Colori e simboli della Juventus Football Club

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1leftarrow.pngVoce principale: Juventus Football Club.

« Fin dalla sua fondazione la Juventus è stata depositaria di un’estetica assai particolare, in campo e fuori, capace di sintetizzare la componente aristocratica e quella elitaria, la nobiltà con il popolare, il portamento signorile al sudore proletario. »
(Juventus. 110 anni a opera di arte, 2007[1])
Giampiero Boniperti in campo con la classica divisa della Juventus: maglia bianconera con pantaloncini e calzettoni bianchi.

Qui di seguito sono riportati i colori e simboli della Juventus Football Club, società calcistica italiana per azioni con sede a Torino.

La maglia[modifica | modifica sorgente]

« Chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgrado tutto e la terrà come prezioso ricordo. »
(Frammento delle dichiarazioni di Eugenio Canfari, uno dei fondatori della Juventus, quando assunse la presidenza della società torinese nel 1898[2])

L'origine[modifica | modifica sorgente]

I fondatori-giocatori della Juventus 1897-1898 con la prima divisa: una camicia rosa con cravatta o farfallino nero, abbinata a pantaloncini e calzettoni pure neri.

Secondo la leggenda, un inglese di nome John Savage, uno dei soci della Juventus e commerciante all'ingrosso di prodotti tessili a Torino nel 1903, giocatore di calcio nell'International Foot-Ball Club Torino, ma soprattutto arbitro designato di determinate partite ufficiali, viste le magliette color rosa pallido con cravatta nera e pantaloni neri dei giocatori della Juventus (la tenuta di gioco originariamente adottata proprio dall'esigenza dei suoi soci di distinguersi dalle altre società calcistiche), propose loro di rinnovare quell'uniforme, comprando in Inghilterra un nuovo e più completo modello di maglie rosse con bordi bianchi simile a quello utilizzato dal Nottingham Forest[3].

Formazione della Juventus 1903, primo anno con la maglia a righe verticali bianconere, qui sfoggiata con pantaloni e calzettoni anch'essi neri.

Ricevuto l'incarico, Savage si mise subito in contatto con una fabbrica tessile di Nottingham e inviò l'ordine d'acquisto accompagnato dalla più maltrattata delle vecchie uniformi rosa e nere. L'impiegato di Nottingham, vista la scolorita maglietta rosa, credette che fosse piuttosto bianca e macchiata. Quindi, vista la coincidenza tra i colori della Vecchia Signora e quelli bianconeri del Notts County, uno dei più antichi club del campionato inglese di calcio e rivale storico dei Garibaldi reds[3], pensò bene di spedire in Italia una dotazione di uniformi appunto dei Magpies.

A Torino, quando fu aperto il grosso pacco postale, le quindici maglie a strisce verticali bianche e nere e colletto bianco non piacquero ma, data la prossimità del campionato, non vi erano alternative per i soci-giocatori juventini, pertanto dovettero adottarle insieme a un stesso numero di pantaloncini e calzettoni di colore nero e talvolta con laccetti all'altezza del colletto. Da allora diventò la divisa ufficiale della squadra torinese in quanto sembrava che quelle «portassero fortuna» alla società e che, ulteriormente, è divenuta una delle maglie calcistiche più famose del mondo[4].

« [La] Juve indossa le maglie [bianconere] da allora, considerando i colori aggressivi e forti. Un esempio di come il Notts ha contribuito a modellare uno dei più grandi club al mondo, e la prova di questo è che la divisa della Juventus è immediatamente riconoscibile in tutto il mondo. »
(Frammenti della storia ufficiale del Notts County e articoli correlate pubblicati nel quotidiano inglese Daily Mail[3])

L'evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Prima maglia[modifica | modifica sorgente]

La Juventus 1930-1931, la prima del Quinquennio d'oro: la maglia è aderente, e sono stabilmente utilizzati calzettoni di colore nero.
Dagli albori agli anni sessanta[modifica | modifica sorgente]

La formazione juventina che vinse il suo primo scudetto nel 1905, due anni dopo l'abbandono della maglia rosa, portava sul petto otto righe che successivamente subirono una variazione: da un minimo di sette passarono a un massimo di nove – come quelle delle formazioni che si ricordano nel mitico Quinquennio d'oro (1931-1935)[5]. In quegli anni la maglia subisce un ritocco: uno scollo a «V» bianco sostituisce il colletto. Il colore dei pantaloncini cambiò in bianco e furono introdotte due righine bianche sui calzettoni neri sotto il ginocchio.

L'unica novità che si registrò durante gli anni quaranta del secolo scorso fu l'introduzione di un girocollo bianco e, secondo il regolamento della FIGC all'epoca, di una numerazione sulla maglia per l'identificazione dei giocatori[6]. Così, la prima serie dei numeri fu impressa in bianco e indossata sul fondo nero della divisa, grazie a una rigatura più ampia.

La Juventus 1957-1958 che conquistò la stella: si nota l'ampia foggia della casacca e la rigatura larga delle strisce bianconere.

Fra gli anni cinquanta e sessanta furono introdotte delle righe più larghe, di tessuto non elastico, accompagnate dai numeri rossi[7] sulla schiena della maglia. La forma del colletto cambiò in circolare. Precisamente nel 1956-1957 – con la Juventus del Trio Magico composto da Boniperti, Sívori e Charles – fu adottato definitivamente il colore bianco sui calzettoni, mentre la maglia divenne una sorta di casacca di tessuto non elastico con righe ampie, dalla foggia più affine a una camicia piuttosto che a un capo sportivo.

All'inizio della stagione 1958-1959 venne cucita sulla maglia la prima stella, a seguito del decimo titolo italiano conquistato pochi mesi prima. La prima divisa rimase così, senza subire cambiamenti, esattamente per un decennio.

Anni settanta e ottanta[modifica | modifica sorgente]
Marco Tardelli negli anni settanta: i tessuti tornano a essere molto attillati così come le righe, più strette.

Le righe più strette (addirittura undici, in omaggio agli undici giocatori titolari della squadra[6]) vennero utilizzate stabilmente per tutti gli anni settanta, fino alla seconda metà degli ottanta.

I numeri sulla divisa ritornarono bianchi e furono inseriti in un riquadro nero sulla schiena. I pantaloncini, corti e aderenti, sono anch'essi bianchi; dello stesso colore i calzettoni, su cui spiccano due righe nere. Era la Juventus guidata principalmente da Giovanni Trapattoni durante il Ciclo Leggendario (1972-1986), e quelle casacche attillate erano indossate da giocatori come il capitano Scirea, Cabrini, Bettega, Causio, Anastasi e Furino.

Il periodo trapattoniano della storia bianconera principalmente è poi contraddistinto da un nuovo cambiamento: ritornano infatti le righe medie su maglie meno aderenti al corpo e i numeri bianche con fondo nero sulla schiena dal 1979 – quando, per la prima volta, compare il logo del fornitore tecnico Robe di Kappa – al 1993 e dal 2001 al 2004[6]; precisamente nel 1979 la Lega Nazionale Professionisti autorizzò le squadre a mostrare il marchio dello sponsor tecnico (che viene collocato sulla parte destra della divisa, sui pantaloncini e sui calzettoni), evento seguito nel 1981 dalla liberalizzazione delle sponsorizzazioni commerciali, che permise l'esposizione di marchi pubblicitari nella parte frontale della maglia.

Michel Platini a metà degli anni ottanta: l'uniforme è oramai sponsorizzata e, sopra lo scudetto, presenta la caratteristica «scatolina» che ingloba le due stelle.

Nel 1982-1983 la nuova maglia vedrà le due stelle – in riconoscimento al ventesimo scudetto vinto dalla Signora la stagione precedente – racchiuse in una particolare «scatolina» bordata d'oro che talvolta fa tutt'uno con il tricolore, e leggermente più piccole rispetto al passato; tale fregio rimarrà inserito sul petto delle divise bianconere fino alla prima parte del decennio seguente. La stessa casacca juventina, sia nella foggia che nel disegno, resterà praticamente immutata da qui in avanti sino al termine degli anni ottanta.

Anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Durante gli anni novanta mancarono i motivi della rigatura sulla schiena, e nel fondo della parte dedicata allo sponsor fu adottato il colore bianco della divisa (nel triennio dal 1995-1996 al 1997-1998). Le maglie non sono più di cotone, ma realizzate in materiale sintetico, divenendo «più lucide ed aggressive»[6].

Roberto Baggio nel 1990-1991: è ormai visibile il ricorso ai nuovi materiali sintetici per la realizzazione delle mute.

A metà del decennio le due stelle cambiano versione: più grandi e liberate dalla scatolina. Nella stagione 1997-1998 la Kappa realizzò una delle maglie più particolari della storia juventina, con righe larghissime (solo cinque, e solo sul davanti), le stelle e lo stemma societario – introdotto sulla maglia per la prima volta – dirottati sulla manica sinistra, motivi tondeggianti sul retro e sulle maniche, e prevalenza del nero anche per pantaloncini e calzettoni.

Nel 1998-1999 si è deciso invece di tornare all'antico, con la reintrodozione dei numeri rossi sul dorso della maglia come negli anni sessanta, colletto bianco e righe tradizionali[6].

Anni duemila[modifica | modifica sorgente]

Il terzo millennio segnò l'avvento della Lotto e i numeri torneranno neri con fondo bianco. A partire dalla stagione 2003-2004 le divise sono disegnate dalla Nike, che decide l'introduzione dei numeri colorati in giallo, similmente con lo Swoosh che appare ora sulle maglie juventine.

Nel 2004-2005 fa la sua comparsa un collo opalo sulla maglia, la quale ha sette righe bianconere; l'anno dopo le righe diventano nove, con una piccola bandiera italiana sulla schiena, fino alle undici righe verticali dell'annata 2006-2007 in serie cadetta – simile al modello del 1957-1958 – con le due stelle spostate sulla manica sinistra.

Claudio Marchisio, nel 2009, sfoggia sulla schiena il nome e il numero in giallo, una costante grafica su quasi tutte le maglie bianconere utilizzate nel corso degli anni duemila.

L'annata 2007-2008, quella del ritorno in massima serie, vede la reintroduzione dello scollo a «V» bianco e il colore rosso nei numeri sulla schiena della maglia – che è invece composta da sette righe verticali. Dalla stagione successiva i numeri sulla schiena ritornato gialli.

Durante l'annata 2009-2010 la prima divisa della Juventus, ispirata in quella utilizzata durante la prima metà degli anni trenta, è stata composta da nove righe verticali bianconere con i bordi in bianco. I pantaloncini sono di color bianco con una banda laterale bianconera mentre che i calzettoni, dello stesso colore dei pantaloncini, hanno il nome del club stampato sul polpaccio[8].

Anni duemiladieci[modifica | modifica sorgente]

Gli anni duemiladieci iniziano con le casacche della stagione 2010-2011, in cui la Juventus ha deciso di presentare la classica prima maglia a strisce bianconere, ma più ampie rispetto alla stagione precedente e con i bordi zigzagati, i pantaloncini e i calzettoni tornano ad essere neri come non succedeva dalla stagione 2002-2003[9].

Foto di squadra della Juventus 2012-2013: in polemica con gli organi federali per l'albo d'oro del campionato italiano, scompaiono le due stelle dalla tenuta da gioco.

Nel 2011-2012 c'è il ritorno del bianco per i calzettoni e i calzoncini, mentre le righe nere della casacca presentano delle sfrangiature sui lati per creare un effetto tridimensionale[10]; in occasione della sola amichevole con l'Al-Hilal giocata il 5 gennaio 2012 a Dubai (partita d'addio del portiere saudita Mohamed Al-Deayea), viene sfoggiata una variante della prima divisa stagionale, con numeri e nomi in nero sullo sfondo di un grande quadrato bianco[11].

L'annata 2012-2013 vede la maglia bianconera adottare delle strisce più larghe. All'interno della divisa, stampata all'altezza del colletto, è presente la frase «Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta», storico motto di Giampiero Boniperti. Dopo quasi un decennio vengono abbandonati i numeri colorati, così sulla schiena c'è il ritorno del classico "quadratone" nero con numeri bianchi; il nome dei giocatori è invece scritto in nero all'interno di una striscia bianca che sovrasta il riquadro dei numeri. Calzoncini e calzettoni rimangono bianchi[12]. A seguito della polemica con la Federazione circa il palmarès juventino negli scudetti vinti, vengono eliminate le stelle dalla maglia e viene inserita la scritta «30 SUL CAMPO» sotto lo stemma del club[13]; in vendita invece i tifosi troveranno la maglia con le due stelle, con la possibilità di applicare la terza in omaggio. Un richiamo alla città di Torino è invece riscontrabile nella scelta del carattere utilizzato per nomi e numeri di maglia: si tratta infatti dell'Eurostile, disegnato da Aldo Novarese nel 1962 per la Fonderia Nebiolo, una delle più famose tipografie torinesi[14].

L'uniforme approntata per la stagione 2013-2014 segna un ritorno allo stile degli anni ottanta. La maglia vede le righe verticali più strette abbinate alla presenza di uno scollo a «V» bianco; viene mantenuto l'Eurostile di Novarese come font per nomi e numeri, mentre all'interno del colletto è presente una piccola targhetta nera, recante uno scudetto che ingloba la data «1897», ovvero di fondazione della squadra. Rispetto alla stagione precedente, scompare dal petto la frase riferita agli scudetti vinti «sul campo», ma permane l'assenza delle stelle[15].

Divisa storica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 la squadra indossa una speciale divisa celebrativa ispirata a quella storica, nei giorni del 90º anniversario della società.

La divisa storica della Juventus Football Club è quella rosa della fine del XIX secolo, con pantaloncini e calzettoni neri[6], utilizzata come prima maglia fino al 1903.

Questa divisa è stata in seguito rispolverata in occasione di importanti anniversari, come accadde il 1º novembre 1987 in una partita di campionato contro l'Avellino per il novantesimo compleanno, e il 23 luglio 1997 in un'amichevole con il Newcastle United per il centenario di fondazione della società (il cosiddetto Juvecentus). È stata inoltre utilizzata come seconda maglia nella stagione 2003-2004 e (in una variante rosa viso) nel 2011-2012.

In misura minore la Vecchia Signora ha adottato una maglia rossa con fascia tricolore verticale nel 2005-2006 in occasione del Centenario del primo Scudetto 1905-2005 (con stemma e divisa commemorativa bianconera con uno scollo a «V»).

Seconda maglia[modifica | modifica sorgente]

La Juventus 1941-1942 in completo nero, una delle più longeve seconde mute del club torinese, usata per gran parte della sua storia.

Le seconde maglie della Juventus furono bianche nei primi anni, e a cavallo del secondo e terzo millennio (1998-1999; 2002-2003); nere come nei primi anni sessanta, poi recuperata nel 1990-1991, 2001-2002 e 2006-2007); blu o gialloblù (i colori dello stemma di Torino) che spesso e volentieri hanno accompagnato alcune delle vittorie della squadra nelle diverse competizioni internazionali (dalla fine degli anni settanta ai novanta del passato secolo). La squadra torinese ha usato un'unica volta nella sua storia una divisa celeste con bordi di colore bianco e nero; ciò accadde in occasione della semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni 1982-1983 contro la squadra polacca del Widzew Łódź, giocata il 20 aprile 1983[6].

Dal 1994-1995 al 1997-1998, la seconda maglia fu blu con una grande stella posizionata all'altezza delle spalle; quasi sempre questa stella fu blu contornata di giallo, ma nella stagione 1995-1996 la stella fu riempita di colore giallo contornata di bianco. Questa divisa accompagnò i bianconeri nella vittoria della finale della Champions League 1995-1996.

Col nuovo secolo, una seconda maglia grigia venne utilizzata nel 2000-2001, mentre nel 2004-2005 venne sfoggiata una particolare maglia rosablù. Nel 2007-2008, stagione del ritorno in massima serie, la divisa da trasferta è azzurra, in omaggio al trentesimo anniversario della prima vittoria bianconera in Coppa UEFA.

La Juventus 1991-1992 in campo con la divisa gialloblù, uno dei più iconici completi da trasferta della formazione piemontese, che riprende i colori dello stemma di Torino.

All'inizio del nuovo decennio, la Juventus del 2009-2010 ha indossato una maglia di colore acciaio con una banda diagonale nera e bianca sul davanti. I pantaloncini e calzettoni sono di color nero con una banda laterale con i colori societari e con la scritta JUVENTUS in grigio sul polpaccio, rispettivamente[8]. Per la stagione 2010-2011 la seconda torna completamente bianca con una banda tricolore, in stile seghettato, che scende dall'alto verso il basso al centro della maglia. I pantaloncini, anch'essi di colore bianco, possiedono una banda laterale tricolore seghettata e si abbinano perfettamente al resto della divisa[9]. Nel 2011-2012 si torna invece alle origini, ma con una tonalità di rosa vivo molto accesa. La casacca è completata dal profilo di una grande stella nera[10]. Per la stagione 2012-2013, la squadra indossa nuovamente una seconda divisa completamente nera; i numeri di maglia e altri piccoli particolari sono invece in bianco[16]. Il completo da trasferta del 2013-2014 vede il ritorno dell'abbinamento gialloblù, i colori di Torino, riproposti secondo lo schema già noto della maglia gialla e dei pantaloncini blu; stavolta, la maglietta vede dei bordini bianconeri su maniche e colletto, con nomi e numeri in nero sul retro[17].

Divisa dei portieri[modifica | modifica sorgente]

A margine, la tradizione della divisa per i portieri juventini: fin dal principio ha dominato il nero, come nel caso di Lucidio Sentimenti IV e Giovanni Viola[6], e il grigio (quest'ultimo è stato il colore preferito da Dino Zoff anche come portiere dell'Italia) con qualche concessione al bianco nel periodo di Gianpiero Combi e, poi, di Giuseppe Vavassori e Carlo Mattrel[6].

Il portiere Dino Zoff, negli anni settanta, con l'abituale (all'epoca) divisa nera.

Dalla fine degli anni ottanta gli sponsor tecnici hanno avuto molta libertà nel disegno (per esempio, Stefano Tacconi nel 1989-1990 ha indossato una maglia nera con fiamme verdi), frenata solo da Angelo Peruzzi (che nella finale della Champions League 1995-1996 indossò la maglia gialla con le stelle blu sulle spalle) e, poi, Edwin van der Sar – il primo portiere straniero nella storia bianconera[18] – che hanno voluto tornare al passato conservando la tipica maglia nera.

Gianluigi Buffon, attuale portiere della Madama bianconera, anche ha adottado come «sua» prima divisa le seconde maglie della squadra torinese come la maglia rosa nella stagione 2003-2004, la azzurra nel 2004-2005, la rossa con banda verticale biancoverde nel 2005-2006, e la nera nelle alcune partite della stagione cadetta 2006-2007. Nella stagione 2010-2011 i portieri indossano una maglia bianca con strisce seghettate di colore verde nella manica destra, e di colore rosso in quella sinistra, ispirate ai colori della bandiera d'Italia[9]. Sempre ispirata al tricolore la maglia per la stagione successiva: completamente nera con inserti verdi e rossi sui fianchi[10].

Lo stemma[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma della Juventus Football Club ha avuto diverse e piccole variazioni dagli anni venti del passato secolo «in quanto esso deve essere un punto di riferimento fisso e costante»[19]. Alcuni dei suoi elementi sono utilizzati fin da sempre quali i colori bianco e nero della società con sviluppo di sette strisce verticali e il vincolo con la sua città d'origine attraverso di una rappresentazione del proprio scudo[20].


Stemmi della Juventus
Stemma classico con la variazione "blu de Pinedo" , in uso dagli anni venti agli anni quaranta del XX secolo.
Stemma societario durante gli anni 1970.
Primo stemma della Juventus che include la zebra rampante, simbolo societario.
Silhouette della zebra rampante usata negli anni ottanta e novanta nelle tenute di gioco.
Variante del logo della zebra rampante, utilizzato nel 1986.
Stemma utilizzato dal 1993 al 2004.
Juvecentus, l'emblema celebrativo del primo secolo di storia del club.
Attuale stemma in uso dal 2004.

All'inizio lo stemma della Juventus aveva incluso in cima la frase FOOT-BALL CLUB[21] ed, ulteriormente, è stata aggiunta nella regione inferiore la frase FONDATA NEL 1897. Alla fine degli anni venti lo sfondo in cui era scritto il nome del club in oro aveva cambiato il suo colore dal bianco a una sorta di blu elettrico ispirato alla tonalità del colore del cielo vista dall'aviatore ed eroe italiano Francesco De Pinedo[19]. L'altro elemento principale dello scudo juventino – che rappresenta la città di Torino – è composto da un toro furioso dorato inserito all'interno di una struttura esagonale blu in cui fu aggiunta una corona murale[20].

Tra gli anni quaranta e gli anni settanta i colori impiegati nello stemma della Juventus furono il bianco e nero. Gli sfondi nei campi dello scudo e della scritta JUVENTUS diventarono anch'essi bianchi[20].

Alla fine dei settanta la Juventus ha adottato come stemma societario una silhouette nera con righe orizzontali bianche di una zebra rampante – simbolo del club – in cui sfondo erano affiancata una stella, che rappresentò la vittoria di dieci campionati italiani, fino alla stagione 1981-1982[22]. Sopra tale stemma fu aggiunto ulteriormente il nome della società torinese scritto in nero su campo bianco – JUVENTUS F.C. – a formare un arco. Dopo la assegnazione del ventesimo scudetto alla società torinese e, di conseguenza, della seconda stella, entrambi simboli furono affiancati sui lati del nome.

Nel 1989 lo stemma juventino ritornò al modello tradizionale, ma con alcune modifiche, quali l'aumento delle dimensioni dello stemma col toro e della corona, oltre che al nome del club (scritto con caratteri squadrati)[23].

Nel 1993 lo stemma fu nuovamente modificato: gli elementi interni vennero ridimensionati, vennero introdotte le due stelle dorate in alto, lo sfondo del nome del club ritornò bianco (con caratteri neri), mentre quello dello stemma con il toro (ora nero) diventò giallo oro.

La versione attuale dello stemma, introdotta nel 2004, rappresenta un profondo restyling del logotipo precedente[24]. All'interno dello scudo si possono osservare i seguenti elementi: nella parte superiore il nome della società impresso in un'area bianca convessa, al di sopra di una curva color oro, la quale simboleggia l'onore[24], nella parte inferiore la forma di un toro furioso, simbolo del Comune di Torino, sormontato da una corona turrita. Le stelle furono rimosse, in quanto considerate un riconoscimento sportivo (variabile nel tempo) e non un elemento d'identità del club[24].

Inni e canzoni[modifica | modifica sorgente]

La Juventus ha avuto un totale di cinque inni societari nel corso della sua storia, due dei quali sono stati pubblicati nel libro-LP Juventus primo amore. Storia sportiva e romantica della Juventus (1972), a cura del giornalista Sandro Ciotti con la collaborazione dei suoi colleghi Enrico Ameri e Bruno Mobrici[25]. Il primo è stato scritto dal poeta e letterato Corrado Corradino nel 1915 e risuonava in tutte le partite della squadra allo Stadio Comunale dal 1963 al 1972[26].

Paolo Belli, cantante e tifoso bianconero, dal 2007 è l'interprete dell'attuale inno della Juventus.
« Juventus, Juventus
la squadra dei grandi sei tu
che non tramonta più. »
(Corrado Corradino, dal primo inno del Foot-Ball Club Juventus, 1915[26])

In tale anno, la casa discografica Durium ha pubblicato, su 45 giri, il secondo inno del club intitolato Juve, Juve, composto dai musici Lubiak e Renzo Cochis e cantato dagli Undici Bianconeri[27].

Nel 1991 Edizioni musicali Eraora ha pubblicato Sempre Juve, il quale sarebbe l'inno ufficiale del club fino alla stagione 1997-98[28], in cui è stato sostituito da Grande Juve, bella signora, come parte di un progetto pubblicato da Fonit Cetra, una delle più note case discografiche italiane[29].

Attualmente, scelto dopo un concorso indetto dalla società nel 2005, l'inno della società del capoluogo piemontese si chiama Juve (storia di un grande amore)[30], scritto da Alessandra Torre e Claudio Guidetti e riadattato dal cantante e musicista emiliano Paolo Belli nel 2007[31]. Un'altra versione dell'inno risuona ogni volta che la squadra bianconera disputa una partita casalinga[32]:

« Juve, storia di un grande amore
bianco che abbraccia il nero
coro che si alza davvero
Juve per sempre sarà. »
(Paolo Belli, Juve (storia di un grande amore), 2007[30])

Vi sono altre canzoni scritte in omaggio alla squadra come Il cielo è bianconero, Vecchia Signora, Juve facci sognare e Magica Juve, tutte a opera del compositore Francesco De Felice[33]. Tra quelle composte dagli artisti più noti, figura Juvecentus, opera di Pierangelo Bertoli nel 1997, in occasione del centesimo anniversario della fondazione del club[34].

Soprannomi[modifica | modifica sorgente]

Una grande zebra di cartapesta realizzata a Torino per i festeggiamenti del ventesimo scudetto bianconero, il 16 maggio del 1982.

La Juventus ha come principale soprannome quello di Signora o, in lingua piemontese, Madama, appellativo che fa riferimento alle origini della società. All'estero è conosciuta come Vecchia Signora[35]. Un altro celebre appellativo del sodalizio torinese è La fidanzata d'Italia[36], per la notevole crescita del numero di tifosi juventini grazie ai suoi successi sportivi durante gli anni trenta[37].

Ha anche altri soprannomi, come i Bianconeri (riferito sia ai tifosi che ai componenti della squadra) dato che, dal 1903, i colori della divisa casalinga sono il bianco e il nero[38], e le Zebre per la mascotte societaria.

Un altro curioso soprannome, che alcuni ritengono abbia origine almeno dagli anni venti del secolo passato, riservato soprattutto in maniera spregiativa, a giocatori e tifosi juventini da parte dei sostenitori delle squadre rivali, è l'epiteto Gobbi, derivato dal piemontese goeba o göba, in italiano gobba. L'origine più accreditata di questo termine risale agli anni cinquanta, quando la squadra bianconera indossava una casacca larga, a differenza delle classiche maglie usate dalle altre squadre in quel tempo. Quando i giocatori correvano sul campo, la casacca, che sul petto aveva un'apertura con lacci, in stile inglese, generava un rigonfiamento sulla schiena (una sorta di effetto paracadute) dando l'impressione che i giocatori avessero la gobba[6]. Negli anni settanta del XX secolo la Curva Maratona, la sezione più calda dei rivali storici del Torino, intonava spesso il coro «goeba, goeba» come sfottò rivolto ai tifosi juventini durante il derby della Mole.

La squadra juventina è stata anche conosciuta, principalmente durante gli anni settanta, come [La] Signora Omicidi per via dei suoi risultati sul campo[39].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Beatrice, op. cit., «Estetica del bianco e nero», p. 4
  2. ^ Un po' di storia: gli inizi, 21 maggio 2008. URL consultato il 26 settembre 2008.
  3. ^ a b c (EN) Bianco e nero: un disegno da vita, nottscountyfc.co.uk, 21 maggio 2008. URL consultato il 26 settembre 2008.
  4. ^ The FIFA Weekly, op. cit., WEEKLY TOP 11: «The most evocative colours in footbal», p. 29
  5. ^ La grande storia della Juventus, op. cit., vol. 1 «Il segreto della Juventus»
  6. ^ a b c d e f g h i j Calzaretta, op. cit.
  7. ^ Il colore rosso dei numeri della maglia juventina nei decenni dei cinquanta e sessanta è stato il primo elemento diverso dal classico bianconero introdotto nella divisa societaria dal 1903.
  8. ^ a b Presentate le nuove maglie! in juventus.com, 8 luglio 2009. URL consultato l'8 luglio 2009.
  9. ^ a b c Ecco le nuove maglie! in juventus.com, 2 luglio 2010. URL consultato il 28 settembre 2010.
  10. ^ a b c Ecco le nuove maglie della Juve per il 2011-2012 in Corriere dello Sport, 6 luglio 2011. URL consultato il 28/7/2011.
  11. ^ Amichevole Al Hilal vs. Juventus - Winter Camp 2011-2012 Dubai e Riyadh, lapresse.it, 5 gennaio 2012.
  12. ^ Ecco le nuove maglie della Juventus in juventus.com, 11 luglio 2012.
  13. ^ Le parole di Andrea Agnelli in juventus.com, 11 luglio 2012.
  14. ^ La prima maglia della Juventus 2012-2013 Nike in passionemaglie.it, 11 luglio 2012.
  15. ^ La Juventus campione d’Italia presenta la maglia 2013-2014 Nike, addio stelle e scritte sul petto in passionemaglie.it, 10 maggio 2013.
  16. ^ Ecco le nuove maglie away in juventus.com, 15 giugno 2012.
  17. ^ Daniele Costantini, Ritorna il gialloblù per la seconda maglia della Juventus 2013-2014 marchiata Nike in passionemaglie.it, 10 luglio 2013.
  18. ^ Paolo Forcolin, Van der Sar, piedi buoni per la Juve in La Gazzetta dello Sport, 28 maggio 1999. URL consultato il 4 gennaio 2009.
  19. ^ a b La storia del logo della Juventus. URL consultato il 3 gennaio 2009.
  20. ^ a b c (DEEN) Juventus FC (informazioni e stemmi societari della Juventus). URL consultato il 21 marzo 2014.
  21. ^ Foot-Ball Club Juventus: Logo anni 1920. URL consultato il 3 gennaio 2009.
  22. ^ D'Innocenzo, op. cit., p. 17
  23. ^ (DE) Juventus FC (old logo). URL consultato l'8 febbraio 2009.
  24. ^ a b c Nuovo logo Juventus 2004, op. cit.
  25. ^ Ciotti, op. cit.
  26. ^ a b Tavella, Ossola, op. cit., p. 48
  27. ^ 1972 – Undici Bianconeri, Juve Juve, 45 giri Durium Ld A 7764
  28. ^ Musica a Torino 1991, op. cit., p. 118
  29. ^ Francesco Velluzzi, Rosanna Schirer e Stefano Boldrini, Spagna e il Chievo: inno d'amore in La Gazzetta dello Sport, 19 luglio 2001. URL consultato il 25 marzo 2010.
  30. ^ a b Juve (Storia Di Un Grande Amore) - Single, itunes.apple.com.
  31. ^ Paolo Belli: biografia e discografia. URL consultato il 29 novembre 2009.
  32. ^ Inno ufficiale della Juventus FC (lettera). URL consultato il 26 settembre 2008.
  33. ^ Inni non ufficiali. URL consultato il 26 settembre 2008.
  34. ^ Bertoli Fans Club: Partecipazioni – Juvecentus. URL consultato il 26 settembre 2008.
  35. ^ (EN) Juventus FC. URL consultato il 24 gennaio 2009.
  36. ^ Brera, op. cit., pp. 81; 114
  37. ^ Papa, op. cit., p. 271
  38. ^ (EN) The Old Lady climbs to the top of the world in Fédération Internationale de Football Association, 15 dicembre 2006. URL consultato il 26 settembre 2008.
  39. ^ Arpino, op. cit., p. 630

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

Pubblicazioni varie[modifica | modifica sorgente]

  • Nicola Calzaretta, Il pallone racconta: Un secolo di bianconero (tutte le maglie della Juventus 1903-2003) in Guerin Sportivo, n. 29, 22/28 luglio 2003.
  • (PDF(EN) The most evocative colours in football (PDF) in The FIFA Weekly, n. 22, Fédération Internationale de Football Association, 21 marzo 2014.
  • Sandro Ciotti, Enrico Ameri e Bruno Mobrici, Juventus primo amore. Storia sportiva e romantica della Juventus, 1972.

Risorse informative in rete[modifica | modifica sorgente]

Videografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]