Peppino di Capri

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Peppino di Capri
Peppino a Canzonissima
Peppino a Canzonissima
Nazionalità Italia Italia
Genere Twist
Musica leggera
Canzone napoletana
Periodo di attività 1958 – in attività
Strumento Pianoforte
Etichetta Carisch, Splash, Baby Records, Dischi Ricordi, Polygram, Lucky Planets
Album pubblicati 54
Studio 48
Live 2
Raccolte 4
Sito web

Peppino di Capri, nome d’arte di Giuseppe Faiella (Capri, 27 luglio 1939), è un cantante italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli esordi (1953-1957)[modifica | modifica sorgente]

Originario di una famiglia di musicisti (il nonno fu musicista nella banda di Capri ed il padre Bernardo, che aveva un negozio di dischi e di strumenti musicali, nel tempo libero suonava il sax, il clarinetto, il violoncello e il contrabbasso in un'orchestra), si esibisce per la prima volta all'età di quattro anni nel 1943 suonando il pianoforte davanti alle truppe americane di stanza sull'isola natale durante la guerra.[1]

A sei anni inizia a studiare pianoforte con una severa insegnante tedesca a Napoli, ma nel 1953 inizia anche ad esibirsi con l'amico Ettore Falconieri che suona la batteria, nei night-club di Capri (il Number Two) e della vicina Ischia (Lo grangio fellone) con la denominazione Duo Caprese. L'insegnante, venuta a sapere la cosa, decide di cacciare Peppino che inizia così a dedicarsi esclusivamente alla nascente musica rock d'importazione americana.[2]

Il 26 agosto 1956 Peppino ed Ettore riescono anche ad esibirsi in televisione, nella trasmissione televisiva Primo applauso, condotta da Enzo Tortora e finiscono primi, ma per il momento non ottiene contratti discografici.

Sempre con Falconieri, detto Bebè, alla batteria, ed altri amici (Pino Amenta al basso, Mario Cenci alla chitarra e Gabriele Varano al sax), forma nel 1957 un complesso i Capri boys vagamente ispirati ai tipici gruppi musicali jazz/swing statunitensi di quegli ultimi anni, e iniziano ad avere buon successo nei vari locali delle due isole del golfo di Napoli, a volte rielaborando successi d'epoca napoletani o americani o a volte componendo da soli nuovi brani.

In particolare il chitarrista napoletano Cenci si rivelerà molto prolifico e creativo nella composizione. In quello stesso anno Peppino e Mario si iscrissero alla SIAE. Da notare che il cantante firmerà tutte le sue canzoni fino al 1989 con il suo nome di battesimo, in quanto iscritto alla società degli autori con quest'ultimo e non con il suo futuro pseudonimo. In quello stesso anno, i due composero canzoncine come Let me cry (che sarà anche la sua prima canzone incisa) e rielaborarono pezzi come Last train to San Fernando, Resta cu'mme e Strada 'nfosa (tuttavia Peppino non incidera mai queste ultime due).

La svolta; l'esordio discografico e i primi successi (1958-1959)[modifica | modifica sorgente]

In una serata ad Ischia, nell'agosto 1958, il gruppo viene notato da un dirigente della casa discografica milanese Carisch, lì in vacanza, che gli propone un contratto discografico. Il 26 settembre i cinque musicisti partirono per Milano con una Fiat 1100 per incidere dieci brani proposti dalla casa discografica, quasi tutti erano brani già eseguiti dal gruppo nelle loro serate nei locali e quindi di sicuro successo. Giunti in sala d'incisione i dirigenti li raggiunsero con una telefonata in quanto non sapevano ancora come chiamarli, e Cenci suggerì a Peppino: "Siccome ti chiami Peppino e vieni da Capri ti chiamerai Peppino di Capri". Il nome completo della band sarà Peppino di Capri e i suoi Rockers.

Di certo appare netta l'ispirazione del gruppo alla produzione rock'n'roll americana di fine anni cinquanta e, seppure non venga mai dichiarato espressamente, forti in quel periodo sono i riferimenti del look di Peppino di Capri alla figura del rocker texano Buddy Holly, che in talune interpretazioni pare persino omaggiare nella tipica tecnica del canto a singhiozzo come ad esempio in "Don't Play that song". [3]

Dal 26 al 30 settembre il gruppo incidera negli studi d'incisione Carisch dieci brani, che saranno pubblicati poco per volta in cinque 45 giri. Il 20 ottobre '58 viene pubblicato il primo Let me cry/You're divine dear, seguito il 9 novembre dal secondo, L'autunno non è triste/Mambo alfabetico: ma è il terzo, pubblicato il 28 novembre, Pummarola boat/Nun è peccato, che gli porta il grande successo, grazie al brano sul lato B, Nun è peccato, scritto da Silvano Birga, Ugo Calise e Carlo Alberto Rossi, che diventa un evergreen della canzone italiana. Il 6 dicembre esce il quarto Last train to San Fernando/Teach you to rock.

Peppino di Capri con i suoi Rockers nel 1961; da sinistra a destra Pino Amenta, Mario Cenci, Peppino di Capri, Gabriele Varano ed Ettore "Bebè" Falconieri

Il 15 dicembre esce il quinto che ripeterà il successo immediato: 'mbraccio a mme/Malatia, anche qui grazie al retro: fin da queste prime canzoni è possibile evindenziare il riuscito tentativo di Peppino e dei suoi colleghi di rinnovare nel tessuto ritmico la sonorità della musica partenopea innestando in essa varie sonorità: dal mambo, dal cha cha cha e dal jazz orecchiabile. Il 16 dicembre esce il primo 33 giri del cantante che racchiude tutti i dieci brani pubblicati precedentemente che riscuoterà un ottimo successo di vendite risultando uno degli album italiani più venduti della stagione.

L'anno successivo incide per contratto molto materiale spesso rielaborando successi del Festival di Sanremo o brani già famosi di cantanti e gruppi stranieri. Nell'estate 1959 rielabora ben sette successi del Festival di Napoli di quell'anno, uno di essi Vieneme 'nzuonno avrà molto successo nella sua incisione. Bisognerà tuttavia aspettare la fine dell'anno per ottenere un altro grandissimo successo: la sua incisione di Voce e' notte, classico napoletano del 1905, che scalerà immediatamente le classifiche.

La consacrazione (1960-1966)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1960 inizia la consacrazione dell'artista che pubblica quattordici 45 giri e due album di grandissimo successo, risultando onnipresente in hit parade. Nell'anno delle Olimpiadi, Peppino di Capri e i Rockers si esibirono anche al mitico Ballo dei Re a Napoli, nel palazzo Serra di Cassano, dove erano presenti i reali[quali reali?]

e i magnati di ogni parte del mondo. All'inizio dell'anno sforna uno dei suoi maggiori evergreen: Nessuno al mondo, versione italiana della planetaria No arms can ever hold you di Pat Boone del 1955. Poi c'è Nun giurà canzone di Armando Romeo già autore di Malatia, Abrete sesamo, rielaborazione di una classica ballata sudamericana cha cha cha. In estate bissa con A pianta e' stelle e Luna caprese, revisione di un successo partenopeo di sei anni prima che dìora in poi diventerà unanimemente famosa come un brano di suo repertorio. Finita l'estate riprende il lavoro discografico con I te vurria vasà altra graditissima rielaborazione della canzone del 1899, Per un attimo e Che vita; queste ultime due diventeranno colonne sonore di film.

Nel frattempo inizia pure l'attività cinematografica recitando in alcuni musicarelli accanto a Mina e altri cantanti d'epoca. Sarà protagonista accanto a Maurizio Arena del film Maurizio, Peppino e le indossatrici (1961), dove si esibisce in altri successi come Vicino o mare, Se piangi tu e Lassame.

Anche il 1961 fu un anno di ottimi successi di vendita: da Ciento strade a Stanotte nun durmi, alla rielaborazione della popolare Parlami d'amore Mariù, a quella in estate di Piscatore 'e Pusilleco al cha cha cha Cinque minuti ancora originariamente di Don Marino Barreto Jr, anche in questo caso molte di queste incisioni saranno utilizzate (spesso con la presenza filmica di Peppino e dei suoi musicisti) in film della stagione, spesso come riempitivo o per semplice moda. A dicembre di quell'anno lancia il fenomeno del twist in Italia grazie alla sua interpretazione del brano Let's Twist Again inciso alcuni mesi prima negli Stati Uniti da Chubby Cheker, la canzone finirà dal 24 febbraio 1962 in prima posizione in classifica per due settimane e verrà usata anche nel film Twist, lolite e vitelloni dove il cantante è ancora una volta presente come attore.

Nel 1962 riscuote altri graditissimi successi come Scetate rielaborazione di un brano napoletano del 1885, Torna piccina brano popolare italiano degli anni quaranta, Don't play that song, ma soprattutto St. Tropez twist che lo riconferma quell'estate come il re del twist. Nell'agosto dello stesso anno effettua una tournée in Germania dove incide anche alcuni brani in tedesco mai pubblicati in Italia. A fine anno ottiene grosso successo anche la sua versione di Speedy Gonzales che arriva in prima posizione per due settimane dal 12 gennaio 1963 e rimarrà insieme a molti altri uno dei suoi maggiori successi.

Nel 1963 partecipa e vince la seconda edizione del Cantagiro davanti a Little Tony con la canzone Non ti credo. Lo stesso anno scala le classifiche con Roberta dedicata alla sua prima moglie, la modella torinese Roberta Stoppa.

In questo stesso periodo partecipa a varie tournée in giro per il mondo, in particolare ebbe modo d'esibirsi di fronte allo Scià di Persia Reza Pahlavi. Ebbe anche modo di esibirsi per Ed Sullivan, in procinto d'entrare a far parte del suo mitico Ed Sullivan Show, non venendo però convocato.

Dopo aver interpretato se stesso accanto ai Rockers nel film Siamo tutti pomicioni (del 1963, diretto da Marino Girolami), nel 1964 partecipa alla prima edizione di Un disco per l'estate 1964 con la canzone Solo due righe, classificandosi al quarto posto. Torna alla stessa manifestazione l'anno successivo con La lunga strada.

Nel 1965 con il suo gruppo fa da spalla alle esibizioni italiane dei Beatles: nello stesso periodo incide la versione italiana di Girl, celebre successo dei quattro di Liverpool tratto dall'album (Rubber Soul) ed appare nella trilogia di musicarelli di Tullio Piacentini Viale della canzone, Questi pazzi, pazzi italiani e 008 Operazione ritmo.

Nel 1966 incise quello che viene ricordato come uno dei primissimi brani ska italiani, forse proprio il primo, Operazione sole, che partecipò al concorso RAI Un disco per l'estate 1966.

Periodo di crisi (1967-1969)[modifica | modifica sorgente]

Nei tre anni successivi per il cantante inizia un periodo non particolarmente lucrativo. Partecipa per la prima volta nel 1967 al festival di Sanremo con la canzone "Dedicato all'amore" che non entra in finale e non riscuote successo. Di conseguenza nello stesso anno rallenta anche la produzione discografica, incidendo infatti altri tre singoli che non entrano in hit parade.

Nel 1968 incide una delle prime canzoni del paroliere Claudio Mattone "E sera" (in gara a Un disco per l'estate) che inizialmente non riscuote molte vendite, divenendo solo negli anni riconosciuta come un classico del suo repertorio. Nell'autunno dello stesso anno a causa della crisi di vendite sia Cenci che Varano abbandonano la formazione del gruppo: verranno sostituiti rispettivamente da Piero Braggi alla chitarra e da Gianfranco Raffaldi all'organo tastiera che sostituì il sax di Varano.

Nel 1969 si presenta al Festival di Napoli con "Tu" prima canzone scritta con il paroliere Mimmo Di Francia ma che non potette firmare in quanto non iscritto alla SIAE, ma che come gli altri non riscuote successo. Sul finire dello stesso anno, si separa dalla moglie Roberta, e dopo la pubblicazione dell'ultimo 45 giri per la Carisch "Munasterio 'e Santa Chiara/Malafemmena" l'abbandona tentando una svolta forse rischiosa: la fondazione di una propria casa discografica.

La rinascita (1970-1979)[modifica | modifica sorgente]

La rinascita comincia proprio nel 1970, con la fondazione di una sua etichetta discografica, la Splash. Nello stesso anno dopo la pubblicazione di due singoli di scarso successo arriva la vittoria al Festival di Napoli con Me chiamme ammore che lo fa rientrare nella hit parade e l'incontro con Giuliana, che diventa la sua seconda moglie. Nasce (dalla precedente moglie Roberta) anche il suo primo figlio, Igor.

Pubblica sul finire dell'anno l'album "Napoli ieri - Napoli oggi" che visti i buoni risultati di vendita convince di Capri a pubblicare un secondo album con la stessa copertina di velluto ma di colore diverso e altri due seguiti nel 1973 e nel 1975. Questi dischi che rielaborano in chiave quasi rock brani classici della canzone partenopea accostati a nuove composizioni suscitano ancora oggi interesse da parte del pubblico.

Nel 1971 partecipa al Festival di Sanremo con il brano di Pino Donaggio L'ultimo romantico che però nella sua incisione passa inosservato, successivamente pubblica Musica, Frennesia (che avrebbe dovuto partecipare alla non avvenuta edizione del Festival di Napoli di quell'anno) e Amare di meno, sigla della trasmissione televisiva Rischiatutto condotta da Mike Bongiorno. L'anno successivo è la volta di altri due LP: Hits Vol.I e Hits Vol.II che accostano successi attuali a moderne reincisioni di brani del periodo Carisch.

Peppino di Capri firma alcuni autografi ai suoi fan, dopo il concerto al Teatro Alfieri di Torino del 20 ottobre 2008

Altri successi del 1972 sono Una catena d'oro (presentata a Un disco per l'estate), Solo io è Magari presentata a Canzonissima.

Il trionfo l'ottiene l'anno successivo, con due hit come Un grande amore e niente più, che vince il Festival di Sanremo 1973 e Champagne, scritta da Mimmo di Francia, che diventa uno dei suoi dischi più venduti. Nel 1974 e 1975 torna in gara a Un disco per l'estate rispettivamente con Amore grande, amore mio e Piccolo ricordo.

Vince nuovamente il Festival di Sanremo nel 1976 con Non lo faccio più, sul finire dello stesso anno pubblica un album che rielabora nuovamente i successi anni sessanta: ...e comincio così con un solo inedito Trovarsi e perdersi.

Nel 1977 ottiene un buon successo con Incredibile voglia di te e continua il filone delle reinterpretazioni di classici partenopei con Aiere e Piccere che entra in classifica.

Nel 1978 dall'album Verdemela vengono tratti due successi: Fiore di carta, versione italiana di How deep is your love dei Bee Gees, e Auguri. L'anno successivo con Fresca fresca che presenta alla trasmissione televisiva Tilt condotto da Stefania Rotolo rientra in classifica e con Portami a ballare presenta l'edizione di Domenica In di quell'anno. Viene pubblicato anche il disco Viaggi.

Gli anni successivi (1980-2014)[modifica | modifica sorgente]

Nei decenni successivi continua la carriera musicale, ottenendo altri successi come Tu cioè, E mo' e mo' e Il sognatore.

Nel 1982 pubblica un disco di enorme successo, Juke Box, dove reinterpreta classici degli anni sessanta in chiave moderna. L'esecuzione dei cori nell'album è affidata alla pop-band napoletana de Il Giardino dei Semplici.

Peppino di Capri è un musicista noto anche all'estero: ha rappresentato l'Italia all'Eurovision Song Contest casalingo del 1991 con il motivo Comm'è ddoce 'o mare (prima canzone non in italiano dello Stivale) finendo settimo.

Ha inoltre partecipato, ma in ruoli perlopiù minori, a vari film; ultimo, in ordine cronologico, è Terra bruciata (1999).

Nel 2008 ha festeggiato i cinquant'anni di carriera musicale, ed il 20 ottobre, nel periodo in cui cadeva l'anniversario della pubblicazione del suo 45 giri di debutto, ha tenuto un concerto al Teatro Alfieri di Torino (la città a cui, in quegli anni, era particolarmente legato per via della moglie Roberta), ottenendo il tutto esaurito ed un grande successo.

A dicembre del 2008 ha pubblicato (in collaborazione con la Rai) il doppio DVD 50°, con un disco con il concerto dal vivo registrato a Roma (tratto dall'ultima tournée) ed un altro disco con una selezione di apparizioni televisive a partire dal 1960.

Detiene insieme a Milva e a Toto Cutugno il record di partecipazioni al Festival di Sanremo, ben 15.

Nel 2006 ha scritto la colonna sonora della fiction Rai Capri in collaborazione con il figlio Edoardo.

Nel maggio del 2013 lancia il nuovo brano per l'estate, in lingua napoletana, dal titolo "'A voglia 'e cantà".

A dicembre del 2013, in occasione del quarantesimo anniversario del suo successo "Champagne" lancia una nuova versione accompagnata da un videoclip a cartone animato, realizzato dalla casa di produzione Tilapia Animation e presentato in anteprima al Capri Hollywood Festival.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 26 maggio 2005[4]

Partecipazioni al Festival di Sanremo[modifica | modifica sorgente]

  • 1967 Dedicato all'amore in coppia con Dionne Warwick (Eliminato)
  • 1971 L'ultimo romantico in coppia con Pino Donaggio (11º posto)
  • 1973 Un grande amore e niente più (1º posto)
  • 1976 Non lo faccio più (1º posto)
  • 1980 Tu cioè... (Finalista)
  • 1985 E mo’ e mo’ (9º posto)
  • 1987 Il sognatore (5º posto)
  • 1988 Nun chiagnere (17º posto)
  • 1989 Il mio pianoforte (11º posto)
  • 1990 Evviva Maria in coppia con Kid Creole & The Coconuts (Finalista)
  • 1992 Favola blues in coppia con Pietra Montecorvino (14º posto)
  • 1993 La voce delle stelle (Eliminato)
  • 1995 Ma che ne sai (Se non hai fatto il pianobar) assieme a Gigi Proietti e Stefano Palatresi con il nome di Trio Melody (13º posto)
  • 2001 Pioverà (Habibi ené) (11º posto)
  • 2005 La panchina (Finalista)

Partecipazioni a Un disco per l'estate[modifica | modifica sorgente]

  • 1964 Solo due righe (quarto posto in finale)
  • 1965 La lunga strada
  • 1966 Operazione sole
  • 1968 È sera
  • 1972 Una catena d'oro (semifinalista)
  • 1974 Amore grande, amore mio (semifinalista)
  • 1975 Piccolo ricordo

Discografia[modifica | modifica sorgente]

33 giri (album)[modifica | modifica sorgente]

Album per il mercato estero[modifica | modifica sorgente]

Live[modifica | modifica sorgente]

33 giri (raccolte)[modifica | modifica sorgente]

Album studio[modifica | modifica sorgente]

Album dedicato a Napoli[modifica | modifica sorgente]

EP[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

Live[modifica | modifica sorgente]

78 giri[modifica | modifica sorgente]

45 giri[modifica | modifica sorgente]

EP[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gigi Vesigna, La gavetta dei VIP? in Oggi, 12 giugno 2013, p. 94-98.
  2. ^ Peppino Di Capri.
  3. ^ Peppino di Capri "Don't play that song" - YouTube
  4. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=157910

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), Dizionario della canzone italiana, edizioni Curcio, 1990; alla voce di Capri, Peppino
  • Fernando Fratarcangeli, Peppino di Capri. La canzone napoletana si veste di rock, pubblicato in Raro!, nº 86, febbraio 1998, pagg. 14-17
  • Fernando Fratarcangeli, Peppino di Capri. Gli Extended-Play, pubblicato in Raro!, nº 247, ottobre 2012, pagg. 18-21
  • Fernando Fratarcangeli, Peppino di Capri. I Long Playin' Carisch, pubblicato in Raropiù, nº 2, maggio 2013, pagg. 18-23
  • Geo Nocchetti, Peppino di Capri. Il sognatore, edizioni Rai/Eri, 2004
  • Vincenzo Faiella e Sergio Vellino, Peppino di Capri. Cinquant'anni dal 1958 al 2008, Nicola Longobardi editore, 2008
  • Maurizio Maiotti (con la collaborazione di Armando Buscema), "1944-1963: i complessi musicali italiani", Maiotti Editore, 2010, alla voce: Peppino di Capri e i suoi Rockers, pp. 38-51.
  • Enzo Giannelli, "Peppino Di Capri", in "Gli urlatori, tutti i figli italiani di Elvis", Roma, Armando Curcio Editore, 2012, pag. 118.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vincitori del Festival di Sanremo Successore
Nicola di Bari 1973 Iva Zanicchi I
Gilda 1976 Homo Sapiens II

Controllo di autorità VIAF: 57697001 LCCN: no98033269