dal 1970 al 1990. Nel 2006, sempre per la Sony BMG, esce una seconda antologia (doppia) di registrazioni inedite: venti brani equamente suddivisi in inediti assoluti e rarità quali provini, versioni alternative di canzoni già edite ed esecuzioni dal vivo. Ancora una volta, la maggior parte del materiale utilizzato risale agli anni settanta: Suite per un'anima (1972), Grande più di lei (1975), Meglio sì, meglio se... (1975) e Ma come sto (1982), i brani più interessanti.

Nel 2007 esce per la Sony BMG anche Liberamente Mia, confezione di un cd + DVD, che ripercorrono l'intera carriera di Mia Martini, in collaborazione con Rai Trade. Liberamente Mia raggiunge la seconda posizione nella classifica settimanale dei DVD più venduti. A pochi giorni di distanza esce nei negozi anche Live 2007 - Il concerto, disco curato da Maurizio Piccoli, autore e amico della cantante, che ha voluto ricostruire, attraverso registrazioni tratte da concerti degli anni novanta, la scaletta ideale di un concerto di Mia Martini, prendendo anche spunto da alcuni appunti personali dell'artista. Passato inosservato al momento della pubblicazione, il disco ha avuto un buon successo di vendite grazie alla successiva distribuzione nelle edicole, in allegato al settimanale Tv Sorrisi e Canzoni.

Il 26 ottobre 2010 esce Donne dei Neri per Caso, album di duetti a cappella con importanti artiste donne[44], tra le quali Mimì nella voce originale di Minuetto. Attualmente esiste ancora una manciata di brani inediti di Mia Martini, tra cui spiccano Vivo (Al diavolo anche te) (1977), Canto universale (1978), Quando ne avrò abbastanza (1977), Fammi sentire bella (1992). Purtroppo, in alcuni casi manca l'autorizzazione alla pubblicazione, degli eredi o degli stessi autori dei brani, e di alcuni provini non si riesce a risalire ai crediti, anch'essi necessari per la pubblicazione.

Inoltre esistono innumerevoli registrazioni di suoi concerti dal vivo, che spesso appartengono a privati: i molti fan della cantante, che puntualmente attendono ogni anno la pubblicazione di qualcosa di inedito, si augurano escano al più presto. Nel frattempo le case discografiche continuano a stampare innumerevoli compilation, fra cui Il meglio di Mia Martini (Edel), che raccoglie tutti i suoi più grandi successi in due cd: nel 2013 l'album riceve addirittura il disco d'oro[45] per le vendite.

Fondazione Mia Martini Onlus[modifica | modifica sorgente]

Il 20 settembre del 2012, su invito di Leda Berté, sorella maggiore di Mia Martini, nasce la Fondazione Mia Martini Onlus. La Fondazione, senza alcuna finalità di lucro, ha come scopo sociale quello di promuovere e supportare prevalentemente con ogni mezzo la promozione e la valorizzazione dell’opera, della vita, dell’immagine artistica di Mia Martini, al secolo Domenica Adriana Rita Bertè e degli altri componenti della famiglia Bertè nel mondo, attraverso manifestazioni, mass-media, mostre, concorsi, gare canore e quant'altro ritenuto necessario ed in particolare di curare la ricerca, la promozione e lo sviluppo, la produzione, l’organizzazione e la distribuzione di iniziative relative alla cultura, all’arte, allo spettacolo, al cinema, all’editoria, alle edizioni librarie e discografiche, televisive, radiofoniche e fotografiche, allo sport ed al turismo in genere, di ogni tempo e di ogni luogo, in tutti i più vari aspetti, utilizzando qualsiasi mezzo di comunicazione di massa.

In particolare si prefigge di:

  1. Inventariare, sistematizzare, conservare e curare la memoria della musica, dei testi, della voce e delle interpretazioni di Mia Martini.
  2. Istituire luoghi e narrazioni (oggettuali e sociali) per raccogliere, conservare, curare e tramandare la storia umana e civile di Mia Martini.
  3. Progettare, programmare, realizzare, diffondere, monitorare, ri-progettare e conservare narrazioni etiche per contribuire ai processi epici di formazione e socializzazione del principio di speranza e di emancipazione per e delle nuove generazioni
  4. Istituire centri di ricerca sulla musica in quanto competenza per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva e per quello di alcune caratteristiche costitutive delle intelligenze cognitive e sociali.
  5. Istituire centri di ricerca sulla musica come uno dei substrati psicoterapici.
  6. Istituire centri di ricerca sulla musica come mezzo e messaggio di comunicazione antropologica multietnica e multiculturale.

Chez Mimì[modifica | modifica sorgente]

Chez Mimì è il fan club di Mia Martini nato nel 1989, viene ufficializzato dalla stessa cantante l'anno successivo. Il fan club si costituisce sotto forma di un'associazione culturale. Anche dopo la scomparsa di Mia Martini, Chez Mimì continua la sua opera per diffondere e promuovere l'arte della indimenticata interprete, in particolare ricordiamo che è stato tra i promotori affinché il Premio della Critica del Festival di Sanremo fosse intitolato a "Mia Martini", in memoria dell'artista, e ufficializzato nel 1996. Per il decennale della scomparsa, l'associazione pubblica un libro Mia Martini - La regina senza trono, nel quale sono raccolte le interviste e gli incontri realizzati nell'ultimo periodo della sua carriera, scritto da Pippo Augliera, fondatore e coordinatore dell'iniziativa[46]. Per i 40 anni di carriera come Mia Martini (il debutto risale al 1971), un altro libro a lei dedicato "Mia Martini - La voce dentro", nel quale Pippo Augliera approfondisce alcuni temi peculiari dell'artista e della donna.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Mia Martini.

Partecipazioni a manifestazioni canore[modifica | modifica sorgente]

Azzurro[modifica | modifica sorgente]

  • 1989: con Donna
  • 1990: con Danza pagana
  • 1992: con Cu'mme e O' marenariello

Cantagiro[modifica | modifica sorgente]

  • 1971: con Amore...amore...un corno e Padre davvero
  • 1972: con Piccolo uomo
  • 1990: con Donna, Danza pagana, Domani più su, Un altro atlantico, Piccolo uomo, Minuetto, E non finisce mica il cielo, La nevicata del '56, Almeno tu nell'universo e Quante volte
  • 1992: con Gli uomini non cambiano, Lacrime e Minuetto - vince tre tappe
  • 1993: con Vieneme (con Enzo Gragnaniello e Roberto Murolo)

Canzoniere dell'estate[modifica | modifica sorgente]

  • 1992: con Rapsodia
  • 1993: con Vieneme (con Enzo Gragnaniello e Roberto Murolo)

Caravella dei successi[modifica | modifica sorgente]

  • 1975: con Al mondo

Eurofestival[modifica | modifica sorgente]

  • 1977, Londra: con Libera - 13º posto
  • 1992, Malmö: con Rapsodia - 4º posto

Festival di Sanremo[modifica | modifica sorgente]

Festival Italiano[modifica | modifica sorgente]

  • 1994: con Viva l'amore

Festivalbar[modifica | modifica sorgente]

  • 1972: con Piccolo uomo - 1º posto
  • 1973: con Minuetto - 1º posto
  • 1974: con Inno - ospite
  • 1975: con Donna con te - 4º posto
  • 1976: con Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto - 7º posto
  • 1978: con Vola
  • 1981: con Ti regalo un sorriso
  • 1989: con Donna - ottiene il Disco d'oro per le copie vendute dall'album Martini Mia
  • 1990: con Domani più su - 3º posto nella serata in cui presenta Domani più su

Midem di Cannes[modifica | modifica sorgente]

  • 1973: con Tu t'en vas quand tu veux
  • 1975: con Sabato
  • 1977: con Se finisse qui

Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia[modifica | modifica sorgente]

  • 1972/73: con Donna sola - vince la Gondola d'oro
  • 1973/74: con Il guerriero e Bolero
  • 1974/75: con Inno e Agapimu
  • 1976/77: con Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto
  • 1981: con E ancora canto

Premio Tenco[modifica | modifica sorgente]

  • 1989: con Almeno tu nell'universo e Donna

Saint-Vincent[modifica | modifica sorgente]

  • 1978: con Vola
  • 1982: con Bambolina bambolina
  • 1985: con Spaccami il cuore
  • 1989: con La donna cannone

Vela d'oro di Riva del Garda[modifica | modifica sorgente]

  • 1982: con Quante volte
  • 1991: con Pensieri e parole

Viva Napoli[modifica | modifica sorgente]

  • 1994: con Luna rossa

World Popular Song Festival Yamaha[modifica | modifica sorgente]

  • 1977: con Ritratto di donna - 1º posto

Altre manifestazioni canore[modifica | modifica sorgente]

  • 1963: Festival di Bellaria: con Come puoi farlo tu - 1º posto
  • 1971: Festival di Avanguardie e Nuove Tendenze: con Padre davvero - 1º posto
  • 1975: Musical de Mallorca: con Nevicate - vince il Premio della Critica europea
  • 1981: Girofestival: con l'album Mimì
  • 1982: Premiatissima: con Quante volte, Io appartango a te e Solo noi
  • 1992: Il Canzoniere dell'estate: con Rapsodia
  • 1993: Il Canzoniere dell'estate: con Vieneme, con Roberto Murolo e Enzo Gragnaniello

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario delle canzoni italiane, op. cit., pag. 31
  2. ^ Dizionario delle canzoni italiane, op. cit., pag. 226
  3. ^ "I miti musica" n. 18, "Mia Martini", Arnoldo Mondadori Editore Editore, 1999
  4. ^ a b c d e Mia Martini: storia di una voce - Puntata de "La storia siamo noi" - Rai Educational
  5. ^ Maurizio Seymandi, Vota la voce, i lettori hanno scelto i più popolari dell'anno in TV Sorrisi e Canzoni, n. 38, settembre 1975, pp. pag. 15. URL consultato il 2-1-2012.
  6. ^ Paolo Cucco, Mia Martini. Libera felice e sconfitta in TV Sorrisi e Canzoni, n. 22, maggio 1977, pp. pagg. 71-72. URL consultato il 2-1-2012.
  7. ^ a b Armando Torno, La forza dell'inesistente in Corriere della Sera, 8 ottobre 2003. URL consultato il 2-1-2003.
  8. ^ a b "Jettatrice!", Mia Martini stoppata in Corriere della Sera, 1º aprile 1992. URL consultato il 2-1-2012.
  9. ^ a b Mario Luzzatto Fegiz, Una grande artista, una falsa maledizione in Corriere della Sera, 15 maggio 1995. URL consultato il 2-1-2012.
  10. ^ Peppe Lanzetta, Gli occhi assenti di Mia Martini in la Repubblica, 11 maggio 2005. URL consultato il 2-1-2012.
  11. ^ a b Leandro Palestini, Venier: contro Mimì pregiudizi indecorosi in la Repubblica, 23 maggio 1996. URL consultato il 2-1-2012.
  12. ^ a b Paola Zonca, Celentano: Grazie Zaccaria, hai difeso la libertà di parola in la Repubblica, 18 maggio 2001. URL consultato il 2-1-2012.
  13. ^ a b Paola Provvedini, Masini: rovinato come Mia Martini in Corriere della Sera, 14 aprile 2001. URL consultato il 2-1-2012.
  14. ^ a b c "Successi" di Vania Colasanti, Stefania La Fauci e Fabio Toncelli, RAI, 2005
  15. ^ Battisti scrisse per Mia Martini Il mio bambino nel 1971, ma il brano fu in realtà inciso da Iva Zanicchi[senza fonte]
  16. ^ Articolo di Menico Caroli apparso su Musikbox n° 16
  17. ^ Tg 2 Dossier, "Voci spezzate", RAI, 2005
  18. ^ a b c d e f g h Il mio canto universale, op. cit.
  19. ^ La cantante senza maschera, pubblicato su Senza Maschera del 20 agosto 1972,n°23 pag.56
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  22. ^ Mia Martini: ha vinto il Festivalbar, pubblicato su Intrepido del 13 settembre 1973,n° 37 pag. 40
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  24. ^ a b Renzo Allegri, "Mia Martini vuota il sacco", Gente n. 34, 1979
  25. ^ "I miti musica" n. 18, "Mia Martini", Arnoldo Mondadori Editore, 1999
  26. ^ http://www.webalice.it/miamartini/articoli/PDF/superstizione/epoca89.pdf
  27. ^ Mia Martini: "Boncompagni? Detestabile " - YouTube
  28. ^ Mia Martini da "Mezzogiorno in famiglia", 1994
  29. ^ All'Irlanda l'Eurofestival. Mia Martini è quarta, Corriere della Sera.
  30. ^ La rabbia della compagna Loredana Bertè, Corriere della Sera.
  31. ^ Augliera, op. cit., pag. 141
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  35. ^ Augliera, op. cit., pag. 191
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  37. ^ Augliera, op. cit., pag. 180
  38. ^ Zero: Mia Martini non si è suicidata in Corriere della Sera, 2 aprile 1998. URL consultato il 2-1-2012.
  39. ^ Federica Cavadini, Mia Martini, uccisa da overdose in Corriere della Sera, 13 luglio 1995. URL consultato il 2-1-2012.
  40. ^ La guerra non è mai finita, intervista di Maurizio Becker a Loredana Bertè, pubblicata sul periodico musicale Musica leggera n° 4, maggio 2009, pagg. 12-35
  41. ^ Memorie riscoperte. Opere d’arte restaurate dalle chiese della Maddalena e del CaProxy-Connection: keep-alive Cache-Control: max-age=0 ine, Catalogo della mostra (Morano Calabro: 1995), a cura di Rosa Anna Filice, Morano C., Amministrazione Comunale di Morano, 1995, pp. 67-73 (scheda 16-17)
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  44. ^ Le Donne dei Neri Per Caso.
  45. ^ Mia Martini conquista il disco d’oro!.
  46. ^ Augliera, op. cit.
  47. ^ Intervista di Giangiacomo Schiavi del 5 settembre 1975, rilasciata al quotidiano piacentino Libertà
  48. ^ Augliera, op. cit., pag. 81
  49. ^ Intervista di Bruno Donati del 12 febbraio 1973, rilasciato su Teletutto

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vincitore del Festivalbar Successore
Demis Roussos 1972 Mia Martini I
Mia Martini 1973 Claudio Baglioni II

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