Oltre (Claudio Baglioni)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Oltre. Un mondo uomo sotto un cielo mago
Artista Claudio Baglioni
Tipo album Studio
Pubblicazione 17 novembre 1990
Dischi 2
Tracce 20
Genere World music
Pop
Etichetta CBS 466135 1
Produttore Claudio Baglioni
Registrazione
  • Real World Bath Westside, Londra
  • The Town House, Londra
  • Grande Armée, Parigi
  • Forum, Roma
  • Pick Up, Reggio Emilia
  • Studio Emme, Firenze
  • Easy Records, Roma
  • Great Linford Milton, Keynes
Claudio Baglioni - cronologia
Album precedente
(1986)
Album successivo
(1992)

Oltre è l'undicesimo album da studio di Claudio Baglioni, pubblicato nell'autunno del 1990 dalla CBS.

Genesi[modifica | modifica sorgente]

La produzione ha richiesto anni di lavoro, quasi tre, ed ha subito più di un rimando, tanto che già dodici mesi prima dell'uscita si erano registrate settecentomila prenotazioni. D'altronde La vita è adesso, l'album precedente dell'artista, era diventato il disco più venduto di sempre nella storia della discografia italiana (record tuttora imbattuto), con veri e propri bagni di folla per le tournée a seguire. Dunque le aspettative per il nuovo progetto erano alle altissime. Pasquale Minieri, noto collaboratore dell'epoca, racconta che i testi per questo disco, vennero cancellati e riscritti ben tre volte dall'autore.

Oltre[modifica | modifica sorgente]

L'album avrebbe dovuto chiamarsi “Un mondo più uomo sotto un cielo mago”, dicitura che poi fu modificata in "Un mondo uomo sotto un cielo mago", andando a formare soltanto il sottotitolo. Nella copertina vi è ritratto il cantautore a torso nudo su di uno sfondo stilizzato da un pittore con diverse forme a corredo, su tinte che vanno dall'arancione acceso al rosso. Sul retro, l'ombra dell'immagine di Baglioni con le canzoni divise per i quattro elementi ideali del doppio disco: aria, fuoco, acqua e terra. All'interno non sono presenti i testi, bensì i gusci, una sorta di racconto abbastanza criptico con frasi estrapolate dalle canzoni, difatti, Oltre, è un concept album. Attraverso i brani viene raccontata la storia di Cucaio, un personaggio nel quale Baglioni riversa parte della sua storia personale e artistica. Infatti Cucaio era il modo in cui Baglioni pronunciava il proprio nome da bambino.

Evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Questa undicesima uscita discografica segna una totale svolta artistica e umana da parte di Baglioni. Musicalmente il cantautore intraprende un percorso che lo porta a cambiare profondamente il metodo di composizione con il quale aveva, fino a questo momento, prodotto i suoi maggiori successi. Se ciò da una parte spinge verso un rinnovamento del suo stile musicale, comunque lentamente intravisto nel decennio antecedente nei due clamorosi album che lo contraddistinsero, dall'altra crea una complessa assimilazione. Lo stravolgimento drastico delle armonie tipiche baglioniane, in cui ad esempio vengono introdotti elementi di musica etnica (probabilmente coadiuvati dall'incontro con Peter Gabriel) e la partecipazione di artisti di livello internazionale sottolineano musicalità che ancora oggi sono del tutto attuali. Probabilmente Baglioni - dati i cambiamenti nel proprio privato - aveva bisogno di reinventarsi anche artisticamente e scucirsi definitivamente di dosso l'appellativo di cantautore romantico.

Reazioni[modifica | modifica sorgente]

Oltre conquistò immediatamente il primo posto in classifica, tuttavia i giudizi di critica e pubblico si divisero davanti ad un album tanto complesso. Alcuni critici[1] parlarono di uno stile vicino a quello di Pasquale Panella, paroliere di Battisti durante gli anni ottanta e novanta, famoso per i suoi testi surreali. Sul risultato finale pesò anche il fatto che i testi delle canzoni, appunto, non furono inclusi nell'opera, ma solamente pubblicati su TV Sorrisi e Canzoni. Al loro posto Baglioni preferì i gusci, in cui erano inclusi la quasi totalità dei testi, senza soluzione di continuità ed in ordine sparso rispetto a quello di ascolto, inframmezzato da altri pensieri. Il tutto era accompagnato da un poster su cui compare l'immagine di copertina e sul cui retro è scritto il racconto in calligrafia (per la prima edizione, mentre è solamente stampato nell'edizione standard). Lo scritto, impaginato a guisa di conchiglia, fedele alla frase iniziale che recita "Cucaio viene dal mare", rimanda per il suo stile privo di punteggiatura al monologo interiore di Molly Bloom nell'Ulisse di James Joyce. Su quello stesso numero di TV Sorrisi e Canzoni da parte di Enzo Biagi ed Ennio Morricone sono presenti (rispettivamente sulla parte letteraria e sulla parte armonica] due recensioni che innalzano il valore complessivo del nuovo album di Claudio Baglioni, lasciando intendere di trovarci di fronte ad un autentico capolavoro imparagonabile a qualunque altra produzione nota in Italia.

Esiti[modifica | modifica sorgente]

Nonostante gli elementi innovativi che lo discostano dall'etichetta di cantante dei buoni sentimenti, l'album ottiene il successo commerciale che merita, arrivando a stazionare in classifica per oltre quaranta settimane e rientrando in occasione delle varie serie di concerti, trainato in modo particolare da alcuni pezzi divenuti dei classici, fra i quali Dagli il via (con tanto di videoclip promozionale mai girato da Claudio prima di allora ) e alla ballad confidenziale "Mille giorni di te e di me". In molte interviste Baglioni si è poi riferito a questo disco come l'inizio di una trilogia del tempo, in cui Oltre rappresenta il passato, Io sono qui, del 1995, il presente e Viaggiatore sulla coda del tempo, del 1999 il futuro.

Le canzoni[modifica | modifica sorgente]

Dagli il via[modifica | modifica sorgente]

Dagli il via, è la canzone con cui si apre l'album e racconta di un uomo che corre e attraversa un paesaggio costituito da una mescolanza dei propri ricordi, del proprio vissuto, ma anche spinto dal bisogno di emanciparsi da esso.

Io dal mare[modifica | modifica sorgente]

"Io dal mare" è un'intensa ballata dal sapore mediterraneo, grazie alla chitarra e ai cori di Pino Daniele, le cui atmosfere malinconiche rimandano a un passato dove la realtà e la fantasia si fondono tanto da trasformare il mare nel luogo d'origine del protagonista e dell'umanità intera. Claudio potrebbe anche fare riferimento a una località balneare dove sarebbe stato concepito.

Naso di falco[modifica | modifica sorgente]

"Naso di falco" è un ipotetico nome di Claudio (che ha un naso piuttosto pronunciato) alla maniera dei nativi d'America: analizza la curiosità, e allo stesso tempo, l'inquietudine del protagonista nei confronti della natura e dei suoi fenomeni, ma anche su alcuni tragici avvenimenti della storia, attraverso una serie di domande che a volte denotano ingenuità, altre spingono a riflettere, come la caduta del muro di Berlino, la tragedia di Černobyl', la strage dell'Heysel, il mistero di Ustica. Musicalmente si nota un crescendo nel finale, quando la melodia diventa più aperta, chiaramente ispirato allo stile di Peter Gabriel.

Io lui e la cana femmina[modifica | modifica sorgente]

"Io lui e la cana femmina" introduce un cambio d'atmosfera, di ritmo e d'umore. Canzone allegra e scanzonata dedicati ai suoi due cani, (probabilmente i due esemplari di pastore tedesco che Claudio possedeva) ritratti come due vagabondi, con il tipico tocco surreale che caratterizza l'intero album.

Stelle di stelle[modifica | modifica sorgente]

Le influenze jazz di questa canzone riescono a creare un'atmosfera da locale notturno di un vecchio film, in cui il protagonista siede ad un tavolo con un bicchiere di whisky ascoltando il canto malinconico di una cantante. Il duetto con Mia Martini in questo caso riesce ad essere molto emozionante, attraverso parole che raccontano sia una storia d'amore che la speranza del protagonista di essere al riparo della vita e delle sue problematiche grazie alla sua identità d'artista. Le due voci si intersecano a partire dalla seconda strofa, formando due melodie distinte con due testi distinti, che si incontrano con la parola "storia" e i frammenti di frase "...senza di noi. Anche le stelle bruciate..."

Vivi[modifica | modifica sorgente]

Il rimpianto di un amore ormai passato pervade questa canzone, facendo riflettere sul fatto che, talvolta, i ricordi sono più vivi della vita stessa. Questo rimpianto trova sfogo nel ritornello, quando il protagonista rievoca gli attimi d'amore ormai trascorsi e paragona quegli attimi alla forza della terra, dell'aria, dell'acqua e del fuoco, trasformando la melodia in un canto epico. Nel finale sono riportati nomi di minoranze etniche in via di estinzione.

Le donne sono[modifica | modifica sorgente]

Ancora una canzone più distesa, in cui Baglioni racconta le proprie esperienze personali e le proprie impressioni in fatto di donne. Claudio tuttavia ebbe modo di definire questa, una canzone "sugli uomini e non sulle donne". Un elenco di parole, a gruppi di quattro e accomunate foneticamente, vengono sciorinate nel finale.

Domani mai[modifica | modifica sorgente]

Una canzone che parla di sesso e passione, una novità per un cantautore che fino a quel momento era famoso per le canzoni d'amore che aveva portato al successo. Questa canzone però porta in sé una certa drammaticità, come se il protagonista e la sua donna non riuscissero a fondersi in un unico essere, nonostante non siano mai sazi l'uno dell'altra. Su tutto domina la chitarra di Paco de Lucia, che con i suoi arpeggi evoca atmosfere cupe e sensuali, quasi un riflesso della storia raccontata.

Acqua dalla Luna[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista della storia racconta il rimpianto di non essere diventato un grande mago, capace di stupire tutti con le sue magie. I testi surreali dell'album toccano qui il vertice, attraverso giochi di parole, doppi sensi, paradossi (Far apparire l'uomo invisibile, lanciar coltelli e sguardi come gelo, mettere la testa in bocche di leone) ecc. con cui evocare anche il mondo circense da cui Baglioni era attratto, come da lui stesso dichiarato in varie occasioni. Una canzone con un sound molto oscuro, sostenuto dal basso di Tony Levin, ex bassista dei King Crimson e bassista di Peter Gabriel.

Tamburi lontani[modifica | modifica sorgente]

Una canzone dai toni delicati e solenni, introdotta da un adagio suonato da un'orchestra di fiati e ritmata appunto da un tamburo in lontananza. I temi trattati sono molteplici. Si va dalla solitudine sentita da Cucaio - Baglioni, fino al suo rapporto con i suoi affetti più cari, specialmente la sua ex-moglie. Alla fine rimane la speranza di riuscire a superare le avversità della vita. "Battono i tamburi" è il verso che indica anche il battito cardiaco con il quale Claudio getta un ponte con i suoi consimili.

Noi no[modifica | modifica sorgente]

Dopo un'introduzione di tastiere che accompagna la voce di Baglioni il brano prende forma in un in mid-tempo dal sapore corale. Infatti durante il ritornello, semplice quanto incisivo, si può ascoltare come una specie di coro che fa da eco alle parole "noi no". L'autore in questo brano respinge l'azione dei prepotenti che pensano di poter decidere per le altre persone.

Signora delle ore scure[modifica | modifica sorgente]

È la musa ispiratrice di un pittore nella descrizione di un quadro in cui è ritratta una donna ideale"di quella bocca che qualcuno le compro' al banco dei fiori".Alla fine lo spettatore ipotetico si rende conto che quella donna perfetta non esiste, è stato solo un sogno "e fu così lei dentro un sogno, lei stessa un sogno, una vaghezza io le vegliavo la purezza...

Navigando[modifica | modifica sorgente]

Il ritmo allegro imposto dalla fisarmonica di Richard Galliano spezza ancora una volta l'atmosfera creata dalla canzone precedente, confermando ancora una volta la voglia di Baglioni di creare un disco il più vario possibile, in cui è facile passare dalla tristezza all'allegria in poco tempo. Anche stavolta si parla, in modo meno drammatico naturalmente, del rapporto con l'altro sesso, a volte in maniera scherzosa, sempre e comunque attraverso i giochi di parole e di metrica a cui Baglioni non rinuncia. Le parti anatomiche femminili vengono elencate abbinandole con una differente provenienza geografica (gambe andaluse, piedi africani ecc.).

Le mani e l'anima[modifica | modifica sorgente]

Canzone dal punto di vista dell'emigrato nordafricano, che a quei tempi era soprattutto chiamato "vucumprà": su questa falsariga, il ritornello recita "l'anima che vucampà... vuparlà... vutornà". Partecipa Youssou N'Dour ai cori. Il brano è un esempio del coniugio tra pop ballad e musica etnica, connubio del quale Peter Gabriel è un noto precursore.

Mille giorni di te e di me[modifica | modifica sorgente]

Le note dolenti di un piano aprono questa canzone d'amore, che all'epoca ebbe molto successo e che ancora oggi gode di una certa popolarità. Ascoltando questo brano si capisce che il periodo della semplicità a tutti i costi per Baglioni è una questione chiusa da tempo. Infatti il testo vive di una metrica lontana da un certo romanticismo retorico e snocciola la fine di una storia tra un uomo e una donna in modo abbastanza disincantato.

Dov'è dov'è[modifica | modifica sorgente]

Come da consuetudine un altro repentino cambio d'atmosfera, l'ultimo, per raccontare un po' la vita da celebrità, con tutti i suoi pregi e difetti, come ad esempio la mancanza di riservatezza, di cui Baglioni è molto geloso. Una canzone ancora attuale con i suoi continui riferimenti ai paparazzi e alla loro ossessione per gli scoop scandalistici, soprattutto in occasione della lunga assenza di Claudio dalle scene. Sono presenti come ospiti speciali l'attore e doppiatore Oreste Lionello che introduce il brano, e i genitori di Claudio, oltre alla colf di Claudio, e un suo ex professore, che cantano un versetto. È forse il primo e unico caso nella musica italiana che nel brano di un artista prendano parte dei genitori non cantanti.

Tieniamente[modifica | modifica sorgente]

Per ricordare gli studenti di piazza Tienanmen, che nel giugno 1989 protestarono per avere più democrazia nel loro paese, Baglioni scrive un intenso e sognante brano pianistico interrotto solo dalle parole: "Tienanmen: tieni a mente". Una specie di monito a non dimenticare chi ha lottato per la democrazia pagando con la vita. Il medesimo gioco di parole ricorre già in una canzone dei Litfiba Il vento e in una di Enzo Gragnaniello Tien' a ment' cantata in dialetto napoletano, entrambe incentrate sullo stesso tema.

Qui Dio non c'è[modifica | modifica sorgente]

Tutta l'amarezza accumulata da Cucaio in precedenza viene riversata in questo brano dai toni piuttosto cupi. Il protagonista non può far altro che reagire con tristezza e rassegnazione ad un mondo in decadenza che lui stesso ha contribuito a creare (il mondo è così, no il tuo mondo te lo fai, questo mondo è lui che ci si fa). Anche la ricerca di Dio sembra un'impresa disperata, sottolineata dalla ripetizione del titolo e da un assolo di violino che rimanda alle parole "ma il cielo è un vecchio pazzo con un violino aspide". Il brano presenta un insolito tempo dispari in 5/4.

La piana dei cavalli bradi[modifica | modifica sorgente]

A questo punto Cucaio si rende conto che deve lasciarsi tutto alle spalle per ritrovare un po' di serenità, tanto da poter essere libero come un cavallo selvaggio, animale che viene menzionato più volte all'interno del testo, come paragone di una vita che durante la sua corsa ha cambiato percorso molto spesso.

Pace[modifica | modifica sorgente]

Finalmente Cucaio/Baglioni è libero dal male oscuro che lo affliggeva, raggiungendo quella pace tanto desiderata e raggiunta con tanta fatica. Il testo riprende molte suggestive immagini della natura per rendere tutto questo, dagli stambecchi di montagna alle cicale che aspettano sotto terra "una notte più irreale come una cattedrale". Le parole conclusive sembrano chiudere non solo l'intero album ma anche un ciclo: "ora sono libero... un uomo... oltre...".

Tracce[modifica | modifica sorgente]

  • Disco 1
  1. Dagli il via
  2. Io dal mare (con Pino Daniele ai cori e all'assolo di chitarra)
  3. Naso di falco
  4. Io lui e la cana femmina
  5. Stelle di stelle (duetto con Mia Martini)
  6. Vivi
  7. Le donne sono
  8. Domani mai (con Paco De Lucia alle chitarre)
  9. Acqua dalla luna
  10. Tamburi lontani
  • Disco 2
  1. Noi no
  2. Signora delle ore scure
  3. Navigando
  4. Le mani e l'anima (con Youssou N'dour ai cori)
  5. Mille giorni di te e di me
  6. Dov'è dov'è (introduzione di Oreste Lionello)
  7. Tieniamente
  8. Qui Dio non c'è
  9. La piana dei cavalli bradi
  10. Pace

Crediti[modifica | modifica sorgente]

Ideato scritto e cantato da Claudio Baglioni. Arrangiato e diretto da Celso Valli.

Hanno collaborato: Walter Savelli, Pasquale Minieri, Paola Massari.

Batterie: Steve Ferrone, Manu Katche, Charlie Morgan.

Percussioni: Frank Ricotti, Danny Cummings, Hossam Ramzy,

Chitarre: Paolo Gianolio, Phil Palmer, Pino Daniele, Paco De Lucia.

Bassi: Tony Levin, John Giblin, Pino Palladino,

Tastiere: David Sancious, Celso Valli, Nick Glennie Smith,

Pianoforti: Walter Savelli, Danilo Rea.

Violino: Didier Lochwood.

Fiati: Michael Gaucher, Antoine Russo, Pierre Dutour, London Symphony Orchestra.

Fisarmonica: Richard Galliano.

Ghironda: Marcello Bono.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Baglioni alla ricerca della libertà, Corriere della sera, 17 novembre 1990. URL consultato il 20 maggio 2013.
musica Portale Musica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica