Luigi Tenco

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Luigi Tenco
Fotografia di Luigi Tenco
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica d'autore
Periodo di attività 1959-1967
Album pubblicati 4
Studio 4
Raccolte 0
« Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro »
(Luigi Tenco, Io sono uno, 1966)

Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938Sanremo, 27 gennaio 1967) è stato un cantautore e attore italiano o, come lui stesso amava definirsi, un compositore. Il suo suicidio,[1] avvenuto in un albergo di Sanremo durante l'edizione del 1967 del Festival della canzone italiana, lasciò sgomento e destò scalpore nell'ambiente musicale e nella società italiana in generale.

Insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Umberto Bindi è uno degli esponenti della cosiddetta scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da una relazione extraconiugale della madre, Teresa Zoccola, cameriera presso una famiglia molto benestante di Torino (la famiglia Micca) con Ferdinando[3] (1921-1983), il figlio sedicenne[4][5] della famiglia. La madre venne poi allontanata e ritornò a Cassine, e Luigi prese il cognome del marito della ragazza, Giuseppe Tenco, che morì in circostanze mai del tutto chiarite[6] prima che lui nascesse. I due avevano già un figlio, Valentino.

Trascorse la prima infanzia tra Cassine e Ricaldone (paese originario della madre) fino a che, nel 1948, la famiglia si trasferì in Liguria, dapprima a Nervi e poi a Genova, dove la madre aprì un negozio di vini. Frequentò, con discreto profitto, dapprima il liceo Ginnasio Andrea Doria[7] per poi trasferirsi al liceo scientifico.

Nel 1953 fondò un gruppo musicale, la Jelly Roll Boys Jazz band (composta da Danilo Dègipo alla batteria, Bruno Lauzi al banjo, Alfred Gerard alla chitarra ed egli stesso al clarinetto), che propone, tra i tanti brani, Nat King Cole e Kid Ory[8].

Iniziò a suonare il sax nel 1957, quando venne chiamato da Marcello Minerbi (in seguito fondatore dei Los Marcellos Ferial ed arrangiatore per Claudio Lolli in Aspettando Godot) nel Trio Garibaldi, con Ruggero Coppola alla batteria e Minerbi al pianoforte[7]; proprio per il trio Tenco scrive la sua prima canzone, la sigla di apertura dell'orchestra[9].

Seguì nel 1958 la costituzione del gruppo i Diavoli del Rock con Graziano Grassi, soprannominato Roy, alla batteria e Gino Paoli alla chitarra.

Iscrittosi alla facoltà di ingegneria, passò poi a quella di scienze politiche. In questo periodo entrò a far parte del Modern Jazz Group di Mario De Sanctis.

Nel 1959 si trasferì a Milano, ospite con l'amico Piero Ciampi di Gianfranco Reverberi che, lavorando come arrangiatore alla Dischi Ricordi, lo fece partecipare come session man alle registrazioni di La tua mano di Gino Paoli e Se qualcuno ti dirà di Ornella Vanoni; si trasferì poi con Ciampi alla Pensione del Corso, in Galleria del Corso 1, dove alloggiavano anche Paoli, Sergio Endrigo, Franco Franchi, Bruno Lauzi ed altri artisti[10].

Ottenne poi un contratto discografico con la Dischi Ricordi come cantante; il suo esordio con il gruppo I Cavalieri risale al 1959. Il gruppo - che gravitava intorno alla casa discografica Tavola Rotonda, sottoetichetta della Ricordi, da cui il nome, e del quale facevano parte Gianfranco Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando de Luca - incise un EP con quattro brani, Mai/Giurami tu/Mi chiedi solo amore/Senza parole (che vennero anche pubblicati suddivisi in due 45 giri), pubblicato a nome Tenco. Dopo questa incisione, Tenco adottò gli pseudonimi di Gigi Mai, Dick Ventuno e Gordon Cliff, chiedendo a Nanni Ricordi di non apparire con il suo vero nome per non subire danni d'immagine essendo studente di scienze politiche ed iscritto ad un partito politico[11].

Cronologia degli eventi[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Tenco con Donatella Turri nel 1962

Nel 1961 uscì il suo primo 45 giri inciso come solista e con il suo vero nome, intitolato I miei giorni perduti. Nel 1962 cominciò una breve esperienza cinematografica, con il film La cuccagna di Luciano Salce (con Donatella Turri tra gli interpreti), pellicola nella quale cantò il brano La ballata dell'eroe, composta dall'amico Fabrizio De André.

Il primo 33 giri di Tenco uscì proprio quell'anno; conteneva successi quali Mi sono innamorato di te e Angela, ma anche Cara maestra che non fu ammessa all'ascolto dalla Commissione per la censura (per quest'ultimo brano fu allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni).

Sempre negli anni sessanta strinse un'amicizia importante con il poeta anarchico genovese Riccardo Mannerini.

Nel 1963 si ruppe l'amicizia con Gino Paoli, a causa della relazione di questi con la giovane attrice Stefania Sandrelli, che Tenco non approvava.

Nel settembre dello stesso anno le sue canzoni Io sì e Una brava ragazza furono nuovamente bloccate dalla censura. Poco prima aveva abbandonato la Dischi Ricordi per la Jolly.

Agli inizi del 1965 fa la sua seconda apparizione cinematografica, nel film musicale 008: Operazione ritmo, di Tullio Piacentini, distribuito con successo in tutta Italia. Nel 1965, dopo vari rinvii che aveva ottenuto, partì per il servizio militare, che completò tuttavia in gran parte con ricoveri ospedalieri.

L'anno successivo stipula un contratto con la RCA Italiana ed incide Un giorno dopo l'altro, che diventa sigla dello sceneggiato televisivo Il commissario Maigret. Altri successi dell'epoca sono Lontano lontano (in gara a Un disco per l'estate 1966), Uno di questi giorni ti sposerò, E se ci diranno, Ognuno è libero.

A Roma, conobbe la cantante italo-francese Dalida, con la quale ebbe una relazione.

Luigi Tenco sul palco di Sanremo durante l'esecuzione di Ciao amore ciao

Nello stesso periodo collaborò con il gruppo beat The Primitives, guidato da Mal, per i quali scrisse, in collaborazione con Sergio Bardotti, il testo italiano di due canzoni: I ain't gonna eat my heart anymore, che diventa il grande successo Yeeeeeeh!, e Thunder'n Lightnin, tradotta in Johnny no! e contenuta nell'album del gruppo Blow Up.

Nel 1967 si presentò (qualcuno sostenne suo malgrado) al Festival di Sanremo con la canzone Ciao amore ciao, cantata, come si usava a quel tempo, da due artisti separatamente (in questo caso si trattava dello stesso Tenco e di Dalida).

In realtà il brano aveva un altro testo e un altro titolo, Li vidi tornare (il provino con il testo originale venne pubblicato qualche anno dopo in un'antologia della RCA Lineatre), ma Tenco decise di modificare le parole originali, che parlavano di alcuni soldati che partivano per la guerra durante il Risorgimento.

Il brano di Tenco non venne apprezzato dal pubblico e non fu ammesso alla serata finale del Festival, classificandosi al dodicesimo posto nel voto popolare. Fallito anche il ripescaggio, dove fu favorita la canzone La rivoluzione di Gianni Pettenati, pare che Tenco sia stato preso dallo sconforto.

La tragica morte[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato all'Hotel Savoy, venne successivamente trovato morto nella camera che occupava, la n. 219, di una dépendance dello stesso Hotel. I primi a rinvenire il cadavere furono, presumibilmente, il suo amico Lucio Dalla, e successivamente la stessa Dalida con cui, soltanto qualche ora prima, aveva cantato al Salone delle feste del Casinò di Sanremo Ciao amore, ciao. L'ultimo a immortalare vivo il cantante fu il fotografo e giornalista Renato Casari: questa foto è attualmente conservata nella casa del fotografo (scomparso il 17 novembre 2010 in una casa di riposo a Lecco), a Mandello del Lario. Il corpo riportava un foro di proiettile alla testa. Venne trovato un biglietto vergato a mano - che più perizie calligrafiche hanno poi consentito di attribuire allo stesso Tenco - contenente il seguente testo:

« Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi. »

Questo fece subito pensare al suicidio come spiegazione della morte. Tanto più che Tenco aveva acquistato una pistola l'anno precedente per difesa personale. Tuttavia, per molti decenni, sono sussistiti dubbi sulle cause della sua morte: ad esempio a causa del fatto che non fu mai ritrovato il proiettile che ne causò la morte.[12]

Per questo e per altri motivi, dopo anni di pressioni esercitate da una parte della stampa e dal fratello Valentino, il 12 dicembre 2005, a trentotto anni dai fatti, la procura generale di Sanremo ha disposto la riesumazione della salma per effettuare nuovi esami che, il 15 febbraio 2006 hanno confermato l'ipotesi del suicidio, chiudendo definitivamente il caso.

Nonostante ciò, rimangono il giornalista Nicola Guarneri e il criminologo Pasquale Ragone che sostengono tesi alternative al suicidio.[13].

I colleghi Bruno Lauzi, Gino Paoli e Ornella Vanoni hanno sempre affermato la tesi del suicidio; Paoli e la Vanoni affermano che, quella sera, per smaltire la delusione dell'eliminazione, Tenco avesse bevuto cognac o whisky e assunto pastiglie di Pronox, un tranquillante simile allo Xanax che Luigi usava a volte per rilassarsi (nella stanza ne fu ritrovata una scatola vuota[14]), e che queste sostanze gli avessero causato uno stato di alterazione psicologica, tale da spingerlo al tragico gesto.[15][16][17]

Il messaggio di Tenco tra musica e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurazione del Museo Tenco
  • Nel 1967, tra agosto e settembre, il regista e produttore Tullio Piacentini realizzò il film musicale Passeggiando per Subiaco dedicando buona parte della pellicola e del repertorio musicale a Luigi Tenco coinvolgendo, tra i vari musicisti, il gruppo Le Pecore Nere con il brano Ricordo un ragazzo oppure la band The Primitives del giovanissimo Mal con la canzone Yeeeeeh!, scritta dallo stesso Tenco.
  • Nel 1967, Ornella Benedetti, pochi mesi dopo la morte del cantautore, costituisce il Club Luigi Tenco di Venezia, un vero e proprio fan club con l'obiettivo di raccogliere, ricordare e diffondere il messaggio dell'artista.[18]
  • Nel 1972 Amilcare Rambaldi a Sanremo costituisce il Club Tenco con lo scopo di riunire tutti coloro che si propongono di valorizzare la canzone d'autore. Dal 1974, in suo onore, al Teatro Ariston di Sanremo è stato istituito dal Club Tenco il Premio Tenco, manifestazione a cui hanno partecipato i più grandi cantautori degli ultimi decenni. Nel novembre 2007, il Club gli dedica l'intera edizione della Rassegna e il volume Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti (BUR) curato da Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e Sergio Secondiano Sacchi.
  • Nel 1990 il giornalista Corrado Augias gli dedica una puntata del suo programma di approfondimento molto seguito Telefono giallo.
  • Nel febbraio 1992 la Biennale di Poesia di Alessandria promuove, in collaborazione con il Club Tenco, il comune di Ricaldone e il quotidiano Il Secolo XIX di Genova, un convegno dedicato a Luigi Tenco a venticinque anni dalla scomparsa. La manifestazione si tiene presso il Teatro Umberto I di Ricaldone e la serata di spettacolo si svolge presso il Teatro Comunale di Alessandria. Per la Biennale di Poesia intervengono Giancarlo Bertolino e Aldino Leoni. Amilcare Rambaldi rappresenta di persona il Club Tenco. Fra i giornalisti, Marinella Venegoni, Mario Luzzatto Fegiz e altri; al concerto serale partecipano Gino Paoli, Umberto Bindi, Cristiano De André. È la prima manifestazione dedicata a Tenco nel suo paese di nascita dove, dall'estate successiva, prenderà il via la rassegna "L'Isola in Collina".
  • A Cusano Milanino, il 19 gennaio 2006, presso il Centro Sociale Cooperativo Ghezzi, da un'idea di Renzo Zannardi, si è tenuta la conferenza "Il sax ribelle che anticipò il 68", centrata sull'impegno sociale di Tenco e sul clima culturale da lui vissuto. L'evento è stato caratterizzato dalla partecipazione, tra gli altri, del biografo Aldo Fegatelli Colonna e del giornalista Daniele Biacchessi.
  • A Ricaldone, il 20 luglio 2006 è stato inaugurato il Centro di Documentazione Permanente Luigi Tenco, prima struttura museale in Italia dedicata a un cantautore.
  • A Milano, nel dicembre 2007, presso il Teatro Litta, la pittrice sassarese Maria Vittoria Conconi ha realizzato una mostra dal titolo "Tenco, le donne e la musica. Un immaginario visivo ispirato da Luigi Tenco", con dodici acquerelli di immagini femminili, ispirati alla musica di Tenco. Nell'ambito della mostra è stato presentato anche un calendario con le dodici opere, dedicato al 70º anniversario della nascita di Tenco.
    La mostra è stata replicata nel febbraio 2008, presso la Biblioteca Comunale di Rescaldina, e il 21 marzo 2008 a Sassari con la mostra "I fiori di ieri. Un omaggio a Luigi Tenco", presso il Centro d'Arte e Cultura "Giuseppe Biasi".[19]
  • A Busto Garolfo, il 15 febbraio 2008, presso la Biblioteca Comunale, il gruppo di studiosi ed estimatori di Luigi Tenco "Binario21" ha dato luogo alla conferenza "Gli anni di Luigi Tenco e quelli di Internet", con analisi e approfondimenti su vita, musica e testi del cantautore piemontese.[20]
  • A Sassari, il 16 e il 17 ottobre 2010 al teatro Il Ferroviario, l'associazione culturale e studentesca "Materia Grigia" ha presentato lo spettacolo teatrale La Forza delle Parole: Luigi Tenco, incentrato sulla figura umana e artistica del cantautore e realizzato nell'ambito del laboratorio "Università e Teatro" con la direzione di Pier Paolo Conconi per "La Botte e Il Cilindro". Lo spettacolo ha rappresentato la conclusione di un percorso di ricerca che Materia Grigia ha portato avanti durante tutto il 2010, non solo attraverso lo svolgimento del laboratorio teatrale universitario, ma anche con l'organizzazione di una rassegna di incontri musicali e letterari sul tema del rapporto tra la musica e le parole, incontri che hanno visto la partecipazione di personalità, artisti, scrittori e musicisti, tra i quali Patrizia Tenco, Ada Montellanico, Mario Dentone, Erri De Luca, Renzo Zannardi, Maria Vittoria Conconi, Paolo Zicconi e Mauro Uselli.[21]

Gli omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Diversi sono stati i tributi a Tenco nati nel corso degli anni da colleghi cantautori, amici, musicisti ed estimatori. Tra i più interessanti e significativi:

Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio, fra le sue braccia,
soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte,
che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte

Ricordo un ragazzo dall'aria un po' triste di lui si diceva che era un poeta aveva da dire qualcosa di nuovo comprò una chitarra e si mise a cantare

  • Passeggiando per Subiaco, film di Tullio Piacentini del 1967 che inserisce nella prima pellicola cinematografica dedicata a Luigi Tenco diversi riferimenti musicali alla sua figura, tra cui il primo video musicale di Ricordo un ragazzo.
  • Nicola Di Bari canta Luigi Tenco, disco del 1971 nel quale Nicola Di Bari, che aveva conosciuto Tenco nel periodo Jolly diventandone amico, interpreta suoi brani come Lontano lontano o Cara maestra. È inoltre presente una canzone inedita di Tenco, intitolata Il mondo gira, la cui musica è scritta da Giampiero Reverberi.
  • Festival di Francesco De Gregori, dall'album Bufalo Bill del 1976, nella quale viene difesa l'umanità di Luigi ("qualcuno ricordò che aveva dei debiti, mormorò sottobanco che quello era il motivo. Era pieno di tranquillanti, ma non era un ragazzo cattivo") e messa in risalto la facilità con cui, dopo la tragedia, si è fatto a gara per essere suoi amici ("si ritrovarono dietro il palco, con gli occhi sudati e le mani in tasca, tutti dicevano: «Io sono stato suo padre!», purché lo spettacolo non finisca").
  • Italo Salizzato e la sua orchestra nel 1977 incide su dischi Tosco Records (TR/502) e gli dedica la canzone A Luigi Tenco, (musica di Italo Salizzato/Giuseppe Damele, testo di Mario Gioli):

Caro, caro Tenco
solo quando ci hai lasciato
tanta gente ti ha capito
ma niente è cambiato...
ora è troppo tardi

  • Donatella Rettore, con È morto un artista, dal suo omonimo album del 1977, dedica questa canzone a Tenco in ricordo ai 10 anni dalla sua scomparsa.

Nei suoi sogni cercava da sempre una donna ideale
e voleva la banda e i cavalli al suo funerale
E le notti d'inverno, rosse d'amore e di vino
Confessava la donna che aveva e che avrebbe voluto!
Un giorno di gloria almeno!
È morto un artista, e invece di piangere fanno festa!

  • Molto commosso il ricordo di Luigi Tenco nell'autobiografia dell'amico Bruno Lauzi.[22]
  • Ciao ciao di Francesco De Gregori, dall'album Scacchi e tarocchi del 1985, in cui viene citata nel testo Ciao amore ciao e Sanremo (nei versi "Guarda che belli i fiori in questa città") e la morte di Tenco ("Andarsene è un peccato...").
  • Brown plays Tenco, mini LP inciso nel 1987 in Italia da Steven Brown, polistrumentista del gruppo statunitense Tuxedomoon, contiene cinque cover di altrettanti pezzi di Tenco tra cui una versione in inglese di Lontano, lontano e le altre in italiano: Un giorno dopo l’altro, Vedrai vedrai, Ciao amore ciao e Mi sono innamorato di te.
  • Nel 1999 è stato allestito lo spettacolo teatrale Solitudini - Luigi Tenco e Dalida, presso il Teatro Greco di Roma, scritto e diretto da Maurizio Valtieri.
  • Danza di una ninfa, disco della cantante jazz Ada Montellanico e del pianista Enrico Pieranunzi, edito da Egea nel 2005, nel quale vengono musicate per la prima volta 4 canzoni inedite di Tenco: Da quando, Mia cara amica, O me, Danza di una ninfa sotto la luna. Ed è proprio quest'ultima la canzone più bella secondo il sito internet Jazzitalia, che la definisce "raffinata, colta", eterea, una perfetta fusione tra musica e parole.[23]
  • Nel luglio 2006 debutta al 40º Festival Teatrale di Borgio Verezzi Tenco a Tempo di Tango scritto da Carlo Lucarelli, per la regia di Gigi Dall'Aglio, con Adolfo Margiotta e Mascia Foschi, prodotto da Giorgio Ugozzoli.
  • Durante la serata finale del Festival di Sanremo 2007, Renato Zero riporta a Sanremo Ciao Amore, Ciao (all'interno di un medley di tributo a Tenco)
  • Antonello Venditti rende omaggio a Tenco nella canzone Tradimento e perdono, contenuta nell'album del 2007 Dalla pelle al cuore.
  • Nel 2007 il rapper casertano Kaos One campiona Mi sono innamorato di te (nella versione cantata da Ornella Vanoni) per utilizzarla nella base di Insomnia, contenuta nell'album kARMA.
  • Un altro rapper, Fabri Fibra, sempre nel 2007, nel suo album Bugiardo, nel testo "Andiamo a Sanremo", ipotizza di andare al Festival di Sanremo e di venir ritrovato "...sdraiato sul tappeto/con una pistola in mano e un buco in testa/non sono il primo che protesta...", proprio in riferimento al ritrovamento del corpo senza vita di Luigi nella sua camera d'albergo.
  • Nel 2007 l'attore e regista Giulio Bufo realizza lo spettacolo teatrale "E se mi diranno....Tenco. Una storia di 40 anni fa".
  • Nel 2008 i Cluster, nel programma X-Factor hanno riproposto Mi sono innamorato di te in una versione a cappella.
  • Tenco, brano scritto dal cantautore rock Luca Masperone e selezionato nel 2008 per la Stanza dello Scirocco (programma di teatro in onda su radio Life Gate). Nel testo, Luca definisce Tenco "una lettera d'avulso", giocando sul triplo significato del verso: la lettera può essere intesa come riferimento all'ultimo messaggio lasciato da Luigi prima di morire, oppure come lettera dell'alfabeto unica e originale, e come tale non capita fino in fondo. O ancora come lettera che il mondo di allora ha, superficialmente, rispedito al mittente.
  • Nella canzone Baudelaire dell'album Amen del 2008, i Baustelle cantano: "Luigi Tenco è morto per te".
  • Il 30 settembre 2008, il sito web "La verde isola" di Luigi Tenco pubblica La ballata del Tenchiano, canzone volta a dissacrare lo stereotipo di Luigi Tenco quale personaggio triste e malinconico.
  • Nel 2008, in occasione del concerto di beneficenza "Musicamore", gli Stadio hanno suonato Vedrai vedrai di Luigi Tenco.
  • Il 18 aprile 2009 il gruppo dei CaljAmari ha tenuto il concerto Mille Cose da Dire, tributo a Luigi Tenco.
  • Il 18 febbraio 2010, Edoardo Bennato, ospite al festival, omaggia Luigi Tenco cantando Ciao Amore, Ciao.
  • Dal 20 gennaio 2011, Francesco Baccini, in tour nei teatri italiani, rende omaggio a Tenco con il concerto "Baccini canta Tenco".
  • In agosto 2011 il rapper milanese J-Ax, nella sua canzone Reci-divo, canta "perché io su 'sta roba non posso morire, Tenco senza pistola, Cobain senza fucile..." riferendosi al ritrovamento del corpo di Luigi.
  • Il 21 giugno 2012, l'editore Michele Piacentini, organizza a Genova la mostra "Luigi Tenco e Tullio Piacentini: i rivoluzionari della Video Musica" che dagli iniziali dieci giorni di cartellone viene prorogata fino al 25 novembre 2012.
  • Durante la serata dedicata a Sanremo Story nell'edizione 2013, Marco Mengoni presenta Ciao Amore, Ciao.
  • Il 16 marzo 2012, la "3ª Mostra del Cinema di Subiaco - Memorial Tullio Piacentini", già insignita della Medaglia Premio Presidente della Repubblica, dedica l'intera manifestazione alla figura di Luigi Tenco ed inaugura l'evento con la partecipazione della Famiglia, del gruppo beat Le Pecore Nere e dell'editore Michele Piacentini.
  • Il 6 dicembre 2013 durante la trasmissione Tale e Quale Show in onda su Rai Uno, l'attore Attilio Fontana canta Vedrai vedrai nei panni di Luigi Tenco
  • Il 21 marzo 2014, l'editrice Les Artistes di Roma, presenta in anteprima internazionale le cartoline postali dedicate alla figura di Luigi Tenco.
  • A Ricaldone, Tenco viene ricordato ogni anno, in estate, tramite la manifestazione L'Isola in Collina, con la puntuale partecipazione di cantautori più o meno affermati.
  • Ciao Amore, Ciao è il titolo di uno spettacolo del cantastorie ed attore calabrese Nino Racco.

Reinterpretazioni (parziale)[modifica | modifica wikitesto]

Molti artisti hanno inciso nella propria discografia reinterpretazioni di Luigi Tenco. Di seguito un elenco di queste incisioni che non vuole essere esaustivo.

Artista Canzone Anno Album
Morgan Hobby 2012 Italian Songbook Volume 2
Roberto Vecchioni Lontano lontano 2011 Chiamami ancora amore
Mike Patton Quello che conta 2010 Mondo cane
Pietra Montecorvino Mi sono innamorato di te 2009 Italiana
Giusy Ferreri Ciao amore ciao 2009 Fotografie
Cluster Mi sono innamorato di te 2009 Steps
Morgan La ballata della moda 2008 /
Fariborz Lachini Ho capito che ti amo 2008 Golden Memories 1
Gianluca Grignani Mi sono innamorato di te 2008 Cammina nel sole
Mango Ragazzo mio 2008 Acchiappanuvole
Antonella Ruggiero Un giorno dopo l'altro 2007 Genova, la Superba
Guarda se io 2007
Mi sono innamorato di te 2005 Big Band!
Claudio Baglioni Lontano lontano 2005 Quelli degli altri tutti qui
Vedrai vedrai 2005
Un giorno dopo l'altro 2005
Giuni Russo Ciao amore ciao 2003 Morirò d'amore
Renato Zero Lontano lontano 2000 Tutti gli Zeri del mondo
Vedrai vedrai 2000
Jenny B Se stasera sono qui 2000 Come un sogno
Paola Turci E se ci diranno 1995 Una sgommata e via
La Crus Angela 1995 La Crus
Alice Se sapessi come fai 1994 Quando... -Tributo a Luigi Tenco
Steven Brown Lontano, lontano (English version) 1987 Brown plays Tenco
Un giorno dopo l’altro 1987
Vedrai vedrai 1987
Ciao amore ciao 1987
Mi sono innamorato di te 1987
Loredana Bertè Ragazzo mio 1984 Savoir faire
Mia Martini Un giorno dopo l'altro 1983 Miei compagni di viaggio
Vedrai vedrai 1983
Ornella Vanoni Ti ricorderai 1986 Ornella &...
Se stasera sono qui 1986
Vedrai vedrai 1980 Oggi le canto così, vol.2 Paoli e Tenco
Ragazzo mio 1980
Io sì 1980
Lontano, lontano 1980
Mi sono innamorato di te 1968 Ai miei amici cantautori
Tu non hai capito niente 1966 Ornella
Mina Se stasera sono qui 1968 Le più belle canzoni italiane interpretate da Mina
Vedrai, Vedrai 1971 Del mio meglio live e riproposta nel 1997 in Minantologia
Nicola Di Bari He sabido que te amaba (Ho capito che ti amo, Testo in lingua spagnola) 1971
Ho capito che ti amo 1971 Nicola Di Bari canta Luigi Tenco(33 giri)
Javier Solís He sabido que te amaba (Ho capito che ti amo, Testo in lingua spagnola) 1965 Sombras (33 giri)
Wilma Goich Se stasera sono qui 1967 Se stasera sono qui/L'ora dell'uscita (45 giri)
Ho capito che ti amo 1964 Ho capito che ti amo/Era troppo bello/Quando piangi (45 giri)

Altra opera degna di nota è la raccolta di cover Come fiori in mare - Luigi Tenco riletto, pubblicata da Lilium / ExtraLabel / Virgin nel 2001 con la seguente scaletta:

  1. Ashes - Amore, amore mio
  2. Teresa De Sio - Lontano lontano
  3. Stefano Giaccone - Io vorrei essere là
  4. Ivano Fossati - Ragazzo mio
  5. Lalli - Vedrai, vedrai
  6. Il Parto delle Nuvole Pesanti - Ognuno è libero
  7. La Crus - Un giorno dopo l'altro
  8. Marco Parente e Millennium Bugs Orchestra - Se potessi amore mio
  9. Giulio Casale - Ciao amore, ciao
  10. Roy Paci & Aretuska featuring Meg - Se stasera sono qui
  11. John De Leo e Stefano Benni - Vedrai, vedrai / Un giorno dopo l'altro
  12. Marco Mengoni - Ciao amore , ciao

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Luigi Tenco.

Materiale inedito[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 13 novembre 2009 è uscito per Ala Bianca l'album doppio "Inediti"[24], opera realizzata dal Club Tenco di Sanremo. Il primo CD contiene registrazioni di Tenco mai pubblicate in precedenza, tre delle quali (poiché mai incise dall'autore) interpretate ex novo rispettivamente da Massimo Ranieri (Se tieni una stella), Stefano Bollani (No no no) e Morgan (Darling Remember, versione in inglese della sanremese Vola colomba); si può ascoltare anche un'intervista rilasciata a suo tempo dal cantautore a Sandro Ciotti. Il secondo CD invece contiene alcune reinterpretazioni eseguite dal vivo, in occasione di varie edizioni della Rassegna della Canzone d'Autore, da altrettanti artisti (fra gli altri Alice, Vinicio Capossela, Simone Cristicchi, Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni); sono inoltre presenti due brani, anch'essi inediti, del 1957 che vedono Tenco impegnato come sassofonista in un gruppo jazz genovese.
  • Esistono due brani di Tenco andati perduti di cui sono rimasti noti solo i titoli: Le stelle dell'Orsa maggiore e Liscio o al seltz.

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Costantino Muscau, La conferma dall'autopsia: Tenco suicida in Corriere della Sera, 16. URL consultato il 24 marzo 2011.
  2. ^ Cinzia Comandé e Roberta Bellantuono, Genova per noi, Arcana, 2014, ISBN 9788862313544
  3. ^ http://www.storiaradiotv.it/LUIGI TENCO.htm
  4. ^ Maurizio Becker, La donna che visse due volte, intervista a Donatella Turri pubblicata su Musica Leggera, n° 11 di giugno 2010, pag. 55
  5. ^ Aldo Fegatelli Colonna, Luigi Tenco. Vita breve e morte di un genio musicale, ISBN 88-04-50087-5, pag. 23-25
  6. ^ Biografia di Luigi Tenco; cfr.: http://it.luigitenco.wikia.com/wiki/Pagina_principale
  7. ^ a b Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, 1982, edizioni Lato Side, pag. 22
  8. ^ Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, 1982, edizioni Lato Side, pag. 21
  9. ^ Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, 1982, edizioni Lato Side, pag. 23
  10. ^ Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, edizioni Lato Side, Roma, 1982, pagg. 27-28
  11. ^ Lettera di Tenco a Nanni Ricordi, datata 8 agosto 1960, pubblicata in Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, di Aldo Fegatelli, edizioni Lato Side, Roma, 1982, pagg. 26-27
  12. ^ Aldo Fegatelli Colonna, Luigi Tenco, vita breve e morte di un genio musicale, pp. 106-111.
  13. ^ Le ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco (N.Guarneri-P.Ragone), Castelvecchi, Roma, pp. 288, ISBN-978-8876157912
  14. ^ Il suicidio di Luigi Tenco
  15. ^ Lauzi: "Tenco disse che voleva spararsi"
  16. ^ Vanoni, "Suicidio di Tenco? Tragico e ridicolo"
  17. ^ Paoli, 50 anni da cantastorie. "Ma non so cos'è l'amore"
  18. ^ La Brigata Lolli
  19. ^ Maria Vittoria Conconi
  20. ^ Maria Vittoria Conconi
  21. ^ Paolo Zicconi canta Tenco con Uselli
  22. ^ Bruno Lauzi, Tanto domani mi sveglio, Autobiografia in controcanto
  23. ^ Jazzitalia - Enrico Pieranunzi e Ada Montellanico : Danza di una Ninfa (Storie di Tenco)
  24. ^ Luigi Tenco, inediti :: BABYLONBUS :: www.babylonbus.org

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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