Nazionale di calcio dell'Inghilterra

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Inghilterra Inghilterra
Stemma
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Sport Football pictogram.svg Calcio
Federazione The FA
The Football Association
Confederazione UEFA
Codice FIFA ENG
Soprannome Three Lions
(Tre leoni)
Selezionatore Inghilterra Roy Hodgson
Record presenze Peter Shilton (125)
Capocannoniere Bobby Charlton (49)
Stadio Wembley Stadium
Ranking FIFA 20°
Esordio internazionale
Scozia Scozia 0 - 0 Inghilterra Inghilterra
Glasgow, Regno Unito, 30 novembre 1872
Migliore vittoria
Irlanda Irlanda 0 - 13 Inghilterra Inghilterra
Belfast, Regno Unito, 18 febbraio 1882
Peggiore sconfitta
Ungheria Ungheria 7 - 1 Inghilterra Inghilterra
Budapest, Ungheria, 23 maggio 1954
Campionato del mondo
Partecipazioni 14 (esordio: 1950)
Miglior risultato Campioni nel 1966
Campionato d'Europa
Partecipazioni 8 (esordio: 1968)
Miglior risultato Terzo posto nel 1968
Semifinalista nel 1996

La Nazionale di calcio inglese (in inglese England national football team) è la selezione calcistica rappresentativa dell'Inghilterra ed è posta sotto l'egida della Federazione calcistica inglese. Insieme a quella scozzese, è la Nazionale di calcio più antica del mondo.

Ha conquistato un campionato del mondo nell'edizione del 1966 giocata in casa. Per quanto riguarda i risultati ai campionati europei, gli unici piazzamenti di rilievo sono il terzo posto nell'edizione del 1968 e la semifinale nell'edizione casalinga del 1996; quella inglese è l'unica Nazionale, tra quelle che hanno vinto la Coppa del Mondo, a non aver mai conquistato l'alloro continentale.

La posizione più alta raggiunta nella classifica mondiale della FIFA è il terzo posto dell'agosto 2012, mentre la più bassa è il 27º posto del febbraio 1996.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La nazionale inglese nel 1893, prima di una sfida contro la Scozia.

Il primo incontro internazionale che gli annali del calcio registrarono fu disputata fra le due compagini britanniche all'Hamilton Crescent di Glasgow il 30 novembre 1872 e terminò con un pareggio a reti inviolate. Da allora la nazionale albionica ha disputato oltre 800 partite internazionali contro squadre nazionali di tutto il mondo, anche se i primi confronti avvennero quasi esclusivamente all'interno delle isole britanniche sia come amichevoli, sia nell'ambito del cosiddetto Torneo Interbritannico (British Home Championship).[1]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torneo Interbritannico.

Nelle prime edizioni delle Olimpiadi presero parte rappresentative del Regno Unito variamente composte. Queste rappresentative vinsero gli ori nel 1900, 1908 e 1912.
Nel 1900 il calcio era al suo esordio olimpico assoluto, venne disputato un torneo dimostrativo al quale parteciparono sole tre squadre; trionfò la squadra dilettantistica l'Upton Park F.C (un sobborgo di Londra) che, ovviamente, rappresentò il Regno Unito. Nel 1908 venne disputato il primo torneo olimpico di calcio ufficiale, in questo torneo e in quello 1912, il Regno Unito venne rappresentato dalla propria nazionale, questo permise al suo commissario tecnico di raccogliere giocatori dilettanti delle quattro federazioni.

Nonostante ciò, non è del tutto esauriente quello che si riporta da più parti, cioè che gli inglesi si arrogassero il ruolo di inventori del calcio e, di conseguenza, non intendessero mescolarsi alle altre nazionali: la Federcalcio inglese entrò infatti a far parte della FIFA nei primissimi anni di vita della federazione internazionale (1906); tuttavia ne uscì nella seconda metà degli anni venti (per la precisione nel 1928) a causa di una serie di divergenze con i vertici (soprattutto francesi) dell'associazione.[2]

Tra i motivi d'attrito vi era l'idea da parte della FIFA, e di Jules Rimet in particolare, di organizzare un proprio campionato mondiale di calcio alternativo al torneo olimpico: questo fatto avrebbe oscurato l'Home Championship e, soprattutto, messo in crisi il sistema delle amichevoli di lusso gestito in proprio dalla potente federazione inglese. Pure, vi erano differenze di vedute sull'introduzione del professionismo nel calcio, evento già consumatosi da tempo sulle isole britanniche, ma visto ancora con sospetto da parte della dirigenza mondiale, che condivideva una visione decoubertiniana dello sport.

Lo stadio di Highbury, teatro di molte partite degli inglesi, demolito nel 2006.

In tal modo la nazionale dei tre leoni (così soprannominata per via del suo stemma) non prese parte alle prime tre edizioni dei mondiali di calcio, salvo riservarsi il privilegio di mettere in palio il "proprio" titolo morale invitando a misurarsi con loro le squadre di volta in volta ritenute degne. Si ricordano a questo proposito i memorabili incontri con il Wunderteam di Hugo Meisl nel 1932 e con l'Italia di Vittorio Pozzo, campione del mondo nel 1934 e 1938. Le due sfide con gli azzurri vennero giocate rispettivamente a Londra (3-2 per l'Inghilterra) e a Milano (2-2). La prima partita è nota come "battaglia di Highbury".

Dall'umiliazione brasiliana al titolo del 1966[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campionato mondiale di calcio 1966.

L'Inghilterra ritornò a far parte del mondo calcistico ufficiale negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, quando uno spirito di collaborazione sovranazionale pareva attraversare il mondo, anche sportivo. Nel 1946 la Football Association ridivenne membro della FIFA, nel 1948 si tennero i primi giochi olimpici del dopoguerra proprio nella capitale inglese e due anni dopo anche il calcio era pronto a ritrovare la sua competizione principale.

Il battesimo inglese nella Coppa Rimet si tenne dunque ai Mondiali brasiliani del 1950, in cui gli inglesi furono eliminati nel girone preliminare. Infatti, dopo una vittoria per 2-0 contro il Cile, la nazionale inglese patì un'inattesa e clamorosa sconfitta contro gli Stati Uniti, che vinsero 1-0 (gol di Gaetjens), con gli inglesi che si videro anche parare un rigore dal portiere Frank Borghi. La successiva sconfitta per 1-0 con la Spagna (rete di Zarra) affossò definitivamente le loro velleità di riscatto.

Billy Wright, capitano inglese negli anni cinquanta.

Ma lo schiaffo peggiore per i giocatori inglesi arrivò il 25 novembre 1953, quando l'Ungheria guidata da Puskás fu la prima nazionale non britannica ad espugnare la "tana" di Wembley battendo i padroni di casa per 3-6. Desiderosi di rivincita, gli inglesi vollero organizzare una nuova partita pochi mesi dopo: il 23 maggio 1954 a Budapest la nazionale dei tre leoni voleva dimostrare che la sconfitta di Wembley era stato solo un episodio, ma i magiari inflissero all'Inghilterra un umiliante 7-1, a tutt'oggi la più pesante sconfitta della nazionale inglese.

Nel mondiale elvetico del 1954 fu l'Uruguay a sconfiggere gli ex maestri nei quarti di finale, mentre nell'edizione del 1958 fu necessario uno spareggio contro l'Unione Sovietica al primo turno, che vide gli inglesi uscire nuovamente sconfitti. Nel mondiale 1962 in Cile, invece, toccò al Brasile, futuro campione del mondo, eliminare gli inglesi ai quarti.

La nazionale d'oltremanica dovette attendere il mondiale casalingo del 1966 per riuscire a prevalere. La squadra di casa si presentava con i favori del pronostico, perché finalmente in grado di schierare una formazione composta da grandi campioni, come i fratelli Jack e Bobby Charlton, Bobby Moore e Gordon Banks, guidati dalla sagacia tattica di Alf Ramsey. In un mondiale dal basso livello di spettacolo, la formazione di casa superò il primo turno grazie ad un'attenta difesa (quattro gol fatti e nessuno subito). In seguito gli inglesi sconfissero non senza difficoltà l'Argentina per 1-0 (rete di Hurst al 79'): gli inglesi riuscirono a segnare solo dopo che l'arbitro tedesco ebbe espulso il capitano argentino Antonio Rattín, reo di avergli dato un'occhiata ironica dopo una decisione controversa (come dichiarò in seguito lo stesso arbitro, non gli piaceva l'espressione della sua faccia)[3]. In semifinale ebbero ragione del Portogallo: un gol di Eusébio non bastò contro la doppietta di Bobby Charlton.

La finale contro la Germania Ovest, duecentesima partita nella storia dei mondiali, fu una tra le partite più importanti di tutti i tempi: nei 90' regolamentari, la Germania andò in vantaggio con Haller (12'). L'Inghilterra riequilibrò il risultato solo sei minuti dopo con Hurst e poi passò a condurre con Peters al 78'. All'ultimo minuto, quando i giochi sembravano fatti, Weber riportò il risultato in equilibrio segnando un gol assai contestato dai padroni di casa che lamentavano un fallo di mano dell'attaccante tedesco.

Commemorazione dei campioni del mondo del 1966 che giocavano all'epoca nel West Ham: Geoff Hurst, Martin Peters, Bobby Moore e Ray Wilson.

All'undicesimo minuto del primo tempo supplementare Geoff Hurst scoccò un tiro rapido e potente: la palla colpì il lato inferiore della traversa, rimbalzò sulla linea e ritornò in campo. L’azione fu molto veloce e l'arbitro, lo svizzero Dienst, non fu in grado di capire se il pallone avesse interamente oltrepassato la linea di porta e chiese il parere dell'assistente più vicino, il sovietico Tofik Bachramov, che convalidò il gol. Le riprese televisive dimostrarono poi in modo inequivocabile che la palla era rimbalzata sulla linea, senza superarla[4]. Con la Germania sbilanciata in avanti alla ricerca del pareggio, i leoni misero a segno un altro gol proprio allo scadere, ancora con Geoff Hurst, che divenne così l'unico giocatore ad aver mai segnato una tripletta in una finale mondiale. Il risultato di 4-2 consegnò agli inventori del gioco del calcio, che ricevettero la coppa dalle mani della regina in persona, il loro unico trofeo mondiale.

La fine dell'era Ramsey[modifica | modifica wikitesto]

La Germania Ovest consumò la propria vendetta solo quattro anni dopo, a Messico 1970. I supplementari questa volta riuscirono fatali ai sudditi di Sua Maestà, sconfitti nei quarti per 3 a 2, dopo che durante il match erano passati in vantaggio addirittura di due gol, - e fu la prima vittoria dei tedeschi sugli inglesi. Dopo il 1970 iniziò forse il periodo più buio per la nazionale inglese. Per cominciare, furono ancora i tedeschi ad eliminare gli inglesi nei quarti di finale degli Europei del 1972, vincendo clamorosamente a Wembley e pareggiando nella gara di ritorno. L'eliminazione fu ancora più dolorosa perché proprio gli inglesi avrebbero dovuto ospitare (in caso di passaggio del turno) la fase finale (semifinali e finali) degli Europei del 1972, che invece si svolsero in Belgio e videro la prima vittoria della Germania. Ma il peggio doveva ancora venire perché gli inglesi non riuscirono a qualificarsi alle due successiva edizioni dei Mondiali. Nei gironi di qualificazione per il Mondiale in Germania Ovest 1974 furono superati dalla Polonia, che sarebbe poi stata la squadra rivelazione del torneo. A seguito di questo fallimento Ramsey fu esonerato dopo undici anni di Nazionale. I bianchi furono prima brevemente guidati da Joe Mercer, e poi da Don Revie; ma anche lui non riuscì a centrare la qualificazione per i mondiali di Argentina 1978 a favore dell'Italia, che poi sarebbe arrivata quarta nel torneo argentino, e fu costretto a lasciare.

Gli anni ottanta: rinascita con Greenwood e Robson[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico Wembley Stadium con le sue torri bianche, abbattuto nel 2003.

Quella che da molti viene considerata la miglior nazionale inglese dal '66 ad oggi scese in campo nel mundial spagnolo del 1982. Per capire la reale caratura di quella nazionale basti pensare che le squadre inglesi, nelle quali militavano pochissimi stranieri, avevano conquistato tutte le edizioni della Coppa dei Campioni dal 1977 al 1982. Malgrado ciò la formazione britannica guidata da Ron Greenwood fu eliminata nella seconda fase a gironi (ancora dalla Germania Ovest), nonostante avesse fatto sino a quel momento un'ottima impressione (nessuna sconfitta e un solo gol al passivo), tanto da spingere i commentatori a includerli nel novero dei favoriti per la vittoria finale. Greenwood fu quindi sostituito da Bobby Robson, considerato uno dei migliori allenatori della Nazionale inglese.

La partecipazione dei britannici al mondiale 1986 comprese la storica partita dei quarti contro l'Argentina di Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro stese gli inglesi con due suoi gol, entrambi memorabili, il primo nel male, segnato grazie ad una manata che spiazzò il portiere Peter Shilton, e il secondo nel bene, ottenuto dribblando mezza squadra avversaria in una folle corsa fino alla linea di porta (il cosiddetto Gol del secolo).

Nel mondiale italiano del 1990 gli inglesi centrarono per la seconda volta nella loro storia l'obiettivo della semifinale, dove però dovettero cedere ai tiri di rigore alla Germania Ovest. Si classificarono quarti dopo essere stati sconfitti per 2-1 dall'Italia nella finale per il terzo posto.

Robson lasciò quindi la panchina inglese per poter allenare il PSV Eindhoven.

Gli anni novanta: alterne fortune con quattro allenatori[modifica | modifica wikitesto]

L'attaccante Wayne Rooney, stella degli anni recenti.

I bianchi d'Inghilterra non si qualificarono ad USA 1994, mentre a Francia 1998 furono nuovamente sconfitti dalla rivale Argentina agli ottavi di finale, questa volta ai rigori.

Il miglior risultato ottenuto fu la semifinale del campionato d'Europa 1996 giocato in casa, persa contro la Germania ai rigori, mentre nell'edizione successiva la squadra non riuscì a superare il primo turno, eliminata da Portogallo e Romania.

Eriksson e McClaren[modifica | modifica wikitesto]

Al campionato del mondo 2002 l'Inghilterra fu eliminata dal Brasile, poi campione, nei quarti di finale: la sconfitta per 2-1 fu viziata da un clamoroso errore del portiere David Seaman in occasione della seconda rete, segnata da Ronaldinho. Anche il campionato d'Europa 2004 rappresentò una delusione, malgrado l'esplosione di Wayne Rooney (4 reti in 4 gare): gli inglesi uscirono nei quarti contro il Portogallo, prevalso ai rigori. Due anni dopo, al campionato del mondo 2006, furono ancora una volta i lusitani ad eliminare la squadra di Eriksonn: sempre nei quarti e sempre ai rigori. A seguito del fallimento in terra tedesca, Steve McClaren prese il posto dello svedese.

L'esperienza di McClaren fu segnata da difficoltà nella gestione del gruppo: David Beckham rinunciò alla fascia di capitano, salvo poi tornare sui suoi passi, in favore di John Terry. L'Inghilterra mancò clamorosamente la qualificazione al campionato d'Europa 2008 chiudendo terza nel proprio girone dietro Croazia e Russia: risultò decisiva la sconfitta con i croati al nuovo Wembley all'ultima partita, quando sarebbe stato sufficiente un pareggio per qualificarsi.

L'era Capello e l'arrivo di Hodgson[modifica | modifica wikitesto]

Steven Gerrard, l'attuale capitano.

All'indomani della mancata qualificazione, McClaren fu esonerato: il 14 dicembre, la Football Association nominò Fabio Capello successore. Con il tecnico italiano, l'Inghilterra raggiunge una facile qualificazione al campionato del mondo 2010 (nove vittorie su dieci incontri) in cui uscirà agli ottavi di finale per mano della Germania: una rete regolare di Frank Lampard non fu convalidata quando il punteggio era di 2-1 per i tedeschi (vincenti poi per 4-1).

Nel febbraio 2012 Capello si dimise a seguito di una polemica con la FA, la quale decise di revocare John Terry dai gradi di capitano (per presunti atteggiamenti di razzismo tenuti dal difensore nei confronti di Anton Ferdinand): il tecnico si dichiarò contrariato per la decisione presa dalla FA senza chiedere il suo intervento. Al campionato d'Europa 2012 i Leoni furono quindi guidati da Roy Hodgson, uscendo contro l'Italia nei quarti di finale (4-2 ai rigori).

Al campionato del mondo 2014 esce invece al primo turno, situazione che non si verificava dal 1958.

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo Wembley Stadium, impianto casalingo della nazionale dal 2007.

Sebbene la nazionale inglese abbia giocato in vari stadi, dispone storicamente di uno stadio nazionale a Londra, il celebre Wembley. Dal 1913 fino alla costruzione del primo Wembley, la formazione inglese ha disputato i match casalinghi spesso al vecchio Highbury, storico impianto dell'Arsenal oggi demolito. Il primo e storico Wembley fu costruito successivamente e inaugurato nel 1923 e divenne un'autentica pietra miliare del calcio fino al 2003: chiamato Tempio del Calcio infatti, in questo impianto è stato teatro di partite famosissime come la finale dei Mondiali 1966 vinti dalla stessa squadra di casa. Vincere a Wembley era un'impresa impossibile fino agli anni cinquanta, quando riuscì nell'impresa la grande Ungheria di Puskás vincendo con un roboante 6-3 nel 1953, e divenne in seguito, sfatato il mito, un'impresa rara e prestigiosa.

Nel 2003 il vecchio Wembley fu abbandonato e demolito per far spazio ad un nuovo impianto che fosse in linea con le esigenze attuali calcistiche: nel periodo di transizione, la squadra ha giocato varie volte all'Old Trafford di Manchester e in altri stadi inglesi. Il nuovo Wembley è stato completato ed inaugurato nel 2007 ed è un impianto apprezzatissimo e all'avanguardia.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Paul Gascoigne col classico abbinamento cromatico inglese: maglietta bianca e pantaloncini blu notte.

La classica divisa casalinga dell'Inghilterra è composta da maglia bianca, pantaloncini blu e calzettoni bianchi; in genere il colore blu è variato spesso, anche se la tonalità notte è quella più tradizionale nonché l'attuale. Dal 1998 la maglia è spesso decorata con ornamenti color rosso, per avvicinarla ai crismi della bandiera nazionale; inoltre, talvolta non è insolito vedere i giocatori inglesi scendere in campo in totale completo bianco.

In trasferta, altrettanto classica è la tenuta rossa con pantaloncini bianchi e calzettoni rossi, la più amata e la più famosa anche perché usata nel Mondiale del 1966 vinto in casa – nonostante nella storia, gli inglesi non ne ebbero bisogno fino a una partita contro una selezione non britannica. In realtà la seconda divisa non è stata sempre rossa: dal 1935[5] al 1959[6] l'Inghilterra scendeva spesso in campo in tenuta blu. Nel 1996 invece, durante l'Europeo tenutosi proprio in patria, l'allora sponsor tecnico propose una muta d'un tenue blu indaco: tale combinazione fu utilizzata contro Bulgaria, Germania e Georgia, ma trovò scarsi consensi sia tra i tifosi, attaccatissimi alla casacca rossa della tradizione, sia tra gli addetti ai lavori, dato che tale tonalità poco contrastava col bianco della prima tenuta;[7] la maglia rossa fu pertanto ripristinata dopo due soli anni, e utilizzata stabilmente fino a giorni nostri salvo che nel biennio 2011-2012, quando si tentò una nuova sperimentazione con una casacca blu navy abbinata a pantaloncini color celeste.[8]

Bobby Moore in maglia gialla nel 1973, per un'amichevole in casa dell'Italia.

Situazione più unica che rara nel panorama delle compagini nazionali, nel corso della sua storia l'Inghilterra ha più volte sfoggiato anche delle terze maglie. Già nei Mondiali del '70 vestì una divisa celeste contro la Cecoslovacchia.[9] Nel 1973 invece si ricorse a un'uniforme simile a quella del Brasile, composta da una maglia gialla e da pantaloncini blu, utilizzata ancora contro la Cecoslovacchia e in seguito vista pure con Polonia e Italia.[10] Ai Mondiali 1986, l'Inghilterra scese in campo in maglia bianca e pantaloncini celesti contro l'Argentina. Tra il 1986 ed il 1993 ci furono infine varie terze maglie color celeste (tra cui una rimasta famosa tra i collezionisti, coi leoni d'Inghilterra sullo sfondo[11]), ma che furono raramente usate in occasioni ufficiali.

Per oltre vent'anni il fornitore tecnico dell'Inghilterra è stata la Umbro ma, dopo l'annuncio della vendita della società da parte della proprietaria Nike, proprio il colosso americano dello swoosh è subentrato come sponsor tecnico dal 2013. Precedentemente, per brevi periodi le maglie erano state firmate da aziende come Bukta e Admiral.

Per quanto concerne i dettagli, sul petto dei giocatori inglesi è presente lo stemma della propria federazione, uno scudo bianco con bordatura blu scuro, recante all'interno i tre leoni d'Inghilterra e le rose rosse tipiche della dinastia Tudor; il richiamo è fortemente ispirato all'emblema nazionale. L'unica differenza tra il crest sulle maglie e quello della federazione risiede nella dicitura posta sopra di essi, che se nel primo caso è un "ENGLAND" scritto in stampatello maiuscolo, nel secondo è invece un "The FA" in stampatello normale. Sopra lo stemma è inoltre posta una stella che rappresenta la vittoria al Mondiale del '66.

Confronti con le altre Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Questi sono i saldi dell'Inghilterra nei confronti delle Nazionali con cui sono stati disputati almeno 10 incontri.

  • Nota bene: come previsto dai regolamenti FIFA, le partite terminate ai rigori dopo i tempi supplementari sono considerate pareggi.

Saldo positivo[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale Giocate Vinte Pareggiate Perse Reti Fatte Reti Subite Differenza reti Ultima vittoria Ultimo pareggio Ultima sconfitta
Scozia Scozia 112 46 25 41 196 172 +24 14 agosto 2013 23 maggio 1987 17 novembre 1999
Galles Galles 101 66 21 14 245 90 +155 6 settembre 2011 20 maggio 1981 2 maggio 1984
Irlanda Irlanda 57 46 8 3 230 49 +181 16 novembre 1949 5 novembre 1947 22 ottobre 1927
Irlanda del Nord Irlanda del Nord 41 29 8 4 93 32 +61 26 marzo 2005 13 novembre 1985 7 settembre 2005
Germania Germania 32 15 5 12 48 39 +9 19 novembre 2008 26 giugno 1996 20 novembre 2013
Francia Francia 29 16 5 8 67 36 +31 7 giugno 1997 11 giugno 2012 17 novembre 2010
Svezia Svezia 24 8 9 7 38 32 +6 15 giugno 2012 20 giugno 2006 14 novembre 2012
Spagna Spagna 23 12 3 8 39 24 +15 12 novembre 2011 22 giugno 1996 11 febbraio 2009
Portogallo Portogallo 22 9 10 3 45 25 +20 22 aprile 1998 1º luglio 2006 12 giugno 2000
Svizzera Svizzera 22 14 5 3 52 19 +33 7 settembre 2010 4 giugno 2011 30 maggio 1981
Ungheria Ungheria 22 15 2 5 56 30 +26 11 agosto 2010 28 aprile 1999 31 maggio 1962
Belgio Belgio 21 15 5 1 70 25 +45 2 giugno 2012 29 maggio 1998 9 maggio 1936
Paesi Bassi Paesi Bassi 19 5 9 5 28 24 +4 18 giugno 1996 12 agosto 2009 29 febbraio 2012
Austria Austria 18 10 4 4 58 27 +31 16 novembre 2007 4 settembre 2004 13 giugno 1979
Danimarca Danimarca 18 11 4 3 35 19 +16 9 febbraio 2011 11 giugno 1992 17 agosto 2005
Polonia Polonia 18 10 7 1 28 11 +17 12 ottobre 2005 16 ottobre 2012 6 giugno 1973
Argentina Argentina 14 6 6 2 21 15 +6 12 novembre 2005 23 febbraio 2000 22 giugno 1986
Jugoslavia Jugoslavia 14 5 5 4 23 20 +3 13 dicembre 1989 5 giugno 1974 5 giugno 1968
Irlanda Irlanda 13 5 6 2 19 12 +7 26 marzo 1985 27 marzo 1991 12 giugno 1988
Cecoslovacchia Cecoslovacchia 12 7 3 2 25 15 +10 25 aprile 1990 25 marzo 1992 30 ottobre 1975
Finlandia Finlandia 11 9 2 0 36 7 +29 24 marzo 2001 11 marzo 2000 -
Norvegia Norvegia 11 6 3 2 27 7 +20 26 maggio 2012 11 ottobre 1995 2 giugno 1993
URSS URSS 11 5 3 3 19 13 +6 21 maggio 1991 6 dicembre 1967 18 giugno 1988
Bulgaria Bulgaria 10 6 4 0 16 2 +14 2 settembre 2011 9 giugno 1999 -
Stati Uniti Stati Uniti 10 7 1 2 36 9 +27 28 maggio 2008 12 giugno 2010 9 giugno 1993
Turchia Turchia 10 8 2 0 31 0 +31 2 aprile 2003 11 ottobre 2003 -

Saldo negativo[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale Giocate Vinte Pareggiate Perse Reti Fatte Reti Subite Differenza Ultima vittoria Ultimo pari Ultima sconfitta
Brasile Brasile 24 4 9 11 21 32 -11 6 febbraio 2013 1º giugno 2007 14 novembre 2009
Italia Italia 25 8 7 10 31 29 +2 15 agosto 2012 24 giugno 2012 15 giugno 2014
Romania Romania 11 2 6 3 10 10 0 2 giugno 1970 12 ottobre 1994 20 giugno 2000
Uruguay Uruguay 11 3 3 5 11 15 -4 1º marzo 2006 29 marzo 1995 19 giugno 2014

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Inghilterra 1966

Partecipazioni ai tornei internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Campionato del mondo
Edizione Risultato
1930 Non partecipante
1934 Non partecipante
1938 Non partecipante
1950 Primo turno
1954 Quarti di finale
1958 Primo turno
1962 Quarti di finale
1966 Campione W.Cup2.svg
1970 Quarti di finale
1974 Non qualificata
1978 Non qualificata
1982 Secondo turno
1986 Quarti di finale
1990 Quarto posto
1994 Non qualificata
1998 Ottavi di finale
2002 Quarti di finale
2006 Quarti di finale
2010 Ottavi di finale
2014 Primo turno
Campionato europeo
Edizione Risultato
1960 Non partecipante
1964 Non qualificata
1968 Terzo posto Bronze medal europe.svg
1972 Non qualificata
1976 Non qualificata
1980 Primo turno
1984 Non qualificata
1988 Primo turno
1992 Primo turno
1996 Semifinali
2000 Primo turno
2004 Quarti di finale
2008 Non qualificata
2012 Quarti di finale
Giochi olimpici[12]
Edizione Risultato
Confederations Cup
Edizione Risultato
1992 Non invitata
1995 Non invitata
1997 Non qualificata
1999 Non qualificata
2001 Non qualificata
2003 Non qualificata
2005 Non qualificata
2009 Non qualificata
2013 Non qualificata


Legenda: Grassetto: Risultato migliore, Corsivo: Mancate partecipazioni


Statistiche dettagliate sui tornei internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Anno Luogo Piazzamento V N P Gol
1930 Uruguay Uruguay Non partecipante - - - -
1934 bandiera Italia Non partecipante - - - -
1938 Francia Francia Non partecipante - - - -
1950 Brasile Brasile Primo turno 1 0 2 2:2
1954 Svizzera Svizzera Quarti di finale 1 1 1 8:8
1958 Svezia Svezia Primo turno 0 3 1 4:5
1962 Cile Cile Quarti di finale 1 1 2 5:6
1966 Inghilterra Inghilterra Campione W.Cup2.svg 5 1 0 11:3
1970 Messico Messico Quarti di finale 2 0 2 4:4
1974 bandiera Germania Ovest Non qualificata - - - -
1978 Argentina Argentina Non qualificata - - - -
1982 Spagna Spagna Secondo turno 3 2 0 6:1
1986 Messico Messico Quarti di finale 2 1 2 7:3
1990 Italia Italia Quarto posto 3 3 1 8:6
1994 Stati Uniti Stati Uniti Non qualificata - - - -
1998 Francia Francia Ottavi di finale 2 1 1 7:4
2002 Corea del Sud Corea del Sud / Giappone Giappone Quarti di finale 2 2 1 6:3
2006 Germania Germania Quarti di finale 3 2 0 6:2
2010 Sudafrica Sudafrica Ottavi di finale 1 2 1 3:5
2014 Brasile Brasile Primo turno 0 1 2 2:4

Europei[modifica | modifica wikitesto]

Anno Luogo Piazzamento V N P Gol
1960 Francia Francia Non partecipante - - - -
1964 Spagna Spagna Non qualificata - - - -
1968 Italia Italia Terzo posto Bronze medal europe.svg 1 0 1 2:1
1972 Belgio Belgio Non qualificata - - - -
1976 Jugoslavia Jugoslavia Non qualificata - - - -
1980 Italia Italia Primo turno 1 1 1 3:3
1984 Francia Francia Non qualificata - - - -
1988 bandiera Germania Ovest Primo turno 0 0 3 2:7
1992 Svezia Svezia Primo turno 0 2 1 1:2
1996 Inghilterra Inghilterra Semifinali 2 3 0 8:3
2000 Belgio Belgio / Paesi Bassi Paesi Bassi Primo turno 1 0 2 5:6
2004 Portogallo Portogallo Quarti di finale 2 1 1 10:6
2008 Austria Austria / Svizzera Svizzera Non qualificata - - - -
2012 Polonia Polonia / Ucraina Ucraina Quarti di finale 2 2 0 5:3

Tutte le rose[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali[modifica | modifica wikitesto]


Europei[modifica | modifica wikitesto]


Rosa attuale[modifica | modifica wikitesto]

Lista dei 21 giocatori convocati per le Qualificazioni al campionato europeo di calcio 2016 contro San Marino e Estonia.

N. Pos. Giocatore Data nascita (età) Pres. Gol Squadra
1 P Joe Hart 19 aprile 1987 (27 anni) 47 0 Inghilterra Manchester City Manchester City
13 P Benjamin Foster 03 aprile 1983 (31 anni) 8 0 Inghilterra West Bromwich West Bromwich
21 P Fraser Forster 17 marzo 1988 (26 anni) 2 0 Inghilterra Southampton Southampton
6 D Phil Jagielka 17 agosto 1982 (32 anni) 32 3 Inghilterra Everton Everton
5 D Gary Cahill 19 dicembre 1985 (29 anni) 31 3 Inghilterra Chelsea Chelsea
3 D Leighton Baines 11 dicembre 1984 (30 anni) 29 1 Inghilterra Everton Everton
14 D Kieran Gibbs 26 settembre 1989 (25 anni) 4 0 Inghilterra Arsenal Arsenal
2 D Calum Chambers 20 gennaio 1995 (19 anni) 3 0 Inghilterra Arsenal Arsenal
12 D Nathaniel Clyne 5 aprile 1991 (23 anni) 0 0 Inghilterra Southampton Southampton
16 C James Milner 4 gennaio 1986 (28 anni) 51 1 Inghilterra Manchester City Manchester City
7 C Jack Wilshere 01 gennaio 1992 (22 anni) 24 0 Inghilterra Arsenal Arsenal
4 C Jordan Henderson 17 giugno 1990 (24 anni) 17 0 Inghilterra Liverpool Liverpool
11 C Adam Lallana 10 maggio 1988 (26 anni) 11 0 Inghilterra Liverpool Liverpool
17 C Alex Oxlade-Chamberlain 15 agosto 1993 (21 anni) 9 3 Inghilterra Arsenal Arsenal
18 C Andros Townsend 16 luglio 1991 (23 anni) 5 2 Inghilterra Tottenham Tottenham
8 C Fabian Delph 21 novembre 1989 (25 anni) 3 0 Inghilterra Aston Villa Aston Villa
19 C Raheem Sterling 8 dicembre 1994 (20 anni) 2 0 Inghilterra Liverpool Liverpool
15 C Jonjo Shelvey 27 febbraio 1992 (22 anni) 1 0 Galles Swansea City Swansea City
10 A Wayne Rooney 24 ottobre 1985 (29 anni) 99 43 Inghilterra Manchester Utd Manchester United
9 A Danny Welbeck 26 novembre 1990 (24 anni) 30 11 Inghilterra Arsenal Arsenal
20 A Rickie Lambert 16 febbraio 1982 (32 anni) 10 3 Inghilterra Liverpool Liverpool

Record individuali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giocatori della Nazionale di calcio dell'Inghilterra.

Record presenze

# Giocatore Periodo Presenze  Reti 

1

Peter Shilton 1970-1990 125 0

2

David Beckham 1996-2009 115 17

3

Steven Gerrard 2000-2014 114 21

4

Bobby Moore 1962-1973 108 2

5

Ashley Cole 2001-2014 107 0

6

Frank Lampard 1999-2014 106 29

7

Bobby Charlton 1958-1970 106 49

8

Billy Wright 1946-1959 105 3

9

Wayne Rooney 2003-oggi 101 44

10

Bryan Robson 1980-1991 90 26

Record reti

# Giocatore Periodo    Reti  Presenze Reti/pr.
1 Bobby Charlton 1958-1970 49 106 0,46
2 Gary Lineker 1984-1992 48 80 0,6
3 Wayne Rooney 2003-oggi 46 101 0,46
4 Jimmy Greaves 1959-1967 44 57 0,77
5 Michael Owen 1998-2008 40 89 0,45
6 Nat Lofthouse 1950-1958 30 33 0,91
6 Alan Shearer 1992-2000 30 63 0,48
6 Tom Finney 1946-1958 30 76 0,39
9 Vivian Woodward 1903-1911 29 23 1,26
10 Frank Lampard 1999-2014 29 106 0,27

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Roy Hodgson, dal 2012 CT dell'Inghilterra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ * RSSSF. Dati e statistiche
  2. ^ * Giovanni Armillotta. Come Fifa comanda. «I Quaderni speciali di Limes», n.2 - 2005
  3. ^ Inghilterra-Argentina
  4. ^ I goal di Inghilterra-Germania 4-2
  5. ^ (EN) England's Change Uniform – December 1935, englandfootballonline.com.
  6. ^ (EN) England's Away Uniform – May 1959, englandfootballonline.com.
  7. ^ (EN) England's Away Uniform – March-November 1996, englandfootballonline.com.
  8. ^ Il pugile David Haye presenta la nuova maglia away dell’Inghilterra in passionemaglie.it, 2 luglio 2011.
  9. ^ (EN) England's Tournament Uniform – World Cup 1970 (June), englandfootballonline.com.
  10. ^ (EN) England's Alternate Uniform – May-June 1973, englandfootballonline.com.
  11. ^ (EN) England's Alternate Uniform – March-September 1992, englandfootballonline.com.
  12. ^ Come da regolamento FIFA vengono considerate le sole edizioni comprese tra il 1908 ed il 1948 in quanto sono le uniche ad essere state disputate dalle Nazionali maggiori. Per maggiori informazioni si invita a visionare questa pagina.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]